DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRIj AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DI GAETANO MORONI ROMANO
PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ
GREGORIO XVI.
VOL. VIIL
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCXLI.
«%
^ s.\ ^ t.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
C
CAN
VJANOPO (Canopen.). Città
Tescovile in partibus dell'Egitto, sot-
to il patriarcato di Alessandria, chia-
mata anche Bougiiier_, Bochiraj Bo-
chi'rj e Bichieri. Essa è situata ver-
so ima delle imboccature del Nilo,
laonde ne riceve il nome di Cano-
po, o Canopica, derivatole forse
perchè vi si adorava un tempo il
dio Canopo, ovvero, come altri sos-
tengono, da Canopo d'Amiclea pi-
lota di Menelao in essa sepolto, do-
po essere morto per un morso di
serpente, ed in onore del quale fu
fondata la città. Da ultimo, a' io
gennaio 1840, il regnante Gregorio
XVI, fece vescovo di Canopo, mon-
signor Lodovico de' conti Besi , vi-
cario apostolico di Xan-tung nella
Cina.
CANOSA {Canusium). Città ve-
scovile del regno di Napoli, nella
provincia della Terra di Bari, edifi-
cata sopra un'amena collina, presso
la riva destra dell' Ofanto. Nell'an-
tica Canusium, che di cesi fabbri-
cata da Diomede, e le cui campa-
CAN
gne portano il nome di campi di
Diomede, si raccolsero le reliquie
de* romani, campati dalla strage dì
Canne. Tuttavolta di sì celebre città
appena si vedono le traccie d'un
acquedotto, e d'un anfiteatro , ed in
poca distanza evvi un arco trionfale,
che porta il nome di Terenzio Var-
rone. Canosa fu devastata prima
dai saraceni, poi, nel XVI secolo,
dalla guerra, essendo stata presa
dai francesi nel i5o2; ma molto
pili ebbe a soffi-ire pel fatale terre-
moto del 1694. La sede vescovile
di questa città, fondata nei V se-
colo, e suffìaganea a Bari, ebbe pa-
recchi vescovi, finche per la distru-
zione, che vi operarono i sara-
ceni, nel X secolo, fu riunita alla
detta metropolitana di Bari , ciò che
confermò il Pontefice Uibano II
verso il 1090. Quindi il succes-
sore Pasquale II, nel iio3, istituì
nella collegiata di s. Sabino, mdlius
dioeccsisj la prcpositura per princi-
pale dignità. Vi sono varie chiese,
e nella principale chiamata Chiesa
6 CAN
Madre , ^^smamìra il monuniento
mannoreo del gran Boemondo, prin-
cipe d'Antiochia, celebrato dal Tas-
so. Questa città fu già feudo della
famiglia Minutolo, principi di Ca-
llosa.
CANTANIA {Cantanus), Città
vescovile nell' isola di Creta, secondo
Stefano di Bisanzio, sufFraganea della
metropoli di Cortina. Divenne ri-
nomata negli atti de*concilii, mas-
sime in quello di Calcedonia, non-
ché per alcuni vescovi, che la go-
vernarono.
CANTELMO Jacopo, Cardinale.
Jacopo Cantelmo dei duchi di Po-
poli, nacque a Napoli, nel i64o,
da generosa famiglia, che vanta pa-
rentela colla regal casa Stuarda d'In-
ghilterra. Venne a Roma colla pro-
tezione del Cardinal Francesco Bar-
berini, e benché nel Pontificato di
Clemente X non godesse stima gran
fatto, lo fu in quello del successore
Innocenzo XI, che da Cardinale a-
vealo osservato applicarsi indefessa-
mente allo studio. 11 perchè fatto
Papa, gli conferì una pingue abbazia
nel regno di Napoli; invioUo inqui-
sitore a Malta, ove sostenne vigo-
rosamente la religione, per cui richia-
matolo , spedillo nunzio agli sviz-
zeri, poi alla corte di Polonia, per
animare quel sovrano alla guerra
contro il turco. Per gl'interessi della
religione, fu eletto ministro Ponti-
ficio alla dieta imperiale per la ele-
zione del re dei romani, perché ca-
desse sopra un re cattolico ed au-
striaco. Intervenuto come nunzio stra-
ordinario alla solenne incoronazione
del medesimo in Augusta, Alessandro
Vili, ai i3 febbraio del 1690, lo
promosse alla sacra porpora col ti-
tolo dei ss. Pietro e Marcellino;
poi lo elesse legato di Urbino, e
sette mesi dopo arcivescovo di Ca-
CAN
pua, ove mostrava grande premura
per la disciplina del clero, e per la
esattezza delle cerimonie ecclesieisti-
che. Innocenzo XII , nell' anno
1 69 1 , Io trasferì airarcivescovato di
Napoli , ove egli tenne il sinodo
diocesano , poi il concilio provin-
ciale, che da due secoli non vi si
tenevano. Sollecito pel bene del
suo gregge, predicava sovente agli
ecclesiastici; prendeva amorosa cu-
ra e sollecita delle vedove e dei
pupilli, dando loro abbondanti li-
mosine. Divotissimo alla Vergine,
digiunava le vigilie di Lei in pane
ed acqua; ed oltre il suo rosario,
ogni giorno ne recitava anche l'of-
fizio; nei venerdì, dopo impiegato
alcun tempo nel meditare la pas-
sione del Salvatore , si flagellava
co' suoi canonici , ed altri ecclesiastici
fino a sangue; promoveva ai posti va-
canti i soli meritevoli per pietà e dot-
trina; e procurava in ogni maniera,
che il suo seminario fiorisse di uo-
mini dotti. Peccò di soverchia con-
nivenza al viceré di Napoli nell'or-
ribile rivolta del 1704, anche con
qualche scapito della ecclesiastica
giurisdizione, per cui meritossi dal
Cardinal Paolucci segretario di sta-
to, a nome di Clemente XI, serie
ammonizioni. Ma volendo egli rime-
diare al suo fallo, dispiacque al go-
verno di Napoli. Per le quali cose
addolorato, dopo essere intervenuto
ai conclavi d' Innocenzo XII e di
Clemente XI, di sessantadue anni,
e dodici di Cardinalato, spirò a Na-
poli nel bacio del Signore, ed ebbe
a tomba quella medesima , cui In-
nocenzo XII già arcivescovo di quella
chiesa aveasi apparecchiata nella me-
tropolitana.
CANTICA, o Cantico de' Canti-
ci. Libro sacro così nominato dagli
ebrei , per esprimerne la eccellcn-
CAN
za. Ha dato esso motivo a molte di-
scussioni, e dagli ebrei è chiamato
Schir^ Haschirim. È attribuito a
Salomone, di cui porta il nome nel
testo ebraico, e nella versione greca
de' settanta. I Talmudisti T hanno
preteso di Ezechia ; ma in ciò non
furono seguiti dagli altri rabbini.
Pretendono alcuni, con Teodoro di
Mopsueste, che questo fosse un
canto profano, o un poema compi-
lato da Salomone per celebrare le
sue nozze, o i suoi amori colla figlia
di Faraone re di Egitto, la sua più
diletta sposa. Gli ebrei giunsero per-
sino a proibirne a' giovani minori
d'anni trenta la lettura, sebbene lo
ritenessero per libro divinamente ispi-
i*ato. Giudicarono altri , che fosse
un epitalamio da cantarsi pei mari-
taggi, e vi distinsero persino sette
parti d' interlocutori, che rispondono
ai sette giorni, in cui si facevano
dagli antichi le feste nuziali. Così
credette Bossuet nel suo commenta-
rio su questo libro, e Lowth, de
Sacra poesi hccbr. prcelect. 3o 3i.
Vero è, che di questa Cantica si
sono fatte, specialmente dagli ereti-
ci, come si può vedere in Bergier,
alla parola Cantico da' Cantici, tra-
duzioni assai libere, divenute anzi
pericolose; ma Michaclis nelle sue
note sopra il citato Lowth, con so-
di raziocini! ha dimostrato, che la
Cantica presenta l'amore castissimo
di due coniugi da gran tempo in-
sieme congiunti. E questa è un' idea
secondo il costume orientale, presso
cui le femmine sempre chiuse non
veggono il marito quando vogliono,
e non conversano con altri uomini,
mentre sono soggette a tutte le
passioni nate dal clima, dalla clau-
sura, e dalla poligamia. Ed è per-
ciò che questa mancanza di società
fra i due sessi, è una causa, per
CAN 7
cui gli uomini padano con maggior
libertà nelle conversazioni eolle loro
spose, e che le femmine per parte
loro non credono di offendere il
pudore colla semplicità di quelle
espressioni di cui ne ha molte la
Cantica, onde sarebbe un' ingiustizia
accusarla di scandalo. Tuttavolta
non era permesso nemmeno ai gio-
vani cristiani leggere tal libro, an-
che per motivo della sua sublimità,
e del pericolo d' intenderlo in un
senso carnale, o materiale.
Sotto l'immagine poi dell'unione
coniugale, gli ebrei hanno intesa
l'alleanza di Dio colla sinagoga, ed
i santi Padri, la perpetua e indis-
solubile alleanza di Dio colla Chiesa
ci'istiana. Quindi di questo libro,
ridondante di belle immagini, e di
vivaci espressioni, dichiarato cano-
nico, si è posto qualche passo anche
nella liturgia. Checche ne sia, sotto
l'allegoria d'un maritaggio. Io Spi-
rito Santo volle dipingervi il mistico
maritaggio di Gesti Cristo colla
umana natura, colla Chiesa, e con
un' anima fedele; donde ne viene
che sotto la figura di nozze ordina-
rie si rappresenta un maritaggio
tutto divino, e soprannaturale, in
un modo il più nobile ed elegante.
La Cantica è un dialogo fra lo
sposo e la sposa, rappresentati sotto
tre diversi aspetti. Talom lo sposo
sembra un re, e la sposa una re-
gina, talora sono rappresentati l'uno
come un pastore, e l'altra come
una pastorella, occupata nella cura
del suo gregge, e talora l' uno è
vignaiuolo o giardiniere, e l'altra
una donzella, che attende alla col-
tura delle vigne e de* giardini , e
riceve qualche volta anche il nome
di sorella. Molti sono i commenti
fatti sopra il Cantico de' Cantici ;
ma tra essi vanno distinti quello del
8 CAN
citato M. Bossuet, quello del Car-
dinal Algrin d'Abbeville, stampato
in Parigi nell'anno i55r, e quello
^v del Cardinal Nidard, che mori nel-
'^ l'anno i68r.
CANTICO (Canticum). Compo-
nimento poetico, fatto in rendimen-
to di grazie a Dio per benefizii ot-
tenuti. Quindi Cantico dai nostri
antichi scrittori si dice allegrezza di
mente delle cose eterne espresse con
voci , e dagli scrittori toscani, Can-
tico è preso per canzone. Dante
chiamò Cantica, e Canzone ciascuna
delle tre parti del suo poema, o-
gnuna delle quali poi è divisa in
canti. Gli ebrei erano soliti com-
porre de* cantici nelle occasioni im-
portanti ; e il Macri rileva , che il
Cantico è differente dal salmo, per-
chè questo si cantava col salterio,
strumento musicale , ed il Cantico
colla sola voce. Il salmo significa le
opere buone, mentre il Cantico de-
nota l'azione di rendimento di gra-
zie (J^. Durando lib. 5, cap. 4)-
Il Cantico piti antico è quello di
Mosè, composto dopo il prodigioso
passaggio del mare rosso : laonde il
Cantico è di molto anteriore alla
invenzione de' salmi. Nella sagra
Scrittura trovansi molti di questi
Cantici, sette de' quali passarono
nella liturgia. Davide ne compose
alla morte del re Saule e di Gio-
nata suo figlio; Debora e Baruch
dopo la disfatta di Sisara; la bea-
ta Vergine, s. Zaccaria padre del
precursore s. Gio. Battista, e il vec-
chio Simeone per Gesù Cristo. La
stessa Scrittura riferisce, che Salo-
mone avea composto cinquemila Can-
tici, di cui non ci resta che quello
intitolato Cantico de Cantici , Can-
ticum canlicoruntj e che s. Girola-
mo dice essere scritto in versi nel-
l'ori^fiuale ebraico.
CAN
Sette sono i Cantici presi dall'an-
tico testamento , e distribuiti nel-
l'uffizio divino, alle laudi pei sette
giorni della settimana ; tre altri Can-
tici , che si dicono sempre , sono
presi dal vangelo, cioè Benediclus
DominuSy che si dice nelle laudi del
mattutino, perchè in esso si parla
di s. Giovanni, che fu l'aurora nun-
zia del Verbo sole di giustizia ; il
secondo è il Magnificat, il quale si
dice nel vespro per essere più no-
bile delle laudi, cominciando in esso
le festività. P^. Benzon in Magnific.
lib. I, cap. 2o.
Il terzo Cantico Nunc dimittìs^ si
dice nella compieta, essendo quasi
una raccomandazione dell'anima nel-
le mani di Dio, prima del sonno,
simbolo dell'eterno riposo, come di-
ce Amalario ec. Questi tre Cantici
sono chiamati evangelici per essere
pigliati dal testo evangelico : ed è
perciò che mentre si cantano, tutti
si alzano in piedi, anzi alcuni si se-
gnano colla croce (Jo. Beleth. cap.
4o ), il qual uso è lodevole, essen-
do ordinato dal vescovo nel princi-
pio del Magnificat, come si racco-
glie dal cerimoniale de' vescovi lib.
II, cap. 2, e particolarmente si pra-
tica in Roma, compresa la cappella
Pontificia. Il Magnificat è chiama-
to il Cantico evangelico, o Concen-
tus e V angela , secondo il Mabillon
ad Fit. s. Arnulplii in saec. FI
Bened. p. 55o, et in tom. 6, sep.
p. 5 12, 5i4> ed il Carpentier ad
evangelii concentus , t. II, p. 296.
I Cantici si dicono nell'ufìflzio delle
tempora, tanto nelle domeniche, che
nelle ferie, alle laudi, ai vesperi, a
compieta, come sono distribuiti nel
salterio. Nelle feste , e nel tempo
pasquale, alle laudi si dice sempre
il Cantico Benedicite, come nella
domenica, e nel fine di esso non si
CAN
dice Gloria Patri, come negli altri
Cantici, né si risponde Amen. Non si
dicono poi alle laudi gli altri Cantici
feriali , come nel salterio , se non
quando si fa uffizio di feria , fuori
del tempo pasquale.
Mentre gli ariani ( Vedi) nega-
vano la divinità di Gesù Cristo, fu-
rono da essi ripresi quei Cantici ,
in cui i fedeli fino dal principio
della Chiesa riconoscevano Gesù Cri-
sto Dio, come abbiamo da Eusebio
nella Storia Eccl. 1. V, e. 28. Pao-
lo Samosateno tolse tali Cantici dal-
la sua chiesa, perchè erano un^a-
perta condanna de' suoi errori. E s.
Agostino compose espressamente un
salmo assai lungo per premunire i
fedeli contro le fraudi de' donatisti.
Questi rimpixjveravano a' cattolici
la maniera troppo grave, con cui
cantavano i salmi ; e il detto santo
al contrario accusava i donatisti, per-
chè esprimevano co' loro canti i
trasporti dell' ubbriachezza, anziché
i sentimenti di pietà. I valentiniani,
Basilide, Bardesane, i manichei ed
altri eretici composero inni e Can-
tici, per diffondere più facilmente i
loro errori; ed Ario poeta e mu-
sico, avendo posto in versi la sua
rea dottrina, l'avea disseminata tra
il popolo, e le persone di campa-
gna per mezzo di canzoni spiritua-
li. Questo mezzo poscia fu usato
da Apollinare. Ma il concilio lao-
diceno per rimediare a tale abuso,
proibì col canone LIX di leggere,
o cantare nella Chiesa salmi com-
posti dai privati, e comandò di li-
mitarsi ai libri sacri. ì^. Ernesto
Cipriani, Dissertatio de propagatio-
ne liaeresum per cantilenasi Lon-
dini 17 18.
Circa poi la metà del secolo XIV,
essendo accaduta in Germania una
glande mortalità, si formarono le
CAN 9
compagnie de' così àe\.\\ flagellanti,
i quali giravano il paese con croci
e bandiere, cantando Cantici da lo-
ro chiamati penitenziali , sotto la
direzione di alcuni. Facevano inol-
ile delle processioni attorno i cimi-
teri flagellandosi aspramente, fana-
tismo, che poi riuscì di sommo dan-
no ai giudei incolpati di aver avve-
lenato i pozzi de' cristiani; e la me-
moria di questi Cantici, si conservò
col nome di Cantici de^ flagellan-
ti. Inoltre i flagellanti non solò in
Germania, ma eziandio si propaga-
rono in Francia, ed altrove, e nel
Boileaux, Histoires des flagellans,
si leggono intorno a ciò curiose
memorie. V. Arciconfraternite.
CANTO Ecclesiastico. Canto si-
gnifica armonia espressa con voce,
cioè r atto medesimo del cantare,
che consiste nel mandar fuori mi-
suratamente la voce con modo or-
dinato a pi'odurre melodia, o alquan-
to simile a quello, col quale si pro-
duce la melodia, ed è proprio del-
l' uomo e degli uccelli. Si dice inol-
tre Canto, per arte di cantare, che
con termine musicale si distingue in
Canto fermo , Canto figurato , o
Canto ad aria, cioè senza cognizio-
ne dell'arte. Il Canto, secondo Mil-
lin, è una specie di modificazione
delia voce umana, per mezzo della
quale si formano suoni variati, che
si possono valutare, de' quali cioè si
può trovare, o sentire l' unisono , e
calcolare gl'intervalli, in qualunque
maniera sieno disposti. Il Canto me-
lodioso, e che può valutarsi od ap-
prezzarsi, non è se non che una i-
mitazione studiata ed artificiale de-
gli accenti della voce parlante, o
appassionata, e siccome di tutte le
imitazioni quella, che desta maggior
interesse, é quella appunto delle
passioni umane, il Canto riuscì il
IO CAN
più piacevole di tutti i modi, o ge-
neri d'imitazione.
L' uso del Canto trovasi nell'anti-
chi tà più remota, e nell' Egitto, ed
in Grecia i primi canti conosciuti
furono inni in onore degli dei : an-
zì in tutti i tempi, e presso i popo-
li anche i più grossolani il Canto è
stato un modo di culto divino. E
assai verosimile, che i primi canti-
ci sieno stati destinati a lodare i
divini benefìcii, mentre ricolmi di
gioia gli uomini pei ricevuti favo-
ri, n' espressero i ringraziamenti , e
le lodi col Canto a pie' degli altari,
e particolarmente insieme congre-
gati, dappoiché l'unione de' contenti,
ed allegri accresce maggiormente la
letizia di ciascuno in particolare .
Sebbene la Scrittura non ne faccia
menzione nella storia de' patriarchi ,
pure i principii certi, ed universali
della natura non ce ne lasciano du-
bitare. Ma quando gli ebrei furono
congiunti in una società , seppero
alzare le voci armoniche nelle lodi
del Signore, come rileviamo dai can-
tici sublimi di Mosè, di Debora, di
Davide, di Giuditta, e de' profeti.
Davide stabili de' cori musicali per
lodare Dio nel tabernacolo, ed esor-
tò ad encomiare il Signore e colla vo-
ce, e cogli stiTimenti, dicendoci nel sal-
mo 46, V. 6 e 7. *s Psallite Deo no-
n stro, psallite : psallite Regi nostro,
« psallite : quoniam Rex omnis ter-
« rae Deus, psallite sapienter ".
Anche il figlio di lui, Salomone,
serbò un tal uso nel tempio , che
fabbricò. I leviti erano incaricati di
cantare e suonare nel tabernacolo
e nel tempio, ed a ventiquattro a-
scendevano i cori de' musici di Da-
vide e di Salomone, i quali a vi-
cenda esercitavano il loro ufficio.
Hanno finalmente gli ebrei usato
de' cantici ancora per piangere i tri-
CAN
sti, e lugubri avvenimenti. Tale è
il cantico di Davide sulla morte di
Saule e di Gionata; tali sono le
lamentazioni di Geremia sulle dis-
avventure di Gerusalemme. Piacque-
IX) queste lugubri composizioni al
popolo ebreo, e fatte ne furono del-
le raccolte; e molto tempo dopo la
morte di Giosia, ripeteva quel po-
polo i treni di Geremia, sul tragico
fine di questo re.
Passando all'origine del Canto ec-
clesiastico, la Chiesa militante ne
prese il modello dalla trionfante,
avendo appreso da Isaia, cap. 6,
che i Serafini vicendevolmente can-
tano innanzi a Dio. Per la qual co-
sa gli esseni, al riferire di Filone,
de vita contempi, y visarono questa
maniera di cantare alternativamente
le divine lodi , facendo due cori ,
uno d'uomini, l'altro di donne. Que-
sti però erano i cantici detti dram-
matici, perchè l'azione sì congiun-
geva alla voce, de' quali si dice ne-
gli uffici! ecclesiastici: ^> Ante tho-
w rum hujus virginis frequentate
« nobis dulcia cantica dramatis".
Ma questo canto, dai gesti accom-
pagnato ^ non si usò mai nella
Chiesa.
Sotto il nome di Canto ecclesia'
cOj si comprende genericamente qua-
lunque canto si usi nelle chiese, sia
il gregoriano j che si chiama eccle^
siastico in particolare, sia V ambro-
siano o monacale^ sia il corale dei
religiosi, e d' altri riti , o anche dei
greci. Sul principio del cristianesimo
si usò il Canto ne' divini uffizii , e
principalmente quando la Chiesa ac-
quistò la libertà di dare al suo cul-
to quello splendore, e quella pompa
che conveniva , essendone stata au-
torizzata dalle lezioni di Gesù Cri-
sto e degli apostoH. La nascita del
divin Salvatore fu ai pastori annun-
CAN
ziafa coi cantici degli angeli stessi.
All'articolo Cantici si fece menzio-
ne anche di quelli di Zaccaria, della
b. Vergine, e di Simeone. In mezzo
alla sua predicazione, permise Gesti
G'isto, che una moltitudine di popolo
lo accompagnasse nell' ingresso di
Gerusalemme, cantando » Osanna,
>» benedetto sia colui, che viene in
*• nome del Signore, salute e prospe-
>* rità al figliuolo di Davide " ; e
così continuò fino al tempio, quindi
riprese i farisei, perchè eransi adirati
per siffatta popolare dimostrazione
di gioia. S. Paolo esortò i fedeli ad
eccitarsi vicendevolmente alla pietà
con inni , e cantici spirituali ; e nel
quadro della prima liturgia , che ci
presenta l'Apocalisse , si parla d' un
cantico cantato innanzi l' altare dai
seniori e dai sacerdoti, ad onore del
divino Agnello. I cristiani interroga-
ti da Plinio, che cosa facessero nelle
loro assemblee, risposero, che si uni-
vano la domenica a cantare in due
cori inni a Gesù Cristo come Dio,
e ciò seguiva prima del levar del
sole.
Adunque fino dai primitivi tempi
della Chiesa si usava il Canto alter-
nativo , con cui da un doppio coro
si cantavano i salmi, gì' inni ce, co-
me si usa ancora al presente; ma
siccome in quelle epoche le donne
cantavano in un agli uomini nelle
chiese, ciò fu vietato dal concilio
antiocheno. Sebbene il Canto alter-
nativo derivi dagh stessi apostoli, ne
gli altri si debbano considerare che
soli imitatori di esso, pure si vuole,
che s. Ignazio, discepolo di s. Gio.
Evangelista, instituisse pel primo nel-
la sua chiesa d' Antiochia il Canto
alternato degl' inni e salmi , che si
sparse prima nell' oriente, e poi nelle
altre chiese sotto 1* impero di Co-
stantino. Aggiunge lo storico Socra-
CAN II
te, che 8. Ignazio fece ciò, dopo aver
udito in visione gli angeli celebrare
alternativamente le lodi di Dio can-
tando le antifone. S. Atanasio in-
trodusse nella sua chiesa alessandri-
na il Canto figurato, chiamato dai
greci colorato^ ma poi pegli abusi,
che ne nascevano , vi surrogò un
Canto semplice e piano, come rife-
risce s. Agostino, e fu tale, che sem-
brava piuttosto una recitazione, che
un Canto, principalmente per la sua
brevità. Nella primitiva Chiesa, il
popolo soleva cantare co' chierici, e
rispondere all' orazione detta dal sa-
cerdote : onde san Girolamo scrisse
pracf. in epist. ad Galat. : h Ad si-
mìlitudinem coeleslìs tonitrui. Amen
reboal". Ma siccome per lo più si
alterava la conveniente armonia, fu
ciò vietato dal canone XV del con-
cilio laodiceno, celebrato verso l'an-
no 364. Fu pertanto ordinato, che
solamente cantassero alcuni chierici
a ciò deputati e chiamati Cantato-
res canonici y cioè regolati ed ordi-
nati. Sopra il canone laodiceno no-
ta Zonara, che da indi in poi i
suddiaconi, i quali prima erano de-
stinati alle porte delle chiese, ed i
lettori, a cui spettava leggere le sa-
gre lezioni, furono eletti per canta-
re. Si vuole inoltre, che s. Ilario di
Poitiers avesse composto varii inni,
e che da quel tempo s'incominciasse
a cantarli in un modo alterno in
tutto l'occidente; ma Prudenzio, Sim^
maco, s. Paohno, ed altri poeti cri-
stiani in Itaha aveano già prima di
quell' epoca composto inni, appro-
vati e ricevuti dalle chiese, e que-
sti si cantavano comunemente in I-
talia ne' divini ufìlcii , avanti che
queir uso fosse adottato in Francia.
S. Ambrogio, che regolò il Caiv-
to della sua chiesa di Milano, men-
tre erano apeiti i teatri de' gentili,
12 CAN
evitò diligentemente la loro melo-
dia. Dipoi s. Gregorio l ne* tempi,
in cui non vi erano piU que' tea-
tri, permise nel Canto ecclesiastico
qualche cantilena più graziosa , la
quale però non richiamasse alla me-
moria cose profane. Quindi venne
la distinzione di Canto Ambrosiano
e di Canto Gregorianoj il piimo
pila grave, il secondo più melodiale.
Il Canto Ambrosiano, Cantus Am-
hrosianus, è composto di quattro
toni autentici degli antichi, il dori-
co, il frigio, il lidico, e il minolidi-
co, che s. Mirocleto vescovo di Mi-
lano, ovvero lo stesso s. Ambrogio,
scelse per formare il Canto della
chiesa milanese. Diconsi i suddetti
quattro toni autentici, perchè si vuo-
le, che fossero approvati pel Canto,
onde resero quello ambrosiano piti
metrico, e più modulato del Gre-
goriano. In esso il suono sopra una
sillaba lunga aveva esattamente il
duplice valore di quello d' una sil-
laba breve. Il Canto ambrosiano
ancora si conserva religiosamente
nelle chiese, nelle quali si mantiene
il rito pur chiamato ambrosiano.
S. Agostino attesta l' impressione ,
che fecero sul suo animo i salmi ,
che udì cantare nella chiesa di Mi-
lano. Confess. 1. IX, e. 6.
// Canto gregoriano^ o roma-
no, o canto-fermo j planiis et sim-
plex canendi modus , è il Canto, che
si usa nella Chiesa quando il coro
ed il popolo cantano all' unisono, e
tutti insieme d' una stessa maniera.
Si chiama Canto gregoriano, per-
chè s. Gregorio I , creato l' anno
590, lo corresse sopra il Canto an-
tico, e lo diffuse in Italia. Esso pe-
rò non è se non che una modula-
zione di voci air unisono senza di-
versità di tempo, usata negli uffizii
ecclesiastici per lodare e benedire
CAN
Dio ne' suoi templi. Questo Canto
dicesi pure canto piano , per la sua
semplicità e facilità; canto fermo
per la gravità, con cui procede sem-
pre in note di egual valore, essen-
do una melodia di puro genere dia-
tonico, che procede per due toni, e
semitono, ovvero per tre toni, e
semitono ; canto corale, perchè can-
tato in coro, e dal coro, e final-
mente canto romano, perchè fu in-
trodotto prima in Roma, quindi
propagossi per l'occidente. Carlo Ni-
vers, autore d'una dissertazione sul
Canto gregoriano, osservò, ch'esso
è stato sovente alterato, e che in-
vano si tentò di restituirlo alla sua
prisca purità e bellezza , perchè i
cambiamenti , che vi si fecero , fu-
rono continui innanzi l' invenzione
delle note, le quah sino a' tempi del
camaldolese Guido Aretino consiste-
vano solo in punti , virgole , e in
minuti accenti , co' quali era faci-
lissimo r ingannarsi . Le note , di
cui è composta la melodia, altro
non sono che segni indicanti V in-
tuonazionej e questi segni si pon-
gono sopra quattro linee, e fra gli
spazii delle medesime. S. Gregorio I
adunque, come afferma anche Do-
menico Maria Manni, nella Disser-
fazione della disciplina del Canto
ecclesiastico antico , Firenze 1756,
non fu inventore, ma riduttore del
canto romano , traendolo ad una
più conveniente forma, e ad una
qualche facihtà.
Di fatti ninno ignora , che per
testimonianza di Anastasio Bibliote-
cario, un Canto somiglievole al gre-
goriano era stato nella Chiesa, già
nel tempo di s. Ilario, eletto Papa
nel 4^1, e che, secondo Pietro, ve-
scovo di Orvieto, esisteva eziandio
nell'anterior tempo di s. Silvestro I,
cioè duecento settanta anni avanti
CAN
5. Gregorio I. Questi per altro, co-
me scrive Giovanni Diacono nella
vita di lui, lib. II, cap. 5, istituì in
Homa una scuola , o collegio de*
cantori, Scliola cantorum^ a' quali
(abbricò due case, una presso le
scale della basilica vaticana , l' alba
accanto il patriarchio lateranense, do-
tandole ambedue di convenienti ren-
dite, e nella seconda di queste il Pon-
tefice istruiva i giovanetti.
In questo collegio de' cantori e-
rano ammessi soltanto sette diaconi,
a' quali si aggiungevano altri fan-
ciulli per aiuto del Canto. Preten-
desi, che sino al secolo XIII esistes-
se in Roma questa celebre scuola ,
secondo il Rasponi, De Basilic, La-
ter, lib. II, cap. 4) e Bona, Rerum
Liturg. lib. I, cap. 20, mentre si
sa , che tali cantori andavano a
cantare ovunque il Pontefice cele-
brava.
Ma del Canto gregoriano e della
scuola di s. Gregorio Magno, che
durò per molti secoli, dopo la mor-
te del Pontefice, e dalla quale u-
scirono non pochi cantori, che pro-
pagarono il canto di lui in Inghil-
terra, in Francia, in Germania, e
nelle Spagne, si parlerà all'articolo
Cantori della Cappella Pontificia.
Non è però qui da omettersi, che s.
Gregorio Magno fi^i il primo a stabilire
il cantorato, ed errano quelli, che ne
attribuiscono l'istituzione al Pontefi-
ce s. Ilario ; mercecchè fti costume
nella Chiesa per molti secoU di can-
tare nella prima domenica dell'av-
vento, avanti l' introito in lode del-
lo stesso s. Gregorio I, alcuni me-
trici componimenti, di cui ci de-
scrive il rito Mabillon, de ant. ec-
ci discip. cap. X, num. 23. F. il
Bergier alla parola Canto ecclesia-
sticoj che difende il santo Pontefice,
contro il protestante Bmckero, il
CAN i3
quale pretese essere cresciuta T igno-
ranza neir ottavo secolo , per ava-
prima s. Gregorio I fondate in Ro-
ma ÌQ scuole di Canto ecclesiastico,^
mentre, dice, erano necessarii dieci
anni di scuola per impararlo.
La Chiesa Romana fino dalla sua
fijndazione, avendo usato sempre il
Canto, che alla dolcezza della mo-
dulazione accoppiasse la gravità, ven-
ne da molte chiese imitata. Ciò af-
ferma pure s. Agostino, all'epistola
119. Il Pontefice Vitaliano , eletto
nel 65 j (che alcuni fanno introdut-
tore degli organi, o almeno dicono
che li abbia stabihti nelle chiese)
mandò in Francia Giovanni canto-
re romano, perchè insegnasse il Can-
to ecclesiastico romano, ovvero lo
ritornasse a quella maniera, colla
quale s. Gregorio I pel primo l'a-
vea in quel regno introdotto , come
dice Giovanni Diacono, in vita s.
Greg. /, lib. II, cap. 8, p. 48 del
tomo IV delle opere di s. Grego-
rio Magno, dell' edizione de' Mau-
rini. Il Pontefice pois. Agatone, crea-
to l'anno 678, mandò de' cantori
in Inghilterra, acciocché insegnasse-
ro a quel clero il Canto romano,
secondo riferisce Beda, lib. IV, cap.
18. Quel Pontefice viene considera-
to per uno de' restauratori del Can-
to ecclesiastico , come si rileva dal
suo ampio trattato in tale materia,
servendosi a quest' uopo particolar-
mente di Giovanni monaco, maestro
di cappella in s. Pietro, il quale ol-
tre il Canto, insegnò le lezioni per
tutto l'anno. S. Leone II, che gli
successe nell'anno 682, vedendo che
erasi alquanto corrotto il Canto ro-
mano, poiché era eccellente nella
musica. Io rislaurò, e ridusse gli
inni ed i salmi a bella consonanza.
Egli è certo però che, nel secolo
VII, incominciossi in Roma ad ai*-
i4 'Mn
monizzare sopra le note, senza se-
gni particolari. Ma per la testimo-
nianza (li Valfrido Strabone, la Fran-
cia ricevette il Canto romano soltan-
to da Stefano II, detto III, col mez-
zo de' chierici da lui ammaestrati
più perfettamente, e Paolo I, che
gli successe nel ySyj si adoperò con
Pipino re di Francia, affinchè nel
suo regno introducesse da per tutto
il Canto romano. Ciò è conferma-
to dal Galletti, Del Primicero, p.
IO, raccontando, che essendo mor-
to Giorgio primicero della scuola
de' cantori. Paolo I richiamò dalla
Francia Simeone secondicero della
stessa scuola, il quale erasi colà re-
cato per insegnare il Canto a' mo-
naci di s. Remigio arcivescovo di
Ronno, fratello del re Pipino, e lo
richiamò, acciocché ascendesse al po-
sto di primicero, che a lui spettava
per anzianità, come si pratica dal
collegio de' cantori Pontificii annual-
mente, nella elezione del loro mae-
stro, y. il Dizionario degli autori
ecclesiastici^ all'articolo Carlo Ma-
gno. Di questo principe, dice l' an-
nalista Baronio, che si adoperasse
premurosamente a far correggere il
Canto gallicano, per cui nel recar-
si a Roma nel Pontificato di Adria-
no I, lasciò appresso quel Pontefi-
ce due suoi chierici, ricevendone in
vece altri due dallo stesso Papa be-
ne istruiti e dotti, cioè Teodoro e
Benedetto. Recatisi essi in Francia,
cogli antifonarii composti da s. Gre-
gorio I, corressero quelli francesi,
ed istruirono tutti nel Canto roma-
no, per cui Carlo Magno disse ai
suoi, doversi ricorrere alla fonte,
quando si ha bisogno di tutto ciò,
che concerne la religione, cioè alla
Chiesa Romana. Anzi, come raccon-
tano altri, trovandosi di nuovo in
Roma Carlo Magno nella festività
CAN
di Pasqua, nacque una contesa sul
Canto, fra i cantori romani ed i
francesi, che si credevano a quelli
maggiori ; ma il saggio principe de-
cise a favore dei romani, dicendo
non dover i rivoli essere maggiori
del fonte, alludendo, che a Roma
erano debitori del modo , con cui
allora cantavano. Carlo Magno or-
dinò, che il Canto gregoriano si sta-
bilisse in tutte le chiese di Fran-
cia; ma vi furono delle chiese, le
quali non ne presero che una par-
te, e lo mescolarono col loro. f^.
Giovanni Lebeuf, Trattato storico
sul Canto ecclesiastico^ in cui al e.
Ili tratta della intuonazione fran-
cese de' salmi adottata dalla Chie-
sa Romana, dalla quale però appre-
se la gallicana anche V arte di ar-
monizzare.
1 francesi hanno dato il nome di
Canto ecclesiastico in generale , al
Canto gregoriano; e al così det-
to Canto fermo, il nome di plain
chant , del che si è fatto quello i-
taliano di Canto piano. Chiamano
poi Canto in ison, o Canto eguale,
un canto, o una salmodia , che si
aggira soltanto su due tuoni, non
formando se non che un solo intei>-
vallo. Alcuni Ordini religiosi, come
altre volte nell' Italia i cappuccini ,
avevano nelle loro chiese questa sola
sorte di canto. I francesi inoltre chia-
mano Canto sul libro un canto fer-
mo, o un contrappunto a quattro par-
ti, che i cantori compongono, e can-
tano all'improvviso sopra una sola
parte, che è il libro del coro, co-
sicché, eccettuata la parte notata,
la quale si applica d'ordinario al
basso, i cantori, a' quali si affidano
le altre tre parti, non hanno se
non che questa per guida. Ciascuno
compone la parte propria nell'atto
medesimo di cantare; ma questa
CAN
specie di cauto esige molta perizia,
abitudine, e molto orecchio negli
esecutori, tanto pih, che non ò
sempre facile il riferire i tuoni del
Canto fermo a quelli della nostra
musica. Molti metodi furono inven-
tati , o proposti ne' tempi trascorsi ,
pi-ecipuamente in Italia, in Germa-
nia per r insegnamento del Canto,
e vei'so il i8i5 in Parigi ne in-
ventò uno nuovo certo Choron, il
cui divisamento era di fondare una
specie di esercìzii talmente graduati,
che gli allievi non trovassero veru-
na difficoltà nel passaggio da im
oggetto all'altro, dappoiché partendo
dalle operazioni più semplici, e più
facili, giungessero senza alcuno sforzo,
alle più difficili e complicate.
Nominossi il Canto corale anche
canto ferniOj, e Canto gregoriano, e
dal principio del VII secolo fino
all'epoca in cui principiò il contrap-
punto ad esercitarsi secondo le re-
gole determinate, il Canto fermo
non era altro che il Canto ecclesìa'
stìco introdotto dal citato s. Grego-
rio Magno ne' cosi detti otto tuoni
ecclesiastici, i quali erano i primi
quattro tuoni autentici, e piagali
degh antichi greci. Ma dall' uso
dell' armonia in poi si dà questo
nome anche negli esercizi! del con-
trappunto a quella parte, che viene
prescritta allo scolare, affinchè vi
ponga sotto una, o più altre. In
alcuni luoghi si chiama altresì Canto
fermo, una composizione a tre, o
quattro voci, senza istromenti.
E per accennare alcuna cosa col
Dizionario delle Origini, del Canto
composto o figurato, diremo che
così viene chiamato quello, in cui
si praticano note di valore misto, a
differenza del canto corale, composto
di note principali uniformi. Si di-
vide il canto figurato in antico^ e
CAN i5
moderno: il primo fu già praticato
dai greci antichi, e si conservò fino
al secolo XIII. Questo avea solo
due differenti specie di misura, cioè
una lunga ed una breve, di modo
che il suono di una sìllaba lunga
valeva il doppio di quello d'una
breve. Il Canto figurato moderno fu
messo in uso dopo 1' invenzione
delle sei note moderne, fatte nel
secolo XI, cioè quando Benedetto
Vili o Giovanni XX , chiamato a
Roma Guido Aretino, gh ordinò
d' insegnare al clero di Roma le
note del Canto fermo da lui inven-
tate; le quali note formano non solo
varie figure, riguardo alla durata
del tempo, ma anche riguardo alla
loro connessione, e per questo si
chiama quel Canto composto di va-
rie figure, ed anche musica figurata.
Le note inventate da Guido, Ut, re,
mi fa, sol, la, tratte dall' inno dì
s. Gio. Battista, composto da Paolo
Diacono, celebre poeta, e monaco
cassinense in sul finire del secolo
IX, servirono poi di lume a Gio-
vanni de Muris, gran matematico
in Parigi, il quale, verso l'anno
iSyo, inventò le otto figure delle
note musicali, su cui molti elevati
ingegni formarono una perfetta ar-
monia di più voci, e di più pro-
porzioni e tempi , mercè il segno
della misura, o battuta. Non bene
poi si conosce 1' antico significato
della frase Canto in contrappunto.
Ad alcuni sembra, che quell'espres-
sione indicasse un Canto con imita-
zioni; ma il Papa Giovanni XXII
residente in Avignone , nell' anno
i322, lo escluse dalle chiese a mo-
tivo della sua sregolatezza. J^. il
trattato del Cardinal Bona, della
divina Salmodia, e T articolo Mu-
sica Sacra.
1 santi padri, i concilii, e gli
i6 CA.N.
autori ecclesiastici sempre si lagna-
rono quando videro introdotta nella
Chiesa la musica profana, come co-
stantemente si adoperarono, perchè
il Canto ecclesiastico riuscisse mo-
desto e divoto, e s. Ambrogio, lib.
I, cap. 18, riprese que'cantori, che
alzando troppo la voce, ed aprendo
smoderatamente la bocca, riempiono
di rimbombo la chiesa, coli' ecces-
sivo gridare; cosa pure proibita dal
VI sinodo, col canone 'jS, acciocché
il Canto non divenga una strepitosa
vociferazione. Nel modo di cantare
sono degni d' encomio i greci , per-
chè nel Canto ecclesiastico esprimono
l'affetto colla voce, e per la mo-
destia del volto, senza muovere di
fì'equente le labbra, sembrano se-
guire r avvertimento del Boccadoro,
il quale nel Canto richiede, placi-
daniy et contractani, moderalamque
vocem^ homi). I, de Verb. Isa.
Il concilio di Trento raccomanda
gravemente di non permettere nelle
chiese Canti profani , ed alcuni au-
tori stimano peccato il mescolare
le musiche profane ne' divini ufficii.
V. Cajet. 2. 2. qucest. 11. art. i.
Ciò è vietato pure dal Cerimoniale
romano, lib. 1, cap. 28. A questo
proposito il dotto Innocenzo III
scrisse: Dehent ergo cantores conso-
nis vocibus^ et suavi modulatione
concìnerCj quatenus anìmos ad de-
votionem Dei valeant excitare^ De
Mister. Miss. cap. 2, ed Alessandro
VII con una costituzione ordinò ai
maestri di cappella, che nelle chiese
dopo i salmi [Fedi) non si cantas-
sero se non che le antifone ( Vedi)
correnti j con una sola voce, il che
fu puntualmente osservato nelle chie-
se di Roma.
Il zelante Pontefice Marcello II
era risoluto di togliere affatto nelle
fimzioiù ecclesiastiche 1^ musica; e
CAN
il Canto figurato; ma Giovanni Pa-
lestrina, maestro della cappella Pa-
pale , lo pregò a sospendere tale
risoluzione, e compose una messa
con molto artifizio e gravità, unen-
do insieme la soavità della musica
colla chiarezza delle parole. Il Pon-
tefice sentendola cantare a sei voci
nella Pasqua di risurrezione, rimase
soddisfattissimo , e cambiò parere ,
persuaso che una dolcezza di Canto
somigliante si poteva accompagnare
colla divozione dell'animo: onde fu
adottato dalla Pontificia cappella ,
ed è lo stile che tuttora si osserva,
con universale approvazione e com-
piacenza. Questa messa fu data alle
stampe , col titolo : Missa Papce
Marcelli II, comunque sia stata
dedicata a Paolo IV. V. Memorie
storico-critiche della vita^ e delle
opere di Gio. Pier Luigi da Pale-
strinaj Roma 1828, compilate dal
dotto, e benemerito d. Giuseppe
Baini , direttore e camerlengo del
collegio de' cappellani cantori Ponti-
ficii. Non è però il Canto che faccia
la messa solenne , ma solo l' assi-
stenza del diacono, e del suddiacono,
siccome tratta il Sarnelli nelle sue
lettere, tom. Vili, p. 87, soggiun-
gendo col Baronio, che la messa
privata incominciò verso V anno
4 1 8, celebrandosi prima solennemen-
te. Non sempre per altro gli eccle-
siastici adoperavano il Canto, come
oggi praticano diversi Ordini reli-
giosi.
Anche s. Francesco, e s. Domenico
fecero adottare ai frati loro il Canto
ecclesiastico, ch'era già praticato non
tanto presso il clero secolare, quanto
presso i monaci in Italia e nelle
Spagne, come si vede negli antichi
libri coraU dei secoli XIII, XIV, e
XV di ambedue le religioni, e co-
me piti è dimostrato dal canto de-
CAN
gli iifficii propri de* primi santi di
quei duo Ordini, nel quale si segue
precisamente la natura, e la pro-
prietà del Canto diatonico grego-
riano, e de' suoi modi. Gli agosti-
niani fecero altrettanto, ed i serviti
seguirono le comuni pedate, come
si rileva egualmente dai libri corali,
e dalle rispettive maniere tratte dal-
le antiche. I religiosi di s. Brigida,
ossia del ss. Salvatore, secondo i
meglio istruiti, furono i piìi antichi,
che usassero in luogo del Canto
gregoriano, la recita, o declamazio-
ne stentata, sopra due, o tre corde,
nei divini ufficii. Dipoi lo furono i
teatini , i teresiani , in seguito i cap-
puccini , ed in fine i chierici regolari
minori, tutti Ordini senza Canto.
Aveva s. Francesco di Paola per-
messo a' suoi frati paolotti , nella
prima regola, il Canto dei divini
ufficii; ma tolto questo nella secon-
da, permise soltanto quello, che so-
miglia al compitare , senza alcuna
nota. Però da tale dissonanza venen-
do noia ai fedeli , soliti ad udire il
Canto gregoriano , per le suppliche
d'un zelante religioso paolotto, Be-
nedetto XIV colla costituzione, Ilo-
manusy de' 22 gennaio 1754, presso
il toni. IV, p. 181 del suo Bollano,
ordinò tanto ai frati , che alle mo-
nache paolottc, che nel coro, e nelle
altre funzioni, usassero del solo Can-
to gregoriano.
Il Canto, unito alla modestia e
alla pietà, è utilissimo, perchè, co-
me si legge presso Giustino Martire,
desta religiosi dcsiderii, tempra le
passioni , innalza la mente a Dio, e
produce altri ottimi effetti. Certo
turco, primogenito d'un pascià, bat-
tezzalo in Milano da s. Carlo, inter-
rogato (piai cosa r avesse mosso ad
abbandonare l'alcoiano, per abbrac-
ciare il vangelo, risposo, essere ciò
CAN 17
stato dall' aver udito passeggiando
un giorno in Ragusa vicino al nio-
nistero de' benedettini , la melodia
dell' organo, e la soavità del Canto
ecclesiastico. Per cui egli disse fra
sé : non è mai possibile, che sia
falsa una rehgione , la quale cosi
soavemente loda il suo Dio. Alcuni
missionarii ad ammansare i selvaggi
americani, e tirarli alle loro istru-
zioni, non hanno ritrovato mezzo
migliore, che quello di usare il suo-
no de'flauti: fenomeno, che confer-
ma, come osserva Bergier, quanto
valga la musica a preparare l'animo
ai buoni, ed ai cattivi costumi.
P^. l'articolo Caivtori, e il Saggio
storico teorico pratico del Canto
gregoriano _, o romano per istru-
zione degli ecclesiastici y del p. d.
Pietro Alfieri, oblato camaldolese,
Roma i835. Esso avverte nella sua
conclusione, che per l'esatta esecu-
zione dee distinguersi colla voce il
Canto del giorno solenne e festivo,
da quello feriale, e che quantunque
tal Canto si segni colle medesime
note , pure quanto più il giorno
sarà solenne, tanto più dovrà soste-
nersi la voce nel cantare, non però
con abbellimento, ma con dignità
e gravità, quale appunto si convie-
ne alla maestà del venerando luogo
santo ; avendo presenti inoltre gli
statuti autorevoli de' padri, in forza
de' quali si osserva la vera maniera
di eseguire il Canto, usata sino dai
primordii del cristianesimo. Cosiffat-
ti istituti dal beato Cardinal Tom-
masi furono ricavati da un antifo-
nario di s. Gregorio Magno, di rito
monastico, probabilmente del secolo
XI, ed appartenente alla famigerata
biblioteca del monistero di s. Gallo
nella Svizzera, f^. Alfieri alla p. 124.
Remigio Carré scrisse: Le maitre des
iwviccs dans l'art de chantcrj il p.
\OL. vili.
i8 CA,N
Martini Storia della musica ^ Bolo
giìa 1757, Franchino Gafor di Lodi,
Practica musiccej Mediolani 1496,
Elia Amato, T Uso di cantare nel
coro scambievole^ quanto sia antico
nella Chiesa, fra le sue lettere eru-
dite, Genua 1714» P^r. H, p. 107,
Martino Gerberto De cantu, et musi-
ca sacra a prima Ecclesia cetate,
tom. II, 1774-
CANTORBERY. Città metropoli-
tana d' Inghilterra , nella contea di
Rent, di cui era capitale, quando
tal contea avea il titolo di regno,
chiamata anche Durovernum e Can-
tuaria. Giace sulla riva dello Stour
in una fertile e deliziosa vallata, e
la sua figura é ovale, servendo i
suoi antichi bastioni pel passeggio.
Cantorbery esisteva fino dal tempo
dei romani, ed ancora esistono i gran-
diosi avanzi de' loro edificii. Fu re-
sidenza dei re, durante la domina-
zione de' sassoni , fino al regno di
Etelberto, che vi fece dimora sino
al 796. In progresso di tempo que-
sta celebre città andò soggetta a di-
versi incendii. Ora è capo luogo
della contea di Rent. Il suo arci-
vescovo anglicano é il primate di
tutta l'Inghilterra, e il primo fra i
pari del regno, fino da Odoardo I
godendo la prerogativa di coronare il
re. Le sorgenti minerali di Cantor-
bery sono assai frequentate, e pre-
sentano un miscuglio di materie sul-
furee e ferruginose.
I sassoni, gU angli ed i juti, popoli
idolatri deJIa Germania, essendo pas-
sati neir isola de' bretoni, li costrin-
sero a ricoverarsi nelle montagne.
Erano già passati circa cinquanta
anni dacché costoro divennero pa-
droni di quella contrada, quando
piacque a Dio di far risplendere ai
loro occhi la luce del vangelo. San
Gi'egorio I, che innanzi dì ascendere
CAN
la cattedra apostolica avea formato
il disegno di andar egli stesso ad
annunziare a quelle genti la fede,
v' inviò s. Agostino , priore allora
del monistero di s. Andrea di Roma,
dandogli per compagni alcuni reli-
giosi. Appena s. Agostino pose piede
in Inghilterra, si rivolse ad Etelber-
to re di Rent, che risiedeva in Can-
torbery, come al più potente de' set-
te sovrani dell' e|Dtarchia e che pur
avea qualche barlume del cristiane-
simo, mercè il suo matrimonio con
Berta cristiana , diretta dal vescovo
Luidardo, che aveva condotto da
Parigi. S. Agostino ottenne il per-
messo di predicare, e dallo stesso
re fu invitato a fermarsi co' compa-
gni a Cantorbeiy, capitale de' suoi
stati, assegnandogli rendite per vi-
vere. Indi i missionarii passarono
nell' antica chiesa di s. Martino, che
i bretoni aveano abbandonata, ed
ivi celebravano i divini uffizii , an-
nunziavano la divina parola, e am-
ministravano i sacramenti. Mediante
lo zelo di questi sacri ministri un
gran numero di gente ricevette il
battesimo. In appresso s. Agostino
venne da Vigilio d' Arles consagrato
vescovo verso il 597, e poscia bat-
tezzò lo stesso re Etelberto, che si
mostiò zelatore della fede, si col fa-
cilitare la conversione de' suoi sud-
diti, e sì colla generosità nell' erige-
re la cattedrale di Cantorbery, che
da tempio degl'idoli venne da s. Ago-
stino consagrata a s. Pancrazio. Fon-
dò pure il re fuori le mura della
città il monistero de' ss. Pietro e
Paolo, il primo il quale siasi fabbri-
cato in Inghilterra, che prese poi il
nome di s. Agostino, e divenne cele-
bre abbazia, venendo da Alessandro
II, nel 1067, conceduto a' suoi ab-
bati l'uso della mitra, allora non
comune che ai vescovi.
CAN
Nell'anno 600, s. Gregorio I man-
dò il pallio a s. Agostino, colla fh-
[tfoltìi di ordinare dodici vescovi, sui
[iiali egli avrebbe il diritto di me-
ropolitano. GÌ' ingiunse altresì di or-
inare un vescovo a Yorck, dopo la
m versione di que' popoli. Per la qual
mversione avea anzi mandato altri
lissionarii con addobbi per le chie-
paramenti, e vasi sagri, reliquie e
ran numero di libri; e l'autorizzò di
largii anche dodici sufiraganei, e di
ìve altrettanto per Londra. Senonchè
'ticolari circostanze obbligarono in
ippresso s. Agostino a fare alcuni
mgiamenti nella esecuzione di que-
lli ordini; perocché consagrò i suoi
liscepoli s. Mellito in vescovo di
-ondra, o de'sassoni orientali, e Giu-
in vescovo di Rochester, essendo
la investito delle dignità di legato,
metropolitano della Brettagna. Fra le
Jtruzioni dal Pontefice date a s. Ago-
tino, eravi quella di stabilire la sua
;de in Londra, come la più antica
atta cristiana dell' isole d' Inghilter-
perchè sebbene il santo venga
)nsiderato l' apostolo di quelle con-
rade, la fede era stata abbracciata
[dagl' inglesi , secondo V opinione di
ilcuni autori, per la predicazione di
riuseppe d' Arimatea , discepolo di
esìi Cristo. Ma sia eh' egli non giu-
[dicasse a proposito di rendere que-
[«to onore ad una città, che non avea
bastantemente rispettala la religione
»er conservarla , o per riprenderla ,
tia eh' egli volesse dare questo di-
estintivo al re che avea convertito ,
fissò la sua sede in Cantorbery, pre-
ferendola a Londra , onde divenne
Cantorbery metropoli di tutta l'In-
ghilterra, e, secondo Commanville,
ebbe sulTraganci i vescovi di Londra,
Vinchcster, Dorchester, Rochester,
Eli, Norvic, Duumvic, Pcterboroug,
Lincolne, Dorcester, Lexcester, Li-
CAN
chiìeld, Vorchester, Hereford, Girne
ster , Oxford , Chichester , Svolsci ,
Salisbury, Sresbury, Viton, Excester,
Devonshire, Cornovailles, Wels, Bri-
stol, Landaf, s. Davis, Caerlcon, Land-
Patern, Bangor, Vict-Isle e s. Asaph.
Molte però di colali sedi in progres-
so di tempo furono nelle altre in-
corporate.
S. Agostino riposò nel Signore
r anno 6o4 , ma prima di morire
volle darsi vm successore nella sede
di Cantorbery, affine di non lasciare
una chiesa nascente priva di un buon
pastore. Pose quindi gli occhi sopra
s. Lorenzo , uno di quelli , che lo
avevano accompagnato in Inghilter-
ra. Questi governò tal chiesa sino al
619. Il corpo di s. Agostino fu posto
in disparte sino all' intiera costiaizio-
ne della chiesa di s. Pietro e Paolo,
che Elelberto faceva innalzare, per-
chè servisse di sepoltura ai re, ed agli
arcivescovi di quella metropolitana.
Molti arcivescovi di Cantorbery ono-
rarono quest' illustre sede coi loro
scritti, colle loro virtù, e coi soffer-
ti martirii; ma i più mirabili, e de-
gni di special menzione, sono i se-
guenti : S. Mellito vescovo di Lon-
dra, che gettò la prima fondamenta
di s. Pietro a Londra , e del moni-
stero di s. Pietro di Westminster,
e successe a s. Lorenzo sulla sede
di Cantorbery , reggendola sino al
629, in cui s. Giusto di Rochester,
altro discepolo di s. Agostino, gli fu
eletto a successore. Ricevette egli il
pallio dal Papa Bonifacio V , e s.
Paolino primo arcivescovo di Yorck
fu da lui consagrato. Morto nel 63 o,
s. Onorato, uno dei missionarii s[)e-
diti da s. Gregorio I, fu fatto arci-
vescovo di Cantorbery ed il Ponte*
fìce Onorio I gli mandò il pallio, e
gli scrisse , che quando le sedi di
Yorck e Cantorbery fossero vacanti.
.9.0 CA.N
il superstite de' due arcivescovi do-
vesse consagrare la persona, che fosse
stata canonicamente eletta. Da ciò
si deduce, che l'autorità data a s.
Agostino da Papa s. Gregorio I sui
vescovi dell' Inghilterra, fosse un pri-
vilegio personale. Tuttavolta, sebbe-
ne Offa , re de' merciori , ottenesse
dal Pontefice Adriano I , il privile-
gio di metropoli per la sede di
Litchfield, con sei suffraganei, sette
anni dopo s. Leone III rimise que-
sti vescovi sotto la metropoli di Can-
torbery , e Ladulfo vescovo di Lit-
chfield rinunziò alla dignità episco-
pale, onde la primazia su tutta l'In-
ghilterra fu attribuita all'arcivescovo
di Cantorbery. SuU' essere l'arcivesco-
vo di Cantorbery legato nato della San-
ta Sede, oltre quella di Yorck, veggasi
la costituzione di Onorio I, Suscepit
^ vestrae, an. 628, presso il Bull. rom.
tom. I, p. 108, quella di s. Leone III,
Pontificali discr elioni 3 an. 802, ibid.
1 60 , Provinciale seu constitutiones
Angliae, continens const. provincia-
les XIV y Archiep, Cautauriensiurn
cum adnotat. Gud. Lyndwood Oxon.
1679, Matth. Parker, De antiqui-
tate Britannicae ecclesiae^ et privi-
legiis ecclesiae cantuariensis 3 cura
Sam. Drake, Londini 1729.
Di questa chiesa fu consagrato ve-
scovo, nel &^% , in Roma da Papa
Vitaliano, s. Teodoro greco, che si
rese celebre anche pel suo canone
penitenziale, e che mori l'anno 690.
Gli successe s. Britualdo, che lasciò
di vivere nel 712. S. Odone vesco-
vo diWilton, nel 942, fu trasferito
all' arcivescovato di Cantorbery ad
onta della sua virtuosa ripugnanza,
terminando di vivere nel 961. Fu
cognominato Odone il Buono. Ad
onta del suo mirabile rifiuto, s. Dun-
stano ne occupò la sede dopo san
Odone, ed il Pontefice Giovanni XIII,
CAN
che avea per lui grande stima , Io
fece legato della Santa Sede, digni-
tà che usò nel ristabilire la discipli-
na, e nel fare saggi regolamenti, mo-
rendo santamente nel 987. All' ar-
civescovo Alfrico si diede in succes-
sore s. Elfeago vescovo di Winche-
ster, il quale si recò a Roma a ri-
cevere il pallio, e pati il martirio
nel IO 12. S. Anselmo d'Aosta fu
nominato dopo Lanfranco in arci-
vescovo di Cantorbery , nel 1 09^ ,
non ostante la sua resistenza, e solo
accettò colla condizione, che fosse ri-
conosciuto Urbano II per Papa le-
gittimo, dal quale poi ebbe il pallio.
Ma vedendo la persecuzione, che il re
faceva alla chiesa di Cantorbery, di-
sperando di poter rimediare agli abu-
si, usci dall'Inghilterra, e nel 1098
si recò presso il Pontefice Urbano li
in Roma, ricevendo alloggio nel suo
palazzo. Convocato però da quel Pon-
tefice in Bari un concilio per la riu-
nione de' greci, volle, che s. Anselmo
vi assistesse, e colla sua dottrina, ed
eloquenza fece ammutoliie le argo-
mentazioni de' greci, perorando di
poi la causa del re d' Inghilterra ,
che il concilio voleva scomunicare.
Ciò produsse l'ammirazione in tutti,
e gli diede campo di assistere anche
al concilio adunato in Roma nel
1099. Montato sul trono Enrico I,
richiamò in Inghilterra il s. arcive-
scovo, che assicurò sul capo di lui
la vacillante corona. Però sconoscen-
te ai benefizii , voleva costringerlo
a ricevere l' investitura della sua di-
gnità, ed a rendergli omaggio per
la sua sede; ma s. Anselmo, reca-
tosi dal Pontefice Pasquale II, con-
dannò di nuovo le investiture eccle-
siastiche. Se non che accomodatesi
queste cose, fece ritorno in Inghil-
terra, e morì nel 1109. S. Tom-
maso Becket fu prima canceUiere
CAN
d'InghilteiTa del re Enrico II, il
quale, ad onta delle sue rimostranze,
nominollo, nel 1 1 6 1 , a succedere nel-
r arcivescovato di Cantorbery a Teo-
baldo. Pure solo nel 1162 si piegò
air autorità del Cardinal di Pisa le-
gato apostolico , ricevendo il pallio
da Alessandro III, per mezzo di Gio-
vanni di Salisbury, esercitandosi in
tutte le virtù ; ma presto, come avea
preveduto, dovette opporsi alle ves-
sazioni del re , contro l' immunità ,
e disciplina ecclesiastica. Allora ma-
nifesta si fece la persecuzione, per cui
ne rimase vittima illustre. Esiliati fu-
rono per opera del re i suoi parenti,
e gli vennero confiscati i beni. Ales-
sandro III pose a mediatore il re di
Francia ; ma la pacificazione apparen-
temente si ottenne meglio a mezzo
dell' arcivescovo di Sens. Finalmen-
te i nemici dell'arcivescovo, eh' era-
no stati colpiti dalle censure, dopo
il suo ritorno a Cantorbery, lo calun-
niarono appo il re, il quale pieno di
sdegno esclamò: >» possibile che fra
« tante persone da me ricolmate di
>» benefizii non siavi, chi mi vendi-
>» chi d' un prete, che turba il mio
» regno *' ? Ciò bastò perchè quat-
tro gentiluomini della sua corte si
recassero a Cantorbery, e niente at-
territi dalla dolcezza del santo, lo
assassinassero nella cattedrale ai 29
dicembre del 1170. La nuova di
questo sacrilegio fece stupire , e ri-
colmò di dolore i principi cattolici,
e tutta la cristianità. Lo stesso En-
rico II si mostrò im vero penitente,
dolentissimo del barbaro avvenimen-
to, e riparò a tutti i mali, che avea
fatto alla Chiesa. Un altro santo ar-
civescovo di Cantorbery fu s. Ed-
mondo , disegnato da Gregorio IX ,
eletto dal capitolo, approvato dal re
Enrico III, e confermato dal Papa
nel 1234. Egli se ne mostrò ben
CAN 21
degno, e pubblicò le sue costituzio-
ni divise in trentasei canoni, per to-
gliere gli abusi, che regnavano mas-
sime nel clero, e spirò placidamente,
nel 1242.
Nel 1429 il Sommo Pontefice Mar-
tino V riprese l'arcivescovo di Can-
torbery, perchè, arrogandosi l'auto-
rità Pontificia, aveva istituito nel-
r Inghilterra una specie di giubileo,
eguale a quello dell'anno santo ce-
lebrato dai Pontefici senza interru-
zione, da Bonifacio VIII in poi, con-
cedendo a coloro, che avessero visi-
tato la cattedrale di Cantorbei-y, le
medesime indulgenze de' romei, cioè
di quelli, che recansi a Roma nei
giubilei universali.
Allorquando Enrico Vili mandò
in bando dall' Inghilterra, verso il
i534, la religione cattolica, trova-
vasi arcivescovo di Cantorbery Tom-
maso Cranmer, che fingendosi di
seguire le dottrine di Lutero, per
favorire le passioni del re, il suo
primo atto di giurisdizione, dopo
essere stato innalzato alla primaria
dignità della chiesa del regno, fu di
pronunziare la sentenza del divorzio
fra Enrico Vili, e Caterina di A-
ragona, senza curare l'appellazione
della regina alla Santa Sede, e di
confermare il matrimonio seguito di
Anna Bolena, onde fu fatto primo
arcivescovo protestante di Cantor-
bery. Enrico Vili, dopo essersi se-
parato dalla comunione della Chie-
sa, e di Papa Clemente VII, discac-
ciò i monaci dalla celebre abbazia
di s. Agostino presso Cantorbery ,
s* impossessò dei loro beni , nonché
di quelli della sede vescovile, ascen-
denti ad una rendita di circa tre-
cento sessanta mila lire.
La chiesa cattedrale, dedicata al-
l'arcivescovo e martire s. Tomma-
so, edificata in forma di doppia
■22 CAN
i'ioce, e uno «lei |ùà bolli edifizii
del paese per vastità e ricchezza ,
composta di vaiii pezzi di architet-
tura, i piti antichi de' quali rimon-
tano al secolo XII. Vi primeggiavano
la cappella, e la tomba di s. Tom-
maso, e vi si ammiravano soprattutto
le belle statue di marmo, ed alcune
anche di argento massiccio dalla pie-
tà de' fedeli ivi consagrate a Dio.
Ma la riforma religiosa tutto vi tol-
se, onde questo tempio non è più
che l'ombra di quello ch'era prima
del fatale cambiamento di religione.
Delle limosine di questa chiesa vi-
veva la madre del Pontefice Adria-
no IV, l'unico Papa della nazione
inglese: ciò che dimostra il sublime
disinteresse di lui verso i congiunti.
Papa Adriano V, nipote d' Inno-
cenzo IV, era stato arcidiacono di
Cantorbery.
Varii sono i concilii, che si ce-
lebrarono in Cantorbery , de' quali
diamo la seguente indicazione. Il
primo fu tenuto nell'anno 6o5, da
s. Agostino apostolo di Inghilterra,
e primo arcivescovo di questa chie-
sa, alla presenza del re Etelberto,
della regina Berta, e del loro figlio
Eodbaldo, e vi si confermò la fon-
dazione dell'abbazia di s. Pietro, e
s. Paolo, che poi prese il nome di
s. Agostino, la prima che sia stata
edificata in Inghilterra. Vi si trat-
tò anche sulla celebrazione della fe-
sta di Pasqua di Risurrezione. Reg.
tom. XIV. Labbé tom. V. Arduino
tom. III.
Il secondo concilio venne cele-
brato nell'anno 7 5 7, per ordinare la
festa di s. Bonifazio, e suoi compa-
gni martiri. Àng. tom. I.
Il terzo adunossi nel 788, ovve-
ro nel 796, per l'immunità eccle-
siastica. Spelm. Condì. Angl. tom. I.
Evvi chi ne riporta un altro, celebrato
CAN
neU'Sao, sotto l'arcivescovo Wal-
fredo, e Beornulfo re de' merciori.
Il quarto l'anno 891, sopra la
disciplina di Odoardo // Vecchio ,
re d' Inghilterra, per ottenere che
fosse levato l'interdetto, pronunzia-
to dal Pontefice Formoso contro il
regno; ma questo concilio è incer-
to. Reg. XXIV. Labbé tom. IX.
Arduino tom. VI.
Il quinto, nel 969, fli tenuto da
s. Dustano arcivescovo di Cantor-
bery sotto il re Edgardo, il quale
diede prove del suo zelo, parlando
suir inosservanza della disciplina in
alcuni chierici, e sulla loro condot-
ta. La pietà del re, che nella sua
persona riunì tutta la monarchia
inglese, secondato dal santo arcive-
scovo, fece decretare in questo con-
cilio savissimi canoni. K. Diziona-
rio de^ Concila^ Venezia 1789,
p. 75.
Il sesto fu convocato nel 991,
sulla disciplina, ed il re Etelredo
II stabili de' monaci invece di chie^
rici nella cattedrale di Cantorbery,
concedendo loro molti beni e pri-
vilegi. Angl. tom. I.
Il settimo si tenne l'anno 1189,
per l'elezione dell'arcivescovo di
Yorck. Ang. tom. I.
L'ottavo nel 1 193, per la elezione
dell'arcivescovo di Cantorbery , pel
quale motivo n'era stato celebrato
precedentemente un altro in Lon-
dra. Angl. tom. I.
Il nono, nel 1220, per la trasla-
zione del corpo dell' arcivescovo s.
Tommaso. Ang. tom. I.
Il decimo fu celebrato nell'anno
1222. Ibid. Vuoisi che, nel i2 36,
s. Edmondo ne celebrasse un altro,
ove pubblicò alcune costituzioni si-
nodali.
Il decimo primo, nel 1257, so-
pra la disciplina. Ibid.
GAN
11 decima secondo venne aduna-
to, nel 1269. ^figl- tom. II.
Il decinioterzo si celebrò, nel 1272,
ed in esso si accordarono le decime
al re Odoardo I. Ibid.
Il decimoquarto fu convocato, nel
1 3 I I , contro i templarii condannati
in quello di Vienna. Ibid.
Il decimoquinto, nel i3i8, Ibid.
11 decimosesto, nel 1821. Ibid.
Il decimosettimo nel i323, che
altri vogliono tenuto in Londra. Ibid.
Il decimo ottavo, nel 1 326. Ibid.
Nel i34i si crede, che ne celebras-
se uno Giovanni Stetfold, contro
quelli, che sollecitano i benefizii in-
nanzi la morte del possessore.
11 decimonono, nel i344> sopra
la disciplina ecclesiastica. Ibid.
Il ventesimo, nel 1 345 , egual-
mente sulla disciplina. Ibid.
Il ventesimo primo , nel 1 347*
Ibid.
Il ventesimo secondo, nel i356,
pure sopra la discipUna. Ang. t. III.
11 ventesimo terzo, nel i362, a-
dunato dall'arcivescovo Simone Istip,
contro le profanazioni delle feste ^
ne* quali giorni si tenevano mercati,
ed adunanze profane, frequentando-
si più le osterie, che le chiese, per
cui si commettevano dissolutezze, e
da vasi occasione a gravi risse. T. XI ,
de Condì, p. io33.
Il ventesimo quarto, l'anno 1376,
sopra la disciplina. Ang. tomo III.
11 ventesimo quinto, l'anno 1877,
egualmente sulla disciplina. Ibid.
Il ventesimo sesto, nel 1 899, du-
rante l'esilio dell'arcivescovo Tom-
maso d^Arundel , sulla riforma dei
costumi, e sopra i lamenti del cle-
ro, oppresso dagli inviati dell'anti-
papa, e dai ministri regi. F. Rinaldi,
al detto anno. Il Lenglet ne regi-
stra mi altro celebrato nel i38o.
Angl. tomo HI.
Il ventesnno settmio, nel 1419»
contro un mago. Reg. XXIX. Lab-
bé tomo XII.
11 ventesimo ottavo, l anno 14^8,
a Londra sopra i costumi- AngL
tom. HI.
Il ventesimo nono, nel 1 4^9, so-
pra la disciplina, e per l' aumento
delle rendite de' piccoli vicariati.
Labbé tomo XIII.
Il trentesimo, nell'anno i463; ma
fu tenuto in Londra, sopra i co-
stumi. Ang. tomo III.
CANTORE. Con questo nome
appellasi per eccellenza il maestro
del coro, e nelle chiese cattedrali, è
dignità ecclesiastica specialmente in
Sicilia, dove è detto ciantrOj voce
francese. Fino dai primi tempi della
Chiesa i cantori erano appellati ca-
nonici cantori, cioè registrati nel ca-
none, o catalogo di quella chiesa,
cui servivano. Siccome poi fu isti-
tuita in ciascuna cattedrale la scuo-
la de'cantori, quegli, di'era loro pre-
fetto, secondo la diversità de' tem-
pi e de' luoghi, fu chiamato canto-
re ^ procenlore, primicerio, arcican-
tore, archiparaphonista, protopsal-
tes, ed anche confessore. I concilii
di Colonia del 1260, e del i536
diedero al Cantore il nome di cor-
episcopo, qual capo ed intendente
del coro, come quegli, che secondo
il diritto comune dee presiedere al
coro con giurisdizione di dirigere ì
cantori, o coristi, e di correggere
tanto essi, che i canonici, allorquan-
do recitano in coro i divini uilìcii.
Questo prefetto della scuola dei
cantori avea un altro compagno da
lui stesso istituito, e mentre il pri-
mo chiamavasi cantor vel praecen-
tor, il secondo di ce vasi siiccentorj e
dove il primo appellavasi primicerio
( Vedi ), l'altro dicevasi secondictrio,
sebbene in altre clùese si chiauiassO'
ifs- CAN
piiniicerio il primo, e primicerio il
secondo ; in altre primicerio il pri-
mo, e cantore il secondo. Dice il
Macri alia parola Cantar ^ che ad
esso tocca distribuire le antifone, le
lezioni, le profezie ec. Portava poi
il bastone, la verga, o lo scm'isco ,
non solo qual segno di autorità e
per contenere il coro, e regolare la
salmodia, come oggi fanno i maestri
di cappella nel solfeggio, ma per
avvertire i fedeli di comportarsi con
modestia nella casa di Dio, nonché
per correggerne i trasgressori, e far
rispettare ad ognuno il proprio do-
vere e r ordine. In alcune chiese i
cantori passeggiavano col bastone
in mano durante Tufììziatura, ne il
deponevano che al canto del vange-
lo; e nella chiesa di s. Gio. Battista
in Malta , in certi giorni solenni,
quattro cantori assistevano in coro
vestiti di piviale, tenendo in mano
bacoli di argento, lavorati in forma
di bordoni ; cerimonia , che prati-
cossi eziandio in alcune chiese di
Francia. In quelle poi di Sicilia in
cui, come dicemmo , il cantorato è
dignità canonicale, nelle processioni
e nelle solennità il Cantore porta-
va in mano un bastone di argento.
Una bacchetta d' argento portava
pure in tali tempi il cantore della
cattedrale di Malta, ch'era la terza
delle cinque dignità del capitolo ,
ed a lui toccava preintonare al ve-
scovo nel canto della messa, o al
vespero. L'attuale prefetto della mu-
sica delle basiliche, collegiate ed al-
tre insigni chiese, corrisponde alla
dignità, ed uffizio di cantore, rego-
lando il canto del coro , e dipen-
dendo da lui tutti i cantori. A Pa-
rigi il Cantore della cattedrale era
la seconda dignità del capitolo, e-
sercitava giurisdizione sui maestri ,
e maestre delle scuole della città e
CAN
luoghi adiacenti, nonché sui pensio-
nati, e ripetitori dell'università.
Nella chiesa cattedrale di Lione,
nella quale i canonici erano fregia-
ti del titolo di conte, assai veniva
stimata la dignità di Cantore, poi-
ché salmeggiandosi in coro con ri-
gorosa disciplina, gravità e modestia,
se nel canto accadeva un casuale
errore, il Cantore subito faceva cen-
no con la mano, ed allora tutti in
perfetto silenzio uscivano dal coro,
e si ritiravano in una vicina cap-
pella, ove privatamente recitavano
il resto delle ore canoniche. Né ivi
i canonici si ammettevano nel co-
ro, se non sapevano a memoria il
salterio, gli inni e le antifone di tut-
to l'anno, giacché non adoperava-
no libri, che per le lezioni , e nel
mattutino non si accendevano lumi,
nemmeno all'altare, ma soltanto e-
ravi un lumicino custodito in lan-
terna , per cantare le lezioni. In
molte chiese poi della Francia, Fe-
stuni cantoris si chiamavano quelle
di prima classe, perché in tali gior-
ni r ufficiatura in coro spettava al
cantore, il quale distribuiva le an-
tifone, le lezioni e le profezie; co-
me Festum succentorìs , la festa di
seconda classe , perché toccava al
sotto-cantore fare l' ufficio. Alcune
chiese avevano anche 1' arcicantore
(Fedi), cioè il capo de' cantori, di-
gnità, eh' era anticamente pure nella
basilica di s. Pietro , e se ne fa
menzione circa l'anno 679 nel Pon-
tificato di s. Agatone. Fra i greci
poi il capo de' cantori si chiamò
archiparaphoìiista. Ma della dignità
del Cantore, delle diverse denomi-
nazioni con cui fu appellato, delle
sue prerogative ed autorità, trat-
ta eruditamente Pompeo Sarnelli ,
lettera XXVII, nel tomo I.
Spiega egli il nome di confesso-
CAN
re, col quale venne talvolta chia-
mato il Cantore , facendone anche
menzione il concilio I di Toledo al
canone IX, mentre il verho confi-
icri si prende nelle memorie eccle-
siastiche alcuna volta per significa-
to di laudare^ e precisamente nel
salmo IX Confitehor iibiy Domine^
in foto corde meo^ etc, spiegano Be-
da, ed Ugone Cardinale laudaho
tej e Io stesso Davide disse : psallam
nomini tuo y Aids si me. Di piìi i canto-
ri erano detti confessori , perchè
laudis confessione psallebant Domi-
no. Questi salmisti, o cantori inse-
gnavano l'ordine e il modo di re-
citare il divino uffizio alle vedove,
o professe, non solo ne' monisteri ,
ma eziandio nelle proprie case , e
perchè non vi fosse tanta familia-
rità tra le donne, ed i chierici, se-
condo i sagri canoni , fu vietato ,
che niuna vedova, ovvero professa ,
recitasse le orazioni a modo di an-
tifona , ed alternatamente col suo
confessore o Cantore, se non che in
presenza del vescovo , del prete , o
del diacono.
CANTORI. Dacché vi fu l'uffi-
zio divino nella Chiesa , vi furono
certamente dei Cantori , ad imita-
zione di quelli, che cantavano le lo-
di del Signore nel tempio di Geru-
salemme, i quali giunsero ne' regni
di Davide e Salomone fino a quat-
tro mila. De' nostri Cantori fa men-
zione s. Paolo nell'epistola ai co-
lossensi cap. 3, dicendo : « docen-
w tes, et commonentes vosmetipsos
w psalmis, hymnis, et canticis spiri-
« tualihus, in gratia cantantes in
« cordibus vestris Deo ". Lo stesso
comanda agli efesini, nel cap. 5, a
cui in oltre prescrive la forma del
canto ecclesiastico, cioè, che al can-
to della bocca sieno coi'rispondenli
gli alle Ili del cuore, anche per edi-
CA.N ?.5
ficare e commovere ù pii Sentimenti
gli ascoltanti. Furono così frecjuenli
i primitivi cristiani a celebrare le
lodi di Dio con divoto canto, che
adunati ne' sagri tempi giorno , e
notte sempre cantavano, di che fan-
no menzione anche gli autori gen-
tili, come Luciano in Philop.y pei
romani, e Plinio, lib. X, ep. 97,
nella famosa lettera a Trajano, de-
gli orientali, massime parlando dei
cristiani di Bitinia. Ne trattano al-
tresì Giustino, Orat. ad Anton. Pium^
Clemente Alessandrino, orat. ad
gent.y s. Cipriano de orat. Dominic.^
s. Agostino neir epistola 1 1 9 e. 16,
s. Basilio nell' epist. 69 , ed altri.
Ne' primi secoli cantavasi dai chie-
rici, e dal popolo, e s. Ambrogio,
come dicemmo altrove, riprese quei
Cantori, che non osservavano un
metodo nel canto, che deve essere
rehgioso, e degno del luogo , e di
Colui, cui è diretto. Innocenzo 111,
De Myster. Missxe cap. II, cosi si
esprime riguardo al canto de' can-
tori « Debent ergo eantores conso-
» nis vocibus, et suavi modulatio-
>» ne concinere, quatenus animos ad
w devotionem Dei valeant excitare".
Dell' eccellenza de' cantori , del loro
ufficio, e delle differenti specie, si
tratta all'articolo Cantore, capo de-
gU altri.
Sebbene sino dai tempi apostolici
abbiano esistito Cantori per gli uf-
fizii divini , pure un' apposita scuo-
la in Roma non fu istituita che
sotto san Gregorio I, dappoiché
non sembra meritar fede Anasta-
sio bibliotecario, il quale asserisce,
che il Pontefice s. Ilario da Ca-
gliari , eletto r anno 4^ ^ •> istituis-
se in Roma la scuola dei Cantori,
come quegli, che era munifico colle
chiese , e zelante del divin cullo.
Di fatti abbiamo du Pietro, vesce-
3(i .^.„ CAN
yo di Orvieto, nella vita di s. Leo-
ne IV, presso Cassandro, in Liiurg.
pag. i4ij elle quantunque fossero
costrutte, dopo che Costantino die-
de la pace a' seguaci del vangelo ,
molte e grandi chiese nel Pontifi-
cato di s. Silvestro I, creato nel
3i4, tuttavolta non v'erano ad uf-
flziare ne chierici, né monaci ; i preti
poi de' titoli, e i diaconi delle dia-
conie attendevano soltanto a' proprii
oiìlcii, i primi all'amministrazione
de' sagramenti , ed i secondi al sov-
venimento de' poveri, ec. Fu adun-
que Papa s. Gregorio I, del 590,
che eresse pel primo una scuola di
Cantori, ed era come un seminario
clericale, in cui fra le altre cose do-
veano principalmente istruirsi, ed at-
tendere ai sagri riti, ed al canto
ecclesiastico da lui restaurato, e mi-
gliorato sulle teorie di Boezio. Sap-
piamo da Giovanni Diacono , che
dando egli lezioni di sagra melodia,
ed avendo compilato per la scuola
l'antifonario centone, correggeva di-
scretamente colla frusta, o colla ver-
ga, i giovanetti suoi scolari, cui fa-
ceva invigilare e governare dal pri-
micerio de Cantori, dignità che
giunse in Roma ad alto grado, ed
a capo dello stesso clero.
I diaconi, che in quel tempo era-
no stabiliti al canto ecclesiastico, ed
al salmeggio ricevettero dallo stesso
Pontefice in un concilio romano,
vm ordine di limitarsi a cantare il
vangelo nella messa, ed attendere
meglio alla predicazione, ed alla di-
stribuzione delle limosine. Riporta
il Macri, che cercandosi per Canto-
ri i diaconi di voce delicata, ne pro-
venivano disordini nei costumi ; ag-
giungendo questo autore, che s' in-
gannano coloro, i quali hanno cre-
duto, che il cantorato fosse un or-
dine minore, come avverti Duran-
CAN
do : Falluntur tamen, quia nomcn
est qfjicii, non ardo, lib. II, cap. 2.
Allorquando i concilii e i sagri ca-
noni suppongono essere il Cantore
ordine minore, devesi intendere, che
parlino del chierico di prima ton-
sura, chiamato Cantor dal conciho
toletano , e dai greci psaltes , vel
psalniislcG, i quali d'ordinario erano
presi dai chierici di ordini minori,
fino al suddiaconato inclusive. Per
questo in ogni cattedrale fu istitui-
ta una scuola di Cantori, capo dei
quali era il protopsaltes , cioè pri-
mus psallentium, et praesul clioro
canentium. V. Coro.
Bensì, secondo la disciplina della
Chiesa, è desiderabile, che i Canto-
ri sieno chierici , od almeno debba-
no incedere in veste clericale , e in
colta, in tutte le funzioni ecclesia-
stiche. E nondimeno permesso can-
tare in coro anche senza l'abito cle-
l'icale a quelli, i quali non ricevono
mercede, o elemosina ; ma solo si
prestano a cantare per divozione, e
per amore del culto divino, purché
però sieno di esemplare condotta.
11 Macri, al verbo Cappa^ dice, che
questa veste solevasi portare dai Can-
tori, e che era loro propria ; secon-
do il Bonanni, per cuoprirsi special-
mente dalla pioggia , e dal freddo
nelle antiche processioni pubbliche.
Da ciò venne, che in coro porta-
rono la cappa anche i maritati, i
quali sapevano cantare; anzi anti-
camente la maggior parte de' coristi
erano coniugati. Questo uffizio è vie-
tato ai parrochi ed ai regolari fuori
della propria chiesa, eccettuati co-
loro, che abbiano particolare hcen-
za. V. Jo. Andras Schmid, De can-
torihus ecclesice, veteris et novi Te-
stamenti, Helmestadii 1708; Mat-
theus Blochius, De psaltarum^ sive
cantorwn origine in ecclesia^ Ha-
CAN
inniac 1 7 1 1 ; God. Alb. Pauli, Tra-
itatus de cliorus ecclesùe musicis^
Rostocli, 17 19.
Il luogo poi, ove contano i Can-
tori, si chiama cantoria^ cioè tri-
buna, o pulpito, stabile, o precaria-
mente innalzato nelle chiese. Anti-
camente era situata dinanzi al san-
tuario, o presbiterio. Le attuali can-
torie d' Italia sono per lo piti eret-
te, massime quelle edificate dagli
architetti, o nel medesimo presbite-
rio, o nel mezzo della chiesa, e d'or-
dinario r una contro all' altra. Nel-
l'una è collocato l'organo, e di que-
sta ve n' è una amovibile nella ba-
silica vaticana, che agevolmente si
trasporta alla cappella , ove si fa
l'uflìziatura, e talvolta sono ambe-
due fornite da questo strumento.
Chiamasi poi cantomio, quel libro
notato, che si posa sul leggio per
cantare. Il leggio è uno strumento
di legno, sul quale si pone il hbro
per cantare i divini ufilzii, chiama-
to in latino pluteus , lectriciuni, le-
ctoriuniy lecLrum^ lectreolwiij le~
giunij etc.
CANTORI Pontificii. Il collegio
de' cappellani Cantori della cappella
Papale, è composto di ecclesiastici,
scelti dopo gli sperimenti i piti ri-
gorosi ne' concorsi , sì per le voci,
che per la perizia del canto. Il col-
legio de' cantori di proprio diritto
dà il possesso a vita ai novelli can-
didati, diritto conferitogli dalle co-
stituzioni apostoliche.
Il prelato maggiordomo Pontifìcio
è prefetto di sì rispettabile collegio.
La loro musica è composta di sole
trentadue voci, quando il numero
è pieno, senza l'aiuto di vermi islru-
mento ; ed è tanto armonica, esat-
ta , e divota , che in un alla sua
gravità ecclesiastica, ha formato sem-
pre lo stupore, e l'ammiruzioiie dcl-
^v
CAN 27
le piti colte nazioni, ed accresce mae-
stà all'auguste funzioni sagre, assisti- J^ f
te o celebrate dal Sommo Pontefice, e^ ^
dal sagro collegio de' Cardinali. V.
Cappelle Pontificie, Cardinalizie e
Prelatizie. La veste talare de' Can-
tori Pontifìcii, come la fascia , e il
collare, è di seta paonazza, con mo-
stre , asole e bottoni cremisi ; con
mantello, o ferraiolone, di seta ne-
ra. Quando però sono in servizio
delle cappelle e funzioni, sulla veste
o sottana paonazza usano la cotta
clericale; ma i cappellani Cantori
religiosi non cambiano l' ordinario
abito loio , pongono sovr' esso solo
la colta. Qual fosse l'abito de' Can-
tori suddiaconi dell'antica scuola dei
cantori, nelle Pontifìcie funzioni. Io
spiega eruditamente il b. Cardinal
Tommaso, Prcef. in Ani. pag. 18,
e 19, e lo riporta il p. Alfieri nel
suo Saggio storico-teorico-pratico del
canto gregoriano o romano^ pag.
1 1 o. Nelle cappelle Cardinalizie, e
prelatizie, fanno da diacono e sud-
diacono due cappellani cantori, as-
sumendo allora i rispettivi para-
menti sagri. Il Passio della dome-
nica delle palme è cantato da tre
sacerdoti cantori, cioè da uri teno-
re, un contialto, e un basso, vesti-
ti di amitto, camice, cingolo, e sto-
la diaconale. V. Andrea Adami mae-
stro della cappella Pontificia, Osser-
i'azioni per ben regolare il coro dei
cantori della cappella Pontificia ,
tanto nelle funzioni ordinarie, die
straordinarie, Roma 1 7 1 1 .
§ I. Origine della scuola de' can-
tori, 0 collegio de' cappellani
cantori della cappella Pontificia^
Nell'anno ^90, fu elevato alla
cattedra apostolica , s. Gregorio I
Magno, dottore della Chiesa, della
28
CAN
nobilissima famiglia romana Anicia.
Considerandosi da lui la necessità
di riformare il canto ecclesiastico,
sì per rendere più decoroso il cul-
to divino, e s\ per accrescere lo
splendore nelle sagre funzioni della
Chiesa romana, coll'aiuto di uomini
valenti in tal'arte, nella quale egli
stesso era versatissimo, si applicò con
religioso zelo al suo miglioramento,
come si accennò all'articolo Canto
Ecclesiastico. Lo volle pertanto sta-
bilito sulle teorie del celebre Boe-
zio Anicio Manlio Torquato Seve-
rino, il quale pochi anni prima, col
suo ampio trattato de Musica ,
giunto sino a noi, avea ridotte alla
comune intelligenza dei latini tutte
le astruse leggi del canto greco.
Raccolse di poi le cantilene miglio-
ri, che si eseguivano nella Chiesa ,
altre ne accorciò, altre ne ampliò,
ne mutò altre interamente , altre
nuove ne introdusse, altre studiosa-
mente adattò alla Letama, o Ky-
rie eleison, all' inno angelico , alle
collette^ alle prefazioni j, all' inno e-
pinicioy o Sanctus, aWorazione do-
minicale, all' Agnus Dei, all' ite mis-
sa eslj altre finalmente corresse, e
riformò negli introiti, graduali , al-
leluia j tratti, offertomi, comunioni,
negli invitatorii, nelle antifone, nei
responsorii per tutto l'anno, e com-
pilò r antifonario centone, o respon-
soriale, chiamato centone per esser-
vi riunite come in un corpo le can-
tilene di molti eccellenti composito-
ri. Ma del canto migliorato da san
Gregorio I, si legga il capo Vili di
Gafor Lodigiano, Practica Musicae,
e Giovanni Diacono, in Vita s. Gre-
gorii 1, hb. II, e. I, n. 6 , nonché
il Zaccaria, Storia lett. d'Italia,
tom. I, p. 83 e 84.
Non contento il dotto Pontefice
della nuova forma, che diede al
CAN
Canto, per cui la posterità lo chia-
mò Canto Gregoriano, instituì la
scuola de' Cantori, che ancora con-
tinua ad esercitarlo co' miglioramen-
ti ricevuti da Guido, e dal Palestri-
na. Due abitazioni furono edificate
per tale scuola, una presso il palazzo
apostolico, o patriarchio lateranense,
l'altra vicino alla basilica di san
Pietro, assegnando a prò della scuo-
la medesima alcune possessioni, ac-
ciocché potessero i Cantori trarre il
necessario sostentamento. Chiamossi
la scuola orphanotrophium, ed era
come un seminario, in cui i giova-
netti di nobili , ed oneste famigUe
venivano educati, se bramavano de-
dicarsi all'ordine clericale, per mez-
zo di uomini peritissimi, nelle scien-
ze , ne' sagri riti, e nel canto. Si te-
nero era Gregorio I di quella cura,
die se ne occupava egli medesimo;
e quando non ne ricavava il pro-
porzionato profitto, minacciava i di-
scepoli colla verga, dalla seggiola
stessa, come ricorda Gio. Diacono.
Dice in oltre il Macri, che la scuo-
la ed abitazione assegnata a' Canto-
ri si diceva anche parvisium, nome
originato da puer, perchè nell'età
puerile erano ammessi per ammae-
strarsi nel canto, affine di servire la
Chiesa, Il superiore dell' educanda-
to era un prelato chiamato ne' ri-
tuali antichi Paraphonista , ovvero
Primicerio de' Cantori (Fedì), di-
gnità molto cospicua in Roma, e che
lo rendeva il capo, e il regolatore
di tutto il clero. L' officio di tali
giovanetti era di aiutare nella sal-
modia quelli, ch'erano stati nomi-
nati Cantori, e si appellavano Para-
fo nìs ti, o Salmisti. Fra essi i piti
esperti nel canto venivano promossi
a custodi de' sepolcri de' beati apo-
stoli, e chiamati venivano Cubicu-
larH {Vedi\ ufficio già istituito dal
CAN
Pontofìcc s. Leone Magno del 44»
Cresciuti i giovani in età, veniva-
no ordinati suddiaconi , ed allora
cominciavano ad esercitare V oilìcio
di Cantori servendo il Sommo Pon-
tefice in qualunque Chiesa si lecas-
se , principalmente nelle solenni
messe, nelle stazioni , nelle proces-
sioni, e nelle principali feste della
città. Questi erano sempre sette di
numero, formando parte del colle-
gio dei ventuno suddiaconi della
Chiesa Romana, ed allorché i Pon-
tefici celebravano solennemente, can-
tavano l'epistola, che in oggi è can-
tata da un uditore di Rota. Che
poi dovessero essere suddiaconi, lo
si ricava anche dal canone promul-
gato da s. Gregorio I, nel concilio
che celebrò in P^oma nel 5g5, e ri-
portato dal citato p. Alfieri a pag.
109, col quale fu proibito espressa-
mente a* diaconi di esercitare l' uf-
ficio di Cantori. Della scuola dei
Cantori, tratta anche s. Antonino,
hb. XII, capo 3.
11 luogo de' Cantori, come si dis-
se, era situato dinanzi al santuario,
o presbiterio, e divisi in due parti,
formavano due cori rispondendo a
vicenda, e alternativamente, secondo
l'ordine ebdomadale, intuonando le
antifone. Ne' giorni però solenni
spettava al primicerio de' Cantori
r intuonazione della prima antifona,
come si rileva dagli antichi rituali,
il qual costume tuttora si pratica
dalle congregazioni monastiche. Nel
canto delle antifone sui salmi, e can-
tici, non sedevano, né lerano rivolti
all'altare, ma si guardavano l' un
l'altro, come afferma il Durando,
lib. 5, e. 2. num. 3o. Nel canto di
qualche responsorio, un solo ha essi
spogliato della pianeta , locchè sem-
pre dovea fare ogni precettore, se-
condo la testimonianza dell' Amala-
CAN 29
rio, lib. 3, cap. i5, ascendeva sul-
l'ambone, o pulpito; e negli uffizii
notturni, o diurni restava in mezzo
del proprio coro. L'essere stato
allevato nella scuola de' cantori, e
r essersi ad un tempo fra gli altri
disliuto, oltre agli studii, anche nella
pietà , aveasi ad ottimo requisito,
per essere promosso alle dignità
ecclesiastiche; e difatti furono di
frequente decorati del Cardinalato,
siccome riferisce il Rasponi, De Ba-
sìlica et Patriarchio Laleraneii.
hb. 3, e. 6, p. 224, e non di rado
giunsero ad essere esaltati al supre-
mo Pontificato, come si dirà al § III.
P^. Francesco Cancellieri, De Secre-
tariisj tom. II, p. 72 7^- De Oratorio
s. Gregorii de Arca, seu de Cor-
tina, et Cantorum schola, ibidem
a s. Ponti fice insiituta, Roma? 1786;
D. Pier Luigi Galletti, del Prirni-
cero della Santa Sede Apostolica,
e di altri ufjìziali maggiori del sagro
palazzo lateranense, Roma 1776;
e Chiapponi, De Archiparaphonista,
in acta Canonizationis IV Sanato-
rum, Romae, 17 12, p. 277.
Convien dire pertanto aver avuto
questa scuola de' Cantori per capo
lo stesso s. Gregorio 1, finché visse,
cioè sino ai 12 marzo del 6o5. Di
poi cominciò ad essere esclusivamente
diretta da un cantore eccellente so-
pra gh altri, chiamato dai latini,
come dicemmo, Primicerius SchoUe
Cantorum, che i greci appellavano
Protopsaltes, cioè a dire primo sal-
mista , e Laosynactes, che significa
radunatore del popolo, perché men-
tre egli cominciava ad intonare quel-
lo, che si doveva dire nelle funzioni,
il popolo si univa nella chiesa. Non
v'ha dubbio, che colla morte di
silfalto Pontefice mancò alla nuisi»uì,
e canto ecclesiastico rai)poggio pini
cipale, e perciò quasi inlciauuiilc
3o GAN
si peiclelte, come osserva il citato
Adami, pag. io; ma assunto al Pon-
tificato, iicU'amio 65^, s. Vitaliano
di Segni, la scuola ricevette dal suo
zelo molto giovamento, ed assai
maggiore fu quello recatole dopo il
682, da s. Leone II, siccome ver-
sato in si. nobile arte, secondo ne
assicura Anastasio bibliotecario. Fu
egli imitato da altri Pontefici, i quali
appartennero alla scuola de'Cantori,
singolarmente da Sergio II, eletto
neir844> che in pila decorosa forma
da' fondamenti rialzò la scuola, di-
cendoci Anastasio : » Idem vero al-
ì> mifìcus et beatissimus Papa scho-
3i lam cantorum, qusc quidem or-
« phanotrophium vocabatur, et prse
» nimia vetustate in ruinam posita,
»> atque confracta videretur. Dei
9» annuente clementia, a fundamentis
99 in meliorem, quam olim fuerat,
5' statum noviter restauravit. " Nel
Pontificato di Giovanni VIII, a cui
fu sollevato neir 872, la scuola dei
Cantori rifiorì , al paro, che in quel-
lo del suo istitutore s. Gregorio I,
e ad onta de' secoli barbari, parti-
colarmente del X, si mantenne con
gran decoro, e splendore della Chie-
sa romana.
Non è neppur qui a tacersi, che
nel secolo XI il canto ecclesiastico
va debitore di molto a Guido di
Arezzo, monaco benedettino di Pom-
posa, poi abbate avellaneiise , come
affermano il Buccelini, il Posse vino,
e rOudin. Avendo egli un genio
singolare per lo studio del canto,
applicossi, unitamente al suo corre-
ligioso Michele, ad istruire i giova-
netti con nuove maniere di scrivere,
e leggere la musica, la quale allora
trovavasi avvolta in sì gravi diffi-
coltà, che per apprenderla profon-
damente, erano necessarii dieci an-
ni di studio. Consacratovisi egli quin-
CAN
di interamente, si studiò di agevo-
larne il metodo, per cui gli riu-
scì inventare , come si disse altro-
ve, le note del canto fermo uty re_,
miy fa, S0I3 la, ricavandole dall' in-
no di s. Giovanni Battista: XJt queant
laxisj etc.
Su questo argomento si può legge-
re il voi. I, p. I ! 5, della Musurgìa del-
Kirker, o il Dicdonnaìre de Musiqiie
di Rosseau alla parola Gamme. La
novità del metodo eccitò contro
Guido r invidia di molti , onde fu
costretto ritirarsi ad Arezzo sua pa-
tria. Ma divulgatasi la celebrità del
suo merito, il Pontefice Giovanni
XIX, detto XX, come sostiene il
Mabillon, Annal. Old. Bened. ad
annum 1026 § 100, tomo IV § 7,
gli spedì tre messaggi affine d' in-
durlo a recarsi sollecitamente in
Roma, dove giunto che fu, venne
esaminato dal Papa il suo antifona-
rio, e ne lestò così soddisfatto, che
onorandolo in più modi, volle che
istruisse del suo metodo la scuola
de' Cantori , e il clero romano. Ma
il Cardinal Baronio, contro il parere
di Mabillon, afferma, che non Gio-
vanni XX, ma sibbene V immediato
suo predecessore Benedetto VIII, il
quale pel primo fece cantare in Ro-
ma il Simbolo della fede (Vedi),
chiamasse in Roma Guido, per far
insegnare al clero le sue note. In
questo argomento sono a consultarsi
il Tiraboschi, Storia della Lettera-
tura Italiana, tom. Ili, pag. 298,
il citato Mabillon in Prcef. ad An-
tiphonar. s. Gregorii, ove copiosa-
mente tratta del canto ecclesiastico,
e della sua origine, non che Do-
menico Maria Manni nel suo Ragio-
namento della Disciplina del Canto
ecclesiastico antico, stampato in r i-
renze nel 1756.
Accaduta la traslazione della resi-
CAN
<lcnza Pontifìcia in Francia, (1o|to
l'elezione di Clemente V, seguita
a* 5 giugno i3o5, secondo l'Adanii
p. XIII, passò la cappella de'cantori,
come perpetua seguace de' Sommi
Pontefici, in Francia, e vi rimase fin-
che Gregorio XI, a' 17 gennaio 1377,
la restituì in Roma. Ma il predetto
p. Alfieri , nel suo Saggio storico,
p. Ili, dimostra con molti argomen-
ti il contrario , dappoiché egli dice,
che morto Benedetto XI, e creato
in successore Clemente V , assente
dal conclave, questi chiamò in Fran-
cia i Cardinali, e fissò la sua dimo-
ra in Avignone, restando in Roma
la scuola de' cantori, col primicerio
neir esercizio delle consuete funzioni.
Ciò piovasi ad evidenza, col tenore
della bolla Speciosìis formai d'Inno-
cenzo YI , quinto de' Papi avigno-
nesi, spedita da Avignone a Roma,
ai 1 febbraio i355 per la coro-
nazione in imperatore de' romani ,
nella basilica vaticana, di Carlo IV
di Luxeraburgo, e di Anna sua mo-
glie, nella qual bolla, notando i cam-
biamenti da farsi al ceremoniale , e
indicando le persone assistenti alla
funzione, che dovevano eseguire i
Cardinali legati , nomina fra queste
espressamente il primicerio colla
scuola de' cantori. I Papi francesi
adunque, che in numero di sette ri-
siedettero in Avignone, crearono co-
là un corpo di cantori per le loro
funzioni fatte per la maggior parte
nella cappella del palazzo apostolico,
come si dirà all'articolo Capprtle
Pontificie , presso che sulle forme
stesse romane, il che si rileva dal
Baluzio, Fitac Papanim aveuioucn.
tomo I, pag. ^34, ^-37, 378 e /ji^.
La scuola de' cantori di Roma
però, a cagione dell'assenza del Pon-
tefice, perdette non poco del suo an-
tico splendore nel lungo spazio di
GA.V 3i
tempo , che rimase la sede in Avi-
gnone, come naturalmente dovea ac-
cadere, essendo detta scuola istituita
esclusivamente pel servigio del Som-
mo Pontefice. Restituitasi per altro
a Roma da Gregorio XI la Ponti-
fìcia residenza, fu unito il corpo dei
cantori francesi, col loro superiore, alla
scuola romana col primicerio. Quindi
una nuova modificazione si vide in
essa circa vent'anni dopo, nel Pon-
tificato di Bonifacio IX, sotto un il-
lustre ecclesiastico, al quale fu dato
il nome di maestro della cappella
del Papa. Allora fu dimenticato il
nome di primicerio, e si formò un
collegio alquanto diverso dall' antico.
Venne a cessare V orphanotrophiuni
dopo settecent' ottanta anni circa
dalla sua istituzione, e agli anteriori
metodi della corte e curia romana,
ne furono in parte altri sostituiti
secondo lo stile già in Francia adot-
tato, sotto i sette Papi, che colà di-
morarono.
§ II. Uffìzii esercitati dal primicc'
rio, e dai cantori j pregii di quc'
sii, e loro privilcgii.
Benedetto , canonico di s. Pietro ,
nel suo Ordine romano di cerimonie,
uno dei ms». della fomigerata biblio-
teca ottoboniana, poi stampato nel
1689 inParigi dal p. Mabillon nel t. II,
del suo Musco Italico, mostra chia-
ramente in quanta estimazione fosse
la scuola , o collegio de' cantori, al-
lorché dice, che nella lettura delle
lezioni erano preferiti i cantori ai
canonici nelle chiese, in cui il Pa^ìa
assisteva, specialmente al mattulino;
che nel giorno della Purificazione,
nella basilica liberiana il primicerio
de' cantori sosteneva il manto del
1 Pontefice, il quale suole sostener
dal principe assistente al soglio , o
32 CAN
da un conservatore di Roma, essen-
do occorsi eziandio esempii pei quali
vollero esercitare tale uffizio i più
grandi monarchi; e che nel giorno
di Pasqua finalmente il primicerio, e
la scuola de' cantori ricevevano la
pace dal diacono prima del suddia-
cono , del basilicario , degli accoliti ,
e di tutti gU altri Ordini palatini.
Tratta ivi altresì il Mabilbn della
bevanda, che veniva data ai cantori
dal Papa, tanto nel giorno di Pasqua
come in altri giorni , di che parle-
remo appresso. Si sa inoltre, che
nelle principali solennità della Chie-
sa, in cui il Sommo Pontefice sede-
va a mensa nel triclinio del patriar-
chio lateranense, accedevano con esso
lui i cappellani cantori, ed il primi-
cerio di essi aveva il suo posto vi-
cino al Cardinal arcidiacono. Il pri-
micerio neir elezione de' romani Pon-
tefici dava il suo voto, e si sotto-
scriveva dopo r ultimo de' Cardinali
diaconi : Primicerius scholae canlo-
rum, laudo et con/inno.
Il Cenni, nella Dissertazione del-
l' originCy iiicumhenze, e dignità del
primicerio^ e secondicerioj nelle sue
dissertazioni postume tomo I, p. 98,
riporta l' antichissimo rito , con cui
il primicerio della scuola de' cantori,
allorquando il Papa celebrava solen-
nemente , gli andava incontro men-
tre usciva dal segretario, nel quale
erasi vestito degli abiti sagri , e bacia-
vagli la spalla dritta, per denotare
l'angelo, che ai pastori annunziò la
nascita del Redentore, come spiega In-
nocenzo III, De myster. missae. Ri-
levasi inoltre dagli antichi cerimo-
niali , che il primicerio de' cantori
chia mossi anche praecentor, perchè
nella messa a lui incumbeva into-
nare l'introito, quando il Papa uscen-
do dal sacrario gli dava il cenno
di cominciare. Egli prima di prin-
CAN
ci piare col coro il canto, stando
sulla porla, diceva ad alta voce ai
ministri della messa : Accedile. Nella
mattina di Natale, dopo che il Pon-
tefice avea celebrato in s. Maria Mag-
giore, dispensava al palazzo latera-
nense i presbiterii ; al primicerio dei
cantori dava tre soldi, e la mancia,
e al secondicerio de' cantori stessi due
soldi. Quindi s' imbandiva la mensa,
ove i cantori cantavano la Sequenza,
nel tempo che durava la tavola, do-
po di che andavano a baciare i pie-
di di Sua Santità, e ricevevano dal
sacellario un bisanzio, mentre il Papa
dava loro una coppa del propiio
vino, acciocché lo bevessero. V. il
Galletti citato pag. i3 e i4- Però
l'Ordine romano XIV, p. 828, dice,
che la Sequenza veniva cantata nel
fine della mensa dalla scuola de' can-
tori, che poi ricevevano per moneta
unum bysantiumj, et coppam plcnam
pollone ex ore Papae. E perciò che
fino agli ultimi tempi, come rilevasi
dai ruoli del palazzo apostolico , i
cantori nelle messe e vesperi Papa-
li, avevano dallo stesso palazzo una
colazione, o refezione.
Del canto eseguito dai cantori del-
la cappella Pontificia ne' solenni con-
viti del Papa, fìi menzione anche
il Cancellieri ne' suoi Possessi ^ di-
cendo in quello di Giulio II , nel
i5o3 : Prandio facto , convenerwit
cantores cappellae et cantaverunt
corani Papa, aperto osilo, et Papa
ad Informatlonem nostrani, cioè del
cerimoniere Burcardo,yèciV dare cui-
llbet eoruni scutum unum regls Fran-
cìae. Abbiamo esempii anche nel de-
corso secolo, che i cantori ne' solenni
pranzi de' Papi cantarono concerti e
mottetti accompagnati dall'organo,
come in quello di Clemente Xll, che,
nel 1702, tenne a mensa nel palazzo
quirinale il viceré di Napoli. Nel
CAN
palazzo medesimo Clemente XIII,
nel 17^8, nella consacrazione del
Cardinal di Yorck in arcivescovo,
gì' imbandì un convito , al quale
ammise i Cardinali assistenti alla
funzione. I cappellani cantori Ponti-
ficii, quando terminò di leggere mon-
signor caudatario , cominciarono a
cantare con organo, violoncello, e
contrabasso varii mottetti sagri lati-
ni sempre proseguiti, finche terminò
la mensa. Finalmente, quando face-
vasi la cena nel palazzo apostolico
vaticano nella notte della vigilia di
Natale, i cantori Pontificii dopo una
ora di notte eseguivano nella sala
Borgia una cantata sopra la Natività
di Gesìi Bambino^ con tutti gli stru-
menti, descritta dal Taia, p. 83, e
dal Chattard pag. 21 e 38 , nella
descrizione di quel palazzo. A que-
sta cantata, e alla cena interveniva-
no i Cardinali, che si recavano al
mattutino. Ma Gregorio XIII, nel
iSyS, le tolse ambedue, e sebbene
venissero rimesse nella metà del se-
colo XVII, di nuovo furono abolite,
nel 174I5 da Benedetto XIV, che
le permise nel 1 749 in occasione del-
l' apertura della Porta santa. Il Can-
cellieri ne' suoi Pontificali y p. i2 3,
tesse un catalogo de' componimenti
per dette cantate, e noi ne riparle-
remo al § X, delle Cappelle Pon-
tificie, trattando della notte di Na-
tale.
Se alla mensa , e alle cantate i
cappellani cantori furono accompa-
gnati nel canto dagli strumenti, tali
strumenti, e nemmeno l'organo ven-
nero usati nelle cappelle Pontificie,
come avverte anche il Mabillon,
Mus. Ital. tomo I , p. 4? = Niillus
organorum musicorum usus in hii-
jusmodi sacrisj scd sola vocum mu-
sica j eaque gravis^ cuni plano can-
ta adniittitur. E però il Cardinal
voL. vni.
CAN 33
Gaetano scrisse nella sua Somma :
Organorum usus in ecclesia roma-
na adhuc non utitur coram Pon-
tifice. Anche il Cardinal Bona De
divina psalmodia, e. 17, § 2, n. 5,
ha rilevato, che etiam mine Romae
in sacello Summi Pontijicis ^ semper
sine instrumentis offìciorum solcmnia
celebrantur, et ecclesia lugdunensis^
quae novitates nescit, semper orga-
na repudi avit, neque in hunc dieni
ascivit. V, Benedicti XIV encycli-
cam de anno Juhilnei i 749j ^^ com-
mentarium Petri Pompilii Rodotà ^
Romae 1749? P- 82.
In quanta considerazione poi siano
stati sempre tenuti i cantori della
cappella Pontificia , tanto presso i
Papi, che nella romana corte, non
che per quai pregi luminosamente si
sieno distinti parecchi di essi, si rileva
inoltre dalle seguenti notizie, le quali
dimostreranno come si potessero an-
noverare i cantori della cappella tra
gli ordini più cospicui della gerar-
chia ecclesiastica ne' secoli passati.
Spesso rileviamo di fatti, che i can-
tori furono impiegati dai Pontefici
anche nelle cose della fede, e di gran
rilievo, precipuamente nel secolo VII,
in cui il Papa Agatone, bramoso di
informarsi a pieno dello stato della
Cattolica religione nel regno d' In-
ghilterra, ed insieme di far insegna-
re a' raonisteri del medesimo il can-
to della romana Chiesa, spedi a tal
effetto Giovanni maestro, ossia primo
cantore, della chiesa di s. Pietro, il
quale allora era abbate di s. Marti-
no in Roma. Appena egli giunse in
Inghilterra, Teodoro, arcivescovo di
Cantorbery, convocò un sinodo per
riconoscere lo stato del cattolicismo,
e ad esso assistette Giovanni come
legato della Santa Sede, ne confer-
mò i decreti, e ne estrasse copia per
rassegnarla al Papa. Indi insegò nel
34 CAN
regno il canto ecclesiastico, o grego-
riano; ma nel ritornare, che faceva
dalla missione, mori in Tours. Cle-
mente IV, del 1265, inviò un can-
tore, chiamato Eduense, ad Anagni
colla qualifica di delegato, al modo
di quanto avevano fatto altri Pon-
tefici, per domare l'alterigia di certo
Mattia pessimo capitano, come si
legge presso l'Ughelli , nella bolla,
che il Papa diresse al vescovo Lan-
dò. Abbiamo poi dal maestro di ce-
rimonie Paride de Grassis^ ne' dia-
rii di Giulio II, e Leone X, che non
solo il collegio de' cantori della cap-
pella deve seguire i Pontefici ove
si recano, ma che Giulio II destinò
molti cantori ad assistere al concilio
j:;enerale XVII, lateranense Y, da lui
incominciato nel i5i2, e compito
da Leone X nel i^ij. Pio IV man-
dò al concilio generale di Trento il
celebre Simone Bartollni Perugino,
con altri cantori Pontificii , come si
legge negli atti di quel memorabile
concilio. Tuttavolta a maggiore ar-
gomento de' pregii di molti cantori
Pontificii, ne vorremo ancora tratta-
re al seguente § III, là dove parle-
remo de' maestri di cappella, e can-
tori insigni di questo collegio.
Andiamo adesso a discorrere dei pri-
vilegii, prerogative, e distinzioni con-
cedute dai romani Pontefici a' can-
tori della cappella. Essi sono molti
per verità, ma il fatale incendio del-
l'archivio del collegio medesimo suc-
ceduto nel i527, pel deplorabile
sacco di Roma nel Pontificato di
Clemente VII, ne fece molti deperi-
re , onde ci limiteremo a riportare
quelli, che l'Adami potè estrarre da-
gli archivi! di Castel s. Angelo, e della
vaticana. La più antica fra le super-
stiti memorie, è un breve di Ono-
rio UT, Dignuni est, diretto al pri-
micerio, e chierici della scuola dei
C A i\
cantori di Roma, emanato a' 12 mag-
gio 12 19. In esso si dice, che per
sempre più animare i cantori a lo-
dare il Signore col canto, seguendo
le orme del predecessore Celestino IH,
il quale concesse loro annualmente se-
dici fibbie delle oblazioni solite darsi
al Papa da quelle fatte all' altare di
s. Pietro, egli ne concedette dieci ,
senza però obbligare i successori a
fare altrettanto. L'altra memoria an-
tica, è una lettera di Clemente IV,
Ecce dìlectiwty data a' 4 agosto 1268,
e diretta al vescovo di Anagni, colla
quale raccomanda il suddetto cap-
pellano cantore Eduense , spedilo a
tal città pel milite Mattia. Eugenio
IV del i43i, nella sua bolla, ^"^ si
erga ciinctos, che si conserva nell'ar-
chivio di questo collegio , chiama i
cantori col nome di famiglia, e di
continui commensali del Pontefice,
e come tali li preferisce agli altri
famigliari, e alle persone addette alla
corte Pontificia, sebbene abbiano le
richieste imperiali , tanto pel conse-
guimento de' beneficii ecclesiastici
quanto per grazie di espettati va, ed
altrettanto confermò Calisto III con
due bolle, che pure si conservano
nel detto archivio, £"^5/ ergacunctos,
et quamvis romanus Pontifex^ am-
bedue pubblicate nel i456.
Il successore Pio II , stando in
Siena sua patria, emanò la bolla ,
Ad hoc Divina miseratio^, presso il
medesimo archivio, datata 6 haten-
dis aprilis i4^9j nella quale decre-
tò a favore del collegio de' cantori,
che i privi legii concessi da 'suoi pre-
decessori, e forse compresi i^ qual-
che revocazione, s' intendessero non
compresi, e come non fossero stati
revocati ; e poscia Sisto IV, del i^'j i,
dichiarò altrettanto.
Innocenzo VIII, con bolla dei 11
ottobre 1 4B6, J postoli c(e Sedis^ proi-
CAN
bì a' riotari di esigere dai cantori
litiganti alcini emolumento , meno
gli ordinarii ; e con altra de' 4 ot-
tobre 14B8, Debita consìderatione j
confermò la prelazione sulle espet-
tative de* benefìzii. Quindi colla bol-
la, Et si Romamis PontifeXy dei 1 3
agosto 149^) stabilì, che il vescovo
maestro di cappella possa presen-
tare i cantori ai beneficii, i quali
vacano per morte degli stessi cantori
Pontifìcii, affinchè restino perpetua-
mente nel collegio, ed inoltre con-
fermò loro tutti i privilegii, che go-
devano. Anche Alessandro VI, me-
diante la bolla , Debita considera-
tionCj del 149^? rinnovò ai cantori
i summentovati privilegii , siccome
pur fece Giulio II, ai 6 dicembre
i5o7, col disposto della hoWa Sieitt
prudens. Indi Leone X, per moto-
proprio ordinò, che i cantori rice-
vessero da ogni Cardinale, che ce-
lebra in cappella, quattro ducati per
ogni messa, in luogo della solita co-
lazione, e dai vescovi assistenti al so-
glio, e da altri prelati due ducati,
proibendo però ricevere di più. Ri-
guardo alle propine nelle esequie dei
Cardinali , dispose che si osservasse
il solito. Inoltre i cantori godono
emolumenti nella creazione de' nuo-
vi Cardinali, nelle canonizzazioni, ed
in altre circostanze. Cosi Clemente
VII, egualmente nel i5i6, colla bol-
la. Debita consideratione, e con al-
tra del 1529, ampiamente confer-
mò ai cantori tutti i privilegii, che
godevano ; e cosi pure Paolo III,
nel i536, come si legge nella bolla^
Romamis PontifeXj approvò le co-
stituzioni della Cappella presentate-
gli dopo il saccheggio di Roma da
Lodovico Magnasco, vescovo di As-
sisi, maestro della cappella, e parti-
colarmente fa menzione del privile-
gio di poter prendere un nuovo can-
CAN 3>
torc nella mancanza d'alcuno, vo-
lendo che ciò seguisse per elezione
di voto segreto dal collegio stesso ,
e che s'intenda ammesso quando
un voto superi i due terzi de' vo-
tanti. Veggasi Giuseppe Santarelli ,
Informazione sull'origine dc^ canto-
ri pojitifìciìj numero j e variazioni ^
e suW introduzione y e numero dei
soprannumerariij Roma 1761.
Giulio III, nel i55r, per toglie-
re le differenze di preeminenza tra
i cantori e gli scrittori apostolici nel
conseguimento de' benefìzii sull' es-
petta ti ve, decretò, che i due collegi
fossero considerati come un solo, e
nel i553, ridusse i cantori della
cappella a ventiquattro. Gregorio
XIII concedette a' cantori la spedi-
zione de' benefìzii gratis^ come fa-
migliari del Papa. Sisto V, che gli
successe, nel i586, diede al colle-
gio il monistero di s. Maria in Cri-
spiano, diocesi di Taranto, colle ren-
dite de' suoi beni , come si legge
nella bolla. In suprema. Ridusse
inoltre il numero de' cantori a ven-
tuno, assegnò loro rendite stabili J
conferì al collegio le facoltà di eleg-
gere ogni anno per maestro di cap-
pella uno de' suoi cantori, essendo
stato sino a quel tempo un vesco-
vo assistente al soglio, ed all'eletto
conferì tutte le facoltà, e preroga-
tive degli antecessori , prerogative
che toccarono come primo eletto in
maestro di cappella , al rinomato
Gio. Antonio Merula. Quel Pontefi^
ce esentò il collegio altresì da qual-
sivoglia giurisdizione, assegnandogli
un Cardinale per protettore non
meno che per giudice ordinario, e
competente in ogni causa. Ordinò
ancora, che se un cantore divenisse
infermo, vecchio, o privo di voce,
non si potesse licenziare, senza a-
vergli accordato una rendita equi-
36 CAN
valente a quanto già ritraeva nel-
r esercizio del cantorato ; e final-
mente confermò i privilegi nelle più
ampie forme colla bolla, In supre-
ma, de' 6 settembre i583. E per
completare le rendite de' cantori,
colla bolla de' 1 1 ottobre, Universas,
conferì al collegio la chiesa di s.
Salvatore nella diocesi di Parma,
ed il monistero di s. Maria in Fel-
lonica, diocesi di Mantova. Ma Gre-
gorio XIV sciolse tutte queste unio-
ni di chiese, e con breve del r59r
ridusse le rendite de' cantori nello
stato, come si trovavano nel decor-
so secolo. Non si dee però qui ta-
cere, che il collegio ecclesiastico dei
cantori Pontificii, ebbe dal secolo V
fino al Xil per sostentamento dei
suoi individui il Presbiterio, ossiano
le OblaziorJ, che si raccoglievano
in ogni nona settimana airolFertorio
della solenne messa quotidiana nel-
l'altare di s. Pietro. Diminuite tali
oblazioni, ebbero i cantori pel man-
tenimento beni e fondi stabili , ru-
stici ed urbani , ed Innocenzo IV
assegnò loro le pinguissime rendite
dell'abbazia di s. Maria di Campi-
doglio, togliendola a' benedettini, con-
cedendo la chiesa , e il monistero
ai francescani, colla bolla Cum di-
vini del i 25o. Accordò in perpetuo
al Collegio le cappelle filiali , le
possessioni, le case, i censi, le ren-
dite, le decime, e pensioni ed altro
spettante a detta abbazia; ma le vi-
cende de' tempi fecero variare tali
benefiche disposizioni; ed in vece si
ebbero altri benefìzii, fra' quali oltre
i summentovati, il priorato e retto-
ria di s. Salvatore di Monte Mallo
nel Perugino , e l'arcidiaconato di
Morleone, tutti amministrati dairal>
bate ossia camerlengo prò tempore
del collegio. Laonde, colle disposi-
zioni di Gregorio XIV, analoghe a
CAx^
quelle di Innocenzo IV, fu formato
il rollo o ruolo, che tuttora loi*o
paga il palazzo apostolico.
Per le differenze insorte V anno
rSgS nel Pontificato di Clemente
Vili, tra il sagrista del Papa, e il
collegio de' cantori sull' elezione del
sotto chierico , e custode de' libri
della cappella, fu decretato, che il
sotto chierico fosse nominato dal
sagrista, ed il custode dal collegio.
Questi nelle cappelle incede con
sottana paonazza, e ferraiolone ne-
ro, di seta ambedue , con fascie e
collare pure paonazzo; abito che è
comune al secondo custode. Quindi
Paolo V, nel 1607, confermò la
bolla di Paolo III, sulla surrogazio-
ne de' cantori, mediante i concor-
si pubblicati con editti ; e nell' anno
1626, il tribunale della Rota deci-
se, che un cantore Pontificio potes-
se godere la prebenda del suo ca-
nonicato in Ispagna. E poi da av-
vertirsi , che godono le suaccennate
prerogative anche i due cappellani
sostituti, i due chierici, il sotto chie-
rico, gli scrittori, ed il custode dei
libri. V. Decreta Innocentii XII
prò collegio cantorum capellae Pon-
tificiae , presso il tomo IV , parte
IV, pag. 2 33 del Bollano di Bene-
detto XIV. Finalmente, quando il
Pontefice dispensa al trono nella
cappella , le candele , le ceneri , le
palme, e gU Agnus Dei benedetti ,
quattro cappellani cantori vi si re-
cano a riceveile dopo i cubicula-
rii, e nel venerdì santo altrettanti
vanno all'adorazione della Croce,
mentre gli altri proseguono il can-
to in coro, cioè nella cantoria. An-
ticamente tutto il collegio de' can-
tori si recava all'adorazione della
Croce, e al trono per ricevere dal
Papa le sopraddette cose. Ma quan-
to li riguarda, ed il loro posto nelle
CAN
processioni, il qimle è avanti la pre-
Jatiira, che ha l'uso del rocchetto, co-
me avverte l'Adami a pag. 17, si
descrivono all'articolo delle Cappel-
le Pontificie, e ia tutte quelle delle
funzioni, die si fimno dal Ponte-
fice.
§. III. Maestri della cappella Pon-
tificia, Cardinali protettori del
Collegio, e cantori insigni.
I maestri del collegio de' cappel-
lani cantori della cappella Pontifi-
cia, o maestri di cappella , sino al
Pontificato di Sisto V, come si ac-
cennò, furono sempre vescovi assi-
stenti al soglio, e dall' Ordine Ro-
tnano di Benedetto, canonico di s.
Pietro, rilevasi, che nel 1 1 43, regnan-
do Celestino II , il primicerio dei
cantori era vescovo , e se terremo
dietro ai maestri, di cui V Adami
potè rinvenire notizie, troveremo
che a Cristoforo Borboni vescovo
di Cortona, Innocenzo Vili, di cui
era intimo famigliare, nel 1 49 "i, ac-
crebbe le prerogative.
Dal Novaes, t. VI, p. 98, ricavia-
mo, che Alessandro VI, nel i494j
fece maestro di cappella Bartolomeo
Martini, ch'era maggiordomo, e che,
nel i49^> creò Cardinale Francesco
Sinibaldi vescovo suessano, il quale,
nel i5o7, celebrò messa in cappel-
la nel sabbato in Albis. I cantori
per onorarlo cantarono un bellissi-
mo Credo a sedici voci. Furono
inoltre cantori Ludovico Magnasco,
vescovo di Assisi del i543; Girola-
mo Maccabei vescovo di Castro, cap-
pellano maggiore di Paolo III ; E-
gidio Valenti del iSSy; Giuseppe
Panfilo, vescovo di Segni, peritissi-
mo nella musica, del i56G; Ago-
stino Fivizzano, uomo di santa vi-
ta ; Antonio BoccapaduU segrelario
CAN 37
de' brevi a' principi, e canonico va-
ticano , che r Adami coli' autoritèi
del libro de' Puntatori del collcgiq
dice essere stato l'ultimo maestro di ^ ^
cappella, dappoiché Sisto V, o per *
la poca pratica di alcuno di detti
vescovi nella musica, o per poca di^
ligenza loro al servigio della cappel-
la, investi di tal carica un cantore
Pontificio, da eleggersi ogni anno
per ordine di anzianità dal collegio
istesso, con tutte le facoltà, autori-
tà e prerogative di quelli, che lo
aveano preceduto. Di questi maestri
però, e di quelli, che si distinsero
nell'arte del canto , e per celebri
componimenti, si parlerà al termi-
ne di questo paragrafo. Ci avverte
l'Adami a pag. 1 1 o , che la con-
gregazione de' nuovi uffiziali si face-
va in casa del Cardinal protettore,
per solito nella mattina della festa
degli Innocenti; che il nuovo mae-
stro assisteva al vespero della cir-
concisione con il precedente, e pren-
deva poi possesso della carica al se-
guente vespero dell'Epifania.
Fu Sisto V che, come superior-
mente si disse, stabilì il Cardinal
protettore al collegio de' cappellani
cantori, colla qualifica di loro giu-
dice ordinario, e pel primo, con am-
plissimo breve del i586, vi nomi-
nò il Cardinal Decio Azzolini di
Fermo. Tuttavolla, nel libro di Ghis-
lino di Ankerts, puntatore del i56o,
si legge essere- stato protettore del
collegio de' cantori il Cardinal Al-
fonso Caraffa, nipote di Paolo IV;
enei libro di Gio. Luigi de' vescovi,
è registrato agli ii dicembre 1576,
il Cardinal Giovanni Moroni ; ma
s' ignora quale autorità avessero,
per essere in que' tempi i maestri di
cappella vescovi assistenti al soglio,
che, secondo le costituzioni de' am-
tori, erano deputati come giudici
38 CAN
del loro collegio. Per morte dell' Az-
zoliiii, Sisto V, nel 1^87, conferì il
protettorato della cappella al Car-
dinal Antonio Mnria Gallo, che eb-
be i seguenti Cardinali successori.
Nel 1 62 1 Francesco Maria del Mon-
te, sostituito da Gregorio XV al de-
fonto Gallo; nel 1627 Lelio Biscia,
per disposizione di Urbano Vili ,
il quale nel i638 gli diede in suc-
cessore il proprio nipote Antonio
Barberini; nel 1671 Clemente X
fece protettore de* cantori Virginio
Orsini, ed in sua morte lo stesso
Pontefice, ai 21 ottobre 1676, vi
surrogò Camillo de' Massimi. Inno-
cenzo XI, nel 1677, dichiarò pro-
tettore Sigismondo Chigi, pronipote
di Alessandro VII; ma essendo mor-
to poco dopo, Innocenzo XI, ai 1 7
giugnp 1778, nominò Felice Rospi-
gliosi , pronipote di Clemente IX ,
cui successe, ai 22 ottobre 1689,
Francesco Maidalchini, nipote della
celebre d. Olimpia, per disposizione
di Alessandro Vili ; il cui nipote
Pietro Ottoboni, ai 27 novembre
1700, fu da Clemente XI nomina-
to protettore della cappella Pontifi-
cia, e ne esercitò la protezione sino
al 174O) epoca di sua morte. Si ri-
leva dalle Notizie di Roma, che
questo Cardinale ricevette altra de-
nominazione , cioè di prefetto dei
cantori cappellani della cappella Pon-
tificia, titolo che pure portò il Car-
dinal Alessandro Albani , nipote di
Clemente XI, che da Benedetto XIV
fu prescelto a successore del defon-
to , esercitando la carica sino al
1779, *" ^"^ cessò di vivere. Fu
allora, che Pio VI sospese la cari-
ca di Cardinal protettore della cap-
pella Pontificia, e ciò fino al 1798.
In questo tratto di tempo i mag-
giordomi, come prefetti de' ss. pa-
lazzi apostolici, e s.uperiori de' fami-
CAN
gUari Pontificii, ebbero cura del col-
legio. Finalmente lo stesso Pontefi-
ce Pio VI, colla bolla Antiquissinia
ea est, dei 3i gennaio 1798, abolì
in perpetuo la detta carica di Car-
dinal protettore della cappella Pon-
tificia, e riunì i cappellani cantori ,
ed il collegio ( come famigliari Pon-
tificii ) alla giurisdizione giudiziale
ed economica di monsignor Ma-
rino Caraffa di quel tempo prefetto
de' ss. palazzi apostolici e de' suoi
successori prefetti del palazzo in per-
petuo, a quella guisa con cui viene
esercitata sopra tutti gli altri fami-
gliari Pontificii.
L* elenco de* maggiordomi è il
seguente: Marino Caraffa, poi Car-
dinale, quindi deposta da lui la sa-
gi'a porpora, gli fu surrogato G, Ga-
votti, che morì nel 1807, essendo
ancor maggiordomo; Naro Patrìzi
poi Cardinale, oggi defonto; A. Ri-
varola, oggi Cardinale; Marazza-
ni^ poi Cardinale ancor egli defon-
to; Del Drago, Patrizi ^ e Fieschi,
tutti Cardinali viventi . L' attua-
le maggiordomo e prefetto de' sa-
cri palazzi apfjstolici è monsignor
Francesco Saverio Massimo. Adun-
que dopo tale epoca la prefettura
non più dai Cardinali , ma venne
esercitata dal prelato maggiordo-
mo [Vedi), il quale in abito pre-
latizio, sedente sul ripiano del tro-
no nella cappella Pontificia, con ta-
volino innanzi, presiede alla ballot-
tazione de' concorrenti al cantorato,
i quali, dopo fatti i consueti espe-
rimenti, cantano ivi una lezione, cui
succede la votazione, che fanno tutti
i cappellani cantori, vestiti con sot-
tana paonazza , e ferraiolone nero ,
assisi ne' banchi de' Cardinali. V.
Jurisdictio S. R. E. Cardinalis pro-
tectoris, et judìcis causar uni colle-
ga cantoruni capellanoruni Roni.
CAN
Pont cum prmlegiorum, et grafia-
rum concessione, ed inoltre il vo-
to nella controversia nata nel col-
legio de* musici Pontificii rimessa
da N. S. Papa Clemente XIII ai
Cardinali Merlini, Castelli, e M. A.
Colonna ad referendum, Romae
1761.
Passando a far menzione degli
uomini illustri ed insigni per digni-
tà, santità, dottrina e scienza mu-
sicale, clic fiorirono nella Scuola dei
cantori^ e nel collegio di essi, senza
nominare un gran numero di Car-
dinali e vescovi, che uscirono dal-
la prima, da questa furono altresì
sublimati al Pontificato , nel 687 ,
s. Sergio I, nel 7i5 s. Gregorio II,
nel 752, Stefano II detto III, nel
7^7, s. Paolo I, che donò un an-
tifonario al re Pipino, s. Leone III,
nel 795, Stefano IV detto V, nel-
r8i6, ambedue entrati nella scuo-
la de' cantori in teneia età , ed
ivi educati; s. Pasquale I neir8i7,
Sergio II, neir844> «• Leone IV,
iieir847; Benedetto III neir855,
Adriano II nell' 867, e altri, come
attestano Anastasio Bibliotecario ,
ruAXHist. de gestis Rom. Pontific. j
Mabillon, Mus. Italie, tom. II, i
Bollandisti nel tom. VII, § 54 , e
l'annaUsta Baronie all'anno 1057.
Sempre i Sommi Pontefici , per
maggior decoro delle funzioni ec-
clesiastiche procurarono di avere i
migliori virtuosi di canto, in servi-
zio della loro cappella, e talvolta ne
domandarono anche ai principi, in-
vitandoli a mandar loro qualche
valente cantore , come si legge di
Leone X , che colla sua lettera ,
Quoniam ad sacra confìcienda, ri-
portata dal Verrepei, nella Raccolta
di varie lettere, richiese al marche-
se di Mantova, Michele Lucche-
se , celebre nella voce di basso, e
CAN 39
nella perizia del canto . L' Ada»
mi , nel libro delle Osservazìo'
ni per ben regolare il canto dei
cantori della cappella Pontificia,
pag. i5g, tesse il catalogo de' no-
mi e cognomi e patria de' cantori
Pontificii , col giorno del loro in-
gresso in cappella, da Paolo III, fi-
no a Clemente XI, estratti dal li-
bro delle costituzioni del collegio,
di cui fu maestro di cappella , dai
libri de' camerlenghi, e de' segreta-
ri! puntatori della medesima cap-
pella, con r aggiunta di alcune par-
ticolari notizie, e coi ritratti de' più
illustri compositori di essa.
I più rinomati professori di mu-
sica, e insigni cantori, che accreb-
bero lustro al collegio, e che lo
arricchirono di preziose composizio-
ni, furono Jacopo Pratense, detto
Juscjuin del Prato, celeberrimo com-
positore di musica, scolaro di Gio.
Okenkeim, e cantore della cappella
sotto Sisto IV, e dal quale impa-
rarono i migliori contrappuntisti: Gia-
como Arkadelt, maestro di cappella
del Cardinal di Lorena, e di tal
merito, che gli stampatori per loro
guadagno davano alla luce opere
di altri, sotto il nome di lui : Bar-
tolomeo Escobedo, valente contrap-
puntista. Ghislino d'Ankerts, ottimo
nel contrappunto: Cristoforo Morales,
autore di grido sotto Paolo III, com-
positore di molte opere musicali, e
del famoso mottetto: Lamentabatur
Jacob, che si canta in cappella nella
IV domenica di Quaresima; Gio.
Pier Luigi da Palestrina, allievo del
fiammingo Meli, compositoi*e della
cappella Pontificia dell'età di ven-
tisei anni, sotto Marcello II, dal
quale ottenne coli' elevato suo inge-
gno, e colla tanto celebrata messa,
che compose a sci voci, di rip*uare
il grave danno, che sovrastava alla
4o CAN
musica ecclesiastica, nella minacciata
proiliizione di essa nelle sagre fun-
zioni. Carico di meriti, e di gloria,
col titolo di Principe della Musica ,
morì nel Pontificato di Clemente
Vili, e fu sepolto per singoiar di-
stinzione nella basilica vaticana ,
della quale era maestro di cappella,
scrivendone fra gli altri le Memorie
storiche^ d, Giuseppe Baini , di cui
si fece menzione all'articolo Canto
Ecclesiastico. Inoltre meritano di
essere ricordati : Alessandro Romano
detto della Viola^ per la soavità
con cui suonava questo strumento,
encomiato compositore di canzonette,
e mottetti; Giovanni Maria Nanino
di Vallerano, scolare di Meli , ed
intimo amico di Pier Luigi di Pa-
lestrina, lodato pel canto, e per le
sue composizioni; Arcangelo Crivel-
li, bergamasco, ottimo tenore, auto-
re di varie opere, alcune delle quali
si cantano nella cappella Pontificia;
Felice Anerio romano, compositore
della cappella, e successoi'e in questa
qualifica del Palestrina , eccellente
nel contrappunto , ne' madrigali ,
e in altre opere; Luca Marenzio
bresciano, chiamato da Raval il di-
vino compositore dì madrigalìj Rug-
giero Giovanelli di Velletri, succes-
sore dei Palestrina nella cappella di
s. -Pietro, profondo nella musica,
meritando fra i suoi componimenti
la preferenza la messa a otto voci,
intitolata: Vestiva i colli, per la sua
perfetta armonia; Girolamo Rosini
di Perugia, ritenuto il primo so-
prano d'Italia, e benché nel pub-
blico concorso pel cantorato, sentito
e applaudito da Clemente Vili, che
assistè al concorso, nondimeno venne
dai cantori spagnuoli escluso per
non essere loro connazionale, giac-
che sino a quel tempo quasi tutti
i soprani erano stati spagnuoli. Mor*
CAN
tifìcato il Rosini si fece cappuccino;
ma venendo il tutto a cognizione
del Papa , commutò il voto già
emesso ad inserviendum capellce
Pontijicice j per cui volle entrare
nella congregazione dell' oratorio ;
Tommaso Ludovico spagnuolo, ce-
lebrato per la sua messa de'mortij ed
altre sue composizioni; d. Odoardo
Ceccarelli da Mevania, non solo fu
egregio compositore di parole latine
per mettere in musica, ma fece un
ristretto delle costituzioni , decreti ,
e consuetudini del collegio, e ne
formò una regola pel puntatore ;
Gregorio Allegri romano, contralto,
valoroso contrappuntista, autore di
varie opere, fra le quali del famoso
Miserercy che ogni anno si suol
cantare due volte nella settimana
santa; morì nel i652, e fu sepolto
nella tomba de' cantori Pontificii,
nella chiesa di s. Maria in Vallicel-
la, ove pure venne tumulato; Bona-
ventura Argenti perugino, egregio
soprano, in riconoscenza di seimila
scudi, che loro donò per compiere
la fabbrica della stessa chiesa; An-
tonio Liberati da Foligno contralto,
buon compositore, ed ottimo teorico,
autore di un Ragguaglio del coro
della cappella Pontificia^ Martino
Simonelli romano contralto, grave
contrappuntista, armonioso, chiama-
to il Palestrina de'suoi tempi, autore
di varie composizioni, che si can-
tano dal coro de' cantori nelle Pon-
tifìcie funzioni, particolarmente la
sequenza, che si canta nel giorno
di Pasqua di Risurrezione; Pasquale
Pifari, di cui scrisse il p. Martini
essere nato il compositore, che più.
da vicino ha rassomigliato lo stile
del Palestrina; d. Gio. Battista Faz-
zini, di cui si cantano messe, ed
altre opere; Leandro Piazza, autore
di varii salmi molto graditi anche
CAN
al dì d'oggi, senza nominare altri,
ed alcuni ancor viventi. Il rino-
malo Nicola Tornelli o Tumclla,
autore di varii lodevoli componi-
menti, non appartenne alla cappella
Pontifìcia, ma fu coadiutore dal
1749 ^^ ^7^4 ^^^ maestro delia
biblioteca vaticana Bencini, indi ri-
nunziò, e parti per la Germania.
§ IV. yércliivìo, esequie , ed altre
notizie de^ cantori Pontificii.
Il celebratissimo archivio del col-
legio de' cappellani cantori , dice il
Chatlard, Nitoi>a descrizione del
Vaticano j e del palazzo apostolico ^
Roma 1766, pag. 72, e 4^^ tomo
II , aveva 1' ingresso nella quarta
porta della sala ducale, sul cui ar-
chitrave evvi lo stemma di Leone
X, ed in quello della porta dello
stesso archivio si leggeva V iscrizio-
ne : archivio de^ Musici cantori della
cappella Pontificia^ ove nelle sue
stanze in armadi si conservavano i
libri, e pergamene di essi. Ora però
tal luogo appartiene alla Floreria
Pontifìcia, dappoiché Benedetto XI V
trasferì l'archivio al Quirinale, cioè
incontro quello della Rota. Questo
archivio è sommamente pregevole
ad onta del deplorato incendio a cui
soggiacque nel sacco dato a Roma
dai soldati di Carlo V, per la mag-
gior parte fanatici luterani. In esso
si custodiscono gelosamente tutte le
bolle Pontifìcie emanate dai Papi
a favore del collegio, le più preziose
composizioni musicali de' migliori
maestri, ed un numero copioso di
quelle fatte da' medesimi cantori,
che appartennero a sì illustre ceto,
e tutte quelle infìne, che servono
per qualunque funzione fatta dal Pa-
pa, o alla quale intervengano i
cantori. Parecchie pur ve ne sono
CAN 4i
in magnifiche pergamene scritte con
bellissimi caratteri , e adornate con
superbe miniature, secondo lo stile
de' tempi. Questo archivio ha i suoi
scrittori , e il custode de* libri. iT.
il tomo VIII del Bollarlo romano
pag. 44o: De vetita ab Innocentio
XI extractione lihrorum niusicaliuni
ex archivio capellce _, tom. IX, pag.
92; Custodia ^ libro rum capellce
Pontificice ab Alessandro Vili in-
culcata, ibid. p. i5o; decreta In-
nocentii XII prò collega cantorum
capellce Pontificice.
L'esequie, che si celebrano in
morte de' cappellani cantori, vengo-
yio descritte dal menzionato Adami
pag. i54, i55, cap. XVI. Il mae-
stro della cappella dà cenno quan-
do si debba da' cappellani sostituti ,
e dagli scrittori cominciare l'introito
della messa, e dopo la funzione egli
ringrazia i maestri di cerimonie,
che avranno assistito in banco a tal
messa. Il numero 854 del Diario
di Roma del 1723, descrive l'ese-
quie celebrate al decano de' cantori,
con r intervento de'ministri , e can-
tori della cappella Pontifìcia.
L' anniversario de' defonti cappel-
lani cantori anticamente si celebra-
va in s. Trifone in Primicero, o s.
Salvatore in Primicero, perchè fab-
bricata da un primicero della chie-
sa romana. Di poi, a motivo della
nuova fabbrica della chiesa di s.
Agostino , si passò a celebiarlo in
s. Gregorio al Monte Celio, e quin-
di nella chiesa del Gesù. Oggi per
altro tanto l' anniversario, quanto
quello per l'anima di Marco Ma-
razzoli si celebrano in s. Maria in
Vallicella, ove i cappellani aìiilori
hanno la sepoltura gentilizia, com-
prata a spese loro. Fu il detto Mar-
co Marazzoli tenore del collegio ,
ottimo cx)mpositore di oralorii, ed
42 CA.N
eccellente suonatore d'arpa, e da
lui stesso venne istituito per testa-
mentaria disposizione l'anniversario
per la propria anima. Per le feste
poi di s. Marta, nella propria chie-
sa presso il Vaticano ( ove era vi
anche l'ospedale pei famigliari del
Papa), il collegio de' cantori si re-
cava a cantare nella messa, e al
vespero, ed essendo' essa festa di pa-
lazzo, il maggiordomo faceva servire
di carrozze i cantori.
In occasione di qualche lieto avve-
nimento per la S. S., i valenti cantori
Pontificii composero apposite musi-
che, come fecero Curzio Mancini, nel-
la messa per la ricuperazione della
città, e ducato di Ferrara sotto Cle-
mente VITI; e Gregorio Allegri can-
tò nel Pontificato d' Innocenzo X ,
Castro riconquistato alla Chiesa.
Matteo Simonelli compose una bella
messa per celebrare la liberazione
di Vienna dalla formidabile poten-
za de' turchi, regnando Innocenzo
XI ; Sante Gargetti scrisse piìi note
per Avignone restituito ad Alessan-
dro Vili. E, per non dire di altri ,
a' nostri giorni d. Giuseppe Baini
romano, per solennizzare la restitu-
zione fatta a Pio VII delle provin-
cie delle legazioni, delle Marche, e
dei ducati di Camerino, Benevento,
e Pontecorvo, compose un solenne
Te-Dcum ad otto voci, diviso in
due cori, e basato sopra le diverse
melodie del canto gregoriano ed
appartenente a tre diversi modi, os-
siano toni al terzo, al sesto , ed al
quarto ; robusta composizione, che
altamente venne encomiata dal nu-
mero 72 del Diario di Roma, del
18 15, pag. 57, e che poi venne de-
dicata a monsignore Naro maggior-
domo, e prefetto del collegio dei
cappellani cantori Pontifìcii. Ma il
Baini è inoltre benemerito autore
CAN
di altre composizioni, fra le quali
del Misererà^ del Dies irae, del
Benedictus gregoriano a sei voci
con coro, e per ultimo del bellissi-
mo Motectiim ad offcrtoriam mis-
sae solemnis in anniversario corO'
nationis ss. D. N. Gregorii XFI
P. M. die VI fehruarii A. D,
1837.
Le dignità del collegio sono : il
maestro, decano, abbate o camer-
lengo, segretario-puntatore, ed il di-
rettore. I partecipanti, che godono
la porzione canonicale, sono i tren-
tadue pili antichi cappellani canto-
ri. Chi compie venticinque anni di
servizio resta giubilato, ed esentato
dal servizio. All'attuale servizio deb-
bono cantare trentadue individui ,
otto per ciascuna delle quattro par-
ti. Vi sono nel collegio anche i cap-
pellani cantori soprannumerarii, per
compiere il numero dei trentadue
esercenti nelle giubilazioni, che av-
vengono. Le cariche minori del col-
legio sono : i deputati per trattare
gli affari i sindaci al camerlengo,
i sindaci al puntatore, e gl'infer-
mieri. Il collegio, per le costituzio-
ni apostoliche, ha il diritto di sigil-
lo grande e piccolo, con l'impron-
ta di Maria ss. Assunta in Cielo ,
titolo della cappella. Il diritto della
immediata e privativa ordinaria am-
ministrazione è di governare se
stesso, ed il diritto di far leggi, e
di multare con pene pecuniarie ed
altre ad arbitrio dei colleghi delinquen-
ti. Da ultimo. Clemente XIII pubblicò
la costituzione, » Cum relinendi
« augendique decoris domus Dei,
w super regimine, et directione col-
» legii cantorum Pontifìciae Cappel-
»> lae , cum opportunis ordinationi-
» bus, pridie Kal. septembris anno
1762".
CANUTO (s). Era secondogenito
CAN
di Enrico il Buono j re di Dani-
iiiaica. Fallo duca di Sleswig, si
adoperò alfinchè la pace, e la giu-
stizia llorissero nelle sue regioni , e
fosse messo un riparo alle ruberie,
che in que' tempi si esercitavano
continuamente. Allorché fu estinta
la famiglia di suo zio Enrico, re
degli slavi occidentali , egli occupò
quel trono; e ne ottenne la corona
dallo stesso Lotaiio II. Ma i banesi
lì ebbero gelosia , ed assassinarono
quest' ottimo re nel giorno 7 gen-
naio dell'anno 1 1 3o. Nel 1 1 7 1 fu
poi canonizzato.
CANUTO (s. ), figlio naturale di
Svenone II, re di Danimarca, fino
dalla tenera età si mostrò adorno
delle virtù le piìi chiare. Avutosi ,
per comune acclamazione, lo scet-
tro paterno, nell'anno 1080, fu suo
primo pensiero il promuovere nel re-
gno la religione cattolica, ornare i
templi di sacri arredi , e procurare
ovunque il maggiore incremento del
buon costume. Ardente com'era di
un santo zelo per la fede, volle
suddite alla religione di Cristo quel-
le Provincie, che soggiogò colle ar-
mi, e glorioso per molte vittorie, e
ricco oltremodo, non si vergognò di
deporre a' piedi di Gesù crocefisso
la regal corona, pregandolo a go-
veinare il suo regno , qual re dei
re e dominatore dei dominanti. Pe-
nitente, contemplativo, benefico, non
fu mai in tutta la sua vita, che
tralasciasse di castigare il suo cor-
po, di esercitarsi nell'orazione, e di
beneficare i poveri. Promulgò alcu-
ne leggi sulle decime da pagarsi al-
le chiese , e sulla osservanza dei
divini ed ecclesiastici precelti, e sic-
come in queste minacciava severe
punizioni ai trasgressori, si attirò
l'odio c(i molti uomini perversi, i
quali cortmiossero la plebe, che tanto
CAN 43
fu accesa, da venite nell'empia de-
liberazione di uccidere il santo re.
In capo ai ribelli fu Olao , fratello
a Canuto, che preso dalla brama
del regno, voltò l' esercito , cui co-
mandava contro a questo innocente
sovrano. Canuto avutone notizia,
anziché accendersi d'ira, pensò af-
fidare la sua causa nelle mani di
Dio, riparò alla chiesa di s. Alba-
no, e munito dei ss. Sacramenti,
quivi appiè dell'altare attese im per-
turbato l'iniqua aggressione. Vi en-
trarono nel fatto gli empi, e dopo
avergli usato mille maniere d'in-
sulti, lo passarono con una lancia, e
colle mani stese sull'ara santamente
spirò. Avvenne la morte di lui il
giorno decimo di luglio dell'anno
1086, secondo ^Inoth. La sua fe-
sta viene celebrata a dì 19 gen-
naio.
CANZIANILLA (s.). F. Canzio.
CANZIANO (s.). F, Canzio.
CANZIO (s.). La storia di que-
sto santo martire va unita a quella
degli altri due suoi fratelli Canzia-
no e Canzianilla. Discendevano dal-
la illustre famiglia romana degli
Anici, ed appartenevano per sangue
air imperatore Carino, protettore dei
cristiani nelle Gallie. Ammaestrati
nella rehgione da Proto, come si
avvidero che Diocleziano incomin-
ciava a perseguitare in Roma i fe-
deli, abbandonarono quella città, e
venduto ogni loro avere, si rifu-
giarono in Aquileia. Ma il flagello
della persecuzione quivi pure arri-
vò, e richiesto l'imperatore da Sì-
sinnio, generale dell'armata, e da
Dulcidio, governatore di quella pro-
vincia, come avessero da condursi
verso personaggi di così allo alliu'e,
rispose che si decapitasseio ove non
volessero sacrificare agli dei. Men-
tre (juesti santi fratelli partivano da
44 CAO
Aqaileia , furono arrestati dal ge-
nerale , 0 poiché negarono risolu-
tamente di prestare omaggio alle
false deità, furono decapitati insie-
me a Proto, loro maestro, che li
avea del continuo seguiti. Il loro
glorioso martirio accadde nell' anno
3o4> e se ne celebra la v memoria il
giorno trigesimo primo di maggio.
CAO Benedetto, Cardinale. Be-
nedetto Cao, detto anche Cajo, nacque
in Cagliari di Sardegna da certo
Anastasio. Era dei Porpoiati di san
Gregorio VII, come Cardinal prete
di s. Prassede, della quale ristaurò
ed abbellì il sepolcro ; poi a como-
do del contiguo monistero, vi eres-
se un chiostro. Morì nell'anno 1087,
ed ebbe tomba all' ingresso dello
scurolo, o confessione di s. Prasse-
de, con breve iscrizione.
CAORLE, Capraia. Città vesco-
vile del regno lombardo-veneto, si-
tuata in una piccola isola malsana,
alla foce di due rami della Liven-
za, fra i porti di s. Margherita, e
di Falconerà, soggetta al distretto
di Portogruaro. Essa fu bella, gran-
de, e ricca città, come attestano an-
che alcune superstiti iscrizioni , e
nell'epoca de' romani fu chiamata
con diversi nomi, quando essi an-
coravano le loro flotte nel porto
Komantino, ora Falconerà, 238 an-
ni innanzi la nascita di Gesù. Cri-
sto. Nell'invasione de' barbari , sin-
golarmente del feroce Attila, si ri-
fugiarono in questa città gli abi-
tanti della distrutta Concordia, e di
altre città del Trevigiano, che ave-
vano provato il ferro, ed il fuoco
dell'Unno conquistatore. Divenuta
perciò pili ampia, fortificata, ed opu-
lente, si sviluppò in essa la prima-
ria forma del governo repubblica-
no, e i padri della patria nell' isti-
tuire le magistrature, vi presero il
GAP
nome di consoli. Quindi passando
a far parte della repubblica vene-
ziana, concorse all^inaemento della
sua potenza ; ma la sua decadenza
ebbe principio allorquando il doge
da Eraclea, o Città-Nova ti-asferi
prima a Malamocco, poscia a Rial-
to la sua residenza. Nell'anno 84^
soggiacque all' incendio, e al saccheg-
gio dei corsari narentini, e slavi
usciti dall' Illiria, ed altrettanto sof-
frì nel 1289 dalla squadra di Trie-
ste, disastro che provò per la terza
volta nel i38o, allorché il famige-
rato Andrea Doria, ammiraglio dei
genovesi, con sessanta galere, sfogò
il risentimento, che lo animava con-
tro i veneti. Caorle provò altre
sventure, e vicende, che la condus-
sero alla sua rovina.
Fu decorata della sede vescovile
sino dall'anno 598 secondo Noris ,
e Commanville , sebbene l' Ughelli
riferisca che Giovanni II vescovo di
Concordia, vi trasportò la sua sede
episcopale nell'anno 60 5, per non
comunicare cogli scismatici della sua
diocesi, e vuoisi che fosse suffraga -
nea piuttosto di Grado, che di
Aquileia, passando poi sotto la giu-
risdizione della chiesa di Venezia.
Vanta un buon numero di vesco-
vi. La cattedrale è dedicata al pro-
tomartire s. Stefano, del quale si
pretende possedere 1' insigne reli-
quia della testa. Ora non ha più il
capitolo, altra volta copioso, ed ev-
vi un arciprete con sacerdoti pel
sagro ministero, e cura d'anime.
CAPACCIO {CapiUaq aea.). Città
con residenza vescovile nella provin-
cia del principato citeriore, nel re-
gno delle due SiciUe, chiamata an-
che Caput Aqueum, posta nel de-
clivo del monte Calimarco in vista
del littorale, tra le foci del Silaro,
e del Solofone. Dicesi Capaccio
GAP
miovOj essendo a poca distanza il
villaggio di Capaccio vecchio, di-
strutto nel XIll secolo dall'impera-
tore Federico II, e che esisteva su
d' una montagna . L'odierna città
appellavasi San Pietro, ma ne cam-
biarono il nome gli abitanti di Ca-
paccio vecchio, che ivi si rifugia-
rono. Poscia ebbe il titolo di du-
cato.
Dopo che l'antica, e vicina città
episcopale di Pessi fu rovinata, nel-
l'anno 93o, fu trasferita la sua se-
de a Capaccio vecchio, ove tuttora
esiste la cattedrale, essendo il ve-
scovo suffraganco della metropoli di
Salerno. Essa è una delle più belle
del regno, ed è dedicata alla beata
Vergine Assunta in cielo, detta del-
la Granata. Anche in Capaccio nuo-
vo evvi un duomo di recente co-
struzione, e v'hanno inoltre parec-
chie altre belle chiese. II suo capi-
tolo consiste in quattro dignitari!,
cioè r arcidiacono, il decano, il pri-
micerio, e il cantore senza preben-
da. Non vi sono ne il teologo, ne il
penitenziere, servendo tutti ad ono-
re del culto divino. Sono dispensati
dalla residenza , egualmente che il
vescovo, a cagione dell'aria malsa-
na. Il vescovo è obbligato a pon-
tificare nella vecchia cattedrale per
la seconda festa di Pasqua , ed
in diversi tempi dell'anno, col capi-
tolo deve recarsi in Capaccio nuovo
a celebrarvi le sagre funzioni. La
diocesi è vasta , ha alcune confra-
ternite, ed un solo convento di re-
ligiosi. II seminario sta in un luogo
della diocesi, chiamato Novi , e le
tasse per le bolle ascendono a 3oo
fiorini.
CAPARCOZlA,o CAFARCOZIA.
Città episcopale di Galilea nella se-
conda Palestina , diocesi di Geru-
salemme, sotto la metropoli di Sci-
CAP 45
lopolì. Questa pero deve essere Car-
phathns seu Capharnaum, eretta
nel VI secolo sotto la detta metro-
poli.
CAPECE Zurlo , Giuseppe Maria
Cardinale. Giuseppe Maria Capece
Zurlo nacque in Napoli da famiglia pa-
trizia ai 3 gennaio 171 1, e per la sua
indole religiosa professò la vita dei
chierici regolari teatini. Il reFerdinan-
do IV lo nominò al vescovato di Calvi,
preconizzandolo il Pontefice Pio VI,
e poi alla chiesa arcivescovile di Na-
poli, a cui lo stesso Papa lo trasferì
nel concistoro del 16 dicembre 1782,
nel quale lo creò pure Cardinale
dell' ordine de' preti , conferendogli
il titolo di s. Bernardo alle Terme.
Adempì gli obblighi di sollecito pa-
store, insegnando pubblicamente la
dottrina cristiana ai fanciulli, ecci-
tandoli ad udirlo con premii, ed e-
sercitandosi nelle cure del suo mi-
nistero. Fu benemerito della catte-
drale di Napoli, ornandone la fac-
ciata di stucchi con disegno gotico,
e facendovi diverse comodità. Acca-
duti, nel 1799, i tumulti e le no-
te rivoluzioni , soggiacque a penoso
esilio nel monistero di Montevergi-
ne, che soflrì sino alla sua morte,
ivi accaduta ai 3i dicembre i8or,
nell'età di novanta anni. Quindi cele-
brate le consuete esequie nella cat-
tedrale, secondo la testamentaria dis-
posizione, fu tumulato nella chiesa
di s. Paolo de' teatini, nella cappel-
la gentilizia della famiglia , ove il
nipote gli eresse un magnifico ce-
notafio, colla statua al vivo esegui-
ta dal Sammartino, e coli' elogio di
d. Francesco Rossi, come si ha dal
Loreto, Memorie storiche degli ar-
civescovi di Napoli^ quivi stampate
nel 1839.
CAPELLI. Propriamente pelo del
capo umano, capilli. Tutta poi la
46 GAP
capellatura, o capelliera, chiamasi
ccesarìes y coma, capillitìum. Pure
appellasi capelliera anche una gran
quantità di capelli posticci, calien-
drum, e talora per capelli s' intende
eziandio ogni pelo, che è per la vita.
Arricciarsi i capelli ( stare comas )
non solo si dice quando ciò si fa
con uno strumento, ma per espri-
mere qualche gran paura, in cui
questi si rizzano. Di cesi finalmente
capelluto [comatus yCrinitus) quegli,che
ne ha molti. I mori hanno i capelli
cos\ ricci, che assomigliano alla la-
na nera. I capelli come i peli, han-
no una organizzazione interna, e
una maniera particolare di crescere,
ed il celebre Vauquelin ha fatto di-
hgenti ricerche, ed analisi delle so-
stanze, di cui sono composti. Nel
settentrione i capelli degli uomini
sono biondi ordinariamente, e lisci,
mentre più sovente sono neri nei
paesi meridionali. 11 colore dei ca-
pelli ha molta relazione con quello
della pelle, dappoiché se questa è
di color bruno, i capelli sono d'or-
dinario neri, e i capelli biondi o
castagni non si veggono se non in
quegl' individui, che hanno la pelle
bianca. Ai più belli tra gli dei, ed
anche alla maggior parte degli eroi,
si è data la capigliatura bionda.
Gio. Battista Thiers, nella sua Sto-
ria delle Perrucche ( Vedi), le quali
furono inventate in Francia nel 1629,
dice essere esse state usate dai cortigia-
ni per delicatezza, e per non istare
innanzi ai padroni col capo scoperto.
1 capelli neir avanzarsi coli' età
s' incanutiscono, e divengono bian-
chi, talvolta innanzi tempo, in altri
più tardi, come lo fu di Alessandro
VII, che appena fu canuto nella
maggior età, e da ultimo in Pio
VII. Ne mancano fenomeni per cui
istantemente o i capelli caddero
GAP
senza più ritornare, o s' imbianchi-
rono per qualche paura, infermità,
o straordinario avvenimento. Aven-
do Luigi il Severo, duca di Baviera
[Fedi), scoperto, ch'era innocente
la propria moglie che avea fatto uc-
cidere, ne provò tal dolore, che di
repente i suoi capelli incanutirono. Il
Cardinal Ottavio Bandini, decano del
sagro Collegio, di cui era l'orna-
mento , nel conclave per morte di
Gregorio XV, dovea essere eletto
Papa, come gli avevano promesso
i Cardinali ; ma avendo invece rice-
vuti nello scrutinio pochi voti, ne
concepì tal rammarico, per la vee-
mente impressione concepita di aver
perduto l'alto concetto , cui godeva
presso i suoi colleghi , che essendo
di capello biondo, in una sola notte
divenne affatto canuto. Altri però
raccontano che tal fenomeno acca-
desse per aver assicurato il Cardi-
nal Sauli che sarabbe stato eletto
Papa, ciò che non ebbe effetto per
avergli mancato nelle promesse i
suoi colleghi, come afferma V Ami-
denio nelle vite mss. de'Cardinah.
Gli ebrei portavano i capelli lun-
ghi, come naturalmente crescevano.
Era loro proibito di tagliarli tondi
come gli arabi , gli ammoniti , i
moabiti , ed altri popoli, i quali co-
sì li portavano per imitare Bacco,
che avea usata in tal modo la ca-
pigliatura. In oltre era vietato agli
ebrei tagliarsi i capelli in onore del
morto , cioè di Adone : i sacerdoti
se li facevano tagliare non coi ra-
soi , ma con forbici , mentre erano
occupati ogni quindici giorni nel
servizio del tempio. Abbiamo dal
capo VI de' Numeri, che i nazare-
ni, i quali erano come religiosi tra
gli ebrei, dovevano portare la zaz-i
zera, cui non potevano tagliare, fin-
che non deponevano il nazareato,
GAP
che talvolta era di mesi , di anni ,
ed anche per tutta la \ita. Nel fine
poi del nazareato si radevano i ca-
pelli, e si abbruciavano : cerimonia,
clie era accompagnata dai sagrifìzii.
Gli asiatici , gli africani , ed al-
cuni popoli di Europa portavano
lunghe capigFiature; mentre i greci,
meno i lacedemoni, nonché i roma-
ni portavano capelli corti. Questi
ultimi però in tempo di lutto la-
sciavano crescere la barba, e i ca-
pelli, come fecero Giulio Cesare, ed
Augusto per triste novelle. Abbia-
mo da Svetonio, che Cajo impera-
tore soleva per ischerno far radeie
i capelli ai giovanetti , cui incontra-
va colla chioma lunga. Nell'Asia,
sino all' introduzione dell' islamismo,
tutti usarono capigliature lunghe; e
i re persiani portavano parrucche
e capigliature posticcie. 1 romani sul
finir della repubbhca, e sotto l'im-
pero adottarono il costume di ac-
conciai-e, e di arricciare, e profu-
mare i capelli come gli asiatici .
Ovidio , Giovenale ed altri fanno
menzione de' vecchi , che portavano
capelli biondi posticci , per compa-
rire giovani. I gentili avevano per
costume di porre le loro dee alla
toletta, e di ornarle di chiome fit-
tizie , come facevano colla dea Ci-
bele i suoi sacerdoti, chiamati ca-
pìllati. I latini appellavano orna-
ti ì ci quelle, che fra le donne di ser-
vizio aveano la cura di acconciare
la testa alla padrona , ed erano le
domestiche piìi distinte e civili. Del
loro impiego, e degli strumenti, (he
adoperavano , tratta a lungo il Pi-
gnoria , De servis , e il Reinesio
nelle sue Epistole. Il Guasco in una
sua dissertazione , stampala in Na-
poli nel 177^^, trattò delle ornalri-
cij e de' loro uffizi i, ed insieme del-
la superstizione de' gentili nella chio-
GAP 47
ma, e della coltura della medesi-
ma presso le antiche dame romane.
Gli antichi galli riguardavano i
lunghi capelli come segnale di ono-
re , e di libertà ; ma Cesare dopo
averli soggiogati , fece loro recidere
le chiome. Tuttavolta in Francia la
lunga capellatura continuò per molto
tempo ad essere distintivo tra' fran-
chi , mentile i popoli vinti venivano
costretti a portare capelli corti. Ta-
cito, parlando de' costumi de' germa-
ni, dice che i capi della nazione por-
tavano lunghe chiome. Gli antichi
aspersero i capelli con limature, e
polvere d' oro , acciocché riflettendo
sui loro capi i raggi del sole, sem-
brassero più brillanti ; ciò pur fecero
alcuni imperatori romani , fra' quali
Lucio Vero, Commodo e Gallieno. Più
tardi venne l'uso della polvere di
cipria, che Clemente XIV proibì
alle educande ne' monisteri. Nei pri-
mitivi tempi del cristianesimo, gli
ecclesiastici ad esempio degli schiavi,
che portavano il capo interamente
raso, cominciarono a radersi , affine
di dimostrare più evidentemente la
servitù spirituale, ne conservarono
che un cerchio, o una corona di
capelli all'intorno sì affine di signi-
ficare il sacerdozio, e il regno della
Chiesa, sì per non mostrar d' imita-
re i giudei che al termine del na-
zareato si radevano tutta la testa, e
sì in fine per non seguire la super-
stizione de' sacerdoti d' Iside, di Se-
rapide, ed altri, i quali si radevano
non solo i capelli , ma tutti i peli
del corpo, oltre di che vollero aver
nella corona una perenne memoria
di quella di spine, che fu posta al
Redentore. L' apostolo s. Paolo , il
quale osserva la cura che pìgliansi
le donne de' loro capelli , dice essere
vergognoso all'uomo il lasciar cre-
scere i suoi. Un tal punto erudita-
/
43 CAP
mente è trattato dal Sarnolli nelle
sue Lelt. eccl. t. V, lett. II, Che V uo-
mo non deve orare col capo coperto ^
ma sì la donna. Parecchi autori so-
stengono, che mentre s. Pietro predi-
cava in Antiochia, venisse tosato per
dispregio , e scherno da' nemici del
vangelo, e quindi ne avesse origine la
chierica [Fedi) degli ecclesiastici nel-
la sommità del capo, dal medesimo
santo Pontefice comandata. Vi si
oppongono però alcuni critici, soste-
nendo, che la tonsura [Fedì), nel-
la sommità del capo sia incomincia-
ta soltanto dopo il V secolo, essen-
do difficile a credere, che mentre nei
primi secoli tanto infuriati erano i
pagani contro i cristiani , dovessero
gli ecclesiastici portare un sì palese
contrassegno della loro dignità. Si
dee qui avvertire, che la tonsura dei
chierici fu distinta da quella de' mo-
naci, perchè questi usarono radersi
non solo nella sommità della testa,
ma quasi tutto il capo, a significare
la professione loro di una vita soli-
taria , e di penitenza , perchè il ra-
dere il capo fu simbolo di mesti-
zia , e di pianto. Che se alcuni an-
tichi padri riferiscono agli apostoli
l'origine della tonsura, ciò si può
intendere, non di quella della som-
mità del capo, ma bensì del precetto
de' capelli tondi, e corti, ciò che in
quei tempi era commie a tutti i
cristiani, dai quali rimase l' uso sol-
tanto ne' chierici, che per lo tagliare
che fanno intorno i capelli ad uso
di corona , si dicono pur coronati.
Che anco i vescovi portassero altre
volte la corona, lo riferisce s. Agostino
nell'epistola 147, dicendo, che quan-
do il popolo chiedeva premurosa-
mente qualche cosa dal proprio ve-
scovo, soleva scongiurarlo per la sua
corona di capelli. /^. Beda, De geslis
anglorum^ lib. V, cap. 22.
CAP
Alcuni vogliono, che s. Anacleto,
Papa dell'anno io3, ordinasse, che
i preti non nudrissero la chioma;
altri dicono, che ciò comandasse s.
Aniceto, eletto Pontefice nell'anno
167, imponendo ai chierici, che do-
vessero portare la chierica sul capo,
locchè altri attribuiscono al principe
degli apostoli. F. il Constant. Epist.
rom. Pont, tomo I, p. 76. Fatto è,
che parecchi Sommi Pontefici , ed
un' infinità di concilii , e principal-
mente il quarto di Cartagine del
253, il trullano del 692, e quello
di Trento, sess. i4, e. 6, De reform.
hanno ordinato ai chierici di porta-
re i capeUi corti, ed il trullano ful-
minò la scomunica agli ecclesiastici,
i quali con arte coltivassero i capelli.
Fra i cristiani in generale la rasui^
del capo fu segno di mestizia, giac-
ché il concilio toletano terzo, e. 12,
come riporta il Chardon, Stor. dei
Sagr. t. II, p, 124, ordinò che a'pul>
blici penitenti si tagliassero i capelli
o dal vescovo, o da un sacerdote, e
così facessero penitenza nella cenere e
col cilicio. F. V articolo Ceìveri. Ne
si ha da tacere, che anche i vescovi
si radevano gran parte del capo, co-
me attesta s. Gregorio Nazianzeno,
oratione in Maximum. F. il p. Me-
nocliio. Trattenimenti eruditi ^ t. IH,
pag. i4i, in cui al capo 83, tratta,
Qaal fosse t uso degli antichi eccle-
siastici circa la tosatura de' capelli^
e della barba. S. Bernardo, De consi-
deratione 3 inculcò a Papa Eugenio
III, creato nel i n^S, che non amme-
tesse nella corte fra i suoi cubicula-
rii, comatulos puerosj comptos ado-
lescentes. Giulio II, nel i5o3, si
turbò nella Cappella Pontificia per-
chè il giovanetto, che recitava il
discorso , portava i capelli lunghi
colla zazzera; laonde ammonì il p.
maestro del sacro palazzo , perchè
GAP
non più ne ammettesse alcuno nel-
la Cappella in tal modo.
I monaci, i quali abbandonavano
il mondo , si tagliavano i capelli a
dimostrare la rinunzia a tutti gli or-
namenti mondani, ed il formale voto
di piena soggezione ai loro superiori.
Della rasura de' monaci trattano san
Basilio in regala monachorum _, e
S.Paolino neW epistola 7. Narra Sal-
viano, lib. Vili, De vero judicio^ et
provideiitia Dei, che i popoli del-
l' Africa, massime quei di Cartagine,
perchè schernivano la tonsura dei
monaci, e facevano loro delle ingiu-
rie, furono puniti coli' invasione van-
dalica. Piiguardo alle vergini a Dio
consagrate , 1' uso di conservare , o
tagliare i capelli , era differente se-
condo i luoghi. In Milano ed in A-
frica si conservavano i capelli e li
portavano sciolti per mostrare che
erano, secondo la parola dell'apostolo,
fidanzate a Gesù Cristo, e che av^
vano rinunciato ad ogni altro sposo,
licitato Menochio, parlando al e. 82,
deW uso antico ;, e moderno del ta-
gliarsi i capelli alle donne, che pi-
gliano V abito religioso , dice fra
le altre cose , che s, Girolamo , nel-
r epistola 4^5 racconta essere costu-
me ne' monisteri di Egitto e di So-
ria, che quelle vergini, o vedove, le
quali prendevano 1' abito monastico,
lasciassero , che dalle superiore dei
monisteri, fossero loro tagliati i ca-
pelli. Poco dopo tal tonsura usavano
di andare col capo velato , per pu-
lizia, non servendosi le monache di
quelle lavande, ed unzioni del capo
praticate dalle donne secolari. Ag-
giunge in oltre il s. Dottore, che facen-
do le religiose professione di rinun-
ziare alle pompe, ed ai piaceri mon-
dani, conculcando il secolo, era ra-
gionevole, che si privassero de' ca-
pelli, i quali tanto servivano a col-
voL. vin.
GAP 49
tivare la vanità, come ornamento
delle donne assai stimato, ritenendosi
da Apuleio essere la capigliatura uno
de' principali fregi delle femmine. Però
r imperatore Teodosio, nel 890, pub-
blicò una legge, in cui si proibisce ri-
gorosamente alle donne di tagliarsi
i capelli, sotto pretesto di fare pro-
fessione religiosa, ed ai vescovi è vie-
tato di ammetterle in tale stato ai
sagramenti della Chiesa. Questa dispo-
sizione è uniforme al canone del con-
cilio di Langres, che vieta alle donne
radersi i capelli per motivo di pietà.
V. Monache.
Il consagrare i proprii capelli a
Dio, sicome facevano i nazareni, co-
me si disse superiormente , secondo
s. Cirillo, gli ebrei lo appresero da-
gli egizii, che lo praticavano co' loro
dei. Certo è , che fu rito de' gentili
tagharsi i capelli, e dedicarli ai nu-
mi , che adoravano. Plutarco dice ,
che quando Teseo uscì dalla pueri-
zia, consagrò ad Apollo le primizie
delle sue chiome. Svetonio racconta
nella vita di Nerone, la cerimonia
di offrire i primi capeUi, e la prima
barba (Vedi), a Giove Capitolino,
come fece quell' imperatore , che la
prima lanugine del suo volto fece
porre nel tempio capitolino, entro
un vaso d' oro , ornato di gemme.
Marziale, parlando di quel liberto,
che offr\ agli dei i capelli di Domi-
ziano in un vaso d' oro , si espresse
col seguente distico :
Accipe laudalos juvenis Pkaebeie
crines
Quos tibi Caesarius don^t habere
piier.
Somigliante cerimonia si usò an-
cora fra i cristiani , dappoiché Co-
stantino Pogonalo, cioè BarbatOy im-
peratore de' greci, per la stima, che
faceva del Pontefice s. Benedetto 11,
i
5o GAP
creato nel 6B4, gli mandò le chio-
me di Giustiniano , ed Eraclio suoi
figliuoli, ciò che in quel tempo si-
gnificava consegnarglieli per figli, af-
finchè come padre spirituale , ubbi-
dfssero, amassero e riverissero il ro-
mano Pontefice . Benedetto II rice-
vette tali capelli con tutta solennità
alla presenza del clero, e dell' eserci-
to. V. il Baronio all'anno 684, n. 7,
e Paolo diacono, De gestis longohard.
lib. 6, e. 53. Quest'ultimo inoltre
riferisce, che Carlo Martello , mag-
giordomo del palazzo di Francia ,
mandò Pipino suo fìghuolo a Luit-
prando re de' longobardi , ,acciocchè
questo principe secondo il costume ,
ricevendo i suoi capelli, e tagliandogli
la zazzera, divenisse suo padre spiri-
tuale. E difatti rimandoUo in Fran-
cia , carico di preziosissimi doni. Il p.
Menochio, nelle sue Stiiore tomo II,
p. 2 8 8, tratta del rito di mandare i
cappelli al Papa.
Era altresì uso presso gli anti-
chi il tagliarsi alcuni pochi capelli
per attestare la vei-acità delle paro-
le, e delle promesse loro. Perciò il
conte di R^otron, confuso dai rim-
proveri per aver posto in carcere il
vescovo di Mans Idelberto , ordinò
di farlo uscire di prigione, e per
contrassegno di sincera risoluzione,
si recise una parte de' suoi ca-
pelli, e l'inviò a sua madre, come
abbiamo da Ducange. Yi fu un tem-
po 5 che si giurò sui capelli , come
poscia si giurò sul proprio onore. II
tagliare i capelli ad alcuno, in altre
epoche, si riguardò come una degra-
dazione , o un avvilimento , locchè
praticossi anche co' sovrani detroniz-
zati , i quali spesso si confinavano
nei monisteri. Quando ne' bassi tem-
pi si formavano le congiure^, i cospi-
ratori dovevano tagliai'si vicendevole
mente i capelli. Fredegonda tagliò
GAP
essa medesima i capelli ad un aman-
te di suo genero, e poi li fece sos-
pendere nella camera di lui, lo che
sembrò allora cosa orribile. Fu piìi
strano il pensare degli antichi fran-
cesi, che considerarono siccome pu-
litezza lo strapparsi un capello in-
contrandosi con un amico, e quindi
offrirglielo. I capelli lunghi fuiono
moda sotto la prima schiatta de' re
francesi; e dal re, e dai suoi parenti
erano portati lunghissimi , mentre i
nobili li portavano in proporzione
della loro nascita. Garlo Magno portò
i capelli corti, e suo figlio Lodovico
Pio li ebbe più corti del padre. Sotto
Ugo Gapeto s' incominciò a portarli
un po' pila lunghi, a hvello delle spalle,
onde gli ecclesiastici vi si opposero
con tutto lo zelo, per cui nel regno
di Luigi // Giovane^ nuovamente si
accorciarono ; ma in quello di Filip-
po Augusto si lasciarono crescere, fìn-
^è tornò la moda di tagliarh sino
alla fine del regno di Luigi XII,
nel XVI secolo ; onde Francesco I,
che, nel 1 5 1 5 , gli successe, si tagliò
i capelli coiti , lasciò crescere assai
la barba, e fu da tutti imitato.
Luigi XIII, che sah sul trono nel
1610, amò molto i suoi capelli, e fu
cagione , che si portassero lunghi, e
molto più Io furono sotto Luigi
Xl\. Nella sua minorità ebbe princi-
pio l'uso di porre la polvere di cipria
sui capelli, e sotto i regni di Luigi
XV , e XVI nel decorso secolo , si
cominciò ad anicciare i capelli in
diversi modi ai lati , e a chiudersi
quelli di dietro in un sacchetto, chia-
mato bolsa da capelh. Tolta però
questa, rimasero legati con fettuccia
nera , a forma di codino. Soltanto
ntl declinar del detto secolo, colla
rivoluzione s' introdusse l' uso dei
capelli corti e dritti nominati alla
Titus^ e di quelli allicciati nella for-
CAP
ma delta alla Caracalla. E siccome
i due Bruti romani, per la loro an-
tica rivoluzione romana, erano i pro-
totipi della repubblica francese, ogni
vero repubblicano doveva allora por-
tare l'assetto, o per meglio dire, il
rubbuffamento de' capelli in capo,
senza compostezza , e senza polvere
di cipria tenendoli neri , e mal or-
dinati , al modo che dai busti sono
rappresentali i due Bruti predetti ,
che si conservano nel campidoglio
romano. V. Jo. Henningii, Tricholo-
già, id est de capillis veterum col-
lectanea historico-phìlologica, Mag-
deb. 1678. Narra Svetonio , e. 18,
che Domiziano pubblicò un libro
Ve cura capìllorum. Teitulliano, De
jejuniis , e. 16, parla de' sacerdoti ,
qui in idolis comandisi, et aris or-
nandis Ioli eraiit. V. Fea tom. II,
edit. Horatii 177.
CAPHARTUTE. Città vescovile
della Mesopotamia , nella diocesi di
Antiochia.
CAPHTOUM. Sede episcopale
della diocesi di oriente, che T Asse-
mani reputa essere una città dell'As-
siria nell'Adiabene.
CAPILISTIO o CAPODILISTA
Gabriele, Cardinale. Gabriele Capi-
listio nobile di Padova si distinse
per la sua straordinaria dottrina le-
gale, e singolare religione. Si trova
ascrìtto fra i Porporati di Clemente
y. Papa del i3o5. La promozione di
lui però è molto dubbia; poiché
tutte le prove si appoggiano all' in-
certa testimonianza del solo Scar-
deonio, il quale allegando 1' archivio
del patriarcato di Venezia, dice es-
ser lama, che vi si conservi l'autentico
documento di tale promozione.
CAPIS Pietro, Cardinale. V.
CuAPrEs.
CAPISTRANO. V. Giovanni (s.).
CAPITOLARI. Questo termine,
CAP
che in generale significa un libr
diviso in molti capitoli, è stato ap-
plicato principalmente alle leggi si
civili , che canoniche, e più partico-
larmente sotto i re franchi della
dinastia de' Carlovingi , quando si
formavano le leggi nelle assemblee
dei vescovi , e signori del reame.
Tali sono i Capitolari di Carlo
Magno, di Lodovico Pio, e di Carlo
// Calvo ce. I vescovi compilavano
per articoli i regolamenti spettanti
alla disciplina della Chiesa, estratti
per la maggior parte dagli antichi
)i^
canoni. I signori redigevano le or*
dinanze a tenore delle leggi,
e dei
costumi; ordinanze che confermate
dalla regia autorità si pubblicavano,
e facevansi eseguire; onde il diritto
francese antico consisteva in questi
capitolari , che furono in vigore
nella Francia, ed in Germania fino ai
primordii del XIV secolo. Raccolti
furono dal Baluzio, e da altri dotti
francesi vennero con molta cura illu-
strati. I Capitolari si distinguono in
tre specie, secondo le materie; cioè,
quelli che riguardano le cose eccle-
siastiche, e che si considerano per
altrettanti canoni; quelli, che ap-
partengono a materie secolari gene-
rali , e che formano delle leggi ; e
quelli , che trattano di alcune per-
sone, ed altro, i quali sono regola-
menti particolari.
Ne' bassi tempi in Italia si chia-
marono Capitolari un diploma, una
carta pubblica, ed anche un Hbello,
vocabolo, che trovasi pur usato in
qualche atto di Radichiso, principe
di Benevento. Capitularium^ come
riporta il Macri, era un libro nel
quale si contenevano i tributi , e s.
Gregorio turonese, hb. IX, parlando
di questo vocabolo dice : oslendenx
capitulariuni in quo tributa conti'
iu'banturj e si(x:onie enmvi registrati
i
^2 GAP
i tributi imposti sopra le teste, si
appellò anche Capilulare. CapitU'
larium adunque fu precisamente
detto il libro censuale, in cui si
descrivevano tutti i contribuenti,
come capitula chiamavansi le pre-
stazioni, che da ciascuno de' censiti
si dovevano pagare. Capitolari linai-
mente furono nominati eziandio i
libri delle città, nelle quali erano
descritti i loro decreti , e statuti.
CAPITOLIAS. Città vescovile del-
la seconda Palestina, chiamata anche
Capitolissasj nella diocesi di Geru-
salemme, sotto la metropoli di Sci-
topoli, la cui sede fu istituita nel
VI secolo, e nel XII divenne un
arcivescovato titolare.
CAPITOLO {Capitulum). Ter-
mine ecclesiastico, o piuttosto litur-
gico, del breviario, il quale signifi-
ca le piccole lezioni delle ore, che
si dicono da un solo, in fine di cer-
ti uffizii. Il ven. Beda vuole, che il
rito di recitare parecchie volte il
giorno, cioè a tutte le parti dell'of-
ficio divino , dei Capitoli , o piccoli
capi della sagra Scrittura, derivi da-
gli ebrei, i quali dal tempo di Esdra
leggevano quattro volte il giorno
qualche cosa dei libri della legge.
Il Macri, Notizia de vocaboli eccle-
siastici, Bologna 1682, dice, che il
Capitolo è quella lezione breve del-
la santa Scrittura, che si suole re-
citare in tutte le ore canoniche do-
po i salmi, chiamato da Rodolfo,
e da Graziano collatio, errore che
corresse il Suarez, lib. IV, de hor.
canon, cap. II, num. 19, dovendo-
si dire collectio. Ugone lo appella
capitale, altri lo dicono lectiimcu-
la, ed anche versus, e il Garampi,
Memorie eccl. p. 186, capitula e
capiiella, nomi che in alcuni anti-
chi libri hturgici indicano i versetti
estratti dai salmi, e dalle divine
CAP
Scritture. Gregorio turonese lo chia-
mò capitellium, spiegandosi questa
voce pure pel capo di un libro.
Nelle regole di s. Benedetto dicesi
lectioj nel rito Ambrogiano episto-
lella, perchè in quel rito la voce
Capitolo significa certi versetti del
salterio.
L'autore di questa lezione nelle
ore di terza, sesta e nona , è stato
s. Ambrogio, la quale poi il conci-
lio agatense ordinò si dicesse dopo
i salmi , Can. convenit. d. 5 , de
consecr. Non si domanda la bene-
dizione prima di cominciare il Ca-
pitolo, come si fa nelle altre lezio-
ni, perchè per l'ordinario suolsi di-
re dal superiore, che rappresenta la
persona di Cristo, ovvero l' ebdo-
madario del coro, che sta in vece
del superiore. Né anche si recita
l'autore di esso, perchè riunendosi
il clero alle ore canoniche, si sup-
pone che il conosca, come si espri-
me il citato Ugone, De off", cap. 3,
anzi si diceva ordinariamente a me-
moria, e in alcuni luoghi in mezzo
del coro. Per la medesima ragione
alfine del Capitolo non si dice: Tu
auteni. Domine, miserere nobis.
Il Capitolo delle laudi, di terza, e
del vespero suol essere il medesimo
della festività, perchè in quelle ore il
popolo è più frequente in chiesa, mas-
sime neir ora di terza, che si canta
immediatamente innanzi la messa.
Nella compieta, fuori dell' ordinario,
si dice il Capitolo dopo l' inno, per-
chè essendo questo simbolo di vit-
toria, e la compieta significando gli
eletti, questi non hanno bisogno di
esortazione alla vittoria, che già han-
no sostenuta contro le passioni. Nel
triduo della settimana santa si tra-
lascia il Capitolo, dovendosi dal su-
periore o ebdomadario rappresen-
tare, come dicemmo, il Redentore,
GAP
che tacque nella sua passione. Al-
trettanto si fa neir uffizio de' defon-
ti, perchè rappresenta la morte di
Cristo. Quando il vescovo celebra
pontificalmente il vespero o terza,
dovendo dire solennemente la mes-
sa, il Capitolo si canta dal suddia-
cono , nel luogo ove si suol dire
l'epistola; ma se solamente assiste
parato con piviale, e mitra, il Ca-
pitolo si dirà da un cantore. Nella
cappella Pontificia quando il Papa
assiste ai vesperi, finito l'ultimo sal-
mo, e replicata l'antifona, si apre
il finestrino del coro, o cantoria
verso l'aitare, e un cantore sopra-
no, fatta genuflessione all'altare, e
al Pontefice, che si alza in piedi
sul trono, con mitra in testa , can-
ta il Capitolo. Quando poi il Papa
assiste al vespero pontificale, finito
il canto de' salmi, 1' uditore di Ro-
ta suddiacono apostolico, che ha
intuonate le antifone, dice il Capi-
tolo, accompagnato da un maestro
di cei imonie , a pie del trono , e
preintona l'inno, che poi s'intona
dal Papa.
CAPITOLO m Chiese Cattedra-
li, Collegiate ec. Sì chiama Capi-
tolo il corpo de' canonici , o comu-
nità di ecclesiastici, che amministra-
no le basiliche, le chiese cattedrali,
o collegiali, capitiilum, canonicorum
collegium. Finche i canonici con-
dussero la vita comune, convivendo
in un medesimo chiostro, osservan-
do una stessa regola , sotto la di-
pendenza degli stessi superiori, i lo-
ro coUegii chiamaronsi moiiisteri ;
ma allorquando cessò la vita comu-
ne, sulla fine del quarto secolo, se-
condo alcuni , come si può vedere
all' articolo Canonico , si chiamaro-
no CapitoH. Il Sarnelli trattando,
donde il collegio canonicale sia sta-
to detto Capitolo, tra le molte eti-
CA:e 53
mologle da lui riportate, nel libro
intitolato: // clero secolare nel suot-
splendore, Roma 1688, al capo XI,
dice che il collegio de' canonici, nel
luogo , ove si adunano a trattare
gli affari , suol chiamarsi capitolo ,
quia capitali decernimt de rebus suis.
Così le leggi di Carlo Magno, co-
me si accennò all'articolo Capitola-
ri, furono dette Capitolari, perchè
dedotte dal peculiare parere di cia-
scuno de' consiglieri. Si denomina
poi Capitolo il luogo, ove si con-
vocano i canonici , come Ecclesia
viena detta tanto la riunione de' fe-
deli , quanto il luogo sagro. Tale
denominazione non è molto antica,
non trovandosi ne' concili! di A-
quisgrana e di Magonza del IX se-
colo, ne' quali tanto si trattò de' ca-
nonici. Introdotto poi il nome di
Capitolo, nacque la formula nelle
bolle apostoliche : « stallo sibi in
« choro, et loco in capitulo dictae
*> ecclesiae assignatis ". 11 luogo do-
ve i canonici si radunavano a far
capitolo ed a trattare le cose capi-
tolari, appellasi talvolta sala capi-
tolare, o sagrestia; e dal Ceremo-
niale de* vescovi, lib. II, cap. 8 ,
si dice sacellum, et secretarium,
benché anticamente si dicesse ancora
secretariuniy il santuario, come pro-
va il Cabassuzio, Notit. hist. concil.
dissert. X, num. 16.
Il concilio di Trento, nella ses-
sione XXIV de reform., ordinò che
in tutte le chiese cattedrali , ed in
ogni canonicato , o porzione ab-
bia da essere annesso l' obbligo di
un certo ordine o di preti, o di dia-
coni, o di suddiaconi , ed il vescovo
col parere del Capitolo faccia il re-
golamento, e prescriva a qual ordi-
ne sagro ogni prebenda debba esse-
re assegnata; in guisa però che la
metà almeno de* luoghi sia occup-
04 ^VN
/ta da' preti, gli altri dai diàconi e
suddiaconi. La metà almeno de' ca-
^tionicati delle chiese ragguardevoli
non devono essere conferiti, che a
maestri, o dottori, ovvero a* licen-
ziati in teologia, o in jns canonico,
per quanto potrà farsi comodamen-
te. V. Canonicato.
Il concilio di Montpellier , del
1 2 1 5 , col canone ottavo, proibì ai
Capitoli di ricevere laici per cano-
nici o confratelli, e dar loro la pre-
benda, o distribuzione canonica del
pane e del vino. Ed il concilio ge-
nerale lateranense terzo, celebrato nel
I lyg, anteriormente prescrisse col ca-
none decimosesto, che nella disposi-
zione degli affari comuni , si segua la
conclusione, e risoluzione della mag-
giore, e della più sana parte del Ca-
pitolo; ad onta di qualunque giu-
ramento, o consuetudine in contra-
rio. I canonici però , che non sono
negli ordini sagri, non hanno diritto
di suffragio nel Capitolo.
Riguardo ai diritti dei Capitoli
delle cattedraU, si possono conside-
rare o per rispetto al vescovo, col
quale compongono il senato della
chiesa, o per rispetto ai canonici ,
che ne sono i membri, sia nella se-
de episcopale coperta, che vacante.
Anticamente i Capitoli dividevano
col vescovo il governamento della
diocesi, però subordinati ai coman-
di di esso. Ma oggidì l'Ordinario
non è obbligato a chiedere il con-
senso de' Capitoli, eccettuato in quel-
le materie riguardanti gì' interessi
CDmuni, o particolari de' Capitoli
stessi; ed in caso d'imbecillità del
vescovo , i vicarii generali, che ha
stabiliti, continuano a governare per
lui. V. la Combe alla parola Ca-
pitolo sez. 3, art. I, num. 5 e 6.
Prima del secolo XII , secondo
la più abbracciata opinione, si tiene.
CAN
che i Capitoli delle chiese cattedra-
li non fossero incaricati del governo
della diocesi durante la vacanza del-
la sede, sebbene le decretali la chia-
mino antica consuetudine. Ciò per
altro non ebbe luogo , che quando
i Capitoli, ad esclusione degh altri
membri del clero, si resero padroni
delle elezioni de' vescovi. Il Van-
Espen sostiene, Jus eccles. par. I ,
titul. i3, cap. 2, che per ovviare
alle tumultuose fazioni de' laici, che
nascevano quando le elezioni de' ve-
scovi erano fatte dal clero col suf-
fragio del popolo , e consenso dei
vescovi provinciali, l'elezione de' ve-
scovi passò in diritto a' Capitoli delle
cattedrali, e Giovanni XXII, creato
nel i3i6, fu il primo Pontefice, il
quale riserbò a se le elezioni di pa-
recchie sedi episcopali d'Italia. Og-
gidì pochi Capitoli godono il dirit-
to di eleggere il vescovo, presen-
tandolo alla santa Sede per la con-
ferma.
Nella sede vacante delle chiese,
tutto il clero della diocesi, e prin-
cipalmente quello della città vesco-
vile, invigilava all' integrità della di-
sciplina ; ma nella Francia , le me-
tropolitane assumevano la cura del-
la chiesa vacante, ovvero vi depu-
tavano il vescovo viciniore, ciocche
ordinarono più conciUi. La Glosa
chiama i Capitoli delle cattedrali
ordinariij durante la vacanza della
sede, per morte o dimissione del ve-
scovo. Non possono tutta volta gover-
nare in corpo, ma sono obbligati
ad eleggere un vicario generale, o
capitolare , a meno che non vi sia
alcun legittimo stabilimento in con-
trario , o che la santa Sede non
nomini un vicario apostolico, ed
un ofhziale , che abbiano le qua-
lità richieste da' canoni, e dalle or-
dinanze, per esercitare la giurisdizione
GAP
volontaria e contenziosa: elezione,
che si deve eseguire nello spazio di ot-
to giorni, dopo la morte o dimissione
del vescovo. Può il capitolo confer-
mare il vicario generale del vesco-
vo defonto. Però il vicario capito-
lare dee essere almeno dottore , o
licenziato in jns canonico, ed essere
ca[nìc(°i di questo ufli/io per quanto
è possibile. ì^. Antonii Fiaminii Mar-
chetti de Angelinis, Praxis vicarii
capilularìs, INIaceratae 1671. I det-
ti uffiziali del capitolo possono as-
solvere dalle censure, accordar di-
spense necessarie, ordinare digiuni
e pubbliche preci, punire i chierici,
scomunicare gl'incorreggibili, rivoca-
re le pagelle ai confessori, conceder-
ne altre nuove, approvare i predi-
catori, permettere questue, dar per-
missione alle religiose, ove non sia-
vi stretta clausura, di uscire dai mo-
nisteri , esaminare i novizii, aduna-
re i sinodi, formarvi statuti, visita-
re parrocchie , e la clausura delle
monache, e confermare le elezioni.
Non possono però far innovazioni
nella disciplina della diocesi, ne ap-
propriarsi i diritti, e privilegii per-
sonali de' vescovi, ne esercitar la lo-
ro giurisdizione se non come l' a-
vrebbe potuto esercitare egli stesso,
uè accordare dimissioni pegli ordi-
ni, che dopo spirato l'anno della se-
de vacante, o quando un beneficio
obbligasse a riceverli : molto meno
amministrare la cresima, ed accor-
dare indulgenze. I vicarii capitolari
eletti che sieno non sono soggetti al
Capitolo, ma al solo futuro vescovo
dovranno rendere conto della loro
amministrazione.
Riguardo poi ai vescovi nominati
da Napoleone nel 18 io, che volle-
ro riempire le sede vacanti amtni-
nistrate dai vicarii capitolari cano-
nicamente eletti , ed esercitarne la
giurisdizione col titolo e funzioni di
Anwiinistratoì'i capitolari, non solo
Pio VII si ricusò di spedire le bollo,
ma condanno tali amministrazioni ,
come pure le aveano riprovate Gre-
gorio X nel concilio Lionese, e Bo-
nifacio Vili, Alessandro V, Innocen-
zo Vili, Giulio II, Clemente VII,
Giulio III, e Clemente XI. Su que-
sto grave argomento sono a vedersi.
Pistoiesi Vita di Pio VII, t. Ili,
da pag. 34 a pag. 5i, e da pag.
54 a pag. 64- E le DicJu'arazioni
e Ritrattazioni degV indirizzi degli
arcivescovi, vescovi, e capitoli d' I^
talia, a Pio VII, stampate in Mi-
lano nel 18 IO, e in Roma nel
i8i6.
A tenore del diritto comune pos-
sono i Capitoli conferire, duranti; la
vacanza, i benefizii, la cui coUazio*
ne appartenga congiuntamente al
vescovo, ed al capitolo; ma in Fran-
cia i soli benefizii con cura di ani-
me , eh' erano di collazione del ve-
scovo, erano pure a disposizione del
Capitolo. Finalmente i Capitoli han-
no diritto di correggere i loro mem-
bri, ma non di scomunicarli , im-
prigionarli, o privarli de' benefizii, a
meno che avessero la giurisdizione
contenziosa.
I privilegii, l'esenzioni, e preroga-
tive de' Capitoli sono diminuiti in
confronto di quelli, che godevano
anticamente. Siccome i Capitoli del-
le cattedrali rappresentano tutto il
clero della diocesi, non formando che
un corpo o un senato col vescovo,
negli atti pubblici godono la pre-
cedenza SI sugli altri corpi ecclesia-
stici, che sui magistrati secolari. Quei
Capitoli, che visitano alcune chiese
loro soggette, possono farlo pei loro
deputati , previa l'approvazione del-
l' Ordinario, senza pregiudizio della
sua visita, e coli' obbligo di russe-
56 GAP
gnarglf. entro un mese gli atti del-
la visita stessa. 1 Capitoli in prima
istanz? possono correggere le digni-
tà, canonici, ed ufficiali della pro-
pria chiesa, eccettuato il richiamo
al vescovo, che gode il diritto di
prevenzione , quando V ufficiale ca-
pitolare non informi entro il termi-
ne di tre giorni. Il concilio gene-
rale duodecimo, nel canone 7, dispo-
se poter i Capitoli, che per consue-
tudine ne sono in possesso, correggere
i falli de' canonici, nel termine pre-
scritto dal vescovo , altrimenti do-
verlo correggere egli stesso. In Fran-
cia i Capitoli potevano amministra-
re i sagramenti, e seppellire i cada-
veri degh individui del capitolo, in
qualunque luogo essi fossero. I Ca-
pitoli, sebbene esenti, devono rispet-
tare, ed onorare il vescovo, come il
capo , primo pastore , e padre del
clero; lasciargli il primo posto in
coro, nel capitolo, nelle pubbliche
assemblee ec. , inchinarglisi dinanzi
quando solennemente comparte l'e-
piscopale benedizione, ed altro, che
si descrive all'articolo Canonico. ( P^.
Vescovo). Ancora i Capitoli devono
adunarsi, quando 1' Ordinario lo de-
sidera pegli affari sì della Chiesa ,
che dello stato ; ed eziandio devono
sottomettersi alla sua visita, ed alla
sua correzione. I Capitoli anticamen-
te si tenevano in tutti i giorni , e
vi si trattava tutto ciò che poteva
riguardare il divino servigio , i co-
stumi e la disciplina. Durante però
r uffizio divino , meno un' urgente
necessità, non si possono convocare.
11 Pontefice Onorio III, affinchè
gli ecclesiastici più facilmente po-
tessero eseguire le leggi emanate
nel concilio lateranense IV dal suo
predecessore Innocenzo III , per ri-
guardo agli studii del clero , e che
si leggono nel p. Tommasini, De
CAP
eccles. discìplin. tom. I, lib. I, cap.
IO, ordinò, che i Capitoli mandas-
sero alle pubbliche università alcu-
ni giovani canonici, acciocché in es-
se si venissero formando agli studii
loro proprii , ed acciocché avessero
più agio ad istruirsi. E tanto ai chie-
rici che studiavano, quanto a' pro-
fessori di teologia , accordò l' esen-
zione dalla residenza ne' rispettivi
Capitoli, intorno a che abbiamo una
bolla dello stesso Onorio III , pub-
blicata dai pp. Martene e Durando,
Collect. Veter. Scriptor. voi. I, pag.
II 46.
Diversi romani Pontefici fregia-
rono i Capitoli delle cattedrali e col-
legiate con privilegii, prerogative ed
insegne, e persino di quelle vesco-
vili, ed abbaziali, non meno che del-
l' uso de' Pontificali, e talvolta delle
vesti Cardinalizie e prelatizie. Giu-
seppe Garampi, nelle sue Memorie
ecclesiastiche, ec, Roma lySS, ha
raccolto importanti notizie su pa-
recchi capitoli , e sulle loro costi-
tuzioni. Celebri sono quelli delle ba-
siliche patriarcali di Roma, e lungo
sarebbe enumerare i più illustri del-
le chiese cattedrali. Però se ne dà
qualche cenno a' loro rispettivi ar-
ticoli , meritando special menzione
il gran capitolo di Strasburgo, uno
de' più rispettabih della cristianità,
per r alta nobiltà di cui è com-
posto.
CAPITOLO de' RELIGIOSI. Dagli
ecclesiastici così chiamasi d' ordina-
rio l'adunanza, O'assemblea, che ten-
gono i religiosi, le monache , e gli
Ordini militari, per deliberare dei
loro affari, e regolare la loro disci-
plina. Fra i Capitoli generali, assai
celebre è quello tenuto nel 1219
in Assisi da s. Francesco co' religio-
si minori, che avea istituiti nel 1208.
Fu chiamato delle Stuore , perchè
GAP
essendovi concorsi cinque mila reli-
giosi, fu d'uopo fare delle celle col-
le stuore, per alloggiare si gran nu-
mero di capitolari. 11 concilio na-
zionale di Francia, dell'anno i4o8,
colla Regol. 6 prescrisse, che i mo-
naci dell'Ordine di s. Benedetto , e
i canonici regolari tenessero Capi-
toli provinciali ogni anno , siccome
praticano molti Ordini religiosi. Il
JMacri chiama CapitoUmn , e Capi-
tolum, quel luogo, o parte del mo-
nistero, o convento, nel quale i mo-
naci, e i frati fanno le sagre adu-
nanze. Sogliono anche i religiosi in
questo luogo manifestare le loro col-
pe, e chiedere umilmente la peni-
tenza. In mezzo al Capitolo eravi la
sepoltura della comunità religiosa.
Infatti abbiamo , che il Pontefice
Vittore III, il quale nel Pontificato
avea ritenuto la carica di abbate
di Montecassino , fu sepolto, come
egli avea ordinato, tre giorni prima
di morire, nel Capitolo di quel mo-
nistero. V. il Papebrochio, in Pro-
pyleo pag. 199, che ne riporta l'e-
legante epitaffio ivi statogli posto
da que' monaci. Che si suonasse la
campana per riunire i monaci, e i
frati al Capitolo, lo abbiamo da
molte memorie, e questo costume
tuttora si osserva , suonandosi nei
Capitoli de' canonici il campanello.
I Capitoli generali, celebrati da-
gli Ordini religiosi, per solito pre-
sieduti , se adunati in Roma , dai
rispettivi Cardinali protettori degli
Ordini medesimi, furono talora de-
corati , presieduti , ed assistiti dai
Sommi Pontefici. E per dire di al-
cuni esempii, abbiamo , che Euge-
nio III, mentre nel 11 48 trovavasi
in Francia, amorevole verso il suo
Ordine cistcrciense, a cui aveva ap-
partenuto, intervenne al Capitolo
generale di que' monaci nel celebre
CAP
monistero di Cistello, come se fos-
se stato uno di loro. Bonifacio V IH,
nel 1296, presiedette al Capitolo
generale che i frati minori convo-
carono in Anagni, ove eletto gene-
rale di tutto r Ordine francescano
Fr. Giovanni Minio , il Papa nel
i3o2, r esaltò al Cardinalato, rila-
sciandogli però il governo dell' Or-
dine, sino al Capitolo generale se-
guente. E Nicolò V onorò di sua
presenza, nell'anno i45>o, nella fe-
sta di Pentecoste, il Capitolo gene-
rale de' minori conventuali, e quel-
lo de'minori osservanti di s. Fran-
cesco, cui intervennero tre mila ot-
tocento frati, fra' quali Gio. da Ca-
pistrano, Iacopo della Marca, e Die-
go, tutti poi canonizzati.
Nel secolo passato, varie volte i
Papi si recarono in persona a pre-
siedere ai Capitoli generali , come
rilevasi dai seguenti esempii. Intex'-
rotto da venticinque anni il Capi-
tolo generale de' minori osservanti ,
Innocenzo XllI per dimostrare l'a-
more, che portava a quest'Ordine,
comandò, che si celebrasse nella so-
hta forma, ed egli medesimo l'ono-
rò della sua presenza, volendo pre-
siedervi nel convento di Araceli,
ove ebbe fine ai i5 maggio 17^3,
col restare eletto in ministro gene-
rale con cent'ottantatre voti, il p.
Cozza poi Cardinale. Tanta fu la
riconoscenza dei religiosi, clic deter-
minarono con legge perpetua , do-
ver per l'avvenire essere solenne
quel giorno in tutto l'Ordine, e dopo
la morte di lui vollero, che avesse luo-
go un'anniversaria messa di requiem,
oltre a tre messe, che ciascun reli-
gioso osservante, e riformato avreb-
be dovuto celebrare appena detòn-
to. Affinchè non perisse la memo-
ria di questa disposizione, pregarono
il Papa ad autorizzarla con una
bolla, ch'egli ematìS^ a' ó giugno
Ex injunctiy Bull. Rom. tomo XI,
par. II, p. 264; aggiungendovi gli
stessi religiosi una lapide nella loro
chiesa di Araceli , che tutto ciò
esprime con elegante iscrizione.
Benedetto XIV , a' i o maggio
1741? si recò con molta solennità
al convento de' ss. XII Apostoli per
presiedere al Capitolo generale dei
minori conventuali, in cui fu eletto
ministro generale il p. Carlo Anto-
nio Calvi, bolognese. Quindi , nel-
r anno 1750 ai 16 maggio, vol-
le intervenire al Capitolo genera-
le de' minori osservanti nel sud-
detto convento di Araceli. Dopo
un'eloquente orazione, ch'egli seden-
te in trono fece in lode dell'Ordine
serafìiio, con pluralità di voti, rive-
duti dai Cardinali Valenti, Guada-
gni, e Colonna protettore dell'Or-
dine, e di Yorck , dal Pontefice a
ciò destinati, restò eletto in genera-
le il p. Molina, già procuratore ge-
nerale in curia , trovandosi allora
in Roma mille e trecento minori
osservanti. Lo stesso Pontefice, vo-
lendo presiedere al Capitolo gene-
rale, che, a' 5 giugno i ^56, voleva-
no celebrare i religiosi dell'Ordine
de' predicatori, lo prorogò a' 3 di
luglio, e quindi con gran pompa si
recò al loro convento di s. Maria
sopra Minerva, ove dopo aver pro-
nunziato una dotta allocuzione, con
novantaquattro voti sortì eletto in
generale de'domenicani, il p. Tom-
maso Boxadors, poi Cardinale, nel
1775, ritenendo il generalato sino
al seguente Capitolo.
Finalmente, Clemente XIV già
de' minori conventuali, presiedette al
Capitolo generale, che questi con-
vocarono nel convento de' ss. XII
Apostoli , prescegliendosi in mini-
stro generale il p. Luigi Maria
CAP
Marzoni, che poi ammise, dopo il
vespero di Pentecoste al trono del-
la cappella Paolina, al bacio del
piede in uno ai padri vocali, o ca-
pitolari. Ed il Pontefice Pio VI, ai
3 giugno 1775, intervenne nel con-
vento di s. Maria in Traspontina ,
al Capitolo generale de' carmelitani,
per l'elezione del priore generale,
ove restò confermato il p. Giuseppe
Ximenes; indi nel 1777 presiedette
al Capitolo generale de' domenicani
nel convento della Minerva, nel qua-
le fu prescelto in generale dell'Or-
dine il p. Baldassare de Quinones.
CAPIZUCCHI GiANNANTON.o, Car-
dinaie. Giannantonio Capizucchi, di
antica e nobile famiglia romana,
nacque nel 1 5 1 5. Era nipote del
celebre Paolo Capizucchi, vescovo
di Nicastro, decano della Piuota ro-
mana, e vicario dei Pontefici Cle-
mente VII, e Paolo 111. Tanta esti-
mazione faceva di lui Clemente
VII, che tolta ai Cardinali legati
la causa della dibattuta nullità del
matrimonio tra Caterina di Aragona
ed Enrico VIII, re d'Inghilterra,
ne commise la revisione al Capi-
zucchi, riservando a se la senten-
za, come scrive il Pallavicini nella
Storia del Concìlio di Trento. Emu-
latore della virtù dello zio , si fece
strada a conseguire da Paolo III
un canonicato nella basilica vatica-
na, dopo il quale -fu fatto uditore
di Ruota. In appresso Paolo IV lo
creò Cardinal prete di s. Pancra-
zio, ai 20 dicembre del i555, e
dopo due anni vescovo di Lodi, ove
tenne il sinodo, e ne pubblicò con
gran vantaggio le costituzioni. Po-
scia s. Pio V lo volle prefetto del-
la segnatura di grazia, lasciata dal
Cardinal Vitellozzi : indi deputollo
alla congregazione del santo offi-
zio, col governo di Gualdo, come
^ CAP
lognto apostolico. Il Capizucchi era
tanto di voto alla Vergine santis-
sima , che volle visitarla a piedi
allorquando si portò al santuario
di Loreto. Da ultimo, dopo essere
intervenuto ai conclavi dei due Pii
IV e V, mori a Roma nel bacio
del Signore, di cinquantaquattro an-
ni, e cinque di Cardinalato, nel iSGg,
ed ebbe tomba nella chiesa di san
Clemente, suo titolo, a cui era stato
trasferito.
CAPIZUCCHI Raimondo, Cardi-
naie. Raimondo Capizucchi nacque
a Roma nel 1616, da illustre fa-
miglia. Giunto all'età di quattordici
anni professò nell'Ordine dei predi-
catori, e fece tali progressi da ve-
nire nei casi più dijHcili consultato
quale oracolo. Innocenzo X, quando
seppe del merito di lui, lo fece se-
gretario dell' Indice nel 1 65o , poi ,
nel i653, esaminatore dei vescovi,
quindi, nel i654, maestro del sa-
cro palazzo. Senonchè accusato pres-
so Alessandro VII di avere troppo
incautamente approvato un libio,
che, per la sua mordacità, non me-
nta va vedere la luce, senza lasciarlo
rivedere al vicegerente di Roma, di-
mise la sua carica, ed ebbe a suc-
cessore il p. Libelli, segretario dell'In-
dice, ed intrinseco amico del Ponte-
fice. Il Capizucchi, sicuro e tranquil-
lo in coscienza, ritornò con eroica
fermezza , e cristiana rassegnazione
al suo convento, per cui ammirando
il Pontefice così saggia condotta, gli
diede la preferenza sopra tutti i
padri dell'Ordine, tranne il gene-
rale, e gli ollèrì la mitra di parec-
chie chiese. Lo stesso fece Clemente
IX; ma egU sempre modestamente
ricusava una tal dignità. Da ultimo
Clemente X, ammiratore di tanta
virtù, lo ristabilì maestro del sa-
cro palazzo, perche il p. Libelli era
CAP ,^ 59
divenuto arcivescovo di Avignone.
Da Innocenzo XI fu creato Car*
dinaie, conferitogli poscia il tito-
lo presbiterale di s. Maria degli An-
geli, nel primo settembre del 1681.
Poi venne ascritto alle congregazio-
ni del s. Oflizio, del concilio, dei ve-
scovi e regolari, e dopo essere inter-
venuto ai conclavi di Alessandro Vili,
e d'Innocenzo XII, morì a Roma
di settantasei anni, e dieci di Car-
dinalato, nel 1692. Fu sepolto nella
chiesa di s. Maria in Portico, nella
tomba de' suoi maggiori nella cap-
pella gentilizia di s. Paolo. Era il
nostro Cardinale di mente quadra,
religioso, integerrimo, modesto, com-
passionevole , generoso e benigno.
Pubblicò alcune opere, cui riporta
il p. Touron, nelle Vite degli uo-
mini illustri dell' Ordine dei predi-
catari tomo V, pag. 655 e seg.
CAPIZUCCHI Roberto, Cardi-
nale. Roberto Capizucchi , o Gian-
roberto, patrizio romano, venne sol-
levato air Gnor della porpora col
titolo di s. Clemente nel 1097, e
si annovera tra i porporati di Ur-
bano li. V è chi vuole, che questo
Cardinale sia il medesimo dell'altro
Gianroberto Capizucchi, decorato del-
le insegne Cardinalizie da Onorio li.
Se non che, non valendo molto le
ragioni addotte, la cosa resta in-
decisa.
CAPOCCI Nicolò , Cardinale.
Nicolò Capocci, nobile romano, pro-
nipote di Onorio IV, per via di
madre, si applicò con impegno alle
leggi nella università di Perugia, e
non ancora quadrilustre, laureossi
nel diritto canonico e civile. Solle-
vato da Giovanni re di Francia a
cancelliere supremo del regno, sos-
tenne grandissime làtiche per la
Chiesa , specialmente contro Lodo-
vico il Da^'aro, ed altri nemici della
6o . GAP
religione. A premio di tanto zelo,
ebbe pingui abbazie e beneficii, co-
me la prepositura di s, Audemaro
a Puy, ove fondò tre cappellanie,
il priorato di s. Quintino, e l' arci-
diaconato della chiesa di Erbipoli
riell'Alemagna , di Autun, e di Mans
nelle Gallie. Nel i34o fu fatto ve-
scovo di Utrecht, e, nel i348, di
Urgelle nella Spagna; poi Clemen-
te VI ai 17, ovvero 18 dicembre
del 1 35o, l'onorò della sacra porpora
col titolo di s. Vitale, e nel i36i
divenne vescovo tusculano, ed arci-
prete della basilica di s. Maria Mag-
giore. Quindi, nel i356, era sta-
to inviato legato a latere con Ta-
lairando, vescovo Cardinal di Al-
bano , a riconciliare la corte di
Parigi con quella di Londra, al
qual fine volle il Papa, che i legati
si abboccassero prima coli' impera-
tore Carlo IV, per implorarne la
mediazione. Ma ogni cosa fu vana,
benché i legati fossero accolti molto
onorevolmente, ed impiegati due
anni in tale legazione, stabilissero
una lega, che fu brevissima. Il re
di Francia ruppe in aperta battaglia
con (juello d'Inghilterra nella famosa
giornata di Poitiers, in cui vinsero
gì' inglesi , ed il re di Francia fu
fatto prigioniero e perdette sul cam-
po il fiore della nobiltà francese.
Però non avvenne così di Carlo re
di Navarra, e Carlo duca di Nor-
mandia, coi sovrani d'Inghilterra e
Scozia, tra' quali si stabili sincera
amicizia. Ritornato dalla legazione ,
mentre dimorava con Urbano V,
mostrandosi al popolo nel giorno
3 marzo dell'anno i368, le te-
ste dei ss. Apostoh Pietro e Paolo,
il Pontefice portò quella di s. Pie-
tro, ed il Capocci quella di s. Paolo.
A Perugia eresse un collegio, che chia-
mò di s. Sofia, detto Gregoriano, e
GAP
più comunemente Sapienza Veccìùa,
nel quale per sette anni si doves-
sero alimentare quaranta giovani ,
che in quella università si applicas-
sero agli studii. Un altro ne fondò
a Parigi, detto Aó. poveri secolari,
o di s. Sofonia , benché non ne
parli nel suo testamento; a Perugia
egualmente, nel 1367, stabili un no-
bile monistero con chiesa, cui donò
ai monaci Olivetani , detto di Mon-
temorcino. Generosissimo coi poveri,
ogni giorno mandava agU spedali
pane, vino ed abbondevoli vivande
preparate in sua casa a loro favore;
eccellente poi nelle leggi, difendeva
le cause delle vedove , e dei pupil-
li, e pagava del proprio la neces-
saria spedizion delle liti, ^perlochè
si guadagnò il glorioso titolo di
avvocato dei poveri. Tale infatti lo
chiama Baluzio, aggiugnendo, che
zelava valorosamente la giustizia ,
sosteneva costantemente i poveri , e
veniva altamente commendato per
la libertà , con cui esponeva nei
concistori il proprio parere. Era con
tutti piacevole, benigno, fuori che
con sé stesso, poiché macera vasi con
aspri digiuni e cilicii. Dopoché in-
tervenne ai conclavi per le elezioni
d'Innocenzo VI, e di Urbano V,
morì santamente a Montefìascone
dopo dieciotto anni di Cardinalato,
nel I 368, ove allora trova vasi il Pa-
pa per respirare un* aria più pura.
Fu poscia il suo corpo trasferito
a Roma, e sepolto nella basilica
liberiana , nella cappella di s. Lo-
renzo, da lui abbellita e dotata,
ed ove si rese chiaro per miracoli,
come abbiamo presso Bosqueto. Vol-
le il Capocci, che, morto lui, si
stabilisse in quella basilica un col-
legio di dodici sacerdoti, perchè col
capitolo convenissero in coro alla re-
citazione dei divini officii, ai quali
GAP
assegnò rendite per vivere ed abita-
zione, sulla piazza della stessa basilica.
La sua vita Fu pubblicata dal Mura-
tori, nel t. YIII degli scrittori delle
cose d' Italia pag. 22.
CAPOCCI Pietro , Cardinale.
Pietro Capocci, di nobile famiglia
romana, del rione dei Monti, chia-
ro per la illibatezza dei costumi, e
per la profondità della scienza, da
giovane si diede al mestiere delle
armi, e potè valorosamente difen-
dere Gregorio IX dagl' insulti dei
romani messi a rivolta contro di
lui, e ricuperare la Sabina, e le
città e terre del patrimonio di san
Pietro. Poi passato a Lione, ov'era
il Pontefice Innocenzo IV, da lui
venne eletto arciprete della basili-
ca liberiana, e nel concilio generale,
che vi si tenne dal medesimo In-
nocenzo IV, nel dicembre del 1 244>
fu creato Cardinal diacono di san
Giorgio in Velabro, ove stabili in-
signi benefizii, che durarono sino
agli ultimi tempi. Nell'anno 1247,
ebbe la legazione di Danimarca,
Pomerania, Polonia, ed Alemagna,
per muovere i principi alla elezione
del nuovo imperatore; e ricevette
l'ordine di allontanare dalla Chiesa
coloro, che, lasciato il partito di Fe-
derico e Corrado, nuovamente li
seguissero. Intimò un' assemblea ge-
nerale a Nuitz presso Colonia, ove,
nel 1247, Guglielmo conte di Olan-
da, fu eletto re di Germania, poi-
ché quantunque fosse appena qua-
drilustre, era fornito di doti supe-
riori all'età. Della quale elezione
contento il Pontefice, impose al Car-
dinal legato di fulminar l' anatema
a tutti quei laici, che vi si oppones-
sero. Dipoi passò in Sicilia, ove
vestito pontificalmente, cinto di spa-
da e di coiazza , inspirò supcriore
coraggio alle sue truppe contro le
GAP 6r
cesaree, che rimasero disfatte, e
conquise. Quindi , dal 1249 , ^^
i25i, d'ordine d' Innocenzo IV, co-
me legato apostolico, resse le pro-
vincie dell' Etruria ecclesiastica, del-
l'Umbria, e della Marca; in ap-
presso dovette di nuovo, nel i2 54,
recarsi in Alemagna, sconvolta da
intestine discordie per la elezione
del nuovo Cesare, poiché altri segui-
vano Guglielmo, altri Corrado. Il
Papa dichiarossi contro quest'ultimo,
ed ordinò al Cardinal legato di re-
stituire alla comunione della Chiesa
quei tutti, che gli fossero contrarii,
perdonando loro qualunque ingiuria
praticata alla Chiesa, e che contro
ai ribelli fosse ari-olato esercito po-
deroso. Alle generose cure del Ca-
pocci , ed a favore de' canonici re-
golari francescani di s. Antonio ab-
bate, devonsi il tempio, il monistero,
e lo spedale di s. Antonio presso
s. Maria Maggiore, cui soppresse Pio
VI; l'ospedale, il resto fu dato al-
le monache camaldolesi, le quali tut-
tora vi dimorano. Nutriva tenera
devozione alla ss. Vergine, e pas-
sando per Firenze nel ritorno in
Francia, gettò la prima pietra alle
fondamenta del magnifico tempio
della ss. Annunziata. A Roma edificò
ancora la chiesa di s. Maria in Via,
per un sorprendente prodigio, poi-
ché si vide un' immagine della Ma-
donna, scolpita in pietra, galcggiare
d' improvviso al margine di un poz-
zo, le acque del quale uscendo inon-
davano quasi il luogo vicino. Ciò
veduto il Cardinale, prese con vera
fiducia in Dio la sacra immagine,
la portò in processione, alla quale
volle intervenire anche il Pontefice,
e la collocò ove ancora sta, vene-
rata dalla devozione dei romani.
Poi Vincenzo Capocci pose in quel
tempio una iscrizione, che ri[>orta
63 ^ CAP
tutto l'avvenuto. Finalmente il no-
stro porporato, dopo aver favorita
la elezione di Alessandro IV, mori
gloriosamente a Roma nel i25g, con-
tando tre lustri di Cardinalato, e fu
seppellito nella cappella di s. Barbara,
cui egli avea fondato nella basilica
liberiana.
CAPOCCI Raniero , Cardinale.
Raniero Capocci, nobile di Vitej-bo,
monaco cistcrciense, ed abbate nel
monistero delle tre Fontane fuori
di Roma, pei suoi costumi illibati ,
e per la sua insigne erudizione, da
Innocenzo III fu creato Cardinal
diacono di S. M. in Cosmedin nel-
l'anno 12 12, ovvero nel 12 13,
colla diaconia di s. Maria in Cos-
medin ; e poscia da Onorio III fu
fatto Pontifìcio legato nella Toscana.
11 Capocci ritornò alla ubbidienza
della Sede Apostolica Viterbo , clie
l'imperatore Federigo 11 si era usur-
pato, e, compito sotto Imiocenzo IV
il concilio di Lione, con Stefano, Car-
dinal di s. Calisto, promulgò contro
di lui la sentenza di privazione dello
imperio. Mentre era Pontefice Gre-
gorio IX, ridusse al dovere Monte-
fiascone, la Toscana ecclesiastica , e
la Sabina ribellate al Papa. Quan-
do poi, come legato, governava la
provincia del patrimonio , la Marca
di Ancona, e il ducato di Spoleto,
difese da valoroso quest' ultimo dalla
violenza dei nemici, e dovette per-
ciò sofìerire grandi insulti da Bei tol-
do figlio di Corrado, cui il Papa
scomunicò. Edificò la chiesa di s.
Maria de' Gradi in Viterbo, e la do-
nò ai domenicani: inoltre altri tem-
pli ancora egli edificò, come quello
di s. Maria del Paradiso, di s. Pietro
detto del Castagno , di s. Martino ai
monti, dei quali due ultimi fece dono
ai monaci cistcrciensi. Quest'ultimo
però non fu veramente da lui fonda-
CAP
to, ma sibbene ristaurato in modo,
elle può dirsi come secondo fonda-
tore. Fu presente ai comizi di Ono-
rio III, Gregorio IX, Celestino, ed
Innocenzo IV, al quale ultimo, nel
giorno solenne della sua coronazio-
ne, impose la tiara Pontificia come
primo tra i Cardinali diaconi. Po-
scia fu fatto rettore del patrimonio
di s. Pietro, quando, nel i252, do-
po quaranta anni di Cardinalato ,
mori a Viterbo, di cui per un anno
era stato anche vescovo , e fu se-
polto innanzi l'aitar maggiore nella
chiesa dei Gradi, cui, prevenuto dalla
morte, non potè ultimare. .
CAPODIFERRO Girolamo, Car-
dinale. Girolamo Capodiferro, patri-
zio romano, nacque nel i5o2. Era
creduto di Napoli, perchè il padre di
lui era cittadino napolitano della fa-
miglia dei Recanati, il quale menò a
moglie Bernardina Capodiferro da-
ma romana, il cui cognome assunse
il nostro Girolamo. Ancor giovanetto
fu messo alla corte del Cardinal Ales-
sandro Farnese, che poi divenne Pa-
pa col nome di Paolo III. Scorgen-
do il Cardinale in Girolamo gran
destrezza nel maneggio degli affari ,
impiegoUo molto utilmente, e lo
diede a conoscere a Clemente VII,
che occupollo nella curia romana,
ed in alcune nunziature di altissi-
mo affare , ove potè far conoscere
la vivacità, e la profondità del suo
sapere. Nel i54^ Paolo III ordi-
nò a lui, che intimasse alla Fran-
cia ed al Portogallo il concilio ge-
nerale, nel qual incarico riuscito a
maraviglia, divenne tesoriere della
Camera Apostolica, e fu deputato
col Cardinale Ascanio Sforza di e-
stinguere i canoni, e i censi devo-
luti alla Chiesa Romana , ed altre
chiese e luoghi pii del dominio ec-
clesiastico, e d' infeudare nuovamen-
GAP
te, ed alTittare i beni ecclesiastici
per ninnare denaro nella giiena con-
tro il turco, che occupala 1' Unghe-
ria e i conilnl della AUemagna, mi-
nacciava discendere in Italia. Poi,
nel 1542, fu fatto vescovo di Nizza,
datario, e a mezzo del Cardinal So-
doleto, che scrisse assai onorevol-
mente di lui al Pontefice, fu da que-
sti creato Cardinal diacono in s. Gior-
gio in Yelahro ai 19 dicembre del
i544- Quindi divenne vescovo di
Terovaime , secondo Ciacconio , e
come legato della Romagna gover-
nò parecchi anni nei Pontificati
di Paolo III, Giulio III, e Mar-
cello il, con grande integrità e pru-
denza. Sono ancora in vigore alcune
sagge costituzioni di lui pel buon go-
verno di quella provincia. Due vol-
te fu spedito alla corte di Parigi
da Paolo III a Francesco I, perchè
mandasse i suoi vescovi al concilio
generale; poi da Giulio III, fu man-
dato ad Enrico II, per trattare l'alFare
dei sancsi. A Roma fabbricò un pa-
lazzo magnifico, che, nel i63o, passò
al Cardinal Bernardino Spada. Que-
st'ultimo lo accrebbe ed abbellì, ed
ora è proprietà del principe Spada.
Finalmente dopo essersi recato ai
conclavi di Giulio III, Marcello II,
e Paolo IV, il nostro Porporato
mori nel iSSg, di cinquantaselte
anni, e quindici di Cardinalato, ed
ebbe tomba nella chiesa di s. Ma-
ria della Pace.
CAPO D'ISTRIA (Justmopoli-
tan.). Città vescovile unita a Trieste
(Pedi), nel regno illirico, e che
un di era capitale dell'Istria. Con-
quistata da' romani, indi dagli un-
ni , dai goti , e dagli imperatori
greci , fece parte dell' esarcalo. ]\el
sistema feudale ebbe un marche-
se , ora dipendente , ora annesso al
patriarcato d'Acpiilcia, e nelle guer-
CAP 63
re di Venezia co patriarchi aqui-
leiesi , r Istria si diede a poco a
poco a' veneti, indi, nell' anno 1797,
ai tedeschi . Capo d' Istria ( Ca-
put Istriae) è costruita sopra una
isoletla, la quale è unita colla ter-
raferma mediante un lungo argi-
ne. E cinta di buone muraglie , e
difesa da un forte, avendo il van-
taggio di un comodo porto nell' A-
driatico. Quest' isoletta si chiamava
anticamente A egida ^ perchè il suo
terreno era atto a nutrire capre ,
ciò che le fece dare dai latini il
nome di Capraria. Fu detta pure
Giustinopoli dal nome dell'impera-
tore Giustino, nipote di Giustinia-
no, il quale permise agli abitanti
deir Istria di fondarvi una città. I
veneziani se ne impadronirono per
assalto nell'anno 980 ; i genovesi
ne divennero padroni, nel i38o,
ma, nel 1478, i veneti la ricupera-
rono, e la conservarono sino al ter-
mine della loro repubblica.
Verso l'anno 756, vi fu eretta la
sede vescovile, suffraganea della me-
tropoli di Aquileia, e quando Bene-
detto XIV estinse, nel i75i, questo
patriarcato, nell'erigere, nel 17^3, la
metropoli d' Udine, vi sottopose Ca-
po d' Istria, il cui ultimo vescovo
fu Bonifacio da Ponte, camaldolese
di s. Michele di Murano, giacché
il Pontefice Leone XII uni la dio-
cesi in perpetuo a quella di Trie-
ste, dichiarandole ambedue sutfra-
ganee dell'arcivescovo di Gorizia. Ad
esse il regnante Pontefice, nel con-
cistoro de' 3 o settembre i83i, diede
per primo vescovo l' attuale monsi-
gnor Matteo Raunicher.
La magnifica cattedrale di Capo
d' Istria è dedicata alla beata Ver-
gine Assunta in cielo, ed il capitolo,
che prima era numeroso, ed avea
quattro dignità, ora non hu che
H e A P
quattro canonici, tre colla preben-
da, e imo soprannumerario. Inoltre
per r ufficiatura vi sono tre preti,
e quattro chierici mansionarii. Nella
città vi sono parecchie chiese, due
conventi di religiosi, cioè di cappuc-
cini, e minori osservanti, due con-
fraternite, ospedale, monte di pietà,
un liceo, ed un ginnasio. La tassa
camerale è di quattrocento fiorini.
CAPO-RIONI DI Roma. Secondo
il dizionario della lingua italiana,
Caporione significa Caporale^ De-
curio j Ductor, cioè principale, guida,
comandatore, ed anche regolatore,
governatore e signore , maestro , e
scorta degli altri. Abbiamo dall' Ami-
denio, nella sua Relazione, che Ro-
ma (divisa in quattordici regioni,
dette con vocabolo corrotto Rioni ),
imbussola innanzi il Cardinal camer-
lengo alcuni soggetti di ciascuna re-
gione, dell' ordine de' nobili, chi per
conservatore, chi per priore de' Capo-
rioni, cioè magistrato dei capi delle
regioni, volgarmente appellati Capo-
rioni ^ e come i Conservatori, nel
principio del suo ingresso, o nelle
mani del Papa, o in quelle del men-
tovato Cardinale, presta il giuramen-
to di fedeltà , come meglio si dice
air articolo Conservatori di Roma ,
in cui pure si tratta del priore dei
Capo-rioni. Finché esistettero i Ca-
po-rioni facevano il giuramento al
Cardinal camerlengo, o Io presta-
vano nelle mani del Pontefice, ed
al trono nella cappella Pontificia ,
dopo il vespero della Circoncisione,
quando venivano chiamati a nome
de' loro rioni dall' avvocato fiscale
di Campidoglio.
Anticamente, cioè fino a' primor-
dii, come si dirà, del secolo nostro,
ogni rione di Roma {Vedi), era com-
messo alla cura , e custodia di un
Capo-rione, di un Capoterò {Fedi),
CAP
ossia conestabile, o contestabile, e di
due deputati con la loro milizia, salvo
che il rione de' Monti, eh' era devo-
luto alla giurisdizione del priore dei
Capo-rioni , come rileva Bernardino
Bernardini, priore de' Capo-rioni nel
Pontificato di Benedetto XIV, nella
Descrizione del nuovo riparlìniento
de' quattordici rioni di Roma fat-
ta per ordine di detto Papa, Ro-
ma 1744- Di questo magistrato si
fa memoria in un codice della bi-
blioteca vaticana, fino dall'anno g48,
nel qual tempo erano denominati
decarconi, giacché prima di tal'epo-
ca , sotto Alberico , che s' intitolò
Principe e senatore di tutti i roma-
ni, e di suo fratello Giovanni XI
detto XII, creato nel gSi, alcuni
sostengono, che due consoli si crea-
vano ogni anno in R.oma, oltre un
prefetto della nobiltà, e per render
ragione al popolo, e alla plebe, si
elessero pure dodici decarconi, i qua-
li sostenessero l'ufficio del senato,
ovvero dexarconi, come tribuni della
plebe, secondo Biondo. Siccome poi
in guerra usavano alcune bandiere,
ed ogni regione si distingueva dalla
bandiera particolare, con vocabolo te-
desco furono àeiiiBanderesi {Vedi)^
nome col quale , oltre quanto si
dice a quell'articolo, fino dal 1262 si
trovano chiamati. Essi in certe oc-
casioni usavano un particolar vestia-
rio, ed avevano grandissima autori-
tà, la quale fu loro di molto dimi-
nuita, nel 1 369, dal Pontefice Uiba-
no V, e poscia, verso il termine di
detto secolo XIV, fu affatto soppres-
sa da Bonifacio IX. E benché, nel
1 408 , a cagione della guerra, che
faceva a R.oma Ladislao re di Na-
poli , come quegli, che ne aspirava
al dominio , e per la gran carestia
del pane ond' era afflitta la città,
fosse nuovamente creato questo ma-
GAP
gisiitito dal Cardinal Pietro Stefane-
schi, \icario di Papa Gregorio XII,
e gli fossero date »> Banderas con-
*» siietas tempore antiquo , uti do-
M minoriim banderesioriim cum si-
>» gno pavesati , et balisteri ", ciò
non ostante furono poco dipoi nuo-
vamente aboliti. Talvolta i bande-
resi furono chiamati Capo-rioni, co-
me quando si recarono al conclave,
in cui fu eletto Urbano YI. Abbia-
mo, che a' 4 gennaio i4io> i Capo-
rioni fecero i conservatori di Roma,
e nel di seguente salirono il Cam-
pidoglio (Vedi)^ ed espulsero il se-
natore Gio. de Tostis, che lo tene-
va pel re Ladislao. E nel Pontifica-
to di Giovanni XXIII, i Capo-rioni,
ai 27 agosto i4ii} ricevettero con
grand' onore nel palazzo apostolico
il senatore conte Ruggero d'Antiglio-
la. Quando poi il popolo romano
si pentì d'essersi ribellato nel 14^4
ad Eugenio IV, e che questi spedì
a Roma Giovanni Yitelleschi coman-
dante del suo esercito, venne quel
comandante ricevuto dai romani, e
dai Capo-rioni con grande onorifi-
cenza.
Il cav. Venuti, nel Fiorino d'oro
illustrato j p. 3 1 3, parlando de' ban-
deresi detti ancora Pavesani, o Ba-
lestrieri 3 dice » che essendo divisa
M la città di Roma ii:\ piti decurie,
» avea ciascuna di esse il suo capo,
w ed il suo segno particolare, sotto
M il quale militava. Tali capi si
>i dicevano banderesi , ad una coi
iy loro decurioni. Oggi quei capi,
w che si appellavano banderesi, si
>ì dicono comunemente , e con ti-
>» tolo proprio Capo-rioni , e sono
»» quattordici , essendo altrettanti
>» i rioni della città di Roma **.
V. il Marini , Archiatri Pontificii j
tomo I, p. 106. Da tuttociò, come
riflette il citato Beruardini, è maui-
VOL. VUL
CAP 65
festo, che i banderesi erano total-
mente diversi dai Capo-rioni , e per
ragione del loro numero, e per la
loro amplissima possanza, in vigore
della quale potevano anche dare, e
togliere la vita , cioè far grazia , e
condannare all' estremo supplizio ;
laddove i Capo-rioni (conservati sino
a Pio VII), tanto nel numero, che
nell'autorità, per altro limitata, non
oltrepassavano i confini del proprio
rione nell' esercizio di essa ; con que-
sto però, che sino al lySi tale ca-
rica fu propria della nobiltà roma-
na; ma poi si elessero i cittadini.
I Capo-rioni (Capita- Regionum) fu-
rono denominati anche maestri delle
curie _, e siccome erano scelti dai
ceto della romana nobiltà , qualifi-
cati vennero col titolo di nobìles viriy
come si ricava da un istromento del
XV secolo, che si conserva nell'ar-
chivio di s. Angelo in Pescheria.
Sebbene, come vedremo, parlan-
do in questo articolo dell' intervento
de' Capo-rioni ai Possessi de' Papij
e degli attuali presidenti de* rioni
di Roma, i Capo-rioni esistessero sino
dal XV secolo, e talora, come rile-
vammo, fossero creduti essere i ban-
deresi, tuttavolta la loro formale re-
golarizzazione, e concessione di sta-
bili prerogative, si deve al Sommo
Pontefice Gregorio XIII, allorquan-
do coir autorità della bolla, Urbent
Romani j emanata ai 25 maggio
i58o, che si legge nel tomo IV,
par. Ili, pag. 4^6 , del Boll. rom.
confermò gli statuti di Roma, rifor-
mati da Luca Peto e da altri, secondo
le circostanze de' tempi. Fra le prov-
videnze nello statuto contenute, venne
formato un gran consiglio, ed altro
segreto nel quale aveano anche luo-
go il priore de'Capo-rioni, i treilici,
o venlisei consiglieri scelti dai me-
desimi Capo-rioui, ed eziandio dei
priore de' Capo-rioni, e tredici Capo-
rioni, ch'erano stati in carica nel
trimestre antecedente, dappoiché tan-
to i conservatori, che il priore dei
Capo-rioni, ed i Capo-rioni erano elet-
ti ogni trimestre. I Capo-rioni furo-
no dichiarati dipendenti dal prìore
de'Capo-rioni, magistrato subalterno,
e destinati a paterni ed utili uflficii, e
dovea ognuno nella propria regione,
insieme a tre scelti deputati, eserci-
tare una conciliativa giurisdizione,
in vantaggio de' cittadini, tutelando
i diritti, e le sostanze loro, senza stre-
pito , o pubblicità. Ciascun Capo-
rione era assistito da un numero di
scelti cittadini, che sotto il nome
di conslabili , o capotori , mantene-
vano la pubblica tranquillità, vigi-
lando air esecuzione de' loro ordini.
Ogni qual volta poi o il sovrano
Pontefice, o altre circostanze il vo-
leano, i Capo-rioni riunivano i loro
constabili, ed in caso di maggiore
urgenza, avvalorandosi coli' aiuto di
ogni altro cittadino , concorreva a
formare quella forza urbana, o ci-
vica, che in ogni tempo rese impor-
tanti servigi. Ma altre più inte-
ressanti notizie riguardanti i Capo-
rioni, si riportano all' articolo Capo-
tori.
Fino dal 1661 terminarono i pub-
blici , e segreti consigli , e non piti
per bussolo, ma per organo della
segreteria di stato, i Pontefici eles-
sero i magistrati, il priore de' Capo-
rioni, ed i Capo-rioni. Diminuita però
la rappresentanza loro nel termine
del secolo XV III, stante l'istituzione
della guardia civica, ordinata da Pio
VI , affatto rimasero anzi estinti
i magistrati Capo- rioni, e i loro at-
tributi, per disposizione del successo-
re Pio VII, sebbene quest'ultimo
Pontefice restituisse a quel magistra-
to romano il privilegio, tolto secondo
GAP
alcuni da Clemente X, di estrarne
per bussolo ogni trimestre , innanzi
il Cardinal camerlengo dal novero
delle sessanta nobili famiglie roma-
ne, dette coscritte, i tre conservatori
e il priore de'Capo-rioni. Quel prio-
re fa parte della rappresentanza , e
quantunque non sia eguale nella giu-
risdizione, ha comune l'abito coi
conservatori di Roma. Un tal abito
consiste nel rubbone nero, e di oro
nelle solennità, come il tutto dicesi
dettagliatamente all' articolo Conser-
vatori. P^. la bolla Urbem Romani^
di Benedetto XIV, pubblicata ai 4
gennaio 1747» nella quale sono pre-
scritti i requisiti, che debbono avere
i nobili per essere dichiarati o con-
servatori di Roma, o priori de' Capo-
rioni. Si aggiunga, che durante il
sistema del bussolo, il priore dei
Capo-rioni copriva il posto anco di
Capo-rione senza distinzione di rione,
ma ripeteremo che negli ultimi tem-
pi sino alla cessazione de' Capo-rioni,
il priore prendeva sempre posto nel
rione primo Monti , onde in ogni
tempo ha avuto duplice rappresen-
tanza. Il medesimo priore de' Capo-
rioni nel giorno ultimo dell' anno ,
dopo il vespero papale , nella Pon-
tificia cappella, se egli è il nuovo
eletto, presta nelle mani del Ponte-
fice il giuramento, il quale nello
stesso luogo e giorno finche esistet-
tero i Capo-rioni, lo prestarono co-
me dicemmo superiormente.
Nella sede vacante i Capo-rioni,
doveano raddoppiare la loro vigi-
lanza per prevenire i tumulti, e le
sedizioni, e difendere all'occorrenza
la città da qualche nemico, che
avesse tentato invaderla, o turbarne
la quiete, come fece nel secolo XIV
Giacomo Ponziani, il quale colla
milizia del suo priore, respinse al-
cuni soldati stranieri entrati forza-
GAP
tamenle in Roma per la porta san
Sebastiano, al lato della quale se
ne legge la memoria in una iscri-
zione. Ciascuno de' Capo-rioni nella
sede vacante aveva scudi venticin-
que, ogni dieci giorni, ma Clemen-
te XII nella riforma li ridusse a
diecisette. Seguila poi V elezione del
nuovo Pontefice, il Capo-rione del
quartiere, in cui era situato il pa-
lazzo che l'eletto abitava da Cardi-
nale, prontamente vi si recava colle
sue milÌ7Ìe de' capotori per custo-
dirlo, afllnchè il popolo non Io spo-
gliasse, abuso che pur troppo più
Tolte era accaduto, e vietato, mas-
sime dal concilio di Costanza, e da
Leone X.
Prima di parlare dell' intervento
de^Capo-rioni alle solenni cavalcate
pei possessi de' Pontefici, e dei sena-
tori di Roma, e degli abiti da loro
assunti, riporteremo quelli, che as-
segnati lor vengono dal Piazza nelle
pubbliche funzioni del popolo roma-
no, nel suo Efìierologio di Roma^
tom. I, pag. 264.
Sino dai tempi, in cui Augusto
divise Roma in XIV rioni, come
dice Svetonio nella sua Storia capo
3o, assegnò a ciascuno de'Capo-rioni
la propria insegna, e veste di co-
lore diverso, insegna e veste che si
continuarono a portare per molti se-
coli, essendo gelosi i romani della
conservazione delle loro antiche co-
stumanze. Il primo de' Capo-rioni
di Campidoglio, ovvero Campitelli,
vestiva di color verde ; il secondo
de* Monti, di color cangiante, il ter-
zo di Trevi compariva in abito da
pellegrino; il quarto di Colonna, di
color bigio; il quinto di Campo
Marzo vestiva da turco con l'arco,
e le freccic; il sesto del Ponte A-
driano o s. Angelo, di color celeste;
il settimo di Borgo, o Città Lconi-
CAP 67
na, vestiva di paonazzo; l'ottavo di
Trastevere, vestiva di color giallo;
il nono di Ripa vestiva di bianco;
il decimo di s. Angelo in Pesche-
ria, di color riverso ; l' undecimo
della Regola, vestiva da moro colle
gambe tinte; il duodecimo di Pa-
rione di color leonato; il decimoter-
zo di s. Eustachio compariva con
due ninfea canto; e il decimoquarto
della Pigna vestiva di color di carne.
Nei solenni possessi, che i Ponte-
fici presero della basilica lateranense
descritti eruditamente da Cancellieri,
sul priore de'Capo-rioni, e de' XIII
Capo-rioni, rilevansi le seguenti no-
tizie. Dopo la deposizione di Gio-
vanni XXIII, seguita nel concilio di
Costanza, quivi nel i^i'J fu eletto
Martino V romano, il quale recan-
dosi in Roma a' 28 settembre 1420,
gli fu fatto grandissimo onore. Per
ogni rione si fecero giuochi da otto
gentiluomini romani; e i conserva-
tori, e i Capo-rioni con molti citta-
dini per diverse sere girarono per
la città con torcie accese, gridando:
viva Papa Martino, anzi a perpe-
tua memoria , fecero registrare il
giorno del suo ingresso in Campi-
doglio, come giorno felice. Ai 24
giugno i447> segui in s. Gio. in
Laterano il possesso di Nicolò V, al
quale intervennero i Capo-rioni , e
si fece correre il pallio da ss. Cosma
e Damiano al Laterano. Nel possesso
d'Innocenzo Vili, ai 12 settembre
1484, i Capo-rioni con molti citta-
dini, e nobili romani, portarono il
baldacchino , sotto cui cavalcava
il Papa, cioè dal Vaticano al La-
terano. Eletto Alessandro VI agli
I I agosto i49^'> "cl d\ seguente
alle ore due di notte, il senatore,
i conservatori, e i Capo- rioni, con
parecchi nobili, fatta una incarnì'
sciata (festa popolare), nudarono
68 GAP
al palazzo del Papa a cavallo , con
torcie accese, ed eseguita una gio-
stra sulla piazza di s. Pietro, rice-
vettero poi la benedizione aposto-
lica.
Nella cavalcata del possesso pre-
so ai 5 dicembre i5o3 da Giulio
II, i conservatori cavalcarono cogli
ambasciatori, né vollero andare a
piedi presso il Papa, assistendolo in
quella vece il senatore coi Capo-
rioni, ognuno dei quali portava in
mano un bastone bianco, mentre
tredici loro famigliari armati, pro-
cedendo dopo i cursori equestri a
piedi, sostenevano i vessilli delle re-
gioni. Nella stessa funzione, essen-
dovi l'abuso che i romani si vole-
vano impadronire, appena giunto il
Papa al Lalerano, del cavallo, della
sedia, e del baldacchino di che si
era servito, Leone X ordinò nel
suo possesso ai conservatori, e Ca-
po-rioni , che vegliassero per im-
pedire il tumulto, giacché avreb-
be concesso anche di piti. Nel pos-
sesso di Paolo IIIj agli i i apri-
le i535, nella scala del palazzo va-
ticano, vi fu contrasto tra i Capo-
rioni , e i parafrenieri , volendo i
primi custodu'e la persona del Pon-
tefice; ma fu comandato, che i pa-
rafrenieri facessero l'offizio loro, e
se i Capo-rioni volevano interveni-
re, procedessero in due ale, senza
impedire il posto ai detti famigli
Pontificii. Racconta il Colaine pres-
so il Gattico, Acta Caerem. p. 391,
che Paolo IV a 28 ottobre i555
andò al Laterano in lettiga a pren-
dere possesso, accompagnato da tutti
i Capo-rioni , co' romani ben arma-
ti. Quindi giunto alla chiesa si po-
se in sedia, portata dai Capo-rioni
sino all'altare, ma nel ritornare al
Vaticano nacque contesa tra Pa-
pirio Capizucchi, che comandava
GAP
una compagnia di soldati, ed i Ca-
po-rioni, da' quali restò ferito in una
coscia con un colpo di picca. Ai
27 maggio 1572, Gregorio XIU
prese possesso della basilica latera-
nense, ed i Capo-rioni vestivano un
rubbone di velluto cremesino , es-
sendo il vestiario di sotto del me-
desimo colore, tessuto con oro. Nel
possesso di Sisto V, ai 5 maggio
i585, i conservatori, i Capo-rioni,
ed altri uffiziali del popolo roma-
no cavalcarono innanzi gli .ambascia-
tori : in quello preso da Gregorio
XIV, ai i3 dicembre iSgo, tredi-
ci Capo-rioni delle regioni di Roma
per ordine cavalcarono dopo il ma-
resciallo del popolo romano , vesti-
to ciascuno di giubbone , e calzoni
di tela d'argento, trinati d'oro, cal-
ze tessute di seta d' oro , scarpe
bianche, spada dorata cinta, con pen-
denti ricamati, rubboni di velluto ere-
merino sino al ginocchio, gran cappel-
lo, ò berrettone di velluto nero all'an-
tica, con oro, perle , margarite , e
belle gemme; le fibbie, e staffe della
sella erano dorate, come lo erano
gli altri ornamenti, in tanto che le
gualdrappe di velluto nero, aveva-
no trine, e frange di seta, e di oro ,
ed i fornimenti de' cavalli erano di
velluto nero. Seguiva il priore dei
Capo-rioni, il Capo-rione della regio-
ne Colonna, avendo il primo a de-
stra il gonfaloniere perpetuo del po-
polo romano; indi procedevano i
conservatori di Roma. Altrettanto si
praticò nel 1^91 nel possesso di
Innocenzo IX, ma, nel i%2, nel
possesso di Clemente VII, i Capo-
rioni vestivano cappotti di velluto
rosso foderati di tela d' argento, e
calzoni, e giubboni , o saii di raso
bianco, cavalcando due a due; e nel
i6o5, nel possesso di Leone XI, i
Capo-rioni vestirono di tabi bianco
GAP
con trine d'oro, con rubboni di da-
masco cremisino , seguiti dal loro
priore con veste di tela d' oro , in
campo rosso. In quello, che nel 1 6o5
prese Paolo V, i Capo-rioni usarono
i cappotti di tela d'oro, con astoni,
calzoni, e giubboni di tela d'argen-
to ; indi cavalcavano i conservatori ,
e priore de' Capo-rioni , con veste
lunga di tela d' oro alla ducale, e
sottane di raso rosso, con gualdrap-
pe di velluto nero, co' loro Fedeli
(Vedi), vestiti di rosso con bastoni
dipinti, e dorati. E quando il Papa
nella basilica lateranense ascese in
sedia gestatoria, i Capo-rioni porta-
rono le aste del baldacchino. Nel
possesso preso da Innocenzo X, nel
i644j dopo il capitano degli sviz-
zeri cavalcavano i Capo-rioni, vesti-
ti di broccato, e velluto bianco, e
rosso con berrettoni j ma secondo
il diarista Giaciuto Gigli , furono
dati ad essi settanta scudi per cia-
scuno, affinchè si facessero l'abito, che
consisteva in rubbone di velluto cre-
niesino, sino al ginocchio, calzoni, e
giubbone di lama di argento guar-
nita d'oro, calzette e legacci di se-
ta bianca guernite con merletto
d'oro, spada dorata , cintura rica-
mata, berretta di velluto nero alla
spagnuola , con piuma bianca, e
rossa, con gioiello, e sella di vellu-
to, colle stalFe dorate. Anche il prio-
re loro, e i tre conservatori rice-
verono cento e quaranta scudi per
cadauno per farsi una sottana di ra-
so cremisino, ed un rubbone sino
ai piedi di broccato d'oro. Altret-
tanto si praticò ne' possessi degli
altri Pontefici, principalmente di
Clemente X, ed Innocenzo XIII,
romani, anzi in questo ultimo si
nominano quattordici Capo-rioni , e
fra le pompe del Campidoglio , si
noverano le insegne de' rioni, collo-
CAP 69
cate sui balconi de' palazzi late-
rali.
In quanto al posto preso da' Ca-
po-rioni nelle cavalcate, fu per lo
più quello di seguito agli uditori
di Rota, andando talora il priore
de' Capo-rioni in mezzo ai cancel-
lieri del popolo romano, ed insieme
talvolta co' conservatori. Che il prio-
re e i conservatori addestrassero il
cavallo al Papa ne' possessi , finche
entrassero in cavalcata, si rileva an-
che dagli ultimi , che furono Cle-
mente XIV, e Pio VI. Attualmente,
non più nel Campidoglio, ma nella
piazza lateranense, in un con loro,
il senatore offi'e al Papa l'obbedien-
za e fedeltà del popolo romano [V.
l'articolo Possessi de' Papi ). Che i
Capo-rioni intervenissero alle caval-
cate del possesso del senatore, lo
abbiamo dal seguente esempio, ri-
portato dal citato Piazza pag. 265,
pel possesso preso ai i\ gennaio
17 12 dal senatore Marco Frangi-
pane, il quale riporta ancora il mo-
do come v' incedevano. Dopo i ser-
genti de' capotori e loro paggi, pro-
seguivano i Caporioni dei Monti, e
Trevi, con due offiziali, con bande
e penne, con ispada nuda nella destra,
e nell'altra con l'arme, e due de-
putati coir insegne de' medesimi rio-
ni. Seguivano due Capo-rioni con
penne e bande, e due paggi che soste-
nevano le insegne, con ottanta sol-
dati disposti con ordine quattro per
quattro, intramezzando i Capo-rioni,
essendo gli altri quei delle regioni
Colonna, Campo-marzo, Ponte, Pa-
rione, Regola, s. Eustachio, Pigna,
s. Angelo, Campi telli. Ripa, Traste-
vere e Borgo. Per detti soldati si
debbono intendere i capotori, chia-
mati anche guardie de' Capo-rioni,
i quali essendo eletti ogni tre me-
si, li accompagnavano al Campido-
70 CAP
glio, e poi ricevevano da loro una
mancia. V. Cavalcata.
In oltre i Capo-rioni intervenne-
ro, e fecero corteggio anche nei so-
lenni ingressi in Roma di sovrani ,
o altri principi. Difatti abbiamo da
xjuello dell' imperatore Carlo V, se-
guito ai 5 aprile i536, nel Ponti-
ficato di Paolo III, che i Capo-rio-
ni , cavalcavano dopo la famiglia
Pontificia, vestiti di velluto e raso
cremisi. E quando s. Pio V per la
vittoria riportata a Lepanto contro
i turchi, decretò gli onori del trion-
fo al celebre Marc' Antonio Colon-
na, comandante le galere Pontificie,
ai 4 dicembre 1571, in cui ebbe
luogo tal ingresso trionfale, i Capo-
rioni coi conservatori, e senatore,
presero ad incontrarlo alla porta
s. Sebastiano. Nella cavalcata suc-
cessiva dopo i marescialli, seguivano i
paggi de' Capo-rioni a ca vallo due a
due con le insegne del loro rione,
vestiti di paonazzo, e casacche con
veste di velluto verde, e frange di
taffettà rosso, con celata in testa, e
coi pendoni proprii de' Capo-rioni.
Erano di poi seguiti da dodici Capo-
rioni due a due, senza il priore, il
quale andò solo con vesti di vellu-
to paonazzo con tela d' argento, cal-
ze di scarlatto, con cosciali a oro
di velluto cremisino, cappello di vel-
luto paonazzo, con frangie d'oro.
Armati erano i Capo-rioni di armi
bianche, con il latoclavo, o nodo di
velluto paonazzo foderato di tocca
d'argento, con bastone in mano a
cavallo, co' pendoni proprii de'Ca-
po-rioni. L' ultimo era quello di Co-
lonna, come priore de' medesimi.
Indi cavalcava il paggio di questo
con la rispettiva insegna, con quat-
tro staffieri due avanti il priore , e
due alla staffa, vestiti come quelli
de'Capo-rioni, poscia venivano il gon-
CAP
faloniere, i cancellieri , Marc' Anto-
nio, il senatore, ed i conservatori.
Aboliti i Capo-rioni nel Pontifica-
to di Pio VII, come superiormente
si è accennato, istituiti furono i Pre-
sidenti regionarii de medesimi quat-
tordici rioni di Roma, i quali suc-
cessori de'Capo-rioni, con quelle di-
versità che noteremo, nelle attri-
buzioni, in sede vacante vennero di-
chiarati Capo-rioni , e ne esercitano
le funzioni. Prima di tutto fa d'uo-
po, ed è indispensabile pi-emettere,
che sino dai tempi i più rimoti ,
sebbene forse con altri metodi , e
disposizioni differenti, furono in vi-
gore in Roma i regolamenti di po-
lizia, e in vista appunto de' vantag-
gi, che la società ne risentiva, furo-
no animati i sovrani Pontefici, prin-
cipalmente Paolo II, del i464> Si"
sto IV del i^'jì y Innocenzo VIII,
del i4B4> e Sisto, V del 1 585, non-
ché altri , a dare i piti sensati e
provvidi regolamenti, affinchè la po-
lizia, cioè la vigilanza del magistra-
to civile, per la quale si preveggo-
no, e si evitano i delitti, e si man-
tengono le città sicure e tranquille,
avesse i più facili mezzi di esecu-
zione. Che anzi ne'suaccennati Statu-
ti di Roma, riformati e migliorati da
Gregorio XIII, venne meglio suddivisa
la vastità dell' abitato in tredici rio-
ni, a cui Sisto V aggiunse il deci-
moquarto di Borgo, e se ne scelse-
ro i capi all' oggetto d* invigilare
sui costumi de' cittadini , resistere
alle violenze, comporre le dissensio-
ni e richiamare ad una utile indu-
stria la classe degli operai facen-
doli dipendenti dell' università ar-
tistiche, onde sotto Gregorio XIII,
come si riferì, ebbe luogo se non
r istituzione, almeno la regolare giu-
risdizione de' magistrtiti detti Capo-
rioni.
GAP
Si progredii con tali sistemi fino
ai primordii del corrente secolo, e
alle ultime straniere invasioni degli
stati romani, durante le quali eb-
bero luogo le massime ed i regola-
menti degl' intrusi governi. Al ces-
sare però di questi , conoscendosi
utile e necessario un sistema pres-
soché uniforme all'impianto novel-
lo de' governi europei , riflettendo
che le regole di polizia sono le basi
principali dell' ordine pubblico , il
glorioso Pontefice Pio VII , con e-
ditto de' 23 ottobre 1816, Ogni
colta nazione^ ec, organizzò, ed isti-
tuì pur egh con provvide leggi, suc-
cessivamente ampliate e migliorate,
la polizia s\ in Roma, che in tutto
Io stato Pontificio. Di essa venne
stabilito in magistrato centrale mon-
signor governatore di Roma, colla
onorevolissima qualifica di Diretto-
re generale della polizia , e nelle
Provincie furono dichiarati capi i
Cardinali legati, e i prelati delegati
prò tempore. In quanto a Roma ,
divisa la città ne' quattordici rioni,
rimanendo fisso tale riparto, Pio
VII nominò in ciascun rione un pre-
sidente regionario, che venne scelto
dalla classe de' nobili, fra i più colti,
probi ed onesti cittadini , e tutti
col grado ed onorificenza di mag-
giori. Vennero del pari nominati, e
col grado ed onore di capitani, quat-
tordici vice-presidenti^ prescelti an-
cor questi dalla miglior classe dei
cittadini, autorizzati a fare le veci
dei presidenti ne' casi di assenza, o
d' impotenza ; ed inoltre vennero
nominati altrettanti segretarii, ispet-
tori e portieri, tutti dipendenti dal
governatore di Roma. Riuniti negli
u/ìlcii de' presidenti^ chiamossi pre-
sideiiza regionaria ciascun olìicio
di questi ullicii, ed innalzato fu sul
portone di cadauna la rispettiva ar-
CAP 71
ma del rione, con l'iscrizione Pre-
sidenza DEL Rione N.
Successivamente in vista del bi-
sogno, e pel più utile servizio del
governo, a ciascuna presidenza si
aggiunse un commesso, ed un ad-
detto, o sia esploratore. Ad ogni
presidente, finché fosse in esercizio,
fu stabilita una decorazione da ap-
pendersi dalla parte sinistra del pet^
to. Essa consiste in una croce d'oro
da cavaliere, che pende da un anel-
lino, e componesi nel centro dallo
stemma rispettivo del rione in cam-
po d' oro , il cui cerchio è di
smalto bianco. Di tale smalto sono
pure coperti i quattro bidenti a so-
miglianza della croce gerosolimitana,
frammezzati da altrettanti raggi. Non
ha guari però, per viste economi-
che, rimanendo ferme le anteriori
discipline nelle presidenze de' quat-
tordici rioni, venne ristretto e de-
terminato il numero delle presiden-
ze a dieci soltanto , dappoiché per
titoli di vacanza o quiescenza, fu-
rono riunite quella di Ripa a Tras-
tevere, l'altra di s. Angelo a Cam-
pitelli , quella di Pigna alla presi-
denza di s. Eustachio , e quella di
Paiione a Ponte; ed é perciò, che
i presidenti, i quali riuniscono l'eser-
cizio di due presidenze, portano le de-
corazioni colle insegne di ambedue. la
ciascun rione poi, anche delle pre-
sidenze soppresse, evvi una brigata
di carabinieri , come hanno le esi-
stenti, composta per lo meno di sette
comuni, comandate da un sotto uf-
ficiale. Tali brigate dipendono im-
mediatamente dal rispettivo presi-
dente, in quanto al servigio del lo-
ro istituto , essendo pel resto sotto
la dipendenza dei supei'iori dell'ar-
mata.
Di qual vantaggio poi, ed utilità
sieno riuscito le i>iesi(lenzc regione*
*j1 GAP
rie di Roma, è cosa troppo nota,
ed inutile a dimostrarsi. Le incom-
benze principali di tali ufficii regio-
nari i sono , di tener nota di tutti
gl'individui abitanti nella rispettiva
giurisdizione, di generale sorveglianza,
d' indagini tanto sugli statisti, che su-
gli esteri, i quali dimorano nel rione,
di vigilanza sui bottegai , commer-
cianti, locande, ec, suU' osservanza
delle leggi, e regolamenti in vigore,
con autorità di procedere alle con-
travvenzioni, vegliare alla sicurezza
e nettezza dell'interno delle abitazio-
ni, alla pubblica sanità, alla regola-
rità della notturna illuminazione,
alle diverse forze pubbliche esi-
stenti nel rione, sul costume, sui
pubblici spettacoli , suU' accattonag-
gio, sui detentori d'armi. Inoltre han-
no incombenza di conciliare ad un
tempo, e pacificare le piccole dif-
ferenze, anco domestiche, di giudi-
care nelle cause economiche sino alla
somma di scudi cinque, procedere,
e punire in via correzionale, con
arresti, precetti, ed ammonizioni ec.
Finalmente i presidenti de' rioni dis-
impegnano altre delicate attribuzio-
ni ordinarie, e straordinarie , che li
rendono benemeriti della popolazio-
ne, e del governo.
Assumendo i conservatori di Ro-
ma nella sede vacante, per singoiar
privilegio loro accordato dalle costi-
tuzioni apostoliche, il comando di
molte cose, invigilando specialmente
alla sicurezza della città, seguita la
morte del Papa, restano i presidenti
regionari con dispacci del governa-
tore di Roma, e de' conservatori
stessi, nominati, e sostituiti agli an-
tichi Capo-rioni, finché dura la sede
vacante , e perciò ne disimpegnano
le analoghe ingerenze , e prerogati-
ve, le quali consistono, I. Nel ri-
cevere dai conservatori, ed inalbe-
CAP
rare fuori d' una delle finestre della
presidenza, le bandiere rispettive.
II. Nell'avere a loro disposizione un
deputato della milizia capitolina, ed
un comune dei capotori, per ser-
virsene pel disimpegno degli ufficii
di Capo-rioni, per la pubblica tran-
quillità, e per la continua relazione
col magistrato romano de' conserva-
tori. E ad oggetto di non trovarsi
questi, per le ulteriori riforme nella
legislazione, in collisione colla dire-
zione generale di polizia, fu loro
hmitato, e stabilito l'esercizio della
giurisdizione in tempo di sede va-
cante. III. Nel procedere in tutte
quelle materie, nelle quali il presi-
dente procedeva, ed agiva in linea
correzionale. IV. In tutto ciò, che
ha riguardo alle contravvenzioni di
contro ora sull'apertura, e chiusura
delle botteghe dei caffettieri, osti, ed
altri pubblici spacciatori di liquori.
La qualifica, e nome di Capo-
rione ad ogni presidente regionario,
ebbe principio coll'autorità del Car-
dinal camerlengo, e di concerto del
governatore, e conservatori di Roma,
nella sede vacante per morte di Pio
VII, accaduta ai 20 agosto 1823,
e prosegui regolarmente nelle suc-
cessive sedi vacanti, nelle quali però
non ebbe luogo, come si praticava
allorché esistevano i Capo-rioni, la
formazione in ogni regione d' uà
quaitiere di milizie capitoline, per
la quantità delle milizie che presi-
diano Roma attualmente. Il senato
romano però, dopo aver radunata
la milizia urbana de' capotori, chia-
ma a sé i presidenti de' rioni di
Campitelli, e di Regola, che facen-
do le veci degli antichi Capo-rioni,
spedisce col capitano di detta mili-
zia ad aprire, giusta l'antica con-
suetudine, le carceri nuove, e quelle
di Campidoglio, affine di liberare i
CAP
detenuti rei di piccole colpe, giacche
quelli di gravi delitti preventivamente
si trasferiscono in Castel s. Angelo.
Di fatti nelle ultime tre sedi vacanti,
i presidenti Capo-rioni di Carapitelli,
e di Regola, in abito di città, pre-
ceduti da sei fedeli di Campidoglio
colle mazze, ed accompagnati dal
capitano de'ca potori, come capoto ro
del rione, da un notaio capitolino,
e da trentasei capotori cogli uffiziali,
tutti vestiti colla montura di gala,
portando inalberata la bandiera del
rione, a tamburo battente, si recarono
quello di Campitelli alle prigioni di
Campidoglio, e quello di Regola alle
carceri nuove, e liberarono i dete-
nuti per lievi colpe, che nelle tre
dette epoche ascesero a novantotto,
un dopo l'altro separatamente.
CAPOTORI. Milizia urbana del
magistrato romano, ed anche guar-
dia Pontificia, composta di cittadini
romani. Anticamente i Capotori si
chiamarono Comìtes Slahiles, o Con-
stabili j ed i loro uffiziali Capo-
tauri, o Capotori, poi Milizia Ur-
bana, o Capitolina del popolo ro-
mano, ed anche Guardie del popolo
romano. Sempre però furono cono-
sciuti sotto la volgare denominazione
di Capotori , sebbene fossero appel-
lati ora urbani, ed ora deputati,
oltre la milizia dei feudi del senato
romano. Per dire della loro origine,
uffizio, ed altro, che li riguarda, fa
prima d'uopo ripetere alcuna cosa
sui Eioni di Roma, de' quali , oltre
al proprio articolo, si trattò relati-
vamente anche all' altro de' Capo-
rioni.
§ I. Capotori o Milizia Urbana
di Roma.
La città di Roma sì favorita dalla
Provvidenza, meritò di essere con-
CAP 73
traddislìnta coll'altributo di eterna',
forse più per la costanza nel con-
servare perpetuamente sotto diverse
nomenclature le sue primitive isti-
tuzioni, di quello che per l'immen-
sità de' suoi dominii e la lunga du-
rata del suo impero, come rilevasi
dalla sua storia. Lo stesso statuto
pubblicato da Gregorio XIII, e san-
zionato a'2i3 giugno i58o colla sua
bolla, Urhem Romani, nel quale si
divide r amministrazione della città
ne' suoi consigli pubblico, e segreto,
ne' conservatori, nel senatore, nei
capo-rioni, ne' maestri di strada ec,
ci adombra gli antichi comizii del
popolo, il senato, i consoli, il pre-
tore, i tribuni, gli edili ec. E ciò,
che avvenne nelle istituzioni poli-
tico-amministrative , si osserva an-
cora ne' metodi di conservare la
pubblica tranquillità per mezzo di
una forza interna, ed esecutrice del-
le leggi.
Roma antica fu divisa in regioni,
o rioni, come diciamo oggidì, e sino
dai primi tempi cesarei, ne contava
quattordici, i quali esistono tuttora.
Ogni regione aveva im curator, un
denunciator, ed ogni vico quattro
ma §i stri, ai quali presso a poco
corrispondono i capo-rioni, e i tre
deputati voluti dallo statuto roma-
no. A coadjuvare gli antichi curatori
delle regioni, e a mantenere la pub-
l)lica tranquillità. Cesare istituì set-
te coorti. Per lo statuto poi del
i58o (come si legge nel Fcnsonio
ad Statutum Urbis, Adnot. al cap.
18 hb. I, e cap. 8, lib. Ili) non
furono istituite cose nuove, ma solo
si riformarono quelle, che i romani
sibi a majorihus relieta habebant,
e che erano forse confuse ob tcni-
poruni vetustatem, et magistratituni
Jbrtasse negli genti avi, e venne lioi*-
ganizzata una forza, che, come le
74 CAP
antiche sette coorti urbane, invigi-
lasse air interna tranquillità della
città, or individui componenti que-
sto corpo urbano assunsero il nome
allora molto comune in Europa di
comites stahiles^ constabili, o costa-
bili. Si compose esso di numero
trecento teste, i suoi uffiziali furono
appellati capotauri, o capotori e
capitoriy venendo divisi in un nu-
mero corrispondente fra le tredici
regioni, nelle quali era allora divisa
la città. Sisto V però, successore
immediato di Gregorio XI!I, unì
la XIV regione di Borgo , chiama-
ta anche ciltà Leonina all' ammi-
nistrazione della romana magisti'a-
tura.
I rioni de' Monti, di Colonna, di
Ponte, e di Trastevere ebbero ognu-
no trenta comites slabiles, e venti
per cadauno gli altri nove rioni. I
constabili (ciascuno nella sua regio-
ne) dipendevano dal capo -rione,
come meglio dicesi a quell'articolo,
il quale corrispondeva al priore dei
capo-rioni, ch'era il comandante su-
periore di questa forza, come tuttora
prosiegue ad esserlo. I capotauri,
in volgare denominati capotori, uf-
ficiali di questa milizia, dovevano
o confermarsi, o nuovamente eleg-
gersi dal corpo de'constabili , metodo
che oggi vediamo imitato in Fran-
cia nelle guardie nazionali, e gli
stipendii degli stessi constabili si fa-
cevano pagaj-e dal priore de' capo-
rioni , loro supremo comandante.
Era poi cura de' constabili, sotto la
direzione de' proprii uffiziali capo-
tauri, d' invigilare alla pubblica tran-
quillità, e di eseguire gli ordini del
rispettivo prefetto, o capo della re-
gione. Della milizia dei feudi del
senato romano, si tratterà in fine
di quest'articolo.
]\el tempo della sede vacante, in
C/VP
cui era bisogno di maggior forza per
mantenere la pubblica tranquillità,
questo corpo si aumentava con istra-
ordinarii arruolamenti, ed era im-
piegato al servigio interno di Roma,
al presidio del Campidoglio, al ghet-
to , alle porte della città , andando
in unione ai capo-rioni di Campi-
telli, e Regola, a liberare i detenuti
nelle pubbliche carceri e in quelle
capitoline, atto di giurisdizione con-
servato sino a* nostri giorni nelle
sedi vacanti per la morte di Pio
VII, Leone XII, e Pio Vili, colla
sola differenza (come si disse all'ar-
ticolo Capo-Rioni), che in luogo di
questi antichi magistrati, adempi-
rono alle loro funzioni, e attribu-
zioni, gli attuali presidenti regionari!,
i quali dopo le riforme legislative
operate da Pio VII, nel 1816, as-
sunsero in gran parte le ingerenze
de' capi delle regioni.
Non riuscirà poi discaro, che qui
si riporti quanto analoganente scris-
sero il Lunadoro, Relazione della
corte di Roma, pag. 59, 90 e 91
del tom. I, e Novaes, Dissertazioni
storico-critiche j del Conclave ^ tom. I,
pag. 91, 117 e 161. Seguita la
morte del Sommo Pontefice, ed
annunziata alla città l' infausta no-
tizia col suono lugubre della cam-
pana maggiore del Campidoglio, il
capitano de'Capotori partila dal Cam-
pidoglio medesimo con uomini ar-
mati, e giunto al rione della Regola,
ne prendeva la bandiera, recandosi
a suono di tamburo ad aprire le
pubbliche carceri, per porre in li-
bertà i delinquenti di piccoli delitti,
giacché quelli rei di maggiori veni-
vano per cura del governatore di
Roma fatti traspoitare in Castel' s.
Angelo. Altrettanto fa ce vasi colla
bandiera del rione Campilelli alle
carceri capitoline, pei prigioni debi-
GAP
tori di piccole somme. Il magistrato
di Roma, adunandosi subito in Cam-
pidoglio, creava immediatamente dal-
l'oi dine de* nobili il capitano delle
milizie del popolo romano, che si
arruolavano per la sede vacante, ia
numero di duecento sedici soldati,
benché prima di Clemente XII fos-
sero trecento. Aveano esse un al-
fiere nominato dal Cardinal camer-
lengo, due sergenti, nove caporali,
un foriere, un aiutante, un cancel-
liere, e due tamburini, l'uffizio dei
quali, e del restante della soldatesca,
spirava colla elezione del nuovo Pon-
tefice. 11 magistialo romano creava
pure i capotori , che dovevano fare
la ronda di notte, prendendo per
ciò molte volte un uomo per cia-
scuna casa, e per maggior sicurezza
lo stesso magistrato comandava ai
capi delle famiglie di tenere la notte
un lume alla finestra, non essendosi
ancora attivata 1' attuale notturna
illuminazione, il qual lume, nel
conclave per la morte di Benedetto
XIV, nel 1758, fu sospeso nel tem-
po che in Roma s' introduceva il
fieno, per evitare un qualche in-
cendio.
Prima della riforma fatta da Cle-
mente XII, nel 1732, col chirografo
Avendo Noi, in forza del quale fu
soppresso l'uffizio di quelli, che cu-
stodivano le porte, il detto Pontefice
regolò le spese dei conclavi, e si
occupò ancora delle milizie urbane,
e loro uffiziali, imperocché pagando
la camera apostolica per tal motivo
al senato romano, mille e ciuquan-
tacinque scudi, ad ogni dieci giorni
della sede vacante, egli ridusse le
paghe alla metà, eccettuando i tre-
dici capo-rioni, col loro priore. Ad
essi in luogo di scudi venticinque
ogni dieci giorni, volle che se ne
dessero solo diciassette per cadauno.
CAP 75'
Il quartier generale di questa trup-
pa urbana stabili vasi nel portico
di Campidoglio, sotto l'abitazione
de' conservatori di Roma, ed altri
piccoli quartieri erigevansi ne' quat-
tordici rioni della città, donde le
milizie uscivano per le ronde si di
notte, che di giorno per la pubblica
quiete. E nel giorno, in cui i Car-
dinali entravano in conclave, le
stesse milizie si schieravano sulla
piazza vaticana, e poscia passavano
ad occupare tutti i nominati quar-
tieri.
Ritornando agli antichi constabili,
e capotauri loro uffiziali, questa mi-
lizia, siccome composta di cittadini,
in progresso di tempo assunse il no-
me, che le competeva, cioè di mili'
zia urbana del popolo romano j ma
non avendo uniforme, soltanto nel
1740, nel tempo del conclave, per
la morte di Clemente XII, col con-
senso del sacro Collegio de' Cardinali,
ebbe un uniforme , e un distintivo ,
come rilevasi da una iscrizione lapi-
daria, che si legge nel palazzo con-
servatoriale. Tuttavolta il numero
8078 del Diario di Roma , del 1769,
riporta che la processione dell' arci-
confraternita di s. Anna fu in quel-
r anno decorata dalle bandiere dei
quattordici rioni di Roma, coi rispet-
tivi capotori dei medesimi , vestiti
con abito di città, detto di spada e
cappa, e torcie accese in mano, per
grazia accordata al sodalizio dai con-
servatori, e priore de' capo-rioni del
popolo romano.
Nel 1775, allorché fu assunto al
Pontificato Pio VI, ottennero i Capo-
tori un nuovo uniforme di que' me-
desimi coloii rosso e giallo, rubri ci
flavi coloris , che oggi indossano, e
ciò in vigore di un rescritto emanalo
dai conservatori dell* uditMiza Ponti-
ficia de' 27 settembre del detto au-
76 CAP
no. Frattanto le istituzioni statutarie
col trascorrere de' secoli andavano
illanguidendo, ed ai capo rioni poca
autorità rimaneva, cosicché le attri-
buzioni de' constabili erano diminuite
io modo, che il loro numero di trecen-
to sembrava superfluo. Fu allora che,
con apposito regolamento approvato
dalla segreteria di stalo, a' i5 giugno
1790, gli antichi constabili compo-
nenti la milizia ui-bana del popolo
romano, furono organizzati all' incir-
ca come tutte le altre truppe di linea,
che nello stato Pontifìcio ebbero ori-
gine nel decorso secolo ; cioè ebbe due
ufficiali superiori col titolo d' ispet-
tori, che assunsero in prima entram-
bi i distintivi di colonnello; distintivi
che conservati nel più anziano di
questi uffizi ali , rimasero al iuniore
le spalline di maggiore. Fu costituito
il corpo in una compagnia di cento
dodici teste, oltre i Capotauri, o Ca-
pitori, o Capotori, e gli fu dato un
capitano, ufficiali , e sott' ufficiali di
compagnia, secondo il costume degli
altri corpi militari.
Sul declinare del secolo XVIII ,
le vertigini repubblicane investirono
anche Roma , e dopo la morte di
Pio VI, accaduta nel 1799, a Va-
lenza di Francia, non si praticarono
in Roma le consuete formalità della
sede vacante, anche perchè il sagro
Collegio si adunò in Venezia per
dargli il successore. Eletto ivi, nel
marzo 1800, Pio VII, Chiaramonti,
stabilì di fare la sua entrata in Ro-
ma a' 3 di luglio. Mancava però
ogni guardia, ed ogni milizia Ponti-
ficia, onde la milizia urbana dei Capo-
tori supplì a quanto era necessario.
Circondò questa il suo nuovo sovrano,
ed ebbe l'onore di prestargli servi-
zio nel palazzo apostolico Quirinale,
schierandosi un distaccamento di essa
per le scale, e per le anticamere,
CAP
avente alla testa i suoi ispettori mar-
chese Filippo Bonadies, e conte Fi-
lippo della Porta. Ecco anzi come
il Cancellieri, ne' suoi Possesfii, pag.
485 , ciò descrive. « All'arrivo che
M fece in Roma la truppa napoleta-
>♦ na comandata dal generale Naselli,
il conte Filippo della Porta Ro-
diani , ispettore della milizia ur-
bana, unitamente all'aiutante Gio-
vanni Pagliucchi , ora aiutante
maggiore capitano e cavaliere del-
lo speron d'oro, sapendo che gli
individui di detta milizia si aveano
conservate le loro monture, rimi-
sero in piedi la propria truppa ,
e la posero in attività, prestando
tutto il servizio, che in tal tempo
occorreva in tutta la città. In
conseguenza di ciò si seppe, che
la santità di nostro Signore Pio
VII era per dirigersi a Roma sua
sede, e non avendo veruna guar-
dia per sua sicurezza, lo stesso
conte della Porta, e il marchese
Filippo Bonadies, ispettori di detta
truppa, avanzarono supplica in
Venezia colla esibizione della loro
guardia, che Sua Santità si degnò
di accettare; onde per un intero
bimestre supplirono in luogo della
guardia svizzera , e de' cavai leg-
gieri , con tanta fedeltà ed esat-
tezza, mediante la somma vigilan-
za dell' aiutante Pagliucchi, che la
Santità Sua in benemerenza, si è
benignamente degnata di fissare
la stessa guardia nell'anticamera
Pontifìcia, in luogo della guardia
de' cavalleggieri. Quindi anche nel-
le solenni funzioni della Santità
Sua tutta la compagnia de' capo-
tori, in divisa rossa, e armata di
carabina, presta il suo servizio,
intervenendovi ancora come ispet-
tore della stessa guardia, col ran-
go di colonnello, il marchese Do-
GAP
» menico Serlupi. V. Cavalleggieri.
La milizia urbana de* Capotori, in
solenne attestato di gradimento del
sovrano Pontefice Pio VII , con bi-
glietto di monsignor Marino Caraffa
maggiordomo, in data de' 9 agosto
1800, ricevette pertanto la soddisfa-
cente riprova, che Sua Santità, in
considerazione de' prestati servigi, e
della fedeltà , e puntualità con cui
erano stati adempiuti, comandò che
sino a nuovo ordine Ja milizia ur-
bana de' Capotori facesse parte della
guardia della so era sua persona, e
de' palazzi apostolici, ove le fu dato
un luogo per riunirsi. Nella medesi-
ma epoca, quantunque ristrettissima
di numero la milizia urbana , fino
all'aprile 1801, guarniva la segrete-
ria di stato , e a tutto agosto del
medesimo anno 1801, montava rego-
larmente la guardia alla depositeria
urbana, il che risulta dai registri dei
servigi prestati dai Capotori u. i,** e
2." degli anni 1800, e 1801.
Nel solenne possesso poi, che pre-
se lo stesso Pio VII, a' 22 novem-
bre 1801, i Capotori in numero di
oltre ottanta, col capitano Paolo Sal-
viucci, e l'ajutante Giovanni Pa-
gliucchi, armarono sulla piazza late-
ranense il triclinio, e tirarono il cor-
done dall'una all' altra parte della
strada, perocché il senatore coi con-
servatori, priore de' caporioni , e gli
altri del magistrato romano, invece
del Campidoglio, ivi fecero il con-
sueto omaggio di sudditanza al Papa.
Faremo qui menzione, che nei
possessi solenni de' senatori di Ro-
ma, i Capotori coi loro capitani, e
colle quattordici bandiere spiegate
de' rioni, precedevano il nuovo se-
natoie. In fatti si legge da varie
relazioni di tali possessi, riportati
dal Cancellieri nelle sue Campane,
che precedevano il senatore cou
GAP 77
molti tamburi , armati di spade e
archibugi , e che per letizia sca-
ricavano spesso ; che inoltre erano
ben vestiti con pennacchi e bende
di diversi colori , e in bella ordi-
nanza, gli artisti di Roma chiamati
Capitori, o contestabili, o soldati del
popolo romano, i quali solevano fare
la guardia ai caporioni, e quando que-
sti erano creati, li accompagnavano al
Campidoglio e ricevevano da essi
una propina. La loro insegna rossa
portavasi in mezzo ad una squadra
armata di picche.
Occupata nuovamente Roma dai
francesi, e ristretto il Pontefice Pio
VII nel palazzo Quirinale, la mili-
zia urbana non solo continuò fe-
delmente r interno servizio in tal pa-
lazzo, ma senza curare i pericoli, a
cui si esponeva, assunse prontamen-
te la nuova coccarda, decretata nel
1809 dal Cardinal Pacca, allora pro-
segretario di stato, e vietata dal
generale comandante le armi frar-
cesi.
Ritornato quel Pontefice , nel
1 8 1 4, gloriosamente alla sua capi-
tale, dopo il penoso esilio di cinque
anni, nel mentre che mancava il
servizio degli altri corpi militari, la
milizia urbana de' Capotori riprese
la sua antica uniforme, e la coccar-
da onoratamente conservata. Quin-
di il colonnello di essa, con ordine
del giorno de' 2 3 maggio, intimò
pel dì seguente ai Capotori di fe-
steggiare il tanto desiderato ingres-
so del Sovrano Pontefice, ed inco-
minciare il primiero servigio. Il ma-
gistrato romano in si avventuroso
giorno andò incontro al supremo
Gerarca, e gli presentò gli omaggi
di fedeltà del popolo romano, colle
chiavi della città, seguito dalla mi-
lizia urbana, che subito riassunse
r antico suo onorevole posto presso
78 CAP
sua Santità, accompagnandola nella
solenne entrata. Poscia per sovi-ana
clemenza, monsignor Rivarola mag-
giordomo, ed ora amplissimo Car-
dinale, decretò con grazioso bigliet-
to de' 19 aprile, che la guardia dei
Capotori fosse dichiarata stabile, e
distinta cogli attributi d'una delle
guardie Pontifìcie; e dal medesimo
Pio VII venne assegnata la somma
di scudi cinquanta il mese, di ripar-
tirsi mensilmente a quelli che aves-
sero montato la guardia , nell' anti-
camera Pontificia. Quindi è, che in
tutti i giorni nei quali il sommo Pon-
tefice dà udienza, essa guarnisce la
prima anticamera, e il suo ajutan-
te sta nella terza, cioè in quella dei
bussolanti. Interviene in molte fun-
zioni, cui assiste , o celebra il Pa-
pa, come nella settimana santa, nei
Pontificali solenni, e per le cappel-
le Papali della prima domenica del-
l'avvento, della purificazione, del-
l' annunziata, di s. Fili
ppo,
dell'
.scensione, di s. Gio. Battista, del-
l' assunta, di s. Maria del Popolo ,
di s. Carlo , ed in altre funzioni ,
) anche straordinarie, non che nella
processione del Corpus Domini, ec.
Oltre tali onorifici servigi, e quel-
li molti, che presta al magistrato
romano, ed in Campidoglio, la mi-
lizia urbana de' Capotori prestava
que' servigi di piazza, che le erano
comandati, specialmente nel tempo
di carnevale, che venne solo inter-
rotto posteriormente, e nel i835
per alcune vertenze di preeminenza
colla guardia civica, istituita nel de-
clinare del secolo XVIII, rinnovata
ed aumentata nel 18 16. Nelle ul-
time tre sedi vacanti la milizia dei
Capotori, con ispeciale annuenza
dei CardinaH camerlenghi di s. Chie-
sa, compì il suo arruolamento, pre-
stò il suo servigio in Campidoglio,
CAP
al ghetto, e negli altii luoghi ove
richiedeva la circostanza, perlustrò
la cittti con pattuglie , adempiendo
a tutto ciò, ch'era anticamente ine-
rente alle sue attribuzioni, come
sopra abbiamo accennato.
11 regnante Pontefice Gregorio
XVI , amorevole verso la romana
magistratura, e tutto ciò che la ris-
guarda, nell'anno 1839, volle per
la prima volta con sovrana gene-
rosità, e per ispeciale favore, che
la milizia de' Capotori, a spese del
pubblico erario, ottenesse un dupli-
ce, decente, ed elegante uniforme,
ed insieme un nuovo completo ar-
mamento. E bene lo meritava, sic-
come quella, che composta di tutti
cittadini romani , ebbe sempre per
sua caratteristica l'onore , e la fe-
deltà. Passiamo ora a parlare dei
Capotori, o milizia dei feudi del se-
nato romano.
§ II. Milizia dei feudi del senato,
e popolo romano.
II senato romano del medio evo,
siccome si disse superiormente, rite-
nendo per la tranquillità di Roma
la milizia urbana, per quella de'suoi
feudi, e pel presidio de' luoghi forti
di sua giurisdizione, ebbe costante-
mente altro corpo militare, che tut-
tora conservasi. Tal corpo , nel se-
colo XVI, chiama vasi Dei soldati
delle battaglie del popolo romano^,
ed oggi distinguesi col titolo Delle
milizie de" feudi del popolo romano.
Abbiamo da documenti autentici,
che nel i556, nel Pontificato di
Paolo IV, tal corpo oltre di custo-
dire la città di Cori, e Magliano, e
i castelli di Vitorchiano, e Barbe-
rano, feudi del senato romano, pre-
sidiava eziandio la rocca della città
GAP
di Tivoli, a quel tempo ancora sog-
getta al medesimo senato.
Sebbene esattamente non si co-
nosca l'antica organizzazione e la
divisione di questo corpo , che per
altro componevasi di varie e sepa-
rate sezioni, certo è, ch'esso dipen-
deva interamente da un comandan-
te in capo, col titolo di capitano,
ovvero duce. Esso veniva eletto dal
pubblico consiglio, e godeva di mol-
te facoltà, come di scegliere gli uf-
fiziali subalterni, giudicare i delitti,
e persino punirli coli' estremo sup-
plizio. Fruiva d'uno stipendio , il
quale proporzionatamente si esigeva
dalle comunali amministrazioni de-
gli stessi feudi. In origine la dura-
ta del suo uffizio era di un anno ,
in progresso divenne triennale, quin-
di a vita, come è tuttora. Allorché
cessò di fatto la riunione de' consi-
gli capitolini (il che avvenne verso
la metà del secolo XVII ), i coman-
danti del medesimo corpo furono
eletti dai conservatori di Roma , e
la loro nomina sanzionavasi dal so-
vrano Pontefice. Nella stessa epoca
i comandanti assunsero la qualifica
di Colonnello^ ed anco di Kìlìar'
ca^ siccome forse più analoga agli
usi del tempo. Questo grado di uf-
fìziale superiore fu sempre ncoper-
to da nobili romani , e nella loro
serie piti anticamente rinvengonsi
gl'illustri nomi dei Frangipani, dei
Savelli, degh Orsini, e de'Tolomei,
siccome più modernamente si leg-
gono registrati quelli dei Grassi, dei
Muti, de' Caprauica ec. Nel Ponti-
ficato di Clemente XIV fu fatto
colonnello il cav. Odoardo de' cin-
que Quintilii, il quale disimpegnò
tale incarico fino al i8o4, in cui
ottenne un onorevole riposo. A' 3o
agosto gli fu dato in successore il
cav. Pietro Ricci marchese Rondi-
GAP
79
nini, attuale vigilantissimo colonnel-
lo coraundante generale di questa
milìzia.
Con superiore disposizione T uffi-
zio di colonnello della milizia dei
feudi, fu riunito all'altro di colon-
nello della milizia urbana , locchè
dovrà in fatto avverarsi alla prima
vacanza di uno de'due attuali uffi-
ziali superiori di questa milizia, cioè
il detto cav. Ricci, marchese Rondi-
nini, e il marchese Bartolomeo Ca-
pranica, colonnello de' ca potori.
Quantunque , lo ri peliamo an-
cora, non si possa stabilire con
pi'ccisione quando sia stata orga-
nizzata questa antica milizia dei
feudi del senato romano, rilevasi
per altro dalle diverse patenti spe-
dite agli uffiziali di grado inferiore
al colonnello, che suddividevasi irt
piccoli corpi, e compagnie. Oltre i
sopraindicati servigi , forniva essa
uomini nelle occasioni delle sedi
vacanti, per completare l'armamen-
to della milizia urbana de' ca potori,
che in quelle circostanze, come si
disse, ordinavasi dal senato. Sotto
il Pontificato di Clemente Vili, elet-
to nel i52 3, con editto del Cardi-
nal Aldobrandini, nipote del Papa ,
furono accordati alle milizie de' feu-
di, tutti i privilegi goduti dalle al-
tre milizie Pontificie, privilegi , che
da esse si finirono pacificamente si-
no al 1798, epoca in cui tutte le
istituzioni romane, in uno a que-
sto corpo, furono abolite per le ver-
tigini repubblicane. Tuttavolta nel
Pontificato di Pio VII, con bigliet-
to della segreteria di stato de' i4
luglio r8o4, la milizia de' feudi fu
ripristinata, e nel dicembre del me-
desimo anno, con altra disposizione
della segreteria di slato vennero
tornati in vigore gli antichi privi-
legi, dettagliati in apposita ordinan-
8o GAP
za. Fu allora precisamente, che la
milizia de' feudi conseguì una orga-
nizzazione più analoga ai tempi, e
conforme a quella ricevuta dalle al-
tre milizie provinciali dello stato ec-
clesiastico.
Diviso fu il corpo in due batta-
glioni di fanteria, ed in uno squa-
drone di cavalleria. Ogni battaglio-
ne si compose di quattro compagnie,
e fu sottoposto al comando di un
ufficiale superiore, ch'ebbe il grado
di maggiore, cui fu aggiunto un a-
iutante maggiore. Ciascuna compa-
gnia ebbe il suo capitano, due te-
nenti, e i sotto uffiziali come gli
altri corpi. Lo squadrone di caval-
leria fu composto di due compa-
gnie, preponendosi al comando di
esso un altro maggiore, a cui fu as-
segnato un aiutante , e ogni com-
pagnia ebbe il capitano, due tenen-
ti, ed i soliti sotto uffiziali. Ma non
andò guari, che tal milizia di nuo-
vo si soppresse nel 1809, nella in-
vasione imperiale francese, e soltan-
to al ritorno in Roma di Pio VII,
con autorizzazione della segreteria
di stato, emanata a' 6 dicembre
18 14, le fu ridonata 1' antica e-
sistenza. In progresso, nelle turbo-
lenze del i83i, fiu'ono alla mede-
sima distribuite delle armi , e fu
utilmente impiegata al mantenimen-
to della pubblica tranquillità. Nel
i835 però nacque discussione, se i
suoi individui avessero il privilegio
di portare le armi da caccia allor-
ché incedono senza uniforme , e
fu decisa la vertenza dalla segrete-
ria di stato a favore del corpo.
Questa milizia ha 1' uniforme suo
proprio , e continua a prestare un
onorato servigio, disimpegnando nei
feudi del senato romano quelle at-
tribuzioni , che nelle altre città e
paesi dello stato ecclesiastico si pre-
GAP
stano dalle così dette milizie di ri-
serva. Quantunque incompleto nei
suoi quadri, tal corpo è però diviso
ne' feudi nel modo seguente. A Cori
vi ha un battaglione di fanteria, ed
una compagnia di cavalleria ; a Ma-
gliano vi sono due compagnie di
fanteria , ed una di cavalleria j a
Vitorchiano, ed a Barberano una
compagnia di fanteria. Tutto il corpo
è sottoposto al colonnello, o Riliarca,
che ha presso di se un aiutante mag-
giore , dipendendo ordinariamente
dal magistrato , o senato romano ,
ed anche dal Pontificio governo, per
mezzo della segreteria di stato , o
della presidenza delle armi, ogni qual
volta vengono trasmessi ordini in
nome del sovrano Pontefice.
CAPPA. Veste ecclesiastica, e or-
namento di chiesa, che, secondo il Ma-
cri, sole vasi portare principalmente
dai cantori [Fedi), e dai coristi nel-
le feste solenni. Usasi dal Papa, dai
Cardinali , da' vescovi , da' prelati ,
da' canonici, e da' beneficiati, e per
antico privilegio ne hanno l' uso i
cubicularii Pontificii , ed altri , va-
riando nelle forme, nel colore e nel
drappo, come si dirà. In latino vie-
ne chiamata Cappa ^ 0 Capa ^ sa-
cra trabea , vesds pluvialis , e pel
suo cappuccio [Fedi), da molti scrit-
tori si chiama Caputium^ et Capi-
tium.
La cappa de'frati è una specie di
mantello, con un cappuccio al di die-
tro, il quale dicesi anco capperuccia,
ed è usata da alcuni Ordini religiosi
in diverse forme , specie e colori ,
come si può vedere a' loro articoli,
anzi anticamente una sorte di colore
si chiamò Cappa di frati ^ ed in
latino tal cappa si dice pallium, ve-
slis cuculiata j casula. Il Ducange nel
suo Glossario ecco come la descris-
se: Cappa tunicae talaris , et la-
GAP
xwn's species fiat j quasi caeteris
vi'stihus sitpcriiìduchatur pallii in-
star-y linde On'gineSj cap. 3i, capam
divtam scripsit , quia quasi totum
capiat lìominvm. V. il Burio, Ono-
lììasticon elyniologicum j alla parola
Cappa.
La Cappa viene originariamente
dal mantello degli antichi detto Pc-
nuìa _, che essi adoperavano contro
il freddo , e la pioggia. La penula
era nna veste rotonda, che ricuopri-
va tutta la persona , senza veruna
apertura , eccettuata quella per cui
s' introduceva il capo , onde veniva
sostenuta dalle spalle, dietro le quali
era aggiunto un piccolo cappuccio,
che cuopriva il capo. Da ciò appunto
si disse Cappa, o Capa, dalla pa-
rola latina caput, o dal verbo ca-
pere , perchè le cappe racchiudono
tutto il corpo intiero; onde cappa
e cappuccio in origine servì ad in-
dicare un gran manto con cappuc-
cio unito, che si rialzava sopra la te-
sta. Ma siccome dalla forma della
veste penula , procede la casula , o
pianeta, adoperata dai sacerdoti, ri-
tenuta dai greci, e variala nella for-
ma dai latini , così dalla medesima
cappa, o penula, ebbe origine la cap-
pa detta pluvialis , e volgarmente
piviale (i^edi), e si adoperava in
tempo di pioggia anticamente nelle
pubbliche processioni, non solamente
dal clero, ma dai cantori, e dai laici;
anzi la Cappa fu poscia comune an-
che alle donne, per cui non è stata
mai annoverata tra le vesti sacre,
pei che non henedìcitur, cum sìt pa-
ranientuni ad sacrificiuni ordina-
tum, ma piuttosto, come si disse, or-
dinato alla difesa del corpo , o dal
freddo nelle chiese , perchè poi fu
aggiunta la pelle, o dalla piof](gia
nelle strade.
La Cappa, delta piviale, variò
voL. vin.
CAP 8i
nella forma, pure in essa non mai
s* introdusse il capo, come nella pe-
nula , ma s* imponeva sulle spalle.
E siccome era tutta aperta nella
parte anteriore, così si riunivano am-
bedue le parli sopra al petto, o con
fìbbie, o con altri legami, come tut-
tora si usa, ajflìne di poter aver li-
bere le mani per sostenere i libri
del canto, adoperare il turibolo, ed
eseguire le altre azioni negli ufficii
divini, e sacre funzioni della Chiesa.
Quindi per molti anni Cappa si
chiamò il piviale, e ne' rituali anti^
chi, parlandosi di quello del Papa,
si trova pure appellato col nome di
Cappa, osservando il Bernini, il tribu-
nale della Rota, p. 87, che il piviale
sino al secolo X continuò a chia-
marsi Cappa , onde ne venne la di-
stinzione tanto del nome , quanto
della forma della veste, che dell'uso.
Per altro nella Cappa rimase il cap-
puccio del piviale, ed in questo la
similitudine della Cappa. La Cappa
divenne una veste di comodo, di
distinzione e di onore, e non co-
mune che ad alcuni ecclesiastici ,
principali dottori, e cubicularii Pon-
tificii ec. , ed il piviale fu soltanto
ristretto ad uso degli ecclesiastici ,
siccome veste sacra. Ne rimase però
l'uso agli avvocati concistoriali, ben-
ché laici, per la coronazione , e pel
possesso de' Papi. Per altro l' impe-
ratore se assiste nella cappella Pon-
tificia al mattutino della notte di
Natale, per cantare la lezione, il de-
ve portare non coli' apertura sul
braccio destro, come gli altri sovra-
ni , nel ricevere il donativo dello
stocco benedetto, o per altre funzio-
ni, ma ante pectus ut episcopi.
Tuttavolta il detto Gavanto, De
ruh. missae, tit. 19, scrisse: Pluvia-
lis, et Cappa sunt idem j ma il I3o-
nanni, Gerarchia eccl. pag. 43 a, ri-
6
82 GAP
flette, che quantunque col medesimo
nome anticamente si appellassero am-
bedue le vesti, nuUadimeno non fu-
rono la medesima veste, essendo il
piviale aperto nella parte anteriore,
ritenendo la sola forma del cappuc-
cio de' primi secoli. Ma la Cappa
sempre fu chiusa, e ad essa fu sem-
pre congiunto il cappuccio. Che que-
sta sorte di veste fosse comune ai
diaconi nel VI secolo, lo afferma
s. Gregorio di Tours, che visse nel
596, come riporta il Mabillon, Li-
iurg. gali. cap. 7, lib. I, che la Ca-
sula j e la Capsa erano due cose
diverse. La casula significava la veste
sacerdotale, ma la capsa era la ve-
ste usata dal diacono, la quale, quasi
simile nella forma, era di lino bianco
ampia e talare senza maniche. » Ca-
f) psa QiWtexn^ die egli, dilatata erat ",
e poi soggiunge , che un certo dia-
cono , a cui il vescovo avea do-
nata simile veste , >> ex promiscue
f> indutus absque religione proce-
« dens deciso cuculio tegumen ex
>» ilio pedibus aptavit ". Spiegan-
do poi tal sorte di veste , dice :
fi Erat proinde capsa illud ge-
>» nus indumenti, quod modo Cap-
» pam appellamus , cujus pars po-
« sterior humeris dependens prò cu-
» cullo , quoniam erat ad caput
» operiendum , qualis est Cappa s.
f> Audomari episcopi in s. Bertini
» monasterio hactenus asservata ".
Tal sorte di veste deve esser proce-
duta dal monachismo, come affermò
Macri nel Hìerolexìcon^ al vocabolo
Cappa. >i Cappa haec ab habitus
« monachorum forma desumpta fuit,
9i quando ecclesiam gubernarunt ";
giacche sino dal IV secolo, in cui
si propagò il governo della chiesa
con r elezione di un maggior nume-
ro di santi vescovi scelti dai monaci,
come si ha dal Barcoio all' anno
CAP
328, e dal Bisciola nel compendio
degli Annali ecclesiastici , la soprav-
este monastica volgarmente chia-
mata cocolla, facilmente diede oc-
casione di adottarsi dal clero una
simile veste, ampia e talare anche
per riparo dal freddo nelle lunghe
funzioni, e nel salmeggio diurno, e
notturno in tempi rigidi nelle basi-
liche , nelle quali si sa che mai si
interrompeva il salmeggiare , suc-
cedendo perciò al primo coro dei
monaci, il secondo, e a questo il
terzo.
Passato poi tal uso nella Chiesa,
e succeduto il clero secolare, con
eleggere altro metodo, e rito nel
salmeggio, terminò anche l'uso del-
la cappa, che in tal tempo dicevasi
Cappa Choralisj come notò Mat-
teo Parisio, perchè ordinariamen-
te si adoperava nel coro ove si
cantavano i salmi, rimanendo sol-
tanto l'uso di essa nelle flmzioni
ecclesiastiche per segno, e ornamen-
to di dignità , onde distinguere , e
onorare le persone, a maggior de-
coro delle stesse funzioni. Vi si ag-
giunse di poi la fodera di pelle di
armellini bianca, o bigia nell'inver-
no, e la fodera di seta nell'estate,
e si aggiunse la coda per renderla
maestosa, chiamandosi Cappa ma-
gna, allorché si spiega, e col lungo
strascino di coda ricuopre in giro
chi la porta. Il Sarnelli nel tom. II,
pag. 62, Della forma di alcune ve-
sti ecclesiastiche^ somiglianti a quel-
le degli antichi romani, dice, che
la cappa magna del vescovo somi-
glia assai alia toga per la forma,
e per l'uso, chiamandosi Toga tra-
bea quella ornata nel lembo di por-
pora, e circondata di faccie larghe
tessute della stessa porpora , e que-
sta rassomigliarsi alla cappa magna
de' Cardinali. In quanto al significa-
GAP
to della cappa del vescovo, essa di-
nota remiiionte dignità sacerdotale.
Ruperto, in cap. i Apocal. , dice
che nella coda, o strascino vuoisi
dimostrare, che la dignità sacerdo-
tale durerà sino al giorno del giu-
dizio, secondo la predizione del Sal-
mista : Tu es sacerdos in aeternum^
Psal. 109. Si porta poi la coda pie-
gala, e involta solto il braccio, per-
chè l'autorità ecclesiastica non si
deve manifestare, se non in tempo
di necessità per l'onore di Dio, e
salute delle anime. La pelle con cui
è foderala, e che presso il collo, e
sopra il petto si stende, serve di
ammonizione a chi la porta, ch'egli
e peccatore, come si esprime s. Ago-
stino, contva mendaci um e. io, ov-
vero eh' egli è mortale ^ come avver-
tì Origene.
In quanto al manto , o cappa
de' vescovi greci antica , e moderna,
sappiamo dal SarnelH, tom. X p. 43,
ch'essa è segnata con qualche cro-
ce, e con certi O ; che rassomiglia-
no al laticlavo de' romani, i quali
nella veste senatoria usavano tali
segni, che se erano d'oro , chiama-
vano là veste palmata, e se di por-
pora verrucata . Gli augustoclavi
erano de' cavalieri romani, ed il da-
vo, o capo de' chiodi, erano alcuni
pezzetti di porpora rotondi. Quindi
la cnppa de' vescovi greci fu incre-
spala nel collo, e aperta davanti; ha
per ornamento certe liste di raso
rosse e bianche a guisa di fiumi ,
simbolo della predicazione , che a
guisa di fiume sgorga dal seno del
vescovo, alludendosi anche al detto
di Cristo : Flwnina de ventre ej'iis
fluent aquac vivae. Le dette striscio
dinotano eziandio l'acqua, e il san-
gue uscito dal costato di Gesù Cri-
sto, come spiega Gregoras al lib.
VI, cap. T. Inoltre la cappa del vc-
CAP 83
scovo greco ha ne* quattro lati al-
trettante pezze quadre di diverso
colore, che rappresentano i quattro
evangelisti, ed è chiamata Mandyas.
§ I. Della Cappa del Sommo
Pontefice.
La cappa, che usava il Papa, era
rossa, di velluto, di saja, e di scar-
latto, foderata di armellini. La as-
sumeva di velluto nel mattutino
della notte di Natale, di saia ne' tre
mattutini delle tenebre nella setti-
mana santa, e talora con essa si
portò ad adorare la croce la mattina
del venerdì santo, e di scarlatto era
quella con cui assisteva al mattutino
dell'anniversario de' fedeli defunti; do-
po però il Pontificato di Pio VI non
abbiamo esempi, che fosse adoperata
dai successori. Il Macri dice, che il
Papa nelle cappelle di lutto usava
la cappa magna di saia rossa , fo-
derata nel cappuccio con pelli d'ar-
meUino, tutta aperta davanti, dal-
l'alto al basso^ chiamata dal Ceii-
monialc Mantum., Chlamys coccinea,
Chlaniys ruhea. Il Sestini nel suo
Maestro di Camera stampato nel
1634, aggiugne, che quando il Pon-
tefice usa cappa rossa, col cappuc-
cio di essa si cuopre al trono , in-
tanto che si cantano i salmi, non
usa mitra, ed entra in cappella il pri-
mo dopo la croce, in mezzo ad un
Cardinale diacono , e al vescovo più
degno. Rileva ancora il Sestini, che
essendo stato Bonilàcio IX, del iSSq,
r istitutore di tal cappa , fu adope-
rata fino a Leone X del i5i3 che
la rifece, e dice, che a' suoi tempi an-
cora durava , onde in duecento e
quarant'anni, stante il poco uso, solo
due di velluto ne furono fatte. Rilc-
vifimo poi dal Cancellieri , nelle
Cappelle Pontificie^ che quando il
f4 GAP
Papa nelle suddette funzioni pren-
deva la cappa rossa di velluto, di
saia, o di scarlatto, sedeva al trono
senza l'assistenza de' Cardinali dia-
coni, i quali siedono allora ai loro
posti, come si ha dall'Amelio nel-
1' Ordine Romano XV ^ pag. 45 1 >
e i due vescovi assistenti al soglio
piti antichi, gli sostenevano lo stra-
scico, o coda. Noi aggiungiamo,
che due camerieri segreti sosteneva-
no i lembi davanti. Quando poi in
detti tempi i Papi non prendevano
la cappa , come si pratica oggidì ,
nel mattutino della notte di Na-
tale indossavano il piviale bian-
co con mitra di lama d'oro, e
negli altri mattutini , e funzioni il
piviale rosso, con mitra di tocca di
argento.
Passiamo a dire della vera origi-
ne della Cappa del Papa , del suo
colore, forma, uso, ed altro che la
riguarda, colla scorta del p. Bonan-
ni , che nella sua Gerarchia Eccl.
tratta al capo LXXIII, Della Cap-
pa usata dal Sommo Pontefice as-
sistente agli ufficii divini nella Cap-
pella. Di questa Cappa si fa men-
zione nel libro II , cap. ^i Del-
le sagre cerimonie , pubblicato da
Cristoforo Marcello, ove trattando
del mattutino del meicoledi santo ,
dice che il Papa » indutus amictu,
» alba , cingulo , stola violacea , et
5s manto cum capuccio inverso su-
»i pra caput, vel capa rubra de
?j scarlato sine mitra, etc. ". Della
medesima fece memoria il citato
Pietro Amelio nel Ceremoniale ^
cap. 75, parlando della VI feria
della settimana santa , dicendo che
il Papa portandosi ad assistere alla
cappella » accipit Cappam de scar-
» Iato rubeo pectore usque ad pe-
» des, ec. " e dichiaia che tal rito
si usava a' tempi del Cardinal Gia-
CAP
corno Gaetani, creato da Bonifacio
Vili suo zio nel 129^, come si ri-
leva nel suo libro de' Sagri riti,
cap. 93, ove tratta dell' uffizio del
venerdì santo: « Papa venit ad ca-
« pellam cum Cappa clausa de scar-
w lato rubeo, foderata de herminis
« clausa a medio pectore rursum ,
» et aperta deorsum. CucuUam sem-
« per tenet su pra caput , et sine
» mitra in cathedra nuda sedet ";
locchè dimostra T anteriorità della
Cappa Pontificia, a quelli che di-
cono averla istituita Bonifacio IX,
del 1 389, come rilevasi dal seguente
passo riportato dal Cancellieri, No-
tizie sulla vigilia di Natale, p. -i i :
>i De matutinis vei'o Papa venit
» indutus Cappa lanea. Modernis
» temporibus est de veluto creme-
'> sino, foderata de ermellinis. Hoc
» adinvenit Bonifacius IX. Cappa
» lanea de scarlato rubeo clausa
" usque ad medium pectoris, cum
'» bireta connodata subtus barbam
« propter frigus et sine mitra se-
« det in dictis matutinis, quas ipse
» incipit more solito. Nec stant
» ante ipsum , nec ad latera
« Cardinales diaconi , sed sedent
" in scamnis suis juxta ordinem
>» suum ".
Altra menzione più antica della
cappa del Papa non si rinviene,
sebbene molti autori parlando delle
vesti Pontificie, nominino vagamen-
te la cappa, il piviale, il manto,
la clamide, e il mantello. Tuttavia
abbiamo da Anastasio bibliotecario,
che appena eletto il Papa, gli s' im-
poneva la cappa, al qual uso allu-
dendo s, Pier Damiani, quando
scrisse all' antipapa Cadaloo, come
riferisce il Baronio all'anno 1062,
gli disse: •' Habes nunc forsan mi-
^- tram, habes juxta morem Romani
« Pontificis rubeam cappam?" Altri
GAP
Ui t;hirtn1arono pallio, altri mantello.
Così Pietro Diacono nel c<ipit. 29,
lib. 4 » cJ''lle Cronache di Ulontecas-
ino , lece memoria che Alessio, im-
peratore d' Oriente , mandò « pal-
» liiim purpureum optimum etc. "
La Cappa fu xJetta Clamide, dicen-
doci r Amelio) che il menzionato
Bonifacio IX trovandosi in Perugia,
ed assistendo alla messa nella notte
di Natale, a cagione di quanto sof-
friva per la stagione rigidissima,
depose il piviale, e la mitra, e si
vestì della clamide , ossia Cappa
chiusa di scarlatto, foderata di pelli
di armellino. Che per clamide non
si debba intendere sempre la Cap-
pa, ma piuttosto il piviale, si rileva
dal canonico Benedetto, che parlan-
do nel cap. XI delle cerimonie usate
in Coena Domini^ dice che, finita la
messa, il Papa »y indutus cum caete-
w ris ad palati um in basilica s. Lau-
» renili revertitur, ibique expoliat se
» usque ad Dalmaticam, et apposita
» chlamyde rubea ipsi ad collum
« sedet etc. " Altri poi stimano do-
versi intendere per clamide quella,
che diciamo mozzetta , oppure la
raantelletta usata già dai Pontefici
più lunga di quelle de' Cardinali, e
de' vescovi d'oggidì, che perciò tal-
volta si legge indicata colla voce
Manlelluni. V. l'articolo Mozzetta.
Finalmente in quanto al colore
purpureo della Cappa del Papa, e
particolarmente di quella della set-
timana santa , si riconosce la me-
moria dello spargimento del sangue
fatto dal Redentore nella sua pas-
sione. Anticamente, in segno di
duolo, i Pontefici solevano usare
vesti di color nero, come si legge
nel rituale dèi mentovato Cardinal
Gaetani cap. 82, Per questa stessa
mestizia osservata dai Papi ne' tempi
del triduo della sctliuiajia santa,
CAP 85
vuoisi introdotta la Cappa, e sosti»,
tuita al piviale per essere meno
preziosa di questo, e più conveniente
in tal tempo, giacche essendo il pi-
viale di seta con ricami d'oro' fer-
mato con gioiello, o formale di pre-
gio, non si credettero ornamenti
convenevoli alla celebrazione della
morte del Redentore, e molto meno
nella notte di Natale, in cui pove-
ro, e abbietto volle nascere in un
presepio. E il detto Bonanni riporta
nel citato luogo le figure di Eugenio
IV, vestito di Cappa, che assistette
coir imperatore Paleologo al concilio
generale di Firenze del i437j e
quella d' Innocenzo X , del 1 644 >
presa dal Ceremoniale de' Vescovi,
che si pubbhcò nel suo pontificato.
§ II. Cappa de Cardinali.
La origine della Cappa Cardina-
lizia si fa derivare da Bonifacio VIII
creato nel 1294, come asserisce nella
di lui vita il Ciacconio, e Girolamo
Albano alla quest. 8, de Carditi.,
come ancora l'uso della Porpora
( J^edi), al qual articolo si riportano
gli esempi anteriori, in cui si fa
menzione di Cardinali decorati di
essa. Poco differisce nella forma la
Cappa Cardinalizia dalla canonicale,
e vescovile, se non nell' ampiezza
della veste talare a cui fu aggiunto
il cappuccio, reso comune in Avi-
gnone dopoché i Papi sino dal i3o5
vi stabilirono la sede Pontificia. Ivi
essendo il clima umido, e freddo,
bisognava che si cuoprissero, e di-
fendessero anche con foderare il
cappuccio con pelli. Il Davanlria
nel suo Cerimoniale presso il Macri,
allerma che queste pelli furono gri-
gie ne' giorni di lutto, e particolar-
mente dal mercoledì al sabba to san-
to; ma poi le pelli furono in ogni
^8b CAP
tempo di armellini bianchi, che se-
condo il beneplacito del Papa, si
mettono per s. Caterina a' i5 no-
vembre, e si levano ordinariamente
per l'Ascensione. Talvolta però fu-
rono messe e levate prima di tali
epoche , toccando al prefetto de' ce-
rimonieri, inteso il volere del Papa,
mandare la schedula di avviso, per
togliere, o rimettere le pelli sulle
cappe tanto de' CardinaH , che di
ogni altro che abbia luogo in cap-
pella, per mezzo de' pontificii cur-
sori. I Cardinali arcipreti delle ba-
siliche , in esse si uniformano alla
consuetudine del capitolo, riguardo
alle peUi d'armeUini, e se accadesse
la celebrazione de' vesperi con inter-
vento del sacro Collegio nella pro-
pria basilica , seguono gli arcipreti
il costume del capitolo , piuttosto
che quello de' colleghi.
Sì vuole che anticamente le Cap-
pe de' Cardinali fossero di colore
paonazzo, com' è di parere il Macri.
11 Sabellico , il Platina , e il Vo-
laterrano sono di avviso, che soltan-
to Paolo II, del 14^45 concedesse
a' Cardinali le cappe rosse , insieme
ad altri ornamenti, e che Bonifacio
Vili avesse loro solo accordato la
cappa paonazza , colle vesti di por-
pora , rimanendo la distinzione a
tenore delle funzioni, il colore pao-
nazzo, come si dirà ; dappoiché il so-
lo Pontefice usò sempre la Cappa
purpurea di lana, e di velluto. Jl
motivo poi per cui Paolo II deter-
minò la Cappa rossa a' Cardinali , e
di cambellotto, e di seta, fu acciocché
anche in questo indumento fossero
distinti dai vescovi, e altri prelati,
i quali usavano cappe della medesi-
ma forma, colore e materia, la-
sciando per altro a"" Cardinali religio-
si , meno i chierici regolari , i pp.
dell' Oratorio ec, il colore della cap-
CAP
pa eguale a quello dell'abito dtlhìt
religione a cui aveano ap{>arfeenuto,
restando però vietata ai piloni la se-
ta. In quanto alle pelli delle cappe
degli altri Cardinali , finti , o mona-
ci , esse debbono essere anche del
colore dell' abito , sir::ome le loro
cappe sono di saja, o mirinosse,
non variano mai , e servono in ogni
tempo.
La Cappa de' Cardinali si mette
sopra il rocchetto , dopo che si sono
levati la mezzetta , e la mantelletta,
e viene sciolta nella funzione dal
caudatario (Predi'), che quando é
ripiegata sostiene la coda. Colla cap-
pa i Cardinali usano la berretta ros-
sa (Fedi), ma nelle cavalcate (Fe-
di), cuoprendosi il capo col cappuc-
cio della cappa , su di esso sovrap-
ponevano il cappello pontificale rosso.
11 cappuccio della cappa si pone in
testa a Cardinali quando ricevono
dal Papa il cappello rosso [Vedi),
quando passano dopo tal funzione in
cappella pel Te Deum, quando dan-
no la benedizione nelle loro chiese
titolari, e in altre circostanze. Allor-
ché i Cardinali entrano in cappella,
la Cappa viene spiegata, ed allora
comparisce in un modo imponente
per la sua ampiezza , ricordandosi
con ciò a' Cardinali, ch'essi sono il
senato ecclesiastico , incaricato a
sostenere il governo del cristianesi-
mo, come spiega il Bonanni, ovvero
si può applicare quanto dice il Macri
succitato, che cioè rappresenta la gran-
dezza della dignità sacerdotale, la
quale durerà sino alla fine del mon-
do. Si pone sotto il braccio, e si
ravvolge, come spiegasi dal p. Tobia
Corona, De" scirri templi par. i. pag,
1 68, per dinotare, che l'autorità e giu-
risdizione ecclesiastica, si dee spiegare
nelle occorrenze per Tonore di Dio, e
in ajuto del prossimo, e che pel biac-
GAP
ciò suole la Sacra Scrittura significa-
re l'autorità sacerdotale essendo stato
detto ad Eli : Praccidam brachium
tuuni. In cappella i due Cardinali
diaconi assistenti al soglio , dovendo
continuamente agire, non portano la
Cappa sciolta, ma ripiegata sotto il
braccio sinistro. Anticamente ancor
essi la lasciavano sciolta, ripiegandola
alla meglio sotto il detto braccio, co-
me nota il Cancellieri ne' suoi Pos-
sessi p. 2 12, e nelle sue Cappelle , p.
II 8. Né dee tralasciarsi di avvertire,
che le Cappe si sciolgono dai Cardi-
nali soltanto nelle cappelle Pontificie j
e che il Cardinal Guidiccioni mori
nel i549 per una caduta fatta nell' in-
ciampare sulla coda del Cardinal s.
Angelo.
Le Cappe usate dai Cardinali so-
no tre: la prima è di porpora di a-
muer ondata, la seconda di seta pao-
nazza, egualmente ondata, la terza di
sajetta pure paonazza. Quando sui
cappucci di tutte tre non havvi la
pelle d' armellino, sono foderate di se-
ta, cioè di porpora la rossa, e le al-
tre due di seta cremisi. E benché
nella IV domenica di quaresima, e
nella III dell' avvento i Cardinali ve-
stano di colore rosaceo, le Cappe non
sono di tale colore, ma di seta pao-
nazza con pelli di armellino. In con-
clave i Cardinali non usano le Cappe,
ma la croccia [Vedi). Tuttavia si ha
che anticamente le portavano in con-
clave con pelli di colore cinerino.
11 Macri aggiunge, che una volta i
Cardinali assumevano in conclave la
Cappa nera foderata nel cappuccio
con pelle nera. Ma ai Cardinali è
vietato il corruccio, o il color nero,
perchè essendo il Papa pel sublime
suo grado superiore a tutti, né do-
vendo essere turbato per nessun av-
venimento, cos\ i Cardinali per la lo-
ro dignità devono essere superiori al-
CAP 87
le cose umane, e per esse non mo-
strare mestizia, uniformandosi solo al-
la mestizia della Chiesa nelle vesti, e
Cappe paonazze nel venerdì santo, in
cui portano quella di sajetta paona/za,
mentre i Cardinali creature la assu-
mono nell'esequie novendiali de' Pon-
teficij o, per dir meglio, in sede va-
cante, prima di entrare in conclave.
Le Cappe si custodiscono entro sac-
coccie di tela del medesimo colore,
e sono poste in dosso ai Cardinali
dai decani, coli' assistenza del mae-
stro di camera o gentiluomini.
In quanto al rito, che i Cardina-
H di santa romana Chiesa osserva-
no nella variazione dei colori delle
Cappe, diremo prima di quella di co-
lore rosso, e poi di quella di colore
violaceo, o paonazzo. I Cardinali
pertanto usano la Cappa rossa, quan-
do vanno vestiti di rosso, cioè dal
vespero della vigilia di Natale, sino
alla Settuagesima , e dalla Pasqua
di resurrezione , fino alla prima do-
menica dall'avvento, eccettuati però
i venerdì ed altri tempi, in cui vesto-
no di paonazzo. Nondimeno, a me-
glio spiegarci, le Cappe rosse si as-
sumono in tutti i vesperi e cappel-
le Pontificie, sebbene il Papa non
v' intervenga , purché esse si cele-
brino, ne' tempi nei quali si adopera
l'abito rosso. Nelle cappelle della
Cattedia di s. Pietro , dell' Annun-
ziata, per r anniversario della crea-
zione e coronazione del Papa, seb-
bene cadessero in settuagesima, o
quaresima , si usano le cappe rosse,
ben inteso però, che se tali anniver-
sarii cadessero in una delle dome-
niche di quaresima, o dell'avven-
to o della settimana santa, i Cardi-
nali vestiranno vesti e cappe pao-
nazze, ed il restante del gioì no u-
seranno vesti rosse. Pure osserva
Scipione Amati nel Maestro di Qt*
8H GAP
mera del Seslini, che alcuna volta
sotto Leone X si praticò il contra-
rio. Nelle cappelle per le elezioni
degli imperatori, i Cardinali vesti-
rono abiti e cappe rosse, ad onta
che cadessero in avvento o quare-
sima. Clemente XIV, facendosi con-
sacrare vescovo, volle che la messa
fosse semplicemente letta, e non so-
lenne, e che i Cardinali invece dei
paramenti sacri, prendessero le cap-
pe rosse.
Le cappe rosse si mettono nella
mattina del sabbato santo , in cui
vengono levate le paonazze, dopo il
versetto Peccatores^ te rogamus ali-
di non, ad onta che la sottana, e
fascia siano paonazze. Rossa dev'esse-
re la cappa nelle cappelle dell'An-
nunziata e della Concezione (ben-
ché cadano in quaresima, ed avven-
to ) , nelle tre feste di Natale, Pas-
qua di resurrezione e nella Pente-
coste, compresi i vesperì che si ce-
lebrano nelle basiliche, come in quel-
li di s. Pietro. Ma se in questo gior-
no i Cardinali dovessero recarsi in
altro luogo fuori della basilica va-
ticana, useranno cappa paonazza. E
da avvertirsi però, che in tal gior-
no i Cardinali non possono mettersi
la cappa né in chiesa, né in sagri-
stia, ma nella camera capitolare de'
canonici , ove celebrano le congre-
gazioni ne' novendiali per la morte
del Papa, in cappa paonazza. Rossa
debb' essere la cappa per cappelle di
pubbliche allegrezze, come di vitto-
rie e paci, e quando il Papa battezzi
o cresimi ebrei, o altri, ciò che tal-
volta si fece al battisterio latera-
nense, eccettuati i tempi in cui si
veste di paonazzo, su di che è a ve-
dersi r articolo Vesti Cardinalizie.
Rossa debb' essere pure in tutte le
processioni dell' ottava del Corpus
Dominij e ne' vesperi celebi^ati col
CAP
ss. Sacramento esposto. Ne* secondi
vesperi della Cattedra di s. Pietro,
il Cardinal arciprete usa Cappa ros-
sa, gli altri Cardinali paonazza, co-
me si pratica per quello della de-
dicazione della basilica a' i8 no-
vembre, in cui r arciprete, per uni-
formarsi al capitolo, ha pure messo
r armellino sulla cappa rossa. Nella
basilica liberiana, ne' vesperi di s.
Maria della Neve, e per l'Assun-
zione, r arciprete porta cappa rossa,
e gli altri Cardinali l'hanno paonazza.
Altrettanto si fa nella basilica latera-
nense , ne' vesperi dell' Ascensione ,
di s. Gio. Battista , e a' 9 novem-
bre per la dedicazione della chiesa :
anzi in questo vespero 1' arciprete ,
per uniformarsi al capitolo sulla cap-
pa usa l'armellino. Se nei pontiQ-
cali di Pasqua, di s. Pietro e di Na-
tale, il Papa o non celebra , o non
interviene, i Cardinali, in luogo dei
paramenti, usano cappe rosse e scar-
pe nere , ricevendo la comunione i
CardinaU diaconi , colla stola sulla
cappa sciolta. Altrettanto si dica dei
vesperi Pontificali per dette solen-
nità, cioè di s. Pietro e di Natale,
in cui i Cardinali rendono l'ubbi-
dienza al Papa colle cappe rosse ,
indi assumono i paramenti sacri ,
seppure non li avessero presi, come
vSi praticò talvolta. Non pertanto Pio
Vili, benché per la festa di s. Pie-
tro non pontificasse, ma solo assi-
stesse , volle che il sagro Collegio
vi prendesse i paramenti sagri , e
le scarpe di colore rosso , avendo
similmente praticato Pio VII , pel
Pontificale di Pasqua del 1819, in
cui celebrò la messa il Cardinal
decano , in occasione della presenza
in Roma dell' imperatore France-
sco I.
Per la cappella Cardinalizia di
s. Boudveutura , che si celebra iu.
GAP
ss. XII Apostoli, il sagro Collegio
vi si reca in vesti rosse e cappe
paonazze, mentre il Cardinal tito-
lare usa cappa rossa. Altrettanto si
lìi nella cappella Cardinalizia , che
fci celebra a s. Marcello, per la fe-
sta dell' Esaltazione, della ss. Croce,
giacche il Cardinal titolare nella
sua chiesa, per la. piena giurisdi-
zione che vi esercita, nel recarvisi
usa sempre vesti e cappe rosse, co-
me abbiamo detto de' Cardinali ar-
cipreti, meno che nelle cappelle di
esequie. E se nell'avvento, quare-
sima, o tempora, e vigilie coman-
date si celebrassero altre funzioni ,
compresa quella delle quaranta ore,
in cui si espone il ss. Sacramento
con processione, allora assumeranno
i Cardinali vesti e cappe paonazze,
soltanto eccettuata la festa titolare
della chiesa, in cui prendono il ve-
stiario e le cappe rosse. Colla cap-
pa e cappuccio in testa , i Cardi-
nali titolari nelle rispettive chiese
compartono la trina e solenne be-
nedizione, con indulgenza, che si
pubblica da un canonico , o sacer-
dote della medesima ( V. Titoli
Caedinalizii ). I Cardinali legati a
lataCy nel luogo della loro giurisdi-
zione, e secondo il contenuto del bre-
ve apostoHco, oltre l'uso della cro-
ce, e il poter benedire, possono ve-
stire abiti, e cappe rosse nelle cap-
pelle ed altre funzioni.
Passiamo a trattare dei tempi e
funzioni, in cui si adopera dai Car-
dinali la cappa violacea, o paonazza,
avvertendosi che questo colore si
dee considerare quasi fosse color di
porpora, come osservò il Bonanni,
capo CIX Della Cappa Cardinali-
zìa pag. 4^^j dicendo, che Plinio
riconobbe la porpora di due specie,
una di colore acceso, l'altia di colo-
l'e violaceo, perchè in ognuno spicca
CAP <S9
il colore di rosa, benché il primo
si adoperi nelle feste solenni, % l'al-
tro ne' diversi tempi dell' anno, e
particolarmente quando la Chiesa
prescrive i colori di penitenza, mor-
tificazione o lutto, secondo i misteri,
che celebra. La Cappa paonazza si
porta dai Cardinali di Santa Roma-
na Chiesa ordinariamente , e senza
veruna eccezione, oltre quanto ab-
biamo detto dell' uso della Cappa
rossa , ne' concistori tanto pubblici ,
che semipubblici e segreti. Dal Dia-
rio però del maestro di cerimonie
De Grassis si legge , che quando
Leone X ricevette in Bologna nel
concistoro pubblico, Francesco re di
Francia , i Cardinali assunsero le
Cappe rosse. La Cappa paonazza
egualmente si adopera dal sacro
Collegio nelle dispute, o conclusioni
degli uditori di Rota, e degli avvo-
cati concistoriali nell'aula della can-
celleria, e nelle chiese, quando sono
dedicate ad un Cardinale, come an-
cora ne' capitoli. Si devono però
eccettuare le tre feste di Natale, di
Pasqua di Risurrezione, e della Pen-
tecoste, e quelle di s. Pietro, ed
ottava del Corpus Domìnij in cui,
come si disse superiormente, le por-
tano rosse. Alle altre conclusio-
ni, i Cardinali si recano in abito
senza cappa paonazza, nonché in
tutte le prediche, che si fanno tanto
nel palazzo apostolico, che nelle
chiese, eccettuate le nominate festi-
vità. Quando il p. Micara, predica-
tore apostolico, fu pubblicato Car-
dinale in quaresima da Leone XI 1,
continuò a fare le prediche nello
Pontifìcie camere, al Papa, e al
sacro Collegio, per tutto il tempo
quadragesimale, vestito colla cap-
pa. Inoltre la c<\ppa paonazza si
usa in tulle le cappelle Cardinali-
zie, meno nelle predelle feslc, e iu
90 GAP
tutte le cappelle cleU' avvento, e di
quaresima, compresa la lavanda nel
giovedì santo. Che se il tesoriere è
Cardinale, in cappa somministra le
medaglie al Papa pei pellegrini,
od apostoli; ritenuto però che nel-
la mattina, e giorno del venerdì
santo, la Cappa è di sajetta, la quale
dai Cardinali veniva adoperata an-
che in altre circostanze pel lutto. È
ancora paonazza in tutte le esequie,
ed anniversari de' fedeli defunti, dei
Papi, Cardinali e sovrani, compreso
il mattutino de'morti. Se la Purifi-
cazione non cade dopo la settuage-
sima, terminata la funzione delle
candele, in cui presero i sacri para-
menti, i Cardinali assumono nuo-
vamente le Cappe rosse, colle quali
aveano reso l'ubbidienza, altrimenti
prendono le paonazze, le quali ven-
gono da essi usate nelle cappelle a
s. Lorenzo in Damaso, e nella chiesa
del Gesìi per la solenne esposizione
del ss. Sacramento; che se il Papa
non fa la funzione delle ceneri, i
Cardinali, in luogo de' paramenti ,
con cappa le ricevono dal celebran-
te, e se la festa di s. Gio. Battista
cade nell'ottava del Corpus Domini^
ai secondi vesperi della basilica la-
teranense, i Cardinali prenderanno
le cappe rosse , viceversa devono
essere paonazze. Alla messa della
beatificazione, i Cardinali della con-
gregazione de' Riti assistono con cap-
pe paonazze. Il Cardinal penitenziere
maggiore, tanto quando prende pos-
sesso della sua carica, alla sua sedia,
nelle basiliche lateranense, liberiana
e vaticana, che quando nella dome-
nica delle Palme si reca alla prima
per ascoltarvi le confessioni, nel
mercoledì santo alla seconda, e nel
giovedì santo alla terza, assume
sempre la cappa paonazza, che,
scioltagli dal suo caudatario, colla
GAP
berretta in capo si pone a sedere.
Inoltre usavano i Cardinali la cappa
paonazza nelle cavalcate, recandosi
al concistoro pubblico per prendere
il cappello Cardinalizio, nelle abiure
di errori, e delle sette eseguite nelle
chiese, nelle congregazioni avanti al
Papa, per le investiture dei domimi
della Santa Sede, e per altre fun-
zioni e circostanze. Ne' concistori se-
greti e pubblici si assume sempre
la cappa paonazza, come dicemmo,
fuorché se cadessero nelle feste di
Natale, Pasqua e Pentecoste, in cui
si adoprerà la cappa rossa.
§ III. Cappa de prelati, degli av-
vocati concistoriali y de cubicula'
riij de' procuratori di collegio^ dei
canonici e di altri.
Le Cappe de' patriarchi , arcive-
scovi, vescovi e prelati, che ne hanno
r uso, si resero piti comuni , quando
i Papi dimorarono in Avignone. So-
no tutte di saia paonazza, con istra-
scico, il quale viene ripiegato e attor-
tigliato, e sorretto nel fianco sinistro
da una fettuccia. Neil' inverno si fo-
dera di pelle di armeUino, e negli altri
tempi, cioè dal mese di maggio al no-
vembre, pili o meno secondo le con-
suetudini, la fodera del cappuccio è
di ormesino o di seta cremisi. I pa-
triarchi , arcivescovi e vescovi reli-
giosi usano le cappe del colore del-
l'abito dell'Ordine cui appartennero,
meno quelli autorizzati da Pontificia
concessione. Così le pelli, e le fodere
di seta si regolano a seconda del co-
lore della cappa, eccettuati i chierici
regolari, ed altre congregazioni, che
r adoperano come gli altri paonazza,
e cogli armellini e fodere cremisi,
siccome si avvertì al § II di ({uesto
articolo, parlandosi delle Cappe dei
CAP
Cardinali religiosi. F. Caerìmoniale
episcoporum^ de Cappa episcopi.
Gli Oidi nari i spiegano le cappe
nelle loro diocesi, e luoghi di pro-
pria giurisdizione , ma in Roma , e
nelle cappelle Pontifìcie, ninno può
spiegarla, come non possono spiegar-
la i prelati di quantunque collegio,
meno gli uditori di Rota, ed il com-
mendatore di s. Spirito. In quanto
al commendatore di s. Spirito , egli
in tutte le solennità maggiori, nella
chiesa di s. Spirito in Sassia, assi-
ste in coro nel suo seggio con cappa
sciolta di saietta paonazza. Riguardo
agli uditori di Rota, racconta il Ber-
nini, il Tribunale della Rota^ pag.
i83, che nell'apertura del tribunale,
la quale si fa a' primi di ottobre nelle
camere del palazzo vaticano , dopo
aver ascoltato la messa, passano in
quella dell' auditorio , e disciolta la
Cappa magna , che aveano assunto
prima della messa, si pongono a se-
dere nelle rispettive cattedre, ed as-
sistono alla formale lettura delle co-
stituzioni apostoliche riguardanti il
tribunale. Quando però gli uditori di
Rota non aveano abito distinto, es-
sendo anticamente composto il tri-
bunale di monaci, di chierici e di
laici , i primi vestivano di nero , i
i secondi di paonazzo, e poi anche
di nero, e i terzi di rosso. Nelle ese-
quie novendiah, e nelle conclusioni
alla cancelleria , e quando si riuni-
scono agli avvocati concistoriali in
qualche particolar funzione cogli udi-
tori di Rota , questi adoperano le
cappe della forma di quelle degli
avvocati concistoriali.
Gli avvocati concistoriali portano
una Cappa soltanto propria del loro
collegio, già usala ne' tempi antichi
dai Cardinali e dai canonici. Questa
Cappa in presenza del Papa si porta
aperta , ossia si mostra l' arinclliiio,
CAP ^'"^ìfr^
e la seta secondo la stagione ; in
ogni altra circostanza si porla chiu-
sa , restando l'armellino, o la setn
al di dentro. Si sovrappone poi alla
soprana di saia paonazza senza ma-
niche, con tre aperture, una avanti
al petto sino al collo, e le altre ai
lati per introdurvi le braccia , non
ha coda come quella de'cubicularii ,
ed è tutta stesa sino a' piedi. Nel-
l'inverno portano il cappuccio fode-
rato di pelli di armellino, e negli
altri tempi la fodera è di ormesino
cremisi. Altrettanto usano i soli mon-
signori procuratore generale del fisco
ed il commissario della camera, seb-
bene quest'ultimo anticamente gode-
va la Cappa rossa de' cubiculari.
Tutti i cubicularii [Fedi), cioè fa-
migliari Pontificii, come « camerieri
» segreti, soprannumerarii, e di ono-
>» re ecclesiastici, cappellani segreti
>} e di onore , cappellani comuni ,
« chierici segreti e aiutanti di ca-
mera del Papa ", nelle cavalcate
e concistori pubblici, nella processio-
ne del Corpus Domini ^ e in tutte
le cappelle Pontificie [Vedi), usano
Cappa di saia rossa, con mostre di
seta rossa, con cappuccio simile guar-
nito di pelli di armellino nell' inver-
no , e colla fodera di seta rossa in
altri tempi. Questa Cappa, che assu-
mono sulla sottana paonazza, è aper-
ta in sul davanti, senza coda, con
maniche larghe e corte, con mostre
di seta rossa. I bussolanti poi , ai
quali vennero riuniti gli scudieri, e
i camerieri extra muroSj hanno la
Cappa, <iome i sopraddetti, tanto nel-
la forma, che nella qualità e colore.
Solo diversifica nel cappuccio, che
non è ornato né di pelli, ne di fo-
dera di seta, e soltanto Benedetto
XIV, nel 174^) concesse ai canW"
rieri extra muros V uso del cap-
puccio. Hanno inoltre l* uso ilella
9^ GAP
Cappa, come quella de' camerieri se-
greti, sebbene i registri concistoriali
prescrivano quella de' bussolanti col
capj3Uccio però ritorto , e ne' conci-
stori sì pubblici che segreti, e nelle
esequie de' Papi, e Cardinali , i tre
chierici nazionali dell' impero , di
Francia e di Spagna , vestendo di
sotto la sottana e fascia paonazza.
V. Concistori. I procuratori di col-
legio (Vedi)^ poiché Leone XII, con
breve de' 21 giugno i8si5, li rein-
tegrò del loro posto nelle cappelle
Pontifìcie, e ne confermò i privilegi
che godevano, portano Cappa di saia
nera, con fodera di seta nera, e cap-
puccio simile foderato di seta di
egual colore. La Cappa loro è, come
quella degli avvocati concistoriali,
ma non hanno l' uso delle pelli sul
cappuccio; la sottana è di seta nera
neir estate, e di panno nell' inverno.
Finalmente nella cappella Pontifi-
cia, quando i chierici regolari, e gli
alunni de' collegi recitano il discorso,
assumono la cappa di saja paonazza
con fodera di seta cremisi, e nell' in-
verno cogli armellini bianchi.
Riguardo alle Cappe de' canonici,
oltre quanto si è detto superiormente
sull'origine della Cappa, ed all'arti-
colo Caivonici, aggiungeremo col Ma-
cri, che anticamente la loro Cappa era
come quella de frati, tutta aperta
davanti, e solamente unita a' piedi,
come viene descritta da Nicolò III
nelle costituzioni della basilica vaticana,
di cui era stato arciprete: >> A vigilia
=-> scilicet omnium sanctorum usque ad
" sabbatum sanctum superpelliceas
>» lineas deferant, cappas nigras de
« sagia simpUces; vel si voluerint
" foderatas a cingulo vel circa ex
ii parte interiori fixas inferius et a-
" pertas". I beneficiati però porta-
vano le Cappe tutte serrate, con u-
na piccola apertui'a per cavar le
GAP
mani, della qual forma era quella
de' Cardinali, come si ravvisa dagli
antichi monumenti di pitture, meda-
glie, ec. E il Bonanni dice, che fino
a' tempi d' Innocenzo III, i canonici
vaticani usavano la cappa di saja ne-
ra, cambiata però in paonazza cogli
armellini da Nicolò V, il quale con-
cesse a' beneficiati la fodera di pelle
cenerina. Diversi Pontefici concedet-
tero a'canonici d'insigni capitoh, bene-
ficiati, e chierici beneficiati l'uso del-
la cappa nell'inverno, ed a molti ca-
nonici le cappe rosse per ispecial pri-
vilegio; altri permisero, come al ca-
pitolo di s. Maria in Trastevere in
Roma, di spiegare le Cappe all'ado-
razione della Croce nel venerdì santo,
e la congregazione de' Riti, per non
dii'e di altri esempi, con decreto de' 4
settembre i745' tomo IV. p. 352, n.
4029, permise a'canonici della cat-
tedrale di s. Severo di andare all' a-
dorazione della Croce colle cappe spie-
gate.
All' articolo Canonici Regolari
(Vcdi)^ si tratta delle Cappe da loro
usate, con molte erudite, ed analoghe
notizie. A Bonifacio Vili era stato do-
mandato dall'abbate de'monaci di Co-
lonia r uso della Cappa rossa ; però
non gli fu accordata che la Cappia
nera con lo strascico; e Guglielmo
conte di Pontieu assegnò a' canonici
regolari de' ss. Maurizio e compagni
martiri, acciò portassero sempre a
loro onore la Cappa rossa, tredici
lire d'argento, come abbiamo da una
lapide ; >y Ad emendas vigiliti ulnas
« scarlatae ad ulnam de provinis,
« ad facienda cappuccia, quae prae-
« dicti canonici in signum martyrii
» b.b. martyrum Mauritii, sociorum-
« que ejus jure ordinis, et consue-
« tudinis in ecclesia gestare rubea
« dignoscuntur ".
Non si dee tralasciare di far men-
GAP
7Ìniie del così detto Diritto di Cappa,
che si pagava a* capitoli pc'niiOTi pre-
lati, od ai religiosi pe' nuovi abbati
commcndatarii, secondo l'uso partico-
lare di a le line chiese. Per diritto di
Cappa s'intende eziandio quello, che
certi capitoli esigevano da' canonici
novelli , per islallarli^ e dar loro il
possesso in coro, consistente in un do-
nativo di denari da suddividersi fra
i canonici, ciocche vietò il concilio
di Trento, come Pio li precedente-
mente avea proibito gli altri regali.
Per la celebre Cappa di s. Martino
s'intese indicare quel mantello o sten-
dardo, aflìdalo alla custodia de' duchi
d'Anjou, come siniscalchi di Francia, e
che jìortavasi dall'esercito, consistendo
in un velo di taffetà, colla effigie del
santo, e che era stato posto sulla di
lui tomba. Vuoisi da alcuni, come di-
remo all'articolo Cappellani, che i
cappellani avessero 1' origine dai cu-
stodi di tal cappa, e da essa cosi
sieno stati chiamati.
Finalmente è da avvertirsi, che nel-
la corte romana si chiamano Cappe
nere, quegl'individui, che appartengo-
no alle famiglie nobili dei Cardinali,
primari! prelati, principi, ambasciato-
ri, e nobiltà romana, cioè i loro mae-
stri di camera, i gentiluomini^ i cap-
pellani, e i camerieii ec, perchè ve-
stono abiti neri detti da città, e gli
ecclesiastici l'abito talare. Ed ezian-
dio i camerieri segreti, e di onore
secolari del Papa, chiamansi di spa-
da e cappa, perchè coli' abito di cit-
tà usano pure la spada, come i
maestri di camera, e i gentiluomini
secolari de' Cardinali, prelati, ed altri
summentovati. La denominazione
Cappa in tali individui sembra pro-
venuta dal fbrrajuolone di scia, o
mantello, anticamente appellalo cap-
pa, e l'aggiunto di nera dal colore
di esso, e dal restante dell'abito.
CAP 93
CAPPADOCIA. Era una delle
parti più vaste dell' Asia minore.
Anticamente eravi soltanto una pro-
vincia chiamata Cappadocia, che, se-
condo Slrabone, i persiani divisero
in due satrapie, e i macedoni in
due regni, uno dei quali fu appel-
lato Cappadocia del monte Tau-
ro, e questa era la grande Cap-
padocia; l'altro chiamossi di Cap-
padocia del Ponto. La Cappado-
cia detta Magna, per distinguerla
da quella del Ponto, che poteva dir-
si Cappadocia marittima, confinava
coir Armenia minore , colla Gala-
zia , colla Licaonia , colla Cilicia ,
e col regno del Ponto. Mazaca ^
o Eusehia ^ detta poi Cesarea fu
la capitale. Vi regnarono in va-
rii tempi Farnace investitone da
Ciro, A riarte, Ariobarzane, ed Ar-
chelao, sotto il quale divenne provin-
cia romana per volere del senato,
e di Tiberio, e fu governata dal-
l'ordine de' cavalieri. L' imperatore
Valente, dopo che la Cappadocia
era passata dall'impero romano a
quello de' greci, trascorsa la metà
del IV secolo, divise la Cappadocia
in prima, e seconda. Cesarea (Fe-
c?/), già metropoli di tutta la Cap-
padocia, rimase metropoli della pri-
ma; la seconda ebbe per capitale
Tiana {Vedi), alle falde del monte
Tauro, quindi l'imperatore Giusti-
niano I nel VI secolo cambiò anco-
ra quest' ordine, e suddivise la se-
conda Cappadocia in seconda e ter-
za , dando per metropoli a que-
st'ultima la città di Mocesa, che poscia
dal suo nome prese quello di Giu-
stinianopoli ( Fedi). Altri poi dico-
no, che questo paese veniva separa-
to in due parti generali, l'Armenia
minore, e la Cappadocia propria.
Questa era smUlivisa in due gran
Provincie, la gran Cappadocia, quale
Oi GAP
giaceva fra la terra e il Ponto, che
racchiudeva quanto estendevasi lun-
go il Ponto-Eusino. E questo paese, il
quale comprendeva tutto quello, che
in oggi si conosce sotto il nome ge-
nerale di Amasia, città, che fu l'an-
tica residenza dei re di Cappa-
docia , ed alcuni cantoni circon-
vicini, avea parecchie considerabili
città , delle quali ancora sussiste
la maggior parte , sebbene alcune
abbiano cambiato interamente il
nome, e quello di altre siasi al-
terato. In progresso di tempo, nei
primordii del XIII secolo, servì di
asilo all'imperatore Alessio Comne-
no, che Baldovino conte di Fian-
dra, alla testa de' francesi, e de' ve-
neziani, discacciò da Costantinopoli.
In allora fu, che Comneno fondò l'im-
pero di Trebisonda , il quale soste-
nutosi per duecento e cinquant'anni,
fu da Maometto II distrutto nel XV
secolo, recando prigioniero il regnan-
te Davide Comneno, e tutta l'impe-
riale famiglia, onde la Cappadocia
ancora interamente cadde in potere
de' turchi.
Passando a parlare dell'introdu-
zione del cristianesimo nella Cappa-
docia, è da premettersi che la reli-
gione degli antichi suoi abitanti era
quella dei persiani. In seguito si
succedettero i riti barbari, dappoi-
ché si vuole che venissero offerte a
Comano vittime umane. Certo è,
che quando il principe degli apo-
stoli s. Pietro, passò dalla Palestina
nella Soria, fissando nell' anno 38
dell' era cristiana la sua sede in An-
tiochia, trascorse quindi le provincie
di Ponto, Calazi a , e Cappadocia ,
predicando per tutto l'evangelo, a-
vendo primieramente nella sua ca-
pitale Cesarea battezzato Cornelio
centurione romano , che essendo il
primo de' gentili a ricevere il bat-
CAP
tesimo, divenne in seguito vescovo
della stessa Cesarea, come attesta il
p. Sa^igallo, nelle Gesta de' Ponte-
fici, titolo 3. Dipoi accadute le ac-
cennate suddivisioni della Cappa-
docia, che ebbe la gloria di pro-
durre i santi Gregorio Taumaturgo,
Basilio // Grande, Gregorio Nazian-
zeno, ed altri padri, che ne nobili-
tarono il suolo, ad onta della men-
zionata disposizione di Giustiniano
I, stante quelle del concilio Calcedo-
nese, celebrato nel 45» i , il quale avea
regolate le sue provincie ecclesiasti-
che, in modo che non potessero
essere cambiate dal principe , la se-
de di Mocesa o di Giustinianopoli
non godeva tuttavia dei diritti me-
tropolitici all'epoca del sesto conci-
lio generale, celebrato in Costanti-
nopoli nell'anno 68o sotto il pon-
tificato di Agatone ; e Nazianzo
( Vedi), che secondo 1' Oriens cìirist.
tom. I, p. 35 r, viene posta nella
terza Cappadocia, fu eretta in me-
tropoli dall'imperatore d'oriente Ro-
mano IV Diogene.
Ecco le sedi vescovili delle tre
provincie di Cappadoica. I Cesa-
rea, metropoli, Nissa , o Niso, Ter-
me Basilica , Cissa , Pamuliana, o
Camuliana. II Tiana, metropoli, Ci-
bestra , o Cybistra , Faustinopoli ,
Sasime , o Zazima, Balbissa. Ili
Mocesa, o Giustinianopoli, metro-
poli, Nazianzo, Colonia, Parnasso ,
Doara.
Commanvìlle registra le diocesi
della prima provincia di Cappado-
cia, in questo modo: Cesarea, Nis-
sa, Camuliana, Cissa, Teodosiopoli ,
Evaisso, Seria, Arathia^ Epolia , e
Metodiopoli, ed alla terza provincia,
aggiunge alle predette sedi vescovi-
li, Meliana fondata nel IX secolo.
Due sono i concilii di Cappadocia.
Il primo vuoisi da alcuni convocato
GAP
l'anno 827 coll'intervento di s. Basi-
lio, per la divisione della Cappadocia
in due provincie, prescritta dall'im-
peratore Valente. S. Basilio come
metropolitano sostenne che tal sud-
divisione non dovesse punto pre-
giudicar alla sua giurisdizione su
tutte le chiese di Cappadocia. Il
vescovo poi di Tiana, dichiarata
metropoli della seconda Cappado-
cia, pretese invece di esercitare egli
i diritti e le prerogative di metropo-
litano sulle chiese soggette alla pro-
pria sede metropolitica; ma il con-
cilio compose la questione, accre-
scendo il numero de' vescovati , il
che sì risolvette in vantaggio spi-
rituale della Chiesa. 11 secondo con-
cilio di Cappadocia si dice adunato
nell'anno 876, pei* approvare il li-
bro dello Spirito santo, composto
dal menzionato dottore san Basilio
Magno.
CAPPELLA, Capella, Sacellum,
Sacrarìunij dedicala. Luogo nelle
chiese o case , ov' è situato V altare
per celebrare, o un oratorio in cui
avvi un solo altare, il quale si chia-
ma anco piccola chicsina. Il Burio,
nel suo Ononiasticon, dice che cap-
pella )» apud Gavantum deducitur a
'> caprarum pellibus bisce verbis:
M cappella fuit apud antiquos pia
*» domus itineraria ex caprarum pel-
M libus fabricala; et a pellibus bis
« cappellas earumque custodes ca-
» pellanos vocitabant ". Altri fanno
derivare la parola Cappella dalla
cappa di s. Martino, che i re di
Francia nelle guerre facevano custo-
dire sotto tende, che dicevansi cha-
pelleSj e che poi racchiudevasi nella
santa cappella, i cui custodi, come
spiega il Zaccaria, furono appellati
cappellani ( Fedì ). Cappella per-
tanto dicesi quella baracca di rami
fìx^uzuti, di frasche, e di legname
CAP 95
che si rizza talvolta nelle guerre, e
in altre circostanze alla testa del
campo , acciò il cappellano vi possa
porre V altare [Fedi), e dir la mes-
sa , cui assistono i soldati.
Dalla vita di s. Norberto cap. i5,
si ha che Cappella significò an-
cora quel luogo, in cui si custodi -
vailo le cappe, ed anco i mantelli
de' santi, non che i paramenti sacri
da usarsi nella celebrazione de' di-
vini misteri, luogo chiamato eziandio
cubiculum j e talvolta per Cappella
s' indicò la cappellania (Fedi), spe-
cie di benefìcio ecclesiastico. Si chia-
mò altresì Cappella la moltitudine
de' musici , deputati a cantare in
una chiesa ; e quindi canto a Cap-
pella si nominò il canto figuralo, o
quella specie di canto musicale, che
per lo più si usa nelle sacre fun-
zioni. Maestro di cappella, Cory-
phaeuSj chiamasi colui che regola,
e dirige i musici della cappella, e
cappellani cantori si dicono i canto-
ri della cappella Pontificia ( Fedi).
Dice il Macri, che nella festa del
santo titolare d'una cappella si re-
cita l'ofìjzio, come ordina il Calen-
dario romano, piti si celebra la messa
col Gloria, senza il Credo, come
prescrive la rubrica. Ma se nella C^ap-
pella fosse stato trasferito il titolo di
qualche chiesa rovinata , allora si re-
citerà r ufllcio del santo titolare qual
ufficio semidoppio . Il medesimo ag-
giunge altresì, che per Cappella s' in-
ttnde anche quell' oratorio , o pic-
cola chiesa, destinato alla preghiera,
e alla celebrazione della messa, con-
siderandolo qual parte della chiesa.
Fra le etimologie di Cappella, ri-
porta il Macri medesimo quella ac-
cennata da Gemin, lib. I, cap. 128:
w Capenum dicitur domus, ad quam
« pauperes ad postulandam vico
» mosynam confluunt. Inde dimiim-
96 GAP
M tum cappella dicitur, in qua chri-
« stiani paupercs spirita ad postu-
^ landam animae eleemosynam con-
w veniunt ".
Abbiamo dal p. Lupi , Disserta-
zioni^ tomo I, p. 37, che le cap-
pelle annesse alle antiche chiese,
chiamate anche Oratoriij o Esdre,
furono fatte ad imitazione delle fab-
briche sacre de' gentili , e con un
solo altare. Quindi riporta gli esem-
pii delle antiche cappelle ne' templi
de' gentili, quelle del Pantheon , o
chiesa di s. Maria ad Martyresj e
dice, che il disegno della croce gre-
ca con cui fu edificata presso il fo-
ro Agonale la chiesa di s. Agnese,
con tre cappelle nell' estremità della
croce, e quattro nei quattro angoli
che formano gli stipiti, od i piloni
della cupola, sia una imitazione del
tempio creduto di Plutone, nella
villa Adriana presso Tivoli. Le gran
cappelle laterali della chiesa di s.
Andrea della Valle, si riconoscono
nella fiancata del tempio della Pa-
ce, ed altrove. Quando gli antichi
usarono la voce Deluhrum, intese-
ro indicare un tempio colle cappel-
le, a differenza di quando adopera-
rono altri vocaboli : Deliibra sunt
tempia ciini sacellis. Riferisce il Ber-
lendi, Delle oblazioni all'altare^ p.
1 49, che nelle antiche chiese, in cui
eravi un solo altare, si videro tal-
volta lateralmente alcune camerette,
chiamate anche cellette da s. Paoli-
no, e monisteri da Agnello nella vi-
ta di san Giovanni arcivescovo di
Ravenna. San Nilo, nella descri-
zione del tempio fatto innalzare dal
prefetto Olimpiodoro, dice : In com-
muni vero aede multis variisqiic
distincta cubiculis. L' autore del-
la vita di Sergio nel Pontificale ,
narra: » Hic tectum, et cubicula
^i universa in circuitu basilicae b.
GAP
»* apostoli Pauli studiosius exorna-
« vit ". Queste camere presso gli
antichi sono come le nostre Gappel-
le , onde disse il Baronio »* Cubi-
« culum enim idem fuisse apud
»5 antiquos, quod hodie apud nos
" cappellam " ; ed è perciò che Gar-
lo Macri nelle aggiunte fatte al Hie-
rolexicon del suo fratello Domeni-
co, dice » Synonima sunt cappella*
>y nus, et cubicularius apud latinos '*,
e perciò il Bianchini nelle note a
s. Leone I, Papa del 44^5 spiega
che i cubicularii, o cappellani, pre-
sero questa denominazione dalla cu-
stodia loro affidata de' venerandi cor-
pi de' principi degli apostoli, a' quali
custodi edificò il detto Pontefice
presso le tre basiliche altrettante ca-
mere, chiamate sacrarla^ sive sa-
cella, per abitarvi. In esse non
si celebrava la messa , ma piutto-
sto vi si ritiravano i fedeli ad ora-
re con maggior raccoglimento, e ta-
lora servirono per seppellirvi i de-
funti.
Riguardo al tempo della erezio-
ne delle cappelle nelle chiese, si
vuole che fosse nel sesto secolo, in
cui si moltiplicò la erezione degli
altari , ed in cui si accrebbero tan-
to i sacerdoti, che i fedeli, come at-
testa il Mabillon, Praef.in Saec. Ili
n. 'j'] : » Mysteria sacra frequenta-
» ri amplius, et arac plures una in
» ecclesia construi captae "; anzi
a' tempi di Carlo Magno , il conci-
lio di Tionville deir8o4 ne vietò il
superfluo, ed eccessivo numero. Er-
i-arono pertanto il Gocleo, e Bild
detto Renano, nel dire il primo, che
la moltiplicità degli altari nelle chic-
se per mezzo delle cappelle, inco-
minciasse nel XII secolo, e nel sos-
tenere il secondo, che moderna sia
una tale aggiunta. Le Gappelle adun-
que fabbricate nelle chiese, e che
GAP
Hinno parfe di esse sono chiamate
tla' canonisti sub teclo, mentre quel-
le edificate fuori delle chiese, e che
sussistono da loro stesse le chiama-
no su!) diu.
Il Millin comprende sotto il no-
me di Cappella , tanto que* piccoli
edificii che possono riguardarsi co-
me diuìinutivi di templi , o chiese
(Vedi) ^ e che secondo lui tengono
il luogo delle antiche Àediculae, quan-
to quelle porzioni di edificii sacri,
che contengono un altare, e che en-
trano nella composizione, e nel com-
plesso di una chiesa. I primi, che
sono talvolta da noi chiamati orato-
rii , si costruiscono d' ordinario in
que* luoghi, i quali non ammettereb-
bero per se stessi ne la estensione
né la spesa della costruzione d' una
chiesa. ISell' Italia specialmente, pres-
so le pubbliche vie, se ne trova un
numero considerevole, per comodo
de' viandanti, e degli abitatori cam-
pestri. Il carattere di tali piccoli e-
dificii non ammette ne ricchezza, né
lusso, ma solo forme sempHci, di
che può servire a modello quello,
che Giulio IH fece fabbricare dal
celebre architetto Vignola, ad o-
nore di s. Andrea apostolo, sulla
\ia Flaminia presso la Villa chia-
mata volgarmente di Papa Giulio.
Imitò l'artefice in questo lavoro l'an-
tico stile, col dare una forma qua-
drata all'esterno, sopra la quale
pose una cupola bassa, come quel-
la del Pantheon, e rivestì T edi-
lìzio di peperino. Le Cappelle poi,
che non formano im corpo di edi-
lìzio isolato, e che quasi sono il di-
minutivo d' una chiesa, sono quelle,
che vcggonsi forse troppo moltipli-
cate nelle chiese, nelle quali forma-
no un complesso di parti dipendenti
dal tutto, ordinai iamcnte separate
dalla nave per mezzo d' una infcr-
voL. vni.
GAP
97
riata, o di balaustri, e indicate, e
caratterizzate da un altare. E sic-
come piacciono quelle d' un disegno
uniforme, senza monotonia, cosi so-
no commendevoli quando sono erette
in armonia, e in proporzione all' ar-
chitettura dell'interno della chiesa,
e trovano il loro più naturale col-
locamento negli sfondi delle navate
collaterali.
Il severo Milizia si scaglia contro
l'abuso delle Cappelle straordina-
riamente moltiplicate nelle nostre
chiese. La decorazione ordinaria con-
siste in un quadro che rappresenti
r immagine del santo, cui è intito-
lata la cappella , o qualche tratto
della sua vita. Spesso si innalza so-
pra l'altare la statua del santo me-
desimo, o entro una nicchia sfonda-
ta, o in una nicchia formata este-
riormente da colonne, come quelle
della chiesa di s. Maria ad Marty-
res in Roma tanto encomiate. Si
collocano finalmente dagli archi-
tetti le cappelle , anche all' aria a-
perta , nei cimiterii, e ne' luoghi,
ove i fedeli comunemente si adu-
nano ad orare, e ad esercitare ope-
re pie.
Si diede il nome di Cappella a
tutte le chiese particolari, che i prin-
cipi, o i grandi eressero nei propri
palazzi. In Roma celebri sono le ma-
gnifiche cappelle dei palazzi apo-
stolici vaticano , e quirinale. Nel
primo vi sono le cappelle Sistina
fabbricata da Sisto IV , e paoli-
na edificata da Paolo III, come-
chè si «chiami paolina quella pu-
re del quirinale siccome eretta da
Paolo V. In Parigi Santa Cappella
dicevasi quella dell'antico palazzo di
s. Luigi IX , costrutta con disegno
gotico , e meravigliosa per la sua
leggerezza , e bella anche per le sue
vetriale dipinte. Presso i francesi so-
c)B C A P
no pure rinomale le cappelle di
Vincennes, e quella di Versailles, e
presso le corti de' sovrani ve ne so-
no di maggiore, o minor pregio.
Cliiamasi pure Cappella l'argente-
ria, e le suppellettili sacre, Sacra
sacelli supellex, che i prelati , e i
gran signori posseggono per uso , e
servigio delle loro cappelle.
I Cardinali non possono disporre
de' paramenti , e sacri arredi delle
loro cappelle senza l'autorizzazione
d' un breve Pontifìcio. E se muoio-
no ab inU'statOy divengono proprie-
tà della Cappella Pontificin. Non sia
discaro che qui si avverta , come
Benedetto XIV colla costituzione, Ad
audicntiam, dei 5 febbraio lySS,
presso il Bull. maga, tom XIX, p. 1 3o,
dichiarò che i sei Cardinali subiubi-
carii non possono conferire nelle loro
cappelle in Roma, a' proprii dipen-
denti o diocesani, se non che la pri-
ma tonsura, per non ledere la giu-
risdizione del Cardinal vicario. Varii
poi sono i privilegi di che godono
le cfjppclle domestiche de' Cardinali,
fra' quali l'indulgenza delle stazioni.
/^. il Cardinal Brancaccì, Disserta-
/io de privilcgiis (juibus gaiidcnt Car-
diiiales in propriis capellisj Rouiae
1672, iiiL cjiis di ss. p. 1.
Tenere Cappella dicesi di alcuni
principi , come massimamente del
i'apa, allorquando assistono all'utìi-
cio divino, alle messe, e ad altre
sacre funzioni, con grandi cerimonie,
ne' giorni solenni. A Versailles si
chiamavano giorni di grande Cap-
pella quelle feste solenni, in cui era
celebrato 1' ufficio nella Cappella rea-
le da un vescovo. Le funzioni eccle-
siastiche, che in Pioma celebra , od
alle quali assiste il Sommo Pontefi-
ce, co' Cardinali, collegi prelatizii, e
con tutti quelli, che vi hanno luogo,
lauto nelle cappelle palatine, che m
GAP
alcune basiliche, e chiese, si chiama-
no Cappelle Pontifìcie {Vedi), e Car-
dinalizie e prelatizie si denominano
le Cappelle, che celebrano i Cardi-
nali , e varii collegi prelatizii senza
r intervento del Papa , ma solo coi
ministri e cappellani cantori della
Cappella Pontificia.
L' uso delle cappelle domestiche ,
od oratorii privati riprovato dal Ber-
gier alla voce Cappella, contro il
cui abuso procurò rimediare il con-
ciho di Trento nella sessione 22, è
tuttavia assai antico ne' palazzi dei
principi. Del gran Costantino riferi-
sce Sozomeno : In palatio constru-
xit oratoriuni . ... in quo deberent
Dcum laudìbus ejferre, et sacra my-
steiia percipere. Negli atti della vita
di s. Desiderio vescovo di Gahors ,
si trova, che il di lui fratello era
stato abbate del regio oratorio sotto
i re franchi Clotario II del 584, e
Dagoberto I: Ruslicus abbaliani pa-
latini oratorii gessit: lo stesso no-
me e titolo era in uso sotto Carlo
Magno. Queste regie cappelle ave-
vano i loro sacerdoti per celebrare
il sagrificio, i quaU chiama vansi cap-
pellani, arcicappellani, gran cappel-
lani e sommi cappellani , titoli che
presso a poco nella corte di varii
principi oggidì hanno effettivo, o di
onore alcuni vescovi e prelati deco-
rati di particolari insegne e privilegi,
non che giurisdizione, singolarmente
in Francia. Di fatti il tesoriere della
santa Cappella di Parigi aveva il
diritto, come vicario nato del re, di
conferire le cappelle di fondazione
regia, che erano tanto nella s. Cap-
pella, che nella città, e prevostura di
Parigi. Ed inoltre si sa che la santa
Cappella del palazzo veniva consi-
derata come un capitolo, i cui mem-
bri principah erano canonici ; ma
essa nou uvea nulla di comune col
GAP
cleix) della corte, vale a dire la ca|)-
pella , e l' oratoiio del re , pcrcliè
questi nveano sempre avuto la loro
cappella indipendentemente da quel-
la del palazzo. Ad esempio poscia
dei re e dei piincipi cominciarono
anciie i nobili ad onore di qualche
santo far fabbricare le cappelle ed
ora tori i privati, a' quali erano tenuti
assegnare gli stipendi necessari, e pel
sostentamento del sacerdote , e per
la celebrazione delle messe, secondo
quello statuto fondato sopra Tordi-
dina mento di Zaccaria Pontefice del
74 1 , wel rescritto a Pipino re di
Francia : » ut qui oratorium consacra-
» tum liabet , vel habere voluerit ,
»i per consilium episcopi de suis pro-
•^ priis rebus ibidem largiatur ".
Essendo però queste semplici fonda-
zioni laicali, non si ricercava la di-
pendenza del vescovo , se non per
potere ne' medesimi celebrarsi la mes-
sa, secondo il canone 1 1 del conci-
lio trullano, a cui avendo la preten-
sione di certi nobili derogato, si sta-
bili, come si ha ne' capitolari de' re
franchi in quell' epoca : « Qui in
f' domo sua oratorium habet, orare
>» ibi potest. Tamen non potest in eo
» facere uiissas, sine permissu epi-
« scopi ". Per altro la scelta del sa-
cerdote, quando non fosse stato este-
ro, o sconosciuto, conforme il divieto
del concilio IV di Orleans, si face-
va ad arbitrio de' fondatori delle
dette cappelle ed oratorii, ed a que-
sto si dava uno stipendio, e il no-
me di cappellano ; poiché essendo
cappella dotata poteva servire ad
un chierico di vero titolo per ordi-
narsi prete; titolo, che ammettono
per legittimo i concili i di Meaux, e
<li Epaona , essendosi praticate tali
ordinazioni anche nella Chiesa Ro-
mana, Degli oratorii e cappelle pri-
vate, oltre il citato lìerlendi , parla
con grande erudizione il p. Carac-
ciolo teatino sopra la settima lettera
di s. Gregorio Nisseno , da lui con
altre sei stampata in Firenze nel
.73..
Che il concilio di Trento nella men-
tovata sess. XII, e. g, abbia proibito
a' vescovi di poter ulteriormente con-
cedere il permesso di celebrare la
messa fuori delle chiese, in oratorii,
e cappelle domestiche, per cui il solo
Pontefice può accordare T Altare por-
tatile, lo dicemmo a questo articolo.
Tuttavia si può consultare il p. Gal-
lico, De Oraloriis domestiche et de
usu altaris porlalilis, Romae 174^;
Ferrari Biblioth. Canon, verbo AU
tare, e Benedetto XIV, De Sacrif.
Missae lib. I, cap. 2 , num. 4- ^^
è a tacersi, che essendo nate in Po-
Ionia molte controversie sugli ora-
torii privati, quel Pontefice, per se-
darle, scrisse ai vescovi polacchi il
breve Magno unanimi, emanato R•^
giugno 1701, cotìie si legge nel Bull.
Magn. tom. XXIII p. 21 5, col quale
confermò loro ii privilegio di usare
fuori delie diocesi l' altare portatile
nelle proprie abitazioni; dichiarando
nello stesso tempo, che la licenza di
alzare gli oratorii privati, proibita
a' vescovi dal Tridentino, e da Paolo
V, dal solo romano Pontefice si del>
ba accordare, secondo le circostanze
de' luoghi, e delle persone ; le quali
facoltà si concedono per oigano dell;i
segreteria de' Brevi Pontifìcii. Avendo
poi fatto fabbricare in Roma il ré
di Portogallo Giovanni Y, una son-
tuosa cappella di preziosi marmi, de-
dictita a s. Gio. Battista, col quadro
del santo eseguito in mosaico, in atto
di battezzare Gesù Cristo, per collo-
locarla in Lisbona nella chiesti di s.
Rocco de' {Gesuiti, volle il detto Pon-
tefi(;e consacrarla solennemente. A
talelfetto Incappella, ch'era qostll ulta
loo GAP
in modo da potersi comporre , e
scomporre, fu eretta nella chiesa na-
zionale di S.Antonino de' portoghesi,
e Benedetto XIV y'i si recò a con-
sacrarla a' i5 dicembre i744) ^^'
chiarando il suo altare Pontifìcio
(Vedi), colla concessione di quei
privilegi, ed indulgenze, di cui si
tratta a quell'articolo.
Finalmente alcuni oratorii (F'edi),
delle arci confraterni te, confraternite,
o di altri pii istituti, o patroni, non
che alcuni degli oratorii eretti ne' pa-
lazzi de'principi, sono riguardati come
chiese pubbliche, per privilegio, e con-
cessioni, nel qual caso tanto gli o-
ratorii, che le cappelle perpetue do-
mestiche si benedicono col rito, che
descrive il Diclich nel suo Dizionario
Storico-Liturgico, all'articolo Chiesa
nuova, ovvero Oratorio pubblico.
Tutti poi sanno, che le cappelle do-
mestiche si deggiono collocare in luo-
ghi decenti, separati dalle altre ca-
mere della casa, e che sieno suffi-
cientemente grandi, acciò gli assisten-
ti non vengano costretti ad ascolta-
re la messa fuori delia porta; che
non è permesso farvi celebrare la
messa ìnei giorni di grande solenni-
tà, meno i casi d'infermità per sin-
goiar concessione^ e per ispecial pri-
vilegio ; che debbano essere fornite
degli arredi, e paramenti sacri, e di
tutto il necessario alla celebrazione
del sacrifizio, per cui il vescovo è
tenuto a visitarle, o farle visitare, co-
me è indispensabile l'autorizzazione,
per celebrare nelle cappelle domesti-
che, dell'indulto della Santa Sede,
non che per celebrarvi più messe, il
qual indulto si suole rimettere dalla
stessa Sede Apostolica all'arbitrio dei
rispettivi Ordinarli.
CAPPELLANI COMUNI del Papa.
Famigliari ecclesiastici del Pontefice
pro-tempore, della classe de' cubicu-
CAP
larii (capo de' quali è il primo de-
cano di anzianità di servigio ), e sa-
cerdoti appartenenti alla famiglia no-
bile. Sotto il nome generico di cu-
bicularii, sino da s. Leone I, si chia-
marono quelli, che prestavano ne'
diversi uffizii un servigio più o me-
no intimo al Papa. Tuttavia, sino
al secolo XVI, non se ne ha sepa-
rata memoria, e solo ne' Possessi
del Cancellieri, in quello specialmen-
te preso da Gregorio XIV, a' i3
dicembre 1590, si legge, che dopo
gli avvocati concistoriali, cavalcavano :
w circiter LX ss. cubicularii, et ca-
» pellani vestibus rubeis, et talari-
» bus, cura capuciis inversis ad col-
» lum induti, et inter eos secre-
ti tiores, et intimi octo S. S. fa-
» miliares erant". L'esistenza de'
Cappellani nel Pontificato di Paolo
IV si rileva pure dai ruoli del pa-
lazzo apostolico del i555j ruoli più
antichi di quell' archivio. Si osserva,
che in detta epoca (come si dirà
air articolo Cappellani segreti ) , i
Cappellani del Papa non erano di-
stinti in segreti e comuni.
Ai Cappellani del Papa furono
conceduti alcuni privilegii da Gre-
gorio XIV, creato nel 1590, e con-
fermali dalla sua bolla, Circumspe-
cta, la quale viene citata in quella
di Gregorio XV, che concesse ad
essi molti altii privilegii. Se l'origi-
ne poi de' monsignori Cappellani
segreti del Papa [Vedi), sia ante-
riore , contemporanea , o posteriore
a quella dei Cappellani comuni ,
non si può con certezza precisare ;
certo è , che ne' ruoli del palazzo
apostolico , sotto Clemente Vili , e-
letto nel 1592, per la prima volta,
oltre i Cappellani segreti, sono no-
minati altri Cappellani in numero
di sette, avente ognuno un servo pa-
latino, con parte di pane e vino,
GAP
ed altro, con paoli quarantacinque
ognuno pel companatico , essendo
però il settimo un chierico segreto.
JVel ruolo di Urbano Vili, del i638,
si legge Cappellani comuni nove, e
pel primo l'arciprete di Castel-Gan-
dolfo. Sei erano quelli d'Innocenzo
X, d'Alessandro VII, e di Clemen-
te X , che già aveano aumentato
l'onorario. Altrettanti furono quelli
de' successori , e sotto Benedetto
XIV ve n'ebbe un egual numero
di soprannumerarii, avendo però gli
effettivi, paoli settantacinque mensili,
I Cappellani segreti, nel possesso
che prese Innocenzo X nel i644j
sono pure distinti da quelli comuni,
mentre dalla Relazione di quella
funzione, compilata da Fulvio Ser-
vanzio, dopo gli avvocati concisto-
riali cavalcavano " Capellani fami-
y» liae Papae , et Capellani secreti ,
« cubicularii honoris et secreti, ve-
>» stibus, et caputiis rubeis cum pel-
>i libus amìcti " . Nel Pontificato
però di Alessandro VII, successore
immediato d' Innocenzo X, che mol-
te istituzioni riformò, altre ne sta-
bilì facendo la visita apostolica ,
fra le provvidenze, che prese sul-
la cappella Pontifìcia, estinse il
collegio de' suddiaconi , cui pur so-
stituì gli uditori di Rota , che an-
cora portavano l'antico titolo di
Cappellani Pontificii , soppresse il
collegio degli accoliti apostolici o ce-
roferarii, che servivano il Papa nel-
le messe solenni, e vi surrogò i vo-
tanti di segnatura di giustizia {Vedi)y
ed inoltre vuoisi, che dividesse e sta-
bilisse meglio le due classi de' Cap-
pellani domestici del Papa, in Cap-
pellani segreti, famigliari del Ponte-
fice vivente, ed in Cappellani comu-
ni, confermati perpetui, come si ri-
leva dalla bolla. Grata familiarità-
tis obsequia. In quella bolla per la
CAP loi
prima volta vengono chiamati espres-
samente i Cappellani comuni ^ for-
se perchè, come diremo, servono il
sommo Pontefice tanto nella cap-
pella segreta, che nella pubblica, e
nella cappella comune, o perchè re-
sta loro r ufficio anche in sede va-
cante; ond'è, che appena eletto il
nuovo Pontefice, incombe loro di
andarlo a servire nelle rispettive at-
tribuzioni, anche prima che abbia
fissato qualunque altro nuovo fa-
migliare. E che ciò sia vero, si scor-
ge chiaramente dalla bolla Circuni-
specta^ presso il tora. VI, par. IV,
pag. 83 del Boll. Rom., in cui si
tratta de' privilegii de' famighari Pon-
tificii. Il medesimo Alessandro VII,
con bolla, che trovasi nel tom. VI,
part. IV, pag. 182 del citato Bolla-
rio , dichiarò i Cappellani comuni
anche accoliti ceroferari i { Vedi)
della cappella Pontificia nelle funzio-
ni sagre. Nelle solenni suppliscono
essi in detto ufficio ai prelati votan-
ti di segnatura.
Il numero dei Cappellani comu-
ni variò a beneplacito de' Pontefici.
Non furono però mai meno di quat-
tro, né più di sette, e quasi sem-
pre sei, come si rileva dai succita-
ti ruoli, e dal Bonanni, Gerarchia
eccl. p. 4?^) e dalle Notizie annuali
di Roma. In queste si legge pure,
incominciando dal Pontificato di Be-
nedetto XIV, il novero de' Cappel-
lani comuni soprannumerarii, che
ascesero a piii o meno di dieci. A-
vendo essi però l'abito, l'ufficio, e i
privilegii di quelli in paga, per an-
zianità succedono a questi ultimi.
Aggiunge il Bonanni, che sei sono
i Cappellani comuni, e che gli ac-
coliti ceroferari!, istituiti da Alessan-
dro VII con breve de* io giugno
1657, erano quattro, i quali, per
non aggravare di spesa il palazzo
n,2 CAP
jipòstolico, fLiroiio da lui annoverati
alla classe de' cubicularii bussolan-
ti (Fedi). In progresso di tempo,
]' uffizio degli accoliti ceroFerarii del-
la cappella Pontifìcia fu unito a
quello de' Cappellani comuni, e lo-
ro soprannumerarii , essendo ora i
primi in numero di sette, ed i se-
condi tredici : sono poi tenuti a spe-
dire il breve apostolico , il quale
perpetua loro 1' ufficio. I partecipan-
ti, o effettivi Cappellani comuni go-
dono dieci scudi mensili , oltre di-
verse propine , ed emolumenti , e
riconoscono per superiore il prelato
maggiordomo, che distribuisce loro
ne' possessi, e per la festa di s. Pie-
tro la medaglia di argento, la qua-
li; si conia in quelle ricorrenze.
L' abito de' Cappellani comuni è
di tre specie. Il talare consisteva ,
come riferisce il medesimo Bonanni,
in collare, sottana, e fascia di seta
paonazza, e soprana o mantellone
di saja di egual colore, il tutto del-
la forma dell'abito de' Cappellani se-
greti ; e incedendo per la città, so-
pra la sottana paonazza, in luogo
del mantellone , usavano un man-
tello nero. Attualmente vestono co-
me i Cappellani segreti, cioè sottana
e mantellone di panno nell'inverno,
e l'una e l'altro di seta nell'estate.
L' ahi'O abito , che assumono nelle
cappelle Pontificie , processioni , ca-
valcate ec. 5 è egualmente come l'u-
.sato dai Cappellani segreti, cioè vesti
e cappe rosse con pelli di armelli-
ni nell'inverno, e di seta rossa nel-
le altre stagioni; il che pongono
sulla sottana violacea. Il terzo mo-
do poi con cui vestono i Cappella-
ni comuni, che nelle cappelle Pon-
tifìcie e Cardinalizie, ne' Pontifìcali,
ed altre funzioni, debbono esercita-
re r ufficio di accoliti ceroferarii,, è
la sottana, e fascia paonazza e cotta.
CAP
Divenuto r ufficio di questi cubi-
cularii duplice, cioè come cappella-
ni comuni, e come accoliti cerofera-
rii, in queste due rappresentanze
disimpegnano le seguenti incumben-
ze, tanto nella cappella segreta del
Papa, quanto nelle cappelle Ponti-
ficie, o pubbliche, ossia nelle fun-
zioni sagre, ordinarie e straordina-
rie, che celebra, od alle quali assi-
ste il Pontefice, anche nelle diverse
basiliche e chiese, come nelle bene-
dizioni col ss. Sagramento, nelle con-
sagrazioni , ec. Devono pertanto i
Cappellani comuni assistere quoti-
dianamente nella cappella segreta
del Papa, ove risiede, alla celebra-
zione della di lui messa, e supplire
in caso di deticienza a' cappellani
segreti, ed in loro presenza recare
le torcie accese all' elevazione, locchè
hanno disimpegnato fino a tutto il
Pontificato di Pio VII. I di lui suc-
cessori però vollero celebrare priva-
tamente ; ma quando i Papi si reca-
no in qualche chiesa a celebrare , o
ad ascoltare la messa , i Cappellani
comuni portano le torcie , ed eserci-
tano quegli uffizii, che non facesse-
ro i Cappellani segreti. Nella stessa
cappella segreta assistono alle pri-
vate funzioni, come cresime , ordi-
nazioni, tradizioni di pallii , ed al-
tre, partecipando alle analoghe pro-
pine. Altrettanto fanno nelle comu-
nioni generali , che sogliono fare i
Pontefici alla famiglia nobile Pon-
tificia nella cappella palatina, per Pas-
qua , per l'Assunta , per la festa di
Ognissanti, e per quella di Natale.
Se detta funzione viene eseguita dal
maggiordomo, o dal sagrista, i Cap-
pellani comuni seniori lo assistono
all'altare, e gli altri portano le tor-
cie, oltre il disimpegno delle altre
ingerenze, mentre uno dei primi
Cappellani celebra la seconda messa.
GAP
Aggiungiamo col Bonanni, p. i'jS ,
che i Cappellani conìimi vennero
così appellati, perchè a vicenda do-
veano celebrare ogni mattina nella
cappella comune la messa, per co-
modo della famiglia, e guardia Pon-
tificia, la qual messa da uno di lo-
ro, o da altro individuo, chiamato
assistente alle cappelle comuni^ at-
tualmente soltanto si celebra pei
suddetti famigliari e guardie, al-
lorché evvi cappella Pontifìcia, e
contemporaneamente ad essa. Quan-
do poi il Pontefice alloggia nel
proprio palazzo qualche sovrano,
come fece Pio VII nell'anno i8ig,
alloggiando l' imperatore d' Austria,
e la sua imperiai corte, i Cappella-
ni segi-eti e comuni sono tenuti a
celebrare la messa, e a disimpegna-
re altre ecclesiastiche funzioni per
alcun sovrano, e suo seguito. Altra
volta pure è avvenuto , che ciò fa-
cessero i Cappellani segreti , come
sotto Leone XII si praticò colla re-
gina vedova di Sardegna. Nelle cap-
pelle Pontificie e processioni, i Cap-
pellani comuni seniori , con vesti e
cappe rosse prendono luogo dopo i
Cappellani segreti, facendo parte della
coite del Papa, mentre altri Cappel-
lani comuni, innanzi gli aiutanti di
camera e chierici segreti portano il
triregno e le mitre del Pontefice;
e appresso gli stessi Cappellani se-
greti ricevono al trono dal Ponte-
fice le candele , le ceneri, le palme,
e gli Agnus Dei, e si recano nel
venerdì santo all' adorazione della
croce , mentre gli stessi Cappellani
comuni nelle cappelle Pontifìcie sie-
dono sull' ultimo gradino del ripia-
no di quelli dell' altare. In dette
cappelle gli altri cappellani con cot-
ta in qualità di accoliti , servono
il celebrante di libro, Imibolo, can-
dclheri ce, sostengono le tomo ul-
^AP ir,:.
l'elevazione, e fonno altri ulllcii, che
loro appartengono ; e nei Pontificali,
come superiormente si accennò, sup-
pliscono ai votanti di segnatura, nel
portare al Papa i sagri paramenti ,
i sette candellieri, e le torcie, ce.
Quando avevano luogo le cavalca-
te [Vedi), i Cappellani comuni v'in-
tervenivano in vesti e cappe ros-
se, così a quelle pei possessi de' Pon-
tefici, a quelle delle cappelle del-
l'Annunziata, di s. Filippo, della na-
tività della b. Vergine , e di s. Car-
lo: non che a quelle cavalcate, che si
facevano nei pubblici e solenni in-
gressi degli ambasciatori, pel traspor-
to de' cadaveri di re, regine, prin-
cipi reali, e Cardinali decani , vice-
cancellieri, camerlenghi e peniten-
zieri maggiori. In queste cavalca-
te soleva intervenire monsignor mag-
giordomo, oltre i camerieri extra
muros , e gU scudieri ; e con so-
pravvesti e cappe rosse cavalcava-
no pure i Cappellani comuni. Nel
1747 pel Cai'dinal Petra peniten-
ziere maggiore, v' intervennero al-
tresì i cappellani segreti. Nella ca-
valcata, che si faceva dal predetto
maggiordomo, mentre si celebrava
il vespero del Corpus Domini, es*
sendo tal prelato vestito di mantel-
letta e rocchetto, pel colonnato va-
ticano, e strada, ove nel dì seguente
dovea passare la solenne processione,
per visitare ed esaminare i prepa-
rativi , i Cappellani comuni vi an-
davano in sottana e mantellone pao-
nazzo : corteggio, che tuttora fanno,
sebbene non evvi piìi la cavalaila ,
ma sì l'ispezione anzidetta.
I cappellani comuni, siccome cu-
biculari i, furono onorati da diversi
Papi di privilegi e concessioni, le
principali delle i[uali sono cspixìssi^
nel breve d' lnnoi:enzo X, emanalo
ai 18 gennaio i(>47, presso il lom.
io4 CAP
VI, parte II!, p. 102 del Bollano,
Grata familiarilatis. In quel breve
confermansi quelli di Gregorio XIV,
e di Gregorio XV, Extensìo, et no-
va concessìo privilegiorum capel-
lanìs Romani Pontificis, ec, privi-
legi, che consistevano nel nominarli
Cappellani perpetui, protonota rii apo-
stolici non partecipanti, conti palatini,
nobili romani, cittadini di qualun-
que città dello stato ecclesiastico ,
cogli annessi privilegi e diritti , con
facoltà di farsi creare dottori , av-
vocati ec. , coir indulto di ritenere
più benefìcii , anche residenziali , e
disporre de' benefìcii semplici non
residenziali , sino alla somma di cen-
to ducati ; colla facoltà di poter pri-
vatamente rogare , e far testamen-
to, come se fosse rogato per atti di
pubblico notaro ec. ec. Questi pri-
vilegi furono pressoché approvati, e
rinnovali da altri Pontefici. In fatti
abbiamo dal Bollarlo: Alexander VII
concedil privilegia siiis Capellanis
communibus f toni. VI, part. IV, p.
5i, tom. VI, par. VI, p. 290, Ccn-
cessio privilegiorwn prò capella-
nis conimunihus Clementis IX, t. VII,
p. 68 , Concessio priv. prò capel-
lanis communibus Clemends Xj tom.
VIII, Privilegia capellanorum In-
nocentii XI j p. i32, tom. IX, p. 38,
Privilegia capellanorum communiwn
Alexandri Vili, ibid. p. 284; Pri-
vilegia sub Innocentio XII, tom. X,
p. 217, sub Innocentio XIII, tom.
XIII, p. 180; sub Clemente XII j
Clementis XIII , Concessio priv. prò
capellanis communibus capellce Pon-
tificice, Romae l'jSS; Grata fami-
liaritatisj Clemens XIV, 11 maji,
1770, Grata familiarità ds , conce-
dil multa privilegia capellanis com-
munibus capellce Ponti ficice, Pius VI,
21 junii 1775, Grata etc, indul-
get privilegia capellanis coni, ca-
CAP
pellaò Pontificiaej Pius VII, 24
januarii 1804, Concessio privilegio-
rum prò capellanis communibus ejus
capellae Pontificiae.
CAPPELLANI SEGRETI del Papa.
Cubiculari! ecclesiastici , con titolo
e qualifica di monsignori di man-
tellone a vita del Papa, che h ha
eletti. Primo di essi è il caudatario,
di cui si parlerà in fine, il quale
ne regola le attribuzioni. Sono essi
sacerdoti appartenenti alla famiglia
nobile palatina, e si chiamano Cap-
pellani segreti, perchè, come si dirà,
celebrano quotidianamente nella cap-
pella segreta Pontificia , e prestano
al Papa altri servigi intimi, mentre
gli uditori di E.ota, che pur sono
riconosciuti perpetui Cappellani del
Papa, ne esercitano le ingerenze
nelle cappelle pubbliche, e nelle so-
lenni funzioni, cui assiste, o celebra
il romano Pontefice. V>e Cappellani
comuni ( V^edi) differenti sono le
attribuzioni, siccome a quell'articolo
dicemmo. Abbiamo dai ruoli di
Paolo IV, del i555, che i Cappel-
lani del Papa erano trentasei, con
parte di pane, vino, cavalH, e servi
palatini, e per la coronazione del
Pontefice ebbe ognuno pel vestiario
tre canne e tre palmi di panno ro-
sato, o saia rossa, quattro canne, e
due palmi di saia o raso paonazzo,
e piti di quattro palmi d' ormesino
di tal colore per le mostre. In altro
ruolo di Paolo IV si enumerano
venti tre cappellani cubicularii, più
quindici cappellani cubicularii senza
servizio. Da dò si conferma, che i
cappellani erano chiamati anche cu-
bicularii, e già aveano il titolo di
monsignore. Fra i primi eravi il
cappellano e caudatario di Marcello
II, oltre il caudatario, che Paolo IV
avea quand'era Cardinale. Il suo
successore Pio IV ebbe ventisette
GAP
cappellani, il primo de'qiiali appel-
lavasi decano , e i primi quatti-o
sembravano gì' inlimi, o i segieti,
pei' aver maggior onorario. Sotto s.
Pio V erano midici, cioè nove
maggiori, e due minori, ed il pri-
mo custode delle gioiej e sotto Sisto
V eranvi un cappellano caudatario,
e cinque cappellani segreti, i quali
erano tre soli nel Pontificato di Cle-
mente Vili. In quello del menzio-
nato Sisto V, i cappellani sebbene
senza distinzione di comuni, o se-
greti, intervennero alle cavalcate,
fra gli avvocali concistoriali , e i
camerieri d' onore. Altrettanto si
legge ne' possessi , che presero della
basilica lateranense Gregorio XIV,
Innocenzo IX e Leone XI. Ne' ruoli
della famiglia di Urbano Vili, creato
nel 1623, sono aftatlo distinti i cap-
pellani segreti dai cappellani co-
miiniy avvegnaché quattro sono i
primi, e sei, nel i638, compresi due
crociferi , ed un chierico segreto : i
due primi aveano venti scudi men-
sili di onorario, agli altri se ne da-
vano quindici, e soli quarantacinque
paoli al chierico segreto. Sei n' ebbe
pure Innocenzo X, nel possesso del
quale per la prima volta sono no-
minati espressamente cappellani se-
greti, essendo eglino in avanti solo
conosciuti colla qualifica di cappel-
lani del Papa. Ma sulla loro anti-
chità, ed altro che li riguarda, K.
r articolo Famiglia. Pontificia.
In quanto poi alla loro nomina,
questa siegue per mezzo di un bi-
glietto di monsignore maggiordomo
appena creato il novello Pontefice, il
quale suole dichiarare per tali il
cappellano caudatario, che lo serviva
nCj'I Cardinalato, e che diviene cap-
pellano segreto e caudatario , qual-
che altro ecclesiastico della sua an-
teriore corte, ed alcun ben all'etto,
CAI'
comechè talorn confermi alcuno di
quelli del suo predecessore. Il nu-
mero de' Cappellani segreti , come
abbiamo veduto, fu stabilito secondo
il volere de' Pontefici. Di che per
dare alcuni pochi esempi, Alessandro
VII n' ebbe quattro. Clemente X
cinque, Innocenzo XI due, Inno-
cenzo XII tre, prima altrettanti, e
poi sei Clemente XI, Innocenzo XIII
n'ebbe quattro, Benedetto XIIT, che
gli successe, otto. Clemente XII, e
Benedetto XIV sei, e sette, altret-
tanti n' ebbero Clemente XIII , e
XIV, e Pio VI non meno di tre,
ne più di cinque nel suo lungo
Pontificato. Ma i suoi successori ,
sino al regnante Pontefice, n'ebbero
sempre sei, ed alcuna volta anche
un soprannumero, che nel Pontifi-
cato di Clemente XIV, fi.i il sotto-
guardaroba. Vi sono eziandio i Cap-
pellani segreti di onore, i quali han-
no r abito come gli effettivi , ed
intervengono presso di loro alle cap-
pelle Pontificie, ed alle altre sagre
funzioni, con titolo di monsignore.
Clemente XII fu il primo, che fece
Cappellani segreti di onore, e fu
imitato da Benedetto XI V, che ne
nominò quattro, e da altri, anche
in maggior numero. Leggiamo nelle
Notizie di Roma, che sedici furono
quelli di Pio VII, e che sono più
di otto gli attuali.
Finalmente evvi anche la classe
de' cappellani segreti di onore ex-
tra urbem , che nel Pontificato di
Pio VII giunsero a ventiquattro, e
nell'odierno a dodici. Questi cappel-
lani extra urhem se fossero in Ro-
ma non sarebbero considerati per
tali. Godono solo extra urbem il
titolo di monsignore, il quale insie-
me alla qualilìca cessa colla morie
del Papa, che li nominò, locchè av-
viene eziandio a quc' segreti e di
io6 GAP
onore. L' abito v comune a quelli
di queste ultime due classi, e la
distinzione, che passa fra gli uni e
gli altri, cioè fra quelli dì onore, e
quelli extra urbem, è eguale a quel-
la, la quale si descrive all' articolo
Camerieri del Papa, al paragrafo V,
ove si tratta de' camerieri d' onore
in abito paonazzo, ed al VI, in cui
parlasi de' camerieri d' onore extra
iirbem.
I soli cappellani segreti hanno
r onorario mensile di scudi trenta-
due dal palazzo apostolico, oltre le
propine, emolumenti e medaglie di
argento nelle ricorrenze del solenne
possesso del Papa , e per la festa
del principe degli Apostoli. Il cau-
datario e il crocifero ( eh' è il se-
condo fra i cappellani segreti, come
poi diremo) godono decente abi-
tazione ne' due palazzi Papali del
quirinale, e del vaticano, pei mag-
gior servizio, che prestano al Pon-
tefice sì in Roma, che nei viaggi e
villeggiature sino a Clemente XI ,
che accrebbe loro l'onorario a ven-
tinove scudi il mese. Lo stesso sa-
gro palazzo li forniva di domestici,
di cavalli, somministrando loro an-
che il mantenimento per questi; ed
in oltre sino al Pontificato di Pio
VII, pane, vino, cera ed altre cose,
chiamate parte di palazzo. Fino al
detto Pio VI nelle summentovate
ricorrenze avevano ognuno altresì
una medaglia d' oro , oltre quella
d' argento.
Consiste l'abito de' cappellani se-
greti giornaliero, in attualità di ser-
vizio , in collare , sottana , fascia e
mantellone di seta paonazza; ma
neir inverno la sottana e il man-
tellone sono di panno in lutto egua-
le, e della stessa forma dell' abito
de' camerieri segreti ; come simile a
quello di essi è la sopravveste di
CAP
saia rossa e cappa di simile colore
con fodere di seta rossa, e pelli di
armellini nell'inverno; abito, che usa-
no in tutte le cappelle Pontificie e so-
lenni processioni, e che adoperavano
nelle cavalcate de* possessi , ed in
quelle delle cappelle dell' Annunzia-
ta, di s. Filippo, della natività di
Maria Vergine , e di s. Carlo. Se
il Pontefice celebra messa bassa , o
nella propria cappella segreta, o al-
trove, se fa consagrazioni , se com-
parte benedizioni col ss. Sagramen-
to ec. , allora il caudatario, il croci-
fero, e gli altri cappellani segreti
di servizio, sono quelli che lo assi-
stono, e gli presentano i paramenti,
assumendo allora sulla sottana pao-
nazza la cotta. Fuori di Pioma, tanto
i cappellani segreti , che quelli di
onore, ed extra urbem, possono usa-
re le calze di seta paonazza, come
i monsignori camerieri segreti.
Nelle cappelle Pontificie siedono
i cappellani segreti sull' ultimo gra-
dino del ripiano dell'altare , ove il
caudatario riceve la pace da un
maestro di cerimonie, che poi la
dà a' compagni, i quali la passano
ai comuni, e questi agli aiutanti di
camera. Ne' Pontificali siedono sui
gradini dell' altare Papale. Antica-
mente aveano la precedenza sugli
avvocati concistoriali; ma ora van-
no dopo di loro all' adorazione del-
la croce nel venerdì santo, come
collo stesso ordine si recano al tro-
no a ricevere dalle mani del Pon-
tefice le candele, le ceneri, le pal-
me, e gli Agnus Deì^ seguiti dai
cappellani segreti di onore e dai
cappellani comuni : ordine, che os-
servano pure nelle processioni. Tan-
to in queste, che nelle cappelle, ap-
partiene a due cappellani segreti il
portare la mitra preziosa, e il tri-
regno usuale, che depongono sul-
GAP
l'altare Pontificio. Questi due non
procetiono coi compagni , ma van-
no dopo gli uditori di Rota , cioè
innanzi alla croce, riunendosi po-
scia ad essi. Nel possesso di Leone
X, nel i5r3, che ih l'ultimo a
prenderlo co' paramenti sagri, da
quattro cubicularii si portarono a
cavallo due mitre, e due triregni
ricchi di preziosissime gioie. In quelli
d'Innocenzo X, di Clemente IX,
di Clemente X, d' Innocenzo XI, di
Alessandro Vili, di Innocenzo XII,
di Clemente XI, e di Innocenzo
XIII, i cappellani comuni e segreti
precedettero, come accennammo, gli
avvocati concistoriali , mentre , in
quelli di Clemente XIII, Clemente
XIV, e Pio VI, gli avvocati ebbero
la precedenza sui cappellani segreti,
che seguirono però i monsignori
commissario e procuratore del fìsco,
e d'allora in poi anco nelle proces-
sioni e nel recarsi al trono Ponti-
fìcio, gli avvocati continuarono a
goder la precedenza sui cappellani
segreti. Nelle medesime cavalcate de'
possessi, e in quelle delle suddette
quattro cappelle, monsignor cauda-
tario, per esser pronto a sostenere
il lembo della veste al Papa allor-
ché scendeva, in sopravveste e cap-
pa rossa, cavalcava appresso il Pon-
tefice, cioè dopo il maestro di ca-
mera, e dopo i due camerieri se-
greti, avendo a destra l'archiatro o
medico segreto, il quale talvolta era
in mezzo al caudatario, e al custo-
de delle vesti, o al sotto-guardaroba
che appartiene alla classe de' l)usso-
lanti, comcchè talora lo fosse a quel-
la de' cappellani comuni. Seguivano
due aiutanti di camera con soprav-
vesti e cappe rosse, f^. Possessi e
Cappelle Pontificie.
Fra i molti ufìlcii onorevoli, che
si disimpegnauo dai cappellani se-
CAP foy
greti, oltre i suaccennati , ed ;iltri ,
faremo menzione de' principali, men-
tre di quelli, che si esercitano esclu-
sivamente dal caudatario, e dal cro-
cifero, parleremo in appresso. E pri-
mieramente, trattando di loro il Bo-
nanni, Gerarchia eccl. pag. 474 >
Roma 1720, dice che U numero
de' cappellani segreti era indeter-
minato, e dipendeva dall' arbitrio
del Papa : pure non era minore di
sei . Uno di essi a vicenda suo-
le recitare col Pontefice l' ufficio di-
vino, seppure non Io voglia dire so-
lo, e celebrare la messa quotidia-
namente per turno settimanale. Al-
lora ha l'uso della carrozza palati-
na, detta frullone, la quale godono
i cappellani segreti anche nelle cap-
pelle Pontificie ed altre funzioni, che
celebra, od alle quali assiste il Papa.
La messa quotidiana, ch'essi dicono
al medesimo altare in cui celebra il
Pontefice, viene talvolta dal Pontefi-
ce medesimo ascoltata, ovvero dalla
intima e domestica sua famiglia ; men-
tre nelle messe, che il Papa dice in
detta cappella, seppure non li di-
spensa, facendola servire all'aiutante
di camera, e quando la dice nelle
chiese, tocca ai cappellani segreti as-
sisterlo in sottana paonazza e cotta.
E se poi la vuole ascoltare, uno di
loro la celebra, coli' avvertenza che
nel Confiteor^ il cappellano rivolgen-
dosi al Papa dice, in vece del vo^
bis fratres^ libi pater, e al vo? fra^
trcs, te pater, facendo però in am-
bedue le volte la genuflessione ver-
so lo stesso Pontefice. Se poi il Papa
volesse ricevere dalle sue mani la s.
comunione, per la quale assume la
stola bianca, nel dire il cappellano
Corpus Domìni nostri Jesu Chris ti
CHstodiat aniinam tnani, deve in vece
proMun/.iare custodiat te in i'ita/n
actcrnattij Amen, come praticasi al-
io8 GAP
lorcliè 6Ì comunicano i preti. Egli
è servito da un chierico segreto ,
clic domanda al Papa la benedi-
zione dell'acqua all'offertorio, dan-
do il cappellano al termine della
messa la benedizione da un Iato,
premessa la genuflessione al Ponte-
fice. Il caudatario , che sta sempre
dietro al Pontefice, se non vi è il
maestro di cerimonie, dopo la let-
tura del vangelo , si reca a pren-
dere il messale dal chierico segreto,
e lo consegna a monsignor mag-
giordomo, che lo dà a baciare al
Papa, facendo altrettanto dopo VA-
gnus Dei per la pace, che suol dar-
si con un quadretto di argento do-
rato, coli' immagine del Redentore.
E quando alloggiarono nel palazzo
apostolico sovrani e regine, furono
incaricati i cappellani segreti di ce-
lebrar loro la messa. Dove però
fossero stali diversi i principi, ven-
nero ad alcuni di essi destinati an-
che i Cappellani comuni.
I Cappellani segreti fanno parte
della così detta camera segreta , e
perciò in alcune circostanze , col
mantellone fanno corteggio al Papa,
sia nella penultima anticamera del
suo appartamento , sia quando si
reca nella basilica vaticana per l'e-
sequie di alcun suo predecessore,
ne' venerdì di marzo alla visita del-
la stazione, nel venerdì santo, in
occasione dell' esposizione del ss. Sa-
gramento, e nella processione del-
l' ottava del Corpus Domini, tanto
di detta basilica , che della latera-
nense. Talvolta un cappellano se-
greto a cavallo portò la ss. Euca-
ristia, cioè quando precedeva il Papa
ne'suoi viaggi, come avvenne sotto
Benedetto XIII quando, nel 1724» si
recò a Benevento. Ed è perciò, che
monsignor Ferrari, cappellano segre-
to, vestito di abito paonazzo viato-
CAP
rio , con cotta , rocchetto , e stola
bianca, e per difendersi dall'acqua ,
assunse pure un mantellone paonaz-
zo con cappuccio della forma di quel-
lo de' caudatari de' Cardinali [Vedi),
ed attaccato al mantellone portava
il cappello semi-pontificale in testa,
e colla mano destra reggeva 1' om-
brellino di taffettà bianco incerato,
con trina, e frangie d'oro, con cui
cuopriva la cassetta fermata sull'ar-
cione della sellaj che conteneva la
ss. Eucaristia ( Vedi). Lo stesso Be-
nedetto XIII, quando, nel 1729,
ritornò a Benevento , ebbe seco in
carrozza un cameriere segreto e un
cappellano segreto, onore che que-
sto ultimo ottenne da altri Ponte-
fici in mancanza de' camerieri se-
greti; anzi lo stesso Benedetto XIII
per la sua profonda umiltà, nelle
frequenti visite che faceva alle chie-
se, vi si recava con un solo cap-
pellano segreto, col quale per istra-
da recitava il rosario.
I Cappellani segi*eti coli' abito di
mantellone intervengono alle esequie
de' palaJ;ini, o primarii della fami-
glia Pontificia, esequie che anche ad
alcuni caudatarii, e crociferi venne-
ro celebrate, come si ha dai Dia-
rii di Roma. Di fatti abbiamo, che
morto monsignor Pietro Valeri cap-
pellano segreto e caudatario di Cle-
mente XII, e canonico di s. Blaria
in Cosmedin, nel 1735, fu esposto
il suo cadavere sopra alto letto,
nella chiesa parrocchiale de' ss. Vin-
cenzo ed Anastasio a Trevi, e gli
furono nella chiesa stessa celebrate
r esequie coU'assistenza di monsignor
sagrista, de' prelati della camera se-
greta, e dei ministri delle cappelle
Pontificie. Nel 1736 si celebrò un
funerale per monsig. Lorenzo Sbatti,
altro cappellano segreto, e caudatario
di Clemente XII. Il suo cadavere
GAP
fu esposto con ventiquattro fiacco-
lotti, ed intervennero ajla funzione
i suddetti personaggi ed i cappella-
ni segreti. Nel lySS nella chiesa di
s. Apollinare ebbero luogo l'esecpiie
del cappellano segreto e crocifero
di Pio \I, monsignor Antonio Pa^
lombi, che fu esposto in letto ve-
stito di sottana e mantellone pao-
nazzo, co' soliti cerei, e quattro tor-
cie accese, e venne ivi sepolto co-
me sua parrocchia. E nel 1786 si
celebrarono pompe funebri per mon-
signor Giacomo Paris , cappellano
segreto e caudatario di Pio VI, e
beneficiato di s. Pietro in Vati-
cano, ove nella cappella del coro
gliele fece il rev. capitolo ; e poscia
fu sepolto nella sepoltura de' bene-
ficiati in sagrestia.
Passiamo a dire alcuna cosa in-
torno ai due primi cappellani se-
greti caudatario e crocifero, e di
quanto riguarda ambedue. Tutte le
volte, che il Papa va per la città
col servizio di città, sebbene impro-
priamente è detto di campagna, per
visitare chiese, monisteri, sovrani ec,
nonché quando si reca alle cappelle,
cbe non si celebrano nel suo pa-
lazzo, essi, vestiti di mantellone, pren-
dono luogo nel frullone della secon-
da muta, coi camerieri segreti. E
quando il Papa esce con treno no-
bile o semipubblico, il caudatario va
nella prima carrozza del più degno
Cardinale, che sta in quella del Ponte-
fice , cogli aiutanti di camera del
Papa; mentre il crocifero precede a
cavallo colla croce Pontificia, colla
quale egli pure precede il Papa
tanto in città, che ne'viaggi, ed in
cotta, quando si reca a dare la bene-
dizione col ss. Sagramento in qualche
chiesa, meno quando il Papa segue ,
o va alia testa del sagro Collegio, che
allora viene portata la croce dal-
CAP log
l'ultimo uditore di Rota. Ne' viag-^^^r
gi ambedue questi Cappellani se- -,
greti , vestiti d'abito viatorio , cioè
sottana, e mantellone corto, con cal-
ze di seta paonazza, vanno nella terza
muta cogli aiutanti di camera. Il
caudatario sempre dee sostenere il
lembo della sottana Pontificia, mo-
tivo per cui si chiama caudatario,
o lembifero, ed il crocifero, cosi detto
dal portar la croce, quando scende
il Papa dalla carrozza , va innanzi
a piedi colla croce inalberata. Ab-
biamo poi, che recandosi Innocenzo
XI li con formalità ed in lettiga alla
Catena (feudo della sua famiglia Con-
ti, poche miglia distante da Roma),
venne preceduto dal crocifero a caval-
lo su d' una mula bianca, con gual-
drappa di panno nero, ed addestra-
ta dal cavallerizzo d' opera della
scuderia Pontificia, nel qual modo
appunto ora procede ne' suddetti
treni semi pubblici ; locchè prima fa-
ceva tutte le volte, che usciva il
Papa dal suo palazzo per un tratto
di strada, ascendendo poi nella car-
rozza, ove egli pure ha posto. Si
dee però avvertire, che quando il
Papa in abito di mozzetta e roc-
chetto non porta la stola , non ha
luogo la croce Pontificia (Vedi), la
quale soltanto il deve precedere o
quando assume la stola, o quando
è vestito de' sagri paramenti. In
alcuni Pontificati sostenne il croci-
fero anche diverso ufficio , come in
quello di Benedetto XIV, in cui
era sotto-guardaroba. In altre cir-
costanze poi, e particolarmente ne'
viaggi e nelle villeggiature, in cui i
Papi talvolta si degnano ammette-
re alla loro mensa quelli della lo-
ro camera segreta , vengono pure
compresi in sì onorifica distinzione
il caudatario e il crocifero , ullìzii ,
che in caso di assenza, od im-
no GAP GAP
potenza sono suppliti dagli altri di poi alla lettura il bussolante
cappellani segreti. Non è poi a ta- sotto-guardaroba. V. Sacchi ni, Epi-
corsi, I." che furono chiamati ero- stola de utilitate bene legendi ad
ciferi anco i maestri ostiarii (Fe<i/), maisam, Mediolani 1621.
custodi della croce Pontificia, 2.° che Quando poi il Papa ammette in
da Urbano Vili vennero impiega- solenne convito sovrani, o Cardinali,
ti due cappellani crociferi, i qua- tocca al caudatario non solo dire
li talvolta furono prima del cau- la formola della benedizione della
datario in ordine di precedenza, mensa, la quale viene compartita
sebbene sotto Innocenzo X, negli dal Papa, cui rispondono i Cap-
idtimi Pontificati, ed attualmente pellani cantori, ma altresì di leg-
sia egli il primo de' cappellani se- gere alcuni capitoli delle opere di
greti. san Gregorio, o altro libro adat-
Anche il caudatario disimpegno to , finché beve il Papa la prima
contemporaneamente qualche altra volta, terminando allora di leg-
carica nel palazzo apostolico, come gere, per dar luogo ai cantori di
nel Pontificato di Clemente XIII, cantare alcuni sagri mottetti sino
nel quale fu eziandio sotto-guardaro- al fine della mensa, terminata la
ba, ed abbiamo sotto Clemente XI quale, monsignor caudatario deve
nel 1720 che il suo caudatario monsig. fare colle solite forme il ringrazia-
de Pretis fu dichiarato ablegato Pon- mento.
tificio per portare le berrette Car- I Cappellani segreti pel nobile, ed
dinalizie nella Spagna ai Cardinali intimo servigio, che prestano alla sa-
Tescovo di Murcia, e Borgia pa- gra persona del sovrano Pontefice,
triarca dell' Indie. Il caudatario del furono in ogni tempo beneficati con
Papa prò tempore è sempre priore provviste ecclesiastiche, e promozio-
del collegio de' caudatarii de' Cardi- ni, vantando essi Cardinali, vescovi,
nali. Quando ha luogo nel palazzo prelati, ed altri personaggi, che ap-
apostolico per le solennità della partennero al loro ceto. E senza
Pasqua, dell'Assunta, di Ognissanti, dire di altri, il regnante Pontefice
e di Natale, la comunione generale Gregorio XVI meritamente innalzò
della famiglia Pontificia, mentre il al Cardinalato un individuo, eh' era
Papa, od il maggiordomo, ovvero il stato cappellano segreto di Pio VII,
sagrista la fa alla famigha nobile, ed uno fra i suoi cappellani segreti
il caudatario in altra cappella la egli promosse alla prelatura, e a
somministra al restante della stessa votante di segnatura, altro a cano-
fàmiglia assistito dai chierici della nico lateranense, e minutante della
cappella Pontificia. Alla mensa, che segretaria di stato, ed altro a bene-
imbandisce il Papa nel giovedì santo fìciato della vaticana basihca, ed ad
a tredici sacerdoti, eh' egli stesso ufficiale del Concessum della dataria
serve individualmente, il caudatario apostolica, facendo eziandio agli altri
finche il Pontefice vi si trattiene provare gli elFetti della sua genero-
in abito paonazzo (ed in sua as- sita, e clemenza. Sino a Pio Vf,
senza il crocifero, o altro cappellano tutti i Papi accordarono a' Cappel-
segreto), legge un qualche libro lani segreti amplissimi privilegi, e
spirituale , o quello che rammenta per nominare quelli compartiti da
la cena dei Signore, subentrando Clemente XIV, e Pio VI, Conces'
GAP
sio prn'ìlegìorum prò nonnullis siiis
familianbus, Roina^ i7^9) ^^ ^77^i
diremo de' principali , che sono
i seguenti: Conti del palazzo la-
teranense , cavalieri dello sperone
d'oro, nobili romani, e di Avigno-
ne, Bologna, Ferrara, Benevento,
ed altre città dello stalo ecclesiasti-
co, co' relativi privilegi ec. , ed an-
corché non avessero l'uso del roc-
chetto, e l'abito di notari, li crea-
rono notari senza pregiudizio di
quelli di numero , con tutte le li-
bertà, grazie, favori, estensioni, in-
dulti ec. di poter inquartare l'arme
del Pontetìce nel proprio stemma, di
poter essere dichiarati veri fami-
gliari , e continui commensali del
l^apa, oltre la esenzione da tutte
le gabelle, dazi, decime; ed oltre
il potere di farsi ordinare da qua-
lunque vescovo in tre domeniche
consecutive, e feste fuori de' tempi
stabihti dal proprio Ordinario senza
licenza di veruno, qualora sieno tro-
vati idonei, incaricandone la coscien-
za del vescovo; finalmente il poter-
si eleggere il confessoie per farsi
assolvere da' casi riservati , compresi
quelli riservati alla Santa Sede in
qualunque maniera. Li resero ca-
paci ancora di ottenere qualunque
ufficio, beneficio ec, trasferendo an-
cora le pensioni sino alla somma
di trecento ducati , e ricevendo fa-
coltà di testare de' frutti de' benefì-
zii. Morendo poi senza far testa-
mento, appartengono agli credi loro,
sieno consanguinei, oppi u-e famigliari,
tutti i beni e lagioni, che perverreb-
bero alla camera apostolica, cioè agli
S(3ogli, colla inibizione alla detta ca-
mera, agli arcivescovi, vescovi, ed
altri prelati delle chiese, alla fabbri-
ca di s. Pietro, alla santa crociata, e
agli altri succollettori, di perturbarli
sotto qualunque titolo ec. ec.
GAP III
CAPPELLANIA. Così chiamasi
un beneficio ecclesiastico, fondato ed
annesso ad un altare, o ad una
cappella, che gode il cappellano. Dai
canonisti si distinguono tre sorte di
cappellanie, cioè quelle fondate dai
laici senza 1' approvazione d' alcuno,
quelle istituite coli* assenso del ve-
scovo per tempo determinato, e quel-
le erette coll'àutorità della sede Apo-
stolica, o dall'Ordinario, e fondate
formalmente in titolo perpetuo. La
prima qualità di cappellanie, sebbene
istituite in perpetuo , col peso di
messe, o altri servigi, non sono be-
neficii ecclesiastici, venendo conside-
rate quali fondazioni laiche, e tem-
porali, potendo entrare nel commer-
cio , e venir possedute, alienate, e
lasciate da' laici ai laici stessi senza
colpa veruna : i patroni però, o con-
giunti dei fondatori, sono tenuti ad
adempiere l' intenzione rli questi ul-
timi nella elezione dei titolari. Le
cappellanie della seconda specie, cioè
le amovibili , da alcuni sono consi-
derate come veri benefici i, e da al-
tri, quali pie fondazioni, che non
avendo la perpetuità della loro ere-
zione, non possono essere veri be-
nefìcii. Le cappellanie poi autorizzate
dal Pontefice, o dal vescovo, sono
veri benefìcii. 1^. Beneficio Eccle-
siastico.
Si giudica del servizio di una
cappella, dal titolo della fondazione,
e dai termini in essa usati dagli
istitutori, se il beneficio è sacerdo-
tale, o no. Allorché nella fondazio-
ne si prescrive, che la Cappellania
debba essere confei'ita ad un sacer-
dote , non è sufìficiente all' ecclesia-
stico il farsi promuovere al presbi-
t(M*ato dentro l'anno, essendo neces-
sario, ch'egli già sia prete. L'obbligo
della celebrazione della messa non
remle sacerdotale una Cappellania,
112 GAP
giacche il cappellano deve soddisfare
al suo obbligo, celebrando le messe,
locchè può fare anche per mezzo
d'mi altro, ed il vescovo non lo
può costringere a celebrarle egli
stesso, se la fondazione non ve l'ob-
blighi espressamente, o con espres-
sioni, e clausole equivalenti. Ma se
il fondatore erasi dichiarato, che in
cadauna vacanza si nominasse un
cappellano, il quale fosse tenuto di
celebrare tre, o quattro messe, o
più, o meno in ogni settimana, o
mese , la residenza non è perciò
necessaria, ne il beneficio è sacerdo-
tale. Se la fondazione prescrive, che
sia nominato un sacerdote per cele-
brar tutti i giorni determinatamente
la messa in una chiesa, la Cappel-
lania è sacerdotale , ed obbliga alla
personale residenza. In ciò appunto
consiste la differenza, che fa duopo
fare delle parole Cappellano e Pre-
te : il fondatore non dice mai , che
si faccia la nomina d' un pjete ,
senza che intendesse di aver voluto
rendere la Cappellania sacerdotale,
mentre adoperando invece la parola
cappellano, s' interpreta in favore
della libertà, dappoiché siccome ogni
altro che un prete può essere cap-
pellano, così si può soddisfare alle
brame del pio fondatore, per mezzo
di un sostituto.
Questa specie di cappelle, che
esigono residenza, sono incompati-
bili con un benefìcio, qualora si
godesse, situato nella stessa chiesa,
e fa duopo della Pontificia dispensa,
per possedere Tuna, e l'altro. E-
giialmente se la Cappellania impone
l'obbligo di servire al coro tanto
d'una chiesa cattedrale, che colle-
giale, non si può possedere un ca-
nonicato nello stesso tempo senza
una speciale dispensa. Se le cappel-
lanie poi non epigono residenza, e
GAP
che esse siano di tal tenue rendita,
che l'una non basti senza l'altra al
mantenimento del cappellano, in tal
caso non sono incompatibili. /^. la
Giurisprudenza Canonica^, alla paro-
ai Cappella j il Dizionario di Diritto
Canonico di Durand di Mailane ad
egual voce, e l'articolo Gappellano,
mentre a quello di Cappella si tratta
della origine delle cappellanie, e di
altro, che le riguarda. Il Parisio
poi nelle sue Istruzioni^ tomo IV,
p. 25, riporta la formola, Collatio
Cappellanice j che si conferiscono dai
vescovi nelle loro diocesi; ed a pag.
28, trattando Della nomina, e pre-
sentazione, e della sua formula che
usano i patroni delle Cappellanie, e
del tempo in cui possono nominare,
e presentare, avverte, che in dette
patenti suole allegarsi il titolo, come
per Istromento, ec, per Sentenza^, ec.
ovvero esprimere se appartiene ah
immemorabili. De jure, i patroni
ecclesiastici hanno sei mesi di tempo
a presentare un solo soggetto, ed
i patroni laici ne hanno quattro,
dentro il qual tempo possono pre-
sentare cumulative uno, o più sog-
getti idonei, in una o più nomine,
e presentazioni, in modo che resti
ad arbitrio dell' Ordinario la scelta
del cappellano. 11 termine comincia
a decorrere a die scientice, seu ha-
hitce notitice vacationis.
CAPPELLANO ( Capellanus ).
Con questo nome si chiama quegli,
che è provveduto di una cappella ,
o cappellania , un prete che ufficia
una cappella , o eh' è beneficato di
una cappella. Oltre quanto si è detto
all'articolo Cappella, sull'origine della
sua denominazione , coli' autoi*ità di
Val fri do, De reh. eccl. cap. 3 1 ; di
Onorio, in semi. s. Martini, e del
Sarnelli , tom. X , p. 96 , dei preti
cappellani perchè così chiamati, ri-
GAP
porteremo, che la parola Cappellano
proviene da quei sacerdoti, die cu-
stodivano la cappa di s. Martino ve-
scovo di Toui-s , e le altre reliquie,
che i re di Francia avevano nei loro
palazzi, e portavano secoloro all'eser-
cito, conlldando nell'intercessione dei
santi di riportare vittoria de' proprii
nemici. Sulpizio Severo descrivendo
l' abito di s. Martino , dice quanto
segue : Ubi Martinum vidcnmt in
veste hispida^ nigro pendulo pallio
circutntcctum j cioè eh' era vestito di
una veste ispida, ed una cappa nera
d' attorno alla medesima.
Furono soliti i principi cristiani
portare nelle guerre entro casse al-
cune reliquie de' santi, e i loro sa-
cerdoti s\ per la custodia e culto
delle medesime, sì per la celebrazio-
ne delle messe , sì per confessare e
comunicare i guerrieri ; ma più pro-
babilmente dalle tende, cappe o cap-
pelle, colle quali ricoprivansi le cas-
se delle reliquie , e dal luogo ove si
ponevano, forse si appellarono cap-
pellani. Tali luoghi divenendo pic-
cole chiese , o attinenti alle grandi,
o separate, i sacerdoti, che le aveano
in cura, si chiamarono Cappellani.
Tuttavia altri soggiungono, come os-
serva il Bernini, spiegando come gli
uditori di Rota si chiamavano cap-
pellani del Papa, che dalla Francia
essendo passata tale denominazione
in Italia , si applicò a quegli eccle-
siastici, i quali ritenevano in custo-
dia cosa sacra di qualche chiesa, o
cappella. 11 perchè cominciossi a chia-
mare cappellano il custode de' pa-
ramenti, arredi sacri, e reliquie della
cappella. Ma nella Chiesa Romana
non si udì il nome di Cappellano ,
che verso l'anno 4^^, cioè poco più
di sessant' anni dopo la morte di
s. Martino. Quindi dando s. Leone I
in consegna i corpi de' beati apostoli
voL. vin.
GAP ii3
Pietro e Paolo a' suoi intimi cubi-
cularii, o famigliari, questi si dissero
cappellani, massime gli uditori di Ro- \
ta, che quali giudici del palazzo apo-
stolico, vennero così denominati, per-
chè il Papa giudicava con essi nella
sua cappella tutte le questioni, sulle
quali era consultato da ogni parte
del cristianesimo.
Questo nome di Cappellano si di-
latò in progresso, e l'ebbero i no-
tari, i segretarii, e i cancellieri, in
vista dei quali talvolta la cancelleria
si nominò cappella; Più particolar-
mente fu devoluto ai sacerdoti, che
hanno 1' obbligo di celebrare la mes-
sa nelle cappelle e nelle chiese , ed
anche si diede ai chierici addetti jn
servigio di esse. E siccome per cap-
pella s' intende 1' oratorio , o una
parte della chiesa, che gli antichi
dissero Cubicula _, i cappellani ven-
nero detti eziandio cubicularii. Inol-
tre si disse Capellaris una cosa ap-
partenente alla cappella , onde Ra-
dolfo nomina clerici capellares ^ i
chierici e musici della ^appella Pa-
pale, ed offìcium capellare chiamos-
si r antico ufficio, che si cantava in
detta cappella. Nella vita di s. Gio.
Elemosinano si legge , che egli solo
diceva messa nella cappella domesti-
ca, servito da un cappellano. I cap-
pellani de' re erano ufficiali ecclesia-
stici, che servivano ne' regi oratorii.
All'articolo Cappella abbiamo par-
lato degli arcicappellani , dei gran
cappellani , e dei sommi cappellani.
Il vescovo d' Angoulème , per non
dire di altri , avea il titolo di arci-
cappellano del re nell'Aquitania ; e i
cappellani dell'Ordine gerosolimitano,
o di Malta, erano chierici conventuali,
che formavano il secondo stato di
queir insigne Ordine, che ora rifiori-
sce. Dei cappellani segreti, e dei cap-
pellani comuni del Papa, se ne par-
b
ii4 CAP
ìev'cì ai loro articoli, mentre a quel-
lo di caudatarii , sì tratta del cap-
pellano caudatario de* Cardinali, cosi
detto perchè sostiene la coda delle
\esti Cardinalizie, o della cappa. Il
Parisi, nell'opera, Istruzioni per la
gioi'enthj tomo IV, pag. i3, riporta
Formula capellani honorijici, emi-
nentissimorum Cardìnalìum, pel go-
dimento degl'inerenti privilegi con-
cessi dalle costituzioni apostoliche.
Oltre quanto si è detto all' arti-
colo Cappellanie (Vedi), sugli obbli-
ghi dei cappellani, dice il Berlendi,
delle oblazioni all' altare, che il cap-
pellano obbligato a celebrare ogni
giorno può godere qualche vacanza,
che ne' giorni di detta vacanza non
può celebrare per altri, e ricevere
stipendio, e che obbligato a celebra-
re, ma non ad applicare la messa,
può per l'applicazione ricevere nuovo
stipendio, punti che egli tratta con
critica ed erudizione. Avverte poi
il Macri, che quei cappellani, i quah
hanno l'obbligo quotidiano di cele-
brare la messa, non possono trala-
sciarla che per infermità, o altro
legittimo impedimento, C. significa-
tum de praebendisj ed aggiunge che
in tal caso, il cappellano non e ob-
bligato a far celebrare da altri in
suo luogo, seppure nella fondazione
della cappellanìa non fosse espresso
un tal obbligo. Molli canonisti , e
teologi sono d'avviso, che si possa
vacare un giorno della settimana ,
come dicemmo coli' autorità del Ber-
lendi , nel qual giorno però non si
può celebrare per altri, sebbene al-
cuni sieno di opinione, che quattro
volte all'anno si possa applicare il
sacrificio per se, o per altri, perchè
non sembra ciò essere contro la men-
te del testatore. F. Ani. Nald. ver-
bo Missa^ num. ii. Il cappellano
delle monache, le quali non usano
CAP
il Breviario Romano, può dire la
messa di quel santo, del quale esse
fanno l'ufficio, ma col messala ro-
mano, Sac. cong. rit. 20 nov. 1628.
Altri decreti, che sono tenuti i cap-
pellani ad osservare nelle chiese dei
regolari , e delle monache , sono ri-
portati dal Diclich nel Dizionario
Sacro liturgico. Il cappellano non
può celebrare con rito doppio la fe-
sta del suo titolo, ma solamente co-
me viene prescritta dal calendario.
V. Gavanto , in Rub. brev. sec. 3 ,
cap. 12. I cappellani poi delle chie-
se cattedrali sono sottoposti alla giu-
risdizione del capitolo siccome loro
superiore. In alcuni luoghi furono
istituiti i cappellani per servire di
supplemento a'i canonici, senza poter
prendere sede, e luogo né in coro, ne
in capitolo, ed in altri vengono am-
messi all'ufficiatura del coro (Fedi).
Finalmente chiamasi cappellano an-
che il Mansionario (Fedi), che uf-
ficia, assiste, o che ha in custodia
la chiesa.
CAPPELLE Pontificie, o Papa-
II. Cosi chiamansi i vesperi, i mat-
tutini, le messe cantate, i pontifi-
cali, e le altre sagre funzioni, che
coi venerabili riti della romana Chie-
sa, e collo splendore e decoro di eccle-
siastica magnificenza, celebra, o alle
quali assiste il sommo Pontefice, in u-
no coi Cardinali, patriarchi, arcive-
scovi, vescovi, e prelati, colla maggior
parte de' capi degli Ordini religiosi,
e prim^rii personaggi del magistra-
to di Roma, e curia romana, fami-
glia Pontificia, ed altri, che vi han-
no onorevole luogo; cioè nelle son-
tuose Cappelle maggiori dei palaz-
zi apostolici, ove risiede il medesi-
mo Pontefice, od in alcune deter-
minate basiliche, e chiese di Roma,
per festività , e tempi ordinarii , e
solenni, e per circostanze anco stra-
GAP
culinarie ; funzioni che, intimate dai
Pontificii cursori, sono dirette, e re-
golate dai maestri delle cerimonie,
dai ministri assistenti alle stesse Cap-
pelle, e dai cappellani cantori Pon-
tificii, colla soprai ntendenza del pre-
lato maggiordomo , prefetto de' sa-
gri palazzi apostolici.
§ I. Origine delle Cappelle Papali.
§ II. Descrizione delle Cappelle mag-
giori de' palazzi apostolici , cioè
della Sistina, e Paolina del palazzo
valicano, e della Paolina del pa-
lazzo quirinale, e delle loro scale,
e sale regie.
g III. Rinnovazione dell'antico uso
di celebrare le funzioni ecclesia-
sticlie dal Papa in diverse chiese
di Roma.
5 IV. Ministri , cantori , ed inser-
vienti delle Cappelle.
§ V, Elenco delle Cappelle ordi-
narie, cioè vesperi, mattutini, mes-
se, e Pontificali, che si celebra-
no dal Papa in epoche fìsse nel
decorso dell'anno, comprese le
processioni, ed altre funzioni.
§ VI. Notizie delle Cappelle, e sa-
gre funzioni mobili e straordina-
rie, che celebransi annualmente, e
in altri tempi, e circostanze.
§ VII. Personaggi, che hanno luogo
nelle Cappelle. Indicazioni di quel-
li, che v' intervenivano, e posti, che
vi presero i sovrani. Luogo dove
ora si ammettono quelli, che bra-
mano assistervi.
§ Vili. Modo, col quale si recano
tanto alle Cappelle palatine, che
nelle diverse chiese di Roma, il
Papa, i Cardinali, e gli altri.
§ IX. Osservazioni preliminari per
l'intelligenza delle cerimonie sa-
gre, che sogliono essere comuni
in quasi tutte le Cappelle; delle
prediche, e discorsi che in esse
GAP
si recitano, e dei cursori Pontifi-
cii, i quali pubbhcano l'ora delia
celebrazione delle medesime Cap-
pelle e funzioni.
§ X. Cappelle , vesperi , mattutini ,
messe, pontificali, ed altre sagre
funzioni, che si celebrano nelle
Cappelle maggiori dei palazzi a-
postolici, e nelle basiliche, e chie-
se di Roma, per ordine progres-
sivo di tempo in cui cadono.
§ I. Orìgine delle Cappelle
Papali.
E ben ragionevole, che ove ha se-
de il capo augusto della Chiesa cat-
tolica, ivi risplenda maggiormente
l'esterna espressione del culto reli-
gioso , che si deve alla Divinità ,
nel modo il piìi edificante e decoroso.
Abbiamo sino dai primi anni del
terzo secolo, che il Pontefice romano
s. Zeferino, eletto nel 20 3, decretò,
che mentre celebrava il vescovo, vi
assistessero tutti i sacerdoti, come i
vescovi, e i sacerdoti assistevano in
Roma il Papa, allorché celebrava i
sagrosanti misteri. In que' tempi, ad
onta della fierezza delle persecuzio-
ni, nel segreto delle abitazioni , e
talora ben anche nelle grotte, e nel-
le catacombe ciò avea luogo per la
pietà de' zelanti Pontefici, e si cer-
cava eziandio di eseguirli con reli-
giosa pompa e decoro, secondo il
permettevano le calamitose circostan-
ze; onde Papa s. Ponziano, nell'an-
no 233, fece tutti i vasi sagri di
argento, i quali si custodivano gelo-
samente nei sotterranei; ed il Pon-
tefice s. Stefano I, nell'anno 360 ,
ebbe troncata la testa nella sedia
Pontificale, mentre appunto celebra-
va nelle catacombe. Cessate nell'an-
no 3 II, per opera dell* impera toi*c
Costantino, le persecuzioni contro i
e doi
ii6 -^ CAP
crisliani, e donato da quel magna-
nimo principe a Papa s. Melchia-
de il palazzo laterancnse, con ren-
dite corrispondenti a sostenere la
suprema dignità ecclesiastica, poten-
do quindi i Papi mostrarsi in faccia
al mondo nel loro sublime carat-
tere, a maggior gloria di Dio , ac-
crebbero alle sagre funzioni quella
gravità e splendidezza, che ravviva
la fede negli assistenti, e li penetra
di religiosa venerazione. Onde già
nel quarto secolo si hanno chiari
monumenti, che attestano essersi for-
mati i Pontefici una corona del cle-
ro romano , con l' intervento del
quale eseguivano regolarmente ogni
sorta di funzioni , sia con solenni
messe, colle visite delle stazioni (/^e<f/),
con numerose processioni ( Vedi ) ,
singolarmente nelle principali feste,
che attraevano non solo il popolo
romano a piamente intervenirvi ,
ma gU stranieri ancora, e di lontane
regioni. E per darne un' idea, oltre
quanto individualmente si dice ai
citati articoli, e si dirà in questo
a' rispettivi luoghi , ed agli altri
riguardanti le Pontificie sagre fun-
zioni, come coronazione degl' impe-
ratori, ed altri sovrani possessi, che
presero alla basilica lateranense, ed
altre molte, ci limiteremo ad indi-
carne alcune, oltreché al paragrafo
III si rileverà dove si solennizzava-
no le principali festività, per co-
noscere pm'e quali personaggi v'in-
tervenivano ne' primi secoU della
Chiesa, dappoiché di quelli de' suc-
cessivi secoli tratteremo al para-
grafo VI.
Erettesi pertanto in Roma nel IV
secolo le basiliche patriarcali del Sal-
vatore, di s. Pietro in Vaticano, di
s. Paolo nella via ostiense, di s. Ma-
ria Maggiore, o Liberiana, e di s. Lo-
renzo fuoi'i delle mura, oltre diverse
GAP
altre basiliche e chiese di titoli Car-
dinalizii (Vedi), i Sommi Pontefici
vi si recarono a celebrare in tempi
stabiliti, ed anco straordinarii le sa-
cre funzioni, alle quali vollero, che
per maggior maestà assistessero i
sette vescovi delle città suburbi-
carie, a' quali pertanto diedero ezian-
dio l'incaiico di celebrare, ciascuno
alternativamente in un giorno della
settimana, sull'altare Papale della ba-
sihca lateranense, ed è perciò che
secondo il Panvinio, essi furono ap-
pellali vescovi Cardinali, cioè prin-
cipah, vescovi collaterali del Papa,
ed ehdomadarii , chiamandoli Gio.
Diacono, t. II, Miis. Ital p. 574,
Episcopi primae sedis. Nelle altre
quattro basiliche patriarcali , consi-
derandosi per tale quella suminen-
tovata di san Lorenzo , furono de-
stinati per ognuna sette Cardinali
preti delle limitrofe chiese titolari, i
quali eziandio celebravano quotidia-
namente sull'altare Papale, facendo
anch' essi nel medesimo le veci del
lomano Pontefice, sebbene ogni ba-
silica patriarcale, compresa la lale-
lanense, avesse il proprio arciprete,
meno le basiliche ostiense, e di san
Lorenzo, che aveano un Cardinale
abbate. Vi erano poi dodici Cardi-
nali diaconi regionarii, cui sovrasta-
vano i sei Cardinali diaconi palatini,
primo de' quali era il Cardinal ar-
cidiacono di s. Maria in Domnica,
a* quali spettava di cantar il vangelo
nella chiesa lateranense, mentre agli
altri incombeva cantarlo nelle sta-
zioni.
Quando poi il Papa cantava so-
lennemente la messa, che oggidì di-
cesi Pontificale, v'intervenivano, ol-
tre i Cardinali, gli abbati delle venti
abbazie privilegiate di Roma, e luo-
ghi suburbani. Il p. Casimiro da Ro-
ma, nelle Memorie isloriche, Roma
GAP
1736, a pag. 9 e seg. , fie tesse il
catalogo, e riporta le diverse analo-
ghe opinioni degli autori. Secondo
il parere de' più, esse erano quelle
di s. Cesareo, di s. Gregorio al cli-
vo di Scauro, di s. Maria del Mon-
te Aventino, di s. Alessio, di s. Pri-
sca, di s. Saba, di s. Pancrazio, di
s. Silvestro in Campo Marzo, di
s. Maria in Campidoglio, di s. Bia-
gio presso il palazzo di Trajano, di
s. Agata in Suburra, di s. Lorenzo
in Pane e Perna, di s. Tommaso in
Formis, di s. Biagio della Pagnotta,
della ss. Trinità degli scozzesi, di san
Valentino, di s. Maria in Castello
aiueo , di s. Maria in Pallara , dei
ss. Cosma e Damiano, e di s. Ma-
ria in Monistero. Ne solo i detti ab-
bati anticamente assistevano al Papa
quando celebrava nell'altare mag-
giore di s. Giovanni in Laterano ,
ma anche nelle stazioni della stessa
basilica più volte all' anno, e in al-
tre solennità accennate dal Panvinio,
Delle sette chiese principali di Ro'
ma, p. 182, Doveano inoltre inter-
venire alle processioni, che si faceva-
no dalla chiesa di s. Pietro sino a
quella di s. Giovanni per la coro-
nazione del Pontefice , e da questa
a quella per la festa di s. Marco,
alla quale insieme col Papa, coi Car-
dinali e coi vescovi interveniva tutto
il clero di Roma , ricevendo ogni
abbate per quest'ultima funzione il
presbiterio di tre soldi, che il detto
Panvinio, p. 64, valuta ognuno uno
scudo e mezzo d' oro, e il Ciac-
conio, in Vita s. Silvestri j quattro
scudi d' oro. l medesimi abbati avea-
no luogo dopo i Cardinali, anzi ap-
presso i prelati delle cinque patriar-
cali, cioè il priore della basilica la-
teranensc, gli arcipreti della vatica-
na, e (Iella liberiana, e gli abbati
di s. Paolo, e di s. Lorenzo, ambe-
CAP
due fuori delle mura di lloma, ma
prima de' sette suddiaconi, de' cufii-
cularii, della scuola tic' cantori, dei
chierici, e de' maggiorati laici , che
erano il prefetto di Roma , i sette
giudici palatini , cioè primicerio dei
notari, ossia decano del collegio dei
protonotarii apostolici, e capo delle
dignità palatine, il secondicerio, l'ar-
cario , il sacellario , il protoscrina-
rio, il primicerio de' difensori e Tam-
minicolatore , o nomenclatore , di
cui ci ha dato Pier Luigi Galletti
distinta relazione, i senatori, gli altri
giudici, gli avvocati, gli scrinarii, ed
i baroni romani, i quali a simili fun-
zioni intervenivano anch'essi ; perso-
naggi tutti, che per la maggior parte,
sino al secolo XI, elessero, o concor-
sero all' elezione del Pontefice. F.
Mabillon, Miis. Ital. tomo II, pag.
570.
Per dare un'idea del modo co-
me i Papi celebravano i divini mi-
steri, le stazioni e le messe solenni,
riporteremo quanto il citato Galletti
narra alla p. 1 1, e seg.. Del primi-
cero della Santa Sede ^ e di altri
uffìziali maggiori del palazzo late-
ranense, Roma 1766: » Allorché
w l'apostolico signore, cioè il Papa,
M portavasi alla stazione di qualche
»» chiesa, prima di andare all' altare,
H sostenuto dai diaconi, entrava nel
« secretarlo , che oggi chiamiamo
M sagrestia , collocata nelle antiche
» chiese dalla parte degli uomini in
» fondo della nave volta a mezzodì,
w donde essi immediatamente usci-
« vano per andarsi a paiare, ed in-
»» tanto egli vi rimaneva assistito
» dal primicero, dal secondicero, dal
" primicero de* ditensori, dai notali
» regionarii e dal suddiacono , che
» portava il pallio. Quivi il Ponte-
♦* flce per mano de' suddiaconi re-
»> gionarii vesti vasi degli abili pon-
8
CAP
lifìcali , ^d il primicero , e il se-
condicero gli andavano componen-
do le vesti, perchè senza ricevere
impaccio dalle medesime, potesse
tratto tratto comodamente sedersi,
e, come dicesi nell'Ordine terzo,
che non è di tanta antichità, quan-
to è il primo, e il secondo di essi,
ut ex honorabili compositione ex-
hiheatur circumstantibus spectacu-
lum reverendae dìgnitatis ", Quan-
do poi era all'altare dopo l'evan-
gelo, il primicero, il secondi<3ero
e il primicero de* difensori, tut-
ti i regionarii, e notari, ascende-
vano al trono Pontificio, ed allor-
ché il Papa passava quindi al
senatorio , cioè a quel luogo ove
stavano i magnati secolari, avea
alla destra il primicero de' notari,
e alla sinistra il primicero de' di-
fensori. Prima poi che Sua Santità
andasse dalla banda delle donne,
riceveva pure dal primicero , dal
secondicero, e dal primicero dei
difensori le oblazioni, poiché que-
sti tre personaggi ne' giorni festivi
offerivano all' altare, dopo eh* era
seguita la offerta de' diaconi: ri-
tornava quindi alla sua sede, ed
era sostenuto nell' ascendervi dal
primicero e dal secondicero sotto
le braccia, come veggiamo ora
farsi dai due Cardinali diaconi
assistenti al soglio. Posta che l'ar-
cidiacono avea l' acqua nel calice,
i diaconi salivano al trono, ed al-
lora il primicero , il secondicero,
ed il primicero de' difensori coi
notari e difensori regionarii discen-
deano , e si trasferivano a' loro
luoghi. Data altresì, che l'arcidia-
cono avea la pace, i suddetti ascen-
devano nuovamente all' altare , e
si distribuivano secondo il loro
ordine. Terminato il canone, dopo
che il Papa avea spezzata l'obiatj^,
CAP
»> il primicero , il secondicero e il
'» primicero de' difensori con tutti ì
« regionarii e notari, di nuovo ascen-
» devano all'altare, ponendosi quivi
»' dalie due bande destra e sinistra
»» giusta le loro precedenze : allora il
»> nomenclatore, il sacellario ed il
« notaro del vice-domino del palria-
*» chio lateranense, oggidì maggior-
« domo prefetto de' palazzi aposto-
w liei, dopo detto V Agnus Deij ascen-
»* devano anch'essi, e si ponevano
w al cospetto del Pontefice, per aspet-
w tare che accennasse loro i nomi
»> di quei, che si doveano invitare
»# alla mensa. Quelli, che aveano luo-
M go alla tavola dal Papa , erano
M invitati dallo stesso nomenclatore,
f» quelli, che doveano intervenire alla
» mensa del vice-domino, erano in-
>» vitati dal notaro dello stesso vice-
w domino. Scritti, che erano i no-
»» mi, discendevano a fare un tale
•» invito, ed il Papa sostenuto dal
># primicero de' notari e dal primi-
M cero de* difensori, dalla sua sedia
M portavasi a comunicare tutti quei,
>» ch'erano nel senatorio, e, come
*» dicesi nel citato Ordine terzo ,
>» quivi comunicava principes popU'
n lorum, et matres f amili as earum.
» Il primicero, interrogatone prima
« il santo Padre per averne la sua
>* licenza, colla mano sotto la pia-
« neta accennava a' vescovi ed ai
)* preti, che comunicassero il restan-
>» te del popolo. Dopo che tutti avea-
» no ricevuto la sacrosanta comu-
i> nione, il nomenclatore, il sacella-
M rio, l'accolito, che tenea la patena,
»> quegli che portava l' asciugatoio
« per le mani , e quegli che dava
V l'acqua a lavare, ritornavano tutti
« al trono, e si comunicavano an-
» eh' essi.
« Ne'vesperi del giorno di Pas-
w qua, dopo varie cerinaonie, che
GAP
M ivi si descrivono, andavano tutti a
*j s. Andrva ad Criicem^ ch'era un
« tempio prossimo al Valicano, edi-
» llcalo dal Pontefice Simmaco, crea-
« to neir anno 49^ > ^' *^^^^ do-
« pò aver cantato alcune antifone
*i (f^edì)y i primati della Chiesa, cioè
H ì suddetti uffiziali primarii, invitati
*• dal uotaro del vicedomino, porta-
>» vansi in un luogo di riposo ove
>» per tre volte si refocillavano con
M bevande, la prima usando del
»3 greco j un'altra del pactisij e la
« terza del procoma j o procovia^
w tutti vini così denominati da'luo-
» ghi ov'trano prodotti, e dopo di
« essersi cosi ristorati, ritornavano
» a celebrare i vesperi, e bevevano,
» come ivi si dice, de dato preaby-
» terio, le quali parole mancano in
»» alcuni codici, e lo stesso si con-
w tinuava a fare in tutta la dome-
>* nica in Albis. Nell'Ordine III ag-
*> giungesi, che dopo letto il vangelo,
» il Pontefice sostenuto da ambedue
» le bande dal primicero de' notari
» a destra , e dal primicero de' di-
M fensori a sinistra, discendea al
*» senatorio, luogo de' principi per
M ricevere le oblazioni, e queste
" porgevansi dalle mani del Papa
*• ad un suddiacono regionario, il
f> quale consegnavale all'altro, che
« gli veniva dopo, e questi le po-
u neva in un lenzuolo, ch'era sos-
»» tenuto da due accoliti. V. Obla-
*i ZIONI.
Nel libro intitolato Pollicitus, di
Benedetto canonico di s. Pietro, e
cantore insieme della Santa Romana
Chiesa, diretto a Guido di CastelU
Cardinale di s. Marco, che fu poi
Celestino II, creato l'anno ii43,
ove si parla di ciò, che si praticava,
allorché il Sommo Pontefice reca-
vasi alia stazione in s. Maria Mag-
giore il giorno del santo Natale,
CAP 119
si dice che giunta Sua Santità nel
mezzo del presbiterio, quivi si fer-
mava per un poco, ed il primicero
gli levava di capo la mitra, e gli
baciava la spalla destra, dopo di
che ne riceveva la benedizione. Fi-
nita la messa il santo Padre caval-
cando ritornava al palazzo latera-
nense, col seguente ordine. Prece-
devano dodici militi draconarii, che
portavano altrettanti stendardi chia-
mati banda: seguiva un cavallo pel
Papa ben ornato, indi la croce Ponti-
fìcia, poi venivano i vescovi che si tro-
vavano in Roma, i notai ora protono-
tarì apostolici, i quali precedevano can-
tando. Poscia i Cardinali, i suddiaconi ,
l'arcidiacono, i diaconi col primicero
due a due, e l'apostolico signore,
cioè il Pontefice, dopo il quale ca-
valcava il prefetto di Roma vestito
di prezioso manto, e calzato d'oro
in una gamba, e di rosso nell'altra,
coi giudici coperti di piviali. Intorno
alla processione andavano i dirun-
garii, i due prefetti navali pur chia-
mati dirung^arii, co' bastoni in mano,
vestiti egualmente di piviale, i mag-
giorenti con mantelli di seta, e con
bastoni, i quali erano detti della
Scuola degli Stimolati, per regolare
la processione, acciò niuno la inter-
rompesse, e questi sembra che sieno
stati come le guardie nobili d'oggidì.
Giunto il Papa alla btisilica del Pon-
tefice Zaccaria, discendeva da ca-
vallo, riceveva le acclamazioni del
popolo, ed il primicero de'difensori,
e secondicero lo prendevano per
mano, e lo riconducevano alla ca-
mera: quivi si distribuivano i Pres-
hitcrii ( Vedi), cioè i donativi a
quelli, che aveano assistito alla fun-
zione: il prefetto avea venti soldi,
et mamim , cioè la mancia, il pri-
micero de' giudici quattro soldi, e
così pro|xjrzionutdmeute aveano gli
Ilo CAP
altri, e la scuola de' cantori. Fatta la
«listnhuzione del presbiterio, anda-
vano tutti alla mensa: i vescovi, e
ì Cardinali sedevano al Iato destro,
iìà al sinistro, l'arcidiacono, il diacono,
il primicero de' notari, il priore ba-
silicario , cioè della basilica latera-
nense, ed il priore regionario.
Nel giorno della Purificazione il
Pontefice andava a s. Martina pres-
so s. Adriano , ov' era la Colletta
(f^edì)y e quindi scalzato recavasi a
s. Maria Maggiore, sostenendogli il
piimicero di dietro dalla banda si-
nistra il piviale. La mattina di Pa-
s(|ua di Risurrezione andava il Papa
a s. Maria Maggiore, ov'era la sta-
zione, e quando giungeva in Meru-
lana vi si trovava un notaro re-
gionario , il quale ad alta voce
dicevagli: juhe^ donine ^ benedicere^
e ricevuta, che questi avea la benedi-
zione, soggiungeva : in ecclesia san-
ctce Mance, in hac nocte haptizati
siint tot masculi, et tot foeniince, al
che Sua Santità rispondeva Deo
gratias, ed il notaro suddetto dal
sacellario riceveva una moneta chia-
mata bizanzio. Però nell' Ordine ro-
mano di Cencio Camerario si ag-
giunge, che passando il Papa per
Merulana, gli dava conto de' battez-
zati in quella notte, non più un
notaro, ma un semplice scrinarlo.
Ritornato poi il Papa coronato al
patriarchio lateranensc, disceso da
cavallo, il secondicero gli toglieva
la corona dal capo, e i giudici lo
conducevano nella gran basilica leo-
niana, detta casa maior, in quella
camera appellata triclinio, ove era-
no preparati undici scanni , ed uno
sgabello all' intorno della mensa del
Papa, in figura di dodici apostoli,
e della mensa di Cristo, quando
mangiarono la Pasqua: vi sedevano
cinque Cai dinali , cinque diaconi , e
CAP
il primicero, come si praticò fino
agli ultimi tempi, in uno al prin-
cipe assistente al soglio Pontificio
nel giovedì, e venerdì santo.
Queste ed altre funzioni venivano
eseguite da* romani Pontefici nelle
diverse basiliche, e chiese di Ro-
ma , massime nella lateranensc ,
presso la quale abitarono per tanti
secoli nel patriarchio, e con maggior
magnificenza, allorquando prima della
metà del secolo ottavo, divennero
essi sovrani temporali di Roma, sue
dipendenze, ed altri dominii; onde
accrescendosi di magistrati, ed indivi-
dui la loro corte, venne questa in pro-
gresso distinta su tutte le altre nella
celebrazione delle ecclesiastiche fun-
zioni , per ammirarsi nelle medesi-
me, non senza stupore degli stranieri,
mi misto di sacerdotale, di regio,
di principesco e di sacro, che spira
maestà, e insieme religiosa venera-
zione. Ed in prova, che i romani
Pontefici abitando il patriarchio la-
teranensc, scendendo da esso si as-
sociavano alla processione che nella
contigua basilica faceva quel clero
prima della celebrazione delle messe
solenni , tuttora dal capitolo latera-
nensc si fa una processione, perciò
denominata Processio ad Doniimuii
Papam, nelle domeniche eccettuate.
Queste sono le feste di prima clas-
se, e le altre nelle quali anterior-
mente si è esposto nella basilica, in
forma solenne il ss. Sacramento, ov-
vero vi sia altra processione. Be-
nedetto XrV concesse cento giorni
d'indulgenza a coloro, che interven-
gono alla suddetta processione, la qua-
le si fa all'altare del ss. Sacramento,
dopo la recita dell' ora di terza , col
canto delle litanie de' santi, e delle
consuete preci.
Sino al secolo XIV conlinuaronsi
a celebrare le messo, stazioni, prò-
CAP
cecsìonì, ed altre funzioni cogli an-
tichi liti , con piccole variazioni, le
quali si descrivono negli Ordini ro-
mani, ma che di molto cambiarono,
allorquando dopo la morte di Bene-
detto XI, eletto in successore nel 1 3o5
Clemente V, che si trovava in Fran-
cia, chiamati (la lui colà i Cardinali, ivi
stabilì poscia la residenza Pontificia
cioè nella città d'Avignone, in cui ri-
siedettero eziandio altri sei Papi, ove
e per non esservi le basiliche, e non
quel numero di chiese, ch'erano in
Roma, e pel clima rigido e umido,
essendo edificata la città sulla sini-
stra riva del fiume Rodano, che
scorre lungo le sue mura , e con
un braccio ne l'attraversa, dividen-
dola quasi per mezzo, ebbero ori-
gine le Cappelle Pontificie, cioè la
celebrazione delle suddette funzioni,
nella Cappella del palazzo apostolico.
Allora adunque perirono molte san-
tissime istituzioni de'nostri nìaggiori,
come si esprime il Moretti de Pres-
byte rio pag. 178, e prese forza il
nuovo costume di celebrare piuttosto
nelle angl^ste Cappelle dei palazzi
Pontificii, in confronto delle vaste
basiliche, molte tra le antiche sta-
zioni, e funzioni, che si solennizza-
vano nelle feste correnti, su di che
è a vedersi il Cod. Ccere/non. Fat.
/\'j^'J, in acta Ccerem. del p. Gat-
tico. Non è poi a tralasciarsi di qui
ricordare l' antico uso de' Papi di
pronunziare le sentenze nella loro
Cappella, il che servì poi di occa-
sione a deputare alla cognizione e
giudicatura delle cause i loro cap-
pellani, poi detti Auditores causarum
palata apostolici^ e uditori di Rota,
come osserva il Garampi, Sigillo
dilla Garfagnana, pag. 1 i4, ove
facendo menzione d'un placito tenu-
tosi nel I I a6 dai chierici della Fra-
ternità Romana^ nel Pontificato di
CAP
Onorio n, si nota che i rettori
dopo di aver prumm/lata la loro
sentenza, >y geslae rei ordinem Paprfc
** seriatim in Cappella nariaverunt.
" Ceteium dominus Papa audii;»
" causa, benedicens ei, lauda vit, et
'» confirmavit. "
Per dire poi alcuna cosa delle
Cappelle del palazzo avignonese ,
aggiungeremo, che* successo a Cle-
mente V, nell'anno i3i6, Giovanni
XXII, ch'era vescovo d'Avignone,
questi ampliò il palazzo vescovile,
racchiudendovi la parrocchia di santo
Stefano, contigua alla cattedrale, e
trasferendo perciò la parrocchia nella
chiesa della Maddalena. Quindi Be-
nedetto XU, eletto nel i334, asse-
gnò altro palazzo a' vescovi di Avi-
gnone, e stabilendo per residenza
de' sovrani Pontefici , quello antico
de' vescovi , per mezzo dell'architetto
Obrerio , lo riedificò magnificamen-
te, consacrando dipoi, come voglio-
no alcuni^ la cappella Pontificia,
che vi eresse l'arcivescovo d' Arles
Galberto della Valle. Tuttavolta la
Cappella maggiore, nel i347, "*^^
era per anco fabbricata , dappoiché
si ha dal p. Fantoni, Storia d'Avi-
gnone, pag. 20 5, che Clemente VI,
successore di Benedetto XII, a' 2 i
giugno di detto anno, canonizzò
s. Ivo nella sala del convento dei
domenicani, dove già Giovanni XXII
avea celebrato la canonizzazione di
s. Tommaso d' Aquino. Lo slesso
Clemente VI proseguì la fabbrica
del palazzo apostolico, e fece edifi-
CiU'e la gran cappella da basso, veiso
il palazzo della vicegerenza d'Avigno-
ne. Esaltato anche in questa città al
Pontificato, nel I 35?,, Innocenzo VI,
compì il detto Pontifìcio palazzo dal-
la parte meridionale, ed tMlifìcò in es-
so la gran Capptjlla superiore. Uiba-
no V poi, che gli successe nel i3(>2,
12^ C4P
perfezionò l' eclifìzio del palazzo apo-
stolico, mediante l'appartamento, che
guarda l'oriente, dalla sala de' legati,
fino alla gran Cappella. V. l'arti-
colo PALAZZO APOSTOLICO d'AvIGNONE.
Fu adunque in dette Cappelle, che
i mentovati Pontefici, e Gregorio XI,
che fu r ultimo a dimorare in Avi-
gnone, neir eseguirvi le funzioni sa-
cre, che in Roma si celebravano da-
gli antecessori , diedero origine alle
cappelle Papali o palatine, che poi
incominciarono ad aver luogo anche
in Roma , mentre in Avignone gli
antipapi Clemente VII e Benedetto
XIII facevano contemporaneamente
altrettanto nelle Cappelle stesse, in
cui i legittimi Pontefici aveano so-
lennizzato le annuali e straordinarie
feste, e sacre funzioni.
Il primo ad introdurre in Roma
r uso delle Cappelle nel palazzo a-
postolico, secondo il Cancellieri, De-
scrizione delle Cappelle Pontificie, e
Wovacs tomo II delle sue Disserta-
zioni, de Pontificali^ e solenni Cap-
pelle Pontificie^ fu il suddetto Pon-
tefice Urbano V, Grinioaldi, giacché
considerando egli la dignità Papale
come esiliata al di là de' monti, men^
tre era in Avignone, appena eletto,
nel 1 362, dichiarò di voler restitui-
re a Roma la residenza Pontificia,
come sua propria e vera sede. Ed è
perciò, che, nulla valutando le con-
trarie rimostranze, per effettuare la
sua deliberazione, a' io aprile i363,
col tenore della costituzione Testi-
monio fide digno, che si legge nel
tomo II. p. i del Bollarlo vatica-
no, ordinò a tal effetto a Giovanni
vescovo di Orvieto, suo vicario in
Roma, il risorgimento del palazzo
vaticano, edificato da Nicolò III del
1277, che per l'assenza di sessanta,
e pi il anni de' Sommi Pontefici, era
caduto in pessimo stato. Diede esecu-
CAP
zione Urbano V al suo costante de-
siderio esternato in altra lettera, sci'it-
ta in Avignone, a* 29 luglio i366,
apud Bull. Val. p. 5, effettuandolo
a' 16 ottobre iSGy, giorno in cui, in
mezzo air indescrivibile tripudio dei
romani fece A suo ingresso in Roma,
andando ad abitare il palazzo vati-
cano da lui restaurato, come atte-
sta il Pagi, Breviar, gest. RR. PP.
in vita Urbani V, num. 34. Egli
però non vi si potè fermare lungo
tempo, stante le guerre, che arde-
vano in Portogallo, nella Spagna,
nella Na varrà, in Francia, e in In-
ghilterra, volendo qual padre comune
sopirle da vicino; ed è perciò, che
nell'anno 1370, fra le lagrime dei
romani, fece ritorno in Avignone,
ove giunse a' 24 settembre, essendo
riservata al suo successore Gregorio
XI la gloria di ristabilire la sede a-
postolica in Roma , ciò eh' egli feli-
cemente eseguì a' 17 gennaio 1377,
morendo poco di poi nel palazzo va-
ticano a' 28 marzo 1378.
Sebbene Urbano V nel suo viag-
gio in Italia non dimorasse sempre
in R.oma, giacché stette alcun tem-
po in Corneto, Viterbo, e Monte-
fìascone, tuttavia viene considerato
come il primo Pontefice, che intro-
dusse in Roma la Cappella Palati-
na, secondo lo stile tenuto in Avi-
gnone, leggendosi nell'Ordine XV di
Pietro Amelio, presso Mabillon, Mus.
Ital. t. II, p. 479? ^^ ^^ Pontefice
Urbano VI, Prignani, eletto succes-
sore a Gregorio XI agli 8 aprile
1378, nel giorno della'domenica delle
palme, non ne fece l'uffizio, perché
ancora non era coronato, ma bensì
le distribuì, ed assistè con piviale
rosso, e mitra bianca, alla messa can-
tata dal Cardinal di Firenze nella Cap-
pella grande del palazzo apostolico ;
come altresì assistette alla messa cele-
GAP
Jjrata nel marlotri santo da un ciin-
toro nella Cappella piccola , colla let-
tura del Passio; e quindi dai Car-
dinali fiu'ono celebrate le tre messe
della settimana santa alla presenza
di Urbano VI. Ciò fa vedere al-
tresì , che già nel palazzo vaticano
vi erano due Cappelle edificate pro-
babilmente da Urbano V, il quale,
come dicemmo , fece nel detto pa-
lazzo diversi r istauri, ed avendo fissa-
to di stabilir la sua dimora in Ro-
ma, è assai probabile, 'che fra le sue
prime cure , avesse quella di for-
mare una Cappella adattata all'e-
sercizio delle sacre funzioni, come
si praticava in Avignone, e fin-
che fossero state risarcite le chiese,
in cui prima solevano eseguirsi, tro-
vandosi in cattivo stato per la lunga
assenza de' Papi. Oltre tali testimo-
nianze, riportate anche dal citato Gat-
tico, Act. Caereni. p. 196, ve ne ha
un' altra, che più chiaramente dimo-
stra r esistenza della Cappella Pala-
tina sino dai primordii del Pontifica-
to di Urbano VI, come risulta da
un Diario mss. già posseduto da
monsignor Dini, primo maestro del-
le cerimonie Pontificie, in cui si rac-
conta, che dopo la coronazione di
Urbano VI, funzione eh' ebbe luogo
a' i8 aprile giorno di Pasqua, egli
intervenne a' vesperi nella Cappella
maggiore del palazzo Papale, ove
sgridò pubblicamente alcuni vescovi.
L' immediato successore di Urba-
no VI, fu Bonifacio IX, sotto di cui
abbiamo altra memoria delle Cap-
pelle Pontificie nel palazzo vaticano,
facendone menzione Pietro Amelio,
il quale nel descrivere la canonizza-
zione di s. Brigida , racconta , che
stante una piccola infermità sovrag-
giunta al Papa, invece di celebrarla
nella basilica di s. Pietro, la fece
nella Cappella del palazzo vaticano,
GAP 1^3
sebbene nel dì seguente essendo gua-
rito, calò nella dotta basilica, ove
cantò la messa solenne della santa.
Nella mattina pertanto di siibato 7
ottobre 1 891, Bonifacio IX, ad onta
di un suo incomodo, non volle tra-
lasciare di eseguire la stabilita cano-
nizzazione di s. Brigida nella Cap-
pella grande del sacro palazzo vati-
cano, che a tal effetto fu parata da tut-
ti i lati di panni, ed ornata di fronde
di mirto dal maestro della floreria a-
postolica. Furono inoltre poste per
tutta la Cappella ottantasei torcie
di cera, ciascuna di libbre undici :
nella stessa mattina il Papa ascoltò
la messa dello Spirito Santo nella
sua camera, dopo la quale si recò
nella gran Cappella accompagnato
da tutti i Cardinali , e dai nobih
romani. Fu cominciata la processio-
ne, la quale si fece per tutta la Cap-
pella, fino all'altra Cappella, ritor-
nando il Pontefice processionalmente
alla gran Cappella. L'altra Cappel-
la , di cui fece menzione V Amelio,
sarà stata forse la piccola, nominata
nel codice vaticano , scritto sotto
Urbano VI. D,al medesimo eziandio
si rileva, che celebravansi le altre
funzioni nella Cappella maggiore, a-
vendo lasciato scritto a pag. 44 '> ^i
quella della vigiha di Natale. « Au-
» no Domini 1 898 in Urbe D. Bo-
» nifacius Papa IX die lunae in vi-
m gilia Nativitatis Christi incepit infir-
>» mari. Vesperae fuerunt canta tae
M per cantores in magna Cappella ".
Non dee recare meraviglia, che
anche dopo il ritorno de' Pontefici
in Homa si proseguisse il costu-
me introdotto in Avignone, giacche
essendosi trovata in gran parte ro-
vinata anche la basilica lateranense,
col suo patiiarchio, ed oratorio di s.
Lorenzo ad Sanata Sanctorum, come
ancoia quasi tutte le chiese, in cui
1^4 CAP
celcbravansi ] : st-ì/ioni, pel menzio-
nato motivo, non si poteva ripigliare
l'iis(\ antico di celebrarvi le funzio-
ni l*apali. Sopravvenne inoltre nel
medesimo Pontificato di Urbano VI
il iagrimevole scisma sostenuto da-
gli antipapi avignonesi dal 1878
al 1417, il quale divise 1' miità del-
la Chiesa, onde i Pontefici non po-
tevano fare una stabile permanenza
in Roma, e però essendo costretti a
vagare per diverse città, non ebbero
tempo e quiete per ristabilire l' uso
interrotto di dette sacre funzioni, fi-
letto Martino V nel detto anno
1417 nel concilio di Costanza, e reca-
tosi in Roma nel 14^0, dopo essersi
trattenuto pochi anni nel palazzo va-
licano, passò ad abitare in quello
della sua famiglia Colonna, contiguo
alla chiesa de' SS. XII Apostoli, nel-
la quale celebrò varie funzioni. Eu-
genio IV, di lui immediato successo-
re, costretto per la ribellione de' ro-
mani a restare fuori di Roma dal
1434 sino al i44^'j il* pochi anni,
che dimorò in questa città, in cui
parte abitò al Vaticano, e parte a
s. Grisogono in Trastavere, non po-
tè ristabilire l'uso delle Cappelle Pon-
tificie, e la regolare celebrazione del-
le funzioni Papali.
Nicolò V, esaltato al Pontificato
nel i447j zelante del culto divino,
e de' sacri riti, come abbiamo da
Francesco Filelfo, lib. i3. epist. i.
oltre di aver riedificato il palazzo
precedentemente da Nicolò IV abi-
tato presso la basilica liberiana, do-
ve si celebravano varie funzioni, fe-
ce fabbricare nel palazzo vaticano
una cappella pubblica Pontifìcia, dedi-
cata al ss. Sacramento. Ivi fece di-
pingere da fr. Gio. Angelico da Fie-
sole domenicano, che qual beato ve-
neriamo, alcune storie della vita di
Gesù Cristo, frammischiandovi fra
CAP
gli ornati, diversi ritratti di uoniini
illustri contemporanei, che poscia
fece copiare il Giovio per arricchi-
re il proprio museo, quando Paolo
HI per dirizzare la scala regia, fe-
ce demolire questa Cappella, che re-
stava verso la Paolina, Cappella di
cui parleremo nel seguente § lì. È
molto probabile, come opinano i ci-
tati Cancellieri, e Novaes, che nella
Cappella di Nicolò V, in vece di quelle
superiormente ricordate di Urbano
VI, e Bonifacio IX, incominciassero a
celebrarsi regolarmente secondo lo
stile principiato in Avignone, le Cap-
pelle Palatine, che ivi si saranno tenu-
te, finche fu edificata la Sistina. Di
ciò evvi certezza solo in un codice
del p. Gattico, Acta Caercm. p. 85,
ove si parla della domenica dopo l'ot-
tava dell' Epifania, e si legge che in
detto giorno, nell'anno i44^j nella
Cappella maggiore celebrò N. N., ve-
scovo di Modena in presenza del
Pontefice Nicolò V, de' Cardinali, e di
altri prelati, cioè nel palazzo aposto-
lico , situato presso la basilica di s.
Pietro. Qui può credersi indicata la
Cappella di Nicolò V, che forse chia-
mavasi maggiore per distinguerla da
un' altra privata ivi eretta dal me-
desimo Pontefice, presso la sala vec-
chia degli svizzeri, al pari dell'apparta-
mento di Raffaele, e dipinta dallo
stesso Gio. da Fiesole, desciitta dal
Taja, del palazzo apostolico valica-
no ^. 117, eh' ebbe il merito di scuo-
prirla, e che tuttora esiste, dicendo-
ci inoltre, che dai dipinti in essa e-
sistenti molto si giovò Raffaello. L'ai-»
tare di detta Cappella fu consagrato
da Benedetto Xlll, nel i7'?,5, ponen-
dovi le reliquie de ss. martiri Vene-
rando e Fausto. Dal menzionato co-
dice rilevasi ancora, che nella Cap-
pella maggiore si celebravano le Cap-
pelle nelle domeniche dell' avvento,
GAP
kggentlosì a p. 4^5 ^^^^ Nicolò V
ne' giorni delle donieniche dell' av-
vento, si recava alle Cappelle col
piviale, e mitra aurifrigiala, e che in
tali giorni sempre celel)rc) in Cap-
pella un vescovo, e nella domenica
Gaudete celebrò il Cardinal d' Au-
gusta, che usò la mitra aurifrigiala.
Qie poi nella Cappella di Nicolò V
si celebrassero gli scrulinii per l'e-
lezione del Papa, lo riporta il Bur-
cardo, Conclavi de Ponte fìci Roma-
ni, e noi, coH'autorilà del medesi-
mo, daremo altre notizie sulla Cap-
pella di Nicolò V, all'articolo Cap-
pelle SEGRETE DEL PaPA.
Che tali Cappelle si celebrassero
con religioso decoro, maestà ed in-
tervento della romana curia, corte, e
famiglia Pontifìcia, si ha da una let-
tera scritta a Martino JVlayer dal
Pontefice Pio li, Pìccoloniini ^ elet-
to nel 1 4^8 , già segretario e sud-
diacono apostolico di Nicolò V, e
stampata poi nell'edizione romana dei
suoi celebri Commentarli nel 14845 a
pag. 789. In questa dipinse la gravità
delle Cappelle Pontifìcie, co' seguenti
termini. >* Se vedessi il romano Pon-
tefice, o mentre celebra, o mentre
assiste al divino sacrifizio, certamen-
te dovresti confessare non esservi or-
dine, splendore e magnificenza se non
presso di lui. Vediesti nel suo trono
subhme assiso il Papa, alla sua de-
stra seduti i Cardinali, in piedi al-
la sinistra i primarii prelati, quindi i
vescovi, gli abbati mitrati, i protono-
tari, gli ambasciatori, e i grandi nei
loro posti convenienti. Da un Iato
vedresti gli uditori, dall' altro i chie-
rici di camera, e poi i procuratori
degli Ordini, e poi i suddiaconi, e poi
gli accoliti, i cubicularii del Papa, e tut-
ti gli altri moltissimi seduti in terra.
Certamente dovresti dire essere a
guisa della celeste gerarchia la ro-
CAP ,2J
mana cuiia, essendo tutte le cose con
meraviglioso, e stabile modo ordinale,
prescritte e disposte, le quali al nii-
larsi per le persone pie, non possono
essere se non lodate, e applaudite: ".
A Pio 11, nel 1464? successe Pao-
lo II, che pel suo animo grande, e
magnifico nelle sue azioni, non solo
a decoro delle sacre funzioni rifece
un prezioso Triregno ( Vedi), ma per-
chè i Cardinali in esse comparissero
con maggior distinzione, lor conce-
dette la berretta rossa, la mitra di da-
masco bianco, ed i banchi più alti
de' prelati nelle Cappelle Papali, ol-
tre l'uso delle gualdrappe di scarlat-
to nelle loro mule, che cavalcavano,
recandosi alle Cappelle ed altre fun-
zioni. Nel successore Sisto IV viep-
più si consolidò la celebrazione di es-
se nel palazzo abitato dal Pontefice,
coli' erezione della Cappella, che dal
suo nome prese quello di Sistina, e
che fu imitato da Paolo III, e poi da
Paolo V, i quali edificarono quelle son-
tuose Cappelle, che in uno alla pri-
ma andiamo a descrivere nel seguen-
te paragrafo, perchè meglio si com-
prenda l'augusto luogo, ove si cele-
brano le Cappelle Papali, non liu-
scendo perciò a Sisto V ripristinare
tutte quelle, le quali si celebravano
nelle diverse chiese e basiliche di
Roma, come si dirà al § III.
§. II. Descrizione delle Cappelle
maggiori de" palazzi apostolici,
cioè I." della Sistina del palazzo
vaticano, 2." della Paolina del
medesimo Vaticano, 3." della Pao-
lina del palazzo Quirinale, e delle
loro scale e sale regie.
I. Della Cappella Sistina
del Vaticano.
La Cappella Sistina prende il no-
me dal Pontefice Sisto ÌV , della
19.6 GAP
Jìovere j che coll'opora, e disegno
(li Baccio, o Bartolomeo Pintelli, ar-
chitetto fjorentino , la fece edificare
nel palazzo valicano, con istile sem-
plice, ma pieno al tempo stesso di
belle e grandiose proporzioni, affin-
chè degnamente corrispondesse al-
l'uso solennissìmo, a cui dovea ser-
vire; e poi ornare di sacre rappre-
sentanze da' piti valenti dipintori del
suo pontificato. È di forma quadri-
lunga, avendo nella sua maggior
lunghezza l'estensione di palmi cento
ottantatre, e nella minore, o larghez-
za, di sessantuno , rimanendo l' in-
gresso nella sontuosa sala regia. Piesta
divisa in due parti dalla balaustra,
sulla quale elevandosi i cancelli do-
rati, avviene, che la parte mag-
giore chiamata presbiterio, serve
alla celebrazione de' divini ufficii ,
ed all' uso delle Cappelle Pontificie,
ed in tempo di conclave, sino al-
la creazione di Pio VI, vi si fece lo
scrutinio, per l' elezione de' Papi. La
detta parte maggiore è separata dal-
la minore, ove i laici , ossia il po-
polo assiste, mentre del luogo pe' so-
vrani, corpo diplomatico, dame, ec,
si parlerà al §. VII. Questa par-
te è divisa dalla accennata balau-
stra, con sua porta di noce, deco-
rata con intagli ed arme d'Inno-
cenzo X, che chiudesi in tempo del-
la predica, i cui stipiti ed archi-
trave sono di marmo greco, inta-
gliati secondo i modelU di Bonar-
roti; posando sul medesimo archi-
trave otto candellieri di egual mar-
mo e forme, ma ognuno differente
pegli intagli di elegantissimi ornati.
È illuminata da dodici finestre,
sei per parte , e disposte nelle pa-
reti più lunghe, sulle quali s' innal-
za la mirabile volta dipinta a fre-
sco da Michelangelo. Questa dà luo-
go ad altrettante lunette, da lui pu-
CAP
re operate , V estremità delle quali
posano sopra pilastri decorati in
campo d'oro, con ornati a chiaro-
scuro. Ciascuno di essi è collocato
fra due finestre, e basato sopra il
maggior cornicione sottoposto, aven-
do da ambi i lati uno spazio ove
sono dipinti parecchi santi Ponte-
fici quasi fossero in una nicchia ,
opera forse degli autori de' sottopo-
sti quadri , che andiamo a descri-
vere. E siccome, oltre alle dodici fi-
nestre, che illuminano la Cappella
nella sua lunghezza, due sono fin-
te per simmetria nella parte incon-
tro all' altare Papale, così i Ponte-
fici distinti sono ventotto , e le lu-
nette quattordici. Sotto poi il sud-
detto cornicione proseguono in mol-
ta notabile altezza le lunghe pareti
divise in pilastri, i quali collocati
sotto i già descritti, ed ornati nello
stesso modo, posandosi sopra un' in-
feriore cornice, che, come il corni-
cione, fascia tutta la Cappella, se-
gnano sei spazi i eguali per parte ,
ove dal lato dell' evangelio sono
espresse le gesta di Mosè, e quelle
di Gesù Cristo dalla parte dell' e-
pistola; così dalla seconda cornice
scendendo fino al piano della Cap-
pella sono egualmente divise le pa-
reti da simile numero , e specie di
pilastri, e le parti interposte sono
occupate da grandi e ricchi panneg-
giamenti a foggia di parati finti in
broccato d'oro su fondo rosso, turchi-
no, e bianco, variati tutti nelle loro
pieghe, ed eseguiti dal pennello di
Filippo Germisoni , con precisa ed
indicibile diligenza, tanto nell'ope-
ra a guisa di drappo ricamato, che
nei ripetuti stemmi di Sisto IV.
Tutto il pavimento è tassellato
di diversi marmi mischi , e bianco
a mosaico, con riquadri, e figu-
re ovali , ma questo si gode sol-
CAP
tanto nel mattutino del gloredì san-
to, e in tutto il seguente giorno,
essendo sempre coperto di tappeto
verde, mentre quello del ripiano e
scalini dell' altare è un arazzo con
arabeschi e fregi. Quando celebrano
i Cardinali e i patriarchi, sotto il
faldistorio si pone un piccolo tap-
peto, distinzione che non godono al-
tri. Dal lato dell'epistola nel pres-
biterio, evvi una loggia elevata, che
forma il coro de' cantori Pontificii ,
sostenuta da quattro modiglioni di
marmo collo stemma di Sisto IV,
e balaustra pur di marmo con va-
riatissimi e stupendi intagli, ascen-
dendovisi per una porticeli.! al di
fuori della balaustra, che divide la
Gippella; mentre di contro, e verso
l'angolo, vicino alla porta grande
avvene un' altra, che introduce in
luogo per uso degli stessi cantori.. Fi-
nalmente a' lati dell' altare vi sono
due altre porte, quella a ministra è
finta con armetta di Clemente XI
nell'architrave, in memoria dei ri-
stauri, ch'egli fece alla Cappella,
mentre quella a destra , con arme
di Alessandro VI, conduce alla sa-
grestia Pontificia, ed alla piccola ca-
mera de' paramenti, eretta da Gre-
gorio XIII, ampliata da Clemente
Vili, ed attualmente abbellita clal
regnante Gregorio XVI, essendo di-
pinte le pareti dell'andito fra la sa-
grestia, e la Cappella, con pitture
eseguite nel Pontificato di Sisto V.
Nella facciata principale di contro
alla porta maggiore si ammira il ce-
leberrimo dipinto del Giudizio uni-
versale , eseguito da Michelangelo ,
avendo innanzi sopra due gradini
di marmo un nobile altare tutto di
marmo bianco, intarsiato di mischi,
e isolato da tutte le parti, fatto di
nuovo costruire da Benedetto XIll,
e dal medesimo consacrato. Su di
CAP t27
esso s'innalza un maestoso baldac-
chino.
Due sono i baldacchini della Cap-
pella Pontificia, quello dell'altare, e
quello del trono (Fedi), il quale
sta allo stesso ripiano dell' altare ,
dalia parte del vangelo. Essi si com-
pongono di tre fregi di velluto gal-
lonato d' oro , con frangie simili di
colore rosso o paonazzo secondo i
tempi, cogli stemmi del Papa regnan-
te, ricamati d'oro, e posti ai lati
laterali, e nella parte davanti. Chia-
masi riquadro del dossello , quella
fascia di velluto rosso, o paonazzo
di velluto gallonato d' oro. Il fondo
circondato da dette fascie si deno-
mina pure dossello, o coltre; ma
in quello dell'altare si pone l'araz-
zo istoriato, che fa le veci del qua-
dro. Il fondo, o coltre del trono, e
la coltrina della sedia si regola co-
me segue : se le fascie sono di vel-
luto rosso , la coltre dev' essere di
lama d' oro rossa , cioè drappo tes-
suto di seta rossa, e oro ; se poi le
fascie sono di colore paonazzo , la
coltre, e coltrina sono di lama d'oro
paonazza. Allorquando la rubrica
prescrive il colore bianco ai sacii
paramenti, e al paliotto, il che si
noterà al § X, allora il cielo del
baldacchino del trono è di lama
di argento, i fregi o fascie sono di
velluto rosso, e il fondo o coltre,
e la coltrina altresì di lama d' ai^
gento con ricami di fiori d'oro ; però
il cielo del baldacchino dell'altare è
sempre di damasco paonazzo , o
rosso, secondo il colore delle fascie.
Sul trono evvi la sedia Papale, la cui
copertura dicesi coltrina, che è se-
condo il colore e qualità del dnijv
pò dello specchio, o mezzo della
coltre, e si regola come sopra, men-
tre i due sgabelli sono (li velluto
rosso, e paonazzo, secondo i tempi.
ì-jH cap
L qui da avverlirsi, che molte delle
uitiche coltri , e dosselli de' troni
Pontindi sono quelle coltri, che nel-
ìe solenni th si espongono sui pila-
siri delle basiliche patriarcali, col-
J' iscrizione del Papa, che li donò.
Sullo scaUno della mensa dell'alta-
re si pongono sei candellieri con cro-
ce di metallo inargentati ne' tempi
comuni, fatti da Leone XIT, e do-
rati ne' tempi solenni, fatti da Pio
VII, mentre di quelli di argento
dorato, e delle otto simili statue de-
gli apostoli di Pio VI , e di quelli
d' argento di Benedetto XI V , da
lui fatti per l'avvento, quaresima ed
esequie, e non più esistenti , se ne
ha la descrizione dal Cancellieri nel-
la sua Descrizione delle Cappelle ,
ed anche nella sua Settimana santa.
Dalla parte del trono verso l'al-
tare vi è un elevato sedile coperto
di arazzi pei patriarchi , arcivescovi
e vescovi assistenti al soglio, stando
innanzi a' primi un credenzino di
■legno, sul quale si posa sopra il cu-
scino il libro del Papa, e al di den-
tro si conserva il lume per accen-
dere quello , che fa le veci della
bugia, come si dice a quest' articolo.
Dall' altra parte del trono, fino alla
balaustra, o presbiterio, vi sono le
bancate coperte di eleganti arazzi
pei Cardinali preti; e di contro ve
ne sono altre, che chiudono, o for-
mano la quadratura della Cappella,
pei Cardinali diaconi , sedendo sul
sottoposto gradino i loro caudatari.
Di dietro ai Cardinali diaconi, vi è
un lungo sedile , pure coperto di
arazzi , ma senza spalliera, pei pro-
4;onotari apostolici partecipanti e di
onore ; e al di dietro di essi, accan-
to alle pareti, evvi il sedile coperto
di arazzi , in cui siedono i quattro
prelati di fiocchetti , i vescovi non
-assistenti, gli abbati mitrati coU'ar-
CAP
chimandrita di Messina ed il com-
mendatore di s. Spirito, i generali
degli Ordini religiosi e gli altri, che
hanno luogo in Cappella, de' quali,
e di queUi che siedono sui banchi
minori, e sugli scalini del trono, e
dell' altare, si tratta al § VII;
qui solo avvertiamo che sei sono i
gradini del trono Pontificio nella
Cappella Pontificia, ed altrettanti ne
ha l'altare, divisi in due branche,
cioè di quattro, e di due ; nelle chie-
se e basiliche si regolano a propor-
zione di queUi dell'altare. Prima poi
delle ultime vicende, intorno al pres-
biterio della Cappella, le pareti de-
corate dal finto panneggiamento era-
no ornate, secondo i tempi, di parati
rossi , e paonazzi con trine d' oro ,
rimanendo nude dal giovedì santo
al mattutino, a tutto il seguente ve-
nerdì santo.
Lungo poi sarebbe il fare la de-
scrizione delle succennate , o altre
pitture, che decorano questa magni-
fica Cappella, per altro annerite non
solo dal fumo delle candele, e delle
torcie, che si adopeiano nelle fun-
zioni, le quali ivi si celebrano dagli
ultimi anni del secolo XV, ma più
dall' abbruciamento delle schedole,
quando nella mattina, e giorno del
conclave vi si tenevano gli scrutinii ,
che, secondo il Burcardo, Conclav^i
cle^ Pontefici romani , incominciaro-
no ivi a celebrarsi dopo la morte
di Sisto IV medesimo, sebbene ne-
gli ultimi tempi procurarono rime-
diarvi condottando il fumo in tubo
di lata. Inoltre si ha per tradizio-
ne, che, nel 1 527, i soldati, i quali sac-
cheggiarono Roma, vi facessero gran
fuoco, seppure ciò non devesi riportare
che accadesse alle camere dipinte da
Raffaello d' Urbino. Pitture, che de-
scrissero, oltre altri autori. Agostino
Taia, Descrizione del palazzo apO'
GAP
stolico valicano, Roma 17^0; Gio.
l'ic'lro Cliallard Nuova descrizione
del Valicano , Roma 1766; Fran-
cesco Cancellieri, Descrizione della
cappella sistina, Roma 1790, e da
ultimo Erasmo Pistoiesi, il Vaticano
descritto ed illustrato, Roma 1829.
Si può consultare principalmente la
Descrizione delle principali pitture
della cappella sistina al Vaticano,
Roma 1889, che vuoisi fatta dal
celebratissimo pittore barone Vin-
cenzo Camiiccini, benemerito ispet-
tore delle gallerie vaticane. Per le
divisioni poi de' luoghi, e posti della
cappella , se ne parlerà anche al
§ VII , riportandosi al numero 2, la
descrizione di Paride de Grassis, ce-
lebie maestro delle cerimonie sot-
to Leone X, che la divide in sette
parti.
Tuttavolta giovandomi di questa
ultima artistica descrizione, e di quel-
la dell' erudito Cancellieri , passo a
darne un cenno compendioso. E
primieramente dovendo riuscire la
cappella in ogni sua parte magnifi-
ca, e degna della reggia de' Ponte-
fici, e della capitale del mondo cat-
tolico, per adornare la facciata del-
l' altare, e pareti laterali, fu stabilito
da Sisto IV, che vi si eseguissero
varie storie del vecchio e nuovo
testamento , riguardanti la vita di
Mosè, e di Gesù Cristo, nelle quali
si esprimesse il confronto tra la fi-
gura e il figurato; onde prima che
nella vasta facciata il Buonarroti
esprimesse il famigerato giudizio uni-
versale, era stata dipinta nel mezzo
come per tavola , o quadro dell' al-
tare, da Pietro Perugiiio , l' Assiui-
y,ione della b. Vergine, con Sisto V
genuflesso , e nello spazio al lato
dell' evangelo, incominciava l' istoria
di Mosè, tolto dalle ac(|ue del JNilo
dalla figlia di 1^'araouc, meulre dalla
voL, vni.
GAP
parte deUepistola era dipinta la tiasoi-
la del Redentore in Ijellcmme ; ma
queste tre pitture rimasero 1 operu;
sotto Paolo HI, dalla meravigliosa del
giudizio. Nella prima poi dalla partv
del vangelo. Luca Signorelii rapprc
sento il viaggio di Mosè in Egitto,
e principalmente Sefora sua consor-
te, che circoncide il proprio figlio.
Alessandro Filippi, detto Sandro Rot-
ticelli, espresse nel secondo quadro
Mosè , che uccide 1' egizio , che re-
prime i pastori di Madian, per le
insolenze fatte alle figlie di Jetro ,
ed abbevera il gregge di esse. Nel
terzo Cosimo Piosselli dipinse il pas-
saggio del Mar rosso, ma conoscendosi
inferiore agli altri artisti nel disegno
e nel colorito, volle coli' astuzia ri-
piegare al suo mediocre valore, lu-
meggiando il suo quadro con molto
oro, e mentre i compagni il deri-
sero, piacque tal modo siffattamente
a Sisto IV, che non solo lo premiò
più di tutti gli altri, ma anzi ordi-
nò a questi , che lumeggiassero ad
oro le loro pitture. Lo stesso Ros-
selli nel quarto quadro eseguì l'ado-
razione del vitello d' oro. Nel quinto
si vede il castigo del fuoco celeste
caduto su Core, Datan ed Abiron,
lavoro di Sandro Botticelli, encomia-
to per r architettura. Nel sesto Si-
gnorelii dipinse Mosè vicino a morte,
che legge il suo testamento agi' israe-
liti, e li benedice, oltre altre azioni
della sua vita. Cecchino Sai via ti ese-
gui r alterco di s. Michele Arcan-
gelo col demonio, per celare il cor-
po di Mosè, pittura, che fu ri latta
da Matteo da Leccio, per esser ca-
duto l'architrave della porla; ma
che riuscì inferiore alla prima.
Passando alle pitture laterali dal
lato dell'epistola, ci limiteremo ad
indicare, corno nelle precedenti, i
principali falli rappresentati ne' selle
9
i3o GAP
quadri. Pietro Perugino pertanto
figurò nel primo il battesimo di
Gesù Cristo, pittura malconcia dai
ristauri ad olio fatti posteriormen-
te . Nel secondo quadro Sandro
Botticelli dipinse la tentazione del
Redentore nel deserto . Domeni-
co Corradi, detto il Ghirlanda-
io , fu 1* autore del terzo , in
cui rappresentò Cristo, che chiama
dalle reti Pietro ed Andrea. Nel
quarto Cosimo Rosselli dipinse la
predicazione di Gesù sul monte, ma
il paese è opera di Pietro Cosimo
suo scolare. Del quinto sono autori
Pietro Perugino, e d. Bartolomeo
della Gatta, abbate di san Clemen-
te in Arezzo, che vi dipinsero Cri-
sto, il quale dà le chiavi al princi-
pe degli apostoli, ed un tempietto
con due archi trionfali, in onore
di Sisto IV, fondatore della Cappel-
la, paragonandosi a Salomone ])er
r erezione del tempio di Gerusalem-
me, per cui nel cornicione dell' ar-
co, verso l'altare, che accenna il
tempio di Salomone si legge:
Lnmensiim Salomon templum ,
tu hoc. Quarte, sacrasti,
e nell'altro arco, o tempietto, figu-
rato per la Cappella, evvi scritto:
Sixte , opibus dìspar , rclligìone
prior,
Cosimo Rosselli rappresentò nel
sesto quadro la cena del Signore
cogli apostoli, e nel settimo, fra l'an-
golo e la porta dell'ingresso della
Cappella, il Ghirlandaio avea dipin-
ta la risurrezione del Signore, ma
per l'accennata caduta dell'architra-
ve, fu rifatta mediocremente, quan-
do Gregorio XIII riedificò il muro.
Abbiamo dal Giovio, e da Girola-
CAP
mo Negro, che nel giorno di Nata-
le i522, cadde da se l'architrave
della Cappella Sistina, mentre era
passato Adriano VI per celebrarvi
la solenne messa, e che vi rimasero
uccisi due soldati della guardia sviz-
zera.
Nel Pontificato poi di Giulio II,
della Rovere y eletto nel i5o3, e
nipote di Sisto IV, venne eseguita
dall'inimitabile Michelangelo Buonar-
roti la sublime dipintura della vol-
ta della Cappella Sistina. In memo-
ria pertanto di Sisto IV, il Papa
commise a Michelangelo un tal dif-
ficile lavoro, ad onta della sua ri-
pugnanza, perchè non esercitato nel
dipingere a fresco; ed a tal effetto
con prodigioso meccanismo formò il
palco senza bucare la volta, ne toc-
care i muri laterali, erigendolo sopra
puntelli, e sorgozzoni, che servirono
di modello a Bramante per farne
di consimili per la fabbrica di san
Pietro; e secondo Vasari n'ebbe in
pagamento soli tremila scudi , che
ebbe quasi tutti spesi pei colori .
Durante questa grand'opera Miche-
langelo si rese a tutti invisibile, e
nella Cappella non volle, che vi pe-
netrasse alcuno, macinandosi da se
i colori, facendo tutto eziandio da
per se fino le mestiche, ed ogni ne-
cessario ordigno. Questo meraviglioso
e sorprendente lavoro fu da lui esegui-
to nel breve peiiodo di venti mesi,
per cui poco rimase contento del-
l'opera sua; ma dal lavorare tanto
tempo col capo in su , non curan-
dosi di accomodarsi agiatamente, ne
contrasse un vizio alla vista, che
per molti mesi non poteva ne ve-
dere, ne leggere, se non guardando
all' insù. Finalmente, compiuta l'o-
pera e discoperta, Giulio II nella
mattina d' Ognissanti, vi tenne Cap-
pella> con im concorso straordinario
GAP
dì gente. Molte sono le descrizioni,
che si hanno delle pitture di que-
sta volta, ma compendiando quella
di Ascanio Condivi, ci limiteremo a
dire quanto egli riporta nella vita
del Buonarroti, giacche, se è diffìcile
assai comprenderne gli alti pregi, è
poi del tutto impossibile di acconcia-
mente rilevarli. La forma della vol-
ta è a botte, e ne'posamenti suoi a
lunette, che per lunghezza sono sei,
e per larghezza due, onde tutta
viene ad essere due quadri e mezzo.
In questa Michelangelo ha dipinto
la creazione del mondo, e vi ha
abbracciato quasi l' intera storia dei
principali fatti del testamento vec-
chio, onde r opera dividesi nel se-
guente modo. Incominciando dai
peducci, dove le corna delle lunette
si posano fin quasi a un terzo del-
l'arco della volta, finge come una
parete piana, tirando su a quel ter-
mine alcuni pilastri, o zoccoli finti
di marmo , che sporgono in fuori
sopra un piano, a guisa di poggiuo-
lo, colle sue mensole sotto, e con
altri piccioli pilastri sul medesimo
piano, ove risiedono profeti, e sibil-
le. Sopra detti zoccoli sono finti al-
cuni fanciulletti ignudi in varii gesti
i quali, a guisa di termine, reggono
una cornice, che intorno cinge tut-
t^ l'opera, lasciando nel mezzo del-
la volta da capo a pie, come un
aperto cielo. Tale apertura è sud-
divisa in nove liste, dappoiché dalla
cornice sopra i pilastri, si muovono
alcuni archi corniciati, i quali pas-
sano per r ultima altezza della vol-
ta, e vanno a trovare la cornice
dalla parte opposta, lasciando tra
arco , e arco nove vani , uno gran-
de, ed uno piccolo. Nel piccolo so-
no due listerelic finte di marmo ,
che traversano il vano, fatte in mo-
do, che nel mezzo restano le due
CAP t3i
parti, ed una delle bande ove sono
collocati i medaglioni, come si dirà.
Adunque nel primo vano, nella
testa di sopra, il quale è de' minori,
si vede in aria Iddio, che divide la
luce dalle tenebre; nel secondo va-
no è dipinta la creazione del so-
le, e della luna, ordinando alla
terra di produrre alberi, e frutti;
nel terzo rappresentasi creatore degli
altri esseri ; nel quarto è dipinta la
creazione dell' uomo ; nel quinto
quella della donna; nel sesto la ten-
tazione del demonio per cogliere il
vietato pomo, ed inoltre Adamo,
ed Eva discacciati dal giardino di
Eden; nel settimo è il sacrifizio di
Abele e di Caino; nell'ottavo il di-
luvio coir arca di Noè; e nel nono
si vede questo ebbro dal vino. Sotto
poi la cornice, che termina la pa-
rete, e sopra ì peducci ove si po-
sano le lunette tra i pilastri vi sono
dodici grandi figure sedenti , cioè
profeti e sibille. In quello spazio^
eh' è sotto le lunette, e cosi in quel
di sopra, che ha figura di triangolo,
vi è dipinta tutta la genealogia di
Gesù Cristo, meno che ne' triangoli
de' cantoni, i quali uniti insieme, di
due divengono uno, e lasciano dop-
pio spazio. In uno di questi presso
la facciata del giudizio, a diritta si
vede il castigo del superbo Assuero,
nell'altro il Serpente di bronzo, nel
terzo Giuditta, che recide la testa
ad Oloferne, e nel quarto cantone
Davide, che taglia quella di Goliat.
Non meno poi meravigliosi sono
que' nudi , studio a Michelangelo
prediletto, non che gì' inimitabili
scorci senza ripetizioni , che sulla
cornice, sostengono sedendo lateral-
mente i medaglioni di finto metal-
lo, ne'quali si rappresentano analo-
ghe istorie al subbietto principale ,
della gloria del Salvatore.
i32 GAP
JNel riflesso poi, che la maggior
j>arte delle funzioni sacre si celebra-
no dai Papi in questa Cappella, ol-
ire le straordinarie, ed altre, di cui
parleremo al § VI, nonché, come di-
cemmo, quella della elezione ivi ese-
guita dei Pontefici, dopo la sua ere-
zione sino a Pio VI incliiswej e che
in essa ancora si espone il cadavere
del definito Pontefice, sebbene mo-
risse al quirinale, collocandosi sopra
alto letto, con torcie accese intorno,
custodito dai pp. penitenzieri, i qua-
li nella mattina seguente al suo
tiasfèrimento in questa cappella ,
lo consegnano al capitolo di s. Pie-
tro, che insieme a' Cardinali, e pre-
latura , lo portano nella contigua
basilica , come megho si dirà al §
\I, cap. 2, n. 4> ci siamo estesi
alquanto nella descrizione, d'altron-
de compendiosa in confronto de'suoi
pregi. Così per tanta sua celebrità non
riuscirà discaro, che si aggiunga per
ultimo, quella del famoso dipinto
del Giudizio Universale, indicandone
le cose principali.
Il Pontefice Clemente VII ordinò
a Michelangelo Buonarroti di dipin-
gere sul muro di prospetto della
Cappella, il Giudizio Universale, la
caduta di Lucifero, e degli Angeli,
che peccarono con lui; ma siccome
Michelangelo tutto intento a com-
piere il deposito di Giulio II, ne
trascurò V esecuzione , il Papa potè
vederne appena i disegni , e per sua
morte n' ebbe la gloria Paolo III ,
che gli successe. Ammiratore questi
dell'insigne artefice, gli scrisse tre
onorevolissimi brevi, che il citato
Cancellieri , in uii^ a preziose eru-
dizieni su tal pittura, riporta nelle
sue Cappelle ec. , confermandogli
l'annua rendita stabiUtagli per tal
lavoro da Clemente VII, cioè 1200
scudi d'oro. Tuttavolta Buonarroti
CAP
per terminare il deposito a Giulio
lì , ricusò per quanto potè ; ma
Paolo III ebbe ad esclamare: » ho
» avuto trent'anni questo desiderio,
» ed ora che son Papa non lo vedrò
" effettuare ? " onde, e per la visita
fattagli dal Pontefice, accompagnato
da molti Cardinali, e per aver dato
luogo a migliori riflessioni, Buonar-
roti condiscese pienamente a' voleri del
supremo gerarca ; ed è perciò che nel
i538 il Cardinal Sforza camerlengo,
autenticò le Pontificie promesse con
lettere patenti , e fu stabihto, che in
onore di Clemente VII, si sarebbe
posto il suo stemma, come bene-
merito della primaria ordinazione,
sotto la figura del profeta Giona ,
che è situata nel luogo più degno,
cioè sopra il mezzo della parete del
giudizio stesso.
Primieramente Michelangelo fece
dare di bianco alle tre pitture su-
periormente accennate da Pietro Pe-
rugino, e poi fece fare da cima a
fondo una scarpa di mattoni scelti
e ben cotti, con mezzo braccio di
pendenza, affinchè non vi si depo-
sitasse la polvere, e si diede a di-
pingere in ottimo fresco quest'opera
immensa, avendovi impiegato in co-
lorirla circa quattro anni, senza
calcolare il tempo per fare i disegni
sui cartoni, e scuopren do il suo lavoro
alla pubblica vista il dì del Natale
del i54i con lode universale. Or dun-
que colla scorta ancora del menzionato
Condivi, passiamo a farne una breve
descrizione. Nella parte di mezzo
dell' aria , vicino alla terra , sono
sette angeh, che colle trombe dalle
quattro parti del mondo, chiamano
i morti al giudizio. Allora si vedono
aprire i monumenti sepolcrali della
terra, ed uscire i trapassati, in va-
riati gesti, alcuni già vestiti di car-
ne, altri ancora scheletri, e altri
GAP
procurando cnoprirc la propria nu-
dità. Sopra i suddetti angeli evvi
in atteggiamento maestoso il figliuolo
di Dio in atto di maledire i re-
probi, mentre dalla parte destra
colla sinistra mano, par che dolce-
mente raccolga, e rassicuri i buoni.
I cattivi sono tirati al fuoco eterno
dai demonii, per quella parte che
peccarono; e quivi si vede l'episodio
della barca di Caronte, mentre altri
angeli accorrono alla destra in difesa
degU eletti, contro i maligni spiriti.
Intorno al figliuolo di Dio fanno
cerchio e corona i beati , ma sepa-
rata e prossima a lui si rappresenta
la sua divina madre in sembiante
di paventare; e dopo di lei il Pre-
cursore, gli apostoli, i santi, e le
sante, ciascuno mostrando al tremen-
do Giudice gì' istromenti, co' quali
soffrirono per lui il martirio. In al-
to, e in ambo i lati varii gruppi
di angeli sorreggono la croce, la
spugna, la corona di spine, i chio-
di, e la colonna , stromenti tutti,
che rammentando la passione di
Cristo, rinfacciano a' rei l' ingratitu-
dine , e infondono a' buoni fiducia
e conforto.
Michelangelo nel proporsi a prin-
cipale oggetto del suo dipinto di
rappresentare lo spavento del giorno
estremo, si mostrò dotato di profon-
da intelligenza delle sacre Scritture,
ove quel terribile giorno è sidatta-
mente descritto, che l'animo è com-
preso di terrore, ed è richiamato a
salutari proponimenti. Per tal fine
volle potentemente riunire in questo
argomento tutto ciò, che poteva
concorrere all'elfetto, ch'eiasi posto
in mente di produrre. Che se si
vuole parte a parte osservare questo
capo-lavoro di Michelangelo, si resta
sbalorditi per la varietà de' movi-
menti tutti pieni di vita, pei natU'
CAP i33
ralissimi scorci, per quella cognizione
de' muscoli del corpo umano, che
lo resero inimitabile, e per cento
altri pregi ; onde ognuno vi ammira
con istupore il prodotto straordina-
rio d'un genio veramente meravi-
glioso, e fa eco al meritato plauso
tributatogli dai maestri e dai dotti
d' ogni età. Per altro due eccezioni
furono date a questa sorprendente
pittura; la prima è la mescolanza
del sacro col profano, e del cristiano
col favoloso ; mentre la seconda è
la troppa nudità, con cui in luogo
sacro Michelangelo espresse santi, e
dannati. Racconta il Vasari, che
messer Biagio da Cesena, maestro
delle cerimonie, rilevò a Paolo III,
che que' tanti nudi erano da stufe ,
e da osterie, e non da luogo vene-
rando; e che essendo ciò dispiaciuto
a Michelangelo, se ne volle vendicare,
con ritrattare al vero, sebbene l'aves-
se veduto una sola volta, Biagio al na-
turale nell'inferno in mezzo a' diavoli,
in figura di Minos con una coda
serpentina. Il cerimoniere strepitò
col Papa perchè fosse cassata la pit-
tura, ma Paolo III interrogatolo ove
lo avesse posto, ed avendogli rispo-
sto neir inferno, soggiunse »> che se
« fosse stato messo in purgatorio, vi
M sarebbe stato qualche rimedio, ma
» «eir inferno, nulla est redemptìo ".
Lo stesso Vasari dice ancora, che
Adriano VI voleva far cassare le
pitture della volta, pegli altri nudi
che vi sono; e Paolo IV del i55T
poco mancò che non facesse dar di
bianco al Giudizio, dicendo a Mi-
chelangelo, che bisognava ritoccare
la sua pittura a cagione della nudi-
tà, cui si vuole che l'artista rispon-
desse: » esser prima bisogno, che
« rassettasse il mondo, perchè in
» cpianto al dipinto facilmente si
» riformava " . 11 successore IHo
i34 GAP
IV era per effettuarlo, se alcuni
Cardinali non s' interponevano col
far cuoprire con panneggiamenti
varie figure, da Daniele Ricciarelli
da Volterra, detto perciò Daniele
delle braghe, o braghettoney ed altre
ne ricuoprì il Pozzi, sotto Clemen-
te XIII. Nell'odierno Pontificato tutti
i bassi rilievi dei marmi della can-
toria, balaustra, suo architrave, e
candellieri sono stati nuovamente
lumeggiati d' oro per armonizzare
colle pitture e panneggiamenti delle
pareti, mentre degli stabili palchi fatti
nel medesimo Pontificato pei sovra-
ni, si tratta al § VII.
3. Della Cappella Paolina
del Vaticano.
Fu cosi chiamata per averla fat-
ta edificare Paolo III, presso quel-
la Sistina, da Antonio Sangallo,
celebrandone la fondazione una me-
daglia , eh' egli fece coniare , col-
r iscrizione: Pìetati , et commodo
Pontificum. Prima di fabbricarla fu
demolita quella Cappella maggiore,
che Nicolò V avea dedicato al ss.
Sacramento, di cui si parlò al § I
di questo articolo, e molte notizie
ne dà il p. Gattico, Ada Coerem.
massime in par. II, pag. loi, de
itineribus Pontificum. La porta adun-
que corrispondente alla sala regia,
della quale poi tratteremo, fu deco-
rata con due colonne di paonazzetto
antico, con capitelli di marmo bian-
co d'ordine corintio, ed architrave
di giallo antico, fregio d'africano, no-
bilitata dal nome, e dallo stemma
dell'istitutore Paolo III. La mede-
sima introduce nella cappella, lunga
centoventotto palmi circa, e larga
quarantatre, il cui altare maggiore
venne allora arricchito da due gran
colonne di porfido, sul cui fusto so^
GAP
no scolpiti in rilievo due impera-
tori, che si danno l'abbraccio, spie-
gandosi per l'unione dei due imperii
occidentale, ed orientale. Esse fu-
rono prese dalle Terme di Domi-
ziano, dette anche di Traiano, per
la Cappella del coro della basilica
vaticana, fabbricata da Sisto IV,
quindi trasportate in detta Cappella,
donde Pio VI le levò collocandole
nella biblioteca vaticana. Paolo III
decorò questa Cappella con due pit-
ture a fresco di straordinaria gran-
dezza, eseguite da Buonarroti in età
di settantacinque anni , rappresen-
tanti la crocifissione di s. Pietro, e
la conversione di s. Paolo, le quali
furono l'ultimo sforzo del suo sapere.
Pierino del Vaga dovea coi disegni
di Michelangelo dipingere la volta,
e ornarla di stucchi, ma essendo
morto Paolo III, dipoi Gregorio XIII
ne affidò l' incarico a Federico Zuc-
cari, il quale, oltre la volta, dipinse
le lunette, e lateralmente alla detta
crocefissione , la caduta di Simon
mago, e s. Pietro, che battezza un
catecumeno; mentre Lorenzo Sab-
batini di Bologna fece que' due
dipinti, che stanno di contro, in
ambedue i lati della Conversione,
esprimendo san Paolo, che appro-
da a Malta, e nell'altro un gio-
vane da esso resuscitato. Le otto
figure di stucco situate agli angoli
della Cappella , sono del celebre
Prospero bresciano. Furono inoltie
benemeriti di essa, e particolarmente
negli stucchi, ed altri ornati Paolo
V, e Alessandro Vili, consacrando-
ne l'altare, nel 1724, Benedetto XIII,
poi Leone XII la destinò anche
per Cappella parrocchiale della fa-
miglia Pontificia, dimorante nel pa-
lazzo vaticano.
Paolo III inoltre fece porre su|-
V unico suo altare un sontuoso ta--
GAP
heniacolo di bronzo, gettato da Gi-
rolamo Feri-arese, tolto dipoi da Cle-
mente XI , il quale vi fece sostituirne
altro di finissimi cristalli, che descri-
vono il Taia, e lo Chattard, per ri-
porvi nella prima domenica di av-
vento il ss. Sacramento, funzione
che ivi, nel 1592, incominciò ad
introdurre Clemente Vili. Pel fumo
delle candele prodotto in dette due
circostanze, e per un incendio avve-
nuto, tutte le pitture, e gli stucchi
si annerirono, e deteriorarono, onde,
nel 1837, accorse il regnante Pon-
tefice a ripristinarla nell'antico splen-
dore. Vennero ingrandite pertan-
to le luci, fu demolita la macchi-
na di legno, che ingombrava tut-
to il gran vano dell' altare, che ven-
ne reso maestoso da un tabernacolo
di marmo per custodirvi il ss. Sa-
cramento, nonché da quattro colon-
ne di granito , da marmi preziosi ,
da un quadro dipinto da Guido, rap-
presentante la Trasfigurazione del Si-
gnore, e da pitture laterali a chiaro-
scuro, anologhe agli stucchi, ed ezian-
dio con pavimento a scomparti di
marmo, in tutto il presbiterio, diviso
con apposita balaustra dal resto del-
la Cappella. Gli stucchi della volta,
e della lunetta ebbero un conve-
niente colore, e ripuliti tutti gli af-
fieschi suaccennati, tornarono come
a nuova vita ; onde a memoria di
tanta benemerenza sul lato interno
della porta fu eretto il Pontificio
stemma marmoreo di Gregorio XVI,
e venne coniata una grande meda-
glia da Pietro Girometti incisore dei
conii delle medaglie Pontificie, aven-
te da una parte l' elFigie del Ponte-
fice , e dall' altm lo spaccato della
stessa Cappella, leggendosi sull'archi-
trave dell'altare, la seguente iscri-
zione, che in marmo venne pure
eretta sul medesimo:
GAP
i35
GREGORIVS XVI
RESTITVIT
A . VII . S. PRINCIPATVS
Nella medaglia si vede poi il Pon-
tefice genuflesso , vestito di piviale ,
col triregno a' piedi , apparendogli
la religione raggiante, con due an-
geli, uno de' quali sostiene un calice,
con ostia sopra, e di sotto l'altra
iscrizione: sacrarivm paulinvm pav-
LVS III COND. GREGORIVS XVI, REST.
1837. ^^ P^i'i tempo lasciandosi in-
tatto il baldacchino, o tabernacolo
di cristallo per la reposizione del
s. Sepolcro, ed esposizione del ss. Sa-
cramento in forma di quarant'ore,
a' 3 dicembre di detto anno, si vide
una nuova disposizione di lumi, più
decorosa e ricca pel copioso numero
di candellieri dorati fatti apposita-
mente. Finche poi il conclave (Fedì)
fu celebrato al Vaticano, nella Cap-
pella paolina si alzavano tre altari
per parte , oltre il maggiore , per
comodo de' Cardinali, e de' concla-
visti per celebrare la messa. Anzi
abbiamo dal Burcardo, Conclavi dei
Pontefici^ che anticamente in que-
sta Cappella si fecero molte volte
gli scrutinii, si effettuò l' elezione del
nuovo Papa , che vi prendeva gli
abiti suoi proprii ; locchè si praticò
circa sino a Paolo V.
Finalmente dovendosi , nel § X ,
far menzione delle sale regia e ducale
del Vaticano, per le processioni, ed
altro, che si fa nella prima, e per
la lavanda, e altro che avea luogo
nella seconda, è indispensabile farne
qui menzione, incominciando dalla
regia, e dalla saila, che ad essa con-
duce, appellata pure con tal nome,
anche per quanto riguarda le desait-
le Cappelle Sistina e Paolina. La
beala adunque, la quale dalla galle-
i3(> CAP
>ij, o vestibolo del portone della
j;uardia svizzera , sta al fine del
braccio destro del colonnato vatica-
ni' chiamasi Regia , ed anche di
'-Costantino, per la statua equestre di
esso, la quale decora il ripiano che
alla medesima conduce, cioè in fac-
cia al magnifico porticale di s. Pie-
tro, e porta alla surriferita sala re-
gia, per mezzo di due lunghi bran-
chi di scale. Essendo il luogo stretto
ed oscuro, Paolo IH procurò col-
1' opera di Sangallo di renderla me-
no incomoda e difettosa, nobilitan-
dola con diverse pitture di Pierino
del Vaga. Fu merito però dell'alta
mente di Alessandro VII di renderla
magnifica, comoda, e luminosa come
trovasi oggidì (essendo pure stata
nel decorso anno restaurata e resa
più luminosa), affidandone il difficile
incarico al cav. Bernini. Questi su-
però se stesso per mezzo degli or-
nati, stucchi e colonne d'ordine io-
nico, che pose lateralmente alla pri-
ma branca, per cuoprirne i difetti^
siccome angusta ed ineguale, cavando-
ne opportune mente lume ov' era buio,
artifizio che particolarmente adope-
rò nella seconda branca, prendendo
il lume dalla stessa volta; operazio-
ne ardita, e sì difficile, che chiunque
ne faccia l' esame non può non re-
starne maravigliammo 5 dappoiché nel
fabbricarla gli convenne reggere so-
.pra puntelli, e sopra la volta di que-
sta scala , la saia regia , e le due
Cappelle Sistina e Paolina ; e sebbene
ciò fosse fatto con tutto il mecca-
nismo dell' arte, tanto Bernini , che
Carlo Fontana, il quale l'aiutò, non
potevano recarvisi senza orrore. Fu
tale r onore, acquistato dal valente
architetto , che a celebrarne V inge-
gno, il Papa fece coniare una me-
daglia coir epigrafe : regia ab avla,
AD DOMVM DEI, Celebrata da tutti i
CAP
numismaU Pontificii. Da questa scala,
in diversi tempi discendono, e ascen-
dono tutte quelle processioni, di cui
parleremo qui appresso, ed alla fine
di essa, innanzi alla statua equestre
di Costantino, il Papa fa la solenne
protesta sul ducato di Parma e Pia-
cenza, innanzi al tribunale della ai-
mera apostolica , allorché si reca a
celebrare il vespero Pontificale nella
vigilia della festa di s. Pietro.
Da questa scala si entra alla sala
regia, che è lunga palmi cento cin-
quanta sette, e larga cinquantatre, ed
alta a proporzione ; essendo la volta
a mezza botte , ornata di bellissimi
stucchi, coi motti, armi ed imprese
di Paolo III, e degli altri Papi, che
nomineremo, venendo dintorno so-
pra il cornicione circondata da una
ringhiera di ferro dorato, come por-
tava l'uso antico delle grandi sale.
Ha sette porte con due gran lunette
per finestre nella facciata di fronte,
e in quella di contro, essendo le
pareti laterali , fino all' altezza dei
quadri, incrostate di marmi di pre-
gio di varii colori, come lo è il pa-
vimento. Dall' iscrizione sotto il gran
fìnestrone, e dai diversi stemmi ri-
levasi, che questa sala, incominciata
da Sangallo per volere di Paolo IH,
fu accresciuta , e nobilitata da Pio
IV, e da s. Pio V, ed ultimata da
Gregorio XIII nel iSyS. Sopra cia-
scuna delle sei porte, fuori della set-
tima della Cappella Paolina, evvi lo
spazio di sei grandi quadri, e nelle
pareti de' fianchi per quattro altri
maggiori, adornati tutti con figuroni
per termini ed imprese, rappresen-
tandosi ne' dipinti i fatti più memo-
rabili de' Pontefici, spiegati dalle sot-
toposte iscrizioni. I sei quadri mi-
nori stanno sopra altrettante porte :
cioè su quella della scala detta del
maresciallo del conclave, di contro
GAP
alla rogin , Taddeo Zuccari dipìnse
a fresco Carlo Magno, che rimette
la Chiesa Romana in possesso del
suo patrimonio. Sopra quella della
scala regia , Vasari espresse (rrego-
l'io IX, che scomunica Federico 11.
Sopra quella della Cappella Sistina
(iirolamo Siciolante di Sermoneta
dipinse Pipino, che, debellato il lon-
gobardo Aistulfo, rende 1' esarcato
di Ravenna al Papa . Su quel-
la della Siila ducale , Livio Agresti
da Forlì rappresentò Pietro re di
Aragona, che fa il suo regno tribu-
tario ad Innocenzo III. Mario da
Siena ha rappresentato sulla porta,
che conduce alla loggia vaticana del-
le solenni benedizioni, Ottone J, il
quale restituisce alla Chiesa le pro-
vincie occupate da Berengario, e dal
suo fìgho Adalberto; ed Orazio Sam-
machini bolognese, ha dipinto sulla
porta di contro, che conduce all'an-
tica spezieria, Gregorio li, il quale
fa confermare a Luitprando la do-
nazione di Ariperto. Quattro poi so-
no i quadri maggiori : quello dirim-
petto alla Cappella Sistina rappre-
senta Federico I, che riconciliasi con
Alessandro III sulla piazza di san
Marco in Venezia. Giuseppe Porta
della Garfagnana, che ne fu l'autore,
dipinse anche quello piccolo conti-
guo a questo , come appendice alla
storia di Alessandro III. Sull'altro
quadro grande dopo la porta della
scala del maresciallo del conclave, il
Vasari fece il ritorno di Gregorio XI
in Roma : sui due della parete in-
contro , lo stesso autore espresse il
combattimento, seguito nel i5'ji nel
mar Ionio fra i turchi, e la sacra
lega, avendo Loienzino da Bologna
fatto la gloria, e le figure della fede,
e de' turchi debellati ; mentre nel
quarto, Vasari dipinse la lega di san
Pio V colla Spagna ed i veneziani,
e la vittoria di Lepanto; cioè sua
è l'ordinanza navale, e il cartello-
ne, il resto di Lorenzino. Intorno
alla porta della Cappella Paolina i
Zuccari dipinsero s. Gregorio VII ,
che assolve Enrico IV, e la ricupe-
ra di Tunisi avvenuta sotto Paolo
III. Ai fianchi poi delle porte delUi
Cappella Sistina, e della sala ducale,
vi sono altre quattro pitture. Vasari
dipinse la morte di Coligny , capo
degli ugonotti, seguita in Parigi nel-
la notte di s. Bartolomeo del iSji;
mentre nell'altra evvi rappresentata
la strage degli stessi ugonotti. I di-
scepoli del Vasari eseguirono il par-
lamento presieduto da Carlo IX, in
cui si approvò la uccisione del gran-
de ammiraglio Cohgny; la quarta
pittura, e la menzionata appendice
de' fatti di Alessandro III, fu esegui-
ta da C becchino Salviati, e da Giu-
seppe della Porta.
In questa sala si trattengono i
domestici de' Cardinali, e prelati,
che hanno luogo alle Pontificie fun-
zioni, ivi mettendosi e levandosi si
gh uni, che gli altri la cappa, ed in
alcune funzioni, i paramenti sacri :
in essa si fanno le processioni della
candelora, delle palme, quando la
Cappella si tiene nella Sistina, del
giovedì, e venerdì santo, per mette-
re e levare il sepolcro, e nella prima
domenica dell' avvento per incomin-
ciare il giro della esposizione delle
quaranta ore nella Cappella Paolina,
oltre il passaggio delle altre proces-
sioni, che hanno luogo dalla came-
ra de' paramenti , e dalla Cappel-
la Sistina alla basilica vaticana, pei
Pontificali, canonizzazioni, apertura
e chiusura della porta santa, trasjìor-
to de' cadaveri de' Pontefici ce. ec,
non che dalla basilica stessa alla
gran loggia, per alcune solenni be-
nedizioni. Allorché il Papa si reca
i38 GAP
a celebrare nella basilica vaticana il
vespero Pontificale per la solennità
del principe degli Apostoli, nella sa-
la regia i cursori Pontificii fanno
formale citazione in nome di mon-
signor fiscale della camera, pe' cano-
ni dovuti ad essa, ed il Pontefice a-
scolta un'analoga protesta; locchè
nello stesso luogo si ripete la mat-
tina seguente, recandosi il Papa al
solenne Pontificale, cose che descri-
vonsi al § X n. 3o e n. 3i. Quan-
do il conclave si celebrò al Vaticano,
in questa sala si adunava il sacro Col-
legio per ricevervi i Cardinali colleglli,
ed udirvi gli ambasciatori, leggendosi
nelle iscrizioni sulle due porte delle
scale regia, e del maresciallo, quando
entrarono nel 1769 in conclave per
questa sala, l'imperatore Giuseppe II,
e il vSuo fratello Pietro Leopoldo
gran duca di Toscana. Per preser-
vare poi dalla polvere, e custodire
le pitture delle Cappelle Sistina, e
Paolina, e della sala regia, Paolo
III con un breve, che si legge nel
tom. VI p. 24 delle Lettere pitto-
riche^ conferì l'impiego di pulitore,
e custode delle medesime, colla me-
sata di sei scudi d'oro, a certo A-
matori fedel servo di Buonarroti, e
da questo generosamente beneficato,
e da allora in poi ne' ruoli del pa-
lazzo apostolico, si legge sempre il
custode di tali pitture.
Finalmente è indispensabile far
qui un cenno anco della sala duca-
le, il cui ingresso è nella stessa sa-
la regia, cioè di contro alla porta
della Cappella Sistina, sì perchè da
essa si va alla camera de' paramen-
ti dalla quale in sedia gestatoria,
meno alcuni tempi, anticamente i
Papi si recavano alle Cappelle an-
che ordinarie, ed ora partono da es-
sa ne' soli Pontificali, ed eziandio per
le gegueuti cose. Chiamasi sala duca-»
GAP
le, perchè ivi si è tenuto fino dai
tempi antichi il concistoro pubblico
pel solenne ricevimento di que' prin-
cipi sovrani, e di que' duchi, che nel
Cerimoniale si chiamavano Duchi di
maggior potenza j e Benedetto XIII
celebrando messa Pontificale nella
Cappella Sistina, in questa sala ta-
lora fece cantare, ed assistette all'ora
di terza. Ora alcuna volta vi si
tiene il concistoro pubblico, per da-
re il cappello rosso a' Cardinali ;
nel giovedì santo sino al regnante
Pontefice vi si fece la lavanda dei
tredici apostoli, e l'isiedendo il Papa
al Vaticano, vi si tenevano i conci-
stori per la definizione delle cano-
nizzazioni, ciocché l'attuale Pontefi-
ce fece nella sala Clementina del
soffitto dorato, al ripiano dell' appar-
tamento Pontificio, ove pure talvolta
si dà il cappello Cardinalizio. Questa
sala ducale è lunga duecento palmi,
e quarantadue larga: prima era divi-
sa in due stanze, ma Alessandro VII
coir opera del Bernini vi fece sosti-
tuire un arco con vago panneggia-
mento di stucco. Lorenzino Sabba-
tini, bolognese, ajutato da Raffaelli-
no di Reggio, la dipinse sotto Pao-
lo IV, Pio IV, e Gregorio XIII ; i
paesi però furono eseguiti da Cesa-
l'e Piemontese, Matteo Brilli, ed al-
tri l>ravi, fra' quali Matteo da Siena,
e Giovanni Fiammingo.
3. Della Cappella Paolina
del Quirinale.
Si ascende a questa per due ma-
gnifiche branche di scale, il cui in-
gresso è nel sontuoso cortile del
palazzo Pontificio. Al primo ri-
piano evvi una pittura stimata, rap-
presentante r ascensione del Salvato-
re, opera diligente di Melozzo da For-
lì, trasportatavi dalla tribuna della
CAP
basilici! de* SS. XII Apostoli, nel
Pontificato di Clemente XI. Prose-
guendo a salire, al capo della secon-
da branca si entra nella sala regia
fabbricata da Carlo Maderno, per co-
mando di Paolo V, ed ornata di ric-
co soffitto con intagli dorati. Sot-
t» di essi evvi un gran fregio, le
cui prospettive furono dipinte da
Agostino Tassi, colle figure di Ora-
zio Gentileschi. Il pavimento poi è
composto di pietre mischie. La fac-
ciata della Cappella, colf altra di
contro, furono dipinte dal cav. Lan-
franco ; e gli altri due lati verso la
porta, e le finestre da Carlo Sara-
ceni, detto il veneziano. Nelle pare-
ti prima delle ultime vicende, eran-
vi appesi alcuni cartoni del Domeni-
chino; e i più grandi bozzetti di Carlo
Maratta, dopo aver servito per mo-
dello dei mosaici delle cupole della
basilica vaticana, da Innocenzo XII
fiuono fatti ivi trasferire, formando-
ne il principal ornamento la tavola
originale di s. Petronilla del Guer-
cino, copiata in mosaico dal Cristo-
fori per la detta basilica. Taddeo
Landini è l' autore del bellissimo
basso rilievo di marmo, che sovrasta
la porta della Cappella Paolina, rap-
presentante il Redentore, che lava i
piedi agli apostoli; mentre gli an-
geli, che sostengono lo stemma bor-
ghesiano di Paolo V, sono di Pietro
Bernini , e di Bevtolot. In questa
sala regia, abitando il Papa il conti-
guo appartamento, fu talvolta tenuto
il concistoi^o pubblico, come fecero
PCgli ultimi tempi i Pontefici Pio
VII e Vili ; nonché si fece la mag-
gior parte delle processioni, che
descrivemmo superiormente, parlan-
do della sala regia del Vatica-
no; ed anche in essa per la cele-
brazione delle Cappelle, si Iratten-
goRo i domestici de' Cartlinali, e pvc-
CAl» i3<)
lati, prendendovi e deponendovi le
cappe, e i sacri paramenti. Abbia-
mo poi dal Diario di Roma, num.
88 dell'anno 1800, che detta sa-
la fu accomodata ad uso di Ponti
ficia Cappella, e servì in luogo del-
la contigua Paolina, sinché questa
non fu da Pio VII restaurata, e
riattivata, cioè dai primi vesperi del-
la festa del principe degli Apostoli
del 1800 fino a quelli per la festi-
vità d'Ognissanti del 1801.
Ampia, magnifica, e luminosa é
la Cappella Paolina del palazzo qui-
rinale, così chiamata dal suo gran-
dioso fondatore Paolo V, che ne fe-
ce la solenne benedizione a' 2 5 gen-
naio 1616, giorno della conversio-
ne di s. Paolo, dedicandola all' As-
sunzione in cielo della b. Vergine.
Fra le medaglie Pontificie, ne ab-
biamo quattro, che ci rappresentano
la Cappella. Essa é lunga 184 pal-
mi, e larghi 60, avente il pavimen-
to di marmi mischi ; e di bei mar-
mi é pure il coro de' cantori. Anti-
camente eravi una balaustrata di
marmo, che chiudeva il presbiterio,
con porta di noce intagUata e sos-
teneva sull'architrave otto candela-
bri di metallo dorato, di cui erano
pure le colonnette, fra otto colonne
di giallo antico; ma essendo stato il
tutto manomesso, Pio VII, come di-
remo, edificò l'attuale. Carlo Mader-
no ne fu l'architetto; ma la volta
fu decorata con superbi stucchi do-
rati, con disegno dell' Algardi. Be-
nedetto XIV donò al suo altare il
paliotto, che tuttom si conserva, di
madreperla, ebano, e tartaruga, le-
gato in oro; prezioso regalo, cl\{; gli
fece il Cardinal dello Lanze, dopo
la sua promozione alla porpora, a-
vendolo fatto lavorare a Torino cno
figure, ed ornati vaghissimi; il ptuv
che viene adoperato ancl^e nelle ÌV\u
f4u cir
zi Olii j, che si fpiirio nella Cappel-
la Sistina elei Vaticano. Riguar-
do all'arazzo dell'altare, suoi orna-
menti, trono, banchi, posti ec., al-
lorquando vi si celebrano le Cap-
pelle, si osserva tuttociò che si pra-
tica nella Sistina del Vaticano, men-
tre al § X si vedrà quali solenni
funzioni vi si fecero dai Papi resi-
denti nel contiguo palazzo.
Clemente XIII, nel 1761, aven-
do fatto ricostruire 1' altare della
Cappella Paolina con marmi prezio-
si, con disegno del Posi, e con me-
talli dorati, lo consacrò la mattina
de' ss. Simone e Giuda apostoli, con-
cedendo indulgenza a quelli, che lo
visitassero negli anniversarii di tal
consacrazione. Inoltre fece eseguire
dal Boroni sei magnifici candellieri
di argento dorato, la croce ed otto
statue d' argento di getto, con altre
quattro rappresentanti i dodici apo-
stoli, che nelle maggiori solennità si
esponevano nel gradino superiore.
Ma tutto fu perduto colle note in-
fauste vicende ; anzi nella suaccen-
nata riapertura della Cappella, non
essendovi più le nobili parature di
damaschi trinati d' oro con frangie
simili, di colore rosso, e paonazzo
secondo i tempi, con cui Clemente
XIII avea decorato le sue pareti ,
Pio VII vi fece sostituire diversi
de' suindicati quadri , che essendo
di varie misure, non corrispondeva-
no alla sontuosità del luogo ; quin-
di, nel 1804, fece ristaurare l'alta-
re, e Io consacrò nuovamente, dedi-
candolo al suo antico patrono s. Gre-
gorio I Magno. Ma dipoi, nel 18 18,
con disegno e direzione dell' archi-
tetto Ratìàele Stern, Pio VII ridus-
se questa nobilissima Cappella nel-
lo stato in cui trovasi, lavoro, che
fu eseguito in soli giorni trentuno,
e che per le vaghe dipinture a tem-
CAP
pera eccitarono la sorpresa univer-
sale , quando vi si celebrò il vespero
d' Ognissanti.
Le sue pareti pertanto si veggo-
no distinte da venti pilastri scan-
nellati d'ordine corintio, sostenenti
il cornicione, che serve d' imposta
alla volta : due di essi costituiscono
r ornamento dell' altare , altri due
fiancheggiano la gran porta d'in-
gresso, ed otto per ciascuna parte
adornano le parti maggiori. Ne' quat-
tro angoli la trabeazione è sostenu-
ta da quattro sodi, i quali tolgono
l'odiosa vista, che produrrebbero i
pilastri dell'altare, ove in due nicchie
sono dipinti s. Pietro a destra, e s.
Paolo a sinistra, il primo eseguito
da Agostino Tofanelli, il secondo da
Vincenzo Ferreri, presso quelli di Raf-
faello, di cui parleremo. Altre tredici
se ne veggono negli interpilastri del-
le pareti, sette cioè a sinistra, e sei
a destra , perchè la cantoria ne to-
glie uno spazio. Fra i vacui mino-
ri, che risultano lateralmente ai sodi
angolari, sono situati sei magnifici
candelabri : i luoghi poi disuguali
sopra le nicchie sono ornati da cor-
rispondenti riquadri con analoghi
arabeschi in basso rilievo, campeg-
giati in oro, che sono eziandio ri-
petuti nel fregio dell'ordine, ne' so-
di, e sotto le nicchie. Nelle tredici
nicchie sono pure dipinti a chiaio-
scuro gli altri apostoli, copia di quelli
che Raffaello eseguì nella chiesa dei
ss. Vincenzo ed Anastasio alle tre
fontane, essendovi però aggiunti due
evangelisti del medesimo stile. S. An-
drea fu eseguito da Durantini ; s.
Giacomo maggiore da Luigi Agi-i-
cola; s. Giovanni da Conca; s. Tom-
maso da Filippo Agricola ; s. Gia-
como minore da Valle; s. Filippo
da Minardi ; s, Bartolomeo, e s. Mat-
teo da Giorgini; s. Simone e s. Tad-
GAP
deo da Chech ; s. Mattia dal men-
tovato Ferrcri ; e s. Luca, e s. Mar-
co dal de Angelis. Queste figure
meritarono gli cncomii di tutti, sì
per la correzione del disegno, sì pel
meraviglioso elFetto del chiaroscuro,
e ve n' ebbero gran lode gli artisti.
Non è a tacersi, che Pio VII ese-
guì quanto si era proposto fare a
questa Cappella il suo predecessore
Pio VI, il quale inoltre voleva, che
le dette figure di apostoli, ed evan-
gelisti fossero di marmo.
Finalmente tutta l'architettura di
questa Cappella, e ricavato in chiaro-
scuro, lumeggiata ad oro , riesce
di decorazione, ed è armonico col
ricchissimo soffitto, formando un com-
plesso dignitoso degno dell' augvisto
luogo. Pio VII fece inoltre costrui-
re nel mezzo della Cappella la ba-
laustrata, non essendovi più Y anti-
ca, che divide, e chiude il presbite-
rio, decorata di otto colonne di por-
ta santa, con basi e capitelli di mar-
mo bianco. Sono esse elevate su
magnifico basamento , e sostengono
vma continuata cornice architravata
sulla quale posano gli otto candela-
bri richiesti dalla rubrica delle sa-
cre funzioni Pontifìcie, come diremo.
In memoria di tante beneficenze fu-
rono collocate in onore di Pio VII
le due seguenti iscrizioni, la prima
sull'architrave della balaustra, la
seconda sulla porla d'ingresso nel-
la parte interna.
I
ANNO DOMINI MDCCCXVIIl
Plus VII P. M. PONTIFICATUS SUI ANNO XIX
SACELLUM
A PAUI-O V EXTRUCTUM
Plus VII
INSTAURANDUM CURAVIT
AN. MDCCCXVm
GAP l4l
Alla morte di sì gran Pontefice,
accaduta a' 20 agosto iS^S, il sacro
Collegio avendo quasi a pieni voti
stabilito di celebrare il conclave nel
palazzo quirinale, destinò la Cappella
Paolina pegli scrutinii della mattina,
e del giorno, onde in essa furono
eletti successivamente, ed adorati
per la prima volta, Leone XII, Pio
Vili, ed il regnante Gregorio XVI;
servendo la sala regia per ingresso
al conclave de' Cardinali forastieri ,
o che non vi avessero potuto en-
trare il giorno della chiusura , e per
ammettere alla sua porta ad udienza
gli ambasciatori, come si faceva al
Vaticano alla porta, che dalla sala
del maresciallo del conclave, intro-
duceva alla sala regia.
g III. Rinnovazione dell' antico uso
di celebrare le funzioni ecclesia'
stiche dal Papa, in diverse chiese
di Roma.
Benché fossero erette le Cappelle
Sistina e Paolina del Vaticano, esal-
tato al soglio Sisto V voleva intro-
durre l'antica consuetudine di cele-
brare le funzioni Pontificali nelle
sette basiliche di Roma, e di resti-
tuire insieme queste alla primiera
venerazione. Radunati pertanto i
Cardinali in concistoro, espose la
necessità di rinnovare questo santo
costume, non solo ad incremento
del religioso culto di dette ed altre
chiese, nelle quah, come si disse, i
primi Pontefici solevano recarsi pei
divini uffici, e per le stazioni in un
modo solenne , coli' assistenza di
tutto il clero e del popolo, al quale
i medesimi , e principalmente s. Leo-
ne I, del 44^, e s. Gregorio 1, del
590, recitarono molte omelie elo-
quenti e dotte, ma eziandio per
risvegliare nc'romaui, e ne* forastieri,
i v^. GAP
c!io si recano a Pir)ma, la divozione,
'joll' esempio del Capo augusto della
Cliiesa , del sacro Collegio, della pre-
latura, e di tutti que' personaggi ,
che vi hanno luogo. E protestando
che la chiesa di s. Sebastiano era
troppo distante ed incomoda, vi so-
stituì la chiesa di s. Maria del Po-
polo. I Cardinali approvarono una-
nimamente tale divisamente, e Sisto
V, a' i3 febbraio i586, emanò la
costituzione, Egregia, che si legge
nel tom. IV, par. IV, pag. 187 del
Boll. Rotn.y nella quale dispose con
accurato regolamento tutto ciò, che
si avea da praticare in queste Cap-
pelle o funzioni Pontifìcie, alle quali
egli non mai mancò d' intervenire ,
per quanto il tempo fosse cattivo,
presciivendo ancora, che in esse
dovesse celebrare la messa un Car-
dinale, e a tal effetto aprì nuove
strade, e ristaurò le antiche, che
erano rovinate.
Ecco l'ordine delle Cappelle Pon-
tificie, stabilito da Sisto V. 11 primo
giorno di quaresima si farebbe cappel-
la nella chiesa di s. Sabina sul Monte
Aventino, ove il Papa avrebbe di-
stribuito le ceneri. La prima dome-
nica di quaresima in s. Maria del
Popolo; la seconda in s. Paolo nella
via ostiense; la terza in s. Lorenzo
fuori delle mura; la quarta, colla
benedizione della Rosa d'oro, in s.
Croce in Gerusalemme; la quinta
in s. Maria Maggiore; la sesta, colla
distribuzione delle palme, in s. Pie-
tro in Vaticano ; e il giorno di Pas-
qua in s. Giovanni in Laterano,
dove Sisto V voleva dare la bene-
dizione solenne. La prima domenica
dell'avvento si dovea celebrare in
s. Lorenzo ; la seconda in s. Gio-
vanni ; la terza in s. Croce; la quar-
ta in s. Paolo ; e il giorno di Natale
in s. Maria Maggiore. Per la Ck-
GAP
concisione venne destinala la predet*
ta chiesa di s. Maria del Popolo;
per r Epifania in s. Pietro ; per
r Assunzione della b. Vergine , in
s. Maria Maggiore; per la Natività
in s. Maria del Popolo; per l'jln-
venzione della ss. Croce, nella chiesa
di s. Croce in Gerusalemme; il gior-
no di s. Pietro, nella basilica vatica-
na ; per la Commemorazione di san
Paolo, nella sua basilica; per la fe-
sta di s. Gio. Battista, alla basilica
lateranense ; per quella di s. Loren-
zo, nella nominata sua chiesa fiiori
le mura ; per la Annunziata, in s.
Maria sopra Minerva ; per 1' Ascen-
sione, colla benedizione solenne al
popolo, per la Pentecoste ed Ognis-
santi, nella basilica di s. Pietro, e
finalmente negli altri giorni festivi,
nelle Cappelle del palazzo apostoli-
co, come per la festa solenne del
Corpus Domini, nella Cappella Pa-
latina, prima della processione, la
quale terminerebbe in s. Pietro, do-
ve si riporrebbe il ss. Sacramento.
Ad onta però delle prescrizioni
di Sisto V, per la gran lontananza
della principal parte delle nominate
chiese, a poco a poco si riprese l'uso
di celebrare la maggior parte di
queste, ed altre sacre funzioni nella
Cappella Sistina al Vaticano, o nella
Cappella Paolina al Quirinale, se-
condo che il Pontefice si trova ad
abitare in uno di detti palazzi, co-
me si vedrà nella descrizione delle
Cappelle Papali, ec, al § X, meno
quelle della Invenzione della Croce,
e per la festa di s. Lorenzo, che
non si celebrano più, e solo a' i4
settembre nella chiesa di s. Marcello
per r esaltazione della Croce , evvi
nella detta chiesa Cappella Cardina-
lizia, come si vedrà a suo luogo.
Monsignor Suarez, trattando del
sito dove oi'a si benedicono gli Jgnus
GAP
/À'/j così parla della origine di que-
sto cambiamento , nel suo trattato ,
De Baptismale Paschali, et origine
ac rilu consecraudi Agnus Dei etc.
Romae 1696, p. 99. " Il luogo nel
» quale si distribuiscono gli Jgnus
» Dei, è la Cappella Pontificia, o
» del Vaticano , o del Quirinale ,
M nelle quali si celebrano le sacre
»> funzioni. Un tempo fu la basilica
« lateranense, alla quale poi succes-
w sero queste Cappelle , per la ra-
>i gione, che i Pontefici d' Avigno-
>» ne tralasciarono quelle stazioni,
3ì alle quali non potevano andare;
j» e in vece di esse, e delle chiese
« che religiosamente solevano visita-
« re, e nelle quali facevano le sacre
» funzioni, eressero Cappelle nel pa-
>y lazzo apostolico d'Avignone, che
« per queste cose a quelle successe-
« ro. Que' Pontefici poi, che partiti
a da Avignone dimorarono in Ro-
» ma, imitando gli antecessori avi-
>j gnonesi , eressero pure Cappelle
» ne' palazzi romani, acciò avessero
« luogo le Siicre funzioni, lasciando
» così di celebrale alcune stazioni ,
>i cui recavansi solennemente, finché
>i Sisto V non tentò di riporle in
^» uso ". Ed è per questo, che so-
lendo anticamente i Papi recarsi col
clero, nella domenica innanzi la Pen-
tecoste, a celebrare la stazione, e la
messa in s. Maria ad Martyres, co-
me ancora per avervi Anastasio IV
fabbricato un contiguo palazzo per
abitarvi, quella chiesa fu chiamata
Cappella Pontificia. Ed avendo di-
versi Papi dimorato in Assisi, e ce-
lebrate le funzioni sacre nella basi-
lica di s. Francesco, Benedetto XIV
la dichiarò patriarcale, e Cappella
Papale. Intorno a ciò è a vedersi ,
Caeremoniale Bened. XIV jussu e-
ditiun prò basilica assisìensi s. Fran-
cisci in patriarchalem et capei"
GAP 143
Inni Papalem erecta^ Romie 175^.
E noto, che i l^onlefici celebra-
rono le sacre funzioni e Cappel-
le presso le basiliche e chiese dei
palazzi ( Fec?/), presso cui abitavano,
e il p. Casimiro nelle sue Memorie,
della Chiesa d'Araceli, riporta
quelle ivi celebrate dai Papi , che
abitarono nel palazzo di s. Marco ,
nella qual contigua chiesa pure ese-
guirono, ed assistettero a molte fun-
zioni. Da ultimo leggiamo in Pisto-
iesi, Vita di Pio VII, t. II, p. 291,
che allorquando fu stabilita la città
di Savona per luogo di ritenzione
di quel glorioso Papa, la cattedrale
assunse il nome di Cappella Pa-
pale j ed il prefetto, il maire, e gli
attinenti al governo francese ivi si
recavano in corpo per ascoltare la
messa , che chiamavano messa Pa-
pale. Quali poi sieno le Cappelle ,
che si celebrano nel palazzo aposto-
lico , e quaH nelle chiese assegnate
da Sisto V, si tratterà al § X.
§ IV. Ministri, Cantori, ed Inservienti
delle Cappelle Palatine.
Se il prelato maggiordomo sopra-
intende alle Cappelle Pontifìcie, e a
tutto ciò, chead esse appartiene, o
le riguarda, il prelato sagrista (Ve-
di), vescovo assistente al soglio nato,
e il prefetto della sagristia Pontifi-
cia, ha in custodia le suppellettili,
i sacri arredi e i paramenti tanto del
sommo Pontefice, che per uso delle
stesse Cappelle Papali; rappresentato
ed aiutato da un religioso maestro del
suo Ordine agostiniano, col titolo di
sotto-sagrista, di cui pure si parlerà
all'articolo Sagrista, al quale, per
disposizione di Ltxjue XI 1, è alìida-
ta la cura delle anime nella parroc-
chia istituita ne' palazzi apostolici,
lalcraaeusc, valicano e quirinale E
^44 CAP
per le attribuzioni, ed altro relati-
vamente alle Cappelle, e funzioni
Pontificie, tanto del sagrista, che del
sotto-sagrista, si tratterà in questo ar-
ticolo a' luoghi rispettivi, ne' quali
si dirà di tutti quelh, che vi hanno
parte, sieno Cardinali, prelati, mae-
stri di cerimonie ed altri. Siccome
poi nel cantar messa il Sommo Pon-
tefice riunisce in parte, in segno del-
la comunione con tutti i cattolici
del mondo, i due riti latino e gre-
co, specialmente dell' epistola, e del
vangelo, che dopo essersi cantati in
lingua latina dal suddiacono, e dal
diacono, che servono al Papa, ven-
gono cantati successivamente in lin-'
gua greca da un suddiacono, e dia-
cono greco, questi debbonsi riguar-
dare come addetti alla Cappella Pon-
tificia. Certo Guarino, o Favorino,
nel Natale del i5i3, cantò l'episto-
la in greco, e sebbene poi fosse fat-
to vescovo da Leone X, nel Natale
del i5i6, e nella Pasqua del i5i7,
fece da diacono greco.
Si chiamano però più particolar-
mente per ministri sacri alle messe
della Cappella Pontificia, i tre cano-
nici delle patriarcali , cioè quello di
s. Giovanni in Laterano, come pre-
te assistente, quello di s. Pietro, co-
me diacono, e quello di s. Maria
Maggiore, come suddiacono, de'qua-
li si è parlato all' articolo Canonico.
Oltre quanto ivi si è detto, aggiun-
giamo, che primachè Alessandro VII
ciò stabilisse, a' io giugno 1657, si
esercitavano talora tali ufficii da al-
cuni semplici benefiziati delle mede-
me basiliche; dappoiché risulta da un
diploma del Pontefice Paolo III del-
l'ultimo aprile i538, che era dia-
cono della Cappella Gio. Battista
Conti, benefiziato della basilica va-
ticana. Dai ruoli poi del palazzo
apostolico di Paolo IV del iì)55, e suoi
CAP
successori , rilevasi, che i coadiuto-
ri al diacono e suddiacono assisten-
te, erano talvolta i cappellani del
Papa; anzi dai medesimi si ha, sot-
to il titolo di Cappella Pontificia,
i seguenti soggetti : il sagrista , il
palafreniere del Corpus Domini^ il
diacono, il suddiacono, il chierico,
il custode de' hbri de' cantori, e lo
scrittore del canto fermo. Né sarà
discaro, che qui si riporti come nei
ruoli medesimi erano descritti gli
inservienti alla Cappella Pontifìcia
sotto Clemente XI del 1700, cioè il
sagrista, il sotto-sagrista, tre maestri
di cerimonie, due chierici, un sotto
chierico, il custode de'libri, lo scritto-
re del canto figurato, lo scrittore del
canto fermo, e il custode delle pittu-
re della medesima Cappella. Certo è,
che essendo i cantori l^ontificii anco
cappellani del Papa, e suddiaconi
apostolici, uno di essi ministrava da
suddiacono nel solenne Pontificale
del Pontefice, e nelle altre messe
celebrate da' Cardinali , e vescovi
nella Cappella Papale, due cantori
facevano da diacono, e da suddia-
cono. Degli assistenti poi delle Cap-
pelle Cardinalizie y e delle Cappel-
le Prelatizie^ si parla a quegli ar-
ticpli.
Non solo Alessandro VII, a mag-
gior decoro delle Cappelle Papali,
dopo aver soppresso i tre privati
ministri, volle che i tre canonici
menzionati fossero i ministri assi-
stenti, ma operò nelle Cappelle stes-
se una salutare riforma , massime
sui ministri delle medesime, ad in-
cremento di splendore, e decoro
delle relative funzioni, in cui com-
paiisce il supremo Gerarca qual me-
diatore, che unisce V uomo a Dio ,
circondato da gran parte dell' eccle-
siastica gerarchia , ond' ebbe a dire
un ambasciatore straniero, allorché
GAP
assistè ad una cappella, ch'essa era
una funzione sovrumana e celestia-
le. Alessandro VII inoltre estinse il
collegio ed ufficio dei suddiaconi, ed
accoliti apostolici, i quali erano ot-
to, che servivano il Papa nei Pon-
ti ficah , nel qual collegio essendo i
posti vendibili, talvolta si ammet-
tevano individui poco degni. Ed è
perciò, che in luogo loro, a' 26 ot-
tobre i655, sostituì per suddiaconi
gli uditori di Rota (Fedi), ì quaU
aveano già 1' antico titolo di cappel-
lani del Papa. Siccome poi i giudici
lateranensi, a cui ciano succeduti nei
primi secoli della Chiesa, nelle fun-
zioni esercitavano l' ufficio di sud-
diacono, così Alessandro VII li pre-
ferì agli altri prelati costituendoli
in suddiaconi apostolici, accrescendo
loro le prerogative, ed alla così detta
parte di pane d'onore, aggiunse quel-
la del vino, diede loro precedenza
sui chierici di camera, e nelle ca-
valcate e processioni, che procedes-
sero innanzi alla croce. Per accoliti
poi, il medesimo Pontefice dichiarò
i prelati votanti della segnatura di
giustizia (Fedi), ed in compenso
della perduta precedenza nelle Cap-
pelle, concedette diversi privilegi ai
chierici di camera ( Fedi ).
E compreso fra i ministri delle
Cappelle Pontifìcie, anche l'antichis-
simo collegio de' cappellani cantori
della Cappella Papale ( Fedi ), che
in esse sostengono la principal par-
te nell' uffiziatura, come si può ve-
dere nella descrizione successiva delle
funzioni, e nelle erudite Osservazio-
ni per ben regolare il coro della
Cappella Pontificia ^ tanto nelle fun-
zioni ordinarie^ die straordinarie,
fatte da Andrea Adami, maestro del-
la medesima, nel Pontificato di Cle-
mente XI, Roma 171 i. Sebbene
dopo la gloriosa morte del Salvato-
vor. vin.
GAP
re, gli apostoli introducessero il can-
to degl' inni e salmi nella Chiesa ,
i cui meravigliosi effetti negli ascol-
tanti rileva sant' Agostino Confess.
lib. X cap. 20, in progresso di tem-
po s'introdusse nelle chiese occiden-
tali ed orientali il canto figurato, e
in quella alessandrina il canto pia-
no, finche nel V secolo, Papa s. Ilare
regolarizzò in Roma il canto eccle-
siastico, che ricevette per altro la
perfezione da s. Gregorio I, elevato
al Pontificato, nel Sgo, istituendo
la scuola de' cantori, che dipoi se-
guì i Papi ovunque recavansi a ce-
lebrare le funzioni, le messe, le pro-
cessioni, e le stazioni ; onde da lui
il canto romano fu detto canto fer-
mo e canto gregoriano, come me-
glio dicesi air articolo Canto eccle-
SI4STICO (Fedi), e sue diverse spe-
cie. E perciò lungi dal ripetere il
miglioramento , che il canto della
Chiesa ricevette da altri Papi, ram-
menteremo qui soltanto, eh' esso va
di molto debitore a Guido d' Arez-
zo, che si dice inventore anche del
canto chiamato falso bordone^ usato
nella Cappella Pontifìcia, che è una
unione di consonanze, con qualche
legatura di note musicali , sebbene
non manchino quelli, che asserisco-
no aver acquistato un tal nome dal-
l'idioma francese, e mentre i Pon-
tefici risiedevano in Avignone. Po-
co a poco avendo il canto ecolesia-
siastico cambiato i modi antichi, ed
essendosi introdotto nelle chiese una
musica non adatta alla santità del
luogo, pensò Marcello II, nel i555,
di abolirla nelle sacre funzioni , e
l'avrebbe fatto, se Gio. Pier Luigi
da Palestrina non ne avesse riformato
lo stile, riducendolo a vero ecclesia-
stico, e tale da seguitarsi ancora. Or
dunque l'attuale; canto nelle Cappelle
Pontificie, esclusa qualunque specie
i4^i CAP
{1i sti'iiDìcnti, è precisamente quello,
secondo le teorie di s. Gregorio, di
Guido, e del Palestrina, canto che
'fonila l'ammirazione di tutte le na-
zioni , e il principale ornamento del-
le sacre funzioni, per la gravità e ar-
monia delle composizioni.
H cerimoniale dell'uffiziatura quo-
tidiana feritile^ e comune, che han-
no eseguito nel palazzo apostolico
t cappellani cantori Pontifìcii da
tempo immeJDoraÌ3Ìle fino alla metà
del Pontificato di Pio YI, cioè fi-
no circa il 1788, era il seguente:
Alle ore sette e mezzo, uno dei
chierici della cappella (che perciò
furono detti chierici campanari)
suonava la campanella di palazzo
per un quarto d' ora. Al terminare
il «uono, i cappellani cantori vestili
di colta erano pronti in cappella,
disposti in due ale ai banconi dei
Cardinali. Un tenore ebdomadario
si poneva la stola al collo, ed in-
tuonava r uffizio divino, ec, e quin-
di si cantava la messa. Il più da
notarsi era , che si poneva sempre
uno sgabello accanto al bancone dei
Cardinali diaconi , precisamente a-
vanti il pulpito j incontro al trono,
e questo sgabello eia pel Papa, se
interveniva a recitare l'uffizio divi-
no coi cappellani cantori, come so-
levano spesso fare nel secolo de-
corso, Clemente XI, Benedetto XIV,
Clementt; XI li e XIV, per non di-
re dei più antichi, i quali interve-
nivano quotidianamente, e sedevano
al detto sgabello, e rispondevano coi
cappellani cantori ali' intonazione
del tenore ebdomadario. Da questa
costumanza ne discendeva un'altra
simile. Solevano i Sommi Pontefici
fino a Clemente XIV, per io più
il sabbato, ed anche in altri giorni
per le novene delia beatissima Ver-
gine, recarsi a recitale le litanie tino
CAP
alla chiesa di s. Maria della Vitto-
ria, o alla chiesa di s. Maria degli
Angeh,se abitavano al Quirinale, ov-
vero in quella di s. Maria delle Gra-
zie se risiedevano al Vaticano, od
altrove. Intervenivano sempre i cap-
pellani cantori di settimana; ed il
tenore ebdomadario ponevasi la stola
al collo, intuonava le preci, e reci-
tava le orazioni, rispondendo il Papa
unitamente agli altri.
Vi sono inoltre come ministri del-
le Cappelle Pontifìcie, ed inservienti
ad esse, i cappellani comuni (P^edi),
che esercitano l' uffizio di accoliti ce-
roferarii, quando non tocca a sup-
plirvi a' prelati votanti. Come an-
cora due chierici sono destinati in
servigio delle Cappelle, con parecchi
soprannumerarii, che vestono in esse
sottana paonazza , con collare e fa-
scia simile e cotta, mentre nelle so-
lennità assumono la sottana di saja
rossa, come i cerimonieri Pontificii,
ma allora senza fascia. Dell' eserci-
zio poi, e delle attribuzioni, che loro
spettano , si parlerà in progresso di
quest'articolo, ove si vedrà, che ad essi
spetta l'ornare l'altare^ invigilare sul-
le candele accese, ed accendere quelle
delle funzioni ed esequie a chi vengo-
no dispensate, prepaiare la credenza,
il genuflessorio del Papa collo sgabello
ed i cuscini il faldistorio pel celebran-
te, portare le ampolle all'altare, aver
cura del turibolo, e somministrare
o ritirare i paramenti, il messale, e
i Hbri dell' epistole, e degli evange-
li, ec. 11 sagrista Landucci nelld
sua opera sulle Cappelle Pontificie^
tom. I, cap. 4? 5 riporta altre no-
tizie, che li riguarda, e gli emolu-
menti e propine, che loro apparten-
gono. In mancanza poi dei maestri
delle cerimonie, e chierici della cap-
pella, essi suppliscono agU uffizii dei
medesimi. Abbiamo dal Bouanni ,
Gerarchia p. 49^ > ^^^ * cKierìci
della Cappella Pontificia anticamen-
te si t'hianiavano clerici campana-
ruin, benché nelle Cappelle Papali
mai si adoperarono né il campanello,
ne le campane ( Vedi). Forse ven-
nero ex)sì ajìpellati, come abbiamo
detto, peidiè snona vano la campa-
nella quando davano il segno del-
l' ntìlzio quotidiano a' cantori Pon-
tillcii, nello stesso tempo, che si da-
■va un tal segno al clero della ba-
silica vaticana; ovvero perchè quan-
do il Pontefice viaggiava , precedu-
to dalla ss. Eucaristia, era loro uf-
ficio suonare il campanello per in-
vitare il popolo ad adorare il ss.
Sacramento, come leggesi in un an-
tico cerimoniale d'Avignone ; e quan-
do in tal circostanza accompagnava-
no il ss. Sacramento , vestivano di
rosso, e siccome almeno uno di essi
doveva essere sacerdote, a questo in-
combeva ti'asferirlo dal cavallo su
cui era portato, all'altare, venendo
circondato lo stesso cavallo con lu-
mi entro lanterne.
Finalmente, oltre gli addetti alle
Cappelle Pontifìcie, di cui si farà
menzione ai paragrafi IX e X, evvi
anche f accenditore delle torcie nel-
le messe e funzioni, e delle candele
degli otto candellieri, che stanno sulla
balaustra , o cancellata delle Cap-
pelle Palatine, e sulla balaustra del-
l'altare Papale nelle basiliche pe' so-
lenni Pontificali ; il quale inservien-
te veste con collare e sottana di saja
paonazza, e con fascia di seta di simil
colore.
E però da avvertirsi, che le can-
dele della balaustra sono di cei'a
bianca o gialla, secondo quelle del-
l'altare, e si accendono o smorzano
quando si fa altrettanto alle mede-
sime. Se celebra il Papa, o vcspe-
lo Pontificale, o Pontificale, od an-
CAP i47
che la messa bassa nella mattina del
Corpus Domini, nelle Cappelle Pa-
latine, si accendono otto candele po-
ste sui detti candellieri; sei in tutte
le altre funzioni de' vesperi, mattu-
tini ec, e quando celebra la messa
mi Cardinale, o un patriarca, men-
tre sole quattio si accendono quando
celebrano gli arcivescovi e i vescovi,
benché assistenti al Pontificio so-
glio. Anticamente sui detti candel-
lieri, in vece di candele si ponevano
le torcie, come riportano il Bonan-
ni citato a p. 492 , ed altri autori*
§ V. Elenco delle Cappelle ordi^
narie, cioè vesperi, matliitinij mes-
se e Pontificali, che si celebrano
nel decorso dell'anno^ dal Papa,
in epoche fisse, comprese le pro-
cessioni^ ed altre funzioni.
Dal numero d' ordine si potrà
rinvenire la descrizione d' ognuna
al § X : delle altre Cappelle poi non
ordinarie, che si celebrano in tempi
determinati, ed anco indeterminati,
e di quelle straordinarie si, ti*atterà
al seguente paragrafo VI.
I. Cappella della Circoncisione.
1. Vespero dell'Epifania.
3. Cappella dell' Epifania.
4. Festa della Cattedra di s. Pietro.
o. Festività della Purificazione, con
lienedizione, distribuzione e pro-
cessione delle candele, e Te Deuni
dopo la messa.
6. Primo giorno di quaresima, con
distribuzione delle ceneri.
7. Prima domenica di quaresima.
8. Seconda domenica di quaresima*
9. Terza domenica di quaresima.
10. Quarta domenica di quaresima,
con benedizione della Rosa d'oro.
I I . Quinta domenica di quaresima.
12. Domenica ultima di quaresima,
i48 GAP
con benedizione, distribuzione, e
processione delle palme.
i3. Mattutino del mercordì santo, e
notizie come diversi degli ultimi
Papi celebrarono le funzioni della
settimana santa.
14. Messa del giovedì santo, reposi-
zione del Sepolcro, solenne be-
nedizione, lavanda e pranzo de-
gli apostoli; nonché pranzo dei
Cardinali, e mattutino delle te-
nebre.
i5. Venerdì santo; funzioni della
mattina, cioè messa de' Presan-
tifìcati, sermone, adorazione del-
la Croce, processione del sepolcro,
termine della messa , e vespero,
non che pranzo de' Cardinali, mat-
tutino delle tenebre nel giorno ,
dopo il quale il Papa col sacro
Collegio si reca nella basilica va-
ticana a venerare le reliquie.
16. Sabbato santo; diverse funzio-
ni proprie di questo giorno, mes-
sa, e canto del vespero.
17. Pontificale di Pasqua di risur-
rezione, e solenne benedizione.
18. Messa della Cappella della se-
conda festa di Pasqua.
19. Messa della Cappella della ter-
za festa di Pasqua.
20. Messa del sabbato ìa Albis, e
distribuzione degli Jgnus Dei be-
nedetti, se ne ricorre la funzione.
21. Vespero dell'Ascensione.
22. Cappella dell'Ascensione con so-
lenne benedizione.
23. Vespero di Pentecoste.
24. Cappella di Pentecoste.
25. Vespero della festa della ss.
Trinità.
26. Cappella della ss. Trinità.
27. Vespero del Corpus Domìni.
28. Messa bassa, e solenne proces-
sione del Corpus Domini. Inter-
vento del Papa, e del sacro Col-
legio alle processioni, che nella ot-
CAP
tava di tal festa celebrano le ba-
siliche lateranense e vaticana, cioè
nella domenica la prima, e nel
giovedì la seconda.
29. Cappella di s. Giovanni Battista.
So. Vespero Pontificale per la festi-
vità de'ss. Pietro e Paolo.
3 1 . Pontificale per la detta solen-
nità.
32. Cappella per 1' Assunzione di
Maria Vergine, con solenne be-
nedizione.
33. Cappella della Natività della b.
Vergine.
34. Vespero d'Ognissanti.
35. Cappella d'Ognissanti.
36. Mattutino de' morti.
37. Anniversario de'fedeh defunti.
38. Anniversario pei Sommi Pon-
tefici defunti.
39. Cappella di s. Carlo Borromeo.
40. Anniversario de'Cardinali di S.B.
Chiesa, defunti.
4i. Cappella della prima domenica
dell' avvento , ed incominciamento
del giro delle quaranta ore, colla
esposizione del ss. Sacramento,
nella Cappella Paolina del Va-
ticano.
42. Cappella della Concezione, seppu-
re non cade dopo la seguente.
43. Cappella della seconda domeni-
ca dell'avvento.
44- Cappella della terza domenica
dell'avvento.
45. Cappella della quarta domenica
dell'avvento.
46. Vigilia del s. Natale, cioè ves-
pero pontificale, mattutino della
notte, benedizione del cappello e
stocco, e messa.
47- Pontificale della solennità del
santo Natale.
48. Cappella della seconda festa del
santo Natale.
49. Cappella della terza festa.
50. Vespero della festa della Cir-
GAP
concisione, dopo il quale il Pa-
pa col sagro Collegio suole inter-
venire al solenne Te Deuni nella
chiesa di Gesù.
§ VI. Notizie delle Cappelle, e sa-
gre funzioni mobili e straordina-
rie, che celebransi annualmente,
e in altri tempi e circostanze.
Cappelle mobili annuali.
I. Cappella dell'Annunziata,
a. Di s. Filippo.
3. Anniversario della a'eazione del
Papa.
4. Anniversario della coronazione del
Papa.
5. Anniversario dell'ultimo Papa de-
fonto, e de' Cardinali al Papa che
li creò, cui talvolta interviene il
Pontefice vivente.
I. Cappella Papale, che si tiene
nella chiesa di s. Maria sopra
Minerva , per la festa della ss.
Annunziata , a^ i5 marzo, e se
cade nella settimana santa, si ce-
lebra nella domenica in Albis.
Il Pontefice col consueto abito,
e con scarpe, e mozzetla di velluto
l'osso, filettata d' armellini, colla stola
di raso di egual colore, si reca in
questa Cappella con treno nobile det-
to semipubblico, avendo seco in car-
rozza due Cardinali. Smonta alla por-
teria della chiesa, essendo nella piazza
schierata la milizia. Viene ricevuto dal
Cardinal più degno, e dal p. gene-
rale dell'Ordine de' predicatori, alla
lesta de' suoi religiosi del contiguo
convento, e trova in sagrestia riunito
il sagro Collegio , che vi si è recato
col treno di carrozze, e di livree
di gala, in vesti, e cappe rosse, co-
me che sia quaresima. Dove però
CAP 149
il Papa non intervenisse, i Car-
dinali vanno direttamente a' propri
stalli. Vestitosi ivi il Pontefice di pi-
viale bianco, e col triregno in capojÉ^,
è preceduto dalla processione di tut-^
ti quelli , che hanno luogo nelle
Cappelle. Ascende quindi in sedia ge-
statoria co'due flabelli ai lati, e ne di-
scende per adorare il ss. Sagramento
esposto nella cappella di s. Domenico.
Ciò fatto risale in sedia , e giunto
avanti l'altare maggiore, torna a di-
scendere, per incominciare la messa,
che viene cantata dal Cardinale ti-
tolare della chiesa co' paramenti bian-
chi. La coltre del trono, e la col trina
della sedia sono di lama d'argento, coi
ricami di fiori d* oro, siccome si de-
scrive al § IX, Osservazioni, ec.
La Cappella si regola nel solito mo-
do ; dopo Toffertorio si canta il mot-
tetto. Ne timeas Maria, e se que^
sta festività cadesse in quaresima,
dopo r epistola evvi il graduale , e
poi il tratto, e all' offertorio il mot-
tetto Suscipe Verhum. Cantandosi
il Credo alle parole Et incarnatus
est etc, tutti genuflettono a motivo
del mistero, che si celebra in quel
giorno, mentre nelle altre Cappelle
ciò si fa dai soli ministri, che stanno
in piedi, chinando gli altri soltanto
il capo. Altrettanto si pratica nella
messa della notte , e nella mattina
di Natale. Non essendovi sermone,
finita la messa il celebrante pubbli-
ca r indulgenza di trent' anni con-
cessa dal Papa tanto agli assistenti,
che al popolo presente. Quindi i
deputati dell' arcicon fraternità della
ss. Annunziata (P^edi), accompagnati
dai maestri di cerimonie, ricevono
in bacili d' argento l'oblazione solita,
che fa il Papa di cento scudi d'oro
entro una borsa , che anticamente
consegnava uno de' deputati del mon-
te di pietà, e che ora si consegna dal
i^o GAP
tesoriere , per mezzo d' un cerimo-
niere. Raccolgono que' deputati e-
gualmente con bacili, le oblazioni
de' Cardinali, ognuno dei quali, ben-
ché non intervenga, dà uno scudo
d'oro, a vantaggio delle copiose do-
tazioni dispensate per tal festa dal
sodalizio. Indi gli stessi deputati ac-
compagnano a baciare il piede al
Papa sedente in trono, alcune donzelle
ammantate di bianco , con candela
accesa in mano, e con corona in
testa, per significare essere parte di
quelle, che ricevettero la dote per
monacare. I deputati pei primi ba-
ciano il piede; e in questo tempo
il Cardinal protettore si pone a se-
dere sul ripiano del trono nel luo-
go, ove suol sedere il Cardinal pri-
mo prete. Terminata anche questa
cerimonia, il Papa , collo stesso ac-
compagnamento, viene portato in
sedia gestatoria, co' flabelli, nella sa-
grestia, ove spogliato de' sagi-i para-
menti , ascende in carrozza , ed ac-
compagnato dal Cardinale più de-
gno, e coi due Cardinali coi quali
erasi condotto alla chiesa , fa ritorno
alla sua residenza. Se non intervie-
ne il Pontefice, le dette donzelle
baciano genuflesse la porpora del
Cardinale più degno.
Abbiamo che Clemente XIV, nel
1772, stante la dirotta pioggia, tras-
ferì la Cappella, e la solenne caval-
cata dal mercoledì alla domenica, e
che Clemente XIII, nel i75g. Cle-
mente XIV, nel 1772, e Leone XII,
a' nostri giorni , celebrando questa
Cappella nella quarta domenica di
quaresima, benediiono la Rosa d'oro
nella sagrestia della chiesa della Mi-
nerva, e la portarono in mano sulla
sedia gestatoria, sì nell'andata, che
nel i^itorno all'altare, sul quale la
fecero esporre.
Questa Cappella in onore della
CAP
ss. Annimziata ebbe origine da Eu-
genio IV , che pel primo celebrolla
nella detta chiesa di s. Maria sopra
Minei'va, nella cui sagrestia era stato
eletto Pontefice, a' 3 marzo i43i.
1 successori di lui continuarono a
celebrarla , come afferma Paride de
Grassis nel suo Diario de' 11 apri-
le i5ro.
Nel i486 cadde questa festa nel
sabbato santo, onde Innocenzo Vili
la trasferì ai 28 dello stesso mese
di marzo, cioè al martedì di Pasqua,
nel qual dì fece vacare la Cappella
nel palazzo apostolico, affinchè i Cav-
dinali , per ie loro istanze, e per
quelle della compagnia dell'Annun-
ziata, potessero andare ad assistere
alla solennità nella chiesa della Mi-
nerva, come riporta il cerimoniere
Gio. Burcardo nel diario di tal an-
no. In quello poi del 1488 aggiun-
ge, che lo stesso Innocenzo \III si
recò col sagro Collegio in solenne
cavalcata alla predetta chiesa , ove,
dopo aver assistito alla messa can-
tata, si fece la distribuzione dell'ele-
mosina , e della borsa alle zitelle,
cioè la dote per agevolare il loro
stato , ed una borsetta con entro
trentatre paoli per l' abito di lana
bianca, velo, guanti e scarpe di egual
colore. Non si dee qui tacei'e, che
sino agli ultimi tempi , tutte le zi-
telle, le quali avessero ricevuto dal
sodalizio il sussidio dotale, prima di
tal Cappella si riunivano neh' ora-
torio dell'arciconfraternita tutte am-
mantate, e precedute dai pp. dome-
nicani , ed accompagnate dai depu-
tati, andavano processionalmente in
chiesa, ove dopo la messa, baciava-
no il gradino del trono del Papa ,
premessa la genuflessione, mentre le
monacande venivano ammesse dal
Pontefice al bacio del piede. Alcuna
volta il medesimo Pontefice distri-
GAP
hxji scflenle in trono i brovofH delle
doti alle zitelle, ed anclie allora sul
ripiano di esso sedeva il Cardinal pro-
tettore dell' areiconfraternita. wSino al
Pontificato di Pio VI , il Papa si
recava a questa cappella con solen-
nissima cavalcata, di cui daremo il
seguente cenno.
Precedevano alcune coppie di ca-
valieggieri con aste in mano , ve-
stiti di casacche di parmo cremisi
trinate d'oro, con cimieri e pennac-
chi bianchi e rossi , per rimuove-
re dalle strade ogni ostacolo al pas-
saggio della cavalcata. Seguivano due
cavalieri della guardia chiamata Z/^/z-
cie spezzate^ con armatura di ferro
dorata, mentre due o quattro di essi
invigilando sul buon ordine, percor-
revano la cavalcata avanti, e dietro.
Appresso venivano il foriere maggio-
re, ed il cavallerizzo maggiore Pon-
tificio con abiti di città, col man-
tello nero guarnito di merletti ne-
ri, e due sopraintendenti alle scu-
derie del Papa. Quindi succedeva-^
no, due a due, i camerieri dei
Cardinali colle valigie , fregiate del-
lo stemma gentilizio de' loro pa-
droni , e colle mazze d' argento dei
medesimi. Proseguivano i gentiluo-
mini de' principi, degli amljasciatori
e de* Cardinali, ognuno de' quali ne
mandavano due in abito lungo se
erano abbati, o in abito da città, se se-
colari. Indi venivano il sarto, il fornaio,
il barbiere e il custode de' giardini
Pontifìcii con cappotti o casacche di
panno rosso. Dopo di essi gli scu-
dieri del Papa vestiti di abito e cap-
puccio piegato, di colore rosso. Poi
dodici mule, o chinee bianche una
dopo r altra, bardate aju gualdrap-
pa di velluto cremisi ricamate, e gui-
date a mano da un garzcnie della
scuderia Pontificia in casacca di pan-
no rosso, e due lettighe di velluto
CAI
r j
cremisi ricamate d' oio pollale da
due mule bianche, con coperta rossa
a trine d' oro. In appresw il mae-
stro di stalla , in collare con abit
nerOj e quattro trombetti di ca vai-
leggieri suonando le trombe. Veni-
vano poi i camerieri extra, vestiti
di cappe rosse con cappuccio , indi
gli aiutanti di camera del Papa con
cappe rosse , e cappuccio ornato di
pelli bianche d'armellini. In seguito
incedevano monsignor fiscale, e mon-
signor commissario generale della
camera apostolica in abito e cappuc-
cio paonazzo; i cappellani comuni e
segreti in vesti rosso e cappuccio
con armellini, gli avvocati concisto-
riali in abito paonazzo e cappuccio
con pelli di armellini, i cavalieri ro-
mani, i camerieri d' onore di spada
e cappa, i prelati di mantellone, cioè
i camerieri d' onore, i camerieri se-
greti di spada e cappa, i camerieri
segreti di mantellone, il baronaggio
romano, i duchi, ed i principi a cop-
pia in abito di città sopra cavalli
riccamente bardati, coi paggi a piedi
preceduti dai loro staffieri in livree
di gala, e dai decani in abito nera
e collare. Seguivano di poi quattro
camerieri segreti de' piit anziani, con
altrettanti cappelli Pontificali di vel-
luto cremisi sulle aste, e il capitano
della guardia svizzera, circondato da
quattro svizzeri con elmo, armatura
di ferro, ed alabarda sulla spalla.
Continuavasi la cavalcata dalla pre-
latura, cogli abbreviatori cii [mu-oo
maggiore in rocchetto, nuuitelletla,
e cappuccio sulle spalle, coperti di
cappello semipontifieale, sopra mule
bardate di color paonazzo; poi i vo-
tanti di segnatm-a, i chierici di ca-
mera, il p. maestro del sagro pji-
lazzo col suo abito domenicano, col
penultimo uditore dì Ilota, e gli al-
tri uditori di Rota coi loro gran man-
132 C4P
teìli, cappucci e cappelli Pontificali,
sopra mule bardate di color paonaz-
zo. Venivano quindi l'ambasciatore
di Bologna in rubbone di velluto ne-
ro, il governatore di Roma alla de-
stra del principe assistente al soglio,
servito da due paggi, dal decano e
da' suoi staffieri ; poi tre maestri di
cerimonie con mantelloni, cappucci,
e cappelli semipontiflcali. Poscia ap-
pariva la croce Papale, portata
dall' ultimo uditore di Rota, vestito
come gli altri suoi colleglli, in mez-
zo a due maestri ostiarii virga vu-
hea, a cui succedevano i parafrenie-
ri Pontificii colla spada al fianco, in
abito di velluto rosso centra tagliato,
e gli svizzeri con alabarde. In mezzo
incedeva il Sommo Pontefice vesti-
to di sottana, fascia, falda, rocchetto,
coll^ stola preziosa di raso color ru-
bino tutta ornata di perle di varie
grandezze a disegno, collo stemma
di Gregorio XV, e col cappello Pon-
tificale sopra il camauro rosso, in
ricca sedia scoperta, ovvero sopra
cavallo bianco, bardato magnifica-
mente di velluto cremisi a trine d' o-
ro. Il cavallo era guidato (sino al-
la metà della piazza di s. Pietro (se
il Pontefice abitava il palazzo vati-
cano, e fino alla metà della piazza
quirinale se dimorava in quel palaz-
zo) dal principe assistente al soglio,
e poi dai conservatori di Roma, e
dal priore de' caporioni, vestiti coi
rubboni d' oro ; che se il Papa an-
dava in sedia scoperta, procedevano
appresso l'ambasciatore di Bologna
a cavallo.
Veniva poscia un famigliare Pon-
tificio, recante un velo cremisi con
merletto d'oro, entro cui eranvi i
guanti ed altro cappello Pontificale;
i maestri delle strade in rubbone
nero , alcuni cavalieri della guardia
delle lancie spezzate, e i mazzieri
GAP
colle mazze d'argento, oltre altri sei
mazzieri, che cavalcavano per vigila-
re al buon ordine della cavalcata.
Seguivano i cursori Pontificii in so-
prana paonazza, il decano e sotto-
decano Pontificio in abiti neri por-
tando ambedue l' ombrellino aperto,
e la saccoccia per le suppliche ; sei
svizzeri cogli spadoni sguainati sulle
spalle; il custode generale delle ve-
sti (carica, che ora si riunisce nel
primo aiutante di camera), e gli sco-
patori segreti col solito servizio. Ap-
presso, quando il Papa cavalcava, era vi
la sua sedia Pontificia scoperta, tira-
ta da due muli con finimenti di vellu-
to cremisi ricamati ad oro, poscia
veniva la sedia a mano coperta di
velluto cremisi, detta portantina o let-
tiga. Succedeva il maestro di came-
ra in rocchetto, mantelletta, e cap-
pello in testa, sopra mula bardata
di color paonazzo, fra due camerie-
ri segreti vestiti colle cappe rosse e
pelli di armellino, e dopo di essi il
medico Pontificio^ ed il caudatario.
Veniva immediatamente il sagro
Collegio de' Cardinali a due a due,
coir ordine solito di anzianità, con
cappe, e cappelli rossi in testa (ben-
ché la festività cadesse in quaresima)
sopra mule riccamente bardate di
rosso, con ornamenti di metallo do-
rato, preceduti da due servitori con
bastoni in mano, fregiati dello stem-
ma di cadaun Cardinale, e da tut-
ti gli altri loro staffieri in livrea di
gala. Succedevano i patriarchi, gli
arcivescovi, i vescovi assistenti al so-
glio Pontificio, i monsignori uditore
della camera, tesoriere e maggiordo-
mo, e i protonotarii apostolici tutti
con gran mantelli, cappucci, e cappelli
PontificaU, sopra mule bardate di pao-
nazzo, e con finimenti dorati. Final-
mente venivano gli arcivescovi, e ve-
scovi non assistenti , i referendari di
CAP
segnatura vestiti di rocclietto, man-
lelìelta, e cappello scmipontifìcale,
sopra mule bardate di paonazzo.
Poscia seguiva la carrozza nobile
del Pontefice coperta di velluto cre-
misi, e fregiata di ricchi, e nobili
lavori d'oro, tirata da sei cavalli
bianclii. Presso la carrozza cavalca-
vano due trombetti de' cavalleggieri
seguiti dai quattro capitani di tal
guardia sontuosamente vestiti, pre-
ceduti però da altrettanti paggi a
cavallo riccamente vestiti, ed aventi
in mano la lancia e l'elmo de' me-
desimi capitani. In mezzo di questi
prendeva luogo il vessillifero di s.
Chiesa, con bandiera spiegata. Dopo
la compagnia di cavalleggieri, pro-
cedeva quella delle corazze col pro-
piio capitano, ed uffiziale alla lesta,
preceduti dalle trombe e dai timpa-
ni, chiudendo l'ordine della cavalca-
la, che riusciva veramente splendi-
da e maestosa, tutta la fanteria Pon-
tifìcia del battaglione de^ rossi.
Se però il Papa non cavalcava,
ma ascendeva in carrozza, allora l'ac-
compagnamento era diverso, giacché
non intervenendo con tal treno i
Cardinali, che recavansi direttamen-
te da per loro alla chiesa predetta di
s. Maria sopra Minerva, non avea luo-
go la cavalcala dei gentiluomini, ne
dei loro camerieri. Mancavano an-
che i principi, fuori di uno dei due
principi assistenti al soglio (alternan-
do il Colonna, e 1' Orsini), che ca-
valcava vicino al governatore di
Roma, e dentro le due ale della
guardia svizzera, ed avanti la carrozza
tiel Pajìa, che seco conduceva due
Cardinali in rocclietto, mozzelta, man-
lelletta e berrcitta. Conduceva in tal
modo il Pontefice per ordine di an-
zianità, tutti i Cardinali nelle varie
])ubl)liche funzioni, e, terminato il
turno, chiamava a suo beneplacito i
CAP ,>3
Cardinali palatini, od altri. Tutta la
prelatura cavalcava dopo tal carioz-
za in rocchetto e mantelletta, con
cappello usuale o puntato, coli' ordi-
ne suddescritto, meno i patriarchi,
arcivescovi, e vescovi, che non v'in-
tervenivano. Seguiva la guardia dei
cavalleggieri, ma coi capitani vestiti
in abito nero, senza paggi, e senza
il vessillifero: però interveniva la
compagnia delle corazze. Seguivano
da ultimo le due prime carrozze
dei Cardinali, che accompagnavano il
Papa.
Nella prima andavano i due mae-
stri di camera, e i due coppieri o
gentiluomini colle berrette Cardina-
lizie de' loro padroni, e nella secon-
da gli altri gentiluomini. Succedeva
la carrozza nobile a coda del prin-
cipe assistente al soglio col suo mae-
stro di camera e gentiluomo, e poi
le altre carrozze de' due suddetti Por-
porati, coi loro caudatari, cappellani,
e camerieri.
La strada, per cui passava il Pa-
pa, tanto se cavalcava, che se an-
dava in carrozza, che è quella cui
oggidì percorrono i Pontefici nel re-
carsi a questa Cappella col treno no-
bile, che si compone come descrive-
si al § YIII , abitando al palazzo
vaticano, era per Borgo, ponte s. An-
gelo , banchi, e strada papale. Pas-
sato s. Andrea della Valle, voltava
la cavalcata dicontro al palazzo Ori-
go, e per santa Chiara, ove il Ponte-
fice trovava avanti all' oratorio del-
l'arciconfraternita della ss. Annunzia-
ta i deputati di essa schierati , quin-
di giungeva sulla piazza della Mi-
nerva. Se poi il Pontehce risiedeva
al palazzo quirinale, la cavalcata ed
il treno passava per la via di Ma-
gnanapoli , per le tre Cannelle, per
s. Romualdo, piazza del (iesìi , Ce-
sarini, palazzo Origo, e s. Chiara,
i54 CAI»
che è pure la strada, la quale si fa
ngi^idì allorquando il Papa dal Quiri-
nale recasi ad assistere a questa
Cappella.
Giunto pertanto il sommo Pon-
tefice sulla piazza della Minerva,
discendeva dal cavallo innanzi la
porta principale della chiesa, ed era
ricevuto dai Cardinali, che non avea-
no cavalcato , i quali vestiti colle
cappe losse si trovavano schierati
all'ingresso della medesima. Perve-
nuto il Papa alla soglia della porta,
genufletteva sopra un cuscino ivi
collocato su d' un tappeto , e il
Cardinal titolare, o in assenza del
medesimo il piìi antico, o, più de-
gno de' Cardinali preti, gli dava a
baciare la croce. Alzatosi in piedi,
il medesimo Cardinale gli presenta-
va il cucchiarino per porre l' incen-
so nel turibolo , sostenuto da un
cerimoniere genuflesso. Presentatosi
indi al Papa l' aspersorio, egli si
segnava prima la fronte, e poi a-
spergeva coU'acqua benedetta i Car-
dinali , ed altri entro la chiesa ,
poi rivolgendosi anche ad asperge-
re quei, eh' erano fuori, restituiva
l'aspersorio al predetto Cardinale, il
quale indi incensava il Pontefice ,
che entrato in chiesa, ed orato bre-
vemente all'altare di s. Domenico,
al ss. Sagramento esposto , passava
nella sagrestia a vestirsi de' sagri
paramenti. Altrettanto, quando avea
luogo la cavalcata, si praticava per
le Cappelle di s. Filippo, della Na-
tività, e di s. Carlo alle chiese
rispettive mentre del treno nobile o
semipubblico col quale ad esse, ed a
questa dell'Annunziata, vanno oggi-
dì i Pontefici, si tratta al citato § Vili.
Si è detto, che quando questa festa ca-
de nella settimana santa, si traspor-
ta per solito alla domenica in Àlbis,
sebbene Pio VI, nel 1788, si re-
CAP
casse alla chiesa della Minerva per
celebrarla nella terza festa di Pasqua,
per cui non vi fu allora Cappella
nel palazzo apostolico. Cadendo la
festività nel giovedì, e venerdì san-
to, al § X, num. i4 e i5, in cui
si parla di tali giorni, è pur detto
quanto viene praticato per riguardo
alla messa.
2. Cappella Papale j che sì tiene
nella chiesa di s. Maria in Val-
li cella ^ chiamata volgarmente la
chiesa Nuova, a 26 maggio, per
la festa di s. Filippo Neri, Cap-
pella che ha luogo nel dì seguen-
te, se cade la celebrazione de
qualche solennità in tal giorno^
come dell' Ascensione, Penteco-
ste, ec.
Anche in questa Cappella il Pa-
pa si reca con treno nobile, o semi-
pubblico, vestito di scarpe, e moz-
zetta di seta di raso rosso, e di si-
mile stola con due Cardinali in car-
rozza, non avendo più luogo la so-
lenne cavalcata , in cui prati cavasi
ciò, che si accennò nella precedente
Cappella, alla quale, come in questa,
si recano i Cardinali col treno di
carrozze e di livree di gala, con
vesti , cappe , e tult' altro rosso.
Scende il Papa dalla carrozza al-
la porteria della chiesa , nella cui
piazza è schierata la truppa , ri-
cevuto dal Cardinal decano, ovve-
ro dal più degno, e dal superiore,
dai padri della congregazione del-
l'Oratorio , detti Filippini [Vedi),
co' quali passa nel loro oratorio, ove
trovaci Cardinali ad attenderlo in
cappa. Quivi assunto il piviale bian-
co, e la mitra di lama d'oio, sale
in sedia gestatoria, e preceduto dal
sagro Collegio, e da quelli che han-
CAF
no luogo nelle Cappelle, viene por-
lato fia i flabelli all' altare della
Cappella della nobile famiglia Spa-
da, tlediealo al santo Cardinale Car-
lo Borromeo, ove è stato preeeden-
temente esposto il ss. Sagramento.
Ivi fa nna breve orazione , e poi
risale nella detta sedia, donde torna
a discendere avanti T altare princi-
pale , ove, dopo aver orato nel suo
gennflessorio , incomincia la messa
col Cardinale dell' ordine de' preti ,
vestilo de' paramenti bianchi , cui
tocca per turno a cantarla. Il resto
della funzione si regola come nelle
altre Cappelle, a cui assiste il Papa,
ed il mottetto dell' ofìèrtorio, De-
fick caro mea, è talora del Pisari.
Siccome poi non evvi discorso, ter-
minata che sia la messa, e datasi
dal Pontefice la benedizione, il Car-
dinal celebrante annunzia al popolo
l' indulgenza conceduta di trenta an-
ni. Talvolta i Pontefici, dopo esse-
re ritornati in sedia gestatoria e coi
flabelli al luogo ove presero i sagri
paramenti, licenziato il sagro Colle-
gio, passarono ad ascoltare una mes-
sa bassa nella sontuosa Cappella, o-
ve riposa il corpo di s. Filippo, de-
scritta dai Janningo e dal Bovio ,
ovvero in quella ove il santo abitò,
e poscia col medesimo treno fecero
ritorno al palazzo apostolico.
Abbiamo dai Diarii di Roma
del 171 8, che nella suddetta chiesa
di s. Maria in Vallicella, per la fe-
sta di s. Filippo, già si celebrava-
vano i secondi vcsperi coli' interven-
to de' Cardinali , e che nel 172 i
vi ebbe luogo nella mattina la Cap-
pella Cardinalizia (^Fedi), mentre
nella vigilia la chiesa era stata vi-
sitata da Innocenzo XIII, ricevuto
da molti Cardinali , secondo il co-
stume d'allora, in cui quando il Pa-
pa recavasi a visitale qualche chie-
C A P ,, -yj
sa, sì trovavano molti Cardinali i
riceverlo. Nel 1722, si celebiò nuo
vamente nel dì della festa Cappcll »
Cardinalizia, ed Innocenzo XI lì, nel
dopo pranzo , si recò a venerare il
santo, che Roma appella il suo apo-
stolo ; ma solo al Pontefice Bene-
detto XIII, suo degno successore
immediato, dobbiamo l'origine del-
l' attuale Cappella Papale , e della
solenne cavalcata , pe' seguenti mo-
tivi.
Benedetto XIII si riconobbe tre
volte debitore della vita, in tre dis-
grazie accadutegli, all'intercessione
di s. Filippo. iLa principale di quel-
le disgrazie si fu allorquando, nel
1688, nel suo arcivescovato di Be-
nevento, restò illeso dalle rovine del
terremoto, quantunque avesse vedu-
to morire sotto di esse, e nella me-
desima sua camera, il proprio gen-
tiluomo. Egli è perciò, che assunto
al Pontificato, ordinò che il giorno
16 maggio, in cui correva la festa
del santo, non solo divenisse di
precetto per Roma e pel suo distret-
to, ma che nella chiesa, ove riposa
il santo corpo, si dovesse celebrare
ogni anno dal Pontefice e dai Car-
dinaH Cappella Papale. La prima
fu da lui celebrata nel i7'28, sic-
come descrivesi nel n. 1687 de' ci-
tati Diarii di Roma. Nell'anno se-
guente i7'29, cadde la festa nel gio-
vedì dell'Ascensione, e fu trasporta-
ta la Cappella al sabbato, essendo
il Papa assente per la gita di Be-
nevento, che continuava a governa-
re come suo vescovo. Clemente XIll,
nel 1 7(3 'T, si recò a celebrare la
Cappella nella suddetta chiesa a' 27
maggio , perchè nel giorno prece-
dente, ricorreva la solennità di Pen-
tecoste ; ma nel 1 769 non Inter-
veìine il successore Clemente XIV,
perchè non era ancora coronalo.
nò
GAP
3. Cappella anniversaria della
creazione^ od elezione del Papa
regnante, che si celebra nella
Cappella Palaliiiaj ove risiede
il Pontefice.
1 Cardinali vi si recano in vesti,
e cappe e tutt' altro rosso, con due
carrozze, e servi colle livree di gala,
benché ciò cada nelle tempora, in
avvento , o quaresima ec. , meno
nella settimana santa, in cui devono
vestire di paonazzo. Il Papa vi si
conduce in manto o piviale bianco,
e mitra di lama d'oro. L'arazzo, o
quadro dell'altare, anticamente rap-
presentava Gesù Cristo, che confe-
risce a s. Pietro l'autorità di pascere
e governare il gregge cristiano, copia
del dipintore sanese Giuseppe Pas-
seri. Ma quello, che si espone og-
gidì, rappresenta il medesimo Re-
dentore, il quale comanda agli apo-
stoli di propagare il vangelo. La
coltre del trono, e la coltrina della
sedia è di lama d' argento co' fiori
d'oro, e il paliotto dell'altare è di
colore bianco. Canta messa , co' pa-
ramenti bianchi, il secondo Cardi-
nale creato dal Papa regnante, e
air offertorio si sogliono cantare i
mottetti Tu es Petrus j ovvero l'al-
tro Tu es Pastor ovium , ambedue
del Palestrina. Non essendovi il ser-
mone, dopo che il Papa al fine
della messa ha data la benedizione,
il celebrante pubblica 1' indulgenza
di trenta anni concessa agli astanti.
Dopo la Cappella, il Cardinal deca-
no, a nome del sagro Collegio, in
sagrestia fa al Papa gli augurii di
glorioso, e lungo Pontificato, me-
diante breve discorso, al quale ri-
sponde il Pontefice con espressioni
di gradimento. Questa Cappella, co-
me quella della coronazione, si ce-
CAP
le1)ia benché sia assente il Papa»
come avvenne nel Pontificato di
Benedetto XIII, allorquando andò
a Benevento , nonché sotto altri
Pontefici. Incontrandosi però l'an-
niversario della creazione di Cle-
mente XIII nel dì dell'ottava della
festa de' principi degli apostoli , in
cui si tiene Cappella Cardinalizia
nella basilica lateranense, in tutto
il suo Pontificato volle, che il sagro
Collegio intervenisse a quella della
creazione nel palazzo apostolico, e
nella detta basilica supplisse il capi-
tolo. Infausta fu l' ultima Cappella,
che celebrò a' i5 febbraio 1798,
Pio VI, dappoiché mentre egli assi-
steva nella Sistina alla Cappella del
XXII suo anniversario, fu sul Cam-
pidoglio dai francesi repubblicani
proclamata la libertà, e la nuova
repubblica tiberina, ed il commissa-
rio Halier si recò ad annunziare al
Papa, circondato dai Cardinali, che ^
il suo regno era finito. P^. Anni-
versario dell'elezione del Papa.
4. Cappella Anniversaria della
coronazione del Papa regnante,
che si celebra nella Cappella del
palazzo apostolico, dove abita il
Pontefice.
I Cardinali vi si recano con due
carrozze , co' domestici in livree di
gala, con abiti, cappe e tutt' altro
rosso in qualunque tempo; ma se
cadesse nella settimana santa (s'in-
tende nei giorni nei quali non siavi
Cappella, altrimenti si trasferisce
nella settimana in albis), usano, co-
me più sopra si disse, vesti, e cappe
paonazze, ed il Pontefice v' inter-
viene con piviale bianco, e triregno
in capo. Il quadro dell' altare è
quello medesimo della Cappella della
creazione, cioè la propagazione del
GAP
vangelo. Canta messa il primo Car-
dinale tatto dal regnante Pontefice,
chiamato prima creatura; ed all'of-
fertorio si canta il mottetto, In dia-
demate capitìs Aaron ec, di Felice
Anerio, ovvero, Jppavuil Doniìnus
Salomoni ec. , di Giuseppe Baini.
Compartitasi dal Papa la benedizio-
ne , viene pubblicata 1' indulgenza
dal Cardinal celebrante di trenta an-
ni, concessa agli astanti. Terminata
la Cappella, dopo che il Papa si è
spogliato in sagrestia, o camera dei
paramenti degli abiti sagri, il de-
cano del sagro Collegio , in nome
de' Cardinali suoi colleghi, rinnova
le felicitazioni per la conservazione,
e lunga vita del Sommo Pontefice,
il quale risponde con ringraziamenti ,
invocando 1' aiuto dell' Onnipotente
per ben governare la sua Chiesa.
IVon intervenendovi il Papa, vi so-
no esempii , che il Cardinal decano
si recasse nelle camere del Ponte-
fice, ad eseguire eguali felicitazioni.
Delle illuminazioni, fuochi artificiali,
ed altre dimostrazioni di gioia, che
si sogliono fare nell' anniversario
della coronazione, si tratta a que-
sto articolo , ove pure si riportano
analoghe notizie.
5. Cappella Papale per V anniver-
sario dell'ultimo Pontefice defon-
to j che celebrasi nella Cappella
del palazzo abitato dal Papa re-
gnante j e Cappella anniversaria
dell' esequie 3 che i Cardinali ce-
lebrano al Papaj che li creò.
Il Pontefice prò tempore suole
ogni anno far celebrare l'esequie al
suo immediato predecessore nel gior-
no anniversario della morte di lui,
recandovisi con stola paonazza e
piviale rosso, e mitra di lama di
argento , usandosi la quale sulla
CAP ,57.
mensa dell'altare non si pone al-
cuna mitra. I Cardinali poi vestono
abiti , e cappe di colore paonazzo.
11 quadro, o arazzo dell'altare, rap-
presenta il Salvatore, che risuscita
Lazzaro: tanto le candele dell'alta-
re, de'candellieri de' ceroferari , che
della cancellata o balaustrata, e le
torcie per l'elevazione, sono di cera
gialla. La coltre del trono è di seta
o ganzo d' oro paonazza , come lo
sono la coltrina della sedia, ed il pa-
liotto. La funzione è in tutto simile
a quella dell'anniversario de' fedeli
defònti, che descrivesi al n. 87 del
§ X. Avverte l' Adami , nelle sue
Osservazioni sul coro della Cap-
pella Pontificia pag. 1 52 , che es-
sa si regola a seconda se assiste, o
no il Pontefice, cantando messa coi
paramenti neri, la prima, o più
degna creatura elevata al Cardina-
lato dal Papa defonto, e facendo il
Pontefice vivente 1' assoluzione sul
catafalco, o tumulo, che al fine della
messa due accoHti pongono innanzi
al Pontificio trono.
Leggiamo poi nel Sestini , che
anticamente i Cardinali creati dal
Pontefice , a cui erano state cele-
brate queste esequie, dopo la Cap-
pella calavano nella basilica vatica-
na , se la Cappella era stata fatta
nella Sistina , e si recavano a far
orazione per la di lui anima, avanti
il suo deposito presso la cappella
del coro.
Cappella anniversaria delle esequie^
che nella Cappella del coro del-
la basilica vaticana, celebrano i
Cardinali al Pontefice defonto,
che li creò.
I Cardinali creature d'un Papa,
cioè quelli esaltati da un Pontefice
al Cardinalato, celebrano ogni anno,
I TS GAP
finché rimane superstite uno di lo-
ro , nel d\ anniversario della di lui
morte, solenni esequie, la cui spesa
ascende a circa scudi trecento, che
si pagano a parti eguali dai Cardi-
nali del medesimo collegio presenti
in Roma, onde l'ultimo superstite
supplisce all' intiera spesa, potendo-
•v'i , se vogliono , concorrervi anco
gli assenti. Il primo, o piii antico di
essi, fa le spese, ed invita i suoi
collcghi e gli altri Cardinali; inter-
venendovi sì gli uni , che gli altri
con una carrozza, in vesti, cappe
e tutto altro paonazzo. Sono rice-
vuti dallo stesso Cardinale, che ha
fatto l'invito, da cui poi vengono
ringraziati. I caudatarii incedono in
sottana e fascia di seta paonazza , e
ferrai uclone nero.
Canta messa un vescovo, il quale
per r invito che riceve, suole essere
un canonico della stessa basilica,
coli'assistenza dei ministri delle cap-
pelle Cardinalizie, ed altri della Cap-
pella Pontifìcia, erigendosi fuori del
coro un magnifico tumulo sovrastato
dal triregno, cogli stemmi del defonto
Pontefice, e circondato da molti can-
dellieri con candele di cera bianca,
del qual colore è tutta quella, che
adoperasi in questo funerale.
Suole il Papa regnante, come fe-
cero alcuni altri suoi predecessori,
intervenirvi alF improvviso , ma i
Cardinali non si muovono dalla
cappella del coro; è però incon-
trato alla porta dal Cardinal ar-
ciprete, e da parte del capitolo va-
ticano, che dipoi nella partenza ivi
lo accompagnano. Egli \i si reca in
sottana, fascia, rocchetto, mozzetta
e scarpe di panno, o cammellotto
rosso, secondo la stagione, colla stola
di simile colore, accompagnato dalla
sua camera segreta, e dalle guardie
nobjh, e svizzera. Adorato il ss. Sa-
CAP
gramento chiuso nel ciborio, nel
])assare innanzi alla tomba dei prin-»
cipi degli Apostoli, il Papa con tutta
la corte genuflette; giacche si legge
nel Diaiio mss. del cerimoniere Gio.
Paolo Mucan/io: » die io octobris
» I 'J94 conclusum fuit, quod Papa
» et alii genuflectere deberent in
" transeundo ante altare apostolo-
>i rum tam in basilica s. Petri,quam
?' in basilica s. Pauli, quia ibi sunt
>» dimidiata eorum corpora, sicuti
.'» eliam in basilica lateranensi ante
» capita dictorum apostolorum. Ita
» approbante Cardin. Gesualdo, et
•j magislris creremoniarum Paulo A-
» laleona. Guidone Prevosto, et Jo.
» Paulo Mucantio.
Giunto il Pontefice nella cappella
del coro, prende luogo nel primo
stallo canonicale, sotto di un pic-
colo baldacchino, ed è perciò che i
Cardinali occupano gli stalli de' be-
neficiati ; il maggiordomo, il maestro
di camera, l'elemosiniere, e il sa-
gri sta in abiti prelatizii prendono
luogo in quello de' beneficiati, e la
camera segreta in mantellone pao-
nazzo, cioè i camerieri segreti par-
tecipanti, i cappellani segreti, e gli
aiutanti di camera, siedono nei ban-
chi dalla parte del vangelo. I can-
tori sono quelli della basilica, e
mentre stanno per terminare il canto
del Dies ir ce ec, i cerimonieri Pon-
tifìcii, assistiti dagli accoliti cappel-
lani comuni, dispensano la torcia e
candela ai caudatari, la quale torcia
si accende al vangelo, al prefazio, e
per la solenne assoluzione, soireg-
gendo quella del Papa il cameriere
segreto coppiere: pel resto della
funzione non evvi niente di partico-
lare, e terminata che sia, il Papa
se ne parte col medesimo accompa-
gnamento, non avendo luogo più per
la sua venuta il ringraziamento al
CAP
sagro Collegio del Cardinale, che lo
ha invitato.
Non riuscirà discaro, che qui si
aggiunga, che essendo sepolto Inno-
cenzo X nella chiesa di s. Agnese
in piazza Navona, finché visse il
pronipote Cardinal Benedetto Pam-
lili, fece in essa celebrare anniver-
sarie esequie , invitandovi il sagro
Collegio. Benedetto XllI, nel 1725,
andò nella basilica vaticana, con mi-
tra di argento e piviale paonazzo, ad
assistere alle esequie anniversarie di
Clemente X, di cui era creatura, co-
me lo era il INIarescotti, che conta-
va cinquanta anni di Cardinalato,
cantandovi la messa il Cardinal
Altieri, pronipote del Papa defonto.
Dipoi tanto a Clemente X , e pri-
ma di lui ad Innocenzo X, ad Ur-
bani Vili, e poscia ad altri Pon-
telici defonti, dai rispettivi pronipoti,
benché non creati da essi Cardinali,
fiuono fatte celebrare nella basilica
vaticana le esequie anniversarie, con
invito del sagro Collegio; e siccome
Clemenle X\l fu tumulato nella sua
cappella entro la basilica lateranen-
se , ivi i Cardinali sue creature,
gliele celebravano. Ed il Cardinal
Portocarrero, nel i 7^9, prima crea-
tura di Benedetto XIV, stabilì alla
morte di questo, di fargli celebrare
anniversarie esequie, finché egli fosse
vissuto.
II. Cappelle e funzioni straor-
dinarie,
T. Funzioni dopo seguita l'elezio-
ne del nuovo Papa.
2. Coronazione e consagrazione del
Pontefice.
3. Possesso del Papa.
4. Morte del Pontefice , trasporto
del cadavere la sera del terzo gior-
no di sua morte dal Quirinale, o
CAP 1%
dall'appartamento vaticano alla Cap-'
pella Sistina , poi alla basilica vati-
cana e sua tumulazione.
5. Novendiali esequie pei defonti
Pontefici.
6. Cappella, che precede l'entra-
ta de' Cardinali in conclave.
7. Cappella per 1' esequie de' so-
vrani cattolici.
8. Cappella Papale per l'esequie
di un Cardinale defonto.
9. Funzioni dell' apertura, e chiu-
sura della Porta santa.
I o. Funzione e processione pe' giu-
bilei straordinaiii.
I f . Funzione e pontificale per la
canonizzazione.
12. Battesimo di ebrèi ed infe-
deH.
i3. Benedizione delle fascie.
i4- Altre diverse funzioni straor-
dinarie, che celebra il Sommo Pon-
tefice.
I. Funzione sagra, che si fa dopo
l'elezione del novello Pontefice,
nella Cappella Paolina del Qui'
rinaie, in quella Sistina, e nella
basilica vaticana.
Appena il Cardinal creato Papa
ha dato il suo consenso, vestito de-
gli abiti Pontificii, riceve da tutto
il sagro Collegio la prima adorazio-
ne ( P edi ) , indi si apre il concla-
ve, ed il nuovo Pontefice, quando
il conclave si faceva al Vaticano,
passava nella Cappella Sistina ve-
stito de'paramenli sagri, a ricevervi
la seconda adorazione. Celebrandosi
oi*a il conclave al palazzo quirinale,
i Pontefici novelli , dopo la detta
piima adorazione, si recano alla Si-
slina del Vaticano con treno nobile o
senjipubblico, accompagnati da due
Cardinali piìi degni, o nel medesinìo
giorno della loro elezione, o nel lU
i^o GAP
seguente, come praticarono Pio Vili
nel 1829, e il regnante Gregorio
XVI nel i83i. I Cardinali, sebbene
sia quaresima, o avvento ec, van-
no alla Cappella Sistina in abito
rosso, con treno di gala, e prima
di entrarvi , nella sala regia pren-
dono le cappe rosse. Il quadro del-
l' altare anticamente rappresentava
Gesi^i Cristo, che dà le chiavi a s.
Pietro ; ma quello, che si usa oggi-
dì, figura il Salvatore, nell'atto di
comandare agli apostoli la predica-
zione del vangelo, 11 baldacchino
dell'altare è di velluto cremisi con
trine e frangie di oro, e colle armi
del nuovo Papa: simile è quello del
trono, ma la coltrina della sedia, e il
dossello è di ganzo o lama d'argento
co' ricami a fiori d'oro, essendo bian-
co il paliotto dell' altare. Giunto il
Papà nella sagrestia, ivi prende il
piviale bianco, e la mitra di lama
d'oro, e preceduto dal consueto ac-
compagnamento, si reca nella Cap-
pella Sistina , e dopo aver breve-
mente orato , vien posto a sedere
sopra un cuscino in mezzo all'alta-
re, ove riceve dai Cardinali la se-
conda ubbidienza di adorazione do-
po la quale , per ricevere la ter-
za in s. Pietro, si pone in sedia ge-
statoria , mentre i due cantori so-
prani anziani intuonano 1' antifona :
Ecce sacerdos' magnua, ec, ed il
coro risponde : Qui in diebus suis ec,
tutto in contrappunto, la quale, me-
no r mtonazione, si va replicando ,
finche il Papa per la sala, e sca-
la regia processionalmeute non è
giunto innanzi l' altare del ss. Sa-
cramento, ove scende dalla sedia per
adorarlo, dopo essere stato ricevu-
to nel portico vaticano dal capito-
lo della basilica , il cui coro can-
ta il versetto : Tu es Petrus, ec.
Filila breve orazione, il Pontefice sul-
CAP
la stessa sedia gestatoria è portato'
avanti l'altare Papale, ivi nuova-
mente discende, prega alquanto, e
postosi sopra un cuscino a sedeie in
mezzo alla mensa dell'altare, gli vie-
ne resa dai Cardinali la terza ado-
razione colle cappe sciolte. Appena
il Cardinal decano ha reso l' obbe-
dienza, che consiste nel bacio del
piede, e della mano del Papa, che
dà a lui un duplice amplesso , al-
trettanto praticando gli altri Cardi-
nali , si ritira dalla parte dell' epi-
stola, ed ivi intuona il Te Deum,
che viene proseguito dai cantori Pon-
tificii, sinché tutto il sagro Collegio
abbia resa l' adorazione. Terminato
i' iimo, il Cardinal decano intona il
Pater noster, ed il versetto Salvuni
fac servum, ec, co' seguenti, termi-
nati i quali, il Pontefice stando sul-
r altare stesso, senza mitra, dice : Sii
nonien Domini benedictum, ec. , e
rivolto verso il popolo, lo benedice
per la prima volta solennemente, e
quindi riascende in sedia, si spoglia
de' sagri paramenti nella Cappella
della Pietà , e col medesimo treno ,
ed accompagnamento ritorna al pa-
lazzo quirinale, seppure non voglia
passare alla contigua residenza del
palazzo vaticano. V. Elezione dei
Pontefici e Benedizione, ove si par-
la di quelle del Papa , e in quali
tempi le comparte, funzione augu-
sta ed imponente.
2. Coronazione e consagrazione del
nuovo Pontejice, che ha luogo nel-
la basilica vaticana.
Dell' antico rito della coronazione
e consagrazione de'Pontefici, si par-
la anche ai rispettivi articoli: qui
solo diremo le notizie principaH, e
ciò che si pratica oggidì, tanto nella
coronazione, che per la consagra-
GAP
aorte dell' felelto , qualora ilon sia
insignito del carattere vescovile , e
solo tiuanto riguarda la funzione.
Per ciò poi elle appartiene alla de-
scrizione del Pontificale, che ha luo-
go nella coronazione e consagrazio-
ne, si può vedere il n. 17 del § Xj
cioè per quello di Pasqua , in cui
se ne fa tutta la dichiarazione^ e che
meno alcune particolarità, le quali
qui noteremo, è eguale a quello, il
quale si celebra in questa, per s. Pie-
tro, per Natale, e per le canoniz-
zazioni.
Della Coronazione del Papa.
Antichissimo è senza dubbio l'uso
di coronarsi i Pontefici. Fanno essi
questa cerimonia con gran magnifi-
cenza, non già per far pompa della
loro suprema dignità, ma per mag-
gior esaltazione della gloria di Ge-
sù Cristo, e della sua Chiesa. Vuoisi
la prima coronazione rimontare a s.
Leone HI nel 79*), e che sia stata
eseguita sui gradini inferiori della
basilica vaticana, o a Nicolò I, crea-
to neirSjS. Ne una sol volta corona-
vansi i Pontefici dopo la loro ele-
Hone, poiché solevasi farlo in diver-
si altri giorni dell' anno, cioè nelle
feste de' ss. Quattro coronali, di s.
Martino I, di s. Clemetite I, nella
prima domenica dell'avvento in s.
Maria maggiore, nella domenica Lae-
tare nella chiesa di s. Croce in Ge-
rusalemme, nella domenica Gaudete
nella basilica di s. Pietro, ove fa-
cevasi altrettanto nella seconda fe-
ria di Pasqua, nella seconda dome-
nica dopo questa solennità, detta
Paslor Doiuiff^ per l'ascensione, per
la pentecoste, per la ièsla di s. Pie-
tro, per quella del s. Natale, per s.
Stefano, per s. Silvestro I, per l'Epi-
fsrnia, e per l'anniversario della co-
VOL. VIH.
GAP r6i
ronazione del Pontefice stesso. Ma
per queste coronazioni si deve inten-
dere, che il Papa in tali giorni fra
le diverse mitre che usava, si met-
teva il triregno, e perciò la festivi-
tà di tali giorni appellavasi, Festuni
coronae. Si sa, che fina dall'antichità
i Papi avevano tre mitre, cioè una
bianca tutta liscia, l'altra ricamata
in oro, ma senza cerchio dalla parte
inferiore, e la terza pure ricamata
con cerchio d' oro, chiamata rtgno,
pliryg'mm, mitra turbinala^ iiara^ e
triregno^ quando si compose di tre
corone. La prima si vuol data da
Costantino IMagno a s. Silvestro I ,
in segno della libertà dalla Chiesa
acquistata per mezzo di quell' impe-
ratore nel tarsi cristiano, per la fi-
gura conica segno di libertà, simile ad
un pileo; la seconda corona dicesi
aggiunta nel io58 da Nicolò li, ov-
vero da Bonifacio Vili, o da Cle-
mente V; mentre della terza si dà
il vanto a Benedetto XII, ed anche
ad Urbano V j o a Bonifacio IX,
tutti fioriti nel XIV secolo. In pro-
gresso Paolo II, Giulio II, Clemen-
te VII, Paolo III, Clemente Vili*
Urbano Vili, e Pio VI fecero fare
nobilissimi e preziosissimi triregni,
tutti perduti nelle vicende del secolo
decorso, per cui ora non vi è che
quello donato da Napoleone a Pio
VII, e l'usuale fatto dal regnan-
te Pontefice. Tanto poi le mitre
preziose , che! i triregni si custodi-
vano in Castel s. Angelo gelosa-
meilte, e con tutte le formalità si
cavavano nel giorno precedente al
Pontificale, ed alla festa del Corpus
Domini, nonché per la coronazioue
del nuovo Papa.
Per questa gli antichi Pontefici
destinavano un giorno di festa o di
domenica, come si pratica oggidì ,
sebbene Clemente VII, Paolo 111,
li
i62 GAP
per non dire di altri Pontefici, e da
wltimo Clemente XI, si coronarono
in giorni feriali. Nel giorno prece-
dente alla coronazione, nel cortile
di Belvedere del palazzo vaticano,
l'elemosiniere distribuisce un paolo
per cadauno dei poveri, che d'am-
bo i sessi ivi si presentano. Lo stes-
so si pratica ogni anno , negli an-
niversarii di essa , e nello stesso
giorno precedente si fa altrettanto ,
ma colla dispensa di un grosso. Nel-
la mattina poi della consagrazione
anticamente si poneva avanti al no-
vello Pontefice un gallo di bronzo
sopra una colonna, per rammentar-
gli, secondo il Macri, il fallo di s.
Pietro, e l'umana fragilità, nonché
per invitarlo ad essere piacevole ed
indulgente col suo popolo, e compa-
tirlo. E poi falso, che in tal gior-
no solevasi cantare al Pontefice :
Non vìdehis annos Petri, come non
potesse arrivare agli anni del Pon-
tificato di s. Pietro , e non vivere
in esso più di venticinque anni.
Era altresì antichissima usanza ,
che i Pontefici nel giorno della lo-
ro coronazione gettavano al popo-
lo gran somma di denaro, ed im-
bandivano magnifica mensa ai Car-
dinali, ed ambasciatori de' principi;
consuetudine, che pel giorno della
coronazione rimonta a Papa Valen-
tino, eletto Tanno 827, e durò sino
a Pio II, a Paolo II, e ad alcun al-
tro Pontefice, rimettendolo nel i555
Paolo IV. Ma Pio IV, s. Pio V,
Gregorio XIII, e Sisto V tolsero l'uso
di gettare sulle scale della basilica
vaticana il denaro , ove nascevano
uccisioni, risse, e disgrazie, ed ancora
tolsero il solenne banchetto, erogando
il denaro, che si gettava, e spendeva,
nel soccorrere i bisognosi, i luoghi
pii, e monisteri poveri, avendo per-
ei© origine la suaccennata distribu-
CAP
zione del paolo in Belvedere; ed irì
altre copiose beneficenze, di cui fu-
rono sempre larghi i romani Ponte-
fici. Bensì nella sera della corona-
zione , e nella seguente si vedono
per tutta Roma segni di allegrezza,
con fuochi, illuminazioni, e spari;
illuminazioni, che particolarmente si
fanno nei palazzi de' Cardinali , del
corpo diplomatico , de' prelati , del
magistrato romano, e della nobiltà,
e che si ripetono negli anniversarii
della coronazione, insieme all'illumi-
nazione della facciata, colonnato e
cupola vaticana, coli' incendio del-
la rinomata girandola sul Castel s.
Angelo.
Se il Papa abita al Quirinale, si
reca alla basilica vaticana con treno
nobile o semipubblico , avendo ia
carrozza, gius's»:i il costume, i due più
degni Cardinali forastieri, che si sono
recati al conciave. Nel passare il
ponte di s. Angelo, il Castello spara
alcune salve di artiglieria , mentre
gli stemmi del nuovo Pontefice, di-
pinti su due grandi stendardi, sven-
tolano sul medesimo forte, come nel
dì, in cui il Papa si recò al Vati-
cano per la funzione dell' adora-
zione , nel quale passaggio fu pure
salutato dai cannoni del Castello.
Giunto alla camera de' paramenti ,
prende gli abiti sagri , ed il piviale
bianco, con mitra di lama d'oro;
mentre se egli già abita al Vaticano,
si reca a piedi alla detta camera
de' paramenti, ove trova i Cardinali
vestiti di abiti, scarpe e cappe ros-
se, essendovi andati con treno di
gala , colore che in questa circo-
stanza usano, benché fosse avven-
to o quaresima. Montato il Papa
nella sua sedia gestatoria co' flabelli
a' lati preceduto dalla processione ,
che egualmente descrivesi nel men-
zionato Pontificale di Pasqua , arri-
GAP
^-nlo al portico di s. Pietro, che in
questa circostanza è parato di da-
maschi rossi con trine d'oro, men-
tre i cantori della basilica cantano
Tu es Petrus j etc, smonta dalla se-
dia , e va a sedere sopra il trono,
che quivi ti-ovasi alzato ed incontro
alla porta santa, sotto al baldacchì-
lìo, e i Cardinali occupano i banchi
intorno, essendo tutto questo luogo
circondato da uno steccato, e dalle
milizie, per contenere il popolo af-
follato a vedere il nuovo Pontefice.
Indi il Cardinal arciprete della ba-
silica, gli va a baciare il piede, e la
mano, e riceve dal Papa il duplice
amplesso. Ciò fatto, il medesimo Por-
porato legge, o pronunzia una breve
orazione gratulatoria, in cui esprime
la sua gioia , e quella del capitolo
valicano ivi presente per la di lui
assunzione al Pontificato, e lo sup-
plica ad ammettere il medesimo al
bacio del piede, il che viene accor-
dato benignamente. Assistito il Papa
da' due Cardinali diaconi , e dallo
stesso arciprete, riceve al bacio del
piede i canonici , i beneficiati , i
cappellani Innocenziani , e i chie-
rici beneficiati , in cotta e roc-
chetto i primi , e gli altri in cotta,
e tutti in cappa se d' inverno. Quin-
di in cotta lo baciano i cantori , i
chierici, gli alunni del seminario va-
ticano, ed il resto del clero della
basilica, e terminata questa dimo-
strazione di ossequio , il Pontefice
rimonta in sedia gestatoria , e per
la porta maggiore, sulla quale evvi
già il suo stemma fra le immagini
dei ss. Pietro e Paolo, si reca ad a-
tlorarc il ss. Sagramento esposto nel-
^a solita cappella, discendendo dalla
isedia, e deponendo la mitra; nella
qual circostanza tutta la basilica è pa-
i*ata con damaschi rossi. Dopo breve
preghiera ripresa la mitra , sale di
GAP i63
nuovo in sedia, ed è condotto alla
cappella di s. Gregorio, detta Clemen-
tina, siccome edificata da Clemente
Vili, la quale in questa funzione ser-
ve a ricordare l'antico e rinomato se-
gretario, o sagrestia, ove i Pontefici
solevano vestirsi de'paramenti sagri,
prima di passare a celebrare all'al-
tare. Quivi pure riceveva il Papa gli
omaggi de' diaconi , che poi usciva-
no dalla sagrestia, detta anche per-
ciò salutatorio, per vestirsi delle dal-
matiche, corrispondendo in parte un
tal saluto all' ubbidienza , che nelle
Cappelle si presta dai Cardinah al
Papa. Quivi recitavasi, come si fa
in questa funzione , 1' ora di terza ,
detta ora sagra^ perchè in quest' ora
discese lo Spirito santo sopra gli apo-
stoli, e Gesìi Cristo fu crocefisso. Nello
stesso segretario, oltre a diverse cerimo-
nie, i Papi deponevano le vesti usuali,
e prendevano i paramenti sagri dai
suddiaconi regionarii, uno dei quali
gli metteva il manipolo, ed il pallio,
che poi riponeva nella stessa sagre-
stia, in cui custodivasi. Quindi è, che
gli odierni Pontefici, per conservare
in parte la memoria degli antichi
usi , ne' Pontificali ricevono all' ub-
bidienza i Cardinah , i vescovi , gli
abbati e i penitenzieri j dicono terza
e si vestono degli abiti sagri, in detto
sito diverso da quello, in cui stanno
in tempo del Pontificale, come si
dirà al citato g X, num. 17. In que-
sto giorno della coronazione parti-
colarmente fanno tutte coteste fun-
zioni, e danno ancora la benedizio-
ne al popolo in delta cappella, per-
chè ivi stava l'antico segi-etario, co-
me afferma il Cancellieri, De secre-
tar iìs , tomo I, p. 2o4 e 409. Da
questo medesimo luogo veniva il
Papa in processione preceduto dalla
ss. Eucaristia, eh' egli adorava, nel»
l'alto che gli veniva mostrata den-
i64 CAP
Irò una cassa da due accoliti, i quali
poi la collocavano sull' altare in cui
doveva celebrare , e dove giungeva
sotto il baldacchino, detto Mapula
o Canopeo ^ che portavano i cubi-
cukrii< Da cui derivò il rito del-
r adorazioiiCj che il Papa va a pre-
stare ai ss, Sagrameiito esposto, tut-
te le volte che celebra^ o che recasi
in qualche chiesa alle Cappelle per
assistere alla messa , nonché eb-
be origine la processione con cui
il Pontefice^ dopo che ha assunto i
sagri paramenti j s' incammina al-
l'altare.
Adunque, nella predetta cappella
di s. Gregorio, si erige un trono con
dossello o coltre di lama d' argento
e ricami di fiori d'oro, come lo è
la coltrina della sedia , guarnito di
velluto cremisi con trine e frange
d'oro, ma senza baldacchino: vi
sono i banchi pe' Cardinali e pel
rimanente de' personaggi, che for-
mano la Cappella Papale. Disceso
il Pontefice dalla sedia gestatoria, e
fatta breve orazione nel genuflessorio,
colla mitra in capo si reca al trono,
ove riceve all'ubbidienza i Cardinali,
che in cappa rossa gli baciano la
mano destra sotto V aurifrigio del
manto o piviale. Anche a questo
ti'ono assistono il principe del soglio,
il senatore di Roma, i conservatori
del popolo romano, col priore dei
caporioni, vestiti co' rubboni di gan-
zo d' oro. Terminata V ubbidienza ,
r uditore di Rota suddiacono apo-
stolico si avvicina al soglio colla cro-
ce Papale, ed il Papa alzato in pie-
di, e detto Sit nonieii Domini he-
nedictum^ dà la benedizione al po-
polo, rispondendogli i cantori Pon-'
tificii, indi siede, e vien coperto colla
mitra. I due ultimi Cardinali dia-
coni vanno quindi al soglio, nel
luogo dei due primi , che passano
CAP
ne' loro stalli a deporre le cappe e
le berrette rosse, ed a vestirsi delle
dalmatiche bianche, mentre gli altri
Cardinali , cioè i vescovi suburbica-
rii assumono il piviale, e i preti le
pianete, tutto di color bianco, colle
mitre Cardinalizie di damasco , ve-
stiti dai rispettivi maestri di camera,
caudatari , e camerieri. Il Cardinal
diacono, che deve cantare il vangelo,
e il suddiacono uditore di Rota, che
dee cantare l'epistola latina, si vesto-
no ad una mensa ivi preparata, ed i
prelati assistenti , e non assistenti ,
cioè i vescovi del soglio, e gli altri,
compresi gli orientali e gli abbati
mitrati, assumono i paramenti , e i
latini piviale bianco, e mitra di tela.
Essendo questa la prima funzione,
in cui parliamo della assunzione dei
sagri paramenti , daremo un cenno
di quelli de' patriarchi , e vescovi
orientali, mentre delle vesti, colle
quali incedono alle Cappelle e fun-
zioni ordinarie, parleremo al § IX.
I vescovi greci indossano una tona-
cella sparsa di croci di stoffa di seta,
il loro pallio è tessuto di lana bianca
con diverse croci, e se lo avvolgono
intorno agli omeri, cadendo 1' estre-
mità parte di dietro , e parte da-
vanti. Sul pallio evvi appesa una
teca, o croce contenente le sagre re-
liquie. Hanno la mitra quasi simile
alla tiara imperlale, ornata di croci,
degli emblemi degli evangehsti , e
di altrettante teste di cherubini. Ri-
guardo poi al colore de' paramenti,
il bianco è più comune, eccettuata
la quaresima e i giorni di digiuno
e di lutto, nei quali sono di colore
rosso. I vescovi armeni assumono
un piviale, che non differisce molto
dal latino, ma non ha il cappuccio:
così la mitra è della forma delle
nostre. Il pallio lungo due canne, e
largo un palmo, cuopre gli omeri,
GAP
0 le parti davanti , e di dietro con
parecchie croci. L'enchirio di forma
quadra appendesi al cingolo dal lato
destro. Il vescovo siro poi porta la
mitra come quella de' latini, così il
piviale con ricami; il pallio con di-
verse croci largo è portato a guisa
di scapolare, essendo lungo d'ambe^
due le parti sino ai piedi, penden'
dogli dal collo la croce episcopale.
Ritoiiiando a quelli, che devono
prendere i paramenti, gU uditori di
Ilota, i chierici di camera, i votan-
ti di segnatura , e gli abbyeviatorl
sul rocchetto sovrappongono la cotta^
deponendo le cappe; mentre l referen*
darii spogliatisi della mantelletla, pon-
gono anch' essi sul rocchetto la cotta ;
il suddiacono , e diacono greci, che
devono cantare nel loro idioma l'epi-
stola, e il vangelo, prendono pure
i paramenti del proprio rito, cioè il
diacono la dalmatica di lama d'ar-
gento ampia, e talare, coll'ornamen-
to suo proprio detto orario _, cioè
una fascia eguale larga cinque pol-
lici, la quale si appende alla spalla
sinistra , e discende davanti , e di
dietro, avente alle due estremità tre
fiocchi d'oro, ed orlata con mer-
letto simile; è anche ornata di
tre croci, e dell' iscrizione ricama-
ta d' oro ; agionj agios, agios, che
esprime la santità necessaria a chi
esercita tal ministero, e l'inno che
gli angeli cantano in cielo . Al-
l'estremità delle braccia ha i ma-
nipoli detti braccia j o sopramanì-
chCj con croci. Il suddiacono usa di
veste tonaca di lama d'argento più
Stretta , e piìi corta dell' usata dal
diacono , che dalle sue lunghe pie-
ghe chiamasi versus linea, cinta di
Mna zona o fàscia puie di lama di
argento, che è lo stesso Orario cui
porta il diacono, perchè quando il
Hiddiacono e ordinato diacono, se
"GAP i65
gli toglie dai lombi, e gli si pone
sulla spalla sinistra . Tali vesti si
usano in Roma sempre bianche,
meno ne' Pontificali di quelle ca-
nonizzazioni in cui ricorre il colo-
re rosso , e in quello per la festa
de' principi degli apostoli ; ed am-
bedue sono guernite con galloncini
d' oro. F. Greci.
Ritornati al trono i due primi
Cardinali diaconi già parati, i due
ultimi vanno a fare altrettanto, men-
tre i penitenzieri di s. Pietro, colle
pianete bianche si recano al proprio
luogo, e gli avvocati concistoriali
assumono il piviale bianco, che met-
tono a traverso della spalla sinistra,
perchè poi, come si dirà, deggiono
rispondere alle litanie, che intuona il
Cardinal primodiacono. Essi pongono
sullo stesso piviale il cappuccio delle
loro cappe. Quindi il Papa levatasi la
mitra, si alza in piedi, intona terza,
la quale si fa di confessore Pontefi-
ce, ed è come quella degli altri Pon^
tificali , cantata dai cappellani can-
tori. Postosi il Pontefice a sedere,
recita i salmi , e le orazioni prepa-
ratorie della messa , gli vengono
messi i sandali dall'uditore di Rota,
e dall'aiutante di camera e terminata
terza, e detto dai cantori il Bcnedica-
mus Domino j si lava le mani, e prende
tutti i sagri paramenti pel solenne
Pontificale, che descrivonsi al pre-»
detto di Pasqua. Finito di pararsi,
il primo diacono colla ferula in ma^
no , dice Procedamus in pace , e
rispondendo il coro In fio mine Chri-
sii Amen 3 il Papa preceduto dalla
croce, e dalla processione s'avvia
all'altare Papale, in sedia gestatoria,
sotto baldacchino bianco, co' flabelli
ai due lati. Neil' uscire dalla cap-
pella Clementina, trova un maestro
di cerimonie genuflesso con una can-
na inargentata, che ia cima ha doU
%€6 GAP
la stoppa, ed un chierico di Cap-
pella con candela accesa dà fuoco
ad essa, mentre alzando il cerimo-
niere la canna , canta queste parole :
Sanate Pater j sic transit gloria mun-
di. Quindi si ripete l'incendio della
stoppa ( Fedi), che pone sulla forci-
lìella della canna altro chierico, il
quale la porta entro un cuscino di
seta, due altre volte, cioè avanti la
statua di s. Pietro , ed innanzi alla
cappella dei ss. Processo e Marti •
niano , dicendo in ogni volta il ce-
rimoniere le medesime parole Sanate
Pater etc, affine di rammentare al
novello Pontefice, nell'occasione che
s' incorona sovrano, e Pontefice mas-
simo, quanto sia breve la gloria di
questo mondo, simile ad una vam-
pa di stoppa , che finisce nell' atto
medesimo in cui si accende. Qui
avvertiamo, che prima si descriverà
la funzione, come l' eletto già fosse
vescovo, ed in fine si dirà della con-
sagrazione, qualora non lo fosse.
Arrivalo il Pontefice avanti 1' al-
tare Papale, discende dalla sedia ge-
statoria, e dopo breve orazione, in-
comincia l'introito della messa, stan-
do in mezzo al Cardinal vescovo as-
sistente, che tanto in questa funzione
della coronazione quanto in tutti i
Pontificali, è il Cardinal decano del
sagro Collegio, e al Cardinal diacono
del vangelo. Finita la confessione, il
primo diacono gli pone la mitra in ca-
po, quindi il Papa risale sulla sedia
gestatoria, ed allora i tre primi Car-
dinali vescovi suburbicarii recitano
sopra di lui le tre solite orazioni,
dopo le quali discende dalla sedia, e
recandosi avanti l' ultimo gradina
dell'altare, il Cardinal primo diaco-
no gli leva la mitra, ed aiutato dal
secondo Cardinal diacono gli mette
sulle spalle il pallio Pontificio, che
ficeve dal suddiacono latino, facen-
CAP
dolo baciare prima allo stesso Papa;
e mentre lo ferma con tre spilloni
d' oro gioiellati, dice col ceremoniale:
« Accipe pallium sanclum, plenitudi -
» nem Pontificalis officii, ad hono-
« rem omnipolentis Dei, et glorio-
« sissimoe Virginis Mariae, ejus ma-
" tris, et beatorum Apostolorura
« Petri et Pauli, et Sanctae Roma-
» naì EcclesÌ3e". Ricevuto il Ponte-
fice il paUio, sale all'altare, e poi va
al trono grande, ed ivi riceve dai
Cardinali, dai vescovi, dagli abbati,
e dai penitenzieri l'ultima adorazio-
ne, nel modo sopraddescritto : cioè
i Cardinali baciano il piede, e la
mano, ricevendo un duplice amples-
so ; i patriarchi, arcivescovi, e vesco-
vi baciano il piede, e il ginocchio
destro, e l'archimandrita di Messina,
se vi è, il commendatore di s. Spirito, e
gli abbati mitrati, non che i peniten-
zieri vaticani, baciano il solo piede.
Terminata l'adorazione, il Papa, de-
posta la mitra, dice l'introito della
messa, ed i Kyrie, indi intuona il
Gloria in excelsis Dea, che il coix>
prosiegue col canto. Finito questo,
il Pontefice torna a levarsi la mi-
tra, e detto il Pax vobis, canta l'o-
razione della messa in die corona-
tionisj si rimette a sedere, riprende la
mitra, e si cinge il grembiale bian-
co. Il Ferrari, Biblioth. Canon, tom.
VI. verbo Papa, num. 78, dice che
nella coronazione del Papa, si can-
tano da questo tre collette, la pri-
ma allo Spirito santo, perchè lo illu-
mini, la seconda alla ss. Vergine,
perchè lo protegga, la terza a s. Fran-
cesco perchè come riparò questo santo
la rovina della Chiesa, così continui
a sostenerla. Questa terza colletta a
s. Francesco non sussiste, dappoiché
il cerimoniale de' Riti della s. Chie-
sa, compilato dal Patrizi, e nel 1750
riprodotto con note dal p. Catalano,
GAP
non Io prescrive, ma bensì dice una
lerzii colletta per sé medesimo. Frat-
tanto il Cardinal primo diacono col-
la ferula in mano, per implorare la
divina protezione, e quella dei san-
ti sopra il novello Capo della Chiesa,
accompagnato da un maestro di ce-
rimonie, e seguito dagli uditori di
Rota suddiaconi apostolici, dagli av-
vocati concistoriali, e da altri uffi-
ciali della corte Pontifìcia, preceden-
do quattro mazzieri, processional-
mente scende alla confessione j o se-
polcro de' principi degli Apostoli, o-
ve per tre volte canta con voce so-
nora Exaiuli Christe, a cui per al-
trettante volte gli altri rispondono:
>» Domino nostro (Gregorio), a Deo
*> decreto summo Pontifici , et u-
« niversali Papae vita ". Indi ii me-
desimo Cardinale dice per tre volte:
'^. Salvator Mundi, cui gli altri
rispondono.
Vi. Tu illum adiuva ec.
Due volte ^. S. Maria.
1^. Tu illum ec.
Una voltii ^. S. Michael.
K>. Tu illum ec.
ij^ S. Gabriel.
^. S. Raphael.
^. S. Io. Baptista.
■^. S. Petre.
iJ'. S. Paula.
'^. S. Andrea.
^. S. Stephane.
ij/. S. Leo.
S>. S. Gregori.
iJ'. S. Benedicte.
'?^ S. Basili.
■<l>. S. Sabba.
^. S. Agnes.
"J/. S. Cacci lia.
^. S, Lucia, dicendosi ad ogni ver-
setto dai mentovali •. Tu illum etc.
Finita la recita di queste Orazio-
m
tTAP 167
ni, e litanie, continua a celebrarsi
il Pontificale colle stesse cerimonie
degli altri, cantandosi l'offertorio in
contrappunto dai Pontificii cantori, e
il mottetto: In diademate capitis
Aaron etc. Non ha luogo però la co-
munione dei Cardinali diaconi, del
principe assistente al soglio, del se-
natore di Roma, de' conservatori, e
priore de caporioni e del maestro
del sagro ospizio, siccome propria
de'soh pontificali di Pasqua e Na-
tale. Terminata poi la messa, il Pa-
pa vestito di tutti i paramenti com-
presi i guanti, lasciando sull'altare
il solo manipolo, è condotto in se-
dia gestatòria sotto il baldacchino,
e fra i flabelli sul portico superio-
re della stessa basilica, nella gran
loggia delle solenni benedizioni. Qui-
vi alla vista di tutto il popolo si
asside sul trono appositamente eret-
to, ed il coro de' cantori incomincia
il mottetto del Palestrina : Corona
aurea super caput ejus etc., dopo
il quale il Cardinale decano intuo-
na il Pater noster. ec, e seguono i
versetti, come appresso:
^'. Cantemus Domino.
R. Gloriose enim magnificatus est.
^'. Buccinate in neomenia tuba.
jRj. In insigni die solemnitatis vestrae.
^. Jubilate Deo omnis terra.
R. Servite Domino in Icetitia.
yj. Domine, exaudi orationem meam.
^. Et clamor meus ad te veniat.
%' . Dominus vobiscum.
R. Et cum spiritu tuo.
Quindi il Cardinale suddetto re-
cita sopra il Pontefice l'orazione »* O-
>* mnipotens sempiterne Deus, di*
*» gnitas sacerdoti!, et auctor regni,
»» da gratiam famulo tuo (Gregorio)
» Pontifìci nostro, ecclesiam tua ni
>i fructuose rcgendi, ut qui tua ciò-
i6ò
'■> nientia pater regum, et rector o-
i luniiiDi fideliiim constituitur, et
• corc^rmtur, salubri tua dispositio-
» ne Guncla bene gubernentur. Per
« Ghristum etc, " e si risponde dagli
stessi cantori. Àmen.
Allora il Cardinale secondo dia-f
cono leva la mitra al Pontefice, ed
il Cardinal primo diacono, a cui
spetta coronare il Pontefice Romar
no, gli mette in testa la sagra, tia»*
ra, ossia triregno, proferendo qucr
«te parole; » Accipe tiaram tribus cor
'» ronis ornata m, et scias te esse
w patrem principum, et regum, re-
« ctoiem orbis , in terra vicarium
« Salvatoris nostri Jesu Christi, cui
*» est honor et gloria in saecula sae-
?* culorum. Amen ".
Fatta la coronazione, il Papa se-?
dendo legge ad alta voce le solite
orazioni, per compartire in piedi la
trina, e solenne benedizione fra gli
spari de mortali della guardia sviz-
zera, e de' cannoni di Castel s. An-
gelo, fra il suono delle bande della
guardia civica , carabinieri , e linea
SI a piedi che a cavallo, le milizie
schierate sulla gran piazza vaticana,
gli evviva del popolo, ed il lieto suo-
no delle campane, pu])blÌGando i
Cardinali assistenti l' indulgenza pie-
narici, tanto in idioma latino, che
in italiano. Quindi i Cardinali spo'
gliatisi de' paramenti sagri , assu-
mono le cappe rosse, ed accompa-
gn9no il Papa, portato in sedia ge-
statoria co' soliti flabelli, alla came-
ra de' paramenti, ove deposti gli . a-
biti pontificali, il Cardinal decano
in nome del sagro Collegio pro-
nunzia un discorso, in cui encomian-
do le virtù del nuovo Pontefice,
phe gli meritarono il maggiore dei
troni, gli augura lungo, e glorioso
pontificato, ed il Papa risponde a-
jialogamente, ringraziando, e pre-
CAP
gando il sagro Collegio ad assister-
lo nel governo della Chiesa mii ver-
sale, e dello stato, co' suoi lumi, e
consigli ec, invocando in pari tem-
po il divino aiuto, quello della b.
Vergine, e de beati Apostoli. Quinr
di il Pontefice si ritira nel suo ap-
partamento vaticano, e vi rimane ad
abitarlo, ovvero dopo pochi giorni
ritorna al Quirinale,
Della consagrazione del Papa,
Eletto il nuovo Pontefice dal grar
do di chierico, suddiacono, diacono,
e prete, questi dopo l'elezione viene
consagrato vescovo. Nell'anno 827, i
riti , e consuetudini di gioia della
consagrazione del novello sommo
Pontefice, come attesta il Mabillon,
Mas. Ital. tom. II, cap. 18, p. 117,
componevansi della consagrazione e^
piscopale, dell'imposizione di esso
sulla veneranda sedia di s. Pietro ,
dell'oblazione del sagrifizio pel nuo-
vo eletto, del banche Ito che in tal
giorno facevasi dal medesimo, e dei
donativi, che si distribuivano al se»
nato, ai giudici, agli avvocati, agli
scrinarli , ec, e al popolo romano,
i quali donativi si chiamavano vol-
garmente preshiterii j mentre oggi-
di si praticano que' medesimi riti,
che si usano per consagrare un ve-
scovo, meno alcune diiferenze, per
ragione della sublime dignità del
capo augusto della Chiesa.
La consagrazione del romano Pon-
tefice si faceva anticamente in una
domenica, ne mancano però recen-?
ti esempii , che fu eseguita in gior^
ni anche non festivi. Gli ultimi Papi,
i quali non erano insigniti della di-
gnità vescovile quando furono in-,
nalzati alla sede apostolica, sono Cle-^
mente Vili, Clemente XI, Clemen-
te XIV, Pio VI, ed il regnante Gre-»
GAP
gorio XVr. In quanto poi ai primi
Pontefici che ascesero alia cattedra
di s. Pietro col carattere episcopale
(giacche nei primi secoH delia Cliie-
sa furono eletti l^api più spesso i dia-
coni , clie i preti, e i vescovi an-
che meno di questi ultimi ) , ab-
biamo neir89i il primo vescovo,
il quale da una particolare chiesa
determinata sia passato alla romana ,
nella persona di Formoso vescovo
di Porto; mentre di chiese indeter-
minate gli scrittori opinano in favo-
re di s. Lino consagrato vescovo da
s. Pietro, ed anche Marino I eletto
Papa neir882. Quando poi il ro-
mano Pontefice era già vescovo pri-
ma della sua elezione, egli non si
consagra di nuovo, ma soltanto si
benedice , benedizione , che alcuni
chiamarono eziandio consagrazione ,
e ne' primitivi tempi eseguivasi in
giorno di domenica. Episcopus (pre-
scrivesi nell'Ordine romano del Car-
dinal Giacomo Stefeneschi , presso
Mabillon citato tom. II, pag. 212),
« qui in Papam electus est , non
*» consecratur denuo, sed benedici-
># tur aliquo die dominico , quo et
*> coronatur. Così Agostino Patrizii
nel suo Cerimoniale; » Si electus
» Pontifex jam episcopus est, tan-
» tum benedicendus, et coronandus ".
Trattandosi all'articolo Consagra-
ZioìVE il come, e in qual giorno se-
guiva, con le rispettive erudizioni
e notizie, facendosi ora prima del-
lo stesso Pontificale , che precede
la coronazione suddescritta , e per
Io più in giorno festivo o di dome-
nica, omesse le coso che riguardano
il Pontificale , o la coronazione, ci
limiteremo di acceimare le princi-
pali funzioni, dappoiché le descrive
il Pontificale romano , e nelle cose
essenziali è eguale a quella dei ve-
«pQvi ; mentre all'articolo Benedizioni
C A P 1 69
si tratta dì quella de' Pontefici elet-
ti dal grado episcopale, che anti-
camente si benedicevano sgltaiito,
ciocche molti scrittori chiamarono "^f^v
eziandio Consagrazione ^ e tanto
questa benedizione, che l' effettiva
consagrazione, fino dai primi secoli
della Chiesa, fu sempre fatta dai Car-
dinali vescovi suburbicarii di Ostia,
di Porto,, e di Albano. Oggidì, es-
sendo sempre il decano del sagro
Collegio vescovo di Ostia, il sotto
decano vescovo di Porto, siccome
la consagrazione del Papa si fa dai
tre Cardinali suburbicarii più an-
tichi, così non sempre s'incontra che
il vescovo albanese sia il terzo Car-
dinale di dignità, ma invece è quello di
Sabina, o di Palestrina, o di Frascati,
uno de' quali, ed i due primi nominati
la effettuano nella basilica vaticana,
prima della messa, coli' assistenza del
Cardinal primo prete, e di tre Cardi-
nali diaconi, due assistenti, ed il terzo
parato, come se dovesse cantare l' e-
vangelo, ed alla presenza del sagro
Collegio in paramenti sagri bianchi.
Ciò si descrive dall'Adami alla p. 116,
Della Consagrazione del nuovo Pon^
iejìce j giacche non è necessario in
una medesima mattina consagrare,
e coronare il nuovo Papa, e ne ab*
biamo l'ultimo esempio in Clemente
XIV, il quale neppure volle che la
Consagrazione seguisse solennemente.
Dappoiché, eletto egli nel venerdì 19
maggio 1769, nel seguente giovedì
non intervenne alla processione del
Corpus Domini y né al suo vespero, e
neppure alla cappella di s. Filippo,
ed alle processioni dell' ottava del
medesimo Corpus Domini^ cioè late-
ranense, e vaticana, perché non an-
cor consagrato e coronato. Nella
domenica pertanto de' 28 maggio si
fece consagrare nella basilica vatica-
na, e per minor pompa, ed ineo»
lyo CAP
modo Volle, die i Cardinali v' in-
tervenissero colle cappe rosse, che
appena entrati nella basilica, visita-
to il ss. Sagramento, si recassero
agli stalli, e che la messa fosse sem-
plicemente lefta, e non solenne se-
condo i consueti riti. Fu poi con-
sagrato dal Cardinal Lante sotto-
decano, vescovo di Porto , essendo
il decano cagionevole di salute , e
dai Cardinali Albani vescovo di Sa-
bina, e di Yorck vescovo di Fra-
scati. Al termine della messa diede
dall'altare la trina benedizione, quin-
di deposti gli abiti sagri , e ripresi
gli usuali, ritornò alla contigua re-
sidenza privatamente , cioè per la
scala presso l'altare del ss. Sagra-
mento, e poscia nella seguente do-
menica ai 4 S'ugi^o si fece solenne-
mente coronare.
La consagrazione adunque si fa
dopo il canto di terza. Mentre que-
sta si prosegue, e il Papa prende gli
abiti pontificali, il Cardinal decano
vescovo d'Ostia consagranle, o, per
sua impotenza, il Cardinal sotto de-
cano, si reca in un luogo apparta-
to, per assumere i paramenti Pon-
tificali, col sagro pallio, che usa ap-
punto perchè consagra il sommo
Pontefice, in uno ai due vescovi
suburbicarii più antichi. Vestitosi il
Papa, preceduto dalla processione,
si reca avanti l' altare Papale , ove
il Cardinal diacono gli leva la mi-
tra, ed il Pontefice dopo aver bre-
vemente orato, sull'altare stesso, fa
l'atto solenne della professione di fe-
de [Fedi), terminata la quale, va
a genuflettere nel genuflessorio collo-
cato sulla predella dell'altare. Allo-
ra il Cardinal decano, come vesco-
vo consagrante, si pone ginocchione
alla sinistra del Papa, e i due Cai--
dinali vescovi consagranti fanno al-
Uiettanto dietro al Pontefice. Im-
CAP
mediatamente due cappellani canto-
ri Pontificii incominciano il canto
delle litanie dei santi, al termine
delle quali i tre Cardinali vescovi
compartono le solite benedizioni sul-
l'augusto consagrato, fanno pure sul
capo di lui le consuete imposizioni
delle mani, e del libro de' vangeli,
recitando le analoghe orazioni; ed
in tuonato dal Caidinal decano il
P^enì Creator spirituSj i cantori lo
proseguono in canto figurato. Fi-
nito l'inno, mentre il detto Por-
porato unge il capo, e le mani del
Pontefice, intona 1' antifona Unguen-
tum in capile, etc. , che ripigliano
in contrappunto i medesimi cantori,
terminata la quale , 1' intero coro
intona il salmo: Ecce quam bonum,
alternando a due cori un verso per
ciascuno, ed in fine replica l'antifo-
na Unguentuni in capite, etc, sen-
za intonazione. Intanto il Cardinal
consagrante pone l'anello Pontifica-
le in dito al Papa, ed insieme ai
due Cardinali consagranti, gli dà a
toccare il libro de' sagri vangeli,
e fattogli un profondo inchino, tutti
e tre partono, e il decano va a de-
porre gh abiti 'Pontificali, per assu-
mere il piviale col formale , per
assistere il Pontefice alla celebrazio-
ne della messa solenne , come ve-
scovo assistente. Alzatosi il Papa,
siede sul faldistorio, e mentre il
Cardinal diacono ministrante gli
asterge il capo della sagra unzione,
si lava le mani; dopo di che di-
sceso nel ripiano inferiore dell'alta-
re, recita l' introito della messa, as-
sistito dal Caxxlinal decano, dal Car-
dinal diacono ministrante, e dall' u-
ditore di Rota suddiacono apostoli-
co, che gli mette nel braccio sini-
stro il manipolo, e poi presenta al
Cardinal primo diacono il pallio, il
quale lo impone al Pontefice colle
GAP
formule descritte superiormente, par-
landosi della coronazione. Il resto
della messa prosiegue come quella
del Pontificale delia coronazione. Al-
l' offertorio si canta il mottetto ; E-
xiiltatc Deo, etc. del Nani ni a due
cori, nel qnal tempo si recano al
trono Pontifìcio cinque preiati vo-
tanti di segnatura, accompagnati dai
mazzieri, e da un cerimoniere, col-
le oblazioni da farsi al Papa , con-
sistenti in due ceri ornati, in due
j)ani, e in due bariletti di vino, co-
se tutte, che il Cardinal decano pre-
senta, ed offre alla sagra di lui per-
sona; mentre la messa continua col-
le prescritte Pontificali rubriche, e
con quanto si disse parlando della
coronazione, cantandosi all'elevazio-
ne il mottetto: Fratres, ego enùn,
etc. del Palestrina. Quando il Papa
teneva nello stesso giorno alla men-
sa i sette Cardinali, che avevano
assistito alla consagrazione , avverte
V Adami citato , che il collegio dei
cappellani cantori, senza cotta si re-
cava nel luogo del pranzo per can-
tare, dopo che per la prima volta
avea bevuto il Papa, tre o quattro
mottetti a più voci sull'organo. Non
riuscirà discaro, che qui si aggiun-
ga, che eletto Pio VII nel conclave
tenuto nel monistero di s. Giorgio
in Venezia, in quel tempio fu so-
lennemente coronato ai 2 1 marzo
1800, osservandosi tutte le consue-
te cerimonie s\ del Pontificale, che
della coronazione, per cui il Cardi-
nal di Yorck come arciprete della
basilica di s. Pietro, recitò un'eru-
dita, e breve allocuzione, e due mo-
naci armeni mechilaristi del moni-
stero di s. Lazzaro, isola della stes-
sa città di Venezia, fecero da dia-
cono, e da suddiacono greci , can-
tando nell'idioma greco l'epistola
^4 il vangelo.
CAP
1 71
3. Possesso solenne che ì Pontefici
prendono della basilica latera-
nense.
Alla patriarcale basilica di s. Gio-
vanni in Laterano, come a propria
loro cattedrale, si recano i Sommi
Pontefici dopo la loro elezione, e
coronazione , a prendervi solenne
possesso, detto anticamente Processo^
e Processione. Allorché, a' 26 marza
dell'anno '/Si, fu eletto Papa Ste-
fano II, detto III, essendo egh gran-
demente amato dal popolo romano,
per trasporto di gioia lo portarono
sulle spalle alla basilica lalerancnse,
onde venne adombrato il primo pos-
sesso, e ne restò l'uso di portare in
alto il Papa, quindi quello della
sedia gestatoria. Tuttavolta per co-
mune consenso, particolarmente di
Francesco Cancellieri, nella sua eru-
ditissima storia de^ Possessi de' Papi ,
vuoisi che il primo fosse quello di
s. Leone III. Dappoiché, creato que-
sto Pontefice a' 26 dicembre yg"]», e
consagrato nel dì seguente, dopo la
consagrazione fu coronato ai gradi-
ni inferiori della basilica vaticana, e
quindi con processione si portò alla
basilica lateranense, ciò che eseguito
in progi^sso di tempo dai successo-
li, chiamossi questa funzione Pro-
cesso, e Processione, da procedere
dopo la coronazione dal Vaticano
al Laterano, dalla tomba dei prin-
cipi degli apostoH, alla prima chiesa
del mondo. Il medesimo Cancellieri
fa pure derivare l'origine di tal pos-
sesso allorché, lo stesso san Leone III
ritornando in Roma ai 29 novem-
bre 800, donde era partito per una
congiura, vi rientrò come in trionfo,
e con solennissima pompa, colla
quale appunto in seguito si recii-
roao i sovrani Pontefici al Laterano.
'^^^'
ÉCAP
:o è, che già nel secolo XII la
Ihiizione era adottata , ed abbiamo
indubitatamente, che Calisto II prese
possesso con singolari dimostrazioni
di gioia de'romani ai 2 giugno i 120,
narrandosi fra gli antichi riti 1' in-
contro de' fanciulli, de' greci, delle
diaconesse, delle sagre vergini cogli
allori e le palme, e di tutti gU
ordini della milizia , del solenne
convito nel palazzo iatei'ap.ense coi
sagri paramenti. Splendidissimo fu il
possesso, che dopo coronato prese nel
1198 Innocenzo III, e simile fu
l'altro di Onorio III, nel 12 16, e
quello di Gregorio IX, che benedetto
ai 2 1 marzo 1227, non nel mede-
simo giorno, ma ai 3o di detto mese,
prese il possesso. Con magnificenza, e
con sontuosa cavalcata vi si recò nel
1272 Gregorio X, addestrandogli il
cavallo, che cavalcava, Carlo I re di
Sicilia; e con pompa mai per l' ad-
dietro veduta Bonifacio Vili, nel
J295, passò dalla basilica vaticana
alia lateranense pel possesso.
Clemente V, eletto nel i3o5, vo-
lendo stabilire la residenza Pontifìcia
in Francia, si fece coronare in Lio-
ne nella chiesa di s. Giusto, e, per
seguire il rito praticato in Roma
con nobilissima cavalcata, si recò ad
altra chiesa, come che fosse la ba-
silica lateranense, siccome san Cele^
stino Vavea praticato in Aquila. Re-
stituita, nel i377, da Gregorio XI
la residenza del Papa in Roma,
quivi i successori continuarono a se-
guire la cerimonia, e Nicolò V^ co-
ronato ai 19 marzo i447> ^^^ san
Pietro nella IV domenica di quare-
sima Lcetare^ dopo aver benedetta
la Rosa d'orOj con questa in mano
cavalcando e preceduto dal ss. Sa-
gramento, si recò a prendere il pos-
sesso. Pio II, nel 1458, giunto al
]baterano, corse grave pericolo nello
CAP
scendere da cavallo, perchè il popolo
se Io appropriò giusta il costume, im-
padronendosi talvolta anche del bal-
dacchino sotto cui andava il Pon-
tefice. Tuttavia chiamandosi sempre
questa funzione processo^ e proces-
sione ^ nel Diario clelV Infessura,
presso il Muratori, solo in quello,
nel 1471» pi'eso da Sisto IV trovasi
la parola possesso. Abbiamo dal
Burcardo, che Pio III, nel i5o3,
impotente di recarsi al Laterano,
ricevette l'omaggio della legge dagli
ebrei in mia sala del Vaticano, che
essi solevano offerire passato l'arco
di Tito, nel passaggio dei Papi, e
scritta in pergamena. Finalmente
Giulio II, coronatosi ai 26 novem--
bre i5o3, fu il primo Pontefice il
quale separò tal funzione da quella
del possesso, che prese a' 5 dicembre ;
sistema dipoi confermato nel 1590
da Gregorio XIV, e ciò per non più
abitarsi dai Pontefici il patriarchio
lateranense, ove dovendo ritornare 1
dopo la coronazione, il facevano con
grandissima solennità e in paramenti
sagri, per ultimare alcune cerimonie
della coronazione. Necessità, che ces^
so quando stabilmente dimorarono
presso il Vaticano, e nei palazzi di
s. Marco, e del Quirinale.
È ben vero però, che l'antica
processione unita alla coronazione
era un imponente argomento della
maestà e potestà Pontificale; mentre
la funzione dell'attuale possesso, se^-
parata dalla coronazione, non fa che
riguardare la solennità dell'antico
rito, senza aggiungere veruna auto»
rità al Papa, giacche questa ceri-»
monia nulla ad essa influisce, co-
minciando i Pontefici ad esercitare
il loro apostolico ministero, con tutta
la pienezza del loro supremo po-
tere , nel giorno della coronazione.
Non mancano però esempii di aver»
GAP
la essi esercitata anche subito dopo
r elezione, giacche il possesso non è
che una formalità per riguardo al
vescovato, che prendono di Roma.
Quindi è, che la rimembranza della
creazione, e della coronazione dei
Papi si celebra ogni anno nell' an-
niversaria ricorrenza con cappella
Papale, illuminazioni, ed altre di-
mostrazioni di gioia, ma non cosi
del possesso, della cui celebrità non
rimane anniversario, e viene dimen-
ticato come tutte le altre pompe
straordinarie, meno la medaglia che
appositamente si conia, e si dà,
come diremo , nella basilica latera-
nense in presbiterio ai Cardinali, e
poi altrove a quelli, che godono della
dispensa delle medaglie, le quali si
distiibuiscono per la festa de' prin-
cipi degli apostoli.
L'ultimo Pontefice j che prese
possesso nel i5i3, cogli antichi riti,
e con tale straordinaria magnificen-
za non più veduta in Roma dopo
il tempo de' goti, fu Leone X, pel
quale si eressero sette archi trionfa-
li. Con lui adunque si terminò l'uso
di prendeilo co' paramenti sagri e le
mitr'^, di far preceder la ss. Euca-
ristia, di accettare la presentazione
della legge dagli ebrei, avvolta in
preziosi drappi. Cessò l'incontro dei
turiboli dalle chiese, avanti le quali
passava, di spargere monete per la
strada, di porsi a sedere nella sedia
stercoraria, cosi detta dal versetto,
che allora si cantava. De stercore
erìgit pauperem, e nelle sedie por-
fìreliche, dalle quali spargeva mo-
nete d'oro, di argento, e di rame,
in cui pareva che giacesse come so-
pra due letti, indicanti il primato
di Pietro, e la predicazione di Pao-
lo, con proferire varie sentenze del-
la Scrittura. Terminarono ancora
tante belle simboliche e commoventi
, ^
,73
cerimonie, le (jufii erano lo seguen-
ti: la ferula, che gli veniva presen-
tata dal priore di s. Lorenzo ad
Sancta Sanctoruvi, in segno del suo
potere di reggere, e di correggere;
le dodici pietre preziose, col mu*
Schio, dentro una borsa, per rappre-
sentare la potestà dei XII apostoli,
la fraganza delle viriti, e la carità
verso i poveri; le sette chiavi, e i
sette sigilli appesi ad una fascia o
zona con cui veniva cinto, e che
alludevano all' agnello dell' Apocalis-
se degno di aprire i sette sigilli del
libro misterioso, scritto dentro e fuo-
ri, ai sette doni dello Spirito santo,
di cui doveva essere rivestito, ed ai
sette sacramenti, che doveva ammi-
nistiare, nonché alla continenza, che
doveva gelosamente conservare; il ri-
to delle laudi cantate prima nella sa-
la del concilio, e ne'tempi posteriori,
come si dirà, nella stessa basilica
una volta dal Cardinal titolare di s.
Lorenzo fuori delle mura; le obla-
zioni presentate dai Papi sulle sa-
gre mense della basilica , e di san*
da sanctoriim, rimanendo però
quella dell'altare della prima; ter-
minando ancora nel patriarchio il
convito grandiosissimo, colla massima
pompa e formalità, in cui sovrani
e principi versarono l'acqua alle
mani ai Pontefici, e gli presentaro-
no le due prime vivande. La pre-
sentazione poi delle chiavi della ba-
silica tuttora si pratica, e, secondo
il Bonanni, principiò nel 1099 in
Papa Pasquale II, locchè alcuni spie-
garono pel simbolo della suprema
autorità Pontificia di sciogliere , e
legare. Ciò per altro gravi autori
col Cenni, nel BuUariiun Basii. Fa-
tic. t. III. p. 2 3?,, confutano giusta-
mente, dappoiché lungi dal ricevere
il Papa veruna autorità dalla presen-
tazione di esse, solo rioeve le cliiavi
Ì74 CA1>
la basilica, come sua chiesa calledrale.
L'intervento poi degli oratori del-
le città suddite, e gli ambasciatori
de' sovrani terminarono nel decorso
secolo, cioè ne' primordii gli amba-
sciatori de' principi, e negli ultimi il
superstite ambasciatore di Bologna,
dopo che quella città si astenne dal
più inviarlo in Roma. Avvenne per-
tanto nel possesso, cui in lettiga a-
perta prese nel 1692 Innocenzo
XII, che il conte di Martin itz, am-
basciatore imperiale, pretese di non
andare, com' era 1' uso, col governa-
tore di Roma in mezzo, e il conte-
stabile Colonna principe assistente
al soglio a spalla, cedendo bens'i il
luogo al primo, ma volendo che il
secondo andasse innanzi. Dopo un
lungo trattenimento della cavalca-
ta, il Papa ordinò al contestabi-
le, che senza pregiudizio delle sue
ragioni andasse prima dell'amba-
sciatore, dopo il quale venisse mon-
signor governatore di Roma. Nel
possesso poi, che ai io aprile 1701,
prese Clemente XI della basilica la-
teranense sopra un cavallo bianco,
non vi assistettero gli ambasciatori,
secondo l' antica consuetudine, pel
motivo d'essere ancora incogniti
quelli dell' imperatore Leopoldo I,
e del re di Spagna Filippo V, e
per astenersene quello di Venezia,
avendo istruzioni di non intervenir-
vi solo. Perciò avendo il Pontefi-
ce fatte gravi rimostranze, terminò
l'uso che gli ambasciatori assistes-
sero ai possessi.
Descrizione della solenne cavalcata
colla quale i Pontefici presero il
solenne possesso della basilica
lateranenscy dopo Leone X, fino
\ a Pio VI nel lyyS.
La seguente pompa fu anche
maggiore secondo le circostanze dei
GAP
tempi, il volere dei Papi, e l'intervelfi
to delle persone. Per solito fu preso
il possesso in giorno di domenica, o
festivo. Procedevano i Pontefici a
cavallo, in lettiga aperta, e in sedia,
in diverse ore, cioè talvolta nella
mattina, ed altra nel dopo pranzo,
e partendo dal palazzo Vaticano, o
da quello Quirinale. La strada, che
fecero, se residenti al Vaticano, è
quella delta Papale, cioè piazza di
s. Pietro, Borgo nuovo, ponte s. An-
gelo, Banchi, Chiesa nuova, Parione,
piazza di Pasquino, s. Andrea della
Valle, Cesarini, piazza del Gesù,
Campidoglio, campo Vaccino, Arco
di Tito, Colosseo, stradone, e piazza
Lateranense. Quando poi partirono
dal Quirinale, come fecero Bene-
detto XIII, Benedetto XIV, e Cle-
mente XIV, passarono per la via
delle tre Cannelle, s. Romualdo,
piazza del Gesù, Campidoglio, cam-
po Vaccino, Colosseo, fino al La-
terano.
Lungo tali strade, oltre l'arena si
gettavano fiori, e verzura, le finestre
erano parate di drappi, etl in alcuni
luoghi erigevansi orchestre per mu-
sici e suonatori. Diverse nazioni cui
appartennero i Pontefici eressero in
varii punti archi trionfali, con allu-
sive iscrizioni, archi spesse volte in-
nalzati anche da signori, e partico-
lari ben affetti al novello Papa, e
persino le facciate delle chiese si
ornarono a festa. Quando il Ponte-
fice era di patria romano, il Cam-
pidoglio si adornava magnificamen-
te, con arco trionfale, colle quat-
tordici bandiere de' rioni di Roma
spiegate. Dal campo Vaccino al La-
terano, le settanta arti di Roma
ornavano le parti laterali della stra-
da con arazzi, fregi, ed analoghe
iscrizioni. Alla metà del Campo Vac-
cino o Foro Romano, rimpetto agU
CAP
oj*tl Farnesiani , s' innalzava nn ma-
gnifico arco trionfale per ordine del
re delle due Sicilie, come proprie-
tario di detti orti , in nome del qua-
le, mentre passava il Papa, veniva
ossequiato dal regio agente in abito
di formalità, piesentandogli il dise-
gno dell'arco; ciò che prima face-
vasi dal duca di Parma tributario
della Santa Sede, finche gU orti
dalla casa Farnese passarono alla
casa Borbone di Napoli. Quindi dal-
l'arco di Tito sino al Colosseo spet-
tava l'apparato della strada all'uni-
versità degli ebrei, dai quali oltre
gli arazzi, per uniformarsi al loro
costume, si aggiungevano vari cartel-
loni con emblemi, e motti della sagra
Scrittura, allusivi all'ubbidienza, e
fedeltà al Sommo Pontefice, e al
possesso di lui. Ovunque pertanto
si vedevano arazzi , e superbe tap-
pezzerie, ne mancarono in alcuni
possessi di gettar vino le fontane di
Campidoglio o altre, ad accresci-
mento di tripudio. Le gemme, l'oro,
l'argento, i pennacchi, e quanto
v'ha di prezioso, fu posto sugli abiti,
nelle berrette , ne' cappelli , e nelle
baidature, e gualdrappe de' cavalli,
e delle mule del nobilissimo corteg-
gio, formato di personaggi distinti,
della primaria nobiltà, della curia,
e corte romana.
Adunatisi poi i Cardinali nella
camera de' paramenti al Vaticano,
o al Quirinale, quivi il Pontefice
prendeva la falda, la stola preziosa,
ed il cappello Pontificale , avendo
già la sottana , e la fascia di seta
bianca con fiocchi d'oro, il rocchet-
to, e la mozzetta rossa di seta, o
di velluto con armellini secondo la
stagione, colla quale si regolavano
le scarpe rosse. Adunata pure la
prelatura, la nobiltà, la Pontificia
famiglia e ogni altro che doveva
CAP i;.
cavalcare , incominciava a di filare
la maestosa cavalcata, coli* ordine
seguente.
Precedevano due coppie di caval-
leggieri, nobilmente vestiti di vel-
luto cremisi con galloni d'oro, ci-
miero ornato di pennacchi bianchi ,
che siccome avanguardia trascorre-
vano la strada per rimuovere qua-
lunque impedimento pel libero pas-
saggio della cavalcata. Seguivano
quattro cavalieri della guardia detta
delle lancie spezzate, vestiti colle
loro armature di acciaio con fregi
d'oro; due sopiaintendenti alla scu-
deria Pontifìcia; il foriere maggiore,
e cavallerizzo maggiore in abito dì
corte , i quali prendevano questo
luogo dopo aver servito il Pontefice
nel montare a cavallo, o nell'en-
trare in lettiga se non cavalcava;
i camerieri de'CardinaU in abito da
città due a due, con ricche valigie
di scarlatto, ove con ricami d'oro,
ed argento erano impressi gli stemmi
gentilizii de' rispettivi padroni; indi
gli altri camerieri de'Cardinali egual-
mente a coppia colle ricche mazze
Cardinalizie di argento di ciascun
Porporato colle proprie armi incise,
sostenute sull'arcione delia sella ; e poi
i gentiluomini de' medesimi Cardinali,
degli ambasciatori, e de' principi, in
abito da città, con ispada al fianco.
Quindi venivano i famigliari dome-
stici del Papa , cioè il sartore , il
fornaro, il barbiere, e il custode de-
gli orti e giardini con casacche ros-
se, seguiti dagli scudieri del Papìt
in vesti e cappe rosse con cappuc-
cio piegato, e dai famigli e garzo-
ni della scuderia Pontifìcia, vestili
di casacche rosse. Questi conduce-
vano a mano dodici chinee o mule
bianche, che gli ambasciatori dei ih»
di Napoli aveaiio presentato nei pre-
cedenti anni, col tributo dì sette mild
176 GAP
ducati d'oro pel feudo di quel rea-
me, tutte coperte di gualdrappe di
velluto cremisi, ricamate d'argento,
con ricchi fiocchi pendenti, rilevan-
dosi dagli stemmi i Pontefici cui fu-
rono presentate* Seguivano le letti-
ghe Pontificie portate da muli co-
pertij e quelle e questi di velluto
cremisi^ con trine d' oro e flocchi :
indi il maestro di stalla in collare,
ed abito nero, con due ufìiziali di
palazzo a cavallo j poi quattro trom-
betti delle guardie a cavallo, suo-
nando alternativamente ; i camerie^
ri extra muros , vestiti con cappe
rosse con cappuccio; gli aiutanti di
camera del Papa con cappe rosse,
con cappuccio, adornato di pelli bian-
che di armellino se d' inverno, altri-
menti con fodere di seta rossa ; la no-
biltà romana in abito di città; quin-
di il fiscale e commissario della ca-
mera apostolica, in abito e cappuc-
cio paonazzo, con armellini se d'in-
verno, viceversa con fodere di seta
cremisi ; i cappellani comuni e cap-
pellani segreti, vestiti come gli aiu-
tanti di camera; gli avvocati conci-
storiali in abito paonazzo, e cap-
puccio con pelli di armellino, e con
mostre di seta cremisi ; i camerieri
segreti, e di onore soprannumerarii
di spada e cappa in abito da città;
i camerieri segreti e di onore so-
prannumerarii di mantellone, vestiti
come i cappellani segreti ; i quattro
camerieri segreti partecipanti vestiti
come i precedenti, portando quattro
cappelli Pontificali, sopra aste foderate
di velluto cremisi. Se il Pontefice era
romano qui cavalcavano quaranta de-
putati del popolo romano, con rub-
boni neri , preceduti dagli uffiziali
del Campidoglio, e seguiti dai mae-
stri giustizieri. A questi tenevano
dietro il baronaggio romano, com-
posto di duchi e principi, che cavalca-
CAP
vano generosi destrieii, avendo ciascu-
no intorno a se due paggi vagamen-
te vestiti, con alcuni famigliari con
ricche livree, e poscia veniva il capi-
tano delia guardia svizzera/con no-
bile armatura, circondato da sei sol-
dati svizzeri armati di ferro, con
alabarde.
Quivi principiava V ordine della
prelatura, e pei primi cavalcavano
gli abbreviatori di parco maggiore
in rocchetto e mantelletta, coperti
di cappuccio con cappello semi-pon-
tificale, sopra mule bardate di nero,
modo con cui incedevano pure i se-
guentij ma con gualdrappe paonaz-
ze ; i votanti della segnatura di giu-
stizia ; i chierici di camera ; gli udi-
tori di Rota, preceduti dal p. mae-
stro del s. palazzo apostolico col l'a-
bito della sua religione domenica-
na, anch'egU col cappello pontificale,
avendo esso a destra il penultimo
uditore di PiOta, i quali uditori ca-
valcavano coi loro gran mantelli, e
cappelli Pontificali, sopra mule bar-
date di colore paonazzo. Se il Pon-
tefice era romano, in questo luogo
seguivano i quattordici capo-rioni ,
vestiti con abiti o rubboni di vel-
luto cremisi, foderati di tela d'ar-
gento, e berrettone di velluto nero ,
ornato di gemme.
Qualora il Papa andava in sedia
o lettiga scoperta, procedevano in
questo luogo i conservatori di Ro-
ma, col priore de' capo-rioni, ma se
cavalcava, dovevano tenere la briglia
del cavallo, come poi si dirà, vesti-
ti con rubboni senatorii all'antica di
broccato d'oro, e di sotto di tabino
cremisi con fascia co' flocchi d' oro.
Seguivano l'ambasciatore di Bologna
in rub^one, con quello di Ferrara,
ambedue città suddite del sovrano
Pontefice ; il governatore di Roma
alla destra d' uno de' principi assi-
CAP
slenti al soglio, il quale era servito
dai suoi paggi, dal decano e staffieri
con ricche livree; tre maestri delle
cerimonie Pontifìcie, con mantelloni,
cappucci e cappelli semi-pontificali;
r ultimo uditore di Rota, in rocchet-
to, e mantellone, cappuccio e cap-
pello Pontificale, colla croce Papa-
le astata , sopra mula bardata di
diappo paonazzo, addestrata da un
inserviente della scuderia Pontifìcia,
vestito di casacca rossa, in mezzo
a due maestri ostiarii virga rubea,
così detti dai bastoncini, che porta-
vano coperti di velluto rosso.
Avviala poi la cavalcata coli' or-
dine descritto, il Pontefice discen-
deva le scale del suo palazzo, quin-
di montava su di un cavallo bian-
co coperto di magnifica bardatura
quadrata di velluto cremisi, con ri-
cami e riporti di soprarriccio d'oro,
il qual cavallo veniva presentato dal
cavallerizzo maggiore. Dalla parte
sinistra sosteneva la staffa e la bri-
glia d'oro un principe assistente al
soglio, il quale emulando l' uffizio ,
che più volte esercitarono nei pos-
sessi molti principi e sovrani, con-
duceva il Pontificio cavallo sino al-
l' obelisco della piazza , ove il Pa-
pa colla benedizione, gli dava il per-
messo di salire anch' esso a cavallo,
e andare a raggiungere il governa-
tore di Roma, subentrando allora
in di lui luogo a tenere i cordoni
della briglia, sino alla basilica late-
ranense, i conservatori di Roma col
priore de' capo-rioni, avendo il Pon-
tefice nel montare a cavallo assun-
to i guanti, e preso una bacchetta
inargentata. Circondavano poi il ca-
vallo i maestri di strada in rubbo-
ne, i nobili paggi romani, nominati dal
Cardinal camerlengo, e dai detti con-
servatori. Tali paggi solevano essere
venticinque, e se il Papa era roma-
VOL. VTIf.
CAP 177
no, quaranta o cinquanta: vestiva-
no di lama d'argento guarnita di
010, con mantelli simili, mostre di
raso nei'O, calzoni bianchi con na-
stri, calze, e scarpini all'antica usan-
za romana, e il cappello in mano
con pennacchiera bianca. Uno di
questi paggi alla staffa destra del
Papa portava un velo di seta cre-
misi con merletto di oro, con den-
tro il cappello Pontificale di vellu-
to, quando il Pontefice si serviva
di quello di raso, i guanti, e altro
che poteva occorrergli. Un altro pag-
gio accanto all'altra staffa portava
due bacchette inargentate, per usar-
ne il Papa in caso di bisogno : que-
sti paggi poi erano creati dal Pon-
tefice conti palatini del palazzo apo-
stolico e cavalieri dello sperone d'o-
ro, con apposito breve. Venivano a
lui presentati poscia all'udienza dai
medesimi conservatori di Roma, e-
rano ammessi dal Papa al bacio del
piede , e ricevevano da lui pure il
donativo d' una corona d'agata alla
cavaliera, con medaglia d' oro, e be-
nedetta.
Intorno parimenti al Papa ince-
deva la di lui corte domestica, giac*
che oltre i mazzieri, e cursori Pon-
tificii colle mazze d'argento a pie-
di, procedevano il decano, e sotto-
decano del Pontefice in abito nero ,
portando ambedue l' ombrellino a-
perto, non che i Pontificii parafi'e-
nieri lateralmente colle spade al fian-
co, e sei soldati svizzeri cogli anti-
chi spadoni sulle spalle. Dopo il
Pontefice succedevano pertanto il pre-
lato suo maestro di camera, in roc-
chetto, mantelletta, e cappello usua-
le in testa, cavalcando una mula con
gualdrappa paonazza, avendo ai lati
i due camerieri segreti, coppiere, e
segretario d' ambasciata, i quali ve-
stivano cappe rosse con cappuccio,
178 CAP
foderate di pelli d'armellini se iii
inverno, e di seta rossa in altre sta-
gioni. In appresso venivano il me-
dico del Papa alla destra del cau-
datario egualmente colle cappe co-
me i precedenti, e due aiutanti di
camera vestiti come gli altri sudde-
scritti, seguiti da due scopatori se-
greti in sottana, e casacca paonaz-
za, col consueto servizio, entro una
borsa per qualunque occorrenza del
Papa.
Se il Papa cavalcava, in questo
luogo si portav^a la sedia Papale da
due muli con finimenti di velluto
cremisi ricamati d'oro, e non caval-
cando, questo era il luogo occupato
dal cavallo, che a lui dovrebbe ser-
vire, portato a mano da un garzo-
ne di scuderia. Indi procedevano i
sediarii Pontificii, portando a mano
l'altra sedia detta portantina^ o let-
tiga. Dopo succedeva il sagro Col-
legio de' Cardinali a due a due col-
l'ordine di anzianità, con cappe, e
cappelli Pontificali rossi in testa, ca-
valcando mule riccamente bardate
di rosso, con finimenti ornati di
metalli dorati, avendo ciascun Car-
dinale vicino il suo decano in abi-
to nero, e molti parafienieri colle
livree di gala. Poscia venivano i
patriarchi, arcivescovi, e vescovi as-
sistenti al soglio Pontificio; indi 1'
uditore della camera, in mezzo al
tesoriere, e al maggiordomo del pa-
lazzo apostolico; indi i protonotarii
apostolici, vestiti dei loro gran man-
telli con cappucci e cappelli Ponti-
ficali, cavalcando tutti mule coperte
di paonazzo, con finimenti con guar-
nizioni dorate ; poscia gli arcivescovi
e vescovi non assistenti al soglio ,
ed i referendarii di segnatura vestiti
di rocchetto, mantelletta e cappello
semi - pontificale , cavalcando mule
bardate di panno nero. Quindi se-
CAP
guiva la nobilissima, e magnifica car-
rozza del Pontefice, copei ta di vel-
luto cremisi , con trine , fiangie e
ricami d' oro , tirata da sei bianchi
cavalli, cavalcando quei del bilanci-
no e i timonieri il cavalcante , e
cocchiere nobili con bellissimi abiti;
poi due trombetti di cavai leggi eri ,
e quattro paggi colle lancie alzate,
che precedevano i capitani di tal
guardia , con superbe armature di
acciaro, e ricca sopravveste, avendo
in mezzo il vessillifero di s. Chiesa
con bandiera spiegata. Indi si vede-
vano i cornetti e le compagnie dei
cavalleggieri. Seguivano altre trom-
be, e timpani col capitano delle co-
razze, e una compagnia di questa
arma , chiudendo la cavalcata tutta
la fanteria Pontificia co' suoi uffi-
ziah.
Sul ponte s. Angelo , se il Papa
partiva dal Vaticano, ottanta pezzi
di cannone , e lo sparo di cinque-
cento mortari, festeggiavano il pas-
saggio del Sommo Pontefice innanzi
la fortezza di Castel s. Angelo; la
guarnigione della quale, col castel-
lano, trovavasi ivi schierata in ordi-
nanza militare, per fargli omaggio.
Giunto il Papa sul Campidoglio,
discendeva dallo scalone del palazzo
senatorio ad incontrarlo il senatore
di Roma, con grande abito di rub-
bone di lama d' oro , con collana
pure d'oro, e scettro d'avorio in
mano, avendo a fianco i collaterali
di Campidoglio, la curia capitolina,
e la sua corte. Neil' arrivare il Pon-
tefice sulla piazza, s'inginocchiava il
senatore avanti di lui , e fermato
il cavallo, con breve orazione latina,
offriva e prometteva la fedeltà ed
obbedienza del senato e popolo ro-
mano, a cui il Papa rispondeva be-
nignamente con parole acconcie, ac-
cellaiìdo tali proteste , ed allora il
GAP
senatore gli presentava in un bacile
le chiavi dello stesso Campidoglio ,
che toccate dal Pontefice, indi com-
partiva al senatore e agii astanti
l'apostolica benedizione, e prosegui-
va il suo viaggio.
Arrivato il Papa nella piazza la-
teranense, veniva incontrato proces-
sionahnente dal capitolo lateranense
col Cardinal arciprete, con due pa-
diglioni, e due croci, le quali rien-
travano nel portico all'apparire del-
la croce Papale.
Siccome tutte le posteriori cerimo-
monie, e funzioni che dovrebbonsi qui
descrivere, anche ai nostri giorni si
osservano, le descriveremo, nel rac-
contare il modo col quale presso a
poco i successori di Pio VII presero
il possesso della basilica lateranense,
e siccome per le circostanze de' tem-
pi il regnante Pontefice lo prese
nella mattina de' 3i maggio i832,
non con tutta la solennità nel re-
carsi al Laterano, e in occasione di
assistere alla Cappella dell' Ascensio-
ne , che in quella mattina giusta il
costume celebravasi nella basilica la-
teranense, preferiremo la descrizione
del modo come lo prese l' immedia-
to suo predecessore Pio Vili , il
quale come Pio VII, e Leone XII, vi
si lecò in carrozza, essendosi tralascia-
ta la magnifica pompa , e cavalcata
suddescritta, coll'adottarsi un treno
poco diverso dal nobile, ritenendosi
quelle poche formalità più sostanziali.
Descrizione del treno, e cerimonie,
col quale oggidì i Sommi Pon-
tefici prendono il formale possesso
della basilica lateranense, e rac-
conto di entello preso la dome-
nica'n^ maggio iBsQj da Pio
FUI, Castiglioni.
Avendo destinato il detto Ponte-
fice di prendere possesso in tal gior-
CAP 179
no, siccome glorioso anniversario di
quello in cui Pio VII, nel 18 14,
ritornò trionfante in Roma, nel qual
mese l'aveano pure preso Gregorio
XIII, Sisto V e Benedetto XIV, a
tal effetto monsignor Zucche, prefet-
to de' maestri delle cerimonie Pon-
tificie, dai cursori fece portare la
schedola d'intimazione a tutto il sa-
gro Collegio, prelatura, e personaggi,
che dovevano intervenirvi.
Quindi il Papa, che abitava il Vati-
cano, si recò nel giorno precedente
al Quirinale, nel qual giorno, secon-
do il costume, emanò varie benefi-
che disposizioni. Fece perciò dispen-
sare copiosissimi biglietti per pane
e carne in favore della classe indi-
gente, per organo del Cardinal Al-
bani segretario di stato, istituì un
vistoso capitale per soccorrere le par-
rocchie piti bisognose dello stato ec-
clesiastico, assegnò un fondo annuo
di mille ottocento scudi da ripartirsi
in tante pensioni a favore de' più
meritevoli studenti di pittura, scul-
tura e architettura della città di
Roma, e fece disposizioni a vantag-
gio della pastorizia ec. ec. Ad ore
venti ogni Cardinale, colla sua corte,
e col caudatario in croccia , montò
in carrozza vestito di scarpe e tutto
altro di colore rosso, col seguito di
altra carrozza, e domestici colle livree
di gala. Per la via del Colosseo, e
dello stradone di s. Giovanni, smon-
tarono alla sagrestia della basilica
lateranense, e quivi subito assunsero
i paramenti sagri di colore bianco
secondo il rispettivo ordine, e i cau-
datarii sulla croccia misero la cotta
e la bimba o velo bianco per sor-
reggere la mitra, e poi recaronsi ad
attendere il Papa nel portico, quan-
do egli n' era vicino. Terminata la
fimzione , deposero i paramenti , o
ripresa la mantelletta , mozzetla e
i8o GAP
cappello, fecero ritorno per la me-
desima strada ai loro palazzi, senza
fare nella sera veruna dimostrazio-
ne, non costumandosi aflfatto.
Uscì quindi il treno Pontifìcio no-
bile, o semipubblico, dal palazzo Qui-
rinale ad ore ventuna, e fu annun-
ziata tale uscita alla citta di Roma
dalle salve delle artiglierie di Castel
s. Angelo. Due drappelli di drago-
ni a cavallo con un brigadiere di
avanguardia aprirono il corteggio,
che si diresse alla patriarcale basi-
lica lateranense , per la via delle
quattro fontane, per quella che con-
duce alla basilica liberiana, e per
quella, che da essa porta al latera-
no, gli abitanti delle quali aveano
ornate le finestre, e luoghi decen-
temente , e a festa , col sohto in-
vito della notificazione de' conser-
vatori di Roma , il perchè si vi-
dero quelle strade con arazzi , ele-
ganti parati , e con verzure, alloro
e fiori.
Altro drappello di carabinieri a
cavallo seguiva i due menzionati ,
con quattro velette delle dette due
armi, e due della guardia civica
scelta a cavallo , con drappello di
questa. Dopo due battistrada a ca-
vallo procedeva un frullone palati-
no col foriere maggiore , e cavalle-
rizzo maggiore. Cavalcavano quindi
i camerieri segreti soprannumerarii,
e di onore di spada e cappa con
abito da città. Appresso egualmen-
te cavalcavano i monsignori came-
rieri segreti soprannumerarii, e di
onore vestiti di mantellone paonaz-
zo, e cappello usuale. Indi cavalca-
va (in luogo del capitano suo genito-
re il tenente Martino Pfyffer della
guardia svizzera, vestito con busto
tli acciaro, con fregi d'oro a colori,
con gonnella di pelle di dante ec.
con bel giaccò pure d'acciaro e pen-
GAP
nacchiera, avente ai lati alcuni in-
dividui della stessa guardia.
Veniva poi monsignor Cappelletti,
governatore di Roma, a cavallo con
grande bardatura paonazza, é fioc-
chi violacei intarsiati d'oro, vestito
di sottana, fascia, rocchetto e man-
telletta paonazza, con cappello usua-
le in testa, guanti bianchi , e bac-
chetta in mano. Precedevano quattro
guardie nobili con un cadetto, e la
croce Papale portata su mula bianca
con gualdrappa nera, da monsignor
Michele Materassi, crocifero Pontifì-
cio , in abito violaceo di mantello-
ne , con guanti bianchi , addestran-
dogli la mula il cavallerizzo d'ope-
ra vestito di nero , il quale ora veste
la montura con ispada al fianco, co-
me r usa oggidì il maestro di stalla
del Papa.
Seguiva la nobilissima e sontuo-
sa carrozza fatta fabbricare da Leo-
ne XII, e mai adoperata, tirata da
sei cavalli morelli con ricchi fini-
menti, con cavalcante, e cocchiere
nobile. Dentro era vi il Pontefice
Pio Vili, vestito di sottana e fascia
di seta bianca con fiocchi d' oro ,
rocchetto , raozzetta e stola di seta
rossa, che corrispondeva agli applau-
si dei romani, con mostrare gradi-
mento, e compartire l'apostolica be-
nedizione. Andavano in sua compa-
gnia il decano, e sotto decano del
sagro Collegio, cioè i Cardinali del-
la Somiglia, e Pacca, vestiti in abito
Cardinalizio di color rosso, e ber-
retta. Circondavano , e precedevano
la carrozza i parafrenieri , e il de-
cano coi loro abiti, portando l'om-
brellino, e le borse pei memoriali,
non che due ale di svizzeri fiancheg-
giarono tale treno. Indi cavalcavano
il principe di Palestrina d. France-
sco Barberini, e il principe di Via-
no d. Clemente Altieri, comandante
GAP
il primo, capitano il secondo del
corpo delle guardie nobili , le qua-
li erano capitanate da un tenente,
e tutti, colle monture di gala, an-
davano appresso.
Veniva immediatamente la secon-
da muta e carrozza Pontifìcia, tira-
ta da sei cavalli con entro il mag-
giordomo, il maestro di camera, e i
cameriei'i segreti coppiere, e segre-
tario d'ambasciata. Nella terza muta
e carrozza Pontificia tirata a sei ca-
valli , presero luogo 1' elemosinie-
re, il sagrista, il cameriere segreto
guardaroba, e il caudatario, seguen-
dola un distaccamento di guardia
civica a cavallo, un simile dei cara-
binieri, ed un altro di dragoni, tutti
a cavallo.
Seguivano le due prime carrozze dei
nominati Cardinali, e le loro seconde
carrozze co' rispettivi individui del-
l'anticamera nobile, andando in quel-
la del Cardinal decano gli aiutanti
di camera del Papa; indi le due
carrozze del maggiordomo e maestro
di camera coi loro gentiluomini, ed
alcuni famigli segreti del Pontefice,
poscia quelle del governatore di Ro-
ma, dei due comandanti delle guar-
die nobili, coi loro gentiluomini den-
tro , e domestici a piedi in livree
di gala, e finalmente un frullone
palatino col credenziere segreto, e
un famigliare di camera del Papa,
chiudendosi il treno da un drappel-
lo di dragoni.
Proseguendo con questo ordine,
in mezzo a numerosissimo popolo, e
nobiltà sì romana che straniera, per-
venne il corteggio all'ingresso della
piazza lateranense, ed avvicinandosi la
carrozza del Papa alla basilica, dal
grandioso padiglione eretto a ridos-
so della facciata del palazzo conti-
guo e incontro al triclinio lateranense,
l>el senatore, il quale in questo luogo
CAP ,8i
dovea fare l'omaggio, che solevasi ese-
guire sul Campidoglio, si mosse il
senatore di Roma principe don Pa-
luzzo Altieri in abito di gran for-
malità, coi tre conservatori di Ro-
ma, e priore de* caporioni in rubbo-
ne di lama d' oro, cioè il cav. O-
doardo de Cinque Quintilii, marche-
se Paolo Carandini, cav. Paolo Mar-
tinez, e marchese Filippo Naro Pa-
trizi , col seguito de' collaterali e
giudici capitolini, paggi, gentiluomi-
ni, cappellani, camerieri, decani, e
coi fedeli di Campidoglio vestiti coi
loro antichi abiti rossi e giaUi, nonché
colla milizia urbana de' capotori. Fer-
matasi la carrozza Pontifìcia, il caval-
lerizzo maggiore ne aprì lo sportello,
ed il senatore ivi genuflesso, si con-
gratulò col Pontefice per la sua e-
saltazione, e gli esibì la fedeltà, ed
ubbidienza del senato e popolo ro-
mano , con questo breve discorso :
M Unusquisque nostrum tua praecla-
*» ra noscens merita. Beatissime Pa-
M ter, Isetitia perfunditur, et amoris
M sensus compescere nesciens, plau-
" sus agit. Quid mirum, si omnes
» in te versentur oculi? Gemina il-
M la, qua polles, potentia, ad te o-
« mnium allicit animos ; et hic stan-
** tes senatus populusque romanus
»j te patrem, te principem, veluti
M ad urbem triumphantem, obse-
» quiosi excipiunt, tibique, Beatis-
M sime Pater, omnis venerationis,
w obedientiae, fìdelitatis ac felicita-
" tis monimenta praebent et ode-
M runt". Indi il Pontefice rispose
colle seguenti parole. " Fidelitatem
" et obedieiitiam populi romani no-
» mine exhibitani acceptamus. In
" nomine Patris ^Jf, et Fi Hi ">|f, et
'» Spirilus Sancti -^If. Amen ". Do-
po di che si chiuse Io sportello della
carrozza dal cavallerizzo, e progre-
dendo la carrozza verso la basilica,
i82 CAP GAP
il capitolo lateranense si mosse ad cato ; nell'atto stesso, che i cappel-
incontrare il Papa, vestiti di cotta lani cantori della basilica cantarono
e rocchetto i canonici, e gli altri V Ecce sacerdos magnus, ec. , e le
colle semplici cotte, mentre se foS' campane suonarono a festa. Dopo a-
se stato inverno, avrebbono tutti as- vere il Papa ciò fatto, si alzò in
sunte le cappe, coi penitenzieri france- piedi, entrò nel portico, avendo ivi
scani aventi l'abito della loro religione, già preso luogo dalla parte destra ed
coi due padiglioni, e colle due croci, in appositi coperti di tappeti , il
che rientrarono nel portico appena sagro Collegio in paramenti sagri
comparve la croce Papale. Discesi bianchi; i quali pure aveano preso
da cavallo, e dalle carozze tutti quel- i patriarchi, gli arcivescovi, e i ve-
li, che formavano il Pontificio cor- scovi. Entrato il Pontefice in una
leggio, e schieratisi avanti la porta camera contigua a prendere la fal-
della basilica, si fece calare dal fo- da e a deporvi il cappello e la sto-
riere maggiore la catena dell' adito, la, indi ascese al trono eretto nel-
che dalla gradinata conduce alla lo stesso portico , dove deposta la
chiesa, e discesa Sua Santità dalla mozzetta, fu vestito dai due primi
carrozza, trovò ad ossequiarla dentro Cardinah diaconi assistenti degli abi-
lo steccato la maggior parte del ti Pontificali, presentati dai votanti
corpo diplomatico, i principi roma- di segnatura accoliti apostolici, cioè
ni, e i comandanti della truppa di amitto, camice, cingolo, stola,
Pontificia. Per s\ fausta circostanza, piviale, formale prezioso, e di mitra
quella basilica, unitamente al porti- di tela d' oro.
co, si vide riccamente apparata, ed Così vestito, e sedente in trono, sul
ornata di damaschi rossi , broccati ripiano di questo ascese in cappa il
<V oro, seterie gialle, e musoli bian- Cardinale arciprete, col mentovato de-
chi con trine e frangie d'oro, in u- cano, come dicemmo, facente le veci
no alle due grandi arcate, ed alle del vicario del capitolo, il quale soste-
scale, che conducono alla loggia del- neva il bacile colle due chiavi della
la benedizione. Analoghe iscrizioni stessa basilica; indi il Cardinale,
per celebrare l'avvenimento furono avendo fatto al Papa un profondo
poste sulla cancellata, e precisamen- inchino, gli diresse secondo il con-
te sotto la detta loggia, sulla porta sueto il discorso seguente, che in
principale, e nella confessione, o al- mancanza dell'arciprete incombereb-
tare Papale, inconti'o al trono. be di pronunziare al vicario; ma la
Intanto giunto Pio Vili alla can- presentazione della croce a baciare ,
celiata del portico, si prostrò sopra dell' aspersorio, e 1' incensazione al
strato e cuscino di velluto rosso. Al- Pontefice, che poi diremo, tocche-
lora il Cardinal della Somaglia, ar- rebbe in tal circostanza al Cardinal
ciprete della basilica, avendo già primo prete. Ecco il discorso:
assunta la cappa rossa, gli presentò " Praeclare quidem. Beatissime Pa-
a baciare un crocefisso d'avorio, che » ter, a te factum est, ut hac die
avea ricevuto dalle mani del cano- « prgesertim in tuae supremae posses-
nico decano, in abito prelatizio, in « sionem auctoritatis ingredi pompa
assenza del prelato vicario, il qual « solemni velles; si quidem in eam
crocefisso era collocato su di un ^j spem inducimur fore, ut, dum
piatto d'argento con coltre di broc- » praecipuo cultu demandato sa. me.
CAP
V Pìi PP. VII, venera miir Mariani
Dei genitricem tamquam fìrmis-
simuin cliristifidelium auxìlium,
tiuis pontifìcatus, istius magna;
Virginis ope, chrisliano populo
sit salutaiìs. Cum in hac tam in-
signi celebritate, qua nulla au-
gustior est in omni terrarum or-
be, tu, Pater Beatissime, Divina
quadam luce circumfusus, alter
quasi Christus appareas: quod ad
me attinet, ecce ego amplissima
sanctae Ecclesiae Cardinalium co-
rona , cinctus , quamvis re vera
omnium minimus, adsum coram
te. Videlicet in ista sacratissima
sede quae prima est cathedra
lui episcopatus, et in qua Pii VII
benefìcio vicariam prò te auctori-
tatem exerceo, ad tuos pedes pro-
volutum piissimum hunc ecclesia-
sticum ordinem, capitulum nem-
pe et clerum basilicae lateranensis,
tibi sisto atque meipsum. Hi ne
primum, maxima qua par est re-
verentia et obsequio, sanctitatem
tuam veneramur mysticas claves
tibi de more ofFerentes: deinde
vero eamdem prò tutela et prae-
sidio tuo erga nos enixe rogamus,
qui omnes Jesum Christum Re-
demptorem, purissimam Virginem
ejusque matrem, utrumque Joan-
nem ( Bapti stara, et Evangelistam)
intimo animi affectu supplices ob-
secramusj et assidue obsecrabimus
prò tuo pontificalu maximo inito
cum tanta, quantam ipsemet vi-
disti, hominum frequentia, atque
elTusa omnium ordinum Lnctitia :
quae res tanti momenti, utinam ,
tibi Beatissime Pater, et EcclesioR
universae et populo romano sui
benevertat, ut noraen Domini ubi-
>» que sanctificetur.
Terminato che ebbe il Cardinale
tal divscorso, gli presentò le suindi-
'CAP ^^ ^- ,8:
cale chiavi della basilica, alle quali
il Pontefice slese la mano per rice-
verle, restituendole nello stesso tem
pò all'arciprete, che fece la solita
adorazione, baciando il piede e la
mano al Papa, che l'ammise al ba-
cio del volto. Vennero poscia am-
messi al bacio del piede tutti i ca-
nonici, beneficiali ed altri di quel
capitolo e clero, per anzianità (e pel
primo toccherebbe, se vi fosse pre-
sente, al vicario della basilica), non-
ché i pp. penitenzieri minori rifor-
mati , cogli altri chierici della ba-
silica.
Tutti poi si ritirarono dietro i
banchi de'Cardinali preti, il perchè
da un maestro delle cerimonie si
diede il segnale, che si avanzasse
la croce Papale portata da monsi-
gnor de Retz, uditore di Rota, ve-
stito di tonicella, e preceduto dai
corpi dei cubiculari in cappe rosse,
dal collegio degh avvocati concisto-
riali con piviale bianco attraverso
la spalla sinistra col cappuccio di
fuori della cappa, e dalla prelatura
in rocchetto e cotta.
Presso la croce procedevano gli
uditori di Rota in tonacella, gli ab-
bati mitrali, il commendatore di s.
Spirito, i vescovi non assistenti, i
vescovi, arcivescovi assistenti al so-
glio, e i patriarchi, tutti in piviale
bianco con mitra di tela bianca,
seguiti dai Cardinali vestiti degji
abiti sagri proprii del loro ordine,
e mitre di damasco bianco; e il
Cardinal de-Gregorio, siccome preco-
nizzato vescovo di Frascati, quantun-
que ancora non fosse slato consagm-
to, pure assunse il piviale, e formale
di perle, e tutto altro proprio dei
Cardinali vescovi suburbicarii , fra i
quali erasi unito sino dal concistoro
precedente, in cui era stalo proposto.
Discese allora Pio VII! dal soglio,
i84 CAP
e preceduto dal consueto corteggio,
pervenne alla porta maggiore della
basilica, dove dal Cardinal arcipre-
te, che avea già deposta la cappa ,
e assunti i sagri paramenti, gli fu
presentata la navicella coli' incenso ,
che il Papa pose nel turibolo ; indi
gli si presentò l'aspersorio, col quale
dopo essersi segnato , asperse col-
r acqua benedetta gli astanti, e poi
al medesimo arciprete il restituì, e
da esso fu allora tre volte incensa-
to. Indi il Pontefice si pose a sedere
sulla sedia gestatoria, e co' flabelli
ai lati, dai suoi parafrenieri fu ele-
vato in alto , sotto baldacchino di
ganzo d'argento con galloni d'oro,
coi Pontificii stemmi, il quale in uno
a tutto il legname impiegato per
questa solennità nella basilica, resta
a beneficio di questa. Ne sostenne-
ro le otto aste altrettanti canonici
giusta il rito, ed appena si mosse
la sedia gestatoria, che il maestro
de' cappellani cantori della cappella
Pontificia, fece subito da due so-
prani anziani intuonare l' inno Te
Deuniy che da tutto il coro venne
proseguito. Incamminatasi la proces-
sione per la navata di mezzo della
chiesa, il Papa giunse innanzi l' al-
tare del Crocefisso, ove era con de-
coro esposto il ss. Sagra mento : di*
scese dalla sedia , e genuflesso fece
orazione al genuflessorio, prendendo
luogo i Cardinali nelle banche la-
terali, ove i proprii decani aveano
ad ognuno preventivamente prepa-
rato il cuscino rosso. Indi i mento-
vati cantori, che rimasero da un la-
to, in falso bordone cantarono il ver-
setto: Te ergo quaesumus, e detto
V ultimo verso dell' inno , il Cardir
nal arciprete dalla parte dell' epistor
la, disse i consueti versetti con can-
to andante, e le solite orazioni ana-
loghe. Allora la processione si di-
GAP
resse per la medesima navata verso
l'altare, e si posero tutti in ginoc-
chio a venerare le sagre teste de' ss.
Pietro e Paolo esposte sulla tribu-
na dello stesso altare. Alzatosi il
Pontefice dal genuflessorio, a piedi si
recò all'altro preparato avanti dette
insigni reliquie, presso cui e da am-
bo i lati si posero ginocchioni i
Cardinali sui cuscini postivi dai no-
minali decani. Quivi dai cantori
della basilica si cantò l' antifona ,
Petrus Aposlolus ^ ed essendosi la
processione diretta all'altare mag-
giore , presero quei , che la com-
ponevano, i luoghi, che ad ognuno
spettavano, mentre il Papa, ch'era ri-
salito in sedia gestatoria, ne discese
avanti l' altare, e fatta orazione sul
genuflessorio andò poi ad assidersi sul
soglio collocato in mezzo dell'abside,
e i Cardinali sedettero negli stalli
de' canonici.
Poco dopo i Cardinali per ordine
di anzianità si recarono a rendere
r ubbidienza al Pontefice , e dopo
aver baciato la mano sotto 1' ami-
frigio del manto, ricevettero dentro
la mitra il presbiterio , consistente
in due medaglie di argento coniate
per questa funzione, nel qual atto
i Cardinali ribaciarono al Papa la
mano nuda. Queste medaglie erano
somministrate a Pio Vili dal Car-
dinal Albani primo diacono , che
ogni volta le riceveva da monsignor
Mario Mattei, tesoriere generale, og-
gi amplissimo Cardinale, il quale le
cavava da una borsa di damasco e
stava genuflesso sul ripiano del so-
glio; e poi egli stesso ne consegnò
due al senatore di Roma, come
principe assistente al soglio, e per-
ciò era stato sempre in piedi sullo
stesso ripiano del trono; medaglie
che dipoi particolarmente ricevono
tutti quelli, che hanno luogo in cap^
GAP
pella, e quelli, che le fruiscono nel-
la dispensa per la festività de' prin-
cipi degli apostoli, meno piccole va-
riazioni nelle persone, alle quali si
danno.
Dopo ricevuto il presbiterio, il
Cardinal Fesch, come primo dei Car-
dinali, presenti in curia, seguito da-
gli uditori di Rota in tonacella, e
dagli avvocati concistoriali con pi-
viale attraverso la spalla sinistra, si
tiasferi innanzi l' altare Papale , e
dalla parte del vangelo intuonò le
laudi, Exaudi Christe^ etc, cui ri-
spondevano gli altri disposti in due
ale. Queste laudi, litanie, o preci
sono quelle stesse che, nella mattina
della coronazione del nuovo Papa,
si dicono dal Cardinal primo dia-
cono, e dagli stessi uditori di Rota,
ed avvocati concistoriali. Terminate
tali preghiere, e ritornato ognuno
a* proprii posti, il Papa si condusse
allo stesso altare, e dopo averlo ba-
ciato nel mezzo, lasciò l'offerta o
presbiterio sulla mensa, presentato-
gli da monsignor tesoriere dentro
una borsa cremisi trinata d'oro, con-
tenente centocinquanta scudi in oro.
Il canonico fabbriciere ritirò que-
sta borsa dalla mensa, e quindi la
consegnò al benefiziato camerlengo
per erogarsi in vantaggio della ba-
silica. Mentre il Pontefice stava nel
mezzo dell' altare , intuonò il solito
versetto: SU nomen Domini bene-
dictum, diede al popolo ivi aduna-
to la benedizione, scoperto di mi-
tra, avendo innanzi la croce Papale
dalla parte anteriore dell'altare, sos-
tenuta dall'ultimo uditore di Rota:
dopo di che, il Pontefice fu di nuo-
vo coperto colla mitra.
Disceso il Papa dall'altare, risali
nella sedia gestatoria , e deposta la
mitra, gU fu messo in capo il trire-
guoj e sotto il baldacchino, coi due
CAP 187
flabelli ai Iati, preceduto da tutti
quelli, ch'ebbero luogo nella funzio-
ne, fu portato per la parte corri-
spondente in chiesa, al contiguo pa-
lazzo lateranense , dalle cui scale
giunse alla gran loggia della fl\ cela-
ta principale, tutta addobbata di da-
maschi , e coltri , con baldacchino.
Sotto di questo il Sommo Pontefi-
ce, avendo intuonato l'orazione, San-
cii Apostoli tui Petrus et Paidus, etc,
e recitate le altre preci , alle quali
tre volte i cantori Pontificii rispo-
sero Amen, ed alzatosi in piedi, com-
parti solennemente la triplice apo-
stolica benedizione all'affollato po-
polo accorso, fra il lieto suono del-
le campane della basilica, i concerti
armoniosi delle bande di tutte le
differenti milizie schierate sulla sotto-
posta piazza, e tra il rimbombo e
il fragore delle artigUerie di caste!
s. Angelo, e de' cannoni collocati in
un lato della piazza. Indi il Cardi-
nal primo diacono assistente si pose
la mitra in capo e ad alta voce
lesse in idoma latino la formula della
plenaria indulgenza concessa da Pio
Vili agli astanti, e poscia il Cardi-
nale secondo diacono assistente lesse
la stessa formola in italiano. Com-
partitasi dal Pontefice altra partico-
lare benedizione, fu condotto alla
camera de' paramenti , nello stesso
ripiano della loggia, vi depose gli
abiti sagri, e ripresa la mozzetta, in
un contiguo gabinetto si levò la
falda, mettendosi la stola e il cap-
pello. Avendo dispensato e ringra-
ziato i Cardinali della Somaglia , e
Pacca, di accompagnarlo al Quirina-
le, essendo le ore ventiquattro, cor-
teggiato dal capitolo lateranense asce-
se in carrozza coi prelati maggior-
domo e maestro di camera , indi
preceduto, e seguito dal suddescritto
treno, meno quello dei due Cardi-
1 86 C A P
unii, per cui gli aiutanti di camera
iìv] Papa presero luogo nella terza
muta palatina, ed uscendo per la
porta principale del palazzo latera-
neiise, per la medesima strada cir-
condato dai para freni eri con torci e
accese, Pio Vili si restituì al palazzo
Quirinale, donde colTaltro treno pri-
vato fece ritorno al Vaticano, sua
ordinaria residenza.
In questo stesso giorno Pio Vili,
ad esempio dei suoi predecessori, di-
resse una enciclica a tutti i patriar-
chi, primati, arcivescovi e vescovi
del mondo cattolico, partecipando ad
essi la sua assunzione al Pontificato.
4- Morte del Ponte/ice, trasporto
del suo cadavere la sera del
terzo giorno di sua morte dal
Quirinale, o dall'appartamento
vaticano, alla Cappella Sistina,
e da. questa nel quarto giorno
alla contigua basilica vaticana,
' e sua tumulazione.
Passato affli eterni rii
il sovra-
.-,.. V...V.. ... riposi IJ
no Pontefice, il Cardinal camerlengo
di s. Chiesa convoca il tribunale
della camera, e con abito CardinaU-
zio violaceo si reca al palazzo del
defonto. Giunto nella sua camera,
fatta ivi breve orazione, asperge
coir acqua benedetta il cadavere, e
scopertosi il volto del Papa da due
suoi aiutanti di camera, formalmente
riconosce la sua morte, e dallo stesso
appartamento Pontificio, subito par-
tecipa tal perdita al senato romano,
affinchè la pubblichi alla città col
suono lugubre della campana mag-
giore di Campidoglio, cui fanno eco
tutte le campane delle chiese di Ro-
ma per ordine del Cardinal vicario, e
poscia il camerlengo fa ritorno alla
sua residenza accompagnato dalla
guardia svizzera. Se il Papa è morto
GAP
al Quirinale, dopo l'imbalsamazione
del cadavere, questo si veste cogli
abiti usuali compresa la mezzetta,
e si espone nella grande aula, ov-
vero nella cappella paoli na , donde
poi si trasferisce alla cappella Sistina
del palazzo vaticano. Se in questo
poi ha terminato di vivere, si veste
cogli abiti Pontificali rossi , e si
espone nella cappella Sistina sopra
un alto Ietto, avente a' piedi due
cappelli Papali in segno della dop-
pia giurisdizione. La cera, che arde
all'altare, sulla cancellata, e intorno
al feretro, è bianca, l'arazzo dell'al-
tare rappresenta il risorgimento di
Lazzaro, ma non evvi ne il trono,
né la sedia Pontificia. Intorno al
cadavere, i penitenzieri di s. Pietro,
recitano le consuete preci , e la
guardia nobile con velo nero, e
quella svizzera custodiscono il corpo,
e la cappella, finché, come diremo,
si trasporta nella contigua basilica.
Le interiora poi ed i precordii del
Pontificio cadavere, nella sera della
sua apertura ed imbalsamazione, si
mettono dentro un vaso ben sug-
gellato, ed in una carrozza palatina,
coll'accompagnamento del cappellano
segreto caudatario del defonto, e di
due parafrenieri a piedi con torce
accese , vengono trasportate nella
chiesa de' ss. Vincenzo ed Ana-
stasio a Trevi , ove dopo l' asso-
luzione del superiore della chie-
sa , vengono tumulate nel sepolcro
appositamente fabbricato. Ivi per la
prima volta furono deposte le vi-
scere di Sisto V , nel 16^90, per-
chè fu il primo Papa, che morì nel
palazzo Quirinale. Si deve poi av-
vertire che se il Pontefice muore
nel palazzo vaticano , i precordii
vanno trasportati nelle grotte della
contigua basilica vaticana , sebbene
quelh di Leone XII, nel 1829, fu-
GAP GAP ,87
ix)no portali alla predetta clitcsa , l)etti. V. Traslazione df/ cadaveri
ad onta che morisse al Vaticano, dei Papi, e quanto dicesi su questo
V. Cadavere del Papa, e Precordi! argomento al § I delle Cappelle
Pontificii. Cardinalìzie.
Allorché muore il Pontefice al Giunto il cadavere Pontificio pel
Quirinale, la sera del terzo giorno vestibolo, o galleria sinistra della
della sua morte, segue il suo tras- basilica vaticana, al ripiano della
porto, che dicesi privato, alla cap- scala regia, i penitenzieri di s. Pie-
pella Sistina, passando per la strada tro lo levano dalla lettiga , e su
Papale; cioè dalla discesa del Qui- nobile bara lo trasportano alla cap-
rinale per le tre Cannelle, piazza pella Sistina, ove lo spogliano degli
di Venezia, Cesarini, Parione, Ban- abiti suddetti, e lo vestono di quel-
chi, ponte s. Angelo, e Borgo Nuovo, li Pontificali di colore rosso : cioè
Precedono due dragoni a cavallo, scarpe, sandali, amitto, camice, cin-
indi sei dragoni di fionte, due maz- golo, succintorio, croce, stola, fano-
zieri con torcie a vento, due batti- ne, tonacella, dalmatica, guanti, pia-
strada, quattro trombetti dei dragoni, neta, pallio, mitra di lama d'argento,
seguiti da un distaccamento della ed anello; rimanendo a recitare le
medesima arma. Indi succedono due consuete orazioni di suffragio finché
trombetti delle guardie nobili, con un nella mattina seguente, quarto gior-
cadetto di esse, e quattro guardie no della morte del Papa, recasi il
a cavallo; poi la compagnia della sacro Collegio de' Cardinali in vesti
guardia svizzera con bandiera pie- violacee e cappe di egual colore,
gata, ed il suo capitano a cavallo, cioè quelli creati dal defonto di sa-
Viene appresso un maestro di ceri- jetta, e gli altri di seta, nella detta
monie pure a cavallo, e la lettiga cappella. Quivi pure si reca il ca-
co! cadavere del Papa (a cui all'usci- pitolo vaticano, e cantatosi dai can-
re della sala si pone il cappello in tori Pontificii il responsorio : Sub^'e-
capo), portata da due mule bianche, nite sancii Dei etc. , il canonico
contornata da molti parafrenieri e decano del medesimo capitolo in
sediari con torcie di cera bianche piviale nero fa l'assoluzione del ca-
accese, da dodici penitenzieri di s. davere, colle debite genuflessioni.
Pietro che, sostenendo altrettante Quindi il cadavere del Papa con la
torcie, vestiti di cotta bianca, reci- coltre rossa si pone in un feretro,
tano continuamente le preci, avendo ed otto mansionari del capitolo in
ai lati le guardie nobili a piedi, e cotta lo trasportano, per la scala
due linee di svizzeri. Poscia cavai- regia e portico contiguo, nella basi-
cano il comandante di dette guardie lica, sostenendo i lembi della col-
nobili, con un distaccamento di es- tre i canonici, circondati dalle guar-
.se , in uno agli uffiziali maggiori, e die nobili e svizzera, ed assistendo al-
il maestro delle scuderie Pontificie. la funzione i cerimonieri Pontificii in
Si chiude il convoglio funebre, che mantellone. Precede la processione
nel principio e fine viene illuminato il capitolo stesso con torcie accese,
da parecchie torcie a vento, col tre- e seguono i Cardinali collegialmente,
no dell'artiglieria, composto di sette recitando i salmi Miserere, e De
pezzi di cannoni , e con un distacca- profundis. Criunta la funebre pro-
inculo di carabinieri coi loro troin- cessione in mezzo alla principalr
i88
GAP
navata, il feretro si colloca su alto
letto, e fattasi dal canonico vescovo
più anziano del capitolo altra asso-
luzione, viene trasportato il cadavere
nella cappella del ss. Sagramento;
e i Cardinali, deposte le cappe, e
ripresa la mozzetta, fanno ritorno
a' loro palazzi colle due carrozze,
con cui erano venuti, coi caudata-
ri in sottana paonazza, é ferraiuolo-
ne nero.
Dopo il terzo giorno che il cada-
vere, cogli abiti Pontificali, col cro-
cefisso sul petto, e co' due cappelli
Papali a' piedi, è stato esposto in
detta cappella coi piedi fuori della
cancellata, affinchè li baci il popolo,
nella sera del secondo giorno de' no-
vendiali, che in appresso descrivere-
mo, si fa la tumulazione del cada-
vere. A tal effetto i Cardinali da
lui creati in abito violaceo verso se-
ra si adunano nella sagrestia vati-
cana, coi caudatari in sottana pao-
nazza, e ferraiuolone nero, in un al
Cardinale camerlengo di s. Chiesa e
i prelati chierici di camera. Intanto
il capitolo della basilica, col Cardi-
nal ai'ciprete, che è il solo Cardinale
che va in cappa preceduto dalla
croce astata, s' incammina alla cap-
pella del santissimo Sagramento ,
cantando i suoi musici il Misere-
re in tuono grave, e i cappellani
o mansionari del medesimo in cot-
ta, coU'aiuto de' confrati del ss. Sa-
cramento, prendono sopra un fere-
tro il cadavere del Pontefice, e ac-
compagnati dalle guardie nobili e
svizzere lo trasportano nella dicon-
tro cappella del coro. Allora in
questa si recano i Cardinali suddetti,
insieme al maggiordomo, al maestro
di camera, ed agli individui fa-
migliari della camera segreta ve-
stiti ancora di paonazzo perchè il
cadavere è ancor sopra terra, non
GAP
che i cerimonieri Pontificii, in man-<
tellone. Cantasi il responsorio In
paradisur/ij e il canonico vescovo
più degno della basilica fa l'assolu-
zione, benedice, ed incensa il cada-
vere, e la cassa di cipresso con una
particolare orazione, mentre i musi-
ci dicono r antifona, Ingrediar, e
il salmo Queniadmodum desiderai.
Replicatasi 1' antifona, gli stessi cap-
pellani prendono il cadavere, e lo
pongono nella cassa di cipresso cuo-
prendogii il volto con velo bianco
il Cardinal nipote, o altro congiun-
to, e, in loro mancanza, il maggior-
domo, mentre con altro simile velo
il maestro di camera cuopre le ma-
ni. Indi si pongono nella cassa dal-
lo stesso maggiordomo tre borse di
velluto cremisi trinate d' oro con
medaglie d' oro , d' argento , e di
bronzo coniate nel Pontificato del
defonto; e quindi il Cardinal più
degMo delle creature con un velo
rosso cuopre tutto il corpo, e dopo
essere stato deposto entro la cassa
un tubo di latta con pergamena,
ove descrivonsi tutte le gesta di lui,
si chiude e ferma con viti, e si si-
gilla mediante rogito dei notari del
capitolo, del camerlengo, e del pa-
lazzo apostolico, consegnando for-
malmente i detti Cardinali al capi-
tolo la cassa. Questa si pone in al-
tra di piombo cogli stemmi Ponti-
fìcii, ed analoga iscrizione, e sigilla-
ta ancor questa, si colloca entro al-
tra cassa di legno, che pure viene
suggellata con sette sigilli del ca-
merlengo, del maggiordomo, e del
capitolo, e in tal modo ha termine
la funzione.
Nella sera precedente, la cassa con-
tenente il cadavere del Papa prede-
cessore, dalla nicchia o v'era in luo-
go di deposito presso la cappella
del coro, previo un rogito di rico*
CAP
gnÌ7,ìone, trasportandosi nelle grotte
A^aticane , o nel deposito stabilito ,
<là luogo al collocamento della cassa
del successore defonto, che nella
detta nicchia, si pone cuoprendosi
con opera muratoria, dopo che so-
no partiti i Cardinali.
5. Novendiali esequie del defonto
Pontefice 3 che si celebrano nella
basilica vaticana^ per nove gior-
ni continui , dal sagro Collegio _,
e da tutti quelli , che hanno po-
sto nelle Cappelle Papali, cioè
nella Cappella del coro, mentre
anticamente aveano luogo in quel-
la della Pietà.
Anticamente sembra, che le ese-
quie al Pontefice morto si facessero
per un sol giorno. Bonifacio III,
nell'anno 607, ordinò che non si
trattasse dell' elezione del Papa , se
prima non fossero passati tre giorni
dopo la morte dell'antecessore; ma
osserva il Mabillon, Comment. in
Ord. Rom. tom. II, che ciò era
già in uso gran tempo innanzi, sen-
za veruna legge, e sebbene di fre-
quente rilevasi, che i sagri elettori
in detti tre giorni erano applicati
in preci e digiuni , di rado si fa
menzione dell'esequie de' Pontefici
celebrate con solenne pompa, come
avverte il Cenni, Concil. lateran,
Steph. Ili, praef. p. XXI. Abbia-
mo però dal Novaes, nella Fita di
Urbano III, che essendo questi mor-
to, ai ig ottobre 1187, in Ferrara,
i ferraresi gli fecero esequie per sette
giorni con magnificenza singolare, e
con grande pompa di lumi. Ma Gre-
gorio X nelle leggi, che formò sul-
r elezione dei Pontefici, nel concilio
generale XIV , celebmto in Lione ,
nel 1274, stabilì, che morto il Pon-
tefice, i Cardinali aspettino per soli
CAP
dieci giorni gli assenti, dopo i quali
avendogli per nove giorni celebrate
le esequie nella città ov' esso colla
curia risiedeva , si racchiudano in
conclave, ed in altre che in tutte le
città, e principali luoghi dello slato
Pontificio, intesa la morte del Papa,
gli si celebrino esequie solenni. Quin-
di la celebrazione dell' esequie noven-
diali fu confermata da Pio IV colla
bolla In eligendis, e da Gregorio
XV, colla bolla Decet Romanuni
Pontificem, il quale ancora dispose,
che nelle esequie del defonto Pon-
tefice non si spendano piìi di dieci
mila ducati , non comprese le regalie
solite darsi al popolo romano , co-
me si legge nell'altra sua bolla Quae
etiam.
Adunque le novendiali esequie ai
defonti Pontefici si celebrano nella
cappella del coro della basilica di s.
Pietro, per nove giorni consecutivi ,
purché in essi non cadessero le festivi-
tà di Natale, di Pasqua, di Penteco-
ste od altra delle più solenni, nel
qual caso come prescrissero i nominati
Pio IV, e Gregorio XV, si debbono
tralasciare in quel di senza rimetterle
ad altro giorno, ed il valore della
cera, che suol distribuirsi in questa
mattina in cui si fanno le esequie ,
si deve dare ai poveri. Infatti, per
non addurre altri esempii , per le
esequie novendiali di Benedetto XIV,
nel 1758, cadendo il nono giorno
di esse nella festa di Pentecoste, nel
sabbato precedente si terminarono,
e nella domenica i Cardinali, trala-
sciata la messa esequiale, si raduna-
rono al solito nella sagrestia di san
Pietro, per tenervi la decima, ed
idtima congregazione.
La basilica vaticana nei novendiali
non si para di drappi neri , meno
l'architrave della porta maggiore
esterna, e quello di quella dell'atrio,
190 GAP
o portico, in cui si appende un
fregio nero con frangia d'oro, e so-
pra la detta dell'atrio vaticano s' in-
nalza Io stemma del defonto Pon-
tefice. In mezzo alla cappella del
coro de'canonici di s. Pietro, s' erge
un magnifico tumulo , il quale vi
resta sino al sesto giorno delle ese-
quie, poiché nel settimo, come dire-
mo, è stato eretto il grande e son-
tuoso catafalco in mezzo alla basi-
lica. 11 tumulo è contornato dalle
guardie nobili in gala, col velo a
tracolla, e sullo squadrone che ten-
gono rovescio, il tutto in segno di
lutto, e da venti torcie di cera bian-
ca, sei delle quali stanno fuori della
cappella, ardendo altrettanti fiacco-
lotti sull'altare, mentre della medesi-
ma cera bianca sono quelli degli altri
altari principali , i due che ardono
innanzi la statua di s. Pietro, e quel-
li, che circondano il Pontificio ca-
davere trasportato dalla Sistina nella
basilica , il quarto giorno dopo la
morte del Papa, ed esposto ne' primi
tre giorni de' novendiali, nella cap-
pella del ss. Sacramento, ove il po-
polo va a biaciargli per l'ultima
volta il piede, e nella mattina delle
esequie, come meglio si dirà, riceve
una dispensa di candele. V. Cada-
veri de' Pojvtefici.
I Cardinali si recano a queste
esequie, invitati dai cursori apostolici
per ischedula stampata, che dispensa-
no per ordine del prefetto de' ceri-
monieri Pontificii, di giorno in gior-
no, e a nome del Cardinal decano,
con due carrozze , con ombrello ,
e cuscino paonazzo , vestiti in sotta-
na, fascia , rocchetto, e mozzetta di
egual colore, non usando la mantel-
letta in segno di giurisdizione, ed in
sagrestia assumono le cappe pao-
nazze; cioè quei creati dal defonto,
di saietta, e gU altri, di seta, e
GAP
quindi ognuno a proprio comodo
per la via segreta si reca nella sud-
detta cappella del coro, cioè i ve-
scovi suburbicarii a cornu evangelii
negli stalli canonicali, e dopo di lo-
ro i preti, continuando questi ad oc-
cupare l'estremità di quelli a cor^
mi epistolce, essendo occupati i pri-
mi stalli di questa parte dai Cardi-
nali diaconi ; ed i caudatari in croc-
cia, prendono posto avanti di loro,
neir ultimo banco, né mai sciolgo-
no le cappe ai Cardinali padroni che
stanno negli stalli, perchè ivi for-
merebbono imbarazzo. I patriarchi
gli arcivescovi, i vescovi assistenti al
soglio, i quattro prelati di fiocchet-
ti, cioè governatore di Roma, udi-
tore della camera, tesoriere, e mag-
giordomo, e i vescovi non assistenti
al soglio, non che tutti i prelati che
hanno luogo in cappella, come i pro-
tonotari apostolici, chierici di ca-
mera, votanti di segnatura, gli ab-
breviatori ec, tutti intervengono con
cappe paonazze, ma con abiti di sa-
ia, e calze nere, eh' è l' abito cui de-
vono portare in sede vacante, me-
no i vescovi orientali, che restano
come il solito, e il maggiordomo,
e il maestro di camera, che sino a
quando il cadavere del Papa non è
tumulato, vestono di paonazzo, con-
siderandosi in attualità di servigio.
Gli uditori di Rota, e gli avvocati
concistoriali però assumono in que-
ste funzioni il mantellone o cappa
paonazza col cappuccio rivoltato; ma
il resto deve essere tutto nero, ed
il rocchetto de primi è come quel-
lo di tutti i vescovi e prelati, cioè
Hscio senza merletti. Tutta questa
prelatura, il maestro del sagro pa-
lazzo, i generali, e procuratori ge-
nerali degH Ordini religiosi, procu-
ratori di collegio^ e tutti gli altri,
che hanno posto in cappella, pren-
GAP
dono quello degli sUìlli de' benefizia-
ti vaticani. A queste esequie noven-
diali ha luogo pure il cbierico del
sagro Co\\e§,ìo {Fedi) j cioè l'annuale,
come abbiamo dai registri concisto-
riali, i quali gli prescrivono l'abito
de' bussolanti, ma col cappuccio un
poco ritorto. Tutti poi nell'entrare
in cappella non solo genuflettono
all' altare, ma anche ad ambedue
le parli ove sono i Cardinali, per-
chè può il Papa stare tra essi,
sebbene ad ognuno incognito.
Nel primo giorno de' novendia-
li, quarto della morte del Pontefi-
ce, il cui cadavere, nella mattina del
giorno precedente, fu, come dicem-
mo, trasportato in s. Pietro, canta
messa il Cardinal decano, ne' seguen-
ti gli altri Cardinali vescovi subur-
bicarii, e ne' tre ultimi giorni si can-
ta dai Cardinali preti. Il Cardinale,
a cui tocca celebrare la messa , si
reca in cappa paonazza al suo stal-
lo, e quando si sono adunati la
maggior parte de' colleghi, un ceri-
moniere accompagnando il diacono,
suddiacono, e prete assistente delle
Cappelle Pontifìcie, già parati, l'invi-
ta alla celebrazione della messa, per
recarsi il Cardinal co' detti ministri
all'altare seguito dal caudatario, ove
levatasi la cappa, si pone in capo
la berretta rossa, riceve dal suo mae-
stro di camera l'acqua alle mani ,
intanto che il caudatario prende
sulla croccia la cotta, e il velo bian-
co per sorreggere la mitra. Indi il
Cardinale si assume l'amitto, il ca-
mice, il cordone, il manipolo, la
croce pettorale, che si è levata alla
lavanda delle mani, la stola, la
tonicella, la dalmatica, la pianeta, la
mitra di damasco bianco, i gjianti,
e l'anello Carilinalizio , paramenti
tutti di color nero , come lo è il
paliolto, e lo sono quelli de' mini-
CAP i9t
.stri assistenti delle cappelle, i quali
cogli altri addetti alle medesime,
cerimonieri, chierici, ceroferarii, ec,
genuflettono sempre da ambo le
parti al sagro Collegio.
La messa viene cantata come quel-
la de'morti, dai cantori Pontificii,
tutta in canto piano: fatta la con-
fessione, il celebrante sale all'altare,
e baciatolo, va al faldistorio per
leggere l' introito. Terminata l' epi-
stola, segue il graduale, e il tratto,
che si devono dire andanti, e la
sequenza Dies irae^ ec. , mentre i
cerimonieri, aiutati dai cappellani
comuni, accoliti-ceroferari, distribui-
scono la cera bianca, consegnando
ai caudatari la torcia, che dovran-
no accendere, e tenere pe' rispettivi
Cardinali padroni, che loro la rila-
sciano, oltre la candela , la quale
appartiene agli stessi caudatari .
Egual torcia si dispensa a' patriar-
chi, e prelati di fiocchetti, mentre
a tutti gli altri sì dà un candelot-
to. Queste torcie, e ceri si accendo-
no dai chierici della cappella pel
vangelo, pel prefazio, e restano ac-
cesi sino al termine della comunio-
ne, ed al Lìbera me Domine, ed
assoluzione. Non è a tacersi, che nei
novendiali, oltre i ministri della san-
ta Sede, palatini, camerali , e altri,
a cui si dà copiosa distribuzione di
cera, secondo le note , che ha il
camerlengo, la si fa ancora ad ogni
famiglia di sala dei Cardinali, cioè
tre libre per cadaun giorno, in
tutto ventisette libre, le quali si dan-,
no anco se il Cardinale dimorante
in Roma non tosse intervenuto ai
novendiali , o se forastiere fosse-
vi giunto r ultimo giorno di e»»-
si ; ma il caudatario percepisce la
torcia, e la candela soltanto quan-
do il suo Cardinale interviene al-
la Cappella , ed allrellanto si dicu
19^ CAP
de'prelatì, ed altri, che hanno luo-
go in essa.
Proseguendo colle solite rubriche
la messa, il Communio si canta dai
cantoii, sinché il celebrante ha pu-
rificato il calice, e lavatesi le mani,
lo abbia detto al suo luogo. Il
Libera me Domine ^ si dice, dopo
che il Cardinal celebrante, deposta
la pianeta, e preso il piviale, sederà
nel faldistorio: quindi va a fare le
assoluzioni intorno al tumulo, dopo
le quali si ritira in sagrestia , ove
poi si recano i Cardinali per tener-
vi la seconda congregazione genera-
le; ed in tal forma si cantano le
altre cinque messe de' novendiali,
mentre ìielle tre ultime, come an-
diamo a descrivere , hanno luogo
le solenni assoluzioni ec. Nel terzo
giorno però de' novendiali, verso se-
ra, si fa dai Cardinali creati dal
defonto Pontefice, la suddescritta
tumulazione del suo cadàvere. Se-
polto poi che sia il cadavere , le
guardie nobili, che prestano servigio
al sagro Collegio, assumono la mon-
tura giornaliera, e solo negli ulti-
mi tre giorni de' novendiali ripren-
dono l'uniforme di gala, conservan-
do però sempre il corruccio. Questo
non si prende dai cursori e mazzie-
ri Pontificii, ma nel tempo delle e-
sequie essi portano le mazze di
argento rivoltate.
Finalmente nel settimo giorno dei
novendiali, dopo la consueta messa,
incominciano le cinque Pontificali
assoluzioni prescritte dagli Ordini
romani, che si fanno intorno al
gran catafalco, o mausoleo, pel qua-
le non si devono spendere più di
due mila scudi , compresi i cin-
quanta che per tale occasione van-
no al capitolo di s. Pietro, secondo
la riforma delle spese, che debbono
farsi nel conclave, e nel tempo del-
CAP
la sede vacante ordinata da Ales-
sandro Vili, in vigore del suo de-
creto diretto al Cardinal Paluzzo
Altieri, camerlengo di s. Chiesa, che
si legge nel Camarda, De elect.
Pont., verso il fine. Questo catafal-
co s' innalza nella nave di mezzo
della basilica vaticana, ed è ornato
di figure, di emblemi, d' iscrizioni,
e di pitture a guazzo a forma di
bassorilievo, il tutto allusivo a ce-
lebrare le azioni del Pontificato, e
le virtù più cospicue del defonto
Pontefice col suo ritratto, e stem-
ma, oltre quello della santa ro-
mana Chiesa. Tal macchina son-
tuosa e grave, che poco diversifica
nella forma una dall'altra, poggia
sopra proporzionata base, circonda-
ta da un ordine di scalini, a pie' dei
quali nelle quattro estremità laterali,
in vicinanza di altrettanti grandiosi
candelabri, con candele di cera bian-
ca accese, si collocano quattro tap-
peti con quattro sgabelli pei Car-
dinali, che in uno al celebrante ne-
gli ultimi tre giorni de' novendiali
devono ivi fare le cinque solenni
assoluzioni, mentre il piccolo tap-
peto, e lo sgabello pel celebrante
è situato innanzi la cappella del co-
ro, ove pure in detti giorni si canta
la messa , coir assistenza del sagro
Collegio, e di quelli, che intervengono
alle Cappelle. Il catafalco è contor-
nato dalle guardie nobili e dai gra-
natieri, mentre le prime, in uno agli
svizzeri, custodiscono la cappella del
coro. In questi stessi ultimi tre gior-
ni , nella cancellata della cappella
del ss. Sagiamento, o in altro luo-
go, i segretarii di camera, con altri
officiali, dispensano al popolo cande-
le di cera bianca del tagUo di due
onde.
Sono adunque maggiormente so-
lenni questi tre giorni ultimi delle
CAP
esequie, no' quali , come dicemmo ,
si canta la messa dai Cardinali preti,
nello stesso modo de' precedenti ,
perchè altri quattro Cardinali dopo
la messa fanno le assoluzioni, inco-
minciando il turno dai vescovi sub-
urbicarii, e proseguendo quelli del-
l' ordine dei preti. Terminato che
sia il santo sagrifizio, ed assunto
dal celebrante il piviale, i quattro
Cardinali suburbicarii , invitati da
un cerimoniere, depongono le cappe,
e sul medesimo altare della cappella
del coro, prendono 1' amitto, la pic-
cola cotfaj il cordone o catena d'oro
colla croce, la stola, il piviale nero,
la mitra di damasco bianco e il for-
male colle pigne di perle, e i loro
caudatari la cotta, e il velo bianco
o bimba, mentre la torcia, che si
dà per questa funzione, deve essere
sostenuta accesa dai rispettivi mae-
stri di camera in cotta, o dal gen-
tiluomo sacerdote de' cinque Cardi-
nali, che ad essi la rilasciano. Ve-
stiti i cinque Cardinali, nel modo
sopraddetto, partono dalla Cappella,
salutando il sagro Collegio, preceduti
dalla pontificia croce sostenuta dal
suddiacono assistente e custodita dai
virga rubea, o maestri ostiarii, e da
due accoliti con candellieri , e can-
dele accese di cera bianca, mentre
un altro porta la navicella, e il tu-
ribolo, essendo il celebrante in mez-
zo ai ministri assistenti, cioè diaco-
no, e prete assistente. Il celebrante
si ferma fuori della Cappella, di-
rimpetto all' altare , e siede al suo
sgabello , incontro alla croce , men-
tre gli altri Cardinali prendono luo-
go secondo l'anzianità ai quattro
angoli del catafalco; il più degno
alla destra del celebrante, e gli altri
a proporzione, sul ripiano della gra-
dinata. Anticamente, dice V Adami ,
Osservazioni per regolare il coro
voL. vin.
CAP 193
de^ cantori Pontificii, pag. 148, un
cantore recavasi a' quattro angoli
del catafalco per assistere i Cardi-
nali, mentre il rimanente del coro
prende luogo alla destra del cata-
falco. Terminato dal celebrante il
Non intres ^ ec. , il coro risponde
Anienj e postisi i quattro Car'dinali
a sedere, coperti di mitra, si dà
principio al primo responsorio. Sub-
venite, etc, in canto fermo, il quale
si dice andante, ed all' ultimo Kyrie
il meno anziano de' quattro porpo-
rati pone r incenso nel turibolo ,
ed in piedi intuona il Pater noster,
a cui risponde il cantore assistente,
non solo al Pater noster, ma an-
che agli altri versetti, terminando
coir orazione. Deus, cui omnia, vi-
vunt, e il cantore risponde Amen,
ponendosi i quattro Cardinali di
nuovo a sedere coperti di mitra. Do-
po l'intonazione del Pater noster,
i Cardinali, che stanno in Cappella,
si alzano in piedi, e i loro cauda-
tari tengono le torcie accese , per
tutto il tempo delle cinque assolu-
zioni, mentre il Cardinale, che l'ha
intonato, va intorno al tumulo in-
censando e benedicendo coli' acqua
santa, e terminate le assoluzioni, di-
ce Et ne nos inducas in tenlatio-
nenij a cui il cantore, ovvero i can-
tori, che lo seguono, essendo que-
sto r ordine d' oggidì , rispondono
Amen, e cantano immediatamente
il Libera me. Domine, ec, e Re-
quiem aeternam. Ciò, che si è pra^^
ticato dal Cardinal meno anziano,
dai cantori e dai Cardinali dimo-
ranti in coro, si fa ogni volta che
eseguisce l'assoluzione un altro por-
porato, inclusive al celebrante, che
è r ultimo a far l' assoluzione. Il
secondo responsorio è Qui Laza*
rum resuscitasti, e l* ultimo è il Li-
bera me, Domine, ec. Queste sono
i3
194 CAP
le cinque solenni assoluzioni , pre-
scritte dal ceremoniale de' vescovi
neir esequie de' Sommi Pontefici, lib.
II, cap. II, num. i3 seg., dopo le
quali i Cardinali, che le hanno fat-
te, ritornano all'altare per ispogliarsi
delle sagre vesti, e riprendere le
cappe, colle quali intervengono alle
consuete congregazioni generali, nella
c!amera capitolare della basilica, le-
vandosi i caudatari, e i maestri di
camera, o gentiluomini, le cotte. Nei
due ultimi giorni delle esequie no-
vendiali, tanto nella messa, come
nelle solenni assoluzioni, si fa altret-
tanto di quanto si descrisse ; so-
lo è da avvertirsi, che nell' ultimo
giorno, appena terminata la messa,
ha luogo in Cappella la recita del-
l'orazione funebre in latino, in lode
del Papa defonto, sul pulpito, dalla
parte del vangelo, presso i gradini del-
l'altare, che suol essere pronunziata
da un prelato in cappa e berretta,
prescelto dal sagro Collegio nella
prima congregazione generale. Dopo
r orazione si fanno le assoluzioni ,
colle quali terminano i novendiali.
V. Orazioni funebri pei Papi de-
FONTI.
6. Cappella die precede V entrata
de' Cardinali in Conclave: Messa
dello Spirito santo ^ ed orazione prò
Eligendo.
Passati finalmente i nove giorni
dell'esequie, nella mattina seguente,
i Cardinali e la prelatura si reca-
no alla suddetta cappella del coro,
colle stesse vesti e cappe de' giorni
precedenti, e nello stesso modo, a-
vendo però le guardie nobili e tut-
te le milizie deposto il corruccio ed
i cursori , e i mazzieri rialzate le
loro mazze. Il Cardinal decano, cui
tocca a cantare la messa , e per sua
CAP
impotenza il Cardinal vescovo piìi
anziano, in cappa recasi allo stallo,
ove viene invitato dal cerimoniere e
ministri della cappella a celebrarla.
Perciò va all' altare a prendere i para-
menti rossi, avendo precedentemente
calzati i sandali del medesimo colore,
e si pone in capo la mitra gemma-
ta. Salutato il sagro Collegio, al qua-
le genuflettono da ambo le parti i
ministri assistenti , il Cardinale ce-
lebrante incomincia la messa dello
Spirito Santo, che regolasi come
quella delle altre Cappelle. Al gra-
duale si dice il Peni Sane te Spiritasi
ec, dopo che il celebrante si è ingi-
nocchiato avanti al faldistorio; e al-
l' offertorio si dice il mottetto, Ca/i-
tate Domino, del Giovanelli, dando
il medesimo celebrante al fine della
messa la trina benedizione, con mi-
tra gemmata in testa. Quindi sul
pulpito addobbato di damaschi rossi,
a conili evangeliij ascende il pre-
la to_, che dee pronunziare l'orazio-
ne latina. De eligendo Pontifice, a
ciò prescelto sino dalla prima con-
gregazione de' Cardinali, i quali egli
esorta a fare una santa e sollecita
elezione del nuovo Pontefice , nella
persona di un soggetto degno d'oc-
cupare s\ veneianda e sublime di-
gnità ; ed il cerimoniere, il quale ha
accompagnato 1' oratore, eh' è vesti-
to di cappa e berretta , rimane a
pie del pulpito : se eglj poi è ve-
scovo , recita l' orazione vestito di
amitto, piviale e mitra. J^. Orazio-
ni PER LA elezione de' PONTEFICI. An-
ticamente i Cardinali entravano su-
bito in conclave, ciò che ora si fa
nel dopo pranzo. Ma dell' ingresso
de' Cardinali in conclave, e delle fun-
zioni che da loro in esso si fanno,
fino all'elezione del Sommo Ponte-
fice, si tratterà all' articolo Corr-
CLAVE.
GAP GAP ig^
Austria. Se poi muore in Berna un
7. Cappella Papale per V esequie sovrano, od una sovrana, l'esequie
de^ so\'ranì catlolici, nella Pori- si celebrano proesente cadavere ^ in
tlficia cappella j che si celebra una chiesa, o basilica, come isi pra-
dopo che il Pontefice ha anniin- ticò per la reij;ina Maria Clementina
ziato al sagro Collegio in con- Sobieski, moglie di Giacomo III re
cistorOy la loro morte. d'Inghilterra, per questo principe,
e per Maria Luisa regina di Spa-
La messa suole esser cantata da gna, moglie del re Carlo IV. Allora
vni Cardinale aderente al principe la Cappella è Papaie, v' interviene
defonto, coli' assistenza del Pontefice, il Pontefice , canta la messa un Car-
die poi fa r assoluzione pratican- dinaie, e prima dell'assoluzione evvi
dosi in tutto come delle altre njesse la recita dell'elogio funebre; fun-
di requiem della Cappella Pontifi- zioni, che per le sovrane, ancorché
eia. Le candele, e le torci e sono tutte morte in Roma, non hanno luogo
di cera gialla, e solo vi è di parti- nella Cappella Pontifìcia del palazzo
colare , che prima dell' assoluzione , apostolico. Se poi alcun sovrano
la quale egualmente fa il Papa, un vuol fare celebrare in Roma solen-
prelato in cappa e berretta recita, ni esequie alla defonta sua moglie,
o legge l'orazione funebre, senza re- per invito vi assistono il sagro col-
carsi a baciare il piede, e a ricevere legio, e la prelatura , cantando la
la benedizione dal Papa , ma solo messa un vescovo , e pronunzian-
faccndo le genuflessioni a lui dopo dosi T elogio funebre avanti l'as-
averla fatta all'altare. 7^. Esequie soluzione, la quale si fa da cin-
de' Sovrani morti in Roma. que vescovi, come si praticò in
E però da avvertirsi, che la morte Roma ai 28 settembre 18 19 per la
delle sovrane regnanti da sé sole non regina Maria Isabella di Braganza,
si pubblica mai in concistoro, ne si moglie del re di Spagna Ferdinan-
celebrarono giammai per esse le ese- do VII, come riporta il Diano di
quie nella Cappella Pontificia. Quin- Roma, num. 8 1 di quell' anno. V.
di ne l'una, ne l'altra non si fecero Giuseppe Antonio Guattani, Pompa
nemmeno per Isabella regina di Ca- funebre per le solenni esequie di
stiglia e Leone, tanto benemerita Maria Isabella di Braganza ec. ,
della Chiesa, ne per Maria Stuarda fatte celebrare nella chiesa, di s.
regina di Scozia , né per Maria re- Ignazio dall' augusto consorte Fer-
gina d'Inghilterra, che tanto aveva- dinando VII, Roma 1820.
no fatto, e solFerto pel manteni-
mento della religione cattolica in 8. Cappella Papale per V esequie
quei regni; giacché, nel i5o4, Giù- d'un Cardinale defonto, che si
lio II avea considerato, che si cele- celebra nella chiesa destinata
brano le esequie ai re nella Cappel- dal Pontefice.
la Pontificia, perchè questi soltanto
hanno luogo nella medesima, e sic- Ai Cardinali, che muoiono in
come non l'hanno le regine, cos\ Roma, od ove risiede il Papa, ven-
ad esse non doveva competere. Per gono celebrate solenni esequie in
ciò non furono celebrate neppure quella chiesa, nella quale stabilisce
per r imperatrice Maria Teresa di il Papa, ovvero in quella del titolo
196 CAP
loro, o altra cui abbiano disposto,
previa V approvazione Pontificia.
V intervengono tutti i Cardinali in
vesti , e cappe paonazze, e vi hanno
luogo tutti que' personaggi, che go-
dono il posto nelle Cappelle Papali,
co' loro consueti abiti. Con quello
poi de' bussolanti vi si deve recare
il chierico del sagro Collegio, secon-
do che prescrivono i registri conci-
storiali.
La chiesa è nobilmente apparata
di nero con frangie d'oro, ed il
trono Pontificio col baldacchino è di
colore paonazzo, mentre per arazzo
dell' altare sopra un parato egual-
mente nero si rappresenta una gran
croce di lama .d'oro. In mezzo alla
chiesa evvi il letto funebre, in cui
la sera innanzi fu collocato il cada-
vere del Cardinale ( f^edi ) , vestito
colle vesti sagre del suo ordine epi-
scopale, o presbiterale di colore pao-
nazzo, mentre s'egli era diacono si
deve usare il colore rosso, e tutti
con mitra di damasco bianco. Il
letto è circondato da cento torcie-
ri di ferro, ed agli angoli da quat-
tro inargentati simili ai sei , che
stanno alla balaustra, o cancelli del-
l'altare, ed è coperto d'un gran
drappo di lama d' oro con lo
stemma gentilizio ripetuto ai quat-
. tro angoli di detta nobile coltre, non-
ché col cappello Cardinalizio, fer-
mato ai piedi dello stesso letto, in-
torno al quale stanno pure quattro
domestici del defonto in abito nero
ed in ferraiuolone, che leggermente
muovono le banderuole coli' arme
CardinaHzie. Que'domestici sono vol-
garmente chiamati i Piagnoni^ per-
chè, come i più antichi della fa-
miglia, deplorano la perdita del pa-
drone.
Dopo che i religiosi degli Ordini
mendicanti si sono recati a cantare
CAP
l'uffizio di Requiem un dopo l'altro
air ora stabilita , i Cardinah si ra-
dunano per assistere alla messa di
Requiem, cantata dal Cardinal ca-
merlengo del sagro Collegio (Vedi)y
ovvero da altro porporato in sua
vece. I Cardinali prima di andare
a' loro stalli, di mano in mano che
giungono in chiesa, visitano prima
il ss. Sagramento, e poi, assunta
la cappa , fanno 1' assoluzione al
cadavere, e l'aspergono con acqua
benedetta a pie del letto funebre senza
muoversi; ed incontrandosi all'asso-
luzione ed insieme due Cardinali, uno
dell' ordine de' preti , e l' altro de' dia-
coni, il primo assolve ed asperge,
mentre il secondo soltanto assiste. Se
poi v' interviene il Papa, allora i Car-
dinali si riuniscono in sagrestia, do-
po aver eseguita la detta assoluzio-
ne, e collegialmente precedono il
Pontefice, parato di piviale rosso e
stola paonazza, e con mitra di lama
di argento. Tutta la cera, comprese
le sei candele dell'altare, le due
degli accoliti, e le quattro torcie
per l'elevazione, è gialla. Terminata
che sia la messa, l'assoluzione viene
fatta dal Pontefice, e in sua assenza
dal Cardinal celebrante, egualmente
usandosi la croce Papale astata, colla
recita delle preghiere prescritte dal
cerimoniale. Così termina la funzio-
ne, ed essendo partiti tutti, succede
la tumulazione nel modo, che si
descrive a Cadaveri de' Cardinali,
ove si parla di altre analoghe no-
tizie. Siccome alla famiglia Pontifi-
cia è dispensata la cera, allo stesso
modo è dispensata a quelle dei Car-
dinali, e ad altri. La famiglia poi
del celebrante è distinta con venti-
quattro libbre di cera, però questa
cera di dispensa è tutta bianca.
Diverso è stato il rito, come an-
che diverse furono le cerimonie e
GAP
la pompa, con cui vennero celebra-
te r esequie de' Cardinali defonti.
iVel Tanno laSg narra il Cardinal
Gaetano, presso il Museo Ital. tom.
11, fxig. 241, 382, et in Ada
Cierem. pag. 5i , 53, che Ales-
sandro IV. •> Ordina vit ut Cardinali
»' obeunti, tam idem Summus Pon-
« tifex, (juam Cardinales in capellis
'» suis cantent cum nota solemniter
•' officium prò defunctis; idemque
»> lomanus Pontifex diicentos paii-
»» peres prò anima ejus pascal, et
)i vigintiquinque qiiilibet Gardinalis.
» Imrao et ipse dominus Papa
« missas prò defunctis ducentas, et
» vigintiquinque Cardinalis quilibet
»> faciat celebrare." Successivamente
fiu'ono celebrate per l' intiero spazio
di nove giorni con pompa solenne
e grande spesa, tanto in Roma che
fuori, ove morivano i Cardinali, ed
oltre le vigilie , cioè i suffragi! pre-
cedenti alle esequie, che si cantavano
nella residenza del defonto, come si
dirà appresso. Talvolta tali esequie
avevano luogo pure nella Cappella
Papale , anche coli' intervento del
Papa, e cantava la messa un vesco-
vo. Solevansi ancora fare l' esequie
per nove giorni nelle chiese ove si
seppellivano i Cardinali defonti, ov-
vero in quelle titolari : cantava la
messa un Cardinale, quindi si pro-
nunziava r orazione funebre, e poi
quattro Cardinali col celebrante fa-
cevano l'assoluzione solenne al ca-
la laico.
Che queste esequie fossero anti-
camente celebrate per nove giorni
continui, con solenne pompa fune-
bre, e molto dispendio, lo abbiamo
altresì presso il p. Casimiro, che ha
pubblicata la relazione de' novendia-
li celebrati al Cardinal Agriense nel
148G in s. Maria d' Araceli. Ma
non approvandosi ima tanta pom-
CAP 197
pa dal CaiTlinal Iacopo Ammanna-
ti vescovo di Pavia, nella sua lette-
ra 909, proibì per testamento « im-
« pendia funeris, quae adhiberi ad
« solamen superstitum magis, quam
" ad defunclorum levamen solent,
» summam mille ducatorum aure-
»> orum excedere, in qua includa-
» tur vestilus familiae ". Ed è per-
ciò, che il Pontefice Sisto IV, nel
cui Pontificato morì il detto Car-
dinal di Pavia, ordinò che tale spe-
sa non eccedesse la somma di mil-
le fiorini, a cui ne aggiunse altri
cinquecento Alessandro VI, e que-
sta tassa venne confermata nel con-
cilio generale XVI f, lateranense V,
terminato sotto Leone X, come ri-
porta il Labbé tomo XIX col. 881,
ove si legge, « nisi exequatorura
*» providentia, justis allegatis causis,
" ac rationibus plures expendendum
» esse duxerit ".
Abbiamo poi dal Sestini, il Mae-
stro di Camera, stampato in Liegi nel
1634, che allora quando moriva
un Cardinale, esponevasi il cadavere
di kii in una delle sue camere come
si fa oggidì, ove si recavano i Cardina-
li nel dopo pranzo del secondo giorno
dopo la morte del Cardinale, per assi-
stere all'uffizio de' morti, cantato dai
religiosi dei quattro Ordini mendican-
ti. Terminati i tre notturni, e le
laudi, i cantori Pontificii replicava-
no l'antifona del Benedictus : Ego
sani ec. , e cantando il Libera rnCy
Domine j in canto figurato^ si ter-
minava coir assoluzione al cadavere.
Ognuno dipoi partiva, e quindi si fa-
cevano il trasporto di esso alla chie-
sa destinata, e la tumulazione. Pei
Cardinali capi d'ordine, od ai Por-
porati di un merito distinto, di fa-
miglia sovrana, e particolarmente al
decano, al camerlengo, al vice-can-
celliere, ed al penitenziere maggioi*e,
1^8 GAP
soleva precedere il trasporto del ca-
davere, un convoglio funebre più
decoroso, consistente nella cavalcata,
alla quale il Pontefice mandava
parte della sua famiglia, il che de-
scrivesi all'articolo Cavalcate pei de-
FONTI.
Benedetto XIII, creato Pontefice
nel 1724, ordinò che ai Cardinali,
i quali muoiono in Roma, si cele-
brassero doppie esequie, cioè la re-
cita dell'uffizio de' morti, cantato dai
religiosi mendicanti nel giorno in
cui fossero esposti in chiesa, e nel-
la mattina seguente la messa solen-
ne, cantata dal Cardinal camerlen-
go del sagro Collegio alla presenza
de' Cardinali. S' introdusse eziandio
allora l' uso dell' assistenza del Som-
mo Pontefice, e dell' assoluzione ch'ei
fa del cadavere, perchè in avanti
erano rari i casi, in cui il Papa in-
tervenisse alle esequie de' Cardinali.
Si hanno poi esempii, che lo stesso
Benedetto XI 11, dopo tali esequie,
celebrò messa bassa nella stessa chie-
sa in suffragio del defunto. Meri-
ta perciò, che qui si riporti quanto
si legge in un Diario mss. di Fran-
cesco Valesio sulle magnifiche ese-
quie celebrate al Cardinal del Giu-
dice, anche per l' addobbo del trono.
« Mercoledì io ottobre ly^S, alle
ii ore 19 passò all'altra vita ilCardi-
w nal Francesco del Giudice. Giovedì
« ad un' ora e mezza di notte, fu
'» portato il cadavere dal palazzo
M ove abitava in piazza di Sci arra ,
w alla chiesa di s. Marcello sua par-
« rocchia. Venerdì mattina si fece-
« ro le solenni esequie nella detta
•♦ chiesa, che era con bellissimo or-
»i dine parata di lutto , con gran
» trine e frangie d'oro. Vi assistet-
w te Benedetto XII 1 sotto il trono
M di drappo bianco, con fiori pao-
M nazzi, come praticò per la prima
GAP
» volta nell'esequie del Cardinal
» Acquaviva in s. Cecilia. Termi-
« nata la messa solenne, il Papa
« celebrò messa bassa , e fu assi-
« stito dal Cardinal Nicolò del Giu-
« dice, nipote del defonto , ed il
M cadavere era circondato da fiac-
»» cole gialle. La sera poi fu por-
w tato con r accompagnamento di
« sette confraternite, ed altrettanti
j» Oidini religiosi, col numero con-
>s sueto di torcie, alla chiesa della
>i Minerva per restar ivi in depo-
« sito, dovendosi il cadavere trasfe-
« ri re a Napoli ".
Tutta volta al disposto da Benedet-
to XI 11 suddescrittOj il successore Cle-
mente XII, per evitare le spese del-
la doppia pompa , ordinò che tut-
tociò si facesse nella sola mattina
dopo il trasporto del cadavere, col-
l'assistenza de'Cardinali, e della Cap-
pella Pontificia, cioè che l' uffizio
si cantasse dai religiosi prima di
questa, come appunto si fa tutto-
ra. Ed è perciò, che Benedetto
XIV, col disposto della costituzio-
ne Praecipuum de' 2 3 novembre
1741, presso il Bollano magno tom:
XVI, p. 5&, confermando il decre-
tato da Clemente XII, ordinò, che
in perpetuo si osservasse quel rito
nell'esequie, e nei funerali de'Car-
dinah di Santa Romana Chiesa; ne
mancò di frequente dall' intervenire
quel Pontefice all' esequie de'Cardi-
nali, imitato in ciò ancora da Cle-
mente XIII, e da altri. Attualmen-
te il Papa soltanto vi si reca dove
voglia distinguere qualche Cardinale
d' un singoiar merito, o costituito in
una delle prime cariche.
È avvenuto talvolta, che cosiffiitte
esequie si facessero anche ad alcun
Cardinale, che cessò di vivere fuori
di Roma. Un esempio lo abbiamo
sotto Clemente XI, il quale per di-
CAP
stinguere il Cardinal Tournori, lega-
to a later^ della Santa Sede nella
Cina, e morto prigione in Macao agli
8 giugno 1 7 I o, pe' distinti suoi me-
riti, e per quanto avea sofTeito per
la religione, gli decretò T esequie nel-
la Cappella Pontificia. Tali esequie
celebraronsi ai 27 novembre 1711,
e cantò messa il Cardinal Corsini
prima creatura della stesso Papa, da
cui anche il Tournon avea ricevuto
la porpora. Dipoi, come si praticò in
diverse circostanze, fu recitata l'ora-
zione funebre da monsignor Majel-
la cappellano segreto, e custode del-
la biblioteca vaticana, e V orazione
venne poscia dispensata in istampa
nella sala regia, si al sagro Collegio,
e s\ agii altri, che intervennero a tal
Cappella, in cui fece 1' assoluzione il
medesimo Clemente XI.
E troppo noto, che nelle feste so-
lenni, e dal giovedì santo sino alla
seconda festa di Pasqua non si pos-
sono celebrare l'esequie, che in que-
sti casi si trasportano. Di che ,
per addurre uno de' molti esempii,
diremo come nel martedì santo del
1793, mori il Cardinal Carrara, nel
seguente mercoledì fu esposto nelle
sue camere, e ne' due altari, secon-
do il solito dichiarati privilegiati , si
celebrarono le messe di requiem. Nel
giovedì santo i religiosi mendicanti si
recarono a cantargli a vicenda l'uf-
fizio de'defunli ; nel sabbato santo il
cadavere fu racchiuso nella cassa , e
posto nella sua cappella privata, dove
rimase sino al martedì sera, terza
lesta di pasqua, nella quale, colla
consueta carrozza, fu tiasportato al
suo titolo di s, Silvestro in Capite ,
ove nel mercoledì mattina, dopo
che i religiosi mendicanti gli reci-
tarono nuovamente l'uffizio, il sagro
Collegio gli celebrò l'esequie, cantan-
do la bolcuue messa il Cardinal Chia-
CAP ,9^
ramonti, poi Pontefice Pio VII, in
vece del Cardinal Borgia camerlen-
go del sagro Collegio, siccome del-
l' ordine de' diaconi.
Morendo poi i Cardinali in con-
clave, o in sede vacante, dai se-
guenti esempii si vedrà ciò, che deb-
basi praticare. Nel 17^4, il Cardinal
Tanara, decano del sagro Collegio,
per infermità uscì dal conclave, ed
essendo poi morto, non si potè fare
a cagione della sede vacante, il pub-
blico, e solenne trasporto del cada-
vere; ma solo praticar si dovette
ciò, che si fa ai semplici Cardinali,
cantando però la messa il vesco-
vo suo sulfraganeo d'Ostia e VeJ-
letri. Mentre, nel 1730, si celebra-
vano i novendiali a Benedetto XIII,
morì il Cardinal Pipia , e la messa
di requiem fu cantata da una parte
de* cappellani cantori e da altri mi-
nistri della cappella Pontificia. Men-
tre poi erano i Cardinali in conclave,
morì il Cardinal Pamphyli , primo
diacono, e si fece altrettanto. Nella
stessa sede vacante, morì in con-
clave il Cardinal Conti, fratello di
Innocenzo XIII, e penitenziere mag-
giore. Il suo cadavere fu esposto
nella cappella Paolina del Vaticano
sopra un letto, con otto torcie, e
dopo lo scrutinio, tutti i Caixlinali
fecero la consueta assoluzione. La
sera, accompagnato il cadavere alla
porta del conclave dal sacro Collegio,
fu consegnato ai parrochi di s. Pie-
tro in Vaticano, e di s. Maria in
Via, sotto la cui cura stava il pa-
lazzo del defonto, ed in questa ul-
tima chiesa, ove fu portato in car-
rozza gli furono recitati i soliti ut-
fìzii de'morti, e poscia furongli latte
l'esequie con messa cantata, ed assi-
stita dai Pontificii cantori, e dai mi-
nistri delle cappelle Papali. Nel con-
clave del 1740» »""»*» '^ Cardinal
200 GAP
Altieri, vescovo di Palestrina, e tanto
r esposizione del cadavere , che le
esequie furono eguali a quelle del
precedente Cardinal Conti. Il Car-
dinal Ottoboni, dopo essere uscito
dal conclave per infermità, morì, e
fu esposto nella chiesa di s. Lorenzo
in Damaso, di cui era commenda-
tario, e dove gli furono celebrate
dal capitolo 1' esequie, alle quali in-
tervenne pure quello lateranense co-
me a suo arciprete. In tempo di
conclave nel lyyS mori il Cardinal
Rossi, nel proprio palazzo, essen-
do uscito dal conclave medesimo .
Le sue esequie si celebrarono ai pro-
prio titolo nella chiesa di s. Cecilia.
9. Funzioni dell' apertura ^ e chiu-
sura della Porta Santa y nell'an-
no santo del Giubileo universale.
L'anno santo si chiama pure giubi-
leo, con che vuoisi significare anche
remissione, ec. Presso gli ebrei l' an-
no del giubileo era il quarantano-
vesimo od il cinquantesimo, che ve-
niva dopo sette settimane d' anni.
Durante quell'anno gli schiavi riac-
quistavano la libertà , e gli ebrei ,
che avessero vendute, od ipipegnate
le eredità, rientravano nel possesso
dei loro beni.
Dagli ebrei la Chiesa prese il co-
stume di accordare, dopo certo nu-
mero di anni, una plenaria genera-
le indulgenza a tutti i fedeli sparsi
per la terra. Questa indulgenza chia-
masi egualmente Anno santo o (giu-
bileo j ed il principio di tal tesoro
in solenne guisa stabilito , rimonta
soltanto nel i3oo sotto Bonifacio
Vili, e tuttavolta se ne trovano e-
sempii innanzi a quel tempo. Cosi
dimostrano il Navarro, De Juhilaeo
not. I, Benzonio lib. Ili, cap. 4? e
principalmente Zaccaria , Trattato
CAP
dell'anno santo part. I, lib. i, cap.
16, non mancando di quelli, che
lo fanno rimontare ai tempi apo-
stolici. Dionisio Petavio , Ration.
temporunij è d'avviso che due giu-
bilei sieno stati celebrati nel primo
secolo. Ristabilita adunque, nel i3oo,
la celebrazione del giubileo da Boni-
facio Vili, si rinnovò da lui tal plenaria
indulgenza con legge perpetua, da lu-
crarsi ogni cento anni, dappoiché la
tradizione sosteneva essersene celebra-
ti precedentemente con tal periodo di
tempo tra 1' uno, e l'altro. Ma Cle-
mente VI, considerando la cortezza
della vita, lo ridusse ad anni cinquan-
ta, e sebbene egli risiedesse in Avigno-
ne, lo fece celebrare in Roma l'an-
no i35o. Quindi per lo stesso mo-
tivo, e in memoria degli anni, che
GesLi Cristo visse sulla terra. Papa
Urbano VI, r^el 1889, ne restrinse
la celebrazióne ad ogni trentatre
anni, e il suo decreto fu solo osser-
vato da Martino V, nel 14^3, giac-
ché si ha che Bonifacio IX cele-
brasse due anni santi, cioè nel 1 890,
e nel i4oo: questo però seda al-
cuni é contraddetto, da altri gravi
scrittori é sostenuto. Nicolò V, nel
i45o, seguì il decreto di Clemente
VI ; ma Paolo II, volendo che tutte
le età potessero godere di sì pre-
zioso vantaggio spirituale, nel i^jo,
lo ridusse ad ogni venticinque an-
ni, ordinando che fosse celebrato,
nel i47^j locchè fu eseguito da Si-
sto IV successore di lui. In osser-
vanza di tal legge, Alessandro VI
celebrollo nel i5oo. Clemente VII,
nel 1 52 5 , Giulio III , nel 1 55o ,
Gregorio XIII, nel iSjS, Clemen-
te VIII, nel 1600, Urbano VIII,
nel 1625, Innocenzo X, nel i65o,
Clemente X, nel iByS, Innocenzo
XII, nel 1700, avendolo però com-
piuto Clemente XI, Benedetto XIII,
GAP
nel 172.^, Benedetto XIV, nel 17.^0,
Pio VI, nel 177^; ma stante le
\icende degli ultimi anni del secolo
decorso e principio del corrente ,
non ebbe luogo nel 1800; e solo da
ultimo dopo cinquanta anni,LeoneXII
lo celebrò nel 1825. Tommaso Zaro-
la nel suo Trattato del Giubileo^ e
nella sua pratica vescovile^ ci assi-
cura di aver inteso da molti prela-
ti degni di fede, che Gregorio XIII
si proponeva voler stabilire la ce-
lebrazione dell'anno santo del giu-
bileo ad ogni quindici anni, per lo
stesso motivo della brevità della vi-
ta umana.
Per l'acquisto dell' universale giu-
bileo prescrivono i Pontefici nella
pubblicazione di esso le visite di
alcune basiliche di Pioma. Bonifa-
cio Vili assegnò le due di s. Pie-
tro in Vaticano, e di s. Paolo nel-
la via Ostiense. Clemente VI ag-
giunse ad esse la basilica del ss.
Salvatore, o Lateranense; e Grego-
rio XI la basilica liberiana di S. M.
Maggiore, per cui ognuna di dette
quattro basiliche ha la sua porta
santa, per la quale si entra in esse
durante l'anno santo. Le dette quat^
tro basiliche furono di poi sempre
assegnate per le visite; ma per la
pestilenza dell' anno 1624, e per
r inondazione del Tevere , avvenu-
ta nell'anno 1700, Urbano Vili, e
Clemente XI sostituirono alla ba-
silica di s. Paolo quella di s. Ma-
ria in Trastevere. Essendosi poi, ai
nostri giorni nel 1828, incendiata
la stessa basilica di s. Paolo, omai
splendidamente riedificata , Leone
XII fece servire quella medesima
di s. Maria in Trastevere pel giu-
bileo del 182^.
In ogni giubileo si prescrivono
ordinariamente agli abitanti di Roma
trenta visite alle quattro basiliche.
GAP 2ai
e quìndici a' forestieri, in compen-
so dell' incomodo de' viaggi. Que-
sto numero dalla benignità de' Papi
venne ristretto secondo le circostan-
ze, precipuamente per le persone
addette agli istituti religiosi , ai ca-
pitoli, alle confraternite, e ad altre
corporazioni, ec. Le cerimonie, con
cui si pubblicarono gli anni santi ,
l'aprimento e chiusura delle porte
sante, e la custodia di queste , va-
riarono in progresso di tempo , e
secondo il beneplacito de' Pontefici .
Ad Alessandro VI però dobbiamo
r aumento dei riti e delle auguste
cerimonie delle funzioni, che per tal
solennità si eseguiscono, per cui im-
menso in queir incontro fu il con-
corso de' forestieri in Roma. A quel
Papa si deve pure il beneficio, che
neir anno seguente l' indulgenza ple-
naria dell'universale giubileo si e-
stendesse, per tutto il mondo catto-
hco; mentre a Clemente VII si de-
vono le preci, che tuttora si recita-
no neir apertuia, e chiusura della
porta santa, meno alcune piccole va-
riazioni. Così la custodia delle quattro
porte sante era aflidata dopo l' aper-
tura, sino a Benedetto XIV, ai ca-
valieri di s. Pietro e di s. Paolo,
a' quali poi furono sostituiti i guar-
diani delle ^rciconfra terni te e con-
fraternite di Roma. Il Papa apre
e chiude la porta santa della basi-
lica vaticana, supplendo per sua im-
potenza il Cardinal decano, e se que-
sti è infermo, il Cardinal sotto-de-
cano; mentre per le altre tre basi-
liche il Pontefice delega altrettanti
Cardinali colla qualifica di legati a
lalere . Prima i Cardinali legati
destinati ad aprire le porte sanie
lateranense, ostiense , e liberiana ,
venivano eletti dal Pontefice nella
camera de' ])aramenti, al Vaticano,
indi con essi si recavano nella cnj)-
202 GAP
pella Sistina vestiti de' sagri para-
menti, ove, come riporta l'Adami p.
1 3o, si esponeva in detta cappella il
Venerabile, e progredendo colla pro-
cessione, i Cardinali legati si fermava-
mo alla porta maggiore del palazzo, e
ricevevano dal Pontefice la benedi-
zionCjCoUe parole: Procedatìs in pace.
Allora i Cardinali legati, deposti i
paramenti , e prese le cappe , con
nobile cavalcata si recavano alle
basiliche destinate, cavalcando tutti
e tre uniti sino alla piazza di Cam-
pidoglio ove dividevansi. Ma Bene-
detto XIII, nel 1725, stabilì, che o-
gnuno partisse dal proprio palazzo,
sì nell'apertura, che per la chiusura
delle porte sante.
La pompa ed il rito, con cui si
eseguiscono tali funzioni nelle porte
sante si debbono pure ad Alessandro
VI, che lo praticò con tutta solen-
nità nel i5oo.
La porta santa, siccome abbiamo
detto, si trova in tutte le mento-
vate basiliche, e per essa nel giu-
bileo entrano tutti quelli , che vo-
gliono profittare delle salutari in-
dulgenze. Ciascuna di quelle porte
viene murata nel modo che diremo,
colle debite cerimonie, e si apre coi
consueti riti all'incomiciar del me-
desimo, ed alcune pie famiglie vi so-
ghono porre nella chiusura i mat-
toni con qualche segnale, per rico-
noscerli, e ritirarli con religiosa sod-
disfazione alla futura apertura, dap-
poiché in questa i fedeli, massime
i pellegrini, con divozione ed avi-
dità raccolgono quei cementi, che
loro viene fatto di prendere.
Cerimonie per la pubblicazione ^ apri-
mento, e chiusura dell'anno san-
to dell' universale giubileo.
Nella mattina dell' Ascensione del-
l'anno precedente alla celebrazione
GAP
dell' anno santo , motivo per cui
suol tenersi la Cappella nella Si-
stina del Vaticano ancorché il Pon-
tefice abitasse al Quirinale, il Pa-
pa dalle sue stanze accompagnato
dal corteggio con cui da esse suol
recarsi alla detta Cappella, si trasfe-
risce alla contigua sala regia, e si
asside sul trono appositamente eretto,
ovvero si reca nella consueta came-
ra de' paramenti . Quivi il prelato
abbreviatore di curia, vestito di cap-
pa, dopo aver implorato la Pontificia
benedizione, riceve dal Papa la fa-
coltà di pubblicare la bolla per la
promulgazione dell'anno santo del
giubileo, da celebrarsi nell'anno ap-
presso, la quale gli viene in origina-
le consegnata dal sostituto de' brevi,
essendovi presenti ancora, oltre il
governatore di Roma, il tesoriere, i
chierici di camera ed altri ulliziali
della medesima, non che i cursori
Pontificii. Indi i detti prelati coli' ab-
breviatore di curia discendono nel
prossimo portico vaticano , e T ab-
breviatore salito sopra un pulpito
ornato di broccato d' oro, eretto da
un lato della porta maggiore della
basilica, cioè a sinistra del suo in-
gresso, ad alta e intelligibile voce
legge la bolla scritta in idioma lati-
no. Appena terminata la lettura,
suonano le trombe, i tamburi, la
banda, e dalla guardia svizzera si spa-
rano parecchi colpi di mortari, e di
moschetteria. I prelati quindi si re-
cano ad assistere alla Cappella, ed
i cursori Pontificii, dopo aver affisso
copia di tal bolla in una colonna
di detto portico, salgono a cavallo
vestiti di nero, e consoprana paonazza,
colle loro mazze d'argento appog-
giate all'arcione della sella, ed u-
no di essi porta la medesima bol-
la aperta, appesa ad un nastro ros-
so pendente dal destro lato. In tal
GAP
modo prraxÌJiti eia quattro tambu-
ri a pieili , ed altrettanti trombetti
a cavallo del senato e popolo roma-
no, per la strada Papale si recano
alla patriarcale basilica di s. Paolo,
mentre nel pnssagi^io del ponte s.
Angelo, il forte scarica alcuni col-
pi di cannone. Giunti colà al suo-
no delle campane, vanno loro in-
contro in cocolla i monaci cassinesi
del contiguo monistero, ed entrati
tutti nel portico , quivi si pongono
a sedere i religiosi, mentre uno dei
cursori, i quali già sono smontati
dai cavalli, ascende il pulpito pre-
cedentemente preparato, e legge e
pubblica la bolla per la promulga-
zione dell'anno santo, e poi ne afìig-
gono copia alla colonna del portico.
Indi colle stesse formalità i cursori
passano alle patriarcali basiliche la-
teranense, e liberiana , e nei rispet-
ti vi portici, e presso le porte prin-
cipali leggono nel suindicato modo
la bolla Pontifìcia , che negli stessi
portici delle tre basiliche resta affis-
sa ad una colonna. Dopo il vespero,
in mezzo alla basilica lateranense,
dal primo beneficiato dell' ordine dei
diaconi, vestito di cotta, e sopra un
pulpito coperto di coltre bianca eret-
to a cornu epìstolae, alla presenza
del capitolo, che in abito corale sie-
de , fa r intiera lettura della bolla ,
e ciò in tutto ed egualmente si pra-
tica nella basilica liberiana. Queste
pubblicazioni sono accompagnate dal
suono delle campane delle basiliche,
dallo sparo dei mortari, e dal reli-
gioso giubilo de' fedeli, che in gran
copia vi accorrono, hi seguito viene
distribuita stampata la bolla del giu-
bileo al sagro Collegio , alla prelatu-
ra, e ai principali uUlziali della Santa
Sede. Dipoi , nella quarta domenica
dell'avvento, prima della cappella
Pontifìcia, si fa la seconda pubblica-
CAP 203
zione deiranno santo, dai due idtimi
uditori di Rota , i quali colla bolla
del giubileo in idioma italiano e la-
tino in mano, nella camera de' pa-
ramenti ricevono dal Papa V incari-
^co di tornarla a pubblicare, il che
eseguiscono sui pulpiti presso la por-
ta principale della basilica vaticana,
leggendola uno in italiano, e l'altro
in latino. Indi i cursori Pontifìcii
montano a cavallo, e preceduti da
quattro trombetti a cavallo, e da
altrettanti tamburi , si recano alle
altre tre basiliche, ove tornano ad
affiggere la stessa bolla, praticandosi
tutto come nella prima pubblicazio-
ne, ed avendo il forte s. Angelo
nel passaggio del ponte, fatto una
salva colle artiglierie. E però d' av-
vertirsi , che se il Papa nella quarta
domenica di quaresima abita al Qui-
rinale, la bolla si pubblica da due
uditori di Rota alla porta di quei
palazzo, da dove i cursori partono
per le quattro basiliche, come avven-
ne nel 1749? sotto Benedetto XIV.
Dopo, o prima la menzionata do-
menica, il Papa in concistoro segre-
to , dichiara i tre Cardinali legati
a Intere,, per aprire le porte sante
delle basiliche lateranense, ostiense,
e liberiana. E siccome la seconda,
come superiormente accennammo ,
erasi incendiata nel 1 8-23, Leone XII,
nell'anno seguente, vi sostituì anche
per l'apertura e chiusura della por-
ta santa quella di s. Maria in Tras-
tevere ; ma volle, che la prima pro-
mulgazione si facesse alla basilica
ostiense , e la seconda nell' atrio di
s. Maria in Trastevere, nel cui por-
tico il capitolo assistette alla lettura
della bolla eseguita pure dai cursori
Pontifìcii.
Riguardo ai detti legati, sono essi
i Cardinali arcipreti delle stesse ba-
siliche. Ma se il decano del sagro
2o4 GAP
Collegio, ovvero il sotto-decano non
sono arcipreti di veruna delle basi-
liche lateranense , e liberiana , il
primo, e, se è impotente, il secondo
vengono dichiarati legati per aprir
quella ostiense. Quando, nel 1825,
in luogo della ostiense si sostituì
quella di s. Maria in Trastevere, ne
fu prescelto a legato il Cardinal Pac-
ca, allora sottodecano del sagro Col-
legio, dacché il decano Cardinal del-
la Somaglia era arciprete lateranen-
se. x\ccadde nel 1700, che i pre-
fati Cardinali decano, e sotto-deca-
no del sagro Collegio cioè Cibo, e
Buglione, fossero l' uno malato , e
l'altro dovesse supplire ad Inno-
cenzo XII nell'aprimento della porta
santa vaticana , giacche non erano
arcipreti di veruna basilica, onde ven-
ne destinato per l'ostiense il Cardinal
Panciatici, come protettore de' be-
nedettini cassinensi.
Non avendo ora piti luogo le ca-
valcate, i Cardinali legati si recano
all'apertura, e chiusura delle porte
sante con nobile treno di carrozze,
ed accompagnamento di prelatura ,
caudatario in croccia, e domestici
in livree di gala, eseguendo in am-
bedue le funzioni tutte le medesime
cerimonie, che il Papa pratica nella
porta santa della basilica vaticana,
meno quella maggior solennità , e
particolarità proprie del Sommo Pon-
tefice. Nel mentre si celebra la fun-
zione dell'apertura, e chiusura delle
porte sante, tutte le altre porte del-
le basiliche sono chiuse.
Giunto pertanto il giorno della
vigilia di Natale dell'anno, nel qua-
le si è promulgato l' uni versai giu-
bileo, il Pontefice, che vuol fare l'a-
pertura della porta santa (nella im-
potenza del quale, lo ripetiamo an-
cora, dovrà supplire il Cardinal de-
cano ) , va col solito accompagna-
CAP
mento alla stanza de' paramenti
del Vaticano, dove prende i con-
sueti paramenti di color bianco,
e si reca alla cappella Sistina con
mitra di lama d' oro, preceduto da
tutti quelli, che hanno luogo in cap-
pella, dai cubicularii colle cappe ros-
se, dai collegi prelatizii in rocchet-
to e cotta , dall' ultimo uditore di
Rota , che in tonacella bianca sostie-
ne la croce papale , dai penitenzie-
ri vaticani, dagli abbati mitrati, ve-
scovi, arcivescovi, patriarchi e Car-
dinali tutti in sagri paramenti bian-
chi secondo l'ordine rispettivo. Ar-
rivato il Pontefice nella detta cap-
pella, si pone genuflesso nel genufles-
sorio ad adorare il ss. Sagramento
antecedentemente esposto , siccome
fanno gli altri ai luoghi rispettivi.
Intanfo si dispensano le candele ai
Cardinali, a tutto il corpo episcopa-
le, agli abbati mitrati, ai penitenzie-
ri, ai prelati di fiocchetti, ai pro-
tonotarii apostolici, ed ai generali de-
gli Ordini religiosi. Quindi il Papa
incensa il Venerabile, riceve dal pri-
mo diacono il cereo dorato, che do-
vrà portare in mani nella processio-
ne, con paramano di seta bianca ri-
camato d' oro per difendersi dalle
goccie di cera, e poi intona l' inno :
J^eni creator Spirilus, che si prosie-
gue dal coro dei cappellani cantori
Pontificii sino a che dura il giro del-
la processione , andando sempre a-
vanti la croce, e cantandosi spesso
i versi del medesimo inno. Come pe-
rò il giro è lungo, giacche per la sala
e scala regia, la processione procede
pel vestibolo o galleria ove stanno
gli svizzeri , e sortita di là arriva
sino all' obelisco della piazza di s.
Pietro, e quivi volta per avviarsi
al portico della basilica, cosi il mae-
stro de' cantori fa replicare i versi,
eccettuato il primo, e l'ultimo, il
GAP
quale deve dirsi una sola volta nel fi-
ne. Talvolta però, come praticò Leone
XII, non si fece tutto il mentovato
giro, ma dalla Sistina, per la scala
jegia, si procedette subito al porti-
co vaticano al modo di quanto si
pratica nei pontificali.
Ascende il Papa sulla sedia ge-
statoria, e coperto di mitra con can-
dela in mano, procede sotto bal-
dacchino bianco, sostenendosi le aste
dai prelati referendarii in rocchetto
e mantelletta: viene preceduto da
tutto il clero regolare e secolare,
come nella processione del Corpus
Dominiy e da tutti <pielli summen-
tovati della cappella Pontificia , ne
discende dalla sedia se non dopo
aver fatto tutto il giro pel portico
della basilica vaticana, giro che ovun-
que viene guarnito dalle milizie.
Nel portico si asside sul maestoso
trono innalzato presso la porta san-
ta, coi Cardinali primi diaconi assi-
stenti; ed avendo il coro già ter-
minato il canto dell' inno , si cin-
ge di grembiale bianco , e discen-
de dal trono coperto di mitra, e te-
nendo in mano la candela accesa.
Dipoi si reca alla porta santa, e qui-
vi consegna il cereo al Cardinal primo
diacono assistente, prendendo dalle
mani del Cardinal penitenziere mag-
giore un martello di argento di ele-
gante lavoro, con manico di avorio.
Si mette al dinanzi della porla, già
segata all' intorno dai muratori, che
al di dentro ne facilitano la cadu-
ta, e colla mitra in capo la percuote,
e dandole il primo colpo col mar-
tello, dice:
"^. Aperite mihi portas justiliac; a
cui rispondono i cantori:
131?. Ingressus in ea confi tebor Do-
mino.
Percuote la porla la seconda volta
col martello, e dice:
GAP 2o5
"5/^. Introibo in domum tuam, Do-
mine; a cui replicano i cantori:
5?' Adorabo ad templum sanctum
tuum in timore tuo.
Percuote la terza volta la porta nel
mezzo di essa, dicendo:
'^. Aperite portas, quoniam nobis-
cum est Deus; e soggiungono i
cantori :
5j. Qui fecit virtutem in Israel. Al-
lora cade la porta santa, e resti-
tuito dal Pontefice il martello al
Cardinal penitenziere, fa ritorno
al trono, e intanto che si compie
r atterramento della porta, seden-
do depone la mitra, ed alzandosi
canta i seguenti versetti, cui ri-
sponde il coro :
^. Domine, exaudi orationem meam.
R. Et clamor meus ad te veniat.
■^. Dominus vobiscum.
5j. Et cum spiritu tuo.
Oremus.
Actiones nostras etc.
Con questa orazione il Sommo Pon-
tefice implora il divino aiuto, ed al ter-
mine i cantori rispondono , Amen.
Mentre segue la recita di tali preci,
i penitenzieri di s. Pietro cinti di
grembiale, appena i muratori hanno
raccolto il muro entro apposite cas-
se, lavano con isponge bagnate di
acqua benedetta lo stipite di detta
porta, e poscia il coro canta il sal-
mo Juhilate Deo omnis terra^ che
deve durare finché i penitenzieri
abbiano finito di lavare , ed asciu-
gare gli stipiti. Dopo di che il Pa-
pa deposta la mitra si alza in piedi,
e canta i seguenti versetti, ed ora-
zione, rispondendogli sempre i cap-
pellani cantori :
R». Ilaec dies, quam fecit Dominus.
'^, Exultewus et Isetemur in ea.
!2o6 GAP
ij^. Beatus populus tuus, Domine.
Rj. Qui scit jubilationem,
^. Hxc est porta Domini.
R. Justi intrabunt in eam.
"^. Domine, exaudi oiationem meam.
Pj. Et clamor meus ad te veniat.
^. Domiuus vobiscum.
^. Et cura spirita tuo.
Oremus. Deus, qui Moysen fa-
mulum tuum populo israelitico etc.
R>. Amen.
Quindi il Pontefice siede, ripren-
de la mitra, scende dal trono, ed
arrivato avanti la porta santa, de-
pone la mitra, riceve nella mano
destra dal Cardinal primo diacono
la croce astata patriarcale , e nella
sinistra dal Cardinal secondo diaco-
no il cereo dorato acceso, il quale
poi in uno al paramano appartiene
al cameriere segreto coppiere. Quin-
di genuflette in mezzo della porta,
ed intuona l' inno Te Deuni lauda-
mus, che viene proseguito dal coro.
Terminatosi il pi imo verso, il Som-
mo Pontefice per la porta santa, en-
tra nell'augusto tempio di s. Pie-
tro, continuandosi dai cantori l'in-
no, il cui ultimo verso è detto in
falso bordone. Entrano successiva-
mente dopo il Papa i Cardinali per
ordine, i patriarchi, gli arcivescovi, i
vescovi, gli abbati mitrati, i peniten-
zieri, la prelatura, la famiglia Ponti-
fìcia, oltre gli avvocati concistoriali,
con tutti quelli, eh' ebbero luogo a si
commovente funzione , compreso il
clero secolare e regolare.
Poscia il Pontefice, deposta la
croce e la candela, si pone a sedere
sulla sedia collocata sopra la pre-
della dell'altare della cappella della
Pietà, che è la prima presso la porta
santa, e ai confrati guardiani de' so-
daiizii affida la custodia delle porte
GAP
sante delle quattro basiliche, incul-
cando loro ad adempiere l'incarico
con zelo e diligenza, invigilando per-
chè non vi si commettessero disordini,
e perchè vi si entrasse col debito ri-
spetto e divozione. Entrata tutta la
processione nella basilica , s' avvia
verso l'altare papale, genuflettendosi
però nel passare dinanzi al ss. Sa-
gra mento esposto con copiosi lumi
nella solita cappella. Il Papa dal-
la cappella della Pietà venendo por-
tato sulla sedia gestatoria, giun-
to alla cappella del Santissimo, ne
discende per adorarlo genufletten-
do sul genuflessorio. Dettosi dai can-
tori l'ultimo verso dell'inno, pas-
sano essi al coro presso 1' altare pa-
pale, ove, risalito in sedia gestatoria,
vi si conduca il Pontefice; e dove,
fatta breve orazione, passa al trono,
mentre venendo spenti tutti i cerei,
i Cardinali col corpo episcopale, in
uno agli abbati mitrati, ed ai peni'
tenzieri, vanno a rendergli 1' ubbi-
dienza. Terminata che sia, il Papa
intuona il vespero solenne, dal quale
comincia l'indulgenza dell'anno santo,
regolandosi in tutto nello stesso mo-
do di quello di Natale, che pur si
canta co' paramenti sagri, e si chiu-
de colla solenne benedizione. I Car-
dinali, deposti i sagri paramenti, co-
me fanno tutti gh altri, riprendo-
no la mantelletta e mozzetta rossa
( del qual colore è tutto il resto
delle vesti, comprese le scarpe ) , e
fanno ritorno a' propri palazzi, in-
sieme ai caudatari in croccia, al tre-
no nobile, ed ai domestici colle li-
vree di gala.
Nel decorso dell' anno santo, il
Papa comparte nelle principali feste,
dalla loggia del Vaticano, l'apostolica
benedizione con indulgenza plenaria,
oltre quelle consuete, e si esercita
in varii atti, ed esercizi! di esemplar
CAP
pietà, ciocché pur fanno i Cardinali,
i prelati, il clero, e il popolo. Av-
vicinandosi il termine dell'anno san-
to, in un concistoro segreto il Ponte-
tlce destina a chiudere le porle sante
delle basiliche lateranense, ostiense,
e liberiana, que' medesimi Cardinali
legati a Intere , che le aprirono, re-
candosi essi con treno nobilissimo,
e con seguito di prelati.
Pervenuto adunque nella vigilia
di Natale il compimento dell' anno
salutare e di remissione, il Pontefice
si reca nella camera de' paramenti
del Vaticano, ed ivi assunti i para-
nienti, il piviale bianco, e la mitra
di lama d'oro, in sedia gestatoria
si conduce nella basilica vaticana.
Lo precedono i procuratori di col-
legio, i procuratoli generali delle re-
ligioni col predicatore apostolico, col
confessore della famiglia Pontificia, e
coi bussolanti colle cappe rosse; gli
aiutanti di camera del Papa, i cap-
pellani comuni e segreti colle cappe
foderate di armellini; gh avvocati
concistoriali colle cappe paonazze,
cogli armellini; e i camerieri d'ono-
re, soprannumerarii e segreti con
cappe rosse e pelli di armellini. Se-
guono in rocchetto e cotta gli ab-
brevialori di parco maggiore, i vo-
tanti di segnatura, i chierici di ca-
mera, il maestro del sagro palazzo
cogli uditori di Rota, ed il maestro
del sagro ospizio , preceduto dai cap-
pellani colle mitre usuali del Pontefi-
ce. Indi viene la croce Papale, portata
dall'ultimo uditore di Rota in tona-
cella bianca, in mezzo a due accoliti
votanti di segnatura coi candellieri.
Vengono appresso, in paramenti sa-
gri bianchi, i penitenzieri vaticani
minori conventuali , gli abbati mi-
trati, il commendatore di s. Spirito,
i vescovi, gli arcivescovi, e i pa-
triarchi, non che i Cardinali diaco-
CAP 207
ni, preti, e vescovi suburbicarii. Pro-
cedono poscia il senatore, i conser-
vatori , e priore de' capo-rioni , il
governatore di Roma col principe
assistente al soglio, i due diaconi
assistenti, e tutti quelli che prece-
dono, contornano, e seguono la se-
dia gestatoria, come i prelati di
fiocchetti , i protonotari apostolici ,
i generali delle religioni ec. , con
candele accese , al modo di ciò che
si fece nell'apertura della porta san-
ta. Il Pontefice colla destra va be-
nedicendo il popolo, e colla sinistra
sostiene il cereo dorato, col pala-
mento solito. Giunto all'altare del
ss. Sagramento, discende dalla sedia
gestatoria , e risalito in essa dopo
avere alquanto orato, fa altrettanto
quando ne discende all'altare Papa-
le, Indi recatosi al trono, riceve al-
l'ubbidienza i Cardinali, i vescovi:,
gh abbati, e i penitenzieri; ma se
i primi non ebbero assunti i sagri
paramenti , e solo colle cappe rosse
incederono processionalmente, allora
vanno soli all'ubbidienza; dopo di
che subito si vestono degli abiti sa-
gri , il che in tal caso pure si pra-
tica da tutti gli altri mentovati.
Questo vespero si regola come quelli
Pontificali solenni, e ci avverte l'A-
dami, Del serrare la porta santd
capo IX, che se il Papa non vo-
lesse assistere al vespero, e calare
solamente dalla cappella Sistina, co-
me fece nel 1825 Leone XII, allora
il vespero sarà al modo degli altri
vesperi ordinari , e non solenni.
Difetti ecco come Leone XII chiuse
la porta santa. Celebrato il vespero
nella Cappella Sistina, presero i sa-
gri paramenti quelli, che li debbo-
no assumere, e furono distribuiti i
ceri a quelli , che li dovevano por-
tare. Indi processionalmente si recò
il Pontefice nella basilica, adorò il
io8 GAP
ss. Sagramento, e le reliquie mag-
giori, andò a chiudere la porta san-
ta, e dal portico fece ritorno nella
camera de' paramenti.
Continuando la descrizione della
funzione come fu incominciata, termi-
nato che sia il solenne vespero, s' in-
cammina la processione verso la porta
santa, procedendo colle medesime ve-
sti sagre, quanti le avevano assunte,
e colle candele accese in mano quelli,
che le avevano. Arrivata di poi la
sedia gestatoria avanti la confessio-
ne, o tomba de' principi degli apo-
stoli, il Papa ne discende, ed al
faldistorio assiste all' ostensione della
sagra lancia, del volto santo, e della
ss. Croce, che dalla loggia si fa dai
canonici della basilica, avendo preso
luogo i Cardinali nelle banche late-
rali, e gli altri nella navata di mez-
zo. Dopo di ciò il Sommo Pontefice
risale in sedia gestatoria, e benedi-
cendo il popolo, e sorreggendo col-
r altra mano il cereo acceso, giun-
ge alla cappella del ss. Sagramento.
Quivi torna a discendere dalla sedia
gestatoria, e detta breve orazione al
genuflessorio, intuona l'antifona : Cani
jucimditate, etc, ed i cantori Pon-
tificii ripigliano in contrappunto, » et
■>i cum gaudio deducemini, nam mon-
« tes, et colles exilient expectantes
» vos cum gaudio. Alleluja ". Que-
sta antifona non termina finché il
Pontefice non sia giunto nel porti-
co , ed abbia asceso il trono , per
cui il maestro della cappella la fa
replicare.
Giunto il Papa nel portico, di-
scende dalla sedia, e sale al trono
eretto presso la porta santa : indi
scende dal trono, e deposta la mi-
tra , benedice i cementi dicendo :
'>j/. Adjutorium nostrum in nomine
Domini, cui risponde il coro, ec.
CAP
Rj. Qui fecit coelum et terram.
iJ^. Sit nomen Domini benedictum.
P?. Ex hoc nunc, et usque in sae-
culum.
^. Lapidem, quem reprobaverunt
aedifìcantes.
5j. liic factus est in caput anguli.
■^. Domine, exaudiorationemmeam.
R. Et clamor meus ad te veniat.
^. Dbminus vobiscum.
5j. Et cum spiritu tuo.
Oremus.
>i Summe Deus , qui summa ,
>i media, imaque custodis, qui o-
'> mnem creaturam intrinsecus am-
» biendo concludis, sanctifica et bene-
» die has creaturas lapidis, calcis, et
>i sabuli. Per Christum etc.
K». Amen".
Ciò detto, il Papa coli' acqua be-
nedetta asperge quelle materie e le
incensa ; indi ripiglia la mitra , si
cinge di un grembiale bianco , ciò
che pur fanno il Cardinal peniten-
ziere maggiore e i penitenzieri va-
ticani, e riceve dallo stesso Cardinal
penitenziere una cucchiaia d' argen-
to, con manico d' avorio, colla quale
prende da un nobile schifo, che
sorregge un maestro di cerimonie,
un po' di calcina, la pone in mezzo
della soglia della porta santa , di-
cendo : » In fide et virtute Jesu
» Christi Filii Dei vivi ". Ne pren-
de dell'altra, che pone nel lato de-
stro , dicendo : » Qui apostolorum
>i principi dixit : tu es Petrus, "' e
mentre nel lato sinistro colloca al-
tra cucchiaiata di calce , prosegue ,
» et super hanc petram sedificabo
» Ecclesiam meam ". Indi il Papa
prende tre mattoni per situarli sul-
la calcina, che ha spianato colla cuc-
chiaia. Nel collocare il primo, dice :
GAP
»» Collocamus lapidem, istum prima-
-•' rium, nel secondo; Ad clauden-
•» dalli portam sanctani , ipso tan-
*> tu m modo , e nel porre il terzo ;
-•» singiilo jubilaei anno iteriim re-
9> serendam. In nomine Palris -^ et
'•> Fili! ->Jf et Spiri tus ^ Sanati.
'» Amen ".
Indi i cantori danno principio
air inno Coelestìs nrbs Jerusa-
lem del Palestrina, ed alla presen-
za del Papa, il Cardinal penitenzie-
re maggiore, colla stessa cucchiaia,
aiutato dai penitenzieri vaticani po-
ne altra calcina e altri mattoni fin-
che il muro si alza alquanto, con-
tinuandolo e compiendolo gli ope-
rai della reverenda fabbrica di s.
Pietro, chiamati perciò sampietrini,
vestiti con sacco da con Irati. Appe-
na terminato l'inno, il Pontefice
risale sul trono, si lava le mani e
\G^^e^ il detto inno ; indi, deposta la
mitra, recita i seguenti versetti, ri"
spondendogli il coro:
'^. Salvum fac populum tiium, Do-
mine.
R. Et benedic haereditati tuae.
i}'. Fiat misericordia tua. Domine,
super nos.
R. Quemadmodum speravimus in te.
^. Mitte eis, Domine, auxilium de
sancto.
K?. Et de Sion tuere eos.
^/. Domine, exaudi orationem meam.
R. Et clamor meus ad te veniat.
■^. Dominus vobiscum.
Ijlj. Et cum spirita tuo*
Oremus.
>» Deus, qui in omni loco domi-
« nationis tuac clemens , et beni-
»* gnus exauditor existis , exaudi nos,
» qusesumus, et proesta, ut inviolabi-
« lis permaneat huius loci sanctifica-
\0L. vui.
GAP 209
» tio, et beneficia lui muneris in hoc
>» jubilaei anno imiversitas fideliuna
»i impetrasse laetetur. Per Christum
»* etc. 1^. Amen. Terminata questa
orazione, il medesimo Pontefice in-
tUona r inno Te Deum laiidaniusy
che viene proseguito dal coro con
sollecitudine, e poscia dà la bene-
dizione, dicendo: >y Sit nomen Do-
mini benedictum etc. " , cui rispon-
dono i cantori, pubblicandosi l' in-
dulgenza plenaria in forma di giu-
bileo dai due Cardinali diaconi as-
sistenti; e deposti i paramenti sagri,
e prese le cappe rósse, il sagro Col-
legio, e tutti gli altri accompagnano
il Papa alla camera de' paramenti,
e COSI termina questa soletme fun-
zione, fra il suono giulivo delle cam-
pane e il rimbombo delle artiglie-
rie di Castel s. Angelo. I Cardinali
usano le vesti e le scarpe rosse, il
treno nobile, i domestici colle livree
di gala, e i caudatari la croccia.
Di poi da un lato di ognuna
delle quattro porte sante, si pone
una marmorea iscrizione, che ricorda
r epoca dell' apertura e chiusura, e
da chi fu eseguita. Anche ai legati
a Intere assistono nelle due funzioni
i penitenzieri delle rispettive basili-
che, e siccome il Papa pone delle
medaghe d' oro, e d' argento nella
base della porta santa, altrettanto
fanno i detti Cardinali, coi loio
stemmi gentilizi , ed analoghe iscri-
tioni. Vari Pontefici promulgarono
la celebrazione dell' anno santo, per-
chè, secondo il consueto , comincias-
se dai vcsperi della vigilia di Na-
tale, e terminasse ai vespcri di quel-
lo dell' anno seguente, e benché al-
cuni morirono avanti la vigilia di
Natale, l'indulgenza plenaria inco-
minciò in tal giorno, sebbene la
porla santa si aprì più tardi, co-
me avvenne a Giulio 111, 0 a Pio
4
aio GAP
VI. 11 primo eletto a 7 febl^raio
i55o dell'anno santo promulgalo
da Paolo III, aprì la porta santa ai
a 4 febbraio, e poi la richiuse nei
secondi vesperi dell' Epifania del
i5^i. Ma Pio VI, creato a i5 fe-
braio 177^^5 dell'anno santo pro-
mulgato da Clemente XIV, eseguì
la apertura della porta santa a' 26
di detto mese, e poi la chiusa nella
vigilia di Natale del medesimo an-
no.
IO. Funzioni e processioni pei
Giubilei straordinarii.
I giubilei straordinarii sono pro-
cessioni con indulgenza, cioè quelli
pubblicati dai novelli Pontefici per
implorare il divino ajuto, e quelli,
che si celebrano in qualche grave
bisogno, con processioni di peniten-
za. Incominciando a parlare dei
primi, fu Sisto V , come si ha an-
co da Wan-Espen, Jur. EccL par.
Il, tit. 7, cap. 4j §• 21, che in-
trodusse il pio costume proseguito
dai successori, di pubblicare nei pri-
mi giorni del Pontificato un giubi-
leo straordinario, per implorare dal-
la divina misericordia il felice go-
verno della repubblica cristiana.
Dopo avere perciò emanato una
costituzione, i Papi stessi lo apriro-
no fino agli ultimi tempi con una
solenne processione, colla quale in
forma pubblica, vestiti di mozzetta
e stola, si recavano alla chiesa di
s. Maria degli Angeli, alle terme
diocleziane, ed ivi, colla consueta
cerimonia, che poi diremo, celebra-
ta la messa bassa, seguiva la proces-
sione alla basilica liberiana di s.
Malia Maggiore, trapassando la vil-
la Montalto, ora del principe Massi-
mo. La strada ei'a coperta di ten-
de, e la processione componevasi di
CAP
tutto il clero secolaie, e regolare, di
tutti quelli, che hanno luogo nella
cappella Pontifìcii!, colle solite gra-
duazioni, e de' Cardinali, che v' in-
cedevano in abito paonazzo, col cor-
teggio e seguito delle guardie e mi-
lizie Pontifìcie, oltre il numerosissi-
mo popolo, che andava appresso.
Abbiamo dall'Adami pag. i4.5, e.
XII, Delle processioni straordinarie
per giubilei 0 indulgenze, che il
collegio dei cantori Pontifìcii atten-
deva il Pontefìce in detta chiesa, e
non intei'venendovi, aspettava il sa-
gro Collegio, per cui al termine del-
la messa, un maestro di cerimonie
dava il cenno d' incominciare le li-
tanie maggiori, cui davano principio
due soprani eletti dal loro anziano.
Dopo aver di poi detto Sancta Mar
ria, ora prò nobis, si alzavano in
piedi, e s'incamminava la processio-
ne; ma l'ultimo Kyrie doveasi dire
nella basilica di s. Maria Maggioie,
quando vi fosse giunto il Pontetlce
col sagro Collegio. Il perchè dovea
il Papa (o in sua assenza il Cardi-
nale più degno) intuonare il Paler
noster. Dove ci fosse slato il Pon-
tefìce, dopo la recita di alcune pre-
ci, era data una semplice benedizio-
ne al popolo, e quindi col suo tre-
no di città fìiceva ritorno al palaz-
zo apostolico.
Riguardo alle altre processioni
pei giubilei, che con indulgenza si
celebrano dai Sommi Pontefìci pei
gravi bisogni della Chiesa, e dello
stato, dice il Sestini capo IX, Del
giubileo straordinario, che soleva il
Papa intimare tali processioni per
la feria quinta o sesta, e determi-
nare la chiesa, donde dovea partire
la processione, e le chiese da visi-
tarsi, celebrando nella prima la mes-
sa il Papa, servito dal Cardinale più
anziano di tovagliuolo, come si fa nel-
GAP
la messa bassa precedente alla proces-
sione del Corpus Domini. Quando
poi la chiesa, donde partiva la proces-
sione, era molto lontana dal palazzo
apostolico, il Pontefice \i si recava in
lettiga, o in pubblica cavalcata, e
que' Cardinali, che volevano accom-
pagntirlo, cavalcavano in abito Car-
dinalizio paonazzo, mentre gli altri
si recavano colle proprie carrozze nel
luogo stabilito, e quivi aspettavano
il Pontefice, incontrandolo nella por-
ta della chiesa. Terminata la pro-
cessione, era in libertà de' Cardinali
se volevano accompagnare il Papa
alla sua residenza a cavallo.
A volere far menzione di alcune
processioni di penitenza, celebrate
dai Sommi Pontefici nel secolo de-
corso per giubilei straordinarii, ab-
biamo dai Diarii di Roma, i quali
ne' rispettivi anni ne fanno esatta re-
lazione, che Clemente XI, nel 1718,
ordinò una processione pei bisogni
di s. Chiesa, e per la guerra contro
i turchi. Egli pertanto dal Quirina-
le si recò alla cappella del coro
della basilica vaticana, ove celebrò
la messa, quindi segui la proces-
sione, la quale si dilesse alla chie-
sa di s. Spirito in Sassia, precedu-
to dagli alunni della pia casa de-
gli orfani, dall' arciconfiaternila del
ss. Nome di Maria, dal clero se-
colare e regolare, dalla prelalu-
la, e seguito ad un tempo dai Car-
dinali, patriarchi, arcivescovi, e
\escovi, dui protonotarii apostolici,
dai generali degli Ordini religiosi, e
dai relerendari di segnatura. Nel
1 7 19 inoltre. Clemente XI, nella se-
conda festa di Pentecoste , si recò
olla basilica vaticana, ove ebbe prin-
cipio la processione come nell' anno
precedente, pei bisogni di s. Chiesa,
tliiigendosi alla detta chiesa di s. Spi-
rito. Alla porla di essa fu ricevuto
GAP ili
dal Cardinal primo prete dei pre-
senti, il quale gli diede a baciare la
croce ; indi mise l' incenso nel turi-
bolo a lui presentato, si segnò la
fronte coU'aspersorio dell'acqua santa,
ne asperse il Cardinale , lo incensò,
ad una cogli astanti , orò avanti il
ss. Sagramento , e dopo le litanie
maggiori, dall'altare maggiore diede
la benedizione apostolica. Nello stes-
so anno, per una pestilenza, Clemen-
te XI andò a celebrar messa nella
chiesa di s. Maria degli Angeli , e
colla consueta processione si recò alla
basilica lateranense. In altra matti-
na, celebrata la s. messa nella chie-
sa di s. Maria sopra Minerva, pro-
cessionalmente andò a quella di san
Francesco a Ripa, visitando anche
la basilica di s. Maria in Trastevere.
Cos\ Innocenzo XIII, nel 1 721, pra-
ticò per altra pestilenza , cioè dalla
chiesa di s. Maria degli Angeli, ove
disse messa , per la villa Montalto
s' avviò alla basilica liberiana , pre-
sentandogli la croce , 1' aspersorio e
il turibolo il Cardinal arciprete, che
poi incensò il Pontefice. Nel 1722
fece altrettanto, partendo la proces-
sione dalla basilica vaticana fino alla
chiesa di s. Spirito. E per non dire
di altri. Clemente XIII, nel 1764,
pei bisogni spirituali e temporali del-
la Chiesa, e dello stato, oltre varie
processioni di penitenza, andò a ce-
lebrare messa nella cappella di San-
cta SancLorumj ed ascese in ginoc-
chio la scala santa. Quindi in altra
di ringraziamento, dalla basilica va-
ticana si recò alla chiesa di s. Spi-
rito, dove diede la benedizione col
.ss. Sagramento. Da ultimo, senza
rammentare i giubilei, e le proces-
sioni fatte da Pio VI coi Cardinali,
diremo che Leone XII volle fare
una novena all' Arcangelo s. Miche-
le protettore di s. Chiesa, per le ne-
aia GAP
cessila della Chiesa stessa. Tre giorni
si fece la novena nella cappella di
s. Lorenzo presso Sanata Sancloriim,
ed altrettanti nelle basiliche di san-
ta Maria Maggiore e di s. Pietro ,
compartendo egli stesso la benedi-
zione col Santissimo. I Cardinali vi
andarono in vesti paonazze, del qual
colore erano pura n co la sottana e la
fascia dei loro caudatari, oltre il
ferraiuolone nero. Talvolta sogliono
celebrarsi giubilei straordinarii anche
senza la processione, colla sola visita
delle determinate chiese, e coU'adem-
pimento delle opere ingiunte per
l'acquislo dell' indulgenza plenaria.
1 1 . Funzione e Pontificale per la
Canonizzazione. /^.Canonizzazioni; e
per la funzione della Beatificazione,
che si fa dai Cardinali della con-
gregazione de' Riti , nella quale il
Papa soltanto nel dopo pranzo visi-
ta la basilica vaticana pel nuovo
beato, /-^. Beatificazione.
12. Battesimo di Ebrei ed
Infedeli.
Come il primo de' sagramenti ,
ne facciamo qui una speciale men-
zione. Dice r Adami, al capo XI ,
che non si può dare regola certa
del modo di praticare il battesimo
degli adulti , mentre esso dipende
dalla volontà del Pontefice di farlo
in quella forma, e luogo, che più
gli piacerà , e riportando ciò , che
fece Clemente XI nel prinòipio del
secolo decorso, scrive quanto segue.
Si recano gli ebrei da battezzar-
si nel portico di s. Pietro, dove as-
sistiti dai loro padrini, un arcivesco-
vo vestito pontificalmente fa ad essi
i soliti esorcismi, dopo i quali in-
trodotti nella cappella del Crocefis-
so, ora delia Pietà, dallo stesso pre-
lato sono unti con olio de'catecu-
CAP
meni. Si parie il Papa dalle pro-
prie stanze colla falda sostenuta dai
camerieri segreti, e si reca a s. Pie-
tro in mezzetta, e stola rossa, rice-
vendo dall'arciprete l'aspersorio, col
quale asperge se, il sagro Collegio ,
e gh astanti; e dopo fitta breve o-
razione all' altare del ss. Sagramen-
to, ed a quello de' principi degli a-
postoli , si reca alla cappella del
battisterio , innanzi alla quale pres-
so il pilastro evvi eretto il Pon-
tificio soglio, ove si pone a sedere
assistito dal sagro Collegio , depo-
nendo la stola rossa , e prendendo
la bianca. Quindi il primo cerimo-
niere presenta al Papa quello che
si dee battezzare, a cui il Papa do-
manda qual è il suo nome, e chia-
mandolo con esso, dice versandogli
Pacqua del battesimo intesta: Ego
te baptizo in nomine Patris 4jf ,
et Fila tff , et Spiritiis ->-|f Sancii.
Àmen. Se vi sono altri ebrei da
battezzarsi, si fa altrettanto, e poscia
il Pontefice seguito da'Cardinali, va
alla cappella Clementina , dedicata
a s. Gregorio, ed ivi ascendendo il
sogHo, in piviale e mitra, cresima
i medesimi assistiti dai loro padri-
ni. Dopo la cresima, il Papa intuo-
na l'inno Te Deum laudamus, che
prosiegue il coro de' Pontificii can-
tori in canto figurato , che inoltre
risponde all' orazione , e alla sem-
plice benedizione. Compita questa
funzione , suole il Pontefice cele-
brare la messa bassa , in cui i
cantori dicono due mottetti , uno
all'offertorio, l'altro all'elevazione,
e cosi ha fine la funzione, dopo
avere i candidati ricevuta nella mes-
sa la comunione dalle mani del
Papa. Quindi ascendendo all'appar-
tamento papale, passano tutti nella
camera del concistoro, ove il Pon-
tefice ha fatto imbandire splendi-
CAP
damente tre tavole, come l^giamo
in un mss., quanti erano i battez-
zati, che furono prima ammoniti
da Sua Santità a riconoscere la gra-
zia, che Dio loro avea fatta, e rega-
lati con generosità sovrana, e poi se-
paratamente assistiti a mensa da Cle-
mente XI, did Cardinal decano,
dalla vedova regina di Polonia Maria
St)bieski, e dal Cardinal Ottoboni ,
perché il decano aveva fatto da pa-
drino, la regina da madrina, e l'Ot-
toboni, a nome del gran duca di
Toscana, lo avea rappresentato per
tenere un terzo catecumeno al sa-
gro fonte , e al sagramento della
confermazione. L'orazione della be-
nedizione della tavola , che fece il
Papa, fu letta dal suo caudatario, e
durante la mensa monsignor Fabro-
ni lesse la bolla in favore degli
israeliti, che professano la fede cat-
tolica, emanata dallo stesso Clemen-
te XI. Il Cardinal Ottoboni cinse
al Papa Io zinale, il Cardinale pri-
mo diacono gli levò la stola, il ca-
meriere segreto coppiere gli versò
l'acqua alle mani, ed il Cardinale
più degno gli piesentò il pannoli-
no per asciugare le mani.
I più recenti esempii dei Ponte-
fici, che amministrarono il sagra-
mento del santo battesimo, sono di
Benedetto XUl, che, nel 1725, bat-
tezzò un neofito nella chiesa di san-
ta Maria sopra Minerva, ed il figho
di Giacomo III re d' Inghilterra al
regio palazzo ; quindi in altra epoca
dieci Ira ebrei, e maomettani nel bat-
tisterio lateranense; di Benedetto XIV,
che, nel lyl^, nella suddetta chiesa
ammise al santo lavacro solennemen-
te diversi israeliti, che poi cresimò, e
comunicò nella messa, facendo al-
trettanto nel lySo, in cui, oltre i
detti sagramenti , congiunse due
neofiti con quello del matrimonio;
CAP ii3
cerimonie rinnovate, per non dire
di altri, da Clemente XIII, Pio VII,
e Leone XII. Per la benedizione
poi delle fascie, che i Papi sogliono
donare a' neonati primogeniti dei
sovrani cattolici, ne parliamo al se-
guente numero. I Cardinali poi, come
ci avverte il Sestini, quando il Sommo
Pontefice battezza, o cresima ebrei,
maomettani, ed altri, locchè antica-
mente soleva farsi al battistero pres-
so la basilica di s. Gio. in Late-
rano, intervengono ad assistere al-
la funzione in vesti , e cappe ros-
se, e con quelle e queste di colore
paonazzo, quando i tempi prescri-
vono l'ultimo colore.
i3. Benedizione delle Fascie.
Al Pontefice Clemente Vili rimon-
ta la consuetudine del donativo delle
fascie benedette, formate di drappi
preziosi , con ricamo d' oro ed orna-
menti di miniature e di gemme, che
i Pontefici sogliono benedire, ed in-
viare ai primogeniti de' sovrani cat-
tolici, che dovranno succedere al tro-
no, massime alle corti di Austria,
Francia, Spagna e Portogallo. Ebbe-
ro perciò spedito talvolta apposita-
mente ablegati apostolici, nunzi stra-
ordinari , ovvero deputarono a pre-
sentarle gli stessi nunzi residenziali.
Ai primi appartenne Urbano Vili,
quando da prelato ricevette l'incari-
co, nel i6or, da Clemente Vili per
la corte di Francia, ed ai secondi
l'attuai decano del sagro Collegio,
Cardinal Bartolomeo Pacca, quando
essendo nunzio in Lisbona, Pio VI
gli rimise, nel 1797, le fascie be-
nedette, e le ricche biancherie per
r infante d. Antonio Francesco Pio,
nato nel 1795, dall'infante d. Gio-
vanni principe del Brasile.
Questa benedizione suol farsi nel-
2i4 CAP
la cappella Palatina, o nella sala
del concistoro del palazzo apostoli-
co abitato dal Papa, od in alcuna
chiesa, come da ultimo praticò il
medesimo Pio VI in quella di s.
Maria sopra Minerva per le men-
zionate fascie inviate in Portogallo.
Facendosi nella sala del concisto-
ro tal benedizione, ecco come pro-
cede, e si eseguisce la funzione. Si
erige un altare, con croce e sei
candellieri, oltre il quadro della b.
Vergine, ponendosi sulla mensa la
stola bianca del Pontefice. Le fascie
si dispongono sopra diverse tavole
circondate di banchi; ed ha luogo
l'invito di alcuni Cardinali, cioè dei
palatini, del segretario di stato, e di
quelli nazionali, o ben affetti di quel-
la corona, cui si spediscono le fa-
scie, il quale invito si fa da un pa-
rafreniere Pontificio con biglietto di
monsignor maestro di camera, on-
de i Cardinali si riuniscono nell' an-
ticamera segreta. V intervengono al-
tresì l'ambasciatore o ministro del-
la stessa corona, la nobiltà, e altre
distinte persone. Preceduto il Pon-
tefice, vestito di sottana, fascia, roc-
chetto, e mozzetta, dai Cardinali in
abito, e dalla camera segreta di set-
timana, si reca dalla sua stanza a
quella del concistoro, e dopo avere
orato per breve spazio di tempo, il
Cardinal diacono più antico gU po-
ne la stola bianca, e coli' assistenza
dei vescovi eHmosiniere, e sagrista,
pel libro, e la candela, colle prescrit-
te preci benedice le fascie formal-
mente, e le asperge con acqua be-
nedetta, dopo di che deposta la sto-
la, fa ritorno alla sua camera.
14. Altre diverse funzioni slr aor-
dinarie, che celebra il Sommo
Pontefice.
Delle altre funzioni straordinarie,
CAP
che fecero, o per alcune circostanze
celebrano i Papi, sono a vedersi
principalmente i seguenti articoli :
Battesimo, Cresima, Consacrazione
de' Vescovi, di Chiese, e prime pie-
tre collocate ne' fondamenti di es-
se, Ordinazioni, Sposalizii, Corona-
zione DEGLI imperatori, RE E DUCHI,
Concistori segreti, e pubblici. Be-
nedizioni ec. di molte cose, agli arti-
coli che le riguardano, e tanti altri
relativi, che lungo assai sarebbe
enumerare. Si celebrava poi, sino
agli ultimi anni del secolo passato,
dai Pontefici cappella Papale, previa
la partecipazione a' Cardinali in con-
cistoro, per l'elezione dell'impera-
tore de' romani , del re di Polonia ,
ed altri monarchi nella cappella
Pontificia, con solenne Te Deum,
il quale si cantava pure alle rispet-
tive chiese nazionali. A queste i
Cardinali , sebbene di avvento o
quaresima, intervenivano in cappa,
e vesti rosse. L' inno della ricono-
scenza fu pure dai romani Pontefici
fatto cantare per benefici i ricevuti e
vittorie riportate, mentre fra i tanti
esempii , che ne abbiamo , oltre i
già ricordati all' articolo. Cantori
PoNTiFicn, faremo menzione di al-
cuni. Alessandro VI, nel 1496, vi
aveva pubblicato solennemente la
lega fatta con diversi principi, es-
sendovisi recato in cavalcata a farvi
cappella. Giunta in Roma la noti-
zia della vittoria di Lepanto de' cri-
stiani sui turchi, s. Pio V, nel dì
seguente 1 1 ottobre iS'j i, tenne
cappella nella basilica vaticana per
ringraziare l'Altissimo, nella qual
funzione il celebre Silvio Antoniano,
che poi fu Cardinale, recitò un'ele-
gantissima orazione, che si riporta
dal p. Maffei nella vita di s. Pio V,
pag. 326. Alessandro VII, a'y aprile
1666, fece cantare nella cappella
GAP
Papale il Te Deiim _, per la cessa-
zione della peste , che aveva alllilto
Roma. Innocenzo XI, nella cappella
Papale che tenne a' 19 settembre
i683, in ringraziamento al Dio de-
gli eserciti per la liberazione di Vien-
na , ricevette lo stendardo di Mao-
metto speditogli dal re di Polonia
Giovanni III. E nel 1732, Clemen-
te XII, dopo la cappella della Assun-
ta, fece cantare il solenne Te Dcum,
per la presa di Orano, conquistata
dagli spagnuoli.
Urbano VIII, a' 6 agosto i63i,
nella cappella Paolina del Quirinale
alla presenza di trenta Cardinali ,
diede l'abito antico di Prefetto di
Roma (^P^edi), con solennissima pom-
pa, al suo nipote d. Taddeo Barbe-
rini. Benedetto XIII, nel 1725, tenne
un concilio provinciale nella basilica
lateranense , e primieramente volle
lare solenni esequie in suffragio dei
padri, che in altri tempi celebraro-
no i concilii, dicendovi egli stesso la
messa pontificale, coli' assistenza del
sagro Collegio, e di tutti quelli, che
dovevano prender luogo nel medesi-
mo, co' sagri paramenti di color ne-
ro ; e terminatane la celebrazione
a' 29 maggio, nel dì seguente nella
Cappella Sistina del Vaticano la fece
sottoscrivere da trenta Cardinali, sei
arcivescovi , trentotto vescovi , tre
abbati mitrati, e da trentacinque
procuratori de' vescovi assenti. Indi,
nel 1728, Benedetto XIII, pel ri-
trovamento del corpo di s. Agostino
in Pavia, la cui identità fu provata
in detto anno, correndo la festa del
santo dottore, si recò a tenere cap-
pella Papale nella chiesa di s. Ago-
stino, cantandovi egli stesso la messa,
ed al Papa fu dato il solito presbi-
terio dal Cardinal Sellcri, titolare
della chiesa. Inoltre Benedetto XI II
allrcltanlo fece nel medesimo anno
GAP 2i5
nella chiesa di Araceli per l'otta va-
rio della canonizzazione di santa Mar-
gherita da Cortona. Non si deve poi
tralasciar di ricordare, che antica-
mente i generali degli Ordini reli-
giosi, quando erano eletti, nella pri-
ma funzione, che avea luogo in cap-
pella, si recavano in essa co' loro re-
ligiosi , che alcune volte ascesero a
diverse centinaia, a baciare i piedi al
Papa sedente in trono, presentandoli
i rispettivi Cardinali protettori, che
prendevano il luogo proprio del Car-
dinal primo prete, quando assiste al
soglio. Che nelle cappelle Sistina, e
Paolina i Papi fecero diverse funzioni
particolari, a' rispettivi luoghi descrit-
te, nonché la comunione alla propria
famiglia ( come diremo all' articolo
Cappelle Segrete), e che in esse si
fa l'esperimento, e da' cantori Ponti-
ficii si scelgono quelli che vi concor-
rono, alla presenza del maggiordo-
mo, lo dicemmo a quell' artioolo.
§ VII. Personaggi che Jianno luo-
go nelle Cappellej indicazione di
quelli j che anticamente v inten'c-
nivanOy e posti, che vi presero
i sovrani. Luogo ove si ammetto-
no quei, che bramano assistervi.
I. Personaggi, che hanno luogo in
Cappella per ordine di preceden-
za, colla quale recansi al trono
Pontificio, a ricevere le candele,
le ceneri, le palme e gli Agnus Dei
benedetti dalle mani del Papa, e
loro posto nelle Cappelle Papali,
trattandosi di ognuno a rispettivi
articoli.
Cardinali dell* ordine de* vescovi.
Cardinali dell'ordine de' ])reti.
Cardinali dell' ordine de' diaconi.
Patriarchi, la precedenza de' quali è la
seguente: 1." il costantinopolitano,
2i6 GAP
2." l'alcssanclnno, 3.° l'antiocheno,
4.° il gerosoliniilnno ; quindi gli
altri patriarclii se vi fossero.
Arcivescovi e vescovi assistenti al
soglio.
Arcivescovi, e vescovi non assistenti
al soglio, compresi quelli orien-
tali pei Pontificali , ed ordinazio-
ni in Roma del loro rito.
Abbati mitrati , preceduti dall' ar-
cliimandrita di Messina, se vi è,
nonché dal commendatore di s.
Spirito.
Penitenzieri, cioè se il Papa farà
la finizione nelle basiliche di s.
Pietro, o di s. Paolo, o nelle Cap-
pelle del Vaticano o del Quiri-
nale, tocca ad intervenirvi ai pp.
conventuali penitenzieri della ba-
silica vaticana; se la farà alla
basilica di s. Maria Maggiore, ai
pp. domenicani penitenzieri di es-
.sa; ed ai pp. minori riformati
penitenzieri della basilica latera-
nense appartiene il luogo nelle
funzioni, che il Papa fa in detta
basilica, però usando la berretta
i soli conventuali.
Governatore di Roma.
Principe assistente al soglio.
Uditore generale della reverenda ca-
mera apostolica.
Tesoriere generale del Papa, e sua
reverenda camera apostolica.
Maggiordomo, prefetto de' sagri pa-
lazzi apostolici.
Protonotari apostolici partecipanti e
soprannumerari.
Reggente della cancelleria, e vidito-
re delle contraddette, se ci fosse-
ro. E qui da notarsi, che quan-
do eravi il prefetto dei brevi Pon-
tificii, prendeva luogo in cappel-
la immediatamente, dopo il reg-
gente della cancelleria, ed antica-
mente sedette subito dopo i ve-
scovi non assistenti.
GAP
Generali e vicari generali degli Or-
dini religiosi mendicanti.
Senatore di Roma.
Tre conservatori di Roma, e priore
de' capo-rioni.
Maestro del sagro ospizio.
Uditori della sagra Rota , e padre
maestro del sagro palazzo apo-
stolico.
Chierici di camera.
Votanti di segnatura,
Abbreviatori del parco maggiore.
Prete assistente al celebrante, e dia-
cono, e suddiacono, ministri della
cappella Pontificia.
Maestri di cerimonie.
P. compagno del maestro del sagro
palazzo, in assenza di questo.
Camerieri segreti del Papa parteci-
panti, avendo la precedenza quelli,
che sostengono la falda, i quali
siedono agli scalini dell'altare, ai
lati del decano della Rota custo-
de della mitra Pontifìcia.
Camerieri segreti soprannumerari.
Camerieri d' onore.
Avvocati concistoriali.
Cappellani segreti, e di onore del
Papa.
Chierici segreti del Papa, se hanno
l'uso del mantellone.
Cappellani comuni.
Aiutanti di camera del Papa.
Bussolanti , a' quali si sono riuniti
i camerieri extra ^ e gli scu-
dieri.
Procuratori generali degli Ordini re-
ligiosi mendicanti, e monastici.
Predicatore apostolico cappuccino.
Confessore della famiglia Pontificia,
servita.
Procuratori di collegio.
Cantori della cappella Pontificia.
P. sottosagrista agostiniano.
Chierici della cappella Pontificia.
Accohti-ceroferari-cappellani conumi.
Caudatari de* Cardinali.
CAP
Maestri ostiari, i'irga ruhea.
Alunni del collegio geinianico-iinga-
rico, per antico privilegio rinno-
vato da Leone XII.
Cursori Pontifìcii.
Mazzieri del Papa.
Tutti questi personag^ , che nel
venerdì santo, meno i penitenzieri ,
e gli alunni del collegio germanico
ungarico, si lecano all' adorazione
della croce, hanno stabile luogo in
Cappella, come desciiveremo ; e per
riguardo di ciò, che si deve osser-
vare quando il Papa non celebra ,
e non assiste alle funzioni , oltre
quanto si dice alle principali cap-
pelle, è da vedersi il n. i, del § X
verso il fine , nel quale fra le al-
tre cose si tratta ove nell'assenza del
Pontefice debbano sedere i vescovi
assistenti al soglio. Però è d'avver-
tirsi, che ne' Pontificali, e nelle cap-
pelle, e funzioni, in cui si assumo-
no i paramenti sagri, la precedenza
e ordine che si osserva , è la sud-
descritta , mentre quella delle pro-
cessioni , se si assumono gli abiti
sagri, si vedrà al § X, n. 17, trat-
tandosi del Pontificale di pasqua, e
al num. 9,8 per ciò, che riguarda la
processione del Corpus Domini, Per
r ordine poi , che si osserva quan-
do non si prendono i paramenti sa-
gri, esso viene descritto allo stesso
§ X ai numeri i5 e 4ij i^e' quali
si tratta delle processioni , in cui si
leva nel venerdì santo il sepolcro
dalla cappella Paolina del Vaticano,
e dell' allra, che ha luogo nella pri-
ma domenica dell' avvento, per l'es-
posizione io detta cappella del ss.
Sagramento in forma di quarant'ore,
con cui si dà principio in Roma al
turno di tal di voto esercizio, ed an-
che al § IX. Inoltre nelle cappelle,
nelle quali non hanno luogo i sa-
CAP 5,^
gri paramenti, il governatola, l'udi-
tore della camera, il tt?soriere e il
maggiordomo, siedono avanti , rice-
vono r incensazione e là^ape prima
degli arcivescovi e vescovi non as-
sistenti al soglio, e degli abbati mi-
trati, mentre ne' Pontificali, e altre
funzioni, in cui questi ultimi pren-
dono i paramenti sagri, i mentovati
quattro prelati di fiocchetti siedono
nel banco , e innanzi a' protonotari
apostolici.
Parlandosi al § X citato, numero
1 7, del luogo che prendono ne' Pon-
tificali tutti i sunnominati, col me-
desimo ordine , ci limiteremo ad
accennare, oltre quanto si disse al
§ II di questo articolo, sui posti,
e banchi coperti di arazzi, come e
dove siedono nelle Cappelle Ponti-
ficie ordinarie: anzi a maggior in-
telligenza di alcuni, si tornerà a par-
larne al § X, num. i,"
Nella quadratura de' banchi dalla
parte del vangelo, e a destra del
trono Pontificio siedono i Cardinali
vescovi suburbicarii , e quelli dell'or-
dine de'preti , e dalla parte dell'epi-
stola i diaconi, alla fine del qual
banco prendono luogo i Cardinali
preti , quando il loro non è suffi-
ciente a contenerli. I due Cardinali
diaconi più antichi siedono a de-
stra, e a sinistra della sedia Papale;
e nel ripiano del trono, a' suoi tem-
pi siede il Cardinal più antico del-
l'ordine de'preti. Non è a tacersi,
che se, oltre i Cardinali diaconi as-
sistenti al soglio, ve ne fosse uno
solo del loro ordine, questi prende
r ultimo luogo al banco de' Cardi-
nali preti, i quali in mancanza dei
diaconi, assisteranno al trono, fa-
cendo le loro veci; ben inteso però,
che essendovi in Cappella un solo
Cardinal diacono, e dovendo allora
supplire air assistenza del Irono un
518 GAP
Cardinale prete, questi deve cedere
la precedenza a quello, ponendosi
dal sinistro lato. Altrettanto si pra-
tica quando essendovi in Cappella
tre soli Cardinali diaconi, dovendo
ì due primi assumere i paramenti
sagri , vanno all' assistenza del tro-
no , e sinché non sieno vestiti , il
terzo Cardinal diacono, ed un Car-
dinal prete, il detto luogo ai due
Cardinali diaconi assistenti al tro-
no fu assegnato da Paolo II, nel
1465, perchè il Cardinale primo
prete, come assistente, avea il luo-
go , in cui sedendo dava le spalle
a tutti i Cardinali, e i due primi
diaconi, come assistenti, sedevano
anch' essi senza preeminenza negli
sgabelli fra gli uditori di Rota, e
i chierici di camera, come abbiamo
dal p. Gatti co, Act. Ccerem. p. 12.
I patriarchi, gli arcivescovi, e ve-
scovi assistenti al soglio siedono a
sinistra del trono. Il governatore ha
il primo luogo nel banco de' prelati
de' fiocchetti, a ridosso del muro
dal lato dell' epistola, incontro al
Papa , posto eh' egli gode sino da
Giulio li , per essere pronto a qua-
lunque ordine di lui; e il principe
assistente al soglio sta su questo
sempre in piedi, accanto il Cardi-
nale primo diacono. Appresso al go-
vernatore siedono 1' uditore della
camera, il tesoi'iere, il maggiordo-
mo, gli arcivescovi, e vescovi non
assistenti al soglio, sebbene ancora
non fossero consagrati, fra' quali i
vescovi orientali residenti in Roma
pei Pontificali, e per le ordinazioni
del loro rito; indi gli abbati mitrati,
cioè l'archimandrita di Messina, il
commendatore di s. Spirito, e se vi
fosse, il reggente della cancelleria
gli sederebbe appresso, sebbene ab-
bia seduto anco presso i protonotari
onorari, e gli abbati generafi dei
CAP
canonici regolari, e degli Ordini mo-
nastici, tra i quali Benedetto XIV,
nel 1755, diede luogo all' abbate
generale della congregazione girola-
mina d'Italia. E qui poi da avver-
tirsi, che il commendatore interviene
in cappa paonazza, e il presidente
della congregazione cassinese, e l'ab-
bate della basilica di s. Paolo del-
la stessa congregazione , se inter-
vengono alle Cappelle, assumono la
cappa nera del colore dell' abito,
mentre gli altri abbati mitrati, quan-
do non assumono i paramenti sagri,
vestono di sottana, fascia, mantellet-
ta, e mozzetta di saia, e del colore
dell'abito del proprio Ordine, oltre
il cordone verde , che portano al
collo, colla croce, che nascondono
in petto, mentre il solo abbate ge-
nerale de' canonici regolari latera-
nensi usa il rocchetto, come parte
dell'abito della sua religione. Quindi
siedono i generali, e vicari generali
degli Ordini mendicanti , secondo
l'epoca della loro elezione, rimanen-
do fermo il disposto di s. Pio V, il
quale colla costituzione, Divina dis^
ponente ^ ai 27 agosto i568, de-
cretò, che all'Ordine de' predicatori
si dovesse il luogo più degno sopra
gli altri Ordini de' frati mendicanti,
tanto nella cappella Pontificia, che
nelle processioni, pubbliche funzioni,
e concilii. Siedono poscia i procura-
tori generali degli stessi Ordini mo-
nastici, e mendicanti per antico pri-
vilegio, e perciò non riuscirà discaro
che qui si accenni, come da ultimo
Clemente XI, nel 1716, concedette
luogo in cappella non solo al ge-
nerale de' minimi, o paolotti, ma
anche al piocuratore generale; e
nel 1718, concesse egual luogo al
generale, e procuratore generale dei
frati della Mercede della Redenzione
degli Schiavi, facendo altrettanto ai
CAP GAP 219
carmelitani scalzi della congregazione fìsco, e della R. C. A. (del quale
d'Italia, Pio YIJ, con rescritto dei particolarmente tratta il Costanti-
5 feW^raio 1821. Ed il regnante ni, De officio procuratori s fisca^
Pontefice lo accordò ai procuratori lis, ec. ) , il luogo di lui in CappeU
generali de' monaci armeni mechi- la non può essere inferiore a quello
tarisli, ed armeni di s. Antonio ab- assegnato dalla costituzione di Sisto
bate. Dopo di questi siedono il p. V al commissario generale della
predicatore apostolico, il p. confes- R. C. A. Ma di questi due perso-
sore della famiglia Pontifìcia, secon- naggi oltre quanto dicemmo parlan-
do la disposizione di Clemente XIII, do della Canonizzazione, delle Ca*
emanata nel 1762, e i procuratori valcate pel possesso, per la Cappel-
di collegio, cioè sotto al coro, ove la della ss. Annunziata ec. , trat-
stanno i cantori. teremo ancora per la processio-
Qui poi si deve avvertire, che ne del Corpus Domini ^ e pel ve-
altresi hanno luogo in Cappella i spero e festa de' principi degli apo-
prelati di mantellettone, monsignor stoli ec.
procuratore generale del fìsco, e del- Hanno il banco dietro i Cardinali
la R. C. A., e monsignor commis- diaconi i protonotari apostolici pàr-
sario generale della R. C. A., i quali lecipanti, il cui secondo posto occupa
nelle cavalcate, quando si facevano, il maestro di camera prò tempore
ed ora nelle processioni, incedono del Papa, se è protonotario; e i
insieme, prendendo la dritta il pri- soprannumerarii siedono appresso: il
mo, cioè dopo i cappellani segreti, senatore , nel secondo gradino del
seguiti dagli avvocati concistoriali , trono, e i conservatori di Roma , e
co' quali hanno comune la forma e priore de' capo-rioni siedono al terzo
specie della cappa paonazza, colle gradino del medesimo dalla parte
fodere di seta cremisi, e delle pelli destra, al dire di Novaes, secondo
di armellini secondo i tempi. Sicco- la concessione d' Innocenzo X, fatta
me per solito il commissario nomi- nel 1647, sebbene rilevasi dal Bo-
nato viene eletto dal ceto de' prò- nanni. Gerarchia pag. 497? che il
curatori di collegio summentovali , senatore, ed i conservatori già avea-
dovrebbe sedere con essi, ma, per no luogo in cappella, cioè nel da-
essere prelato di mantellettone, se ne vanti de' gradini dell'altare, dalla
astiene , giacché , secondo la bolla parte del vangelo, secondo una stam-
Acl excclsum unii>ersalis, emanata pa del XYI secolo. Onde Innocen-
da Sisto Y , quarto idus octobris zo X avrà confermato 1' intervento
i586 , s' egli non è coniugato, di essi nelle Cappelle, e rimosso il
'•> in Cappella Pontifìcia et con- posto dagli scalini dell'altare a quelli
>* cistoriis publicis, nec non proces- del soglio, posto che anche il Sesti-
f» sionibus , equitationibus, aliisque ni, nel suo minestro di Camera,
j> actibus, tam publicis, quam pri- stampato jiel 1 634, descrive già slabi-
" vatis in loco palatii apostolici au- lito al senatore, sopra i conservatori,
j> ditoribus, ac dict;c camerae cleri- ed altri baroni romani , couìe dice
^» cis assignato immediate post illos nel capo XX 111. Oltre a ciò si legge
»> sedere, et incedere debet ". Laon- nel Cerimoniale di Leone X, slam-
de dalla cospicuità del distìnto uf- palo nel i5i6, lib. Ili, sect. li.
fìzio del procuratore generale del » De ordine sedendi in capella}
220 GAP GAP
« senator, conservatorcs, et barones presso il celebrante, e quando deb-
« urbis, atqiie alii proceres, supra- borio sedere, prendono luogo agli
« dictis primis ( altri nominati di scalini dell' altare avanti la men-
« sopra) inferiores, sedebunt in se- sa; mentre i maestri di cerimonie,
« cundo et tertio gradu solii Pon- dividendosi nelle varie attribuzioni,
w tifìcalis prò eorum qualitate: pri- il primo sta sempre immobile sul
« mum inter istos senator locum ripiano del trono al servigio del
» obtinuit ' . ' Papa , il secondo vi ascende per le
Il maestro del sagro ospizio, pri- differenti cerimonie, il terzo assiste
ma clie incominci la cappella, siede il celebrante, e gli altri, insieme ai
fuori della quadratura de' bandii soprannumerarii, quando non agisco-
de' Cardinali preti dal lato destro no, stanno dalla parte dell'epistola,
del trono, cioè vicino al detto ban- presso l' altare, nel qual luogo, e
co, ove si vede un'apertura, e poi vicino alla credenza vi sono, per ese-
sta sempre in piedi al termine del guire le diverse attribuzioni, talvolta
banco de' Cardinali diaconi. Egli, a il sottosagrista col religioso suo com-
seconda della disposizione di Ales- pagno, e sempre i chierici, sotto-
sandro VII, ha il nobile incarico chierici, oltre i loro soprannume-
della custodia della Pontificia cap- rari , e gli accoliti della cappella,
pella , allorché vi si celebrano le Dicontro al trono , e avanti ai
sagre finizioni, ed anticamente vi prelati di fiocchetti sopra diversi
ammetteva i nobili forastieri. Gli piccoli banchi siedono , prima i
uditori di Rota siedono al quarto camerieri segreti partecipanti, po-
o penultimo gradino della parte da- scia i soprannumerari , indi quelli
vanti il trono, avendo l'ultimo d'onore, occupando l'ultimo gli av-
luogo il p. maestro del sagro palaz- vocali concistoriali sino dal 174^?
zo apostolico, il quale, come riporta per volere di Benedetto XIV, doven-
il Bernini, del Tribunale della Rota do innanzi di tal concessione se-
pag. 98, anticamente godeva il se- dere sul pavimento, come avanti di
condo luogo fra tali prelati; però il loro sul pavimento siedono i bus-
decano, o più anziano di questi solanti, due de'quali stanno in pie-
custodi della mitra Papale, siede in di all'ingresso della quadratura della
mezzo a' due camerieri segreti par- cappella. I cappellani segreti e di
tecipanti, agli scalini dell'altare dal onore, i chiérici segreti, i cap-
ato del vangelo. I chierici di ca- pellani comuni , e gli aiutanti di
mera, i votanti di segnatura, e gU camera del Papa, siedono sullo
abbreviatori di parco maggiore sie- scalino, continuazione del terzo del
dono appresso gli uditori di Rota, trono, pel quale si ascende al ripia-
nello scalino, che continua per asceii- no, prima di anelli dell'altare. L'ar-
dere al ripiano avanti a quello del- chiatro Pontifìcio, eh' è l'ultimo fra
l'altare, prendendo luogo dopo di i camerieri segreti partecipanti, sie-
essi il religioso domenicano p. com- de di contro al trono, cioè pel pri-
pagno del maestro del sagro palaz- mo nel gradino superiore del banco
zo, allorquando questi non intervie- de'Cardinali diaconi. I maestri ostia-
ne alla cappella. rii, custodi della Croce Papale, stan-
1 ministri assistenti, cioè il pre- no in piedi a destra dell'altare ac-
te , diacono , e suddiacono stanno canto ad essa , e i caudatari allo
GAP
scalino secondo de' banchi de'Cardi-
nali loro padroni.
Queste sono , per usare il ter-
mine di Cencio Camerario , e del
Cerimoniale di Gregorio X, le fi-
la, in cui sono disposti i luoghi
per le persone de' rispettivi ordi-
ni suddescritti, che il Cardinal Gae-
tano chiama Acies _, e il cerimo-
niere Burcardo Lineas. L' ingresso
della quadratura de' banchi de' Car-
dinali, e della porta che conduce
in sagrestia, \iene custodito dalle
guardie nobili, ed il primo al di den-
tro da due mentovati bussolanti in
cappa rossa, e da due cursori Pontifìcii
colle loro mazze d'argento; mentre
i mazzieri stanno di guardia all' in-
gresso del presbiterio, o porta della
balaustrata; e la guardia svizzera
co' suoi ufficiali, oltre la porta prin-
cipale della Cappella, circonda i
banchi de'Cardinali, pel buon ordi-
ne degli estranei, che si recano a
vedere le funzioni, di che si parlerà
in fine di questo paragrafo. Final-
mente ne' Pontificali, e nelle Cap-
pelle, che si celebrano nelle basiliche
lateranense, vaticana, e liberiana,
nonché in altre chiese, guarniscono
la navata di mezzo la civica scelta,
i capotori, e la linea; e nelle solen-
ni benedizioni la guardia civica, e
la linea sì a piedi che a cavallo,
colle loro bande, formano il qua-
drato nella piazza ove si comparte.
1. Indicazione de' personaggi , che
anticamente intervenii'ano alle firn'
zioniy e Cappelle Ponti fide j ed
esempii di alcuni sovrani ^ che vi
presero posto.
Prima di dire quali soggetti arca-
no in avanti luogo in Cappella, è
bene premettere, che nel 1^87, re-
gnando Sisto V, Lorenzo Vaccari
GAP 221
intagliò un rame in una tavola,
rappresentante la cappella Sistina,
coir indicazione delle persone, che
vi assistevano, secondo la dignità e
grado. La medesima tavola in forma
più piccola fu incisa da Filippo Ju-
vara, e posta da Adami alla prima
pagina delle sue Osservazioni per
la Cappella Pontificia, pubblicate
nel 171 I, e quindi fece altrettanto
il Bonanni nel 1720, nella sua Ge-
rarchia Ecclesiastica, pagina 49 ^s
coir indicazione de' posti mediante
una enumerazione, riproducendo la
desaizione della Cappella Papale,
compilata da Paride de Grassis,
celebre maestro di cerimonie, nel
Pontificato di Leone X, eh' è la
seguente.
« Partes Capellae Papalis sunt sug-
» gestum, solium, sedilia, septa, can-
>» celli , vestibulum , piesbyterium ,
'> ambulacrum, chorus, et tribunal,
e ripetendo tali voci le spiega come
segue :
w I. Suggestum, sive thalamus,
« locus est elevatus ubi sedes Pon-
« tificis ampia, solium sive thronum
>y dieta, ante altare in cornu evan-
>y gelii sita est.
« 2. Sedilia Cardinalium circum-
» quaque tam altare, quam solium
M circumstantia sunt, post oratorum,
« ac pr<Telatorum subsellia disponun-
>* tur , ex bis senatoriis trium ordi-
ni num sedilibus ante gradus presby-
j> terii sit quoddam quadrangulare
» spatiolum , quod inter ipsa.
»> 3. Sedilia sepitur , ideo illa
« quadiatura septum nuncupatur,
» ubi religiosi togatique curiales non
M palatini incumbunt.
» 4* Cancelli sunt crales interme-
i* dii, quae senatum a populo di-
» stinguunt. Super hos septem, sex,
« aut quatuor luminaria ponuntur
'j prò celcbralionum tUvei'sitate,
2Z2 GAP
!» 5. Vestlbulum est inter septa
>' sub gmdibus presbyterii , ubi cii-
>» bicularii togati, et advocati sedent.
>» 6. Ambulacrum est pars media
»> inter septa Cardinalium a janua
>* ad altare.
» 7. Chorus ubi psallantes mi-
•» nistri sunt.
« 8. Tribuna est si ve tribunal,
>-> ubi altare est prò sacrificante,
■> faldistorium prò eo, et assistentes
;> resident ".
Da questa descrizione rilevasi, che
presso a poco è eguale T attuale di-
visione delle parti, e posti della cap-
pella Pontificia, di che si trattò di
sopra al § li, numero i; essendo
di poco rilievo alcune variazioni.
Quelle poi, che differiscono dall' in-
cisione del Vaccari, fatta, come di-
cemmo, nel 1587, sono de' perso-
naggi seguenti, che, come diremo,
non hanno luogo in cappella : cioè
gli ambasciatori de' principi, i quali
stavano in piedi a destra del ripia-
no del trono, i duchi, che prende-
vano luogo dopo di essi, gli amba-
sciatori ecclesiastici, che sedevano ap-
presso i prelati di fiocchetti ; gli am-
basciatori di Bologna, e di Ferra-
la, che sedevano in un piccolo ban-
co, presso il fine di quello de' Car-
dinali diaconi; e i baroni, e cavalie-
ri romani nel davanti del trono al
teizo gradino prima degli uditori
di Rota. Abbiamo poi dall' Amati,
nella sua Censura al citato Sestini,
capo XXIII delle Cappelle, che gli
ambasciatori prima di Pio IV, elet-
to nel i55g, stavano nelle Cappel-
le seduti , e coperti, nel luogo poi
occupato dagli ambasciatori di Bo-
logna e Ferrara. Aggiunge l'Ama-
ti , che al soglio assistevano i du-
chi, i principi, i marchesi, e i
conti chiamati minoris potentice ,
trovandosi scritto ne' diaiii del cita^
CAP
to Paride de Grassis, esservi com-
presi il prefetto di Roma, il gene-
rale di s. Chiesa, il fratello o nipo-
te principale del Papa regnante , il
duca di Urbino, il duca d' dica, e
il duca di Camerino, Prospero Co-
lonna duca di Trajetto, il principe
di Macedonia, il marchese di Gera-
ce, discendente dal sangue regio di
Napoli, il marchese di Mantova, e
il marchese di Buda; il conte di
Altamura, pronipote del principe di
Bisignano, il conte di Pitigliano, il
landgravio d'Assia, un nipote del
re di Portogallo, Gio. Gonzaga iì-
glio del duca di Mantova, e Ferdinan-
do figlio del duca di Ferrara. Final-
mente, conchiude il medesimo Ama-
ti, che il ripiano del trono Pontifi-
cio, nel secolo XVI, veniva occupa-
to dai due capi delle case Colonna
ed Orsini, standovi, come dicemmo,
dappresso al senatore di Roma, vi-
cino al quale siedevano i conserva-
tori del popolo romano, ed altri
baroni delle principali case nobih di
Roma. Dal CanceUieri, ne' suoi Pos-
sessi de^ Papi, sono enumerati i si-
gnori romani, che intervenivano a
tal solenne funzione, e nei ruoli an-
tichi del palazzo apostolico, per la
dispensa della cera per la Candelo-
ra, sono registrati i capi delle prin-
cipali case romane, inclusive al ma-
gistrato romano, e al prefetto (e pre-
fe tessa ) di Roma, dignità occupata
da ultimo dai nipoti di Urbano Vili.
Ma nei primordii del secolo XVIII,
il baronaggio romano terminò d'in-
tervenire alle cappelle Pontificie .
Lo stesso fecero gli ambasciatori,
come dicesi al loro articolo, nel
medesimo tempo pei motivi in quel-
lo descritti; e nel declinare dello
stesso secolo così praticò 1' amba-
sciatore di Bologna, mentre quel-
lo di Ferrara terminò di recarsi al-
CAP
din tempo prima. Nel Pontificato
di Pio IV, essendo in disputa di
piecedenza, sui rispettivi posti nella
cappella Papale, l' ambasciatore di
Spagna con quello di Francia, il
Pontefice fece sedere il primo sopra
i Cardinali diaconi, ma in luogo più
basso di essi, dappoiché, come si
legge nel Sestini, capo XIII, del-
la Cappa rossa, quando i Cardi-
nali sono vestiti della cappa , non
devono avere accanto alcuno, me-
no que' principi sovrani, i quali a-
vevano luogo in cappella. Essendo-
si poi rinnovate sotto Sisto V egua-
li differenze per la canonizzazione
di s. Diego, tra gli ambasciatori dei
re di Spagna, e di Francia, il Papa
fece fare le veci di ambasciatore di
Spagna in cappella , al Cardinal
Pietro Deza spagnuolo, come rileva-
si dai continuatori del Platina, nel-
le Vite de Pontefici pag. 572 e
64'.
Finalmente è bene qui dichiara-
re, che ai nostri giorni vedemmo il
senatore di Roma ( Fedi) assiste-
re al Pontificio soglio nelle perso-
ne del principe d. Abbondio Rezzo-
nico, nipote di Clemente XIII, del
marchese Gio, Naro Patrizii e del
principe d. Paluzzo Altieri, per con-
cessione di Pio VII. Questo Papa
esaltato al triregno, nel 1800, au-
torizzò il senatore Rezzonico ad as-
sistere al trono come un principe
assistente, e per sua morte, datogli
in successore, nel 181 4, il marchese
Patrizi, similmente l' abilitò a po-
ter assistere al trono Pontifìcio; ed
elevando quindi, nel 18 19, alla stes-
sa dignità senatoria il principe Al-
tieri, gli accordò egual prerogativa,
onde dai primordii del corrente se-
colo sino al 1834, epoca della mor-
te di quest'ultimo, si è veduto il
senatoie assistere al ripiano del so-
CAP 233?
glio Papale, presso il Cardinal pri-
mo diacono, alternando l' assistenza
col principe d. Domenico Orsini , al
quale, in uno al principe d. Aspreno
Colonna, per antichissima Pontifìcia
concessione, alle loro famiglie, ap-
partiene il diritto di principe as-
sistente al soglio Pontifìcio ( Ve-
di), ed è perciò che in tali e-
poche non si è veduta la distin-
zione, che passa, fra il principe as-
sistente, e il senatore di Roma, e
gli uflizii rispettivi , ec. Eletto poi,
nel 1834, ^^^ Papa regnante in se-
natore di Roma il menzionato prin-
cipe Orsini, il medesimo Pontefice
dichiarò in pari tempo, che d' ora
innanzi, il senatore di Roma non
riunisse più la temporanea prero-
gativa dell'assistenza al trono, ed
illesa questa rimanesse esci usi van»en-
te ai capi delle illustri case Colon-
na ed Orsini, Figurando poi il
principe Orsini nelle cappelle Pon-
tificie e solenni funzioni, non come
senatore, ma qual principe assisten-
te al soglio, lungi di amalgamare
queste due rappresentanze, in que-
sto articolo, ci conterremo come se
v'intervenisse il senatore ancora, per
far conoscere integralmente, quali
sono le sue onorevoli attribuzioni,
ed incumbenze, considerandolo co-
me esistente.
In quanto poi agli esempii del
luogo, che presero in cappella i so-
vrani, i quali v'intervennero, note-
remo col Macri al vocabolo Car^
dittali, che trovandosi presente iu
cappella Pontificia T imperatore, e-
gli siederà sopra tutti i Cardinali,
ma i re sederanno dopo il Cardi-
nal decano del sagro Collegio, co-
me prescrive il cerimoniale romano.
In fatti quando, nel i49^> Carlo
Vili re di Francia, volle assistere
nella festa de' ss. Fabiano e Seba-
Ili GAP
stiano, nella basilica vaticana, alla
messa solenne celebrata da Alessan-
dro VI, sedette appresso al Cardi-
nal subnrbicario, ossia il decano. Nel
Pontificato di Clemente YIII, nel
1600, il duca di Parma e Piacen-
za intervenne nella cappella, ed eb-
be luogo sotto r ultimo Cardinale
diacono ; ma il duca di Mantova,
nel 1 620, e il duca di Ferrara pri-
ma di lui in cappella sedettero in-
nanzi r ultimo Cardinal diacono. Lo
stesso Clemente Vili onorò i figli
del duca di Baviera, facendoli sede-
re in cappella dopo i Cardinali, so-
pra tutti i prelati di santa Chesa. Rile-
vasi dal Platina, p. 60 r, che il gran
maestro di Malta dell'Ordine gero-
solimitano, sedette sopra quattro Car-
dinali ; ed a p. 644? che il gran du-
ca Ferdinando II fu collocato in
mezzo a due Cardinali. Da ultimo
poi è avvenuto, che battezzando, e
cresimando Clemente XI, nel 1704,
alcuni ebrei, cui fecero da padrino
il Cardinal decano del sagro Colle-
gio, e da madrina la regina di Po-
lonia Maria Sobiescki, ebbe il pri-
mo in tutto la precedenza sulla re-
gina, siccome il primo del senato a-
postolico de' Cardinali di s. Roma-
na Chiesa, principi di questa, ed e-
leggibili alla dignità di supremo Ge-
rarca, e di sovrano degli stali ro-
mani.
3. Luogo ove si ammettono quelli,
che oggidì bramano assistere al-
le Cappelle Pontificie^ ed altre
funzioni.
Anticamente alle donne non era
fàcile l'accesso nelle Cappelle Pon-
tificie, e tale, e tanto fu il rispetto,
con cui si riguardavano le funzioni
Papali, che non era permesso l'as-
sistervi. Il cerimoniere Paride de
GAP
Grassis rispose ad Isabella d' Ara-
gona Sforza duchessa di Milano, che
avea richiesto di vedere la Cappella
Papale ai tempi di Leone X, nel
i52 0, che in quel luogo non era
permesso 1' accesso alle femmine. Ma
il Pontefice, che lo seppe, braman-
do di soddisfare alla sua divota cu-
riosità, con ispeciale rescritto l'abi-
litò a poter assistere al Pontificale
di un vescovo, nel giorno della de-
dicazione della basilica vaticana, nel-
la quale fu tutto preparato e dis-
posto, come se egli stesso col sa-
gro Collegio vi dovesse essere pre-
sente, avendo perciò accordata V in-
dulgenza plenaria per la duchessa,
e per tutto il seguito di lei . La
Cappella fu parata come il giorno
di Natale, riguardo al trono, ai se-
dili, all'altare, e a tutte le altre co-
se. Fra i Cardinali vi restò solo il
Cardinal Cibo, qui eam post niis-
sani ducerei per totum palatium, et
ad basìlicani ubi videret Fulturn
Sanctum. Altri Cardinali però spin-
ti dalla curiosità andarono al palaz-
zo, ut in Capella missce prcesenles
interessent. Ma il rigido, e severo
maestro di cerimonie suasit, ut ipse
Cardinalis Cibo personaliter usque
ad portani ohviaretj et dissuaderete
ne intrassent , prout factum est, et
bene. Assistettero per altro dieci pre-
lati in sedili lungo il primo, oltre
il detto Cardinale ; e negli altri i fa-
miliari della duchessa, alla quale fu
preparato in mezzo alla cappella vi-
cino al sedile de' vescovi innanzi i
gradini del trono, uno sgabello con
tre cuscini. La messa cantata dai
cantori Pontificii fu elegante e me-
ravigliosa. V. il Ratti Della famiglia
Sforza, tomo II. p. 67.
La finestrella, che nella cappella
Sistina vedesi verso il fine della fac-
ciata destra, nella muraglia incontro
GAP
al trono, di circa tre palmi di al-
tezza, dà lume ad un interno co-
retto, destinato anticamente pei per-
sonaggi , che bramavano di vedere
le sagre funzioni; e siccome ora l'ac-
cesso alle Cappelle ne' luoghi , che
indicheremo, è libero, vi si reca sol-
tanto oggidì qualche religiosa fore-
stiera, ed i Pontetìci in compagnia
d' un loro cameriere segreto , o di
un aiutante di camera, nei mattu-
tini della settimana santa, quando
non vi assistono al trono, come pure
al Passio del venerdì santo, e nella
lettura delle profezie del sabbato
santo.
Nell'anno 17 18, nel Pontificato
di Clemente XI, sotto il quale, co-
me dicemmo, cessarono gli amba-
sciatori d' intervenire pubblicamente
alle Pontifìcie Cappelle, ove davano
r acqua alle mani al Papa , e gli
sostenevano l' estremità del manto,
r ambasciatore di Portogallo , con
permesso del Pontefice, vide molte
sagre funzioni nella cantoria; come
nella domenica delle Palme, e in
altre funzioni della settimana santa,
il c<mte palatino di Massovia venne
ammesso a vederle in piedi a corna
cpistolae dell' altare. Essendosi poi
stabihto in Roma Giacomo III, re
d' Inghilterra, colla regina sua con-
sorte, Innocenzo XIII, nel 1722,
fece costruire fuori della cancellata,
o balaustra della Pontificia Cappella,
una tribuna , acciocché da questa
potessero assistere e vedere le sagre
funzioni, giacché i detti sovrani avea-
no veduta soltanto dalla cantoria la
funzione della seconda adorazione, do-
po la elezione di lui. Nel Pontifìcato
poi di Pio VI, nell'anno 1783, per
le feste natalizie giunsero in Roma
incogniti r imperatore Giuseppe lì,
e il re di Svezia Gustavo III, i
quali insieme assistettero alle funzio-
voL. vin.
GAP 22:1
ni della notte di Natale , restando
ambedue senza alcuna distinzione, e
vestiti con abito di semplici ufficiali,
genuflessi sullo scalino destro appiè
dell' altare Papale, dove ascoltarono
una dotta omelia, che recitò Pio VI,
dopo il vangelo. Gustavo HI rima-
nendo in Roma nell' anno seguente
1784, volle assistere alle funzioni
della settimana santa, venendogli usa-
te le maggiori distinzioni compati"
bili al suo contegno modesto ed in-
cognito, onde con piacere, e ammi*
razione osservò tutte le cerimonie, e
sagre funzioni proprie della settima-
na santa, che riescono un veneran-
do spettacolo, unico e degno della
residenza del vicario di Gesù Cristo*
Ed è perciò che il re, sebbene pro-
testante, non ebbe riguardo di con-
fessare, che aveano torto quelli, che
volevano criticare le pompe di si-
mili funzioni; giacché essendo la re-
ligione necessaria ai popoli, era ben
fatto di circondarla con tuttociò, che
può renderla augusta ed imponente*
AgU articoli Evangelo, manto
Papale , lavanda delle mani ec. , e
agli altri analoghi, sono riporta-
ti gli esempii degl'imperatori, che
in cappella Pontificia , o in altre
chiese, vestiti di dalmatica diaconale,
cantarono 1' evangelo , sostennero ai
Sommi Pontefici il libro, il corpo-
rale, il manto, e diedero loro 1' ac-
qua alle mani nelle sagre funzioni,
uffizii che in tali articoli si vedranno
eziandio esercitati da molti pii re, e
religiosi principi sovrani, e nella not-
te di Natale alcuni imperatori rice-
vettero il donativo dello stocco, e
berrettone benedetti, assumendo la
cotta, la stola, e il piviale, come si
accennerà al § X, n. 4^» ^^ questo
articolo.
Ne' primordi del corrente secolo,
e regnando il Pontefice Pio VII,
'2.16 GAP
si destò in tutte le nazioni il desi-
derio di viaggiare, specialmente di
visitare la capitale del cristianesimo,
e di assistere e vedere le sagre fun-
zioni, che si celebrano nelle Cappelle
Pontificie, e in altre chiese di Roma,
coir intervento del Sommo Gerarca,
del sagro Collegio, e dell'illustre con-
sesso, che vi ha luogo. Ad appagare
sì giusta brama, che riusciva di con-
solazione a' cattolici , e di edifica-
zione agli altri. Pio VII permise li-
bero l'accesso a dette funzioni, fa-
cendo collocare dei banchi al di fuori
delle balaustre, o cancellate, ove de-
centemente sono ricevute dalla parte
destra le signore, ed a sinistra gli
uomini, cioè il corpo diplomatico, ed
altri signori. Gli uomini di condizione
inoltre occupano lo spazio fra le ban-
che de' Cardinali, e la medesima ba-
laustra, nonché sotto la cantoria, si-
tuandosi i signori distinti dietro il ban-
co de' Cardinali diaconi appresso i pro-
tonotarii apostolici. Custodiscono ed
ammettono in tali luoghi i came-
rieri segreti di spada e cappa, assi-
stiti dai bussolanti, mentre l'ufficiale
degli svizzeri ammette i forastieri
negli indicati siti, ove non vi sono
banchi. Pei sovrani dalla parte si-
nistra il regnante Pontefice ha fatto
erigere nella cappella Sistina, una
nobile e decentissima tribuna, con
varii vani o coretti, acciocché ogni
principe, o principessa regnante, o di
sangue regio , possano con libertà
assistere e vedere le sagre funzioni,
e siccome é decorata di parati , e
cuscini di velluto rosso trinati d'oro,
nella settimana santa, cioè dal mat-
tutino del giovedì , fin dopo quello
del venerdì si tolgono, ed in vece
rimangono nude le pareti, essendovi
le sole tendine, ed i cuscini di sem-
plice saia paonazza, per uniformarsi
al resto della Cappella, che secondo
CAP
la rubrica dimostra dalla semplicità
degli ornati il lutto per la passione
e morte del Redentor del mondo .
Ogni principe poi è assistito da un
cameriere segreto di spada e cappa,
e da un bussolante. Nei Pontificali,
ed altre funzioni , pei sovrani , pel
corpo diplomatico , per le dame, e
per altri distinti signori , si erigono
ove si celebrano, parecchie tribune,
e palchi, i cui ingressi sono egual-
mente custoditi da un cameriere se-
greto di spada e cappa, e da un
bussolante, ammettendo visi quelle si-
gnore, che domandarono, ed otten-
nero dal prelato maggiordomo, che
sopraintende alle Pontificie Cappelle,
il biglietto per l'ingresso, ed am-
missione, dappoiché pegli uomini non
ha luogo un tal biglietto. Le signo-
re debbono incedervi in abito decen-
te, con cuffie, o capo velato, essendo
interdetti i cappelli, e gli uomini
debbono essere vestiti con uniforme,
o di nero. Se poi gli uomini otten-
gono il biglietto dal menzionato pre-
lato, per essere ammessi al trono a
ricevere dalle mani del Papa la can-
dela per la purificazione, le ceneri
pel dì primo di quaresima , e la
palma nell' ultima domenica di qua-
resima, o gli Agnus Dei nel sab-
ba to in A Ibis j in quell'anno, che si
benedicono, gli ecclesiastici debbono
recarsi in veste talare con sottana,
e ferraiuolone; chi ha l'uso dell'uni-
forme dee deporre prima la spada,
e gli altri debbono vestire tutto di
nero , in abito corto , con calzoni
corti, calze pure nere, e fibbie alle
scarpe, e ninno potrà portare in
mano, o sotto il braccio il cappello,
né i guanti. E poi da avvertirsi,
che quando i forastieri si recano al
trono a ricevere dal Papa la can-
dela, le ceneri, le palme, e gli Agnus
Dei benedetti, in due ale circonda-
GAP
no il soglio, i comandanti , ufficiali,
ed esenti delle guardie nobili da una
parte, e dall'altra i cursori, e maz-
zieri Pontifìcii colle mazze d'argento.
§ Vili. Modo col quale si recano
alle Cappelle tanto Palatine, che
nelle dii'erse chiese di Roma, il
Papa, i Cardinali, e gli altri.
Sebbene nelle principali funzioni
si accenni , come il Papa si rechi
nella cappella Palatina e nelle diverse
biisiliche e chiese di Roma, e sebbene
ciò sia detto a' rispettivi articoli, e
principalmente a quello sui Treni, di-
stingueremo qui due modi co' quali
il Papa recasi alle Cappelle, cioè:
I. a piedi dalle sue camere a quella
dei paramenti contigua alla Pontifìcia
Cappella del palazzo che abita, cioè
alla cappella Palatina, e di ciò par-
leremo dopoj II. in carrozza col tre-
no di città, detto impropriamente di
campagna, ed in tal modo va alle
funzioni e Cappelle, che si celebra-
no nelle diverse basiliche e chiese
di Roma, in quelle per l'Annun-
ziala, san Filippo, Natività della
b. Vergine, s. Carlo, e Pontifìcali ,
se non si facessero nella basilica va-
ticana, ovvero se il Papa risiedesse
al Quirinale, ed eziandio per la fun-
zione della seconda, e terza adora-
zione, e possesso del medesimo, nei
quali casi si adopera il treno nobi-
le, o semipubblico, e porta seco in
carrozza due Cardinali, ciò che an-
ticamente faceva in tutte le Cappel-
le, mentre quando il Pontefice in-
cede col mentovato treno di città ,
allora ha seco il maggiordomo , e
il maestro di camera , le carrozze
de' quali tirate a quattro cavalli tan-
no parte del treno, del quale, e del-
l'altro nobile ne diamo il seguente
cenno.
Principiando dai treni mentovati,
GAP 22^
cioè di città, sebbene volgarmente
siano detti di campagna , e nobili
ossiano semi pubblici , il primo di
essi si compone come segue.
Precedono due dragoni a cavallo,
segue il battistrada pure a cavallo,
indi un frullone di palazzo a due
cavalli coll'elemosiniere , il foriere
maggiore, e il cavallerizzo maggio-
re ; poscia due guardie nobili, quin-
di la muta a sei cavalli, con coc-
chiere, e cavalcante nobili a cavallo,
il primo ad uno de' timonieri, il se-
condo ad uno della prime coppie, cioè
della carrozza ove è il Pontefice ,
in compagnia dei prelati maggior-
domo, e maestro di camera, proce-»
dendo agli sportelli della carrozza
l'esente, e il cadetto delle stesse
guardie nobili, un numero delle
quali la seguono, andando dietro
la Pontificia carrozza due palafre-
nieri coll'ombrellino. Succede altra
muta a sei cavalli co' finimenti sem-
plici, e con cavalcante a cavallo d'uno
di quelli del bilancino, o prima cop-
pia, e col cocchiere in cassetta del frul-
lone, entro il quale vi sono due ca-
merieri segreti partecipanti, il cauda-
tario, e il crocifero, seguiti da un di-
staccamento di dragoni col tenente.
Appresso viene la muta a quattro
cavalli con frullone del maggiordo-
mo con cavalcante a cavallo d' uno
di quelli del bilancino, e cocchiere
in cassetta, con dentro gli aiutanti
di camera del Papa , e un cap-
pellano o gentiluomo di tal pre-
lato ; indi succede altra muta a
quattro cavalli del maestro di ca-
mera , con entro un cappellano ,
o gentiluomo di esso , col fami-
gliare segreto, e decano Pontificio,
chiudendo il corteggio un frullo-
ne palatino a due cavalli , in cui
prendono luogo il credenziere , il
suo aiutante , c*d un famiglio di
iiS GAP
camera, tutti domestici del Ponte-
fice, nonché due diagoni a cavallo.
Il sagrista poi in frullone palatino,
col fioriere precede a parte il Papa
nei luoghi ove si reca, e nel ritor-
no si unisce al treno, dopo la car-
rozza di monsignor maestro di ca-
mera. È poi da notarsi , che nei
frullini palatini, meno quello della
seconda muta, i domestici ascendo-
no una tavola dietro il cocchiere,
nonr dietro la carrozza.
Passando ad indicare in che con-
siste il treno nobile, o semipubbli'
cOj esso è come appresso. Precedo-
no quattro dragoni a cavallo, segue
il battistrada pure a cavallo, indi
il frullone summentovato col prela-
to elemosiniere, il foriere maggiore,
ed il cavallerizzo maggiore ; poscia
vengono quattro guardie nobili, indi il
crocifero in man tei Ione colla croce
astata, a cavallo d'una mula bian-
ca, addestrata dal cavallerizzo d' o-
pera vestito con montura, e spada
al fianco, poscia molti palafrenie-
ri Pontificii a piedi col ferraiuo-
lone e collare, seguiti dalla muta a
sei cavalli con superbi finimenti, ciuffi
e fiocchi d' oro , venendo cavalcati
i timonieri , e quelli del bilancino
dal cocchiere e cavalcante nobili ve-
stiti di gala, in fine la magnifica
carrozza tirata dai detti cavalli, in
cui sta il Pontefice con due Cardi-
nali , procedendo lateralmente agli
sportelli , e a piedi il decano , e
sotto-decano in abito di città , colle
borse pei memoriali, e l'ombrellino,
ed un uffiziale ed esente delle guar
die nobiH a cavallo, le quali in co-
pioso numero seguono la carrozza.
Succede altra muta a sei cavalli, nel
modo che dicemmo superiormente,
con cavalcante e cocchiere di palazzo,
con nobile berlina, dentro la quale
sono il maggiordomo, e il maestro di
GAP
camera con due camerieri segreti. Se-
guitano due drappelh di carabinieri,
e dragoni a cavallo co' proprii uffizia-
h. Appresso vengono le due carrozze
nobili dei Gardinali , che sono in
carrozza col Papa. In quella del più
degno prendono posto il caudatario,
e gli aiutanti di camera del Ponte-
fice, col gentiluomo, o maestro di
camera del detto porporato. Nelle
seconde carrozze dei Cardinali vanno
i caudatari, e camerieri di ambedue.
Quindi succedono i frulloni del mag-
giordomo, e maestro di camera, nei
quali oltre i gentiluomini o maestri
di camera di que' prelati, v'ha in
cadauno un famigliare segreto del
Papa. Il treno si chiude dal frullone
palatino, con dentro il credenziere,
il suo aiutante, e il famiglio di ca-
mera, tutti addetti al servigio del
Pontefice, nonché quattro dragoni a
cavallo.
Le monture, le livree, le carroz-
ze, i finimenti, tutto è magnifico e
sontuoso, riuscendo questa pompa
ecclesiastica imponente, e insieme
decorosa. I decani, e i domestici in-
cedono tutti a piedi, e agli sportelli
delle carrozze, cui sono addetti. Il
frullone di monsignor sagrista , coi
fioriere , nel ritorno prende luogo
come sopra. Il treno poi più nobi-
le, splendido e maestoso, che si chia-
mava anche pubblico , era la so-
lenne cavalcata, con cui il Sommo
Pontefice si recava alle cappelle,
della quale parlammo di sopra nel
descrivere la cappella della ss. An-
nunziata, e nella funzione del pos-
sesso.
Ecco poi il modo, col quale il Pon-
tefice dalle sue camere va a piedi alle
Cappelle del palazzo apostolico in cui
abita. Prima dell' ora della Cappel-
la si adunano nelle Pontifìcie anti-
camere il maggiordomo, il maestro
GAP
di camera, il goTcrnatore di Roma,
il principe assistente al soglio, il se-
natore, i conservatori di Roma, e
priore de' capo-rioni, l'elemosiniere,
il sagrista, i camerieri segreti eccle-
siastici partecipanti, il foriere mag-
giore, il cavallerizzo maggiore, i ca-
merieri segreti soprannumerarii e di
onore sì ecclesiastici che secolari, i
cappellani segreti e di onore , i
chierici segreti e i bussolanti. Giunta
l'ora della Cappella il prefetto dei
maestri di cerimonie si reca ad av-
Tertire il maestro di camera , che
tutto è in ordine, ed il maestro di
camera medesimo entra dal Papa ad
invitarlo alla Cappella. Però fino al
Pontificato di Pio VI, Io stesso pre-
fetto de' cerimonieri entrava a darne
l'avviso al Pontefice.
Ricevuto il Pontefice tale avviso,
Testito dall' aiutante di camera di
sottana, fascia, rocchetto e mozzelta,
che come le scarpe devono essere del
colore corrente, e cappello, si re-
ca alla camera de' paramenti sos-
tenendogli la coda della sottana il
caudatario. Lo precedono tutti i
summentovati , la guardia nobile e
svizzera coli' esente , capitano , ed
altri uffiziali, e lo seguono gli aiu-
tanti di camera, uno scopatore se-
greto , il decano de' parafrenieri ;
persone tutte che dopo la cappella
accompngnano nuovamente il Pon-
tefice nelle sue domestiche camere.
Quando però recasi il Papa alle Cap-
pelle nelle diverse chiese di Roma,
allora, dovendo andare per la città,
assume la stola, e perciò vien pre-
ceduto dalla croce astata, il Croce-
fisso della quale si dee sempre te-
ner rivolto di faccia al Pontefice.
Per le persone di sua famiglia, che
precedono il Pontefi(;e e lo seguono,
ci riportiamo agli articoli citati dei
Treni.
GAP 229
Nelle ricorrenze degli anni versa-
rli della elezione e coronazione, pei
pontificali, e in alcune feste solenni
( oltre il suddescritto corteggio), ac-
compagnano il Pontefice, il coman-
dante e gli esenti delle guardie no-
bili, il generale comandante le trup-
pe Pontificie col loro aiutante mag-
giore, ed i parafrenieri e sediarii
Pontificii, quando si adopera la se-
dia gestatoria, che da essi debb' es-
sere portata.
I Pontefici anticamente si reca-
rono a celebrare le funzioni a piedi,
e a cavallo , indi si riposavano al
letto de' paramenti {Fedi); poi, co-
me si accennerà altrove, vi andaro-
no in sedia, in lettiga, e in carrozza
al modo d'oggidì, sebbene con di-
verso treno, come si dirà a quell'ar-
ticolo. A quelli di Viaggi e Vil-
leggiature de' Papi si vedrà quali
funzioni e Cappelle celebrarono i
Pontefici fuori di Roma, oltre quelle
fatte dal sacro Collegio. Limitando-
ci qui ad osservare, che Benedetto
XIII per due volte celebrò le fun-
zioni della settimana santa a Bene-
vento, che Clemente XII per la sua
cecità rare volte intervenne alle Cap-
pelle, e che Benedetto XIV e Cle-
mente XIII fecero parecchie funzio-
ni anche solenni alla villeggiatura di
Castel Gandolfo (Fedi), che Pio VI
partì per Vienna a' 26 febbraio, e tor-
nò in Roma a' 1 3 giugno, motivò per
cui le funzioni di quaresima, e le pre-
diche ebbero luogo al Vaticano; e di-
remo ancora che Pio VII, a' 2 no-
vembre i8o4, s'avviò per Parigi,
donde tornò a' 16 maggio i8o5.
Per la gravità ecclesiastica, e per lo
splendore con cui celebravano assi-
duamente le funzioni, si distinsero
sopra tutti Leone X, e Pio VI, e
talmente era sollecito Clemente XIV,
che recandosi per tempo in Cappella,
23o GAP
e domandando se eranvi i cantori,
faceva subito incominciare la fun-
zione.
I Cardinali vanno alle Cappelle
e funzioni coli' abito di colore , se-
condo i tempi, ed il corteggio si
compone del maestro di camera, del
gentiluomo, del caudatario, del ca-
meriere, del decano, e di parecchi
servitori. Ordinariamente quasi tutti
vi si recano con due carrozze, e il
Cardinal decano, e i Cardinali prin-
cipi nelle solennità usano tre car-
rozze; treno che per la sua eccle-
siastica magnificenza, riesce decoro-
so ed imponente, avendo i loro ca-
valli finimenti con seterie rosse, fioc-
chi, e ciuffi simili. Anticamente an-
che i Cardinali ambasciatori , e il
camerlengo di s. Chiesa usavano tre
carrozze , e dai suddetti Cardinali
se ne usavano anche quattro, dap-
poiché gli altri Cardinali ne ado-
peravano tre, e i Cardinali regolari
due. Il decano, detto di collare, pro-
cedeva allo sportello destro della
carrozza in cui era vi il Cardinale;
a quello sinistro vi andava il deca-
no di portiera, ma i servitori, o pa-
lafrenieri a piedi camminavano in-
nanzi al treno. Qui però si avverte,
che il Cardinal decano del sagro
Collegio , i Cardinali principi , e i
Cardinali marchesi di baldacchino
che godono le insegne principesche
usano pei loro cavalli le seterie ros-
se, ciuffi, e fiocchi intarsiati d'oro,
mentre gli altri li debbono usare
di semplice seta rossa, costumando
alcuni in vece la lana di tal colore.
E siccome tutti i Cardinali hanno
il distintivo dell' ombrellino , quei
che adoperano le seterie con oro
hanno simili i fiocchi di esso.
Prima poi che s'introducessero le
carrozze, i Cardinali maestosamente
andavano alle Cappelle con nobile
GAP
cavalcata, e gl'impotenti di caval-
care usavano le lettighe. Incontran-
dosi un Cardinale a cavallo colle
insegne della sua dignità, fra le qua-
li era vi la mazza d'argento [Vedi),
con un condannato all'estremo sup-
plizio , avea autorità di liberarlo.
Non è poi a tacersi, che sino al de-
clinare del secolo XVIII, in tutti i
luoghi ove si recava il sagro Colle-
gio per assistere alle Cappelle Pa-
pali, un palafreniere Pontificio se-
gnava i nomi de' Cardinali che v'in-
tervenivano, per poi fare alle rispet-
tive loro famiglie di sala la distri-
buzione della così detta stagnala,
chiamata ne' ruoli del palazzo apo-
stolico, Colazione per le famiglie
de' Cardinali, consistente antica-
mente in pane, provatura e vino ,
e poi ridotta a bajocchi quindici
per volta, che si pagavano ogni se-
mestre. Del così detto Rotolo dei
Cardinali j che percepiscono quelli
presenti in Roma per l'intervento
alle Cappelle e concistori, F. la bol-
la di Benedetto XIV, In regimine,
del 1745^, Boll., mag. tom. XVI,
P- 278.
I prelati di fiocchetti, cioè il gover-
natore, il vice-camerlengo, l'uditore
della camera, il tesoriere, e il mag-
giordomo, recansi alle Cappelle con
un frullone, ed altra carrozza di
seguito colle seterie , e co' ciuffi , e
fiocchi di colore paonazzo ai cavalli,
portando tutti uno o due cappe ne-
re, così venendo chiamati i loro
gentiluomini, cappellani e camerieri.
I patriarchi usano il medesimo tre-
no, gli arcivescovi, e i vescovi una
sola carrozza, ma colle seterie e coi
fiocchi di color verde. Il solo udi'
tore della camera usa l'ombrellino
paonazzo, non però nel palazzo apo-
stolico. Pegli altri prelati non evvi
distinzione, e la maggior parte sono
GAP
accompagnati da un cappellano, co-
me gli uditori di Rota ec. Per le
summentovate mute del maggiordo-
mo, e maestro di camera, V. Car-
rozze.
Il principe assistente al soglio, che
un di talvolta accompagnò a ca-
vallo il Papa alle Cappelle, ora si
reca a tutte le Cappelle o funzioni
con due carrozze con flocchi di seta
color celeste, intarsiati d'oro ai ca-
valli, e tre ne adopera nelle solen-
nità, accompagnato da due cappe
nere ; ed il suo ombrellino è di seta
celeste, co' fiocchi come i precedenti.
Finalmente il senatore si reca alle
Cappelle con due carrozze, e con
tre nelle festività solenni. I ciuffi, e
fiocchi di seta bleu intarsiati d'oro
sono ai cavalli della carrozza di lui,
essendo l' ombrellino giallo ; e i con-
servatori di Roma col priore de' ca-
po-rioni nelle Cappelle comuni usa-
no pure tre carrozze, e quattro nel-
le solenni egualmente coi ciuffi , e
fiocchi di seta bleu intarsiati d' oro
ai cavalli , come il senatore, ma
r ombrellino è di color bleu : il
primo, e i secondi sono corteggiati
non solo dalle cappe nere, e dai
fedeli di Campidogho (^e^/) , mail
senatore lo è anco dai paggi.
Anche il maestro del sagro ospizio
si reca alle funzioni con due carrozze
co' fiocchi ai cavalli, ed ombrellino di
seta celeste intarsiati d' oro, con gen-
tiluomo, e cappellano, ed è ricevuto
allorché scende dalla sua carrozza da
quattro svizzeri, che lo accompagna-
no al luogo, che gli compete, sicco-
me è descritto nel precedente § VII.
Nelle processioni de' Pontificali del
Corpus Domini^ delle canonizzazio-
ni, ed altre funzioni, e nelle pro-
cessioni, che precedono il Papa quan-
do assiste, o celebra le Cappelle fuo-
ri della sua residenza, tutti i sum-
GAP 23i
mentovati sono accompagnati nella
processione stessa, ed hanno a' fian-
chi i rispettivi maestri di camera ,
gentiluomini , e camerieri , ossiano
cappe nere, non che i decani dei
rispettivi Cardinali. I primi , se ec-
clesiastici , usano veste talare , cioè
sottana di panno, e ferraiuolone di
seta neir inverno , e tutto di seta
neir estate , se laici portano abito di
città nero , con ispada al fianco , e
bragiuole e manichetti di merletto,
ed i secondi con abito di città egual-
mente nero, e ferraiuolone di seta.
I caudatari poi , che sostengono il
lembo della veste Cardinalizia, nelle
Cappelle Papali usano collare, sotta-
na, e fascia di seta paonazza, cui so-
vrappongono la croccia di saia di
egual colore, con cappuccio, mani-
che corte, e mostre di seta, assumen-
do la cotta sopra tali abiti, quando
i Cardinali prendono i paramenti
sagri.
§ IX. Osservazioni preliminari per
V intelligenza delle cerimonie sa-
gre, che sogliono essere comuni in
quasi tutte le Cappelle j delle pre-
diche, e discorsi che in esse si re-
citano j e de^ cursori Pontificii,
che pubblicano V ora della cele-
brazione delle medesime Cappel-
le, e funzioni.
I . Osservazioni preliminari ed altre
notizie.
Oltre quanto analogamente si è
detto di sopra ne' rispettivi paragra-
fi, ed oltre a quello che nel seguen-
te ed ultimo §. X si dirà di ciò che
si pratica in ogni Cappella ordina-
ria, cui assiste il Papa massime al
numero i, trattandosi della prinia
Cappella dell'anno, eh' è la Circon-
cisione, per norma delle altro ; pre-
332 CzVP
metteremo queste generali ossei^azio-
ni. Se nelle Cappelle Pontifìcie, o nel-
le basiliche di Roma canta messa il
Papa,i Cardinali vestono i paramenti
secondo l'ordine loro. Lo stesso fanno
i patriarchi, arcivescovi, vescovi, abba-
ti, penitenzieri ec, ed altri, come si è
detto al§ VI, capo II, Della Corona-
zionCj e Consagrazìone del Papa, e
meglio si dirà al § X n. 17, pel Pon-
tificale di Pasqua, mentre degli al-
tari Papali delle basiliche, e sul ce-
lebrare la messa sopra di essi , si
tratta al detto paragrafo X nu-
mero 4- Ma quando il Sommo
Pontefice non canta la messa, i
Cardinali portano le sole cappe di
colore rosso , o paonazzo , a se-
conda dei tempi, e delle solennità,
e portano le pelli di armellini dal-
la cappella di s. Caterina a' 23 no-
vembre sino al vespero dell' Ascen-
sione, se il Papa non ordina diver-
samente. I CardinaU religiosi vesto-^
no abiti, e cappe di lana del colore
dell'Ordine cui appartengono , rego-
landosi con detto colore la pelle, ed a
seconda di quanto dicesi all'articolo
Cappa de' Cardiiyali. I patriarchi, gli
arcivescovi, i vescovi, la prelatura,
e gli avvocati concistoriali interven-
gono sempre in cappe di lana pao-
nazza, colla pelle d' armellino nel
suindicato tempo, e negli altri colle
fodere di seta cremisi. La cappa de'cu-
bicularii, e degli altri familiari del
Papa, che ne godono l' uso, è rossa
colla pelle di armellino nell'inverno,
e fodera di seta rossa negli altri
tempi ; ma senza la fodera di seta, e
senza pelle è la cappa dei bussolanti.
La cappa de' procuratori di Coir
legio è nera , di saia , con fodera
di seta simile, di che si tratta air
r articolo Cappa , ove dicendosi di
quella del Papa, si nota quando e-
gh la assumeva, cioè ne' mattutini.
C.VP
È poi da avvertirsi che i vescovi,
e patriarchi orientali nelle Cappelle
comuni, ove non hanno luogo gli
abiti sacri, vestono nel seguente mo-
do. I vescovi greci assumono sulle
vesti paonazze // Mardiiaa, o Man-
dia, che è una specie di antico man-
tello violaceo monastico , ampio , e
con crespe, aperto davanti, e ferma-
to sul petto da una fibbia. Talvolta,
lo adornano due pezzi quadri di
stoffa per lo più bianca, o di lama
d'oro, chiamati poetila. Sotto que-
ste insegne attraversano il mantel-
lo tutto all' intorno tre o quattro
strisele piccole bianche frammezzate
talora di rosso, larghe due pollici
circa, e un palmo e mezzo circa di-
stanti l'una dall' altra ; e nell' estre-
mità della parte anteriore verso i
piedi, vi sono anche due pezzetti
della stessa stoffa bianca, avendo in
capo il camauro, o camelaucio, od il
berrettino nero. Quasi eguale è il
mantello, o specie di piviale de' ve-
scovi armeni, il quale similmente
è ampio, e di seta violacea, del cui
colore pur sono le sottovesti, essenr
do fermato sul petto da un un-
cinello; ed anche questo mantello è
talvolta guarnito di strisele rosse con
filetti bianchi : essi coprono il capo
con berettino, o camauro nero. I ve-
scovi sirii pure usano una specie
di piviale violaceo con piccolo cap-.
puccio , senza ornati , e secondo il
loro rito, costantemente tengono il
capo coperto col camaurq nero.
Giunti i Cardinali al palazzo apo-
stolico, nella sala regia depongono
il cappello rosso , la mozzetta , e la
mantelletta del colore corrente, cose
tutte che deve custodire il camerie-
re; e dal decano, coli' assistenza del
maestro di camera , o gentiluomo,
prendono la cappa , e la berretta
ross^. Accompagnati poscia dalla loro
GAP
famiglia nobile, seguiti dal caudata-
rio sostenente la coda della cappa,
entrano nel presbiterio della Cap-
pella , ove all' ingresso trovano un
maestro delle cerimonie, il quale li
assiste nella breve orazione, che fan-
no; alzati che siano, e fatta una ri-
verenza all'altare, non meno che
ad ambedue le parti ove stanno i
Cardinali colleghi (i quali all'arrivo
di ciascuno sempre si alzano in piedi),
prendono posto nel banco e luo-
go secondo V ordine a cui appar-
tengono, e secondo la anzianità lo-
ro di Cardinalato. Va a sedere il
caudatario al secondo scalino del det-
to banco, ove i Cardinali attendono
l'arrivo del Papa. Ma nelle Cappelle,
nei Pontificali , e nelle funzioni che
si celebrano fuori del palazzo apo-
stohco, i Cardinali non vanno su-
bito agli stalli , ma presa la cappa
o gì' indumenti sagri avanti la ca-
mera de' paramenti, che per solito
è la sagrestia, passano in questa ad
aspettare il Papa , col quale colle-
gialmente si recano al luogo della
funzione. La maggior parte dei per-
sonaggi, i quali formano la processio-
ne, che nella medesima camera si è
adunata , e che si ritiene per un
rito de' primitivi tempi della Chiesa,
in cui i Papi facevano precedere la
celebrazione de'sacri misteri da una
processione, si compone come segue:
Un maestro di cerimonie.
Procuratori di collegio.
Predicatore apostolico, e confessore
della famiglia Pontificia.
Procuratori generali delle religioni.
Bussolanti.
Aiutanti di camera del Papa.
Cappellani comuni.
Chierici segreti.
Cappellani d'onore, e segreti,
Avvocati concistoriali.
CAP 233
Camerieri d'onore.
Camerieri segreti soprannumerari.
Camerieri segreti partecipanti.
Abbreviatori di parco maggiore.
Votanti di segnatura.
Chierici di camera.
Uditori di Rota col padre maestro
del sagro palazzo.
Cappellano segreto colla mitra Pon-
tificia gioiellata.
Maestro del sacro ospizio.
Croce Papale sostenuta da un udi-
tore di Rota, coi maestri ostiarii
Firga ruhea, custodi della croce.
Cardinali diaconi.
Cardinali preti.
Cardinali vescovi.
Senatore coi conservatori di Roma,
e priore de' caporioni.
Principe assistente al soglio.
Governatore di Roma. L'incidere
sempre questo prelato in prossi-
mità del Papa , ebbe incomincia-
mento sotto Giulio II, ai i8 ot-
tobre i5o6, per imporre a quel-
li che sono vicini al Pontefice ,
acciocché osservino il silenzio, e la
dovuta compostezza.
I due protonotari apostolici, e i due
uditori di Rota, che debbono sos-
tenere i primi le fimbrie del manto
Papale, ed i secondi i lembi del-
la falda ; nonché il maestro pre-
fetto delle cerimonie.
Cardinali diaconi assistenti.
II sommo Pontefice co'flabelli ai la-
ti , portato in sedia gestatoria
dai suoi palafrenieri , e sediarii ,
col decano di questi, ed il foriere
maggiore, che ne regola la por-
tata. Avanti , e intorno la sedia
vi sono il cavallerizzo, i camerieri
segreti di spada e cappa, i quali
per altro dovrebbono precedere la
croce Papale ; i comandanti, uiìi-
ciali, ed esenti della guardia nobi-
le, cogl' individui di questa; il
234 CAP
capitano, e gli ufficiali della guar-
dia svizzera , alcuni della quale
sostenendo de' lunghi spadoni ; il
generale comandante la truppa
di linea Pontificia, col suo aiutan-
te maggiore, ed i mazzieri. Men-
tre il Papa è portato sulla se-
dia, va benedicendo il popolo.
Appresso alla sedia gestatoria vi sono
il bussolante sotto-foriere, che in-
vigila sulla medesima, i due ca-
merieri segreti partecipanti, che
devono sostenere il lembo di die-
tio della falda, e del manto, aven-
ti in mezzo il decano della Rota,
custode della mitra del Papa. Se-
guitano l'archiatro Pontificio, il
primo aiutante di camera, ed
uno scopatore segreto col servizio
solito.
Indi vengono l'uditore della camera,
il tesoriere, e il maggiordomo.
I patriarchi, gli arcivescovi , e vesco-
vi assistenti al soglio, ed il com-
n>endatore di s. Spirito.
I protonotari apostolici partecipanti ,
ed onorarli.
I generali degli Ordini religiosi.
I referendari di segnatura. Chiuden-
dosi la processione, che vien rego-
lata dai maestri di cerimonie, e
dalla guardia svizzera.
Dei suddetti personaggi si com-
pone la processione delle Cappelle ,
cui il Papa assiste nelle diverse chie-
se di Roma. I Cardinali impotenti
si recano precedentemente ai rispet-
tivi stalli, facendo altrettanto gli ab-
bati mitrati; ma nelle Cappelle pei
Cardinali defunti , il Papa sebbene è
preceduto dal medesimo ceto di per-
sone, non usa però la sedia gestatoria.
II perchè a piedi recasi dalla sagre-
stia air altare per assistere alla Cap-
pella di requiem. Però sul modo col
quale si reca il Papa nelle Cappelle
CAP
palatine dalla camera de' paramenti,
si tratta al seguente paragrafo, nella
descrizione della cappella della Cir-
concisione.
Ogni Cardinale dell' ordine dei
preti, per la prima messa che canta
in Cappella Pontificia, paga cin-
quantanove scudi, e venticinque ba-
jocchi , propina che viene divisa
fra' varii ministri di detta Cap-
pella , e che viene pagata un' altra
volta dai CardinaH quando passano
fra i vescovi suburbicarii, cioè nella
prima messa, che cantano in cap-
pella ne' tempi nei quali tocca a
quest'ordine. Sino al termine del pas-
sato secolo, quando il Cardinale, che
avea celebrata la messa, tornava al
suo palazzo, trovava nell'anticamera
un mazziere in abito, che gli pre-
sentava una crostata, o torta, soste-
nuta da un famigliare Pontificio,
dicendogli ; « Nostro Signore man-
»> da la solita torta a Vostra Emi-
i* nenza, prò missa bene cantata».
Il Cardinale soleva donarla al pro-
prio caudatario , dando uno scudo
d' oro al mazziere , ed una mancia
al famigliare. Sulle offerte della cor-
te è a vedersi il Ga rampi nelle Me-
morie storiche^ a p. 557.
Anche gli arcivescovi , e vesco-
vi assistenti al soglio , quando in
Cappella Pontificia per la prima
volta cantano messa , pagano alcu-
ne propine a' ministri di essa, cioè
scudi cinquantadue, e bajocchi qua-
rantacinque, e se sono promossi a
patriarchi , nella prima messa , che
cantano fregiati di questa dignità ,
tornano a pagare quella somma che
pagano i Cardinali ; dappoiché l'ac-
crescimento in confronto de' vesco-
vi , tanto i Cardinali che i patriar-
chi lo pagano a vantaggio dei cur-
sori , e dei mazzieri. Tanto i Car-
dinali, che i patriarchi, arcivesco-
CAP
vi, e vescovi, i quali devono can-
tare la messa, alcuni giorni innanzi
ricevono da monsignor sagri sta il
messale , che devono adoperare , e
pagano ogni volta cinque paoli al
chierico della cappella per le am-
polline. Tutti si portano la cassa
de' sagri paramenti , e se lor man-
casse qualche cosa , supplisce la sa-
grestia Pontificia . Sì gli uni , che
gli altri, per impotenza, o indisposi-
zione, si fanno supplire da un collega
del proprio ordine o grado. Nella
Cappella Pontificia soltanto il Papa
usa il piccolo leggìo, o portames-
sale, adoperando gli altri vm cusci-
no del colore corrente, del quale è
pure la coperta di seta del messale,
dei libri dell' epistola, e del vange-
lo, nonché del libro pel Papa; co-
perte che sono tessute con argento
od oro, ed ornate con trine d'oro,
più o meno ricche secondo i tempi.
JVel X, ed ultimo paragrafo ai
rispettivi numeri si dirà in qua-
li Cappelle celebrino i Cardina-
li vescovi, i Cardinali preti, i pa-
triarchi , gli arcivescovi , e ve-
scovi assistenti al soglio. Essendo
mancato in una Cappella il Cardi-
nale, che doveva celebrare la messa,
ed avendo tutti gli altri celebrato,
ne essendo digiuno che il solo Car-
dinal Gualtieri, vescovo d'Orvieto,
Clemente IX, per non alterare i sa-
gri riti, lo dichiarò dell' ordine dei
preti, perchè allora, benché vescovo,
apparteneva a quello de' diaconi ,
conferendogli la chiesa presbiterale
di s. Eusebio, cosicché immediata-
mente celebrò la messa.
JVel decorso dell'anno, tre Pon-
tificali celebra il Papa, trentatre
messe i Cardinali, sette i patriarchi
e vescovi assistenti al soglio : però
i patriarchi le celebrano nella pri-
ma domenica dell'avvento, e nella
CAP tì35
prima di quaresima. I Cardinali
creature celebrano tali messe negli
anniversarii della elezione , coro-
nazione, e di requiem all'ultimo
Pontefice defunto ; i rispettivi ar-
cipreti delle basiliche patriarcali ,
nelle Cappelle della cattedra di saa
Pietro in Roma , di san Giovan-
ni, e dell'Assunzione; il camer-
lengo di santa Chiesa nell' anni-
versario de' Pontefici defunti, e nella
notte di Natale; il penitenziere nel
dì delle ceneri, il venerdì santo, e
nell'anniversario de' fedeli defunti,
e il decano nel giovedì santo , e
nella mattina del Corpus Domìni ^
se il Papa non dice la messa bassa,
anzi se questi non celebra i Ponti-
ficali, tocca al decano a cantare la
messa: per la Natività della beata
Vergine, e per la festa dell'Annun-
ziata, la cantano i Cardinali titolari,
e per san Carlo il Cardinal protet-
tore della chiesa.
Cinque sono i mattutini, e nove
i vesperi, compresi i due pontificali.
Nei vesperi non intervenendo il Pa-
pa, intuona il Cardinale vescovo, o
prete, cui nel dì seguente spetta a
cantare la messa. Siede egli sul fal-
distorio, e nel fine dà la trina be-
nedizione, di che si parlerà al n. 3
del g X. Quando però alle Cappelle
non interviene il Pontefice, allora,
dopoché si é adunalo il sagro Col-
legio, il primo maestro di cerimonie
domanda ai Cardinali capi degli or-
dini de' vescovi, preti, e diaconi, il
permesso d'incominciare la messa,
nella quale il celebrante fa le con-
suete cerimonie, e nel fine comparte
la trina benedizione. Del resto si
parlerà al termine del i." numero
del § X.
Quando nelle Cappelle non si re-
cita il sermone, il celebrante al fine
della messa , dopo la benedizione
2 36 CxVP
data dal Papa ed anche in sua as-
senza, legge ad alta voce in mezzo
all' altare la formula , colla quale
avvisa gli astanti dell' indulgenza
concessa di trent'anni, e trenta qua-
rantene. Allorquando il Pontefice
comparte la benedizione dopo il Con-
fiteor, se vi fu la recita del sermone,
o viceversa al fine della messa, e
quando si fa in questa l'elevazione,
si aprono ambedue le parti della
porta della cancellata, o balaustra,
e si tira la portiera della porta gran-
de d' ingresso. Tutte le cose fin qui
descritte in questo paragrafo sono
comuni alle Cappelle Papali, delle
quali nel § X citato si parlerà in
particolare, e per ordine di tempo,
descrivendosi la prima dettagliata-
mente per esempio delle altre, nelle
quali non piti s' indicano che le va-
riazioni richieste dalla solennità.
3. Delle prediche, e discorsi , die
si recitano nelle Cappelle Ponti-
ficie.
In molte delle Cappelle Papali,
come si dirà, si fa un discorso latino,
per la recita del quale si osservano
le seguenti cerimonie. L' oratore,
quando è finito il vangelo, accom-
pagnato da un maestro di cerimonie,
va a baciare il piede al Papa se-
dente in trono, e gli dice, stando
genuflesso: Jube, donine j benedicere^
ed il Pontefice gli insponde: Donii-
nus sit in corde tuo ec, benedicen-
dolo in fine con tre segni di cro-
ce . Quindi r oratore soggiunge :
Jndul^enlias Pater sancte, al che
risponde il Papa: triginta annorum,
ovvero quel numero d' anni, che
noteremo ad ogni funzione. Allora
si alza, e fatte le solite genuflessio-
ni, si reca al suo pulpitino, che sta
accanto il principio del banco dei
GAP
CardinaU diaconi, dopo aver fatta
la genuflessione nel passare avanti
l'altare, e dopo fatto un inchino
al celebrante sedente sul faldistorio.
Giunto sul pulpitino, accompagnato
dal cerimoniere, che ivi rimane ad
assisterlo, recita in ginocchio X Ave
Maria j secondo I' antico costume
de' sacri oratori , di non dare inco-
minciamento alla predicazione, se
non dopo il saluto, e 1' invocazione
della ss. Vergine. A' pie del pulpi-
tino un compagno di lui legge co-
pia del discorso, che deve pronun-
ziare, per suggerirgli qualche passo,
che dimenticasse, e dà principio al-
l' orazione , una copia della quale
viene pure letta dal p. maestro del
sagro palazzo^ o dal suo p. compa-
gno, acciò sia eguale a quella pre-
cedentemente a loro sottoposta per
l'approvazione, secondo la prescri-
zione di Calisto III, il quale, nel
i4^(3, proibì, che ninno potesse pre-
dicare nella Cappella del Papa, se
prima non ne fosse stata riveduta
la predica dal p. maestro del sagro
palazzo apostolico. Che se qualcuno
temerariamente , e maliziosamente
non istesse alle correzioni prescritte
dal p. maestro del sagro palazzo,
ma recitasse a suo arbitrio, il me-
desimo Calisto III si esprime, che
» indignus censeatur adperorandum
w ac excomunicationis sententiae se
« subjacere co ipso noverit.
Mentre l' oratore recita 1' Ave
Maria, i mazzieri, che stanno alla
custodia della porta di noce della
cancellata, o balaustra, chiudono la
porta stessa, acciocché durante il di-
scorso niuno possa entrare nel pres-
biterio, ne uscire da esso, recando
disturbo all'oratore, e agli ascoltan-
ti. Terminato che sia il discorso,
la riaprono. Allora il diacono assi-
stente a pie del trono canta il Con^
GAP
Jfteor'j finito il quale , l' oratore si
alza, e genuflettendo nelle due vol-
te, in cui nomina il Papa, avvisa
gli astanti che il Sommo Pontefice
ha loro concessi trentanni, ed altret-
tante quarantene d' indulgenza, od
altro numero secondo i tempi , in-
vitandoli eziandio a pregare il Si-
gnore pel felice stato di Sua Santità,
e della santa madre Chiesa, con
questa formula, che in istampa gli
è piesentata dal cerimoniere: » San-
« ctissimus in Christo pater, et do-
« minus noster dominus Gregorius
« divina providentia Papa XVI
» dat, et concedit omnibus hic prae-
•i senlibus annos triginla ( ovvero
quel numero d' anni secondo la ri-
correnza), » et totidem quadragenas
»» de vera indulgenlia in forma
»» Ecclesia; consueta. Rogate igitur
« Deum prò felici statu Sancii tatis
« suae, et s. matrls Ecclesia;. " Il
Papa quindi si alza in piedi, e re-
citate le solite preci, comparte la
benedizione (Fedi)^ dopo la quale
l'oratore, accompagnato dal cerimo-
niere, ritorna in sagrestia. Il Sar-
nelli, nelle sue Lellere Ecclesiastiche
tom. Vili, pag. 12, tratta sul mo-
tivo per cui si dice, che il vescovo
concede quaranta giorni di vera
indulgenza. Qui poi è a sapersi, che
nelle Cappelle ove non v' ha il di-
scorso, l'indulgenza che, come dicem-
mo, si pubblica in tali circostanze
dopo la messa, viene domandata al
Papa dal secondo maestro delle ce-
rimonie, quando ha fatto porre
r incenso nel turibolo, per incen-
sare r oblata.
Antichissimo è l' uso di fare i
sermoni latini nella Cappella Ponti-
ficia infra missarum solumnia sopra
il vangelo corrente , somniinistran-
done una prova ben chiara i monu-
menti, che andiamo a ripoilare. Nei
GAP 237
tempi più antichi la destinazione de-
gl' individui per pronunziare questi
sermoni , apparteneva al confessore
del Papa, a cui fu ancora in qual-
che tempo unito l'impiego di sagiista,
del quale si legge , che gli spettava
SermoneSj qui fiunt corani Papa,
injungere. Viene ciò comprovalo da
quello, che leggesi nel codice vati-
cano 747, pubblicato dal p. Gatti-
co alla p. 24 ^cta Caereni.^ ove
parlandosi del giovedì santo, si leg-
ge ciò che scrisse ancora il Cardi-
nal Gaetano nel suo Ordine roma-
no, pubblicato dal Mabillon, Mus.
Ital. tom. II, pag. 355: « Notan-
" dum, quod in hac missa non con-
>» sue vi t esse sermo, nisi Papa vel-
»» let facere processionem. Tunc si
« Papa illum serraonem facere non
« Tcllet, sacrista committit de ejus
» mandato sermonem alieni de do-
» minis Cardinalibus episcopis, vel
« presbyteris, quoniam diaconi num-
M quam coram Papa praedicant ; aut
« alii prselato, vel magistro in tbeo-
« logia. Notandum , quod abbates
« numquam consueverunt praedica-
" re, nec doctores decretorum, nec
>y legum, nisi dumtaxat praelati, et
" magistri in theologia , sed modo
« abbates praedicant". Di più in
altro codice vaticano, segnato ^iZi
alla p. 197, parlandosi delle ceri-
monie del giovedì santo, si legge che
»* d. Papa sermocinatur ad populum
» in vulgari, assumpta tamen au-
» ctoritate in latino, et breviter,
« quia multa ea die sunt peragen-
*» daj vel committit sermonem al-
« teri, scilicet alieni episcopo, vel
>* presbytero Cardinali ".
Le cerimonie, che si usavano nel
fare il detto discorso, veggonsi de-
scritte nel codice vaticano 4737, in
cui si legge a p. 3a , il metodo,
eoa cui si eseguisce nel venerdì san-
o3S GAP
to: « Exinde secundum modernos
"y consiievit fieri sermo per aliquem
« praelatum vel magistrum in theo-
« logia, et ille qui facit sermonem,
w geni bus flexis ante Papam petit
w benedictionem, sed non osculatur
« pedem ; sed habita benedictione
w vadit ad locum solitum prò ser-
i> mone faciendo. Cum auteni fit
» sermo, Papa tenens mitram in
w capite, sedet in cathedra nuda
« ante altare, ut supra. Quo finito
» non dicitur Confiteor^ nec preci-
» bus, et meritis, sed ille qui fecit
« sermonem pronunciai indulgen-
ti tiam de mandalo , et auctoritate
" Domini N. Papae, videlicet de VII
» annis et VII quadragenis ".
Istituita poscia la cospicua carica
del p. maestro del sagro palazzo da
Onorio III, nel 12 18, e data alla
persona del santo fondatore dell'Or-
dine de' predicatori, giusta la testi-
monianza del Catalano, ad esso fu
unita r incombenza, e il diritto non
solo di destinare i soggetti, che do-
veano recitare i discorsi, orazioni,
prediche, e sermoni nella Cappella
Papale alla presenza del Pontefice,
e de' Cardinali; ma di esaminare
preventivamente gli stessi sermoni ,
orazioni, ec, di correggerli, di pre-
figgerne r estensione , e di averne
copia, per osservare, come dicemmo,
se r oratore nel tempo della recita
si permettesse qualche alterazione,
dappoiché dove avesse trasgredito
alle regole prescrittegli per la co-
stituzione del menzionato Calisto IH
de' i3 di novembre, il maestro del
sacro palazzo , oltre ad altre pene ,
ha r autorità di correggerlo pubbli-
camente, anche in presenza dello
stesso Pontefice, e di surrogarvi al-
tro soggetto; prescrivendo lo stesso
Calisto III per la brevità de' ser-
moni , che » Nec non ad fastidiosae
CAP
» prolixitatis moderamen diligentcr
» intendat". Tale prerogativa nel
maestro del sagro palazzo era stata
già conferita da Eugenio IV , con
breve de' 3o ottobre 1427, diretto
al celebre p. Giovanni Turrecremata,
che allora ne occupava l' impiego ;
e poscia venne altresì autenticato
da Agostino Patrizio vescovo di Pien-
za, e prefetto delle cerimonie Pon-
tificie, nel cerimoniale, che scrisse
nel Pontificato d' Innocenzo VIII ,
scrivendo al lib. Ili, cap. 2 3, sul
conto del maestro del sagro palaz-
zo, e delle incombenze di lui : »> Ad
« hunc spectat ordinare qui debeat
i> fa cere sermones in capei la apo-
!>» stolica, et eorum sermones prae-
» videre, curareque, ut nihil dica-
« tur puritati fidei, et gravitati il-
» lius loci contrarium".
Passiamo ora a dire alcuna cosa
della qualità de' soggetti, che anti-
camente erano prescelti a fare nelle
Cappelle Papali i sagri sermoni, la-
sciando di far menzione delle ome-
lie , che si pronunziavano sempre
dai Pontefici nella celebrazione del-
la messa , e che attualmente sono
recitate da essi nel solo Pontificale
della canonizzazione, come fu ese-
guito dal regnante Gregorio XVI,
SI nel 1839, e sì a' 5 ottobre 1840.
In questa seconda circostanza dopo
aver solennemente consacrato l'al-
tare della basilica di s. Paolo, re-
citò l'allocuzione Sacra inler 11101111-
menta, sedente in trono in mitra
e piviale. Lasciando quindi di par-
lare sulle omelie, diremo essere in-
dubitato che non poche volte, pre-
cipuamente ne' tempi più antichi, i
sermoni sono stati detti dal mede-
simo vescovo, che solennemente ce-
lebrava la messa. Se ne ha prova
dal codice vaticano 47^7} già cita-
to, ove leggesi che nel iSSq, il Car-
GAP
dinal Rutenense celebrò la messa
dell' Epifanìa, e vi fece il sermone,
sebbene il Pontefice Urbano VI
fosse assente dalla Cappella. Dal ce-
rimoniere Biucardo apprendiamo ,
che nel i4^7> "ella domenica di
passione, il vescovo celebrante dopo
il vangelo si levò la pianeta, ed as-
sunto il piviale e la mitra , ascese
sul pulpito a fare il sermone, dopo
il quale, ripresa la pianeta, terminò
la messa. Sembra, che in detta do-
menica il sermone fosse fatto per
lo più da un vescovo, giacché nella
stessa solennità a' 3 aprile i5i3 il
vescovo di Manfredonia Giammaria
del Monte, alla presenza di Adria-
no VI, fece il sermone , che venne
pubblicato colle stampe di Aldo Ma-
nuzio.
Non solevansi questi sermoni pro-
nunziare se non che nelle domeni-
che dell'avvento, nel di delle ceneri,
nelle domeniche di quaresima, nel
venerdì santo, nell' ascensione , pen-
tecoste , ss. Trinità, e festa d'ognis-
santi ; regola che si trova osservata
sino al i485, come risulta dagli
antichi registri, particolarmente del
Burcardo. Nell'anno appresso i^S6
fu prescritto, che nel di festivo di
s. Stefano, in cui anche nei tempi
antichi si trova essere stato recitato
il sermone , e nel seguente giorno
di s. Gio. Evangelista, si dovesse fa-
re il discorso nella Cappella Papa-
le. Poscia, nel 1487» venne ciò sta-
bilito anco per la Circoncisione, e
per r Epifania, secondo il Cancellie-
ri. Tutlavolta il Catalani nella vita
del Cardinal Domenico Capranica ,
pag. -25, chiaramente prova, che nel
i4^B Andrea de Pera maestro del
sagro palazzo, recitò il discorso per
la festa della Circoncisione nella
Pontificia Cappella.
Riguardo agl'individui, cui fu con-
CAP 239
cesso di fare siffatti sermoni e dis-
corsi, per antichissima consuetudine
ed in piena osservanza sino dal Pon-
tificato di Sisto IV, cioè dal 1480,
nelle domeniche dell'avvento, e nel-
le prime quattro domeniche di qua-
resima, si pronunciavano dai procu-
ratori generali degli Ordini mendi-
canti, cioè domenicano, francescano,
agostiniano e carmelitano. Nella fe-
ria IV delle ceneri, secondo il Bur-
cardo, che lo dice nel Diario del
1489, ne spettava l' incumbenza al
penitenziere maggiore, che in quel-
r occasione celebra la messa. Desti-
nava però egli altro soggetto perchè
lo supplisse dove non avesse potuto
recitarla. Nella quinta domenica di
quaresima, ossia di passione, oltre i
monumenti succitati, anche poste-
riormente viene comprovato, che per
molto tempo lo stesso vescovo cele-
brante, ovvero un altro vescovo e-
seguisse questo ministero, ed abbia-
mo il » Sermo habitus in capel-
« la ss. D. N. Papae per Jo. Ant.
»j episcopum alexandrinum , unum
» ex S. A. palatii auditoribus lo-
M cumtenentem, in dominica V qua-
>» dragesimae, quae dicitur dominica
» de passione ". Anzi, giusta una
memoria del detto anno 1489» e
dello stesso maestro delle cerimonie
Burcardo, viene dimostrato, che i
vescovi, toltene le sopraccennate do-
meniche, anco negli altri giorni eser-
citavano nella Cappella Pontificia
questo apostolico ministero. Tale uso
però convien dire che non avesse
lunga sussistenza, dappoiché trovasi
comprovato da molti esempii verso
il i56o, che nelle altre solennità,
nelle quali era stabilito doversi fare
tali discorsi, dipendeva interamente
dall'arbitrio del p. maestro del sa-
gro palazzo apostolico la libera scelta
de' soggetti, i quali dovessero adem-
24o GAP
piere il detto atto. Ed in fatti nel
medesimo anno lo fece il p. generale
degli agostiniani nel venerdì sauto,
e nel 1602 un protonotario aposto-
lico. Per la pentecoste del 1 49B ,
sotto Alessandro VI, recitò il ser-
mone un uditore di Rota , e nel
giorno di s. Giovanni Evangelista
un prelato abbreviatore ; ma dopo
il i5oo, trovasi che il p. maestro
del sagro palazzo nella scelta degli
oratori aveva in considerazione quelli,
che fossero al servigio del Papa, e
de' Cardinali, come ancora i cano-
nici e beneficiati delle chiese pa-
triarcali di Roma, ed i lettori del-
l'università dell'archiginnasio roma-
no, il che rilevasi dalla raccolta di
tali sermoni fatta da Paolo di Fran-
cis con questo titolo : Oratioiies
selectae in sacello apostolico inter
missariun solemnia corani Siimmo
Pontìficey et purpuratorum patrum
senatiL liahitae, in unum corpus rc-
dactae, Romae 1606.
Tuttavolta, volendo restituire s.
Pio V, del 1 566, in parte l' antico
costume, stante la dignità del luogo
in cui si fanno questi discorsi , e
r augusto consesso , che li ascolta ,
ordinò che per l'avvenire non si
potessero destinare a recitarli, se non
persone insignite del carattere epi-
scopale, o almeno distinte col grado
di referendarii di ambedue le se-
gnature. Poco durò la disposizione
di s. Pio V, poiché l'immediato suo
successore Gregorio XIII emanò un
decreto, col quale, senza fare veru-
na menzione dell' anteriore regola-
mento, stabilì che per lo innanzi
non più dal solo arbitrio del mae-
stro del sagro palazzo, e de' supe-
riori de' collegi di Roma dovesse di-
pendere la scelta degli oratori, ma
che dovessero essere approvati da
un Cardinale a ciò destinato, aves-
GAP
sero almeno l'età di venti anni, e
fossero insigniti del carattere cleri-
cale. In seguito non ebbe corso nep-
pure questa legge, e rimase fra po-
co illeso r antico privilegio della
scelta al p. maestro del sacro pa-
lazzo. Pure in progresso di tempo,
come si vedrà al seguente paragrafo
alla descrizione d' ogni Cappella, a-
vendo i Pontefici poco a poco asse-
gnati stabilmente i soggetti, che deb-
bono fare i sermoni nelle Cappelle
Papali, dagli Ordini religiosi, e dai
diversi collegi di Roma, non ne ri-
mase al p. maestro più alcuno a
destinare. I religiosi degli Ordini
mendicanti recitano i sermoni col-
r abito del proprio Ordine, e gli
alunni, o convittori de' collegi, e i
chierici regolari in cappa di saia
paonazza con fodera di seta cremisi,
e pelli d'armellino nell'inverno, con
berretta nera. E noto, che le ora-
zioni pronunziate dagli alunni e con-
vittori si stampano, e dopo la cap-
pella si dispensano a tutti quelli,
che vi hanno luogo. Il recitante pre-
sentato al Papa dal rispettivo ret-
tore o superiore, ne umilia un esem-
plare legato elegantemente, e dalle
sue mani riceve il donativo d' una
medaglia d'argento colla effigie del-
lo stesso Pontefice.
Se per qualche cagione venisse
impedito alcun soggetto, a cui ap-
partiene il diritto di recitare il ser-
mone, non resta in libertà del mae-
stro del sagro palazzo il destinare
un altro individuo fuori dell' Ordi-
ne, e collegio al quale in generale
è conceduta tale onorifica preroga-
tiva, ma si deve dai rispettivi per-
sonaggi o superiori surrogare un altro
soggetto del medesimo Ordine, o
collegio, ovvero devesi tralasciare per
quella volta, come per simili occa-
sioni stabilì Clemente X a' 27 di-
GAP
cembre 1671. Trovandosi per in-
fermità impedito l' ecclesiastico cui
spettava pronunziare il discorso, il
maestro del sagro palazzo avea in-
cariciìto a supplirvi un religioso con-
ventuale. Ma ad onta ch'esso si tro-
vasse in palazzo per recitarlo, il
Cardinal Paluzzo Altieri ricorse al
Papa suo zio, affinchè con questo
esempio non fosse recato pregiudi-
zio al clero secolare; onde il Pon-
tefice ordinò che vacasse in quella
mattina (come si legge nel Diario
del maestro di cerimonie Fulvio Ser-
vanzio, riportato dall' erudito Can-
cellieri a p. 346 delle sue Cappel-
le Poiilifìcie)j piuttosto che fosse de-
rogato dalla consuetudine.
Finalmente non si dee tralasciar
di avvertire, che sebbene ora i ser-
moni si facciano sempre in idioma
latino, si hanno pure esempii dagli
antichi Diarii, che alcuna volta re-
citati furono in greco, e in ebrai-
co, come accadde per la solennità di
Pentecoste negli anni i497j ^49^5
e i63o, e per quella della ss. Tri-
nità nel 1497 {^' Prediche.). Si
predica in latino nelle Cappelle Pon-
tificie avanti il sommo Pontefice,
ed il sagro Collegio non solo per
osservare un antichissimo rito, ma
anche perchè quell' idioma è il prin-
cipal linguaggio della Chiesa, e del
Papa, il quale unito a quel conses-
so rappresenta la stessa Chiesa. Si
usa il linguaggio italiano quando il
Pontefice ne' mercordi dell' avvento,
e ne' venerdì di quaresima, ascolta
la predica nell'anticamera del suo
palazzo, non veduto dietro una bus-
sola, e fra le gelosie, in un modo
privato ; predica che ascoltano i Car-
dinali, e quelli che hanno posto in
Cappella; con che si viene ad infe-
rire, che dove il Pontefice apparisca
nella sua dignità , non è ammesso
VOL. vili.
GAP
241
altro linguaggio che quello proprio
della Chiesa, cioè il latino.
3. Dei Cursori Pontificii che vesti-
ti di nero con sopravveste tala-
re paonazza di saja con mo-
stre di seta^ e un ramo a guisa
di spino in manOy pubblicano
V ora della celebrazione delle
Cappelle, e funzioni j a voce^ e col-
le schedule.
Le Cappelle Papali, i concistori,
e altre solenni funzioni Pontificie e
del sagro Collegio, sogliono essere
intimate in nome del sommo Pon-
tefice, ed in sede vacante in nome
del decano del sagro Collegio, da
alcuni ministri Pontificii chiamati
Cursori ( p^edi), secondo le istru-
zioni, e le ore date loro dal pre-
fetto de' maestri delle cerimonie, il
quale le prende dal Papa, e in se-
de vacante dal Cardinal decano, per
cui nelle schedule stampate, che di-
spensano i cursori Pontificii a' Cardi-
nali, patriarchi, e vescovi, ai prelati di
fiocchetti, ai decani de' collegii prela-
tizii, che hanno luogo in Cappella, al
principe assistente al soglio, al ma-
gistrato romano, al maestro del sa-
gro ospizio, ai generali degli Ordi-
ni religiosi ec, v'ha sempre la sot-
toscrizione del primo cerimoniere.
Le intimazioni dei cursori Pontificii
sono di due specie ; le une a voce, la-
sciando inoltre la schedula, e le altre
colla schedula sem|)licemente. Le
prime si fanno dai cursori al Pa-
pa, ai Cardinah, prelati di fiocchet-
ti, patriarchi, principe assistente al
soglio, senatore di Roma, e maestro
del sagro ospizio ; e le seconde col-
la semplice schedula a' vescovi assi-
stenti al soglio, a' decani de' collegi
prelatizii, conservatori di Roma, e
generali degli Ordini religiosi ce.
iG
•2 4'?' GAP
La destinazione delle predette ore
per le messe Pontificali, e per altre
solenni funzioni precedute dal ve-
spero, spetta di farla al maestro
di cerimonie che accompagna l'u-
ditore di Rota, o il votante di se-
gnatura, die deve incensare il sagro
Collegio al Magnificat. Il detto ce-
rimoniere dà allora ad ogni Cardi-
nale r ora in cui si celebrerà la
messa nel di seguente.
L' intim-azione delle Cappelle an-
ticamente si eseguiva dai parafrenie-
ri del Papa, e, secondo il Bonanni,
Gerarchia pag. 499> i cursori pri-
ma vestivano come i parafrenieri,
anzi qualunque volta il Pontefice
usciva in pubblico, era preceduto
da quattro ciusori con bastoni. Nel-
le cappelle due cursori assistono
dentro i cancelli, o balaustra, cioè
all'ingresso del presbiterio, procuran-
do che gli spettatori osservino il si-
lenzio, e la compostezza, anzi an-
ticamente uno di loro doveva stare
in piedi incontro al trono pontifì-
cio, per essere pronto a qualunque
ordine del Papa.
Osservarono costantemente questo
incarico sino a Paolo II, eletto nel
1464, e dopo il suo Pontificato, per
un tempo, i cursori non si recaro-
no più nelle cappelle, ma solo nel*
la processione del Corpus Domini^
e della canonizzazione , eseguendo
però sempre l' inciirico d' intimare
tutte le funzioni, che si celebrano dal
Pontefice, e dal sagro Collegio. Nei
primordii del secolo XVIII, i cursori
Pontificii tornarono a prestare servi-
gio nelle Cappelle, ma nel terminar di
esso secolo per le circostanze dei
tempi, e pel loro numero diminui-
to, venne in Cappella sospeso un
tale ufficio. Ora però lo hanno ri-
preso incedendovi co' loro abiti, e
colle mazze d' argento, e nelle meu-
CAP
zionate processioni, e quando ac-
compagnano le pompe funebri, al-
lora portano eziandio sul braccio la
mazza d' argento . Avevano altresì
luogo nelle cavalcate; e quando i
Papi ne' viaggi si facevano precedere
dalla ss. Eucaristia, innanzi a que-
sta cavalcavano due cursori aventi
in mano una verga rossa , e due
mazzieri con mazze di argento. Il
loro capo chiamasi maestro, ed ha
l' onore di recarsi dal Papa per in-
timare i concistori , e portargli le
schedule stampate. Quindi si pre-
senta al Pontefice nel passaggio, che
fa nella sala regia nella vigilia di
s. Pietro, e nella mattina della festa,
come si dirà parlando di quelle fun-
zioni, nelle quali egli cita i debitori
a soddisfare a' censi della camera
apostolica. Delle incombenze, privi-
legi ed antichità de' Pontificii cur-
sori si tratta al citato loro articolo.
Solo qui aggiungeremo, che secon-
do le disposizioni di Pio VII , e
Leone XII, i quattro cursori principa-
li di prima classe destinati al ser-
vigio del sagro palazzo apostolico,
ed agl'intimi delle Cappelle, e assi-
stenza alle medesime, si devono ap-
provare dal prelato maggiordomo,
col godimento di mensile onorario
dallo stesso palazzo apostolico^ cor-
rispondente al luogo, ove risiederà
il Pontefice, al Vaticano, o al Qui-
rinale. Quindi ai quattro cursori
apostolici furono aggiunti altrettan-
ti soprannumerari in supplenza, e
questi ancora debbono essere auto-
rizzati, per le menzionate onorevoli
incumbenze del maggiordomo prò
tempore.
Finalmente tutti sanno, che i set-
timanali Diarii di Roma, pubbli-
cano tutte le Cappelle, e funzioni,
che si celebrano dal sommo Ponte-
fice, e dai Caidinali, e tale pubbli-
GAP
cazìotie incominciò nel Pontificato
di Clemente XI, in cui ebbe origi-
ne il Diario di Roma. La prima
cappella , di cui fu pubblicata la
celebrazione, fu quella dell' anniver-
sario dell' elezione di tal Ponte-
fice, cioè nell'anno 17 17, come
si legge al num. io5 pag. io. In-
oltre la celebrazione delle dette
funzioni sono indicate nel Dia-
rio Romano _, o almanacco , che
si stampa ogni anno in Roma, nel-
la tipografìa della Camera apostoli-
ca, e particolarmente nei libretti,
che annualmente si dispensano ai
Cardinali, ed altri, intitolato: De-
nunciatio dierum quibus hoc anno
MDCeLIcapellae Papales^ et Car-
dinalitiae hahentitr , et praescri-
plio colorunij quos iisdem diebus in
cappis induent Emi. et Rmi. Car-
dinales.
§ X. Cappelle, Vesperi, Mattutini,
messe Pontificali, ed altre sagre
funzioni, che si celebrano nelle
Cappelle del palazzo apostolico,
e nelle basiliche e chiese di Roma,
per ordine progressivo di tempo
in cui cadono.
I. Cappella Papale per la festa
della Circoncisione, il i gennaio.
Questa Cappella, in cui i Cardi-
nali si recano con due carrozze, coi
servi in livree di gala, con vesti, cappe,
cuscino, ed ombrellino rosso, antica-
mente si teneva nella chiesa di s.
Maria del Popolo, ed ora si celebra
nella Cappella Sistina del palazzo
valicano, ovvero nella Cappella Pao-
litia del palazzo quirinale, secondo
ove risiede il Pontefice, avvegnaché
si sa, che alcuni Pontefici amarono
di abitare sem[)re al Vaticano, altri
al Quirinale, alti-i dal novembre a
CAP 243
tutto il mese di giugno inclusive
(come fa il Papa regnante) al Va-
ticano, e il resto dell' anno al Qui-
rinale.
All'aurora adunque di tal di spara
l'artiglieria del Castel s. Angelo per
annunziare la solennità della Circon-
cisione, e l'incominciamento dell'an-
no. Fu già in uso, che poco prima
della Cappella solevano monsignor
commissario delle armi, e il prelato
segretario di consulta, cogli uffiziali
da loro dipendenti, nonché il vice
castellano di detto forte, co' suoi sub-
alterni, trovarsi nell'anticamera d'o-
nore del palazzo vaticano, o nella
galleria di quello al Quirinale per
complimentare il sovrano Pontefice
nel passaggio, ch'ei faceva per recarsi
ad assistere alla Cappella, e facevano
così gli augurii loro. Ma da ultimo
i Papi tolsero tale costume, e solo
il corpo delle guardie nobili, vesti-
to dell' alto uniforme, si schiera nel-
l'anticamera nobile. In questa anti-
camera un tempo soleva il corpo di-
plomatico fare eguali augurii al Pon-
tefice, ma venendo pure dispensato,
sussiste soltanto il costume, che gli
eccellentissimi individui, che lo com-
pongono, mandino i rispettivi gen-
tiluomini nelle anticamere Pontifi^
eie nella mattina del primo dell'an-
no, a fare le loro parti, il che pra-
ticano eziandio pei* mezzo de' genti-
luomini, o maestri di camera, i Car-
dinali, i primarii prelati, e i prini*
cipi romani ec.
Fu pure anticamente in uso, che
il Papa in questo giorno udisse al-
la sua mensa de' concerti cantati dai
cantori Pontificii, come osserva 1* A-
dami menzionato a pag. 1 12. Ed In-
nocenzo XI il, nel 17^3, dopo la
messa fece cantare in cappella il Te
Deurn, in ringraziamento a Dio per
la liberazione della peste; ma stau-
244 c^^P
ti gì' incomodi che soffriva, e la ri-
gidezza del tempo, il Papa assistette
al canto di tal inno, nella sagrestia.
Di poi il suo successore Benedetto
XIII, essendosi nel 1729 recato ad
abitare la canonica della basilica la-
teranense per consacrarvi alcuni al-
tari, oltre il vespero, celebrò anche
questa Cappella nella detta basilica.
Nella Cappella si espone per qua-
dro dell'altare, l'arazzo rappresen-
tante la Circoncisione del nostro Si-
gnore Gesù Cristo, ed all' ora desti-
nata, vi si reca il Cardinale dell'or-
dine cui tocca celebrare la messa ,
pontificalmente parato , di colore
bianco , con mitra preziosa , accom-
pagnato dai sacri ministri assistenti
egualmente parati. Dopo aver fatto
riverenza all' altare , e al sagro Col-
legio, che in piedi rende il saluto,
si pone a sedere nel suo faldistorio
(coperto di drappo del colore cor-
rente ) , accanto alla credenza, dalla
parte dell'epistola fra il diacono e
il suddiacono, e il prete assistente in
piedi. Recatosi il Papa, con quelli
descritti al § Vili , nella camera
de' paramenti , e sagrestia Pontificia,
ove pure si adunano i personaggi che
descriveremo qui appresso, nel conti-
guo gabinetto, coli' aiuto del secondo
cerimoniere, assume la falda, e nella
camera de' paramenti depone la
mozzetta, e coli' assistenza di due
Cardinali diaconi, prende l'amitto,
il camice, il cingolo, la stola, il pi-
viale bianco, ed il formale : para-
ménti tutti presentatigli dagli ab-
breviatori, dai votanti di segnatura,
e dai chierici di camera. Il Car-
dinale primo diacono gli pone in
testa la mitra di lama d' oro , e
mentre il primo maestro di ceri-
monie dice Extra y si avvia il cor-
teggio Pontificio alla Cappella, ove
fatta riverenza all'altare, al cele-
CAP
brante, e al sagro Collegio, ognu-
no si reca ai proprii posti , meno
quelli che, come diremo, rimangono
presso il Papa.
Precedono pertanto i cappellani
comuni, i chierici segreti, i cap-
pellani di onore, e segreti, gli av-
vocati concistoriali, i camerieri ec-
clesiastici di onore, e partecipanti,
gli abbreviatori di parco maggiore,
i votanti di segnatura, i chierici di
camera, gli uditori di Rota, i tre
conservatori di Roma col priore dei
caporioni , e col senatore di Roma,
nonché il prelato governatore di Ro-
ma, seguito dal cappellano segreto
colla mitra preziosa del Papa, che
poi pone sulla mensa dell'altare dal
lato del vangelo, per riprenderla do-
po la Cappella. Quindi procede, fra
due maestri ostiari , l' ultimo udi-
tore di Rota colla Croce Pontificia
astata , che pone al suo luogo vici-
no al muro dal lato del vangelo.
Indi seguono il prefetto delle cerimo-
nie Pontificie, il Papa fra i due
Cardinali diaconi, che sorreggono le
fìmbrie del manto, e due protono-
tari apostolici partecipanti, ed, in
mancanza, i due uditori di Rota , i
quali poi, come diremo, gli sosten-
gono i lembi della falda , il cui
strascico, e quello del manto ven-
gono sorretti dal principe assi-
stente al soglio, ed in sua vece
dal senatore , o dal primo conser-
vatore. Seguono il decano degli udi-
tori di Rota , custode della mitra
Papale in mezzo ai due camerieri
segreti, che devono sostenere poi la
falda, l'uditore della camera, il te-
soriere e il maggiordomo, i patriar-
chi, gli arcivescovi e vescovi assi-
stenti al soglio, il commendatore di
s. Spirito , i protonotari apostolici
partecipanti e soprannumerari , gli
aiutanti di camera , ed uno scopa-
GAP
lore segreto, che prende luogo pres-
so il pulpito de' sermoni. Giunto il
Papa in Cappella, dopo aver dato
la benedizione (Fedi) al celebran-
te, a* Cardinali diaconi della sinistra,
a' Cardinali vescovi e preti della
destra, che tutti la ricevono col ca-
po scoperto in piedi, giunge innanzi
al suo genuflessorio, situato a pie'dei
gradini dell altare e del trono, e co-
perto di cuscini del colore corrente.
11 secondo Cardinale diacono gli leva
la mitra , che consegna al decano
delia Rota, ed il Pontefice genuflet-
te nel medesimo genuflessorio aven-
do dietro di sé il detto decano, coi
due camerieri segreti , i patriarchi ,
gli arcivescovi, ed i vescovi assistenti
al soglio. Dopo aver orato per bre-
ve tempo, si alza, comincia la messa,
dice r introito col celebrante , che
sta alla sua sinistra, incominciando
r istesso introito a vicenda tutti
gli astanti rialzati in piedi, me-
no i sacri ministri, e la prelatu-
ra , che siedono sui gradini del
trono e dell' altare, in uno agli av-
vocati concistoriali, e ai cubicularii, i
quali debbono recitarlo genuflessi,
prendendo il celebrante dopo 1'
Indulgentianij eie, il manipolo dal
suddiacono. Prosiegue l' introito o
confessione col diacono e suddiaco-
no assistenti, giacché il Papa ter-
mina la confessione coi Cardinali
primo, e secondo diacono , che es-
sendo fino allora stati poco distanti,
si avvicinano perciò al Pontefice.
Questi anticamente non diceva. Deus
tu conversus j ec, ma appena ter-
minato V Indulgenlianij poneva l'in-
censo nel turibolo, e saHva al tro-
no, mentre il celebrante ritiratosi
da un lato diceva col diacono e
siuldiacono Deus tu conversus y perchè
sono queste parole, che ad illuni per-
tiuent, (fui ingressurus est ad altare.
CAP 245:
Terminato 1* introito , il Cardinal
primo diacono rimette la mitra al
Pontefice, il quale ribenedice da am-
be le parti il sagro Collegio, e ser-
vito da due uditori di Rota, che gli
sostengono la falda in vece de' pro-
tonotari , andati già al loro posto ,
sostenendo lo strascico i menzionati
camerieri segreti, sale al trono coi
due Cardinali diaconi. Al trono gli
sta sempre alla sinistra in piedi il
primo maestro di cerimonie, che gli
aggiusta il piviale e lo sgabello, col
quale il Papa ascende sulla sedia
Pontificale. I cantori della Cappella,
che per mezzo di due contralti in-
tonarono l'inti'oito, dopo il verso del
salmo, incominciano il Gloria Pa-
tri, cioè appena siede il Pontefice in
uno ai Cardinali assistenti a' lati del-
la sedia. Nel tempo, che si cantano
i Kyrie, scendono dai luoghi loro i
Cardinali vescovi, preti e diaconi, i
quali colle cappe sciolte fino a ter-
ra (restando presso gli stalli loro i
propri caudatari colle berrette e
berrettini rossi), vanno per ordine,
e per anzianità uno ad vmo, a ren-
dere al Papa l' ubbidienza ( Fedi ).
Dopo aver fatto un profondo inchi-
no all'altare, ogni Cardinale ne fa
un altro al Pontefice a' pie' del tro-
no, e baciatagli la destra sotto l'au-
rifrigio del manto, fa sul ripiano
altra riverenza al Papa, saluta i due
Cardinali assistenti , discende dagli
scalini dalla parte destra, e fk ri-
torno al suo posto. Dopo che ha
resa l' ubbidienza il Cardinal primo
prete, si ferma alla destra del Pa-
pa, gli bacia prima l'anello, e poi
il cucchiarino, che gli porge nella
navicella d'argento dorata, per por-
re l'incenso nel turibolo, presenta-
to in ginocchio dal secondo maestro
di cerimonie, il quale dopo la be-
nedizione del Papa porta il turi-
246 GAP
bolo medesimo al diacono assisten-
te, che lo consegna al celebranle,
per incensare l'altare; quindi il Car-
dinale primo prete, inchinato il Pon-
tefice, va al proprio stallo, e pro-
siegiie a rendersi l' ubbidienza dagli
altri Cardinali. Quando stanno per
terminare quei dell' ordine dei preti,
scendono dal trono i due Cardinali
diaconi assistenti, per risalire dopo
l'ultimo prete e prestare anch'essi
lo stesso omaggio, dopo di che tor-
nano a' fianchi del Papa. I medesi-
mi a differenza degli altri non por-
tano la cappa sciolta, per un mag-
giore loro comodo, dovendo conti-
nuamente agire. JXè tal uso è molto
antico, dappoiché dovevano prima an-
ch'essi tener sciolta la cappa. Fini-
ta l'ubbidienza de' Cardinali preti,
passano a renderla gli altri Cardi-
nali diaconi. Questo atto di vene-
razione e rispetto de' Cardinali ver-
so il sommo Pontefice non si eser-
cita, quando egli non è in piviale
e mitra, e si tralascia nelle messe
da morto, nei mattutini, nel vener-
dì santo, e quando nello stesso gior-
no si è già prestato un'altra volta.
In tutte le Cappelle i Cardinali so-
no obbligali di andare al bacio del-
la mano, ancorché arrivassero dopo
che fosse già terminata questa ce-
rimonia.
Finita r ubbidienza affatto, e pro-
seguendosi da' cantori il canto dei
Kyrie ripetuti , un cerimoniere va
a prendere il Cardinal primo prete,
che si reca all' ultimo gradino del
soglio , dove genuflesso riceve dal
secondo cerimoniere il tuiibolo , ed
incensa con tre tiri per la prima
Tolta il Pontefice sedente con mitra
in capo, e col piviale sostenuto da am-
bedue le parti da' Cardinali diaconi
assistenti , affmchè abbia il braccio
destro libero per benedire il Cardi-
CAP
naie incensante, appena finita l'in-
censazione. Dopo di essa quel Car-^
dinaie si unisce agli altri scesi a far
circolo in mezzo alla Cappella per
recitare , come fanno a' loro posti
tutti quelli che hanno luogo in Cap-
pella, a due a due i Kyrie, ed il
Gloria in excelsis Deo. 11 Gloria
però non s' intuona dal celebrante ,
finche il Papa, dopo levata la mi-
tra , presa in custodia dal decano
della Rota per restituirla a suo tem-
po, non siasi alzato dalla sedia , e
non abbia letto l'introito dal libro
presentatogli genuflesso da un pa-
triarca, arcivescovo, o vescovo assi-
stente , mentre il secondo patriar-
ca, arcivescovo, o vescovo assistente
in piedi regge la candela accesa, che
fa le veci della bugia( Vedi). Terminato
il Gloria j i Cardinali stino benedetti
dal Pontefice , e tornano a sedere
ai propri i stalli , come fa il primo
Cardinal prete assistente, il quale, sie-
de sullo sgabello, che il primo ceiimo-
niere colloca sul ripiano del soglio,
sedendo tal Cardinale, colla faccia
rivolta verso il popolo , rimanen-
do in piedi il cerimoniere fra lui,
e il secondo Cardinale diacono, i
quali rimangono a capo scoperto.
11 solo primo piete tiene la ber-
retta in mano , mentre quelle del
primo , e secondo diacono sono cu-
stodite dai rispettivi caudatari se-
duti al termine dello scalino del ban-
co de' Cardinali diaconi. Gli uditori
di Rota , col p. maestro del sagro
palazzo, i chierici di camera , i vo-
tanti di segnatura , gli abbreviatorl
di parco maggiore ( che stavano in
piedi presso il pulpitino), prendono
luogo e siedono sul penultimo gra-
dino del trono, e dell'altare. Il dia-
cono assistente al celebrante siede
in mezzo al suddiacono, e al prete
assistente, nel primo gradino dell'ai-
CAP
tare. 11 decano della Rota siede nel
gradino di fianco dell' altare a cor-
mi e\'angelii , fra i due camerieri
segreti. Nel banco, situato accanto
al muro tra l'altare ed il trono, sie-
dono i patriarchi , gli arcivescovi, e
vescovi assistenti al soglio , tenendo
avanti di sé il più anziano, uno sga-
bello alto, o credenzino, in cui sta
nascosto un lume per accendere la
candela, che descrivesi al citato ar-
ticolo Bugia, e sopra vi si pone il
messale, o libro, che legge il Papa.
11 principe assistente al soglio sta
sempre in piedi alla destra del trono,
presso il Cardinale primo diacono ,
e da questo lato al terzo gradino
siede il senato romano. Del luogo
ove siedono gli alti-i, che hanno luo-
go in Cappella, si è già trattato
al § VII.
Compiuto dai cappellani cantori
il canto del Gloria, e detta dal ce-
lebrante (sostenendogli il libro un
aceolito ceroferario) l'orazione della
solennità corrente, a cui i cantori
rispondono Amen , il suddiacono
della Cappella, assistito da im mae-
stro di cerimonie , fa genuflessione
all' altare, e al Pontefice, e dal lato
e verso il principio del banco dei
Cardinali diaconi, recita l'epistola
in canto andante, dopo la quale va
a baciare il piede al Papa, e [lo.scia
recasi dal celebrante, a cui la fa leg-
gere dal messale, che gli sostiene
davrtnti. Quindi due contralti ebdo-
madarii intonano il graduale, pro-
seguito dal cf)ro, che non ne termi-
na il canto, finche il Papa, sedendo
non ha finito di leggere l'epistola
ed il vangelo, e di mettere nel tu-
ribolo r incenso, come la prima volta.
Si alzano intanto dai loro posti gli
uditori di Rota, i chierici di Ciimei*a,
i votanti di segnatura, e gli abbn;-
vialori , e fatta la genuflessione al-
CAP a47
r altare ed al Papa, si ritirano dalla
parte dell'epistola presso il pulpito,
il diacono sale al trono, e s'inginoc-
chia per baciare al Pontefice il pie-
de, e per prendere da lui la bene-
dizione. Ritorna il diacono all' alta-
re, dove dice il manda cor meuni,
indi alzatosi, e preso il libro de-
gli evangelii , si presenta innan-
zi al Papa genuflesso sul primo
gradino del soglio, col suddiaco*-
no a sinistra , e chino dice , Jube y
Donine 3 benedicere , a cui il Papa
benedicendolo risponde, Domìnus sii
in corde tuo, etc. Poscia accompa-
gnato da' ceroferarii con due can-
dellieri, e dal turiferario, va a can-
tare in faccia all' altare il vangelo,
che poi il suddiacono porta a ba-
ciare al Papa. Allora il Cardinal
prete assistente scende dal trono, ed
innanzi al primo gradino, in piedi
incensa il Papa, che riceve l' incen-
sazione seguitando a stare alzato, e
senza mitra. Ciò fatto tutti si met-
tono a sedere coU'ordine già descrit-
to, ma il Cardinal pi^te assistente,
va a sedere al suo stallo [>er ascol-
tare cogli altri il discorso , che in
questa mattina si recita in cappa
e berretta da un p. de' chierici ro
golari minori, e colla foima e ceri-
monie dette al precedente paragrafo,
al numero i.
Sino all'anno 16*20, ei-a stata di
libera determinazione del p. maestro
del sagro palazzo la nomina del sog-
getto, che avea da pronunziare que-
sto sermone, ed alcuna volta era
stato pubblicato colle stampe, pei*
cui abbiamo : O ratio Francisci Sua-
resii J. C. aveuiontnsis , de • Cir-
cumcisione Domini , habita ad SS.
D. N, Gregoriwn XfP^, et illustn's-
sinios, et reverendissimos S. /?. E.
Cardinale^ in sacello vaticano, kal.
jamutrii i^gi.; Jacobi Candidi sy-
248 GAP
racusanì s. Theol, et I. V. D.^ epi-
scopi Ferrantini a secretis , concio
in Circwncisione Domini ^ ad Cle-
mentem Vili, P. M. , habita in
basilica s. Petri in Vaticano , hai.
januarii, Romae 1^99 ; Francisci
Franchini Turriani, oratio de Cir-
cumcisione Domini habita in sacello
quirinali ad SS. D. N. Paulum V,
Romae 161 5. Da queste stampe si
rileva, che la Cappella della Circon-
cisione, nel 1 59 1 , fu celebrata nella
Cappella Sistina, nel 1^99, nella ba-
silica di s. Pietro , e nel 1 6 1 8 nella
Cappella Paolina del Quirinale. Ma
Paolo V, nel detto anno 1620, co-
mae riferisce il cerimoniere Paolo
Alaleona nel suo Diario di quell'an-
no , assegnò in questa solennità di
fare il sermone in perpetuo ai chie-
rici regolari minori (^Vedi) , i quali
nel medesimo anno entrarono in
possesso di tale onorifica prerogativa.
Detto il sermone, e coll'assistenza
d'un cerimoniere, fatta dal diacono
a pie del trono la confessione col
canto del confiteor, genuflettendo al
tibi Pater, e al te Pater, e pub-
blicata dall' oratore V indulgenza di
trent'anni, il Papa dà la solenne
benedizione, nel modo che si dice
a quell'articolo. Quindi il celebrante
intuona il Credo, che si recita dai
Cardinali, e dagli altri nella maniera
che si è detta pel Gloria in excel-
sis etc, genuflettendo insieme col
Papa ambedue le ginocchia all' in-
carnatus est. Dopo la benedizione,
che il Pontefice dà a' Cardinali , ri-
tornano essi agli stalli loro, come
fanno i suindicati prelati, che sie-
dono nel penultimo gradino del so-
glio. Proseguendosi a cantare il
Credo ( Vedi) da' cantori, alle stesse
parole dell' incarnatus, tutti chinano
il capo, genuflettendo solo quelli,
che stanno in piedi , cioè il principe
GAP
assistente al soglio, il maestro del
sagro ospizio, i cerimonieri, i chie-
rici , e ceroferari accoliti della Cap-
pella, e la famiglia nobile del cele-
brante, che sta presso la credenza
dal lato dell' epistola.
Terminato il Credo, tutti i pre-
detti prelati si ritirano verso il pul-
pito, e i cantori incominciano in
canto figurato l'offertorio, col mot-
tetto, O magnum mysteriiini , per
solito del Palestrina. Dopo che il
celebrante colla mitra preziosa si è
lavate le mani, dandogli l'acqua ai
piedi un suo gentiluomo, o maestro
di camera ecclesiastico, s' alza dal
suo faldistorio, si leva la mitra, e
ricevuta dal Papa la benedizione,
sale all'altare col cerimoniere e coi
ministri assistenti. Indi il Pontefice
pone per la terza volta l' incenso
nel turibolo, che dal secondo ceri-
moniere si porta al diacono, il quale
lo consegna al celebrante per incen-
sare l'altare. Frattanto il suddiacono
coli' umerale sulle spalle riceve dal-
l'altare la benedizione, che genu-
flesso richiede al Papa, sopra l'am-
pollina dell'acqua, che gli mostra.
Quando il celebrante ha finito d' in-
censare r altare, riprende la mitra
preziosa ( giacche nelle altre volte
usa quella di damasco bianco ) , ri-
ceve dal diacono due tiri d' incen-
satura, e poi si lava le mani, come
la prima volta, colla mitra preziosa
in capo. Intanto il Cardinal prete
assistente, servito da un maestro di
cerimonie, a cui consegna la berret-
ta, e il berrettino rosso, scende dal
trono, e a pie di esso, col turibolo
che gli porta il diacono, in ginoc-
chio, incensa per la terza ed ultima
volta il Papa sedente. Il Macri nel
suo Hierolexicon, alla parola Thu-
rificatio, parlando di questa triplice
incensazione, dice:» Ponti fex quando
CAP
» in capella Papali assisllt ad mls-
" *am, semper est mitratiis, et plu-
»> viali indutus, qui quando debet
" sedendo incensali, tunc ob reve-
»> rentiam catliedrae, quae est prima
« sedes, tli mi fica tur a Cardinali as-
" sistenti genuflexo; et quando ere-
»» ctus incensatur, tunc idem Car-
»> dinalis functionem illam exercet
»» erectus. " Questo rito trovasi no-
tato nell'Ordine romano dal Cardi-
nal Jacopo Gaetano al § 112 pag.
4i3, ove si legge: >» Episcopus, vel
M sacerdos Cardinalis, qui ministrat,
»» incensat tantum Papam, genufle-
« xus, si Papa sedet. " Ivi però
solo si parla della prima incensazio-
ne, che si vuol fare nella messa
solenne, onde rilevasi, che tal rito
era già in uso avanti il XIII secolo,
in cui appunto scriveva il detto
Cardinale . Altri poi spiegano le
descritte formalità, per dimostrare,
che nel sommo Pontefice si ricono-
sce non meno la suprema dignità
del venerando capo della Chiesa
cattolica , ma eziandio l'autorità temr
porale di principe sovrano, dappoi-
ché una consimile cerimonia si os-
serva cogli arcivescovi di Milano, e
vuoisi introdotta allorquando alla
dignità arcivescovile riunirono 1' e-
sercizio di sovranità sul dominio
temporale di quel ducato.
Terminata l' incensatura del Pa-
pa, il Cardinal primo prete resti-
CAP
49
tuisce il turibolo al diacono, il
qua-
le incensa prima con due tiri lo
stesso Cardinale tornato al suo po-
sto sul ripiano del trono, e dopo i
due Cardinali diaconi assistenti, pre-
mettendo ogni volta la genuflessio-
ne al Pontefice. Quindi si alzano
tutti i Cardinali, e tutti quelli che
hanno luogo nella cappella , levan-
dosi i primi il berrettino rosso, che
mettono entro la bcvretta simile, ri-
cevuta dai propri caudatari [Vedi),
i quali restano a sedere per lasciar
libero il sito al diacono d'incensare
i rispettivi padroni, che prima si
fanno riverenza uno coU'altro. Quan-
do restano pochi, i Cardinali da in-
censarsi, finiscono i cantori 1' offer-
torio , e il celebrante, avvisato dal
maestro di cerimonie che lo assiste,
intuona il prefazio. Il diacono si
regola in modo da trovarsi in mez-
zo alla cappella per chinare il capo,
quando il celebrante dice Gralias
agarnus Domino Deo nostro^ uni-
tamente al cerimoniere, che lo ac-
compagna , il quale , se nel giorno
vi è il vespero , o il mattuliuo, o
nel di seguente debba tenersi Cap-
pella, avvisa precedentemente i Car-
dinali dell' ora stabilita dal Papa per
incominciarla. Finito che abbia il dia-
cono d'incensarci Cardinali, incomin-
cia a fare altrettanto, ma con un solo
tiro, sì co' patriarchi, come cogli ar-
civescovi e vescovi assistenti al so-
glio, indi col governatore , poi col
principe assistente al soglio, e dopo
coir uditore della camera, tesoriere,
maggiordomo, vescovi non assistenti
al soglio, commendatore di s. Spi-
rito, abbati mitrati, protonotari apo-
stolici partecipanti, ed onorari, reg-
gente della cancelleria se vi fosse,
generale degli Ordini religiosi , se-
natore, conservatori di Roma, e
priore de' capo-rioni ; indi col mae-
stro del sagro ospizio, colla prelatu-
ra per ordine, e col prete e sud-
diacono assistente, facendo a tutti
un inchino, che gli viene restituito.
Dopo di che sale all' altare , riceve
r incensazione dal maestro di ceri-
monie, che lo ha accompagnato in
tutto questo giio, ed a cui allora
consegna il turibolo. Quando però
dicesi il Sanctus^ mentre il diacono
i\x\ facendo l'incensazione, egli im-
25o GAP
mediatamente la tralascia, e vsi reca
all' altare ; se poi il prefazio si pro-
lungasse, e rimanesse tempo da in-
censale gli altri, dovrebbero ricevere
l'incensazione quelli, che hanno la
pace , e nel modo, che diremo di
questa.
Poco prima del trisagio, i Cardi-
nali per la terza volta scendono in
mezzo alla Cappella per recitare in-
sieme il Sanctus^ che pure ripeto-
no tutti gli altri, e ricevuta la con-
sueta Pontificia benedizione, torna-
no a' posti loro, ove s' inginocchiano
dopo aver avuto altra simile bene-
dizione dal Papa , che scende dal
trono, mentre i cantori cantano V Ho-
sauna in excehis, per andare a ge-
nuflettere nel suo genuflessorio (posto
in mezzo alla Cappella da due chie-
rici ) , ed ivi assistere all'elevazione.
Il Pontefice nello scendere è accom-
pagnato da due Cardinali diaconi ,
e da due uditori di Kola, che gli
sostengono i primi le fimbrie del
piviale, ed i secondi i lembi della
falda, sorreggendo lo strascico i due
camerieri segreti, che prendono poi
posto dietro al Papa. Appresso vie-
ne il decano della Rota (il quale
s' inginocchia in mezzo ai suddetti
due colleghi) sostenente la mitra,
che al genuflessorio gli leva il secon-
do diacono. Quest'ultimo coli' altro
Cardinale diacono va al banco del
proprio ordine. Sì pongono in ginoc-
chio, ai lati del Papa, i due primi
cerimonieri, che gli accomodano le
fimbrie del piviale , e il primo gli
leva dal capo il berrettino bianco
all' elevazione. Il principe assistente
al soglio rimane al suo posto ; ma
i patriarchi , arcivescovi e vescovi
assistenti al soglio, seguendo due a
due il Pontefice, si pongono dietro
a lui in ginocchio, dopo i detti udi-
tori di Rota. Prima della elevazio-
CAP
ne, ì mazzieri spalancano la metà
della porta di noce della balaustra-
ta, che si tiene socchiusa per metà
nel resto della messa, e gli svizzeri
tirano la portiera, o stuora, che sta
innanzi la porta grande d* ingresso.
Al Sanctus un maestro di cerimo-
nie accompagna quattro cappellani
comuni in cotta, siccome accoliti ce-
roferari, con torcie accese, i quali,
fatta la genuflessione all' altare e al
Papa, si mettono lateralmente due
per parte, e tornano poi in sagrestia
dopo r elevazione , facendo allora
soltanto la genuflessione all' altare.
Mentre si alzano l'ostia, e il calice
consagrato, non ha luogo ne il
canto, ne il suono del campanello ,
ma solo un cerimoniere dal lato
dell'epistola dà alcuni tiiù d'incen-
so neir elevazione dell' una e del-
l'altro, e le guardie nobili genuflet-
tono, pongono la spada a terra, e
si levano il cappello di testa. Né
meno fanno gli svizzeri , levandosi
il cappello, e ponendo il ginocchio
a terra. Il primo cerimoniere, termi-
nata l'elevazione, ripone il berrettino
in capo al Papa, il quale ripresa la
mitra dal Cardinale primo diacono,
con esso e col secondo, insieme al
primo maestro di cerimonie, co' due
uditori di Rota, e i due camerieri
segreti, sostenitori tutti del piviale,
e della falda, torna alla sua sedia,
e deposta nuovamente la mitra, re-
sta in piedi insieme a tutti gli astan-
ti, finche il celebrante non abbia
consumate le specie sagramentali. I
cantori , dopo l' elevazione cantano
il Benedictus, che dura finché il
celebrante dice: per omnia scecula
sceculorum, avanti l' orazione domi-
nicale. Allorché il celebrante dice il
Pater noster, i Cardinali tornano
per la quarta ed ultima volta in
mezzo alla Cappella , e genuflessi
GAP
ndlorano il ss. Sacramento, aspettan-
do poi in piedi per dire gli Agnus
Dei, che sì ripetono da tutti quelli,
i quali hanno luogo in Cappella,
dopoché il celebrante abbia cintato il
Pax Domini sit semper vobiscum.
Dipoi i Cardinali, latta un' altra a-
dorazione colle due ginocchia al ss.
Sacramento, e benedetti dal Papa,
tornano a' posti loro. Indi il Cardi-
nal prete assistente con cappa sciol-
ta, accompagnato da un cerimonie-
re, va ali' altare, ove genuflesso vi-
cino al celebrante, si alza, bacia la
mensa, e poi riceve dal medesimo
l'amplesso della pace, che sale al
trono a portare al Papa. Questi
la dà ai due Cardinali diaconi as-
sistenti, che scesi dal trono, e ge-
nuflettendo avanti l'altare, risalgo-
no per riceveila uno dopo l'altro.
Il Cardinal primo prete tornato al
suo stallo, trova ad aspettarlo il
prete assistente al celebrante in pi-
viale , a cui dà la pace , affinchè
la porti al Cardinal decano, o pri-
mo vescovo de' presenti , e poi al
Cardinal secondo prete, che la dà
al suo vicino, e questi all'altro sino
all'ultimo, facendosi riverenza vi-
cendevolmente dopo averla ricevu-
ta. Cosi praticano tutti quei , che
la ricevono, dicendo il primo Pax
tecum, e rispondendo il secondo, et
cum spirila tuo. Passa poi il prete
assistente a portarla al primo dei
Cardinali diaconi, che stanno al loro
banco, acciocché la comunichi a' vi-
cini ; indi la porta al patriarca, o
arcivescovo, o vescovo assistente al
soglio più anziano, che la passa ai
compagni , poscia al governatore ,
quindi al principe assistente al so-
glio, e poi al maestro di cerimonie,
clic lo ha accompagnato. E da av-
vertirsi, che il governatore passa la
paa^ all'uditore della camera, que-
CAP :j5i
sti la da al tesoriere, che la comu-
nica al maggiordomo, proseguendosi
a' vescovi non assistenti, ed ai ve-
scovi orientali pei Pontificali ed or-
dinazioni in Roma del loro rito ;
finalmente agli abbati mitrati, e pel
primo al commendatore di s. Spi-
rito, ai generali degli Ordini reli-
giosi, ai procuratori generali dei me-
desimi, al predicatore apostolico, al
confessore della famiglia Pontifìcia,
ed ai procuratori di collegio. 11
detto cerimoniere reca di poi la pa-
ce al primo protonotario, che la dà
ai compagni, indi la porta al sena-
tore, e al primo conservatore, che
la comunica a' colleglli ; poscia la
passa al maestro del sagro ospizio,
agli uditori di Rota, che la devono
daie a' chierici di camera, a' vo-
tanti di segnatura, ed agli abbre-
viatori. Salito il cerimoniere sul ri-
piano dell'altare, passa la pace al
decano della Rota, al primo mae-
stro di cerimonie , al primo came-
riere segreto della falda, che la co-
munica al compagno, e disceso da-
gli scalini dell'altare, recasi a por-
tarla ai camerieri segreti , che sie-
dono avanti ai prelati di fiocchetti,
a' soprannumerari e di onore, agli
avvocati concistoriali , e al primo
cappellano segreto, i quali tutti la
passano agli altri compagni , rice-
vendola i chierici segreti dai detti
cappellani, e dandola ai cappellani
conumi, i quali la comunicano agli
aiutanti di camera del Papa. Quan-
do il prete assistente fa ritorno al-
l'altare, dà la pace al diacono, e
questi al suddiacono, da cui si par-
tecipa al cerimoniere assistente al
celebrante, che la dà agli altri suoi
compagni, i quali stanno in fila a
riceverla in uno a* chierici della cap-
pollii, ed agli {uxolili wroferari.
Dopoché il celebrante si è comu-
!i52 GAP
nicato, il coro incomincia a canta-
re il Communio, che dura finche es-
so colla mitra preziosa in testa si
lava le mani per la terza volta nel
modo SLiddescritto ; indi si legge il
Communio^ mentre tutti quelli della
Cappella siedono; ma dopo il Domi-
nus vohiscum, tutti si rialzano al-
la recita dell' orazione , terminata
la quale il diacono canta Vite mis-
sa est. Finalmente il Pontefice (sos-
tenendogli le fìmbrie del piviale i
due Cardinali diaconi _, e V estremo
lembo sinistro del piviale il primo
de' protonotari apostolici), dicendo,
Sit nomen Domini benedictum, etc,
dà la solenne benedizione. Dopo di
essa il celebrante incomincia il van-
gelo di s. Giovanni e lo prosegue
partendo dall' altare colla mitra pre-
ziosa in capo, accompagnato dai mi-
nistri assistenti, terminandolo in sa-
grestia. Il Merati ne dà la spie-
gazione nel tom. I , par. I , pag.
243 e seg. Il Papa intanto scende
dal trono, benedice il sagro Colle-
gio, e fatta orazione al genuflessorio
preceduto e seguito nel modo con
cui si è recato in Cappella, ritorna
in sagrestia, a spogliarsi de' sagri
paramenti, e poscia alle sue camere
col corteggio suddescritto. S' egli non
ha nel giorno precedente assistito al
vespero, dopo il quale suol ricevere
il giuramento dai conservatori, ed
altri magistrati del popolo romano,
lo riceve, appena terminata la mes-
sa, sedente in trono.
E bene qui avvertire, che men-
tre nelle Cappelle si celebrano le
messe, i Pontefici sogliono dichia-
rare alcun arcivescovo o vescovo
assistente al sogho, coli' inviare do-
po l'epistola, dopo il vangelo, o
mentre cantasi il Credo, il mae-
stro delle cerimonie al banco dei
vescovi, a partecipargli che Io fa
GAP
assistente al soglio. Allora alzatosi
il prelato, fatta una genuflessione al-
l'altare e al Papa, viene dal ceri-
moniere accompagnato al luogo de-
gli arcivescovi e vescovi assistenti al
soglio, prendendo l'ultimo posto. A.
questa Pontifìcia distinzione succede
la spedizione del relativo breve, col
quale pur si fanno dal Pontefice altri
vescovi, senza tal cerimonia. Recan-
dosi essi, dopo aver ricevuto il breve
medesimo, in Cappella, vanno a di-
rittura al posto, che lor compete.
Talora in una medesima Cappella
succedette la dichiarazione di due
vescovi assistenti al soglio ( Fedi ) .
Papa Innocenzo XIII fece tra gli al-
tri esempii ciò eseguire nella perso-
na di monsignor Herrera, benché
egli non v' intervenisse, e Benedet-
to XIII dichiaronne molti contem-
poraneamente, e persino otto in uno
stesso tempo.
Se per qualche impedimento il
Papa non può intervenire alla Cap-
pella (nel qual caso se ne astengono
pure il principe assistente al soglio
e il magistrato romano), tutti gli
altri sono obbligati ad intervenirvi.
Adunati che sieno i Cardinali, e
giunta r ora della celebrazione del-
la messa secondo la intimazione, il
primo maestro de' cerimonieri assi-
stenti, siccome avvertimmo altrove,
domanda il permesso ai Cardinali
capi degli ordini de' vescovi, de' pre-
ti, e de' diaconi, d' incominciare la
messa, nella quale il celebrante fa
tutte quelle cerimonie in questo pa-
ragrafo descritte, e che serviranno
di norma a tutte le altre seguenti
Cappelle, nelle quali si noteranno
soltanto le differenze, che potranno
esservi. Le altre cerimonie poi, che si
esercitano dal celebrante, stante l' as-
senza del Pontefice, consistono in
ciò, che andiamo ad indicare. Il Cai--
GAP
dinaie pertanto, o patriarca, arcive-
scovo, o vescovo celebrante, fa la
confessione ed introito co' sagri mi-
nistri assistenti ; pone V incenso o-
gni volta, che occorre, nel turibolo,
e lo benedice secondo il consueto.
Benedice eziandio, ciò che dee fare
il diacono, benedice altresì l'acqua
prima che il suddiacono la ponga
nel calice, ed al termine della mes-
sa comparte la trina benedizione
colla mitra in capo. Inoltre il sud-
diacono, dopo il canto dell' episto-
la, genuflesso innanzi al celebrante,
gli bacia la mano, ed altrettanto fa
il diacono prima di cantare il van^
gelo, nel mentre che i maestri di
camera, ed i gentiluomini, che deb-
bono versare l'acqua sulle mani,
pure genuflettendo , sostengono il
bacile, ed il boccale. Qualora non
vi sia il sermone ( giacché tocca al
sermoneggiatore di pubblicare l' in-
dulgenza, benché il Papa sia assen-
te, concedendola preventivamente ) ,
incombe al celebrante notificarla al
termine della messa, sebbene non vi
assista il Pontefice. Avverte poi l'A-
dami, nella sua opera per ben re-
golare il coro della Cappella Pon-
dlìcia, che quando alle cappelle non
assiste il Papa, V introito si canta
andante, e si termina il verso del
salmo, quando il celebrante sarà sa-
lito all'altare; che il graduale si
dice più presto, dappoiché non es-
sendovi il Papa, tutta la funzione è
regolata dal celebrante, e perciò rie-
sce più breve, e sollecita, ed an-
che r offertorio si dice più an-
dante.
Finalmente dai Diarii dei maestri
delle cerimonie Pontificie, che si
conservano nell'archivio di que' mae-
stri, situato nel palazzo quirinale, si
rileva, che la romana prelatura de-
ve intervenire nelle Cappelle Papa-
CAP 2^3
li tanto quando il sommo Pontefi-
ce » assente da Roma, quanto al-
lorché trovasi impedito per affari, od
é indisposto nella salute. E ciò stet-
te sempre così a cuore dei sommi
Pontefici, che Adriano VI, eietto nel
i52?., col moto-proprio Cum una
sanata Catholica, nel prescrivere la
presenza della romana prelatura nel-
le Cappelle Pontificie, ad alcuni col-
legi intimò, in caso di mancanza, le
censure ecclesiastiche, e la perdita
della rispettiva parte degli emolu-
menti di un anno per cadauna man-
canza. Fra le suindicate testimonianze,
ne abbiamo principalmente dai Dia-
rii di Domenico Cappelli dei 3o
marzo i684, regnante il veneran-
do Innocenzo XI, Odescalchi. Ecco
quanto egli scrisse in quello d'In-
nocenzo- XII, Pìgnatelli , die 9 no-
venibris 1692: Et sane indecens est,
ut tam pauci praelati in capei-
lam accedantj eo quod Papa non
est interfuturus , quasi, ut Cardina-
lis Ottobonus, postcaAlexanderFIIIy
optinie redarguebatj absente Papa^
Deus non esset in capella. Si leg-
ge quindi in un manoscritto di mon-
signor Dini, prefetto de' cerimonieri
Pontifìcii, sotto Pio VI, riguardan-
te r ordine da tenersi nella Cappel-
la Pontificia nell'assenza del Papa^
che egli si lagna perché pochi pre-
lati v' intervenivano. Inoltre non è a
tacersi, che monsignor Giovanni For-
nici, secondo maestro di cerimonie,
e segretario della congregazione ce-
remoniale, di cui abbiamo le In-
stituliones liturgicae, Romae i82 5>,
nel Pontificato di Pio VII , e
nell'anno 1829,, dopo aver esami-
nati i documenti preziosi, che tro-
vansi nel menzionato archivio, com-
pilò un breve manuale pe* suoi col-
leghi, ed al paragrafo, dell'ordine
di sedare i vcsco\'i assìslcnli, allor-
^54 CAP
tonando non s}' interviene il Papa,
così egli si esprime : » I vescovi as-
>' sistenti al soglio Pontifìcio pren-
'•' dono luogo tra i non assistenti,
•' conservando la precedenza della
'> loio consagrazione. La prelatura
5' conserva lo stesso ordine soltan-
« to quando si alza in piedi, cioè
» quella che siede agli scalini del
>■> trono, e delf altare, si trattiene
>> avanti gli scalini, sui quali sede-
'* va, rivolta all' altare. I principi
>» assistenti al soglio, il senatore, i
» conservatori di Roma, il priore dei
'» caporioni, e la sola famiglia del
'-> Papa non intervengono : tutti gli
« altri, che hanno luogo in Cap-
" pella Pontifìcia, debbono inter-
^> venirvi, e sedere ai loro posti".
1, Primo vespero delV Epifania
a" 5 gennaio.
Questo vespero Papale, in cui i
Cardinali si recano con una carroz-
za con livree di gala , con vesti ,
cappe, cuscino ed ombrellino rosso,
e col caudatario in croccia, che as-
sume in tutte le Cappelle, e vesperi
Pontifìcii , si celebra nella Sistina
del palazzo apostolico vaticano, ov-
vero nella cappella Paolina al Qui-
rinale, secondo che qui o là abita
il Papa, La coltre del trono, e la
coltrina della sedia sono di lama
d'argento, co' ricami di fiori d'oro.
11 quadro dell'altare rappresenta in
un arazzo l'adorazione di Gesù Bam-
bino, fatta dai tre re Magi, ed il
paliotto è bianco. II Papa, i Cardi-
nali, e gli altri si recano in Cap-
pella nel modo, e colle cerimonie
descritte, particolarmente nel prece-
dente numero i. Talvolta antica-
mente iPapi, dalla camera de' para-
menti si recavano ai vesperi in sedia
gestatoria, ciò che facevano in tutte
CAP
le Cappelle, meno i mattutini , le
domeniche dell'avvento, e quelle di
quaresima, eccettuata la Lcelare, e
la Gaudete, in cui adoperavano la
sedia gestatoria.
Entrato il Pontefice in cappella
col piviale bianco, e mitra di lama
d'oro, dopo aver benedetto il sagro
Collegio, fa breve orazione al genu-
flessorio avanti l'altare, indi sale al
trono, ove colla solita assistenza
riceve i Cardinali all' ubbidienza,
dopo la quale si alza in piedi il
Pontefice, e recitato sotto voce il
Pater noster e V Ave Maria, sor-
reggendogli il hbro e la candela i
patriarchi , arcivescovi , o vescovi
assistenti al soglio, intona il vespero
dicendo: Deus, in adiutoriiini menni
intende, a cui risponde il coro dei
cappellani cantori, che cantano il
vespero, con modo assai grave. L'an-
ziano poscia dei soprani intuona la
prima antifona, che dee proseguire
lo stesso coro in contrappunto, men-
tre vengono dal medesimo anziano
distribuite le antifone, che cantano
gli altri soprani. Indi il Cardinal
primo prete va a sedere sul ripiano
del trono con cappa sciolta, e ber-
retta in mano.
Terminato l'ultimo salmo, e re-
plicata l'antifona, si apre il finestri-
no della cantoria verso l'altare, ed
un soprano deputato dal menzionato
anziano, fatta genuflessione all' alta-
re e al Papa, che si alza in piedi
sul trono con mitra in capo, canta
il capitolo, dopo il quale il Ponte-
fice siede, ed appena ha deposta la
mitra, e si è rialzato, due altri so-
prani anziani intonano 1' inno .
Quando questo è finito, dicono gli
stessi soprani il versetto^ e poi in-
tonano il cantico Magnificat, dopo
che l'anziano abbia detta la sua
autiiòiia. Alcuni versetti del cantico
GAP
si cantano in falso bordone, che è
im' unione di consonanze, abbellita
da qualche legatura di note musi-
cali. E il Papa, allorché viene in-
tronata l'antifona del Magnificat,
torna a sedere, venendo coperto di
mitra dal Cardinal primo diacono,
pone r incenso nel turibolo, e men-
tre incominciasi il cantico, si rialza,
si segna, scende dal trono, benedice i
Cardinali, e \'a ad incensare l'altare,
la cui sopra tovaglia fu distesa sidla
mensa da due uditori di Rota, assi-
stiti da un cerimoniere. Sostengono
poi le fimbrie del piviale al Ponte-
fice i due Cai'dinaH diaconi, e la
falda nel davanti , due uditori di
Rota, e lo strascico due camerieri
segreti partecipanti. Giunto a pie
dell'altare, il Papa depone la mitra
sul ripiano, ricevendo 1' incensiere
dal Cardinal primo prete. Dopo
aver incensata la croce, incomincia
a recitare il Magnificat^ e terminata
l'incensazione dell'altare, restituisce il
turibolo al Cardinal primo prete. Tor-
na nel mezzo dell'altare, ove dice Glo-
ria Patri etc. , e dopo essere stato rico-
perto di mitra dal Cardinal secondo
diacono, torna al trono. Indi dal me-
desimo Cardinal prete viene incensato,
dopo di che il detto Porporato reca-
tosi al suo posto nel ripiano del
soglio, riceve da un votante di se-
gnatura in cotta e rocchetto, assi-
stito da un cerimoniere, la consueta
incensazione nel modo suddetto, col
quale pure incensa i due Cardinali
diaconi assistenti, e per ordine tutto
il sagro Collegio, avvisando contem-
poraneamente il cerimoniere i Car-
dinali, a seconda di quanto si av-
vertì altrove, dell'ora in cui nel dì
seguente incomincia la Cappella. I
cantori hanno T avvertenza di co-
minciare il Gloria Patri quando
sono stati incensati tutti i Cardinali
CAP $55
preti , affinchè il menzionato pre-
lato votante possa fermarsi in mez-
zo alla cappella chinando il ca-
po, e poi passare ad incensare i
Cardinali diaconi. Che se ve ne fosse
uno solo, e stesse questi al ban-
co de' preti , dopo la sua incensa-
zione, incominciasi il Gloria, e il
Sicut erat in falso bordone andante,
o in canto figurato, se i diaconi fos-
sero molti, dovendo terminare quan-
do sia incensato l' ultimo Cardinal
diacono, perchè la ripetizione, che
due contralti fanno dell' antifona,
dee terminare quando sono stati
incensati i patriarchi, arcivescovi, e
vescovi assistenti al soglio, il gover-
natore di Roma, e il principe assi-
stente al soglio, e poi rispondono
al Papa. Per mancanza di tempo
pochi altri hanno 1' incensazione; e
il Papa intanto siede, è coperto di
mitra, ma terminata che sia dai
detti cantori la ripetizione dell'an-
tifona, viene scoperto di mitra , si
alza , canta il Domimis vobiscuni ,
e poi r orazione , cui rispondo-
no i cantori, dicendosi quindi da
due soprani anziani il Benedica"
mus Domino, cui il coro risponde
Deo grati as. Si termina dal Pa-
pa la funzione col dare la solen-
ne benedizione, rispondendogli sem-
pre i cantori. Finalmente , ripre-
sa dal Pontefice la mitra, scende
dal soglio, e dopo breve orazione al
genufiessorio, va a spogliarsi nella
camera dei paramenti, col solito
accompagnamento, seguendolo alle
sue camere il Pontificio corteggio.
Se il Papa , per qualche impedi-
mento, non intervenisse al vespero,
allora il Cardinal vescovo, che dee
celebrare la messa nella seguente
mattina, o il Cardinal prete (se
tocca celebrare ad uno di quest'or-
dine) intona il vespero sul genuflesso-
256 CAP
rio dalla parte dell'epistola, incensa
l'aliare, e alla fine colla mitra in
capo, dopo d'essere risalito all'alta-
re, dà la triplice benedizione invece
del Papa. Pel coro de' cappellani
cantori la funzione è la medesima,
come vi fosse il Pontefice; ma ne
il principe assistente al soglio, ne il
senatore, ne i tre conservatori di
Roma, ed il priore de' capo-rioni ,
intervengono in Cappella. Questa de-
scrizione del vespero dell'Epifania
potrà servire pegli altri sei vesperi,
dell' Ascensione , Pentecoste, ss. Tri-
nità, Corpus Domini y Ognissanti, e
per la Circoncisione, che si regolano
allo stesso modo. Dove però ce ne
fossero, noi non mancheremo di no-
tarvi le piccole variazioni.
3. Cappella Papale per la festa
dell' Epifania a' 6 gennaio.
Si celebra nella Sistina del Va-
ticano, o Paolina del Quirinale,
secondochè o nell'uno, o nell' al-
tro palazzo abiti il Pontefice. Anti-
camente si celebrava nella basiU-
ca di san Pietro, come dice il Se-
stini, stampato nel i634. Benedetto
XIII, nel 1726, dopo aver cantato
nel giorno precedente il solenne
vespero nella cappella Sistina, nella
mattina della festa celebrò l' ora di
terza nella sala ducale , e pontifi-
calmente la messa nella medesima
cappella. Trovandosi poi, nei primi
giorni del 1729, ad abitare nella
canonica di s. Giovanni in Laterano,
per consacrare vari altari di quella
basilica, celebrò i vesperi, e cantò
messa per questa festività in detta
chiesa. Nel seguente anno 1780,
Benedetto XIII nella Cappella Sistina
volle di nuovo cantare messa Pon-
tificale.
• 1 Cardinali si recano a questa
CAP
Cappella con due carrozze, livree
di gala, vesti, cappe, cuscino, ed
ombrellino rosso. L'arazzo del qua-
dio dell' altare è quello medesimo
del vespero, come lo sono il baldac-
chino, coltre, e cortina del trono,
e sedia. Canta messa un Cardina-
le dell'ordine de' vescovi, usando
i paramenti di color bianco, come
lo è il paliotto; ed il Papa si reca
in Cappella preceduto dal solito cor-
teggio, in piviale bianco, e triregno
in testa. Anticamente dopo ch'egli
avea celebrato nella cappella segreta
[Vedi) privatamente il divin sagri-
fìzio , il Cardinal pro-datario gli
presentava il collegio degli scrittori
apostolici ( Vedi), uno de' quali, re-
citando una orazione latina, gli of-
friva il tributo entro coppa d'ar-
gento, di cento scudi d'oro a nome
di tutti i colleghi. Il mottetto, che
in tal festività si canta, Surge^ il-
luminare Jerus aleni y per solito è
composizione del rinomato Palestri-
na; e il discorso si pronunzia dal
p. procurator generale dei servi di
Maria, coll'abito della sua religione,
dopo il quale egli pubblica l' indul-
genza d' anni trenta.
Tal recita del sermone nella Pon-
tificia Cappella nel di della Epifania
del Signore, da antica epoca ap-
partiene all' Ordine de' serviti, tro-
vandosi ciò già registrato dal mae-
stro di cerimonie Burcardo sino
dall'anno 14^87, regnando Innocenzo
Vili. E in fatti narra egli, che
avendo in quell' anno il p. maestro
del sagro palazzo destinato a farlo
Carlo di Cesena chierico secolare, il
Cardinal di s. Angelo protettore del-
l' Ordine de'servi di Maria, non solo
si oppose a questa innovazione, ma
avendo esposto al Papa, che i reli-
giosi serviti, erano in possesso di tal
prerogativa, Innocenzo VII! dichia-
GAP
rb, che non si dovesse togliere al-
l'Ordine l'uso di far pronunziare
da un suo individuo il sermone in
Cappella alla presenza del Papa,
de' Cardinali , e degli altri. Cosi ne
confermò il privilegio, comandando
che in seguito si dovesse diligente-
mente osservare.
Che talvolta poi tali discorsi si
pubblicassero colle stampe , lo ab-
biamo da questi due esempi, i." Ni-
colai Ceo cremonensis Ord. servo-
rum proc. generalis, Oratìones ha-
hitae ad Urbanum FUI P, M.
diehus a sede Apost. religioni S. M.
servorum assignalis, Romae 1628.
2.° Reverendissimi d. magistri Ludovi-
ci Justiniani Ord. servorum B. M.
V. generalis, Orationes IV corani
SS. D. N. Alexandre FU in sa-
cello pontificio hahitae y videlicet
dime in Epiphania, ac totidem in
Doniinica Passionisi 1667. Oltre
a ciò abbiamo , che nel 1689 fu
fatta la sagra conclone, dopo il ve-
spero di questa solennità , da un
chierico appartenente al collegio degli
scrittori apostolici, che fu pubblica-
to colle stampe, e col seguente ti-
tolo: Oratio ad S. D. N. Inno-
centiuni Pont. XI, hahiia in pala-
tio quirinali die Epiphanìae post
vesperas an. Dom. 1689,, a Frane.
Paulo Renault clerico Tullen, Dìaec.
collega scriptorum apostol, rescri-
bendariOj Romae 1689.
4. Cappella Papale nella basilica
vaticana a 1 8 gennaio , per la
cattedra romana di s. Pietro.
I Cardinali vi si recano con cap-
pe, e tutt' altro di colore rosso, e
canta messa il Cardinale arcipre-
te della basilica, e per esso altro
Cardinale prete , o vescovo , assu-
mendo i paramenti bianchi. In que-
VOL. vili.
GAP !i57
sto giorno soleva cantarla l'ultimo
Cardinale dell' ordine de' preti , ed
ogni anno si affiggeva ad una delle
colonne della confessione, ove resta-
va tutto il giorno, il Pontificio bre-
ve, con cui il Papa lo abilitava a
celebrare nell'altare Papale della Con-
fessione, ove non è lecito di cele-
brare la messa che ai Sommi Pon-
tefici, come negli altari Papali del-
le altre tre patriarcali di s. Oiovan-
ni, di s. Paolo, e di s. Maria Mag-
giore. E sebbene il Pontefice Pio
VI, con suo breve de' 20 dicem-
bre 1775, stabilisse, che il Cardi-
nal arciprete della basilica dovesse
atmualmente fare questa funzione,
come riporta il Cancellieri , De Se-
cretariisj tom. Ili, p. i 265, fa sem-
pre duopo della spedizione ed ajfis-
sionc del breve Pontificio. Se poi
l'arciprete fosse diacono, od impoten-
te a celebrarla, dovesse deputare al-
tro Cardinale, evvi eziandio bisogno
della spedizione del Pontificio breve,
che si appende tuttora alle colonne
della Confessione, come praticavasi
anticamente.
I Cardinali, e tutti gli altri, che
hanno luogo in Cappella, si aduna-
no nella cappella della Pietà, ridot-
ta con arazzi e damaschi rossi a
stanza de' paramenti , ed ivi nel
contiguo stanzolino va il Pontefice
a deporre la stola ed il cappello, ed
a prendere la falda. Recatosi al let-
to de' paramenti , quivi depone la
mezzetta, e si veste degli abiti con-
sueti, ed in piviale bianco, e trire-
gno ascende in sedia gestatoria fra
i flabelli, preceduto e seguito da
que' personaggi, nel modo descritto
all'anteriore § IX, num. i. Il ca-
pitolo di s. Pietro, composto di ca-
nonici, benefiziati, e chierici benefi-
ziati ec, si schiera fuori della delta
cappella in abito corale, nacnlrc al
»7
!25:S CAP
comparire il Papa, i musici di quel
capitolo cantano : Tu es Pelrus, etc.
Giunta la processione innanzi l'altare
del ss. Sagramento esposto nella cap-
pella, che ne porta il nome, ognu-
no fa la genuflessione, e si ritira
da un lato ad orare, prendendo
luogo ne' banchi latei'ali i soli Car-
dinali. Sceso dalla sedia il Pontefi-
ce, va a fare orazione al suo ingi-
nocchiatoio coperto da un grande
strato di velluto cremisi con gallo-
ni e frangie d'oro, e cuscini simili.
• Indi s'avvia la processione all'altare
Papale, e rimontato il Papa sulla
sedia gestatoria, ne discende avanti
l'altare della Confessione, e dopo
aver nel genuflessorio fatta breve ora-
zione, incomincia l'introito col ce-
lebrante. Poscia il Pontefice va al
trono, situato dalla parte della cat-
tedra di s. Pietro, dirimpetto alla
Confessione. Al soglio assistono i tre
soliti Cardinali, cioè il più antico
dell'ordine de' preti, e i due primi di
quello de' diaconi, col principe assi-
stente, ed il primo cerimoniere ,
mentre i patriarchi, arcivescovi, e
vescovi siedono nel primo gradino
di esso. Dalla parte destra, al terzo
gradino, siede il magistrato romano,
e gli avvocati concistoriali stanno più
sotto, e alla parte opposta siedono il
decano della Rota co' due camerie-
ri segreti. Nel ^nultimo gradino
poi dalla parte davanti siedono
gli uditori di Rota col padre mae-
stro del sagro palazzo, i chieri-
ci di camera, i votanti di segna-
tura, e gli abbreviatori. L' altare
Papale è fiancheggiato dai camerie-
ri segreti partecipanti ed onorari ,
dai cappellani segreti, e di onore,
dai chierici segreti, dai cappellani
comuni, e dagli aiutanti di came-
ra. Tutti stanno seduti sugli scali-
ni, e Io stesso fanno negli altri i bus-
CAP
solanti E qui da avvertirsi, eh* qua-
lora in s. Pietro si celebrasse Cap-
pella, o Pontificale, il canonico al-
tarista (Vedi) ha il diritto di pren-
der luogo su questi scalini avanti
il cameriere segreto più degno, ve-
stito di cotta e rocchetto.
Dall'uno e l'altro lato del presbi-
terio vi sono vari ordini di banchi:
nel primo a destra del soglio sie-
dono i Cardinali vescovi e pre-
ti; nel secondo il governatore, l'u-
ditore della camera, il tesoriere, il
maggiordomo, nonché i vescovi non
assistenti ed orientali, il commen-
datore di s. Spirito, e gli abbati
mitrati. Nel primo banco a sinistra
siedono i Cardinali diaconi, e quei
preti, che non capivano nell'altro;
nel secondo, i protonotari apostoli-
ci partecipanti, ed onorari, col reg-
gente della cancelleria, se vi fosse;
mentre nel terzo banco stanno i
generali e procuratori generali de-
gli Ordini religiosi, il predicatore
apostolico, il confessore della fami-
glia Pontificia, ed i procuratori di
collegio. Al termine del banco dei
Cardinali diaconi sta in piedi il
maestro del sagro ospizio , ed è
situato il pulpitino pel discorso ,
che si recita da un individuo del-
la nobile accademia ecclesiastica in
cappa e berretta, a tenore della
concessione di Pio VI, riguardato
come ristauratore di quell'accademia.
Terminato il sermone, chi lo pronun-
ziò pubblica l'indulgenza di trenta
anni. Il sermone suol essere stampato,
e si distribuisce dopo la Cappella ai
Cardinali, e agli altri, mentre viene
umiliato al Pontefice nelle sue ca-
mere dallo stesso personaggio, che lo
ha recitato, accompagnato dal pre-
lato presidente dell'accademia. Av-
vertasi, che la credenza pel cele-
brante sta a cornu epistolae ^ guar-
GAP
nendo il grandioso quadrato o pres-
biteiio della cappella copioso nu-
mero di guardie nobili, e svizzere.
La civica scelta poi, i capotori, e
]a truppa di linea, cioè i granatieri,
fanno da ambedue le parli ala dal-
la confessione all'altare della Pietà ;
mentre in parecchie tribune pren-
dono luogo i principi sovrani, e nei
palchi il corpo diplomatico co' si-
gnori distinti , ed in altri le dame.
La funzione si regola nello stes-
so modo, come si celebrasse nella
Cappella del palazzo apostolico, non
essendola cosa degna di particolare
osservazione; ed il mottetto all'of-
fertorio. Tu es pastor oviunij, è tal-
volta del Palestrina, ed ha due
parti.
Terminata la messa, il Papa va al
genuflessorio, ove un canonico della
basilica, vescovo assistente al soglio,
gli presenta l'orazione, Ante oculos,
mentre altro canonico, pure vescovo
assistente, sostiene la bugia. In pari
tempo sono dispensate a' Cardinali
altrettante orazioni, acciocché le re-
citino agli stalli loro. Dopo di che,
prima che il Pontefice ascenda sul-
la sedia gestatoria, s'incammina la
processione col medesimo ordine al-
la cappella della Pietà, ove spoglia-
tosi il Papa, e ripresa la mozzetta
e la stola, preceduto dalla croce a-
stata, che si porta dal suo crocifero,
e corteggiato dal Cardinal arciprete
e dal capitolo, fa ritorno alla pro-
pria residenza. Non è a tacersi, che
Leone XII, nel 1 829 , avendo vo-
luto celebrare messa bassa prima
dell'ora della Cappella all' altare
della cattedra, dall'altare stesso, si
iccò a piedi a qucUo della confes-
sione, per cui non ebbe luogo la
processione , e la sedia gestatoria
uè avanti, ne dopo la cappella. Il
perchè i Cardinali, la prelatura, e
CAP a5g
gli altri giunti nella basilica si re-
carono a dirittura al proprio posto,
come si pratica nelle Cappelle fuori
del palazzo apostolico, quando non
interviene il Pontefice.
Volendo dire alcuna cosa sull* isti-
tuzione di questa Cappella, fa duopo
premettere, che zelando il Pontefice.
Paolo IV di confutare maggiormen-
te i luterani , che senza alcun fon-
damento negavano ostinati la venuta
di s. Pietro in Roma , e vedendo
che la festa della cattedra romana
dal primo santo Pontefice già da
molto tempo era in diverse chiese
passata in dimenticanza , con decreto
de' 2 3 gennaio iSSy, registrato ne-
gli atti concistoriali , espressamente
ordinò, che questa si celebrasse per
tutta la Chiesa a' 18 gennaio, come
a' 22 febbraio si celebra la festa
della cattedra antiochena del mede-
simo principe degli apostoli. Ma la
bolla Ineffabilìs j che si legge nel
tomo IV , part. I , pag. 342 ^ del
Bull. Rom.j colla quale ciò si pre-
scrive più autorevolmente , noti fu
pubblicata da Paolo IV , che nel
concistoro de' i4 gennaio i558, sic-
come pure rilevasi dagli atti concisto-
riali. La ristaurazione di questa festa
diede origine alla Cappella in discorso,
la quale però non si faceva da prin-
cipio nella basilica vaticana , ma si
nel palazzo apostolico; dappoiché
attesta il maestro delle cerimonie
Cornelio Firmano, nel Diario dei
18 gennaio i566, che per la festi-
vità della Cattedra di s. Pietro in
Roma, fu celebrata la messa nella
basilica vaticana , perchè non si
potè a tempo parare la cappella
Paolina del Vaticano a cagione del
conclave, e stante la seguita elezione
di Pio V, a' 7 dello stesso mese, e
la sua coronazione a' 17 gennaio.
Nella cappella Paolina per altro fa
26o GAP
celebrata nell' anno seguente 1 567 ,
benché assente il Pontefice s. Pio
V , cantandovi messa il Cardinal
Lomellini, coir intervento di trenta-
tre Cardinali. Dopo la cappella, i
Cardinali collegialmente , preceduti
dai mazzieri, e dal menzionalo mae-
stro delle cerimonie, si recarono nel-
la contigua basilica a fare orazione
al ss. Sagramento , ed alla tomba
dei principi degli apostoli. Quindi
da molto tempo in poi questa Cap-
pella venne costantemente celebrata
nella detta basilica di s. Pietro.
Se poi tal Cappella cadesse in
sede vacante, ecco ciò, che fu prati-
cato nell'ultima del i83i, secondo
quanto prescrisse il sagro Collegio
sull'altare ove si dovea celebrare la
messa. Il mattutino fu dal capitolo
cantato secondo il solito, e la messa
fu cantata Pontificalmente all'altare
della Cattedra da monsignor Canali,
arcivescovo di Larissa , e canonico
della basilica. Parlandosi del Ponti-
ficale per la festa dei ss. Pietro e
Paolo, si vedranno però vari esem-
pi , che nelle sedi vacanti furono
celebrate le messe solenni in un al-
tare portatile avanti l'altare Papale,
nello stesso modo, che si pratica nel-
la basilica lateranense , per la Cap-
pella Cardinalizia dell'ottava de" me-
desimi principi degli apostoli. Bene-
detto XIV permise, che soltanto nel
giorno della commemorazione di s.
Paolo, come descriviamo a tal Cap-
pella prelatizia, un vescovo assistente
al soglio potesse celebrare nell'altar
Papale della basilica di s. Paolo,
per tal Cappella. Inoltre aggiungiamo
che la basilica liberiana di s. Maria
Maggiore ha un secondo altare Pa-
pale nella cappella Sistina del Pre-
sepio , o del ss. Sagramento , per
singolarissimo privilegio concessole
da Sisto V, che la fece edificare, e
GAP
perciò chiamata Sistina . In quella
cappella i Sommi Pontefici celebra-
vano il mattutino nella notte delia
vigilia di Natale, il che pur fece
Leone XII a' nostri dì, come si ripor-
terà al numero ^6 di questo §
X. Nel detto altare pertanto , seb-
ne Sisto V lo dichiarasse Papale,
permise che celebrassero la messa
conventuale in tutta 1' ottava della
festa del Corpus Domini ^ quei ca-
nonici, e sempre i beneficiati, meno
le feste, che possono cadere in quel-
r ottava , in cui allora canta messa
un canonico. Il Cardinal arciprete
della basilica, o un vescovo canoni-
co di essa vi canta la prima messa
di Natale, ed un semplice canoni-
co la seconda; e le tre messe nella
vigilia dell' Ascensione, in cui ricorre
la traslazione del corpo di s. Giro-
lamo , una viene cantata da un ca-
nonico, e le altre due dai benefi-
ciati, per la festa poi dello stesso san-
to dottore, da un canonico si dice
sul medesimo altare Pontificio altra
messa .
S. Cappella Papale per la Purifi-
cazione di Maria Verdine a' 2
febbraio, colla benedizione, distri-
buzione e processione delie can-
dele, e Te Deum dopo la messa.
Questa funzione si celebra nella
cappella del palazzo, che abita il
Papa ; ma il regnante Gregorio XYI
perchè riuscisse più decorosa e po-
tesse essere goduta dai forastieri ,
che in gran numero vi concorrono,
la fece, dal 1889 in poi, nella basi-
lica vaticana, come appresso si dirà.
I Cardinali pertanto si recano al
palazzo apostolico vestiti del colore
corrente, come Io sono il cuscino, e
l'ombrellino, e con due carrozze e
servi in livrea di gala. Nella sala
GAP
regia assumoTio le cappe rosse, e
se fosse settuagesima, di color pao-
nazzo ; talvolta però (massime quan-
do si fa la funzione in s. Pietro)
i Cardinali prendono subito i sagri
paramenti , appena deposta la mez-
zetta, e mantelletta. Il quadro del-
l'altare i-appresenta in arazzo la
Purificazione della b. Vergine al
tempio , copia d' un dipinto di An-
drea Procaccini romano. Venuto il
Papa in Cappella con piviale e stola
rossa , e mitra di lama d' oro, men-
tre, se sarà entrata la settuagesima,
usa la mitra di lama d'argento,
colla stola paonazza, dopo aver bre-
Temente orato al genuflessorio, va al
trono, ove riceve i Cardinali all'ub-
bidienza. Finita questa cerimonia,
entrano nel presbiterio, dalla parte
della sagrestia, i camerieri de' Car-
dinali , che portano gli abiti sagri
paonazzi , in un ai maestri di ca-
mera, i quali, fatta la genuflessione
all'altare e al Pontefice, si recano
agli stalli dei rispettivi padroni , a
cui levano le cappe , ritenendo il
maestro di camera la berretta rossa,
finché debb'essere riassunta. CoU'aiu-
to de' caudatari ( i quali poi sulla
croccia sovrappongono la cotta, e la
bimba, vippa o velo bianco, che a
guisa di stola , con frangie d' oro
mettono sulle spalle per sostenervi
la mitra Cardinalizia dì dama-
sco bianco, onde non ombrarla), i
Cardinali dell' ordine de' vescovi si
vestono dell' amitto , della cottina,
del piviale, e del formale ornato
con tre pigne coperte di perle, e del-
la mitra di damasco bianco comune
ancora ai preti, e ai diaconi. I Cardi-
nali preti prendono l'amilto, e quelli
che non sono vcscofi, prendono la
croce, e tutti la pianeta. E i Cardi-
nali diaconi si mettono l' amitto , e
la pianeta ripiegata sul davanti, giac-
CAP i6i
che la dalmatica T usano soltanto
nel giovedì santo , ne' Pontificali ,
processione del Corpus Domini ^ e
nel possesso del Papa ec. Gli ultimi
due Cardinali diaconi vanno in cap-
pa al trono ad occupare il posto dei
due primi, finche questi si vestono
alla diaconale, e ritornano al soglio,
donde allora partono i detti ultimi
per recarsi nuovamente a' loro posti,
a pararsi anch'essi. Se alcun Car-
dinale vescovo, o prete, è frate, o
monaco e perciò non ha l'uso del
rocchetto, in questa funzione lo pren-
dono prima dell' amitto , ma senza
maniche, ed ai vescovi serve anche
di cottina. Intanto che i Cardinali
si vestono dei sagri paramenti, i pa-
triarchi, arcivescovi , e vescovi assi-
stenti al soglio , i vescovi non assi-
stenti, ancorché non consagrati, e gli
abbati mitrati, in uno al commen-
datore di s. Spirito, si recano in
sagi'estia ove deposte le cappe, e gli
abbati la mozzelta e mantelletta, tut-
ti assumono l'amitto, e i piviali pao-
nazzi, e le mitre di tela bianca, cioè
i vescovi il piviale di lama d' oro ,
e gli abbati di damasco; vestendosi
dell' amitto, camice, cingolo, pianeta
paonazza, e berretta nera, i pp. pe-
nitenzieri di s. Pietro. Egualmente
gli uditori di Rota, i chierici di ca-
mera, i votanti di segnatura , e gli
abbrevia tori di parco maggiore, de-
poste le cappe, sul rocchetto sovrap-
pongono la cotta. Ognuno poi va
ai propri posti , prendendo luogo,
dopo gli abbati mitrati , i detti peni-
tenzieri : a tal effetto il governatore*
l'uditore della camera, il tesoriere»
e il maggiordomo partono dai pro-
pri posti, e recansi a sedere sopra i
protonotari apostolici.
Quindi essendosi collocate le cas-
se colle candele a cornu evangelii, e
sulla mensa dell' aliare, alcune can-
262 GAP
dele con fregi di talco di diversi colori,
con fiocco di seta rossa intarsiata di
oro, e Pontificio stemma, monsignor
sagrista, vestito di piviale paonazzo,
ed in sua assenza od impotenza i|
p. sotto-sagrista con cotta ed amitto
(sebbene nell'odierno Pontificato as-
sunse pure il piviale), accompagnato
dal diacono, e suddiacono della cap-
pella parati con amitto, camice, e
cingolo, e il diacono in istola, s'in-
ginocchiano avanti l'altare, ed il
secondo cerimoniere, prende sulla
mensa tre cerei. Qui è da notar-
si, che il più piccolo di que' ce-
rei deve essere tenuto dal Papa in
mano nella processione , al van-
gelo ed all'elevazione della messa.
Il detto cerimoniere piglia il piccolo
cereo, e lo consegna al sagrista, e
degli altri due ne dà uno per uno
3^. diacono, e suddiacono. Indi tut-
ti si recano genuflessi a' piedi del
soglio , passano al ripiano , tenendo
I cerei alzati, ed allora il Pontefice
incomincia la benedizione delle can-
dele, leggendo le preci secondo il
rito , ed unitamente a quelle che
stanno suU' altare e nelle casse , le
benedice con acqua santa, ed incen-
sa col turibolo sostenendo questo, e
il secchio dell'acqua santa due vo-
tanti di segnatura, senza che mai
risponda il coro alle menzionate pre-
ci. Monsignor governatore, terminata
che sia la benedizione, presenta aj
Cardinal decano , che si è recato
seco lui sul ripiano del trono, i tre
cerei che il Cardinale offre al Papa
un dopo l'altro, baciando ogni volta
}1 cereo e la mano. 11 Pontefice U
consegna al Cardinal diacono assi-
stente, che passandoli al primo mae-
stro di cerimonie, da quest'ultimo
ne viene dato uno al principe assi-
stente al soglio , il quale il ritiene ,
e lo adopera nella funzione, mentre
GAP
un altro Io ripone pel Papa, conse-
gnando quello piccolo al cameriere
segreto coppiere, uno di quelli della
falda, che lo sorregge quando non
lo tiene il Papa , e che gli rimane
col paramano di seta bianca rica-
mato d' oro, usato dal Pontefice al-
lorché lo tiene acceso , per difen-
dere la mano dalle goccie. Final-
mente un chierico di camera rico-
pre con un grembiale di lino bianco
orlato di merletto d' oro , e croce
d' oro ricamata nel mezzo, le ginoc-
chia del Papa, allorché incomincia
a distribuir le candele. Finché il
Pontefice ritiene il grembiale, il det-
to chierico di camera va a porsi a
sinistra del decano della Rota.
Il Cardinal decano, che si era re-
cato allo stallo, va nuovamente al
trono per ricevere la candela, dopo
aver fatto una riverenza all'altare,
e al Papa prima di salirvi. Nell'atto
che il Pontefice dà a lui il cereo
benedetto, il Cardinale lo bacia, in-
di bacia la mano , ed il ginocchio
destro del Pontefice, intanto che i
cantori incominciano a cantare, Lu-
men ad revelationem gentìuniy etc.
Altrettanto fanno tutti i Cardinali ,
che per ordine vanno a prendere la
candela, a' quali succedono tutti quel-
li, che sono descritti graduatamente
al 5 VII, num. i. di questo articolo.
Succedono pertanto i patriarchi, gli
arcivescovi, e vescovi assistenti, e non
assistenti al soglio, i quali ricevono
la candela genuflessi, e la baciano in-
sieme al ginocchio , susseguili dal
commendatore di s. Spirito, dagli ab-
bati mitrati, e dai penitenzieri vati-
cani, che egualmente in ginocchio
prendono il cereo , previo il bacio
di esso , e del piede , come fanno
tutti gli altri notati nel detto para-
grafo, e numero. Si avverta però,
che il prete assistente al celebrante
CAP
incederà in cotta e rocchetto, e il
diacono e suddiacono, colle suddette
vesti, terminandosi la dispensa con
q uè' signori laici, ecclesiastici, reli-
giosi, militari, ed altri ammessi con
biglietto di monsignor maggiordomo,
mediante l'approvazione del Ponte-
fice, cui è sottomessa la nota, sem-
pre osservandosi quanto si avverti
al fine del numero 3, § VII. Ta-
lora fra di essi vi sono grandi per-
sonaggi , ministri diplomatici , e
principi , e per non dire di altri ,
nel 1722, facendo Innocenzo XIII
la distribuzione delle candele, si re-
carono al trono a riceverle, l'elet-
tore di Baviera e suo fratello.
Il canto del coro cessa quando
incominciano i cappellani cantori a
prendere la candela, ed avanti che
i forastico si rechino al trono, in-
nanzi l'altai-e si schierano i capitani
comandanti, uftlziali, ed esenti della
guardia nobile, mentre alla destra
vanno i Pontificii cursori, e mazzieri
colle mazze loro. Le candele dal
sotto maestro di casa, o custode
della cera, vestito in abito da cit-
tà , sono consegnate al bussolan-
te sotto foriex'e, che insieme ad un
€uo compagno le passa ad un chie-
rico di camera, genuflesso al pa-
ro degli altri, il quale le som-
ministi'a al Cardinal secondo dia-
cono, e questi le porge al Papa.
È perciò che tal prelato è l'ul-
timo a ricevere la candela. Finche
gli ambasciatori ebbero luogo in
cappella e al trono, un ambascia-
tore stava a destra del Pontefice,
ed un principe assistente al soglio
«Ha sinistra per somministrargli le
candele. Ai Cardinali, che non po-
terono recarsi a quesla funzione, si
manda la candela al proprio palaz-
SLo col mezzo di un bussolante, il
quale inoltre accompagna a* rispetti-
€AP a63
vi ambasciatori e ministri de* so-
vrani cattolici, i mazzi delle candele
benedette per la propria corte. Ai
sovrani e principi reali presenti in
Roma, dopo la cappella, con for-
malità si reca a presentare le can-
dele benedette il cameriere segreto
segretario d'ambasciata. Oltre le can-
dele, che dal palazzo apostolico si
dispensano in tal guisa , e in cap-
pella, ha luogo anco altra partico-
lare distribuzione ai Cardinali pa-
latini, ai famigliari Pontificii, agli
addetti alla cappella, e ad altri. An-
ticamente sififatta dispensa era più
copiosa, e ne percepivano i parenti
del Papa, i capi delle principali fa-
mighe di Roma, molti prelati, e
uffiziali della corte romana, e per»
sino gli artisti palatini; distribuzio-
ne, che ha pur luogo in sede va-
cante, sebbene ad un determinato
numero di persone.
Finita dal Pontefice la distribu-
zione delle candele, si lava le mani
coH'acqua somministratagli dal prin-
cipe del soglio, o in sua assenza dal
senatore di Roma, ovvero dal pri-
mo conservatoi'e, ec, accompagnato
da un uditore di Rota, e da un
chierico di camera, da un cerimo-
niere, e da due mazzieri, che re-
stano genuflessi a pie' del trono, co-
me devono genufletterà gli astanti
nell'atto della lavanda. Indi il Papa
canta l'orazione, Exaudi, (jfucesumus
Domine j alla, quale risponde il co»
ro Àmen. Se questa festa cade do»
pò la settuagesima, e non in gior-
no di domenica, cantato dal Papa
V Oremus^ il primo diacono assisten-
te canta FlecLamus genita ^ ed il se-
condo Levate. Dopo 1' orazione , il
l*apa pone l'incenso nel turibolo, e
l'ultimo uditore di Rota in tona-
cella paonazza > camice , cingolo , e
amitlo, prende la croce Pontificia^
a64 CAP
e va a pie del soglio. Il primo
diacono assistente, rivolto al popo-
lo, dice : Procedamus in pace, a cui
risponde il coro , in nomine Christi
Amen : formula antica, che si usa-
va in tutte le processioni, come os-
serva il Catalano, Rit. Rom. t. Il,
p. 174 6 179? solendo prima tene-
re il Cardinale diacono in mani la fe-
rula. Quindi i cantori si recano in sala
regia, ove i contralti, al comparire
della croce Pontificia, intuonano l'an-
tifona: Adorna tìialamwn tuum, in
canto andante. La processione, colle
candele accese precedentemente dai
chierici della Cappella, tiene il se-
guente ordine in tante coppie, due
a due,
Maestro di cerimonie coi procura-^
tori di collegio.
Predicatore apostolico, col confesso-
re della famiglia Pontificia.
Procuratori generali degli Ordini re^
ligiosi.
Bussolanti,
Aiutanti di camera.
Cappellani comuni.
Chierici segreti.
Cappellani d'onore e segreti.
Avvocati concistoriali.
Camerieri d'onore.
Camerièri segreti soprannumerari.
Camerieri segreti partecipanti.
Cantori della Cappella.
Abbreviatori di parco maggiore.
Votanti di segnatura.
Chierici di camera.
Uditori di Rota col maestro del sa^
grò palazzo.
Due cappellani segreti colle mitre
del Papa, cioè l' una di lama d'o-
ro, l'altra preziosa.
Maestro del sagro ospizio.
Un votante di segnatura colla na-
vicella dell'incenso, e il turibolo.
Uditore di Rota suddiacono aposto-
CAP
lieo, colla croce Pontificia astata
seguito da due maestri ostiarii ,
in mezzo a due votanti di segna-
tura , che come accoliti aposto-
lici ceroferari sostengono due can-
dellieri colle candele accese,
Penitenzieri vaticani.
Abbati mitrati col commendatore
di s. Spirito, colle mitre in capo,
che portano pure i seguenti
Vescovi non assistenti al soglio ,
compresi quelli orientali.
Vescovi e arcivescovi assistenti al
soglio,
Patriarchi.
Cardinali diaconi.
Cardinali preti.
Cardinali vescovi.
Senatore, conservatori di Roma, e
priore de' capo-rioni.
Governatore di Roma, alla destra
del principe assistente al soglio.
Senza candela poi , oltre i due
Cardinali diaconi assistenti, precedo^
no la sedia gestatoria , i camerieri
segreti secolari di spada e cappa in
abito da città, i due primi cerimo-
nieri, il cavallerizzo, e il foriere mag-
giore, che regola i dodici palafre-
nieri portatori della sedia, che so-
no pure sorvegliati dal loro deca-
no, e dal sotto foriere. Circonda-
no e precedono la sedia gestato-
ria i capitani, uffiziali, ed esenti del-
la guardia nobile, cogrindividui di es-
sa; il capitano e gli uffiziali della guar-
dia svizzera, alcuni della quale coi
loro lunghi spadoni, figurano i can-
toni svizzeri cattolici; e il generale
comandante le truppe di linea pon-
tificia col di lui aiutante maggiore,
e i mazzieri. Questi ultimi sorreg-
gono le otto aste del baldacchino
rosso, che consegnano ai prelati re-
ferendari di segnatura in mantellet^
ta e rocchetto: vesti, che per pri^
GAP GAP 265
vilegio usano in questa sola clrcostan* pale la coltrlna paonazza, compa-
za. inolio al baldacchino, sedente rendo quella di lama d'argento coi
il Papa sulla sedia gestatoria in mi- fiori d'oro, qual pur diviene il fon-
tra e piviale , colla mano sinistra , do della coltre, appena toltovi il
copeita del paramano, tiene la can- drappo violaceo, che la ricuopriva.
dela accesa, e colla destra benedice Finita la processione, si smorzano
il popolo, che parie in cappella, e le candele, meno quella del prin-
parte nella sala regia, ove intorno cipe assistente al soglio, che dovrà
intorno passa la processione, è con- stare accesa in tutto il tempo dei-
tenuto dagli svizzeri , dalla civica la messa.
scelta, e dai capotori schierati. Non dispiacerà, che qui si avver-
Seguono la sedia gestatoria sen- ta come negli anni 1744 ^ i74^>
za candela accesa, perchè addetti a regnando Benedetto XIV, stante il
prestar servigio al Papa, il decano gran freddo della stagione, la pro-
delia Rota in mezzo ai due carne- cessione si fece solo fuori della ba-
rieri segreti, l' archiatro, e il primo laustrata, e non per la sala regia,
aiutante di camera tutti in cappa Intanto rientrati nel presbiterio i
rossa, ed uno scopatore segreto. In- camerieri, e maestri di camera dei
di con candele accese incedono i se- Cardinali, spogliano questi de' sagri
guanti paramenti, rimettono loro le cappe
rosse, ovvero le paonazze se è entrata
Uditore della camera, tesoriere, e la settuagesima. Per parte poi de'mae-
maggiordomo. stri di camera sono lor consegnate le
Protonotari apostolici partecipanti ed berrette rosse, mentre i caudatari
onorari. si levano la cotta ed il velo. Il Pa-
Generali degli Ordini religiosi , e pa rimane in sedia gestatoria sul
due svizzeri, che chiudono la prò- ripiano avanti gli scalini dell' alta-
cessione, la quale talvolta viene re, assistito dai due ultimi Cardinali
seguita da alcuni di quei forastie- diaconi, finche ritornano i due pri-
ri, che ricevettero la candela dal- mi colle cappe, ed alloia partono i
le mani del Papa, i quah perciò due ultimi, facendo prima una ri-
la portano accesa. verenza al Pontefice, per prende-
re anch'essi le cappe agli stalli. In-
II principio della processione si fer- tanto il Pontefice, deposto il piviale e
ma a sinistra della porta della Cappel- la stola che portava, prende il man-
la, finché giuntivi i cantori, entra- to o piviale , e la stola bianca ,
no in essa, intuonando i contralti in uno alla mitra di lama d'oro,
il responsorio Obtulerimtj che du- Tutti gli altri si recano in sagrestia
ra finché passano i vescovi. Quin- a deporre i paramenti, e le cotte, indi
di due soprani anziani intuonano ritornano ai propri posti : ma i peni-
il verso Postcìuam impleti^ e lo ter- tenzieri rimangono in libertà, e non
minano quando il Papa entra nel hanno luogo alla messa che, come
presbiterio della Cappella. In questo si dirà, viene poscia cantala da un
tempo si cambia il paliotto dell'ai- Cardinal prete, il quale co' ministri
tare levandosi il paonazzo, e ponen- assistenti si veste dc'paramenti bian-
dosi il bianco; e gì' inservienti del- chi.
la floreiia tolgono dalla sedia Pa- Questa processione ha una origi-
266 GAP
ne poco meno antica della festa
della Purificazione di Maria Vergi-
ne. Celebravansi in Roma ad ono-
re del dio Pane le feste lupercali,
che la superstizione avea ricevuto da
Evandro. Il zelante e dotto Ponte-
fice s. Gelasio I, eletto nel 49^ j ^"
boli queste feste superstiziose, ed in
luogo de* lupercali istituì la festa
della Purificazione, che già da mol-
to tempo celebravasi in Oriente.
Confutò ancora con un libro, che si
legge in Labbé, tom. IV, p. 12 34,
il senatore Andromaco, il quale a-
vea dimostrato un vivo rammarico
per tale abolizione. Il Papa s. Ser-
gio I, creato nel 687, vi aggiunse
poscia la processione del popolo da
s. Adriano a s. Maria Maggiore, in-
«ierne col Papa, e col clero, colle
candele accese in mano. V. Cak-
Se poi il Papa fosse impotente
a celebrare la funzione, allora i Car-
dinali, giunti nella sala regia, assu-
mono immediatamente i paramenti
sagi'i, ciò che fanno anche i sudde-
scritti, che ne hanno fuso, assumen-
do eziandio le cotte sui rocchetti
i prelati menzionati. Tutti si reca-
no ai posti loro in cappella, e giun-
ta r ora della funzione, viene dalla
sagrestia il Cardinale prete, che dee
t celebrare la messa, con mitra di
43amasco bianco e piviale paonazzo,
in mezzo al diacono e suddiacono
assistenti, con pianete ripiegate nel
davanti dello stesso colore. Saluta-
tosi dal detto Cardinale il sagro Col-
legio, sale all' altare, ed intuona il
Vominus vobiscum^ e le preci per
Ja benedizione delle candele, tanto
quelle delle casse, che quelle del
Papa, le quali stanno sulla men-
sa dell'altare, cui incensa, e be-
nedice con acqua santa, e di poi
s'incomincia la distribuzione rego-
CAP
landosi il coro in tutto, come se
facesse la funzione il Papa. 11 Car-
dinale vescovo più degno col berret-
tino in capo, prende dalle mani
di monsignor maggiordomo una
candela benedetta, e la consegna
al celebrante, il quale la riceve in
piedi quasi appoggiato in mezzo al-
l'altare, e con mitra in testa, por-
tandola poscia accesa in mano, du-
rante la processione. Allora il cele-
brante principia a dispensare i cerei,
dandone uno al detto Cardinal ve-
scovo, che lo bacia, e che fatto un
inchino , lo porta seco allo stallo.
Indi tutti i Cardinali, per ordine di
anzianità, con mitra in capo, si re-
cano all'altare. Nel ricevere però il
cereo, depongono la mitra, e in pie-
di ricevono la candela, la baciano,
e fatta una riverenza, tornano ai
rispettivi posti. Dopo che i Cardi-
nali hanno avute le candele, il
Cardinal fijnzionante si pone a se-
dere sul faldistorio, nello stesso luo-
go ove stava in piedi , e subito
vanno a ricevere la candela i pa-
triarchi , gli arcivescovi , e vescovi
assistenti al soglio, e i vescovi non
assistenti, tutti praticando ciò , che
fecero i Cardinali, e di più aggiun-
gendovi il bacio dell'anello Cardi-
nalizio. Seguono il commendatore
di s. Spirito, e gli abbati mitrati,
i quali, in un a tutti quelli, dei
quali si dirà in appresso, dovranno ri-
ceverla in ginocchio, senza berret-
tino in testa, baciando la candela ,
e l'anello del Cardinale. Prosieguo-
no i pp. penitenzieri vaticani, il
governatore di Roma, l'uditore del-
la camera, il tesoriere, il maggior-
domo, i protonotari apostolici, i ge-
nerali degli Ordini reUgiosi, il mae-
stro del sagro ospizio , gli uditori
di Rota col p. maestro del sagro
palazzo, i chierici di camera, i vo^
GAP
tanti di segnatura, gli abbreviatori
di parco maggiore, il prete assisten-
te in cotta, e rocchetto, il diacono
e suddiacono assistenti colla piane-
ta ripiegata, i maestri di cerimonie,
i camerieri segreti partecipanti so-
prannumerari, e di onore, gli avvo-
cati concistoriali, i cappellani segre-
ti e comuni, non però gli aiutanti
di camera non essendovi il Papa ;
i bussolanti, i procuratori generali
degli Ordini religiosi, il predicatore
apostolico, il confessore della fami-
glia Pontifìcia, i procuratori di col-
legio, i cantori Pontificii, il p. sotto-
sagrista, i chierici della cappella, gli
accoliti ceroferari, i cappellani comu-
ni, i caudatari de'Cardinah, ai quali
i rispettivi padroni sempre sogliono
donare il proprio cereo; i maestri
ostiarii virga rubea, gli alunni del
collegio germanico-ungarico, i cur-
sori Pontificii, i mazzieri, ed i fo-
rastieri sì ecclesiastici che secolari.
IVel resto si pratica quanto supe-
riormente si descrisse, nell'occasione
in cui faccia funzione il Papa. So-
lo è da notarsi, che la croce Papa-
le è portata nella processione dal
diacono assistente, il quale ha presso
di sé i maestri ostiarii, e che in fine
della processione il celebrante porta
la candela accesa senza baldacchi-
no, avendo a destra il prete assi-
stente, ed a sinistra il diacono assi-
stente colle pianete ripiegate. Tocca
a quest' ultimo l' intuonare il Pro-
cedamus in pace. La famiglia poi
del Cardinale partecipa d' una co-
piosa distribuzione di cera.
Ritornando al Pontefice, quando
ha celebrata la funzione, ed ha pre-
so il piviale bianco, come superior-
mente si descrisse, incomincia egli
col Cardinal celebrante l' introito
della messa, che i cantori cantano
con sollecitudine, non essendovi l'tib-
CAP 267
bidlenza già prestata dal sagro Col-
legio, prima della benedizione delle
candele. Se questa festa viene dopo
la settuagesima , oltre il graduale,
che si canterà pure con sollecitudine,
si canta anche il tratto, ma andante.
Quando si dee cantare il vangelo,
i chierici della cappella accendono
tutte le candele, e quella del Papa,
che sosteneva il cameriere segreto
coppiere, viene accesa, e dal Cardinal
primo diacono assistente è conse-
gnata al Pontefice medesimo. Que-
ste candele si riaccendono all'ele-
vazione. Con ciò si vuole signifi-
care, che deve esser acceso il lu-
me della nostra fede nel credere le
verità evangeliche, e la presenza
reale di Gesù Cristo nell'Ostia con-
sagrata. 11 discorso vaca per non
prolungare maggiormente la fun-
zione; e il mottetto all'offertorio,
Responsum accepìt Sìnieon, suol
essere del Palestrina. Tutto il resto
si regola nel modo consueto; ma
dopo avere i cantori risposto A'
meiij all'/^e missa est, il Papa in-
tuona il Te-Deuniy secondo la pre-
scrizione di Clemente XI, il quale
nell'orrendo terremoto, accaduto in
Roma a' 2 febbraio lyoS, attribuii
al patrocinio della b. Vergine, l'es-
sere la città stata preservata dalla
rovina. Perciò ordinò in perpetuo
ai romani , che osservassero il di-
giuno nella vigilia di questa festa,
e che nella cappella Papale si can-
tasse solennemente l' inno della ri-
conoscenza, col Pater noster, il ver-
setto Benedicarmis Palrem^ et FUiwn
cum sancto Spirita , con quelli che
seguono, e V Oremus. Indi il me-
desimo Pontefice, dicendo il Sii no*
men Domini henedictum, dà l'apo-
stolica benedizione, ed il celebrante
dall'altare legge la consueta formu-
la, colla quale si avvisano gli astan^
0.6S CAP
ti dei trentanni d' indalgeiiza, con-
ceduti dal sommo Pontefice.
Avendo poi voluto il Papa regnan-
te, come già accennammo, dare un
maggiore sfogo a' forastieri, cotanto
biamosi di vedere le Pontificie fun-
zioni, e perchè quella della Purifica-
zione o Candelora riuscisse più mae-
stosa, dal 1839 in poi volle celebrar-
la nella basilica vaticana, ove si osser-
vò sulle cerimonie, posti ec, quan-
to si disse per la precedente cap-
pella della Cattedra. Però i peniten-
zieri prendono luogo nel secondo
banco a destra del trono, appresso i
vescovi non assistenti , e gli abbati
mitrati; mentre i quattro prelati di
fiocchetti siedono dietro al banco
de' Cardinali diaconi , sopra i pro-
tonotari apostolici. La processione
poi fa tutto il giro della chiesa.
Non è a tralasciarsi di riportare,
che, tornato il Papa nelle sue ca-
mere, in mozzetta e rocchetto, si as-
side in trono di quella del conci-
storo, e coir assistenza del maggior-
domo , del maestro di camera , e
della sua corte, riceve le oblazioni
delle candele di tutte le patriarcali,
busiliche, collegiate, Ordini religiosi,
e gerosolimitano, non che di alcu-
ne chiese nazionali, confraternite,
collegi e seminari, ec. , presentate
dai rispettivi deputati, i quali sono
introdotti dai maestri di cerimonie, e
vengono ammessi al bacio del piede
neir atto che presentano i cerei.
Molti di que' cerei sono di varie li-
bre di peso, miniati, dipinti co' ri-
spettivi stemmi, oltre quello del Pa-
pa , e decorati di ricchi fiocchi di
seta bianca e rossa intarsiati d'oro.
Una parte di questa cera suol es-
sere donata dal Pontefice ai moni-
steri bisognosi e luoghi pii. Anche
la santa casa di Loreto, per mezzo
del segretario della sua congrega-
CAP
zione, umilia al Papa un grosso ed
elegante cereo. Questa oblazione è
molto antica, perocché sino dai pri-
mordi del secolo XVIII, in cui s'in-
cominciarono coi Diarii di Roma
a pubblicare le descrizioni delle Pon-
tificie funzioni, fu riportata anche
quella dell' oblazione.
6. Cappella Papale ove risiede il
Pontefice, nel dì primo di qua-
resima, colla funzione della be-
nedizione, e della imposizione del-
le ceneri.
I Cardinali vi si recano con ve-
sti e cappe , e tutt' altro paonazzo.
Giunti nella sala regia, assumono le
cappe, e passano in cappella , ove
per quadro dell' altare si espone un
arazzo, il quale esprime il Salvato-
re, che predica alle turbe. Il paliot-
to è di colore paonazzo. La coltre
del trono, e la coltrina della sedia,
sono esse pure di lama d' oro di
colore paonazzo. Si reca il Papa in
cappella con piviale rosso, stola pao-
nazza e mitra di lama d'argento,
ed asceso al trono, riceve all'ubbi-
dienza i Cardinah, dopo la quale i
medesimi Cardinali si vestono dei
sagri paramenti paonazzi, nel modo
che descrivemmo al precedente nu-
mero, facendo il simile gU altri. In-
di l'ultimo uditore di Rota, col-
la pianeta violacea piegata, come
suddiacono apostolico, prende dal-
l'altare il piatto d'argento dorato
colle ceneri, cavate, secondo l'antico
rito, dagli olivi benedetti nell'ultima
domenica delle palme, e lo porta
genuflesso al Papa affinchè le be-
nedica, ciò ch'egli fa colle orazioni
prescritte dal rituale, che legge, e
perciò il coro non risponde. Dopo
la benedizione, lo stesso uditore di
Rota s' inginocchia alla destra del
CAP
Papa , e il Cardinal penitenziere
maggiore cui tocca sempre in que-
sto giorno a cantare la messa, senza
guanti , senza anello pontificale, e sen-
za mitra, salendo sullo sgabello della
sedia pontificia, fatta al Papa una pro-
fonda riverenza in piedi senza profe-
nre il Memento homOj impone le ce-
neri in forma di croce sul capo del
Pontefice sedente in soglio. Quindi ri-
copertosi il Papa della mitra, e pre-
so il grembiale di lino con merlet-
to e croce ricamata d'oro, che gli
pone un chierico di camera ( il qua-
le finche dura la funzione va alla
sinistra del decano della Rota), dà
le ceneri al medesimo Cardinale pe-
nitenziere celebrante , e facendo un
segno di croce sulla di lui chierica ,
dice la formula Memento ^ liomOj ^uia
pulvìs es y et in pidverem reverte-
ris. I cantori incominciano l'antifo-
na, Inimuteniur habitu^ ed intanto
prosiegue la distribuzione delle cene-
ri, cioè dal Cardinal decano, o ve-
scovo suburbicario più anziano, si-
no ai foraslieri, tenendo l'ordine
descritto nella funzione delle can-
dele benedette . I Cardinali le rice-
vono in piedi, e baciano al Papa il
ginocchio sinistro; i patriarchi, ar-
civescovi e vescovi le ricevono in gi-
nocchio, baciando il ginocchio del
Papa; il commendatore di s. Spiri-
to e gli abbati mitrali, le ricevono
pure genuflessi, baciando il piede,
locchè fanno tutti gli altri; schie-
randosi poi innanzi l'altare gli uf la-
ziali delle guardie nobili, e dal lato
destro del trono i Pontificii cursori,
mazzieri, allorché si recano i fora-
stieri a ricevere le ceneri. Dopo i
forestieri le riceve per ultimo 1' udi-
tore di Rota, che ha sostenuto il
piatto, da cui il Papa le prese.
Terminata la distribuzione, il Pon-
tefice si lava le mani , nel modo
* CAP 269
descritto alla funzione delle candele,
solo che in questa circostanza ado-
pera anche la mollica di pane, ed
il limone per meglio mondarle. Tali
cose, in un al boccale coli' acqua ,
ed al pannolino, sono innanzi pre-
parate dal credenziere di lui sulla
credenza dalla parte dell' epistola.
Quindi due votanti di segnatura coi
candellieri si recano avanti al trono,
ed alzatosi il Pontefice, senza mitra
intuona il Dominus vohiscum, e can-
ta r orazione, cui risponde il coro,
Amen. La funzione ha compimento,
deponendo tutti i paramenti sagri, ^
e ripigliando le cappe paonazze.
Se il Pontefice non interviene ,
celebra la funzione delle ceneri lo
stesso Cardinal penitenziere in pi-
viale e mitra, ricevendole pel pri-
mo dal Cardinal decano, che poscia
le riceve da lui in piedi, stando il
penitenziere appoggiato all'altare, da
dove le impone a tutti i Cardinah,
e sedendo sul faldistorio le dà a tutti
gli altri, che baciano l'anello Cardi-
nalizio, cioè i patriarchi e vescovi in
piedi, e tutti gli altri genuflessi. Do-
po la funzione, il Cardinale depone
il piviale, e si veste de' paramenti
per celebrare la messa, che è quale
fosse assistita dal Papa.
Dopo la suddetta lavanda, il Pa-
pa scende dal trono per la messa,
e nel solito luogo avanti T altare, s'in-
comincia dal Pontefice col celebran-
te r introito, che cantano i cantori
senza contrappunto ; indi seguono i
Kyrie in canto fermo. E siccome
non evvi ubbidienza, avendola resa
il sagro Collegio prima della fun-
zione, all'ultimo Kyrie il Papa scen-
de nuovamente dal soglio, e va ad
inginocchiarsi nel genuflessorio , da
cui ritorna al trono dopo le ora-
zioni, e quindi legge l'epìstola, il
graduale e l'evaiigclo, nel tempo
270 CAP
stesso, che il suddiacono, spogliatosi
della pianeta piegata, canta 1' episto-
la. Dopo che i cantori hanno can-
tato senza contrappunto il gradua-
le e il tratto, il Papa torna a cala-
re al genuflessorio, ed allora si dice
r Adjuva nos DeuSj versetto che i ri-
tuonano due soprani anziani solle-
citamente, ripigliando il coro Propter
noinen tLiiini, che si dice adagio, per
dar tempo al Pontefice di fare ri-
torno al trono. Ivi pone T incenso
nel turibolo, e il diacono colle so-
hte cerimonie giunge al luogo per
cantar V evangelio, senza la pianeta
spiegata, ma collo stolone a tra-
verso. Quindi il procuratore gene-
rale de' teatini recita il sermone ,
pubblicando poi l'indulgenza di quin-
dici anni . Molti di que' sermoni
Vennero pubblicati più volte colle
stampe, particolarmente quando la
funzione facevasi a s. Sabina, come
può ricavarsi da' seguenti esempi ,
dai quali rilevasi puranco chi li fe-
ce in varie epoche. Questi mede-
simi discorsi anticamente si face-
vano dal Cardinal penitenziere, che
inoltre soleva pure destinare chi
doveva supplirlo : Jos. Stephani, O-
ratio in die cinerum habìla co-
ram Gregorio XIIL R O. M.
et amplissimo Patrum senatu anno
i585: Frane. Panigarola de Sacr.
Stai, veteri inslituio a Xysto V
P. M. revocato, Oratio habìta in
tempio s. Sahinae in die cinerum
an. iSSy: Bart. Peretti, Orationes
in die cinerum, et ascensionis Do-
mini, Romae 1590: Pomp. Ugonii
Bibl. Ascanii Card. Columnae , O-
ratio hahita in tempio s. Sabìnae,
feria IV cinerum ad Clem. Vili
i^ga: Laelii Pellegrini, Oratio ad
Clemenlem Vili in tempio s. Sa-
hinae feria IV cinerum anno i^^Z-,
Pauli Benii Eugubini s. theol. do-
CAP
ctoris, Oratio hahita in sacro Cle-
mqntis Vili. P. M. et amplìssi-
morum S. R. E. Cardinalium con-
sessuj feria IV cinerum in s. Sa-
hinae tempio anno 1 594 ; Oct. For-
zini, Oratio habita in tempio s. Sa-
hinae, feria IV cinerum anno 1 656.
L'offertorio della messa si dee
dire andante in contrappunto, se
vuoisi da' cantori ripetere adagio il
mottetto Derelinquat impius , del
Palestrina. E quando il maestro di
cerimonie accompagna il diacono ,
all' incensazione, suole ad ogni Car-
dinale intimar l'ora della predica
pel venerdì futuro nelle camere Pon-
tifìcie. Nel tempo poi, in cui il prete
assistente al calebrante va in giro
a portar la pace , un cerimoniere
distribuisce a' Cardinali e a tutti
quelli, che hanno luogo in Cappella,
i libri delle orazioni, e le litanie da
recitarsi ne' giorni della quaresima
nelle cappelle private de' Cardinali,
a cui sono annesse le indulgenze
delle stazioni in Roma ; libri che
hanno questo titolo: Litaniae et
preces recitandae in praesenli qua-
dragesima, ab Emis.,et Rmis. DD.
S. R. E. Cardinalibus , aliisque ^
(juibus a SS. D. N. Papa ex spe-
ciali gratia concedi solet ut indul-
gentias stationum ecclesiarum Urbis
in suis privatis capellis consequi
valeant. Intorno a ciò è a vedersi,
Fr. M. Card. Brancatii, Dissertatio
de privilegiis, quibus gaudent Car-
dinales in propriis Capellis, Romae
1672. Finalmente terminata la fun-
zione , dal coro dicesi il Deo gratias
in canto fermo.
Inoltre non deve tacersi, che in
questa Cappella, restando il diacono
e suddiacono senza pianeta, si veg-
gono i ricami, che portano nelle e-
stremità delle maniche , e intorno
ai lembi del camice. Guglielmo Du-
CAP
raftdo parlando di questi oniati, di-
ce; Quod alba, aurifrìsiuin , et
gammata diversìs in locis, ac va-
rìis operibus ad decorem habet, it-
liid insinuata (juod propheta dicit
in psalmo: » Astitit Regina a dex-
» tris tuis in vestitu deaurato,
w circumdata Tarietate ". Vogliono
altri, che siffatti ornamenti sieno
un avanzo delle mostre del Colobio
(veste con maniche brevissime), che
prima adoperavano i sagri ministri,
e che si sono ritenuti con semplici
merletti ricamali.
Vediamo adesso, come e dove an-
ticamente si celebrasse questa funzio-
ne, insieme ad altre notizie relative.
Prima di tutto si legge nel primo
e più antico Ordine romano, pub-
blicato da Mabillon , Mus. Jtal.
tom. II, p. 17, § II, feria IV, Ini-
tìum quadra gesimae^ che in questo
giorno si faceva la colletta di tutte
le scuole del clero romano nella
chiesa di s. Anastasia, ove si reca-
va il Pontefice a celebrare, senza
che ivi si nomini la benedizione e
distribuzione delle ceneri. Questa
però trovasi nell'Ordine undecimo
del canonico Benedetto , presso il
citato Mabillon, p. i33, e nel p.
Gattico, Acta caerem. p. 81, in cui
si legge, che il Papa dopo di aver
distribuita la cenere nella chiesa di
s. Anastasia, a piedi scalzi si dirige-
va colla processione di tutto il clero
a s. Sabina , dove cantava la messa
senza i Kyrie^ che già s'erano detti
per istrada nelle litanie. Il suddia-
cono regionario intimava ad alta
voce la stazione del giorno seguente,
che soleva farsi nella chiesa di san
Giorgio in Velabro. Finita la messa,
un accolito prendeva uno stoppino,
detto papiro, e lo intingeva nell'olio
d'una lampada, e dopo averlo ben
pulito, lo presentava al Papa che lo
CAP 271
benediceva, e poi il medesimo acco-
lito gli diceva : Ho die fuit statìo ad
s. Sabinani , quae salutai te ^ e il
Papa rispondeva Deo gralias. Su-
bito l'accolito gli presentava lo stop-
pino, che da lui si baciava in rive-
renza della santa, e poi consegnavasi
ad un cubiculario, il quale lo ri-
poneva e custodiva sino alla morte
del Papa, per unirlo con quelli delle
altre stazioni, in cui si faceva sem-
pre questa cerimonia. Si raccoglie-
vano tutti in un cuscinetto , che si
poneva entro la cassa mortuaria sot-
to la testa del Papa defunto, come
descrive ancora il Cancellieri , De
secretariis, tom. II, p. 972.
Il Galli cciolli, nel tom. IX, OpC'
rum s. Gregorii M. in Isagoge li-
turgica, caip. i4) p* ^gS, congettura,
che dall'uso già detto di pubblicare
la stazione nella messa, sia derivata
la consuetudine di pubblicare in
essa r indulgenza , come ora si fa
nelle Cappelle PapaH.
Cencio Camerario, nell'Ordine duo-
decimo, nel tom. II, pag. 175, del
Mus. Ital. j e presso il menzionato
Gattico, p. i5 e 194? descrive la
stessa funzione con qualche giunta,
giacche dice, che la cenere si bene-
diceva dall' ultimo Cardinale prete ,
e che il primo Cardinale vescovo la
dava al Papa, dicendo Memento ^
quia puhis es etc. , mentre poi il
Pontefice la distribuiva agli altri.
Egli poi è anco il primo, che parli
dell'uso di lavare i piedi coU'acqua
calda al Papa, che andava scalzo.
a s. Sabina, nella sagrestia, che si
accenna pure nell* Ordine decimo-
quarto del Cardinal Gaetano, e nel
decimoquinto di Pietro AmeHo, il
quale dice dover essere unita ad
erbe odorose. Questi due scrittori
concordano in tutto con Cencio Ca»
merario ; ma Pietro Amelio avverte.
272 GAP
che già in tempo di Urbano VI ,
del rSyS, si era lasciata la formula
del Memento ec, mettendo il Car-
dinal vescovo le ceneri sul capo al
Pontefice, senza proferire le dette
parole, come seguitò a praticarsi sino
al tempo presente. Bonifacio IX, che,
nel 1 389 , successe ad Urbano VI ,
nel quinto anno del suo Pontificato,
ordinò, quod ìlle qui celebrai ini-
ponat Papae cineresj e Paolo li,
nel 1464} fii il pnmo ad introdur-
re l'uso di benedire le ceneri, che
prima si benedicevano dall' ultimo
Cardinale prete : prò majorì devo-
tione popidi benedixit cineres , et
deditj et quod, si devotuni exlltit,
sui successores judicaverìnt.>
Il Cardinal Nicola Antonelli, (nel-
r epist. ad Card. Gentili , De ritu
inipertiendi sacri cineris super ca-
put romani Pontifici s , inserita fra
gli opuscoli annessi al vetus missale
romanum monaslicum lateranense ,
che il gesuita Azevedo pubblicò in
Roma, nel 1 754), e Angelo Rocca (nel-
la sua Opera, X. I , p. 217: unde
cineres super caput spargendi usus
orìglnem trahat, et quid sihi velit), cer-
cando la cagione per cui in questa
funzione si ommetta al Papa la for-
mula, che si usa con tutti i fedeli
di ricordargli d' esser polvere , con-
vengono, che questo spargimento di
cenere con quella formula a tutti
comune, è un avanzo venerabile del
rito, che nel mercord\ delle ceneri si
praticava anticamente co' pubblici pe-
nitenti, a' quali si davano in tal gior-
no le ceneri, proferendo quelle pa-
role, che ci ricordano la nostra mor-
talità , e ci umiliano salutarmente
colla memoria della medesima. Es-
sendo dunque la pubbhca penitenza,
onde questa ceremonia è a noi ve-
nuta, una specie di ecclesiastico giu-
dicio, al quale non dee soggiacere
CAP
il romano Pontefice, fu risoluto dai
liturgici, che bastasse col fatto, cioè
collo spargimento delle ceneri, ram-
mentare al Papa la mortai sua con-
dizione, senza esercitare sopra di lui
queir ombra di giurisdizione eccle-
siastica, alla quale il capo della Chie-
sa non è per alcun modo soggetto.
E perciò appunto il Cardinal peni-
tenziere gliele mette sul capo, essen-
do spogliato delle insegne di pode-
stà, e giurisdizione, come di sopra
abbiamo detto. La prende poi il
Papa , nonostante la suprema sua
dignità, per dare agli altri esempio
di umiltà, e per dimostrare, che ec-
cedendo egli a tutti gli uomini per la
preminenza che occupa , è tuttavia
com' essi fragile e mortale, non esen-
te da ogni colpa, ma bisognoso, che
gli altri ottengano a lui da Dio il
perdono delle sue mancanze.
Finalmente, questa funzione da
tempo antichissimo si celebrava nella
chiesa di s. Sabina sul monte Aven-
tino, e vi si recava il Pontefice dal
palazzo apostolico con cavalcata so-
lenne, in sedia, in lettiga, ed anche
privatamente ; ma stante la lonta-
nanza , poco a poco s' incominciò a
celebrarla nella cappella ove risideva
il Papa. Tutta volta Benedetto XIV
in questo giorno, e in forma pubblica,
si recò pili volte a far la funzione in
s. Sabina, mentre in altri la celebrò
alla Paolina del Quirinale. Clemente
XIII suo successore per richiamare la
memoria dell' uso tanto antico di farsi
la Cappella delle ceneri in detta chiesa,
nel primo anno del suo Pontifica-
to vi si recò col treno nobile; ma
siccome la lontananza del luogo dif-
ficile ancora per l'accesso, e la cat-
tiva stagione in cui suol cadere que-
sto giorno, rendevano incomodo il
continuare tal costumanza , così da
Clemente XIV in poi venne stabi-
GAP
iito di celebrare la funzione nel pa-
lazzo apostolico, che abita il Ponte-
fice. Sino agli ultimi anni del secolo
decorso, il Papa vi si recava in se-
dia gestatoria al modo di quanto si
praticava in quasi tutte le cappel-
le , siccome dicemmo altrove. F.
Ceneri.
Faremo qui menzione delle pre-
diche, che nella camera, detta del
Concistoro, o del s. O/fizio del pa-
lazzo apostolico , in tutti i vener-
dì di quaresima si fanno in idio-
ma italiano dal predicatore aposto-
lico cappuccino , al Pontefice , il
quale 1' ascolta dietro la bussola
in compagnia del maggiordomo, e
del maestro di camera, o, in loro
assenza, dell'elemosiniere, e de' ca-
merieri segreti. Sono inoltre ad udir-
la il sagro Collegio, la prelatura, e
tutti quelli, che hanno luogo in cap-
pella, assumendo i soli Cardinali le
cappe paonazze, incedendovi i prelati
in abito prelatizio, i cubiculari in abito
di niantellone, e i religiosi con quello
del proprio Oidine. E mentre si reci-
ta la predica dal predicatore apostoli-
co, alcuni dei famigliari del Pontefice,
quelli de' Cardinali , e prelati ec. , si
riuniscono in una vicina sala, ove
il padre compagno del maestro del
sagro palazzo, fa loro la predica,
secondo 1' istituzione del fondatore
del pioprio Ordine s. Domenico, e
stabilita da Onorio III. F. Pre-
diche. Però nei venerdì del me-
se di marzo, dopo la predica, il
Pontefice, preceduto dall'ultimo udi-
tore di Rota in abito prelatizio di
rocchetto, e mantelletta paonazza
colla croce astata, e dalla propria
famiglia, vestito di mozzetta filet-
tata d'armellini di panno rosso, del
qual drappo sono le scarpe , con
istola di raso di detto colore, seguito
dal sagro Collegio in abito Cardina-
VOL. VIH.
CAP 273
lizio paonazzo, va a lucrare l'indul*
genza della stazione nella basilica,
vaticana. Il Papa, e i Cardinah as-
sistiti dai cerimonieri Pontificii in
mantellone, visitano l' altare del ss.
Sacramento, che è chiuso nel cibo-
rio, quello della b. Vergine nella
cappella gregoriana; quindi passano
a baciare il piede della statua di
bronzo di s. Pietro , e si recano a
fare orazione avanti l'altare Papale,
sulla mensa del quale sono esposte le
reliquie; e mentre il canonico altari-
sta fa dispensare la consueta ora-
zione a' Cardinali, al maggiordomo,
al maestro di camera, all'elemosi-
niere e al sagrista, due canonici
digniori della basilica, uno presenta
al Papa una di dette orazioni, e
l'altro, finché la legge, sostiene la
bugia con candela accesa. Se però
evvi il vicario del capitolo, a lui
incombe presentare la cartella del-
l' orazione.
La detta orazione si compone di
quelle dell' Ante oculos ( Vedi ) ,
oltre l'inno per l'apostolo san Pie-
tro. Il Pontefice genuflette sopra in-
ginocchiatoio coperto di coltre di
velluto rosso con trine, e frangie
d' oro, con cuscini simili ; il quale
strato ricuopriva anco gl'inginocchia-
toi de' due suddetti altari. I Cardi-
nali lateralmente ai banchi genu-
flettono, come avevano fatto prece-
dentemente , sui cuscini di panno
paonazzo ivi deposti dai loro decani;
e il maggiordomo, e maestro di ca-
mera, dietro al Papa, avendo in-
nanzi un piccolo sgabello.
Terminatosi dal Pontefice di pre-
gare innanzi il detto altare Papale,
saluta i Cardinali, e si restituisce
per la scala presso la Cappella del
ss. Sacramento, dond'cra venuto, alla
contigua residenza. Trova alla porta,
come quando era stato ricevuto, il
18
274 CAP
Cardinal arciprete, e alcuni canonici in
cappa a rendergli omaggio. Ma se egli
abiterà al Quirinale, non suole recarsi
alla basilica vaticana, ed ogni Car-
dinale vi si reca a suo piacere do-
po la predica.
È necessario qui d'avvertire, che
tal visita del Papa con tutto il sagro
Collegio, dopo la predica dei venerdì
di marzo, ha luogo anche se cadesse
alcuno di detti venerdì dopo la Pas-
qua di risurrezione . Delle visite
fatte nella basilica vaticana ne' ve-
neidìi di marzo, dopo Pasqua, si
hanno per ultimi esempi il 28 mar-
zo I 7o4j regnante Clemente X[, il 3o
marzo 1 74^, sotto Benedetto XIV, il
3i marzo 1780 nel Pontificato di
Pio VI, e nel 1837, il 3i marzo
nel Pontificato del Papa regnante.
Inoltre dai registri dell'archivio della
stessa basilica vaticana, si ha che
sotto il nominato Clemente XI, ca-
dendo nel dì primo di marzo il
primo venerdì di tal mese, benché
nella settimana di sessagesima, e
perciò nel carnevale, quel Pontefice
si recò a visitarvi la stazione.
7. Cappella Papale della prima
domenica di Quaresima.
Si celebra questa , e le altre di
quaresima nella cappella palatina,
nella quale si pone per quadro al-
l' altare 1' arazzo rappresentante la
predicazione, ed anticamente la pre-
sente si teneva nella chiesa di s.
Maria del popolo. I Cardinali vi si
recano con una carrozza, vesti, cap-
pe, € tutt' altro di colore paonaz-
zo. Celebra la messa un patriarca
co' paramenti di detto colore, ed è
perciò, che sulla cancellata ardono
sei candele come celebrasse un Car-
dinale, mentre pegli arcivescovi e
vescovi, ne ardono sole quattro.
Tanto in questa che nelle seguenti
CAP
domeniche di quaresima, sì il pa-
triarca, che gli arcivescovi adope-
rano la sola mitra di tela bianca.
Il paliotto è del detto colore pao-
nazzo, e la coltre del trono e la
coltrina della sedia, sono di lama d'o-
ro violacea , a seconda del colore dei
due baldacchini, locchè si osserva in
tutte le domeniche di quaresima. I
cantori cantano l'ultimo verso del
tratto, così chiamato, perchè si canta
subito dopo il graduale, invece àe\-
V alleluia, terminandosi quando il
diacono è giunto al solito luogo per
cantare V evangelio. Sermoneggia il
procuratore generale de' predicatori,
che poi pubblica 1' indulgenza di
dieci anni. L' ofFertorio si dice in
canto fermo sollecitamente, mentre
adagio si dice dal coro il mottetto
Emcndemus in melius^ che talora è
di Gabriele Galvex; il Deo gratias
non si canta.
8. Cappella Papale della seconda
domenica di Quaresima.
Anticamente si celebrava nella
basilica di s. Paolo, ed ora nel pa-
lazzo Pontificio. I Cardinali vi si
recano in carrozza, con vesti, cappe
e tutt' altro paonazzo, del qual co-
lore sono il paliotto dell' altare, e i
paramenti dell'arcivescovo, o vescovo
assistente al soglio, cui tocca cantare
la messa. Sermoneggia il p. procu-
ratore generale de' minori osservanti,
il quale dipoi promulga l' indulgenza
di dieci anni concessa dal Papa, e
all'offertorio si canta il mottetto,
Ecce odor fila mei, che suol essere
di Arcangelo Crivelli.
g. Cappella Papale della terza
domenica di Quaresima.
Prima celebravasi nella basilica
di s. Lorenzo fuori delle mura, ed
GAP
ritualmente nella cappella Palatina.
Il sagro Collegio recasi alla niedesi-
lua con vesti, cappe, e tiitt' altro
paonazzo, del cpial colore sono il pa-
liolto dell'artaie, e i paramenti del-
l'arcivescovo, o vescovo assistente al
soglio, ad uno de* quali per turno,
come nella precedente, e seguente
Cappella, incombe cantare la messa.
Dopo il vangelo pronunzia il discor-
so il p. procuratole generale degli
agostiniani, o eremiti di s. Agostino,
pubblicando a suo tempo 1' indul-
genza d'anni dieci accordata dal Pon-
tefice. Dopo r offertorio si canta il
mottetto Lamentabatur Jacob _, il
quale se è del celebre Cristoforo Mo-
rales, il coro dovrà cantare presto
l'offertorio, come osserva l'Amati,
per dire adagio un tal mottetto, da
lui chiamato la più preziosa composi-
zione deirarchivio de'cappellani can-
tori, e però ne raccomanda a'musici
una diligente esecuzione, onde ne-
cessario negli astanti corrispondente
attenzione per gustare la soavità, e
la dolcezza della melodìa.
IO. Cappella Papale nella quarta
domenica di Quaresima , delta
Laelare, colla benedizione della
Rosa d' oro.
Celebravasi nella basilica di s. Cio-
ce in Gerusalemme, edora si celebra
nella cappella del palazzo abitato dal
sommo l^ontefice. Anticamente l'al-
tare era decorato dalle statue d'ar-
gento degli apostoli, con la croce,
e candellieri più nobili, ed il tro-
no, col baldacchino dell'altare, e-
ra di drappi di colore rosaceo, o
di rose secche, ma ora è paonaz-
zo. I Cardinali vanno a questa Cap-
pella con una carrozza, vestiti di
sottana, Fascia coi fiocchi d* oro,
mozzetto, e manlelletla di colore
GAP 2^7
rosaceo, il quale usano in tutto il
giorno, come nella terza domenica
dell' avvento, detta Gaudete^ colle
cappe paonazze. 11 Pontefice anco-
ra assume il piviale, e la stola di
colore rosaceo, del qual colore sono
il paliotto, ed i paramenti del cele-
brante eh' è un Cardinale prete, e
de' sagri ministri, vestendo il diaco-
no la dalmatica, e il suddiacono la
tonicella, e non già le pianete pie-
gate ; dappoiché tutta la messa di
questo giorno eccita a religiosa al-
legrezza, interponendosi dalla Chie-
sa questo giubilo spirituale, per ri-
storare i fedeli dall' afflizione del di-
giuno. Questa domenica viene fre-
quentemente chiamata Laetare, dal-
l'introito della messa, preso dalle
parole d' Isaia e. XVI. io: dicesi
ancora Dominica pamun dall'evan-
gelio, in cui si narra la prodigiosa
moltiplicazione de' pani nel deser-
to ; ma più comunemente si appel-
la Dominica Rosae, Rosarum^ o de
Rosa, dalla Rosa d' oro ( Vedi)^
che per antichissimo rito suol be-
nedire il Papa in questo giorno pri-
ma della Cappella, e poi donare a
qualche sovrano, chiesa insigne, o
personaggio distinto ; e se non vie-
ne regalata, si torna a benedire o^
gni anno la medesima Rosa d'oro.
Questo sagro donativo vuoisi dai
Papi siuTogato a quello delle chiavi
d* oro e di argento, che colla lima-
tura delle catene di s. Pietro, sole-
vano benedire e inviare in dono ai
grandi personaggi.
Nella camera pertanto de' para-
menti, prima della Cappella dopo
che il Pontefice sul camice ha as-
sunto la stola rosacea, pone l' in-
censo nel turibolo somministratogli
dal Cardinal primo prete, e, presa dal-
l'ultimo chierico di camera in cot-
ta, e rocchetto la Rosa d'oro, uh' e-
276 GAP
ra ivi collocata su di una mensa fra
due candellieii con candele accese,
il Pontefice incomincia la recita dei
consueti versetti, e della bella mi-
steriosa, ed espressiva orazione, che
tradotta dal latino nell' idioma ita-
liano è la seguente :
« O Dio dalla cui parola e po-
tenza sono state fatte tutte le co-
se, e col cui impero sono tut-
te regolate, supplichevoli preghia-
mo la maestà tua, che sei l'al-
legrezza, e il gaudio di tutti i
fedeli, che ti degni colla tua pie-
tà di benedire e di santificare
questa rosa gratissima per la sua
vista, e pel suo odore, che oggi
portiamo in mano in segno di spi-
rituale consolazione, acciocché il
popolo a te consacrato , tratto
fuori dal giogo della schiavitù di
Babilonia per la grazia dell' uni-
genito tuo Figliuolo, il quale è
la gloria, e l' esaltazione del po-
polo d' Israello, di quella Geru-
salemmCj che è la nostra madre
superna, rappresenti con cuor sin-
cero il suo godimento. E perchè
in onore del tuo nome in que-
sto giorno esulta, e gode la tua
Chiesa con questo segno , tu, o
Signore, conferisci ad essa il ve-
ro e perfetto gaudio, ed accet-
tando la di lei divozione, rimettile
i peccati, ricolmala di fede, fo-
mentala colla pietà, proteggila col-
la misericordia, distruggi le cose
ad essa avverse, concedi ad essa
tutte le cose prosperose, talché
per mezzo del frutto delle buo-
ne opere si unisca all'odore de-
gli unguenti di quel fiore, il qua-
le prodotto dalla radice di Jesse
misticamente viene annunziato il
fior del campo, ed il giglio delle
valli, e col quale rimanga lieta
seuza termine nella gloria super-
CAP
>* na unitamente a tutti i Santi, il
« quale con te vive e regna Dio
*» nelf unità dello Spirito santo per
>» tutti i secoli de' secoli".
Terminata tale commovente ora-
zione, il Papa unge col balsamo del
Perù la rosa d'oro, cioè lo pone nel-
la rosa più alta, la quale ha una
lamina d' oro con grata, che apren-
dosi ha luogo per contenere il bal-
samo insieme alla polvere di mu-
schio ; quindi l' asperge con acqua
benedetta, e l'incensa, e viene con-
segnata al detto chierico di came-
ra, il quale la porta in cappella di-
nanzi al Papa. Si colloca poi sopra
r altare sotto la croce, sopra un
ricco velo di seta color rosaceo, ri-
camato d' oro, ed egli in tutto il
tempo della messa prende luogo col
decano della Rota fra i due came-
rieri segreti, sostentatori dello strasci-
co della falda Pontificia. Prima, quan-
do il Papa dalla camera de' para-
menti recavasi in cappella sulla se-
dia gestatoria, la portava egli stes-
so colla mano sinistra, benedicendo
colla destra gli astanti, e giunto
al genuflessorio, consegnava la R.osa
al Cardinal diacono assistente, che la
dava all' ultimo chiérico di camera,
il quale arrivato all'altare, il sagri-
sta la collocava sulla mensa, ove re-
stava esposta in tutto il tempo del-
la messa. Nel Pontificato di Leone
XII, ricorrendo la festa della ss.
Annunziata in questa domenica di
quaresima, il Papa andò nella chie-
sa di santa Maria sopra Miner-
va ad assistere alla consueta cap-
pella, ed avendo nella sagrestia be-
nedetto la Rosa d'oro, tanto nell'an-
data all'altare che nel ritorno in
sagrestia, la portò colla mano sini-
stra sulla sedia gestatoria. Per non
dire di altri, similmente fecero nel
1759 Clemente XIII, e nel 1770
GAP
Clemente XIV : ma i Cardinali, se
cade ili questa donneuica la detta
festività della ss. Annunziata, assu-
mendo egualmente le cappe pao-
nazze, per tutto il giorno vestiran-
no di rosso, non di colore rosaceo.
Se poi il Papa è assente da Roma,
come accadde quando, nel 1782, Pio
VI trovavasi a Vienna, non ha luo-
go la benedizione della Rosa d' oro,
ma nella cappella, cui assistono il
sagro Collegio, e i consueti personag-
gi , si espone l' antica. Qualora il
Pontefice fosse impotente di recarsi
nella cappella, fa la benedizione del-
la Rosa d' oro nelle proprie stanze,
come praticava Clemente XII , il
quale ne' dieci anni del suo Ponti-
ficato , ne passò otto cieco. Anche
Pio VI nel 1794 essendo incomo-
dato, benedi la Rosa d'oro in tal
giorno nella sua Cappella segreta.
Per dire poi alcuna cosa della
funzione antica, oltre quanto dicesi
a Rosa d'oro benedetta, aggiunge-
remo, che essa dopo essere stata be-
nedetta col descritto vito, solevasi
donare dal Papa al prefetto di Ro-
ma. Recavasi pertanto il Pontefice
con solenne cavalcata in questo gior-
no dal suo palazzo lateranense alla
basilica di s. Croce in Gerusalem-
me, ove evvi ancora la stazione con
indulgenza plenaria, e dove cantava
la messa, e predicava dopo l'evange-
lo. l>i tal sermone si ha memoria
che lo facesse anche il Pontefice Pio
II con queir eloquenza tutta sua pro-
pria. Quindi il Papa, tenendo ia
mano la Rosa che avea benedetto,
la mostrava al popolo, che istruiva
del suo mistico significato. Poscia
ritornando alla detta sua residenza,
in cavalcata colla Rosa in mano, giun-
to al portico della basilica lateranense,
il prefetto di Roma vestito di porpo-
ra, con calze di color d' oro, avendo
GAP 277
accompagnato a piedi il Papa, e con-
dotto per la briglia il suo cavallo,
gli sosteneva nello smontare la staf-
fa, pei quali atti di ossequio, veni-
va regalato della rosa d' oro, ch'e-
gli riceveva genuflesso baciando i
piedi di lui, come attestano il ca-
nonico Benedetto nell' Ordine XI n.
36, il Martinelli nella sua Roma
ex Ethìiica Sacra^ il Contelori ed
altri.
Finalmente la Cappella si celebra
colle consuete cerimonie, l' introito
si canta in contrappunto, l'offertorio
si dice andante, il mottetto Cante-
mus Domino, per solito è di Mat-
teo Simonelli, gran contrappuntista:
il Deo gralias si canta e il ser-
mone si fa dal p, procuratore gene-
rale de' carmelitani calzati , o del-
l' antica osservanza, pubblicandosi da
lui r indulgenza di anni venticinque.
Nel 1 540 furono stampate in Venezia
Oraiìones X corani Paulo III P.
O. M. et revcrendissimorum Cardi-
nalium consessu, per fr. Aegidiuni
Richardumj theoL et carmelitan. in-
stilati professorem. Terminata poi
la messa, il chierico di camera ri-
prende dalla mensa dell' altare la
Rosa benedetta, e precedendo il Pa-
pa quando ritorna in sagrestia, la
depone in quella, nel luogo ove sta-
va prima.
1 1 . Cappella Papale della quinta
domenica di Quaresima^ detta di
Passione.
Chiamasi questa domenica Media-
na, e di Passione, come si raccoglie
da un decreto di Pelagio I del 555^
il quale scrivendo al vescovo di Cen-
tocelle, gli comandò, che tenesse le
ordinazioni nella settimana Media-
na, spiegata dalla Glossa pel sabba-
io precedente appellato Sitientes, co-
278 CAP
SI denominato dalla prima parola
dell'introito della messa. Fu poi det-
ta Mediana per un responsorio del
primo notturno di questa domeni-
ca, in cui si fa menzione della XIV,
e XV luna, quando gli ebrei cele-
bravano la Pasqua dell' agnello, i
quali giorni erano appunto la me-
tà del periodo lunare. E siccome nel
sabbato SuienLes è general costume
di cuoprire, con velo di seta pao-
nazza, i quadri, e le croci dell'altare,
e crocefissi dell' appartamento Pon-
tifìcio, così compariscono il quadro e
la croce della cappella Pontificia, al-
la quale si recano i Cardinali con
una carrozza, e con vesti, cappe e
tutt'altro paonazzo, del qual colore so-
no il paliotto, e i sagri paramenti, ed
anticamente si celebrava nella ba-
silica di s. Maria Maggiore, o Libe-
riana. Canta messa uu arcivescovo,
o vescovo assistente al soglio Pon-
tificio ; r introito, i Kyrie, il gra-
duale, e il tratto si dicono in can-
to fermo, e l'offertorio in contrap-
punto andante, per cantare poi a
beir agio il mottetto Salvum me
fac, quasi sempre del famigerato Pa-
lestrina. Anticamente, per lo più,
fece il discorso un vescovo, come si
disse al § IX, n. 2 ; ma presente-
mente sermoneggia il p. procurato-
re generale de' servi di Maria, pub-
blicando poi r indulgenza di anni
dieci accordata dal Papa ; e nel gior-
no appresso, chiamato lunedi di Pas-
sione, dai cappellani cantori Ponti-
fìcii s'incominciano le prove dei con-
certi per la settimana santa, e i so-
prani più anziani prendono i libri
delle lamentazioni, che devono can-
tare in canto piano, e poi scelgono
le altre i cantori meno antichi.
12. Cappella Papale della dotnc^
nica ultima di Quaresima o del'
CAP
le Palme, con benedizione, di-
stribuzionCj e processione, delle
Palme medesime.
Questa cappella si tiene in quel-
la del palazzo ove risiede il Papa,
sebbene il regnante Pontefice Gre-
gorio XVI, considerando, che anti^
camente celebra vasi nella basilica di
s. Pietro, volle, dal 1889 in poi fare
in detta basilica le funzioni della me-
desima, anche per renderla più impo-
nente, e dar luogo che i forestieri, i
quali per la settimana santa si recano
in Roma in copiosissimo numero, ab-
biano tutto r agio di assistervi e ve-
derla ; praticandosi tutti i consueti
riti, e cerimonie come si descrisse
alla Cappella della Purificazione,
e benedizione delle Candele, colla
sola differenza, che per camera dei
paramenti serve la cappella della
Pietà ; che evvi l'adorazione del ss.
Sacramento esposto ; che il Papa vie-
ne condotto all' altare Papale in se-
dia gestatoria; che si usano i flabel-
li, i quali non avrebbero luogo, se
la processione si facesse nella sala
regia; che la processione giunge sino
al portico della basilica, ed uscita
che sia dalla porta maggiore , si
chiude questa per battervi poi col-
r asta della Croce Papale, alfine di-
rientrarvi giusta il rito. La seguen-
te descrizione pertanto è come quel-
la, che si celebra nella Cappella pa-
latina.
I Cardinali vi si recano con vesti,
cappe, e tutt'altro paonazzo, come
lo sono i sagri paramenti, e con due
carj'ozze. Nella sala regia prendo-
no le cappe, le quali, resa 1' ubbi-
dienza al Papa vestito di piviale di
raso rosso, con mitra di lama d'ar-
gento, si spogliano per vestirsi de' pa-
ramenti, nel modo che si disse alla
detta Cappella della Purificazione,
Gap
fàcentlo similmente tutti gli altri, die
ne hunno l'uso, ed assumono le cot-
te que' prelati che debbono prender-
le. Ma prima di descrivere la bene-
dizione delle Palme, rammenteremo,
che pel solenne ingresso di Gesù Cri-
sto nella città di Gerusalemme, affin-
chè non solo fosse dai fedeli uniti
in ispirilo alle turbe evangeliche in
ogni anno rappresentato, ma in qual-
che modo altresì rinnovato, fu isti-
tuita la festa, la benedizione, e la
processione delle Palme. Inoltre la
Chiesa volle significare con questa
solenne funzione, il glorioso ingres-
so, che farà in cielo il divin Reden-
toie cogli eletti, dopo il giudizio u-
ni versa le.
Delle palme bianche come delle
candele si fa copiosa distribuzione,
oltre a coloro che le ricevono dalle
mani del Papa, anche a quelli e nel
modo suindicato alla predetta cap-
pella della candelora , ed è perciò ,
che oltre parecchi rami di ulivo ,
in diverse casse si collocano le pal-
me dalla parte del vangelo, ed an-
che appoggiate alle pareti , ponen-
dosene pure altre meglio lavorate ,
con singolare eleganza dalle mona-
che camaldolesi, sulla mensa dell'alta-
re, e tra i candellieri. Tra esse ve ne
sono sei più nobili, cioè una, che va
posta sulla croce Pontificia, la quale
come l'arazzo dell' altare, è coperta
di colore paonazzo, le tre che il sa-
grista, il diacono, ed il suddiacono
portano al trono, e due collo stem-
ma del regnante Pontefice pendente
in mezzo. Esse si custodiscono sino
alla festa dell' Ascensione , sopra il
letto della camera dei paramenti
( Vedi ) , e se la benedizione delle
palme si facesse in conclave dal sa-
grista, o dal primo maestro di ceri-
monie, le dette due palme debbono
avere lo scudo, o targa in bianco,
CAP 279
per metlervi Io stemma dell' eletto
Pontefice , qualora sia creato pri-
ma dell'Ascensione, come accadde
nel conclave per l'elezione di Cle-
mente IX. Ciò attesta nel suo Dia-
rio Fulvio Servanzio presso il Gat-
tico , Ada caerem. , p. 36 1 , e nel
secolo decorso se ne rinnovarono
gli esempi nelle elezioni d' Innocen-
zo XIII, Benedetto XIII, Benedetto
XIV e Clemente XIV, celebrandosi
in pari tempo nel conclave , tutte
le funzioni della settimana santa.
Dopo che tutti hanno preso i sa-
grì paramenti, e le cotte, s' incomin-
cia la benedizione delle palme, che
si eseguisce in questo modo. Si reca
a pie' dell' altare monsignor sagrista
in piviale paonazzo, ed in sua vece
il p. sotto-sagrista , con cotta ed
amitto. Tuttavolta nel 1889 il p.
sotto-sagrita assunse il piviale a de-
coro della funzione , che celebrossi
in s. Pietro, stando in mezzo al
diacono e suddiacono della Cappella,
vestiti in amitto, camice e cingolo ;
ed il primo di essi colla stola a
traverso. Tutti e tre ricevono dal
secondo maestro di cerimonie le
palme nobili ; la piccola è data a
sagrista , ed è quella che poi nella
funzione dee tenere in mano il Pon-
tefice. I detti tre sagri ministri van-
no al penultimo gradino del trono,
ove genuflessi tengono le palme al-
zate, trovandosi già nel ripiano del
trono due votanti di segnatura, ac-
coliti apostohci, col secchio dell'ac-
qua santa, e col turibolo. Quindi il
Papa leggendo dalla sua sedia Pon-
tificale le sagre preci presciitte dal
rituale (le quali alludono principal-
mente alla gloria de' trionfi , alla
grandezza della grazia di Gesù Cri-
sto, e al merito delle opere nostre),
le benedice coll'aa^ua santa , e le
incensa tre volte. Le ceneri, che poi
28o GAP
si cavano da una porzione di que-
sti ulivi benedetti, sono quelle, che
si spargono sul capo de' fedeli nel
primo giorno di quaresima dell'an-
no venturo,
Dopo che è terminata la benedi-
zione, e sono partiti i due votanti
di segnatura, monsignor governatore
di Roma prende dalie mani del sa-
grista, e del diacono, e suddiacono le
tre palme, che una per volta so-
no da lui consegnate al Cardinal
decano, o al porporato vescovo sub-
urbicario più degno , il quale fa
altrettanto consegnandole nelle ma-
ni del Pontefice, che poi le passa
al Cardinal diacono assistente. Il
primo maestro di cerimonie conse-
gna la piccola al cameriere segreto
coppiere, uno de' due sostenitori del-
la falda, cui spetta custodirla quan-
do non la regge il Papa, e quindi
gli rimane. Le altre due palme ven-
gono date una dal cerimoniere al
principe assistente al soglio, che la
tiene in mano per tutto il tempo
della funzione e della messa, l'altra
resta a disposizione del Pontefice.
Un chierico di camera cinge allora
al Papa il grembiale di lino bianco
con merletto, e croce ricamata d'o-
ro in mezzo, recandosi il mede-
simo chierico per tutto il tempo
della distribuzione presso il deca-
no della Rota. Incominciasi la dis-
pensa delle palme benedette nello
stesso modo, e si distribuiscono ai
medesimi soggetti, che ricevono dal-
le mani del Papa le candele bene-
dette. Ed è perciò, che custodite le
palme dal sotto maestro di casa in
abito di città, egli le porge poco a
poco a due bussolanti , che stanno
al primo gradino del trono genu-
flessi. Questi le somministrano al
chierico di camera, diverso dal men-
zionato egualmente genuflesso sul ri-
CAP
piano del soglio, il quale successiva-
mente le dà al Cardinal secondo dia-
cono, clie le pone nelle mani del
Papa; atto che prima era fatto dal
principe assistente al soglio e da un
ambasciatore. Terminata la distribu-
zione riceve la palma il detto chie-
rico di camera, e di quelle che so-
no restate, nel proprio uffizio il
maestro di casa del palazzo aposto-
lico, le distribuisce a quelli cui spet-
tano. Inoltre dopo la funzione il ca-
meriere segreto segretario d' amba-
sciata le porta ai sovrani, o principi
reali cattolici residenti in Roma , e
un bussolante le reca a' Cardinali
non intervenuti alla funzione, e pa-
recchie ne presenta agli ambasciato-
ri e ministri de' sovrani cattolici si
per loro, che per le rispettive reali
famiglie.
Nell'atto che il Cardinal decano
ritorna al trono per ricevere dalle
mani del Pontefice la palma , pre-
mette all'altare, e al Papa una ri-
verenza, indi prima bacia la palma,
poscia la mano, ed il ginocchio de-
stro del Papa. Due contralti ebdo-
madari intonano frattanto l'antifona
Pueri hehraeorum y in canto fermo;
dappoicchè accorsa essendo tra le
turbe festeggianti l'ingresso del Si-
gnore in Gerusalemme, una truppa
di teneri ed innocenti fanciulli , con
rami d'ulivo in mano, esclaman-
do Hosanna , ec. , cosi le in-
genue loro acclamazioni sommini-
strano alla Chiesa le due belle an-
tifone, che si cantano una dopo
l'altra nella distribuzione delle pal-
me, e fanno nuovamente risuonare
r liosaiiua in excelsis , Hosanna
Fillo David. Ricevuta in tal modo
da tutti i CardinaH la palma , con
le cerimonie adoperate dal primo ,
succedono i patriaichi e tutti gli
altri , come si disse nella funzio-
GAP
ne della Purificazione : tutti bacia-
no la palma, ed osservano tutti il
medesimo ordine. Terminata la dis-
tribuzione, il Papa si lava le mani,
versando l'acqua il principe assisten-
te al soglio, o in sua assenza, il se-
natore di Roma , e se manca que-
st' ultimo , il primo conservatore
di Roma ec. , accompagnato da un
cbierico di camera, e da un udito-
re di Rota, non die da due maz-
zieri, i quali restano a pie' del trono.
Si alza quindi il Papa, dice il Domi-
nus vohiscuiiiy e l'orazione, a cui ris-
pondono i cantori ; mette V incenso,
somministratogli dal Cardinal primo
prete, nel turibolo, sostenuto dal più
anziano de' votanti di segnatura , e
presa dall' idtimo uditore di Rota ,
vestito da suddiacono, la croce Pon-
tificia ornata colla palma benedetta
che rimane a tal prelato, va a pie'
del soglio. Allora il primo de' Car-
dinali diaconi assistente al medesimo
trono, rivolto al popolo, dice, Pro-
cedamus in pace , cui risponde il
coro. In nomine Chris ti ^ Amen. In-
comincia allora la processione per
la sala regia , ove trovansi schierati
la civica scelta, e i capotori , oltre
gli svizzeri, mentre i cantori si reca-
no presso la porta. Rappresentando
questa processione il pellegrinaggio ,
che facciamo verso la beata eternità,
però si porta innanzi la croce per-
chè nel viaggia estremo Gesù. Cri-
sto dev' essere la noslra guida, co-
me spiegano gravi liturgici.
Il Papa con mitra in capo , e
colla palma in mano, viene portato
in sedia gestatoria da dodici pala-
frenieri sotto baldacchino rosso , le
cui aste sono rette da otto referen-
dari di segnatura in rocchetto , e
mantelletta, ed è preceduto e seguito
come nel d\ della Candelora. Appe-
na l'uditore di Rota esce dalla Cap-
CAP 28 1
pella colla croce fra due ceroferari
votanti di segnatura, i contralti in-
tonano la prima antifona, Quum ap-
propinquaret , ed il coro prosegue
processionalmente per tutta la sala
regia, cantando anche tutte le altre
antifone in canto piano, che termina-
no quando, dopo il giro di detta sala,
va ripiegandosi la processione al lato
sinistro della porta delia Cappella,
e precisamente quando la croce giun-
ge avanti alla porta di essa. Uscito
il Papa dalla Cappella, colla prela-
tura, e coi generah degli Ordini re-
ligiosi, che lo seguono, allora due
soprani anziani entrano in Cappella,
e serrata la porta, dicono subito il
primo verso dell'inno, Gloria , laus^
et honor etc. , ed alternativamente
col coro rimasto nella sala regia, ne
proseguono gli altri versi. Questo
inno da alcuni si attribuisce a Ri-
naldo vescovo di Langres , ma più
comunemente a Teodolfo, abbate flo-
riacense, poi vescovo d'Orleans, nel
IX secolo. Raccontasi che lo com-
ponesse in Angers ove stava prigio-
ne, siccome creduto complice della
congiura de' figliuoli contio il loro
genitore Lodovico Pio, e che lo can-
tasse mentre quell' imperatore , ac-
compagnando la processione delle
palme, passava davanti il carcere di
lui. Piaciuto a quell' imperatore, si
dice che il vescovo ricevesse il per-
dono e la libertà, come si ha da
Sigerbeto, in Chronicon ad annnni
843. V. Palme. In alcuni luoghi
tutlavolta soleva cantarsi da' fan-
ciulli per le parole, cui puerile de-
cus j e in altri pel versetto coetus
in exce.lsis te laudata in siti ele-
vali, come si faceva a Parigi sopra
la porta, che introduceva alle airceri.
L' ingresso fatto da Gesù Cristo
in Gerusalemme fu una figura della
sua Ascensione nel cielo, di cui veu-
282 Cz\P
ne ad aprire per la prima volta le
porte, chiuse dopo il peccato di
Adamo, alla schiera fortunata degli
eletti , forniti di palme delle vitto-
rie, da loro riportate contro i co-
muni nemici. E però al ritorno di
questa misteriosa processione si tro-
va serrata la porta della Cappella,
la quale apresi ad una percossa da-
tale dall'uditore di Rota suddiacono
apostolico, coir asta della croce. Pri-
ma di tutti entra nella Cappella il
collegio de' cantori Pontificii, che si
ferma presso l'altra parte della ba-
laustrata, intuonando i contralti il
responsorio, Ingrediente Domino ^
che termina quando i Cardinali in-
cominciano ad entrare nella Cap-
pella. Allora i due soprani anziani
dicono tutto il verso, Ciini audissel
populusy ed il coro prosegue Cum
raniìSy terminando quando il Papa
è entrato nella balaustrata. Finita
la processione, i Cardinali, e gli altii
si spogliano de' paramenti sagri, e
riprendono le cappe paonazze per
assistere alla messa, meno i peniten-
zieri vaticani, i quali partono dalla
cappella. Se poi il Papa fosse im-
potente a celebrare questa funzione,
supplisce il Cardinale dell'ordine dei
preti cui tocca dire la messa, e pratica
egli tutto ciò, che si disse nella Cap-
pella della Purificazione, dando pure
il celebrante, al fine della messa, la
trina benedizione, colla pubblicazio-
ne dell' indulgenza.
Questo giorno è stato distinto con
parecchi festevoli nomi, di » Pascha
« petitum , Hosannae , Evangelismi
M Palmarum , dies Palmarum , Pa-
» scha florum, Dominica Lazari, '*
ed altri. Nell'Ordine XII del cano-
nico Benedetto si legge , che antica-
mente la distribuzione delle palme
si faceva dal Pontefice nel triclinio
lateranense, dove si portavano dagli
CAP
ostiari , cui spettava A farne la di-
stribuzione, dopo che le palme rac-
colte dagli accoliti nella vicina ba-
silica di s. Silvestro erano state be-
nedette da uno de' Cardinali ebdo-
madari di san Lorenzo fuori delle
mura, ovvero, come si praticò in
appresso, dall'ultimo Cardinale pre-
te, o dal Cardinale celebrante. In
altri tempi però, dopo detta terza
si benedicevano le palme nella chie-
sa di s. Maria in Turris^ vicino il
campanile della basilica vaticana ,
dal qual luogo s' incominciava la
processione, che si faceva fino al-
l' altare di s. Pietro. Sappiamo da
Cencio camerario il rito di portare
in processione sulle spalle de' diaco-
ni, tra le palme, gl'incensieri, i
candelabri , e dopo gli stendaidi
delle scuole della città, una bara
ben ornata, chiamata feretrunij a
portatorium, col testo de'sacri evan-
geli, affinchè si usasse al vangelo
un onore consimile a quello ricevuto
da Gesù Cristo. Il Marlene poi , De
Sacrìs Eccl. rìtibus tom. IV, pag.
343, seguito da altri, ha opinato,
che la benedizione delle palme siasi
introdotta nella Chiesa romana ai
tempi di Amalario, intorno ai prin-
cipii del nono secolo; ma il p. Me-
rati, giustamente lodato da Benedet-
to XIV, ne ha scoperte le memorie
ne' sagramentari Gelasiano, e Gre-'
goriano del V, e VI secolo, e in
antichissimi calendari.
Alla messa si dice l' introito senza
contrappunto, ed il sagro Collegio
de' Cardinali non va all' ubbidienza,
per esservi andato prima, che si
benedicessero le palme. Soltanto dal
Cardinal celebrante dell'ordine dei
preti s' incensa l' altare , e dal Car-
dinal primo prete, il Papa. 1 Kyrie
vanno in canto fermo, poi si canta
r epistola, genuflettendosi alle parole^
GAP GAP 283
in Nomine Jesu or/ine gcnujlcctatur , gali , e i laici di qualunque grado,
ciò che in avanti non si praticava, Il cerimoniale romano prescrive al-
con giusta meraviglia di Paride de tresì, che i detti tre sagri ministri
Grassis in pari. II, Act. Ccerem. ^ vestano con amitto, camice, cingolo,
e del p. Gattico pag. 5g. Anche e stola paonazza. Il libro del van-
ii graduale, e il tratto si dicono in gelo viene sostenuto da due accoliti
canto fermo, cantandosi l'ultimo ceroferari della Gappella in cotta,
verso del tratto Populo (jui nasce- coli' assistenza del cerimoniere. Il
tur, quando i tre cantori, che de- coro de' cantori Pontificii canta le
vono cantare il Passio, o Passione parole, che si dicono dette dalle
del Signore descritta da s, Matteo, liube. Questo è il Passio più ben
vanno in camice, e colla stola dia- cantato di qualunque altro di Ro-
conale a baciare il piede al Papa, ma. Siccome poi in questa funzione,
o in sua assenza, quando i mcdesi- oltreché 1' ingresso di Gesù Cristo,
mi cantori si partono per andar al figurasi 1' ingresso trionfale de' santi
luogo del vangelo. Talvolta i Pon- nella gloria, cosi mentre cantasi la
tefìci non assistono al Passio, e pri- passione, ognuno tiene in mano i
ma d'incominciarsi si ritirano nella rami benedetti delle palme, che i
camera de' paramenti, se la messa Cardinali poi restituiscono ai propri
si celebra nella Cappella palatina, caudatari, perché le custodiscano,
ovvero si ritirano nella stanza die- Quando in questa sagra istoria si
tro il deposito di Alessandro Vili, ricorda il momento, in cui il Sal-
se la funzione si faccia in s. Pietro, vatore spirando sulla croce die' com-
Terminato il Passio, ritorna il Pa- pimento alla redenzione dell' umaa
pa al trono pel vangelo. genere, il Papa con tutti gli astanti
Il Passio adunque si canta come genuflette, nel quale istante bacia-
segue; ma non si domanda per esso vasi anticamente da' sagri ministri,
la benedizione, giacché vi si descrive e da tutti quelli che vi assistevano,
la morte dell'autore d'ogni benedi- la terra, come anche al presente
zione. Non si. portano lumi accesi, costumasi da alcuni Ordini religiosi;
perché Cristo, vera luce del mondo, pratica lodevolissima, che s. Luigi
è estinto; non s'incensa per deno- IX, re di Francia, si studiò d' in-
tare, che la pietà de' fedeli andava trodurre nella cappella reale,
mancando; nel principio non si dice Finita la lettura ed il canto del
Dominiis vohìscuni, né si risponde Passio, partono i tre cantori, genu-
Gloria tihi Domine, in odio del flettendo avanti al Papa, e all' ai-
perfido saluto di Giuda traditore, tare. Il diacono riceve dal Papa la
dato nell'orto di Getsemani al Re- benedizione, e portandosi V incenso
dentore. Il primo di quelli, che can- senza lumi , incensa il vangelo. Po-
tano il Passio, e che canta le pa- scia, senza dire il Doniiniis vobiscum,
role del Testo, è un tenore ; il se- e senza segnare ne il libi'o, ne sé
condo, che chiamasi VAncilla, é medesimo, dice il resto in tuono
un contralto; il terzo, che rappre- del vangelo, che dopo si fa baciare
senta Gesh Cristo, é un basso. Tutti al Papa ( ma non al celebrante ), e
e tre devono essere sacerdoti, esclu- di poi il Cardinal primo prete in-
dendosi dalla congregazione de' Riti censa il Pontefice. Queste medesime
i suddiaconi, e molto più i coniu- cerimonie si osservano nel cauto
284 CAP
della passione, che si fa nel venerdì
santo; ma con qualche variazione,
che si avvertirà al num. i5. L'of-
fertorio si dice in contrappunto con
sollecitudine, per poi cantare adagio
il mottetto dell' inno Stahat mater
dolorosa j a due cori , egregia com-
posizione del Palestrina; dopo l'ele-
vazione si canta il Benedictus, con-
certato a sei voci con coro, dal va-
lente maestro d. Giuseppe Baini ;
il Communio si dice senza contrap-
punto, e il Deo gratias non si can-
ta. Non si fa in questa mattina il
sermone, che anticamente avea luo-
go dopo il Passio j e del quale nel
Pontificato di Alessandro VI abbia-
mo un esempio, sermone, che fu
anche stampato con questo titolo:
Sermo habitus Romce in ecclesia s.
Petri die Palmarum^ anno i ^(^^ co-
rani Jlexandro VI^ per Leonelluni
de Cìiieregaiis episc. concordiensem.
Alla fine della messa, il Cardinal
celebrante recita la formula dell' in-
dulgenza di trent'anni concessa dal
Papa agli astanti, e così ha termine
la funzione.
i3. Mattutino del mercorcà santo ^
o uffizio delle tenebre, e notizie
del modo in cui diversi degli ul-
timi Papi celebrarono le funzioni
della settimana santa.
Sì canta nella Cappella del pa-
lazzo abitato dal Pontefice. I Car-
dinali vi si recano con una carroz-
za, in vesti, cappe, e tutt' altro
paonazzo; ed il Pontefice con mitra
di lama d'argento, e piviale di raso
rosso, con istola paonazza, se non
assume la cappa di saia rossa, col
suo cappuccio, il cui strascico viene
allora sostenuto da due vescovi più.
anziani assistenti al soglio. Altre volte
quando con detta cappa recavasi
GAP
dalla camera grande de* paramenti ,
in cappella, v' incedeva senza essere
preceduto ne dalla croce, né da
altri , seguendolo il sagro Collegio
in cappa. Tutte le candele della
cappella sono di cera gialla, oltre
le sei deir altare , e le altre sei so-
pra la balaustrata, o cancellata, ar-
dono sopra un candelliere di bronzo
triangolare chiamato la saetta, Her-
cliia, o Herpica, e posto al lato
dell'epistola, oltre quindici candele
gialle, che alla fine di ciascun sal-
mo si smorzano progressivamente
ad una ad una dall'ultimo maestro
di cerimonie, per esprimere il raf-
freddamento non meno degli apo-
stoli, che de' discepoli, i quali va-
cillando nella fede, mancarono alle
promesse , e quasi tutti abbando-
narono poco a poco il loro divin
maestro. Nella candela poi, la quale
rimane accesa, e si asconde nel fine
sotto r altare , viene simboleggiata
la ss. Vergine, in cui si mantenne
costante la fede della risurrezione
di Cristo, illanguidita negli altri,
ovvero raffigurasi il Redentore me-
desimo, che, quando gli uomini in-
grati ed iniqui credevano avergli
tolta la vita, risuscitò glorioso dopo
essere stato nel sepolcro per tre
giorni.
Chiamasi mattutino delle tenebre,
od uffizio notturno , perchè nella
notte di questo giorno, e nelle due
seguenti solevano gli antichi cristia-
ni recitare l' uffizio nelle chiese. Tut-
tavolta in alcuni luoghi era per que-
st' uffizio assegnata l'ottava ora del-
la notte, in altri la mezza notte,
ovvero tutto quello spazio di tem-
po, che potesse essere necessario per
finire di notte tutto il mattutino. Ma
ora la Chiesa, per impedire i disor-
dini, che potevansi introdurre, o si
erano già introdotti nelle vigilie
GAP
notturne, per la mutata condotta
de' cristiani, stabili che di giorno si
recitassero gli ulficii del mercordi
giovedì e venerdì santo ^ a* quali
nonostante è rimasto il nome delle
tenebre, perchè sebbene si celebri-
no di giorno, si terminano a lumi
adatto spenti , e questi si considera-
no ancora come uffizi! di lutto , e
come rappresentazioni dei funerali
del Redentore. Ed è perciò, che non
comincia la Chiesa 1' offizio dalle
solite invocazioni, con cui prega il
Signore di aprirle le labbra per
cantare le sue lodi. Si astiene dal-
l' invitatorio , e non chiude mai i
salmi colla sagra doxologia del Glo-
ria Patri j non canta inni, non chie-
de benedizioni, e non legge capitoli,
terminando soltanto ogni ora con
umile orazione, nella quale supplica
Iddio a riguardare con occhio pie-
toso quelli, pe' quali il suo divin
Figliuolo si contentò di soffiire la
morte.
Incomincia pertanto il canto del
mattutino, coli' intonarsi dall' anzia-
no de' soprani la prima antifona
ZduSj che si prosiegue dal coro col
resto dell'uffizio tutto in canto pia-
no, dicendosi i salmi andanti, e pun-
tati. Detto il versetto, il Papa si
alza, e sottovoce dice il Pater no-
slerj dopo del quale appena si è
messo a sedere , e si è coperto di
mitra, o col cappuccio della cappa,
s' incomincia la prima lamentazio-
ne in canto figurato a quattro voci
del celebre Gregorio Allegri. Ter-
minato il Jerusaleni, tenero inter-
calare , col quale sotto l' allegoria
di Gerusalemme s' invitano i fedeli
alla conversione, e alla penitenza,
si cantano i responsori con solleci-
tudine. La seconda e terza lamen-
tazione si dicono dai soprani in can-
to piano. Chiamasi acrosiica la strut-
CAP 285
tura di quéste lamentazioni di Ge-
remia, perchè le lettere iniziali d'o-
gni strofa vanno secondo l' ordine
dell'alfabeto ebiaico Aleph, Bethy
Ghimdj ma siccome nella tradu-
zione latina di questi treni, non po-
tevasi ritenere il medesimo ordine ,
così la Chiesa ha voluto che ad
ogni strofa si anteponesse l' antica
lettera ebraica, da cui incominciava.
Le lezioni del secondo e terzo
notturno si dicono con quest'ordine:
r ultimo cantore dice la prima, il
penultimo la seconda, e successiva-
mente si continua con questo me-
todo per tutti tre i giorni. I con-
tralti ebdomadari avvisano i can-
tori, che devono dire i responsori :
tutte le antifone s'intonano dai so-
prani, e l'anziano di essi intona la
prima d' ogni mattutino, delle lau-
di, e del BenedictuSj che è il famo-
so cantico di Zaccaria, allorché, ri-
cuperata la favella, sciolse la lingua
a benedire il Signore, perchè si era
compiaciuto visitarci , e farci degni
della redenzione. Al versetto Ut si-
ne timore^ incominciansi ad estin-
guere le sei candele dell'altare dal
ceriffkoniere , e quelle della balau-
strata dal bidello, o accenditore del-
le candele, e l' ultimo verso del Be-
nedictus si termina, quando sia smor-
zata l'ultima candela dell'uno e del-
l'altra. Ciò si fa per significare le
tenebre prodigiose, che alla morte
del Redentore coprirono tutta la
terra, e la funesta ed ostinata ce-
cità in cui è rimasta l' infelice si-
nagoga, abbandonata da Dio. Due
soprani anziani intuonano immedia-
tamente la ripetizione dell'antifona
Traditor autcm, che dura finché il
Papa sceso dal soglio si è inginoc-
chiato avanti al genuflessorio, e do-
po da* medesimi s* intuona il verso
Christux facius est. Quando il pri-
9.^6 GAP
mo maestro di cerimonie ha fatto
cenno, che il Papa ha finito di dire
segretamente il Pater noster, s' in-
comincia il canto del celeberrimo
Mi severe a due cori a quattro voci
di Gregorio Allegri, che rapisce l'a-
nimo di chi l'ascolta per la sua
soave ed espressiva armonia, e che
inoltre muove a compunzione e de-
vozione.
Terminato il detto salmo, il Pa-
pa ( o in sua assenza al proprio stal-
lo, il Cardinale vescovo piti degno)
recita T orazione Respìce, quaesu-
mus Domine, sorreggendogli il libro
e la candela due patriarchi o vescovi
assistenti al soglio. Finita l'orazione,
si fa un modesto rumore; rito pro-
veniente, secondo alcuni, da quello
della sinagoga, in cui tutte le volte
che leggendosi il libro di Ester si
nominava Amano, dagli ebrei si fa-
ceva fragore e strepito. Credono al-
tri, che questo rumore rappresenti
lo strepito, e calpestio della solda-
tesca condotta da Giuda all'orto di
Getsemani per far prigione Gesù
Cristo. Ma il Mazzinelli, nelle spie-
gazioni dell'uffizio della selliniana
santa, che va preferito a tutti gli
altri, stima esprimere siffatto rumo-
re l'orribile turbamento e confu-
sione accaduti nella morte del Re-
dentore, allorché essendosi oscurato
il sole, scossa la terra, squarciato il
velo del tempio, aperti i sepolcri ,
spezzate le pietre, parve che tutta
la natura se ne risentisse sconvolta.
I soli giudei, chiamati dal Pontefi-
ce s. Leone I, piti duri delle pie-
tre, restarono ostinati nella loro in-
credulità. Non COSI il Centurione
con molti altri , che battendosi il
petto partirono a capo chino, con-
fessando per figliuolo di Dio quel-
lo, che fra tanti portenti aveano ve-
duto spirare sulla croce. L' erudito
CAP
Cancellieri poi nella sua Descrizio-
ne delle funzioni della settimana,
santa nella Cappella pontificia, con-
chiude che dopo essersi mostrata la
candela accesa, la quale fino allora
si era tenuta nascosta dietro, o sot-
to l'altare, tutti si alzano, e parto-
no con silenzio e raccoglimento re-
ligioso.
Se il Papa nell' assistere al mat-
tutino con piviale e mitra risente
incomodo dal tenere questa seconda
in capo, se la fa levare, come fe-
ce Pio Vili; il quale inoltre 4^1
Miserere fece cantare sei soli ver-
setti , e il resto in canto andan-
te , perchè gli riusciva incomodo
lo star genuflesso in tutto il tem-
po del Miserere. Alcuni Pontefici
si astengono dall' intervenire ai mat-
tutini della settimana santa [P^edi),
e piuttosto vi assistono privatamen-
te nel piccolo coretto incontro al
trono in compagnia d* un cameriere
segreto, o di un aiutante di came-
ra. Abbiamo poi dall'Adami, Osser-
vazioni per ben regolare il coro dei
cantori della Cappella Pontificia^
p. 36, che i Sommi Pontefici han-
no sempre procurato di avere per
la loro Cappella i migliori soggetti
d' Europa, i quali conosciuta la de-
formità della musica di q uè' tempi,
impiegarono tutta la loro abilità
per ridurla nella mighor forma pos-
sibile, creando con nuove composi-
zioni il vero stile ecclesiastico nella
sua antica semplicità senza l' aiuto
degli strumenti. Leggesi in prova di
ciò nel Diario di Paride de Grassis,
sotto il pontificato di Leone X, che
nel mercoledì santo del i5i45 i can-
tori della Cappella cantarono un
nuovo Miserere, il primo verso sin-
fonizzando, e il secondo alternando.
E sebbene poco riuscisse gradito,
non perciò que' virtuosi uomini deb-
GAP
bono esser privi di loiki, avendo essi
adoperata ogni diligenza per un otti-
mo risultato. Animati da quest'esem-
pio i successori dotati di maggiore
abdità, e miglior gusto diedero pro-
va un dopo l'altro di profonda co-
gnizione, lasciando tante, e sì bel-
le composizioni, che formano il gu-
sto e la celebrità dell'archivio dei
cantori Pontificii.
Premetteremo qui alla descrizio-
ne delle funzioni della settimana san-
ta, in qual guisa furono celebrate
sotto alcuni degli ultimi Pontefici ,
e ciò che si praticò nell'assenza ed
impotenza di essi, comprensivamente
al Pontificale di Pasqua : notizie ed
erudizioni estratte in gran parte
dagl' interessanti Dìarii di Roma.
Benedetto XIII, nel 1725, la mat-
tina del giovech santo , celebrò le
funzioni nel modo seguente. Con pi-
viale e mitra si recò ad ore dodici
e mezza nella sala ducale del Vatica-
no, in cui, per le veci che in quella
circostanza facea di segretario , o sa-
grestia , si ei a eretto un altare. Salito
ad un piccolo trono dopo l'ora di no-
na, recitò Benedetto XIII \ Oremus^ e
fatta ivi la preparazione della mes-
sa assunse in uno a' Cardinali gli
abiti sagri bianchi, e quindi in se-
dia gesta toiia , e sotto baldacchino
passò nella Cappella Sistina, ove can-
tò solennemente messa. Dopo la
consagrazione si ti'asferi in mezzo
alla Cappella a benedire gli olii santi
posti sopia una tavola circondata da
dodici canonici in piviali bianchi ,
cioè quattro di ognuna delle tre
basiliche lateranense, vaticana e li-
beriana, da sci diaconi in tonacel-
la, cioè tre canonici di san Loren-
zo in Damaso , e tre canonici di
santa Maria in Trastevere , e da
sette canonici di tutte le altre col-
legiale, i quali facevano da suddiu-
CAP 287
coni. Compita tal benedizione do-
po la messa, pose il sepolcro nella
Paolina, e continuò la celebrazione
di tutte le altre funzioni proprie
del giovedì santo. Dipoi, nel 1726,
Benedetto XIII cantò messa nella
Sistina la mattina del giovedì san-
to, facendo la funzione nel seguente
venerdì, e consumando V Ostia del
sepolcro. Nel sabbato santo avendo
pernottato nella canonica della ba-
silica lateranense, qui celebrò tutte
le funzioni coU'intervento del sagro
Collegio, e di tutti quelli, che han-
no posto in Cappella. Nel 1727,
essendosi Benedetto XIII recato a
Benevento , sua antica chiesa arcive-
scovile, che continuava a governare,
tutte le funzioni della settimana santa
furono in Roma celebrate da'Cardina-
li, e la mattina di Pasqua il Cardinal
Barberini sotto-decano cantò messa
nella Sistina, e comunicò i Cardi-
nali diaconi. Altrettanto si pmticò
nel 1729, in cui Benedetto XI li
fece ritorno a Benevento, per cele-
brarvi il concilio provinciale. Ma
nel precedente 1728, egli rinnovò
quanto fece nel 1726, senza però
pernottare al Laterano.
Clemente XII, eletto nel luglio
del 1730, per la sua avanzata età,
e per essere divenuto quasi cieco,
celebrò pochissime funzioni, onde le
funzioni della settimana santa in u-
no a quella della mattina di Pas-
qua, furono celebrate dal sagro Col-
legio nella Paolina del Quirinale,
dalla cui loggia il Papa diede sol-
tanto la benedizione nella mattina
di Pasqua. Altrettanto si praticò nel
1782, e nel 1733, in cui Clemente
XII assistette alla messa nella det-
ta Cappella, e dopo diede la benedi-
zione, che pur venne compartita negli
anni successivi, senza fare altra l'un-
zione, cioè sino al i74"j '" *^"i morì.
288 GAP
Benedetto XIV, nel l'j^i) cele-
brò le funzioni di quaresima al Qui-
rinale sino al mercoledì santo, an-
dando a far le successive nel Vati-
cano, e ritornando al Quirinale. So-
lo nel 1746 pernottò al Vaticano,
donde partì il giorno di Pasqua ad
ore ventidue. Ma dal 1754 in poi,
per l'età e per gl'incomodi tralasciò
di recarsi alle Cappelle, e tutte le
funzioni della settimana santa, com-
presa la mattina di Pasqua, si fece-
ro da lui nella Cappella Paolina nel
palazzo Quiiinale di sua residen-
f za, siccome fece negli anni succes-
sivi. Però nel 1756, non solo fu im-
pedito dall' assistere alle Cappelle,
ma neppure diede la solenne bene-
dizione.
Partito Pio VI, nel febbraio 1782,
per Vienna, tutte le funzioni, inco-
minciando dalla terza domenica di
quaresima, furono eseguite nella Si-
stina del Vaticano , nel cui palaz-
zo ebbe luogo la predica ne' vener-
dì, dopo la quale il sagro Collegio
calò in s. Pietro a visitare la stazio-
ne, ed a venerare le reliquie.
Pio VII, nel i8or, abitando il
Quirinale, si recò nel mercoledì san-
to, al Vaticano, per celebrare le fun-
zioni della settimana santa, restituen-
dosi al Quirinale il giorno della
terza festa di Pasqua. Partendo poi,
a'2 novembre i8o4, per Parigi, e ri-
tornando in Roma a' 16 maggio i8o5,
tutte le funzioni furono fatte intanto
in Roma dai Cardinali. Il Pontefice
celebrò quelle della settimana santa,
insieme a quella di Pasqua in Cliàlons.
Nel 1808, avendo i francesi occu-
pata Roma, Pio VII fece in tal tem-
po le funzioni nella Paolina del pa-
lazzo quirinale ; ma quelle della set-
timana santa, e la messa di Pasqua
vennero celebrate dai Cardinali nel-
la Sistina del Vaticano, il che si e-
CAP
seguì pure nel 1809, continuando
la detta occupazione di Roma. Do-
po il glorioso ritorno in Roma di
Pio VII, nell'anno seguente 181 5,
non potè fare quel Pontefice le fun-
zioni della settimana santa , per-
chè essendo rientrato in Francia
Napoleone, il Papa nel mercordi
santo partì colla maggior parte dei
Cardinali per Genova. Quindi le
funzioni, che tuttavolta ebbero luo-
go nella Sistina del Vaticano, non si
poterono eseguire col solito impo-
nente apparato. Prima di giungere
a Genova, Pio VII in Firenze ce-
lebrò la messa nella mattina di Pas-
qua nella cappella di corte alla
presenza del gran duca di Toscana
Ferdinando III. Nel 18196 1820,
Pio VII solo assistette alle funzio-
ni della settimana santa, e messa
di Pasqua; e nel 1822, feccia la-
vanda del giovedì il Cardinal deca-
no della Somaglia ; e monsignor
Frosini maggiordomo, e monsignor
Bertazzoli elemosiniere (ambedue poi
Cardinali ) servirono a mensa i pel-
legrini, e r ultimo, siccome arcive-
scovo, benedì la tavola. Leone XII
nel 1824 non potè celebrare al-
cuna funzione, che tutte per al-
tro si celebrarono al Vaticano, o-
ve il Papa fece dare i pranzi del
giovedì , e venerdì santo pei Car-
dinali, e principe assistente al so-
glio, mentre la messa nel giorno
di Pasqua fu cantata dal Cardinal
decano, nella basilica vaticana, don-
de si partirono due Cardinali diaco-
ni dopo la messa , e recandosi poi
al Quirinale ove abitava il Papa ,
lo assisterono alla solenne benedizio-
ne, che diede dalla loggia, e che fu
r unica funzione da lui fatta.
Pio Vili, nel i83o, non fece le
funzioni della settimana santa, del-
le palme, e lavanda, ina compartì
GAP
le solenni benedizioni nel giovedì
santo e per Pasqua.
Gregorio XVI presentemente re-
gnante, nel i83i, celebrò tutte le
funzioni della settimana santa nel-
la cappella Paolina del Quirinale,
dalla cui loggia, nel giovedì santo,
e nella mattina di Pasqua diede la
solenne benedizione. 11 sepolcro si
fece nella galleria, ove in tempo di
conclave si erigono le cappelle. La
lavanda fu eseguita nella vastissi-
ma sala del concistoro, e la mensa
pei pellegrini s'imbandì nella gran-
de sala dell' appartamento di monsi-
gnor maggiordomo, supplendo all'as-
sistenza di que' pellegrini invece del
Papa, il prelato del Drago maggior-
domo, ed attualmente Cardinale.
14. Cappella Papale del giovedì
santo j messa, reposìzione del se-
polcro, benedizione, lavanda e
pranzo degli apostoli , pranzo dei
Cardinali, e mattutino delle te-
nebre.
Questa Cappella si celebra nella
Cappella Sistina del Vaticano, ma vi
sono esempi , che sia stata celebra-
ta anche nella Paolina del Quirina-
le, ove il regnante Pontefice nel
i83i, celebrò, come dicemmo, tut-
te le funzioni della settimana san-
ta, compreso il pontificale, e la so-
lenne benedizione nella mattina del-
la Pasqua di Risurrezione. I Cardi-
nali vi si recano con due carrozze,
e vestiti di paonazzo, co' paramenti
sagri di color bianco, e i domesti-
ci colle livree di gala.
Crediamo opportuno premettere
alle indicate funzioni alcune noti-
zie sui nomi, riti, ed usi antichi di
questo sagro giorno. Con varie de-
nominazioni è slato chiamato que-
sto giovedì: dai paramenti di color
VOL. vui.
CAP 2S9
verde che si usavano, ebbe quello
di dìes p^iridiiwi, dal pane bianco
che distribuivasi a' poveri dopo la
lavanda, massime nelle chiese di
Francia, ove tuttora dura questo
costume, fu detto Albus dies Jovis^
ed anco dies panis, e dies lucisj dies
indulgentiae da s. Maurizio : dai siri
fu detto dies secretorum, e consigna-
tio calicis. Dicevasi inoltre dies ab-
solutiofiis, dies mysterioruni , dies
mandati y e Feria quinta. Più co-
munemente però è stato detto Fe-
ria quinta in Coena Dominij tut-
tavolta in una bolla di Bonifacio
IX chiamasi. Bona quinta Feria in
Coena Domini, ed altrove Natalis
calicis, in memoria del calice eoa
cui Gesù Cristo diede da bere il
suo sangue nell* ultima cena agli a-
postoli. In questo giorno si rinnova
la memoria della sagra cena, in cui
fu istituito il ss. Sacramento della
Eucaristia ; ma Urbano IV, dopo
la metà del XIII secolo , conside-
rando, che un giorno occupato io,
lutto per la passione, e morte del
Salvatore del mondo non lasciava
luogo a contrassegni di festa, stimò
bene di far celebrare quella memo-
ria in altro tempo, cui poi si ag-
giunse la solenne processione del Cor-
pus Domini [Vedi). Finalmente que-
sto giorno è stato detto solenme
Paschae initium, ed è perciò, che
non solo in quelle chiese, le quali
digiunavano il giovedì, ma in quelle
eziandio ove si osservava il digiu-
no ne' giovedì di quaresima, era co-
stume di romperlo, e di finirlo in
questo giorno.
Anticamente nel giovedì santo si
celebravano due messe, la prima a
digiuno nella mattina, la seconda
nella sera dopo cena; però in al-
cune cliiese se ne celebravano quat-
tro, ed in altre anche cinque; piiì
^9
5-90 GAP
comune per altro fu il rito di dir-
ne tre, secondo che andiamo a de-
scrivere . La prima era diretta alla
riconciliazione de'penitenti, che nel
mercordi delle ceneri erano stati
espulsi dalla chiesa. Essi venivano
in questa mattina di buon'ora vestiti
di sacco, ed a piedi nudi, e co-
perti il capo di cenere si recavano
al luogo destinato. All'ora poi di
sesia in alcuni luoghi, e di nona
in altri, erano condotti alla chiesa,
fuori della quale aveano compiante
in tutta la quaresima le loro col^
pe. Presentati i penitenti da un dia-
cono al Papa , o al vescovo , che
stava alle porte della chiesa, dopo
Tarie preci, le cui formule leggonsi
presso il Morino , De poenitentia,
pag. 6g6, venivano riconciliati , ed
assoluti : quindi questo giorno tro-
vasi chiamato col suindicato nome
di ahsolutus dies Jovìs. Terminata
questa funzione, in segno di gioia,
suona vansi a festa le campane, che
d' allora in poi tacevano sino al sab-
bato santo. I penitenti prendevano
luogo tra' fedeli , per ascoltare la
messa , e per partecipare cogli altri
ai sagri misteri. Sebbene questa for-
ma di riconciliazione fosse prescritta
pei soli pubblici penitenti , nondi-
meno altri ancora, per meglio assi-
curarsi di essere giustificati innanzi
al cospetto di Dio, si univano ad
essi.
La seconda messa era per la be-
nedizione degli olii, che si chiamano
santi y perchè sono benedetti, e san-
tificati con singolari cerimonie dai
vescovi, a' quali solo appartiene, se-
condo i canoni, tal benedizione. In-
nanzi il Pater noster^ si consagrava
l'olio per l'estrema mizione degli
infermi ; B\Vj4gìius Dei;, si benedi-
ceva l'olio, che dovea servire all'un-
y-ione de' catecumeni , e il crisma
CAP
cioè olio mescolato con balsamo per
la cresima, sebbene in alcuni luoghi
questi due olii si benedicessero dopo
la comunione. Ma però la consagra-
zione del crisma, che adesso si fa
dai vescovi solamente in questo gior-
no , anticamente poteva farsi in ogni
tempo, come si ha dal concilio tole-
tano del 4oo. Inoltre questa benedi-
zione di diversi olii santi si faceva dai
Papi, con molta solennità, come si
legge negli Ordini romani, che ne de-
sciivono le misteriose e belle cerimo-
nie; e, come vedemmo , Benedetto
XIII ne rinnovò la memoria. Si co-
minciava nell'oratorio di s. Tommaso,
o di s. Pancrazio, se i Papi stavano al
Laterano, ed alla cappella di s. Gre-
gorio, se facevano la funzione nella
basilica vaticana. Erano assistiti dai
vescovi, preti, diaconi ed altri sagri
ministri, soliti ad assistere alla fun-
zione; e si presentavano al Pontefice
le tre ampolle, che poi, partendosi
dall'altare ove facevasi la funzione,
porta vansi in processione ad un al-
tro altare dell' una , o dell' altra
basilica, dove celebrava il Pontefi-
ce. Si fa pure menzione negli Or-
dini romani di un' altra ampolla
di vetro contenente un vaso d' o-
ro , in cui custodivasi una pietra
preziosa, che racchiudeva del sangue
miracoloso di Gesù Cristo. Mentre
il Pontefice faceva 1' omelia , alcuni
Cardinali diaconi , aiutati dai sud-
diaconi, scoprivano la mensa dell'al-
tare, che impediva l'ingresso ai re-
cessi più intimi del sagro altare del-
la basilica lateranense, e nel fondo
del quale stava nascosta nel resto
dell'anno la detta ampolla. In quel
giorno estralta questa pei* mano del
Papa era mostrata al popolo, il quale
la venerava con tutta la divozione.
Il Pontefice entrava neU'arca, cioè nel-
r altare Papale^ cosi prima chiama-
GAP
to dalla sua forma, per compiere il
saffrifìzio, secondo il rito dell'antico
testamento, che permetteva al solo
Pontetìce l' ingresso nel Sanata San-
ctonini ^ una volta all'anno, come
spiegano Innocenzo III, De sermone
de Coena Domini, il Durando, e
Mabillon.
La terza messa seguiva in memo-
ria dell'istituzione della ss. Eucari-
stia, che Gesù Cristo medesimo die-
de facohà , e precetto agli apostoli,
e per conseguenza a tutti i sacer-
doti, di rinnovare. Perciò ben a ra-
gione questa festa cominciata colla
Chiesa è stata sempre riguardata
per una delle più solenni. Facevasi
in questo giorno la comunione ge-
nerale del clero e del popolo. Que-
sta è la comunione laica ed eccle-
siastica, che ripetutamente si nomina
negli antichi canoni . L' ecclesiasti-
ca si faceva dai sacerdoti in cotta
e stola , e da altri ministri del-
l'altare. La laica facevasi fuori dei
balaustri , e cancelli dell'altare , do-
ve ancoi'a dovea comunicarsi alla ri-
fusa, e senza distinzione qualunque
ministro dell'altare, che per qualche
mancanza fosse passato a questa co-
munione. All'articolo Cappelle se-
grete, diremo della comunione som-
ministrata in questo giorno, nel pre-
cedente , e per altre ricorrenze, dai
Pontefici ai propri famigliari sì ec-
clesiastici che laici.
Ridotte poscia queste tre messe
ad una sola, sono state ancora riu-
nite nella medesima le diverse fun-
zioni , che si facevano in ciascuna
di esse. Se poi in questo giorno ri-
corrono le feste della ss. Annunzia-
ta, e di s. Giuseppe , o alcun' altra
festa di precetto, allora si celebrano
alcune messe private, acciocché i fedeli
possano più facilmente soddisfar al
precetto di ascoltare la messa, sicco-
CAP agt
me ordino, nel 171 6, Clemente XIj
inerendo agli anteriori decreti della
s. congregazione de' Riti , special-
mente a quello de' i3 settembre
1692. Fuori di questi casi, tutti gli
altri sacerdoti si astengono dal dire
la messa, meno il celebrante, in se-
gno di tristezza e di lutto, che li
fa astenere dal medesimo sagrificio
anche ne' due seguenti giorni, e per
imitare in qualche modo la Cena
del Signore, che fu solo a celebrare
e comunicò di sua mano gli apostoli.
Un vero errore del volgo è quello,
che suppone essere questa funzione la
Pasqua de' preti. Siccome poi non può
scompagnarsi la memoria dell'Euca-
ristia da quella della passione, così
la Chiesa fra le cerimonie di letizia,
per l'istituzione del ss. Sagramento,
dà ancora vari segni di tristezza. E
però dopo il Gloria non solo si
sospende l'uso delle campane (Fedi\
e si ripiglia quello antico delle troc^
cole, o tavolozze, che usavansi spe-
cialmente dai monaci, e chiamavansi
>» Crepitaculum , Lignum congre-
« gans, malleus excitatorius, ligneus,
« tabula lignea, " per invitare il
popolo alla chiesa; ma si astiene
ancora dal dare la pace , per dete-
stare quella, che il perfido Giuda
diede al suo divin Maestro, come
spiega il celebre MazzinelH, nell' Uf-
fìzio della Settimana santa, Roma
1806, pag. 195.
Cerimonie della Messa.
In questa mattina celebra la messa
il Cardinal decano del sagro Collegio,
o il Cardinal vescovo suburbicario
più anziano invece di lui. La coltre
del trono, e la coltvina della sedia
Papale sono di lama d'argento coi
ricami di fiori d'oro; e l'altare e
la croce sono coperti di velo di seta
bianca, perchè dopo non vi si reci-
1^7. GAP
tano le ore e il vespero, in cui do-
vrebbe cambiarsi in colore paonazzo,
e le candele sono tutte di cera bian-
ca. Il paliotto dell'altare è di arazzo
tessuto in oro, collo stemma di Cle-
mente Vili, Aldohrandiniy e della
casa Medici , guarnito di frangia
d'oro, legata con canutiglie d'ar-
gento. Nel mezzo è rappresentato
Gesù. Cristo morto, e sostenuto da
due angeli; al di sopra si vede il
calice della passione; dal lato del
vangelo la discesa al limbo, donde
libera i santi padri; da quello del-
l' epistola Gesù Cristo risorto fra
due angeli , nell' atto di presentare
la destra alla Maddalena genuflessa,
per sollevarla. Anche la copertina
del genuflessorio del celebrante e i
due cuscini del genuflessorio del Papa
sono coperti di arazzo tessuto con oro
a opera, rappresentante leoni , e dra-
ghi nel mezzo, co' fiocchi d'oro con
canutiglie d' argento, simile al pa-
liotto. Prima in questo giorno, il
celebrante e i sagri ministri usava-
no i sagri paramenti del medesimo
arazzo, i quali ora si conservano nel-
la sagrestia pontificia, e sono di fi-
nissimo, e superbo lavoro.
11 Papa si conduce in Cappella
con piviale bianco, e mitra di tela
d' oro, col formale prezioso. I Car-
dinali rendono 1' ubbidienza colle
cappe paonazze, al principio della
messa secondo il solito. L'introito di-
cesi in contrappunto, e i Kyrie termi-
nano quando il Pontefice ha Ietto l'in-
troito. Al graduale vi sono due soli
versi intonati dai contralti, e che si
terminano allorché il diacono giunge
al luogo per cantar l'evangelo. Nel
codice 47^7 presso il Gattico, Ada
Ccerem. pag. 89, si legge: In die
Jovis sancto prcedicatur ante mis-
sam . . . In Farasceve non prcedica-
tiir. In un codice della libreria Fio-
CAP
rentini di Lucca, fi*a le orazioni di
m. Domenico de Domenichi, vescovo
di Torcello, esiste « Oratio in die
»> s. Parasceve de passione Domini,
« coram Summo Pont. Eugenio IV,
» et romana curia ", Florentiae 1 44 ' •
St. Lett. t. VII, p. 359. Presso il Gat-
tico poi, Acta Ccer. 9, ex Cod. ijSjy
si legge: » Quando Summus Pontifex
M alieni episcopo vel presbytero Car-
« dinali committit sermonem facien-
« dum in missa , ille qui praedicatu-
^* rus est, servire debet Papae, etiam
» si alias ad alium pertinere servi-
ci tiùm videatur ". Che in questa
mattina avea luogo il sermone avanti
la messa , lo dicemmo pure al § IX,
num. 2 , di questo articolo.
L' offertorio si canta in contrap-
punto con qualche sollecitudine ,
per dire il mottetto, Fratres ego
eninij componimento del Palestrina
con parte sola. Avanti l' elevazione,
invece delle quattro torcie portate
da'cappellani comuni, un cerimonie-
re viene dalla sagrestia con dodici
bussolanti con cappe rosse, con al-
trettante torcie accese, inginocchian-
dosi sei per parte, da' due lati del-
l'altare. Sì consagrano in questo
giorno dal celebrante due ostie ,
una delle quali si consuma da esso,
e r altra si riserva pel dì seguente
in un calice a parte, che il diacono
cuopre colla palla, colla patena, e
con un velo bianco legato con fet-
tuccia simile al piede. Questo calice
chiamasi del Sepolcro. Dopo l' ele-
vazione, due maestri di cerimonie
incominciano la distribuzione delle
candele portate dai cappellani comu-
ni, pei Cardinali, patriarchi, vesco'
vi, abbati mitrati, prelati di fioc-
chetti , protonotari apostolici , e
generali degli Ordini religiosi. Il
primo Agnus Dei si canta adagio,
e si finisce col dona nobìs etc, ma
GAP
senza distribuire la pace. Quando
il Cardinale celebrante ha accomo-
dato il calice con entro l' ostia con-
sagrata , si ritira a cornii epistolcej
in un lato dell' altare, al piano del
primo gradino, colla faccia rivolta
verso il popolo, prima del posi'
communio^ e riceve 1' acqua alle
mani dal suo maestro di camera in
piedi, ancorché non vi assista il
Papa, e ciò in venerazione del ss.
Sagramento, poiché quando è espo-
sto, non si genuflette se non che a
lui. Indi i cantori incominciano il
postcommunio in canto fermo, can-
tandosi poi alla fine della messa il
Deo gratias.
Pì'ocessìone alla Cappella ove si fa
il Sepolcro, cioè alla Paolina, se
la funzione si celebra alla Sisti-
na del Vaticano.
Terminata la messa, e data dal
Papa la benedizione, il celebrante
torna in sagrestia a spogliarsi, sen-
za rientrare più in cappella per la
processione, ed allora i Cardinali
prendono i sagri paramenti di colo-
re bianco, secondo il rispettivo or-
dine. I patriarchi , gli arcivescovi ,
e vescovi assistenti, e non assisten-
ti al soglio, il commendatore di
santo Spirito , e gli abbati mitra-
ti si recano a prendere i piviali e
le mitre bianche in sagrestia, facen-
do prima la genuflessione alle sole
specie sagramentali, per la parte su-
periore della Cappella, seguiti dagli
uditori di Rota, dai chierici di ca-
mera, dai votanti di segnatura, e
dagli abbreviatori di parco maggio-
re, per levarsi le cappe paonazze,
eyd assumere sul rocchetto la cotta,
colla quale ritornano in Cappella, e
r ultimo uditore di Rota va pure
in sagrestia a pararsi coiramitto,
CAP '293
camice, cingolo, e tonacella bianca.
Quindi i due ultimi Cardinali dia-
coni, accompagnati da un cerimo-
niere, ascendono al trono, e riman-
gono all'assistenza del Papa," finché
i due Cardinali primi diaconi han-
no preso a' loro stalli i sagri para-
menti, ivi portati dal proprio came-
riere, levandosi le cappe coli' aiuto
de' maestri di camera, cui consegna-
no le berrette rosse, il che si pra-
tica pure da tutti gli altri Cardina-
li, i quali prima si paravano nella
stanza annessa alla sagrestia. I pre-
lati di fiocchetti partono poi dal
loro posto, e vanno nel banco dei
protonotari apostolici, e nel mentre
che tutti i menzionati sono vestiti
degli abiti sagri, i chierici della Cap-
pella con candele accese vanno ad
accendere i cerei a chi li ha a-
vuti.
I cantori si recano nella sala re-
gia, illuminata con dodici gran cor-
nucopi di legno dorato, con cande-
le di cera per la processione, che
regolasi nello stesso modo delle al-
tre due della Candelora, e delle Pal-
me, descritte ai numeri 5, e 12 di
questo paragrafo. Appena che la cro-
ce papale, coperta di velo paonaz-
zo, e portata dall' ultimo uditore di
Rota, esce fuori della balaustra, i
contralti intonano l' inno Pange lin-
gua j e i Cardinali procedono due
a due colle candele accese e mitre
in mano, dentro di cui tengono il
loro zucchetto rosso per riverenza
al ss. Sagramento, che si porta dal-
lo stesso Papa a piedi, e a capo
scoperto alla cappella Paolina, sotto
il baldacchino bianco, retto da ot-
to vescovi assistenti al soglio, od in
loro mancanza, dai protonotari apo-
stolici, sostenendo lo strascico al Pon-
tefice il principe del soglio, e cir-
condandolo dodici bussolanti colle
^94 CAP
torcie. Neir entrare il Venerabile nel-
la Cappella splendidamente illumi-
nata, si canta la strofa Ferbum ca-
ro j e giunto il Pontefice all' altare,
il Cardinal primo diacono genufles-
so prende dalle mani di lui il ca-
lice, con entro la sagra ostia, e pre-
ceduto da due bussolanti colle tor-
cie accese, va a consegnarlo a mon-
signor sagrista, che su di un corpo-
rale lo pone neir urna, detta comu-
nemente sepolcro, e chiuso lo spor-
tellino dell' urna, che sta sotto il ta-
bernacolo, dal medesimo monsignor
sagrista con chiavetta , la stessa
chiavetta viene consegnata al Car-
dinal penitenziere, cui spetta fa-
re la funzione nella mattina se-
guente ( /^. Sepolcro ). Quindi il
Papa, prima che si chiuda l' uina,
incensa il ss. Sagramento, avendogli
somministrato il turibolo il Cardi-
nal primo prete. Intanto i cantori
intuonano il Tantum ergo, dicendo
con cantilena andante il Genitori ^
terminato il quale, tutti si alzano
per avviarsi alla loggia della bene-
dizione , avendo i Cardinali preso
luogo ai banchi laterali, ove un lo-
ro famigliare ha postoli cuscino, e
gh altri dalle parti laterali. Per im-
potenza del Papa, lo slesso celebrante
fa la funzione della reposizione del
sepolcro, avendo pubblicato dall'al-
tare dopo la messa l' indulgenza di
trenta anni conceduta dal Papa agli
astanti, cioè qualora il Pontefice
dipoi non desse dalla loggia la so-
lenne benedizione, nella quale con-
cede r indulgenza plenaria. Avanti
al sepolcro fanno allernativamente
un'ora di orazione i prelati della
corte in rocchetto, e mantelletta, e
i cubiculari in cappa rossa, ed
alcuni cantori Pontifìcii in cotta.
N^lla sera , in cui suol esservi
gran concorso di popolo, ed in cui
GAP
oltre la sala, s' illuminano la scala re-
gia^ e l'atrio sino alla porta degli
svizzeri, vi si reca a far orazione il
Pontefice in mozzetta e stola, ac-
compagnato dalla sua camera segre-
ta, dalle guardie nobili, e svizzere,
e dai palafrenieri con torcie accese,
come meglio si dirà alla prima do-
menica dell'avvento, allorché si par-
lerà dell' esposizione del ss. Sagra-
mento pel giro delle quarant' ore.
Non è qui a tralasciarsi di avver-
tire, che avanti 1' erezione di questa
Cappella fatta da Paolo III, come di-
cemmo al § li di questo articolo, il
ss. Sagramento riponevasi in un'altra
più antica, che forse era quella edifi-
cata da Nicolò V, di cui si fece pur
menzione. Nel Pontificato di Sisto IV,
Giacomo Volaterrano, nel Diariuniy
in t. XXIV Rer, Ital. Muratori 129,
ne descrisse il costume nel seguente
modo : « Anno 1 4^ ^ ? divina re ab-
w soluta, sacra hostia Dominici Cor*
w poris, Pontificis manibus , capite
« detecto , ab ara majori , in qua
M sacrata fuerat, in parvuni Ponti-
w fìcium sacellum religiose admo-
« dum portata est, et argenteae ar-
» culae super sacelli aram condita
w prò comunione dici sequentis, in
a quo oh vivifìcae passionis memo-
>y riam sacrum Dominicum non con-
w fìcitur », In questa stessa Cap-
pella conviene credere col Cancellieri,
che accadesse ciò che racconta, nel
Pontificato di Clemente VII, Jacopo
Bonaparte, gentiluomo saniminiatese.
Ragguaglio storico di tutto Voccorso
giorno per giorno nel sacco di Ro-
ma^ Colonia 1756: «Nel iSi'j, egU
>i dice, l' Eucaristia ss. riposta il gio-
>i vedi santo, come si costuma in tal
» giorno, nel tabernacolo della Cap-
y> pella del Papa, la mattina seguen-
w te si trovò, senza sapere, ne come,
>i uè da chi sospinta per terra «.
GAP
"Veramente questa funzione, come
sì « osservato di sopra, sembra con-
tro l' ordine , e la serie dei misteri
accaduti ; ma la Chiesa ha voluto
anticipatamente rappresentare la se-
poltura del Signore, piuttosto che
nel giorno seguente, in cui sta tutta
in lutto per la sua morte. L' uso di
fare il sepolcro nella Cappella Pao-
lina, fu introdotto dal fondatore del-
la Cappella medesima Paolo III, leg-
gendosi neir Oldoino, presso il Ciac-
conio, t. Ili, p. i3i: Quìbus maxi-
me feriis acerbissimam Christi Do-
mini necem recolìt Christ. resp., se-
pulchrum ad vaticaiias aedes in-
\'exitj continuato poi dai successori,
come dichiarasi ne' Diaril di Gio.
Paolo Mucanzio, presso il Gattico,
Ada caerem. 347- E cosi costante
l'uso di fare il sepolcro in questa
Cappella Paolina, che non essendo
essa ancora sbarazzata in simile occa-
sione nel i6o5, per cagione del con-
clave , in cui poco prima era stato
eletto nel d\ primo di aprile, il Pon-
tefice Leone XI , e dovendosi sup-
plire perciò colla basilica vaticana ,
questo Papa, con breve de' 5 di
detto mese Ad siimmi apostolatus^
Bull. VaL t. Ili Appeiid. p. 35, con-
cesse indulgenza plenaria a quelli, che
nella mentovata basiUca per quell'an-
no soltanto visitassero il ss. Sagra-
mento, rinchiuso nel sepolcro, dap-
poiché in quella volta non si po-
teva mettere, giusta il costume, nel-
la Cappella Paohna del contiguo pa-
lazzo.
Benedizione solenne data dal Fon'
tefice dalla principale loggia della
facciata della basilica vaticana.
Smorzate le candele da quelli,
che le portarono accese accompa-
gnando il Santissimo nella Cappel-
CAP 295
la Paolina, ed alzatisi, come si dis-
se , tutti in piedi, processionalmeute,
e col medesimo ordine, passano al-
la loggia della benedizione, eh' è ap-
parata di damaschi rossi con fran-
gie e trine d' oro, e eh' è coperta al
di fuori da una gran tenda, ove il
Papa in sedia gestatoria, con mitra
in capo, e flabelli ai lati, viene con-
dotto sotto il baldacchino bianco
retto da otto prelati referendari .
Giunto avanti alla loggia, stando
sulla sedia gestatoria e sotto il bal-
dacchino ivi eretto, premesse le con-
suete preci dà al numeroso popolo,
raccolto nella vastissima piazza, la
triplice benedizione, alla quale i
cantori rispondono tre volte Anien^
colle cerimonie, colle formule e col
modo, che dicesi all'articolo Bene-
dizione. Viene pubblicata poscia la
indulgenza plenaria, tanto in idio-
ma latino, che in italiano, dai due
Cardinali diaconi assistenti.
Sino al Pontificato di Clemente
XIV, prima della benedizione, i
Cardinali, in paramenti sagri, rende-
vano ubbidienza al Papa in questa
loggia , sedendo egli in trono. Non
la prestavano quindi allora in Cap-
pella nella messa come si usa oggidì,
e poscia aveva luogo e la lettura
e la pubblicazione della bolla ili Coe-
na Domini fatta dall' ultimo Car-
dinale diacono : da questa si leggeva
in latino, mentre il suddiacono udi-
tore di Rota la leggeva in italiano. Vi
era anche la formalità del gettito
della candela accesa di cera gialla,
scagliata dal Papa sulla piazza, che,
dopo il 1768, non si è praticala
piti. Quando poi, negli anni 1727
e 1739, come si disse superiormen-
te, Benedetto XIII si recò a Bene-
vento suo arcivescovato, non solo vi
celebrò tutte le funzioni della setti-
iuaiKi saula^ ma dopo aver caultilo
296 GAP
messa nella mattina del giovedì san-
to, fece pubblicare la detta bolla,
colle stesse cerimonie.
Data dal Pontefice la benedizione,
Tiene condotto dai palafrenieri, sulla
stessa sedia gestatoria, al letto dei
paramenti, nello stesso ripiano della
loggia, ove spogliatosi degli abiti sa-
gri , riprende la mozzetta di panno
rosso orlata di pelli d' armellini , e
la stola di raso di egual colore;
e deposta altresì la falda in una con-
tigua stanza, si reca alle sue came-
re, o al luogo vicino, ove si fa la
lavanda. Nell'atrio della loggia, i
Cardinali depongono i sagri para-
menti , per riassumere la mantel-
letta e mozzetta paonazza , e ripi-
gliare il cappello se vogliono parti-
re, o mettersi le cappe paonazze, se
vogliono assistere alla lavanda. I
patriarchi, deposti i paramenti, ri-
prendono la mozzetta e la mantel-
letta paonazza, la quale è riassunta
da quelli, che ne hanno l'uso, qua-
lora non vogliano assistere alla la-
vanda, viceversa si mettono le cappe;
e tutti spogliandosi de' paramenti e
delle cotte, quelli che le aveano prese,
si recano in cappa alla camera de' pa-
ramenti presso il sito, ove si fa la
lavanda , sempre che vogliano assi-
stervi, incedendovi i cubiculari colle
loio cappe rosse. Qui però si deve
osservare che avendo da ultimo, co-
me diremo, stabilito il regnante Pon-
tefice d' imbandire la mensa ai pelle-
grini od apostoli , nel portico della
detta loggia della benedizione, dopo
avere questa compartita , colla me-
desima processione, si reca alla Cap-
pella Sistina. Ivi discende dalla se-
dia gestatoria , e pa.'4sa in sagrestia
a deporre tutti i paramenti , e la
falda , donde poi , preceduto dalla
croce coperta con velo paonazzo, e
colla mozzetta e stola, scende nella
CAP
contigua basilica di s. Pietro, p«r
eseguirvi la funzione della lavanda.
I Cardinali poi, spogliatisi de' sagri
paramenti nella detta Cappella Sisti-
na, passano nella basilica in cappa
paonazza, ed attendono ai loro stalli
l'arrivo del Pontefice. Gli altri com-
ponenti la processione si spoghano
dei paramenti, e delle cotte, e se vo-
gliono assistere alla lavanda, chi ne
ha l'uso, assume la cappa, e i pre-
lati che non l'hanno, v'intervengono
in mantelletta. Prima che la lavan-
da si facesse nella basilica vaticana,
i Cardinali non vi avevano stallo,
e se vi assistevano da un lato , lo
facevano in abito Cardinalizio : laon-
de tutti i prelati che v' interveni-
vano, prendevano la mantelletta, e
i cubiculari il mantellone , non la
cappa, che indossava il solo tesoriere.
Qualora il Papa fosse impotente
a fare tale funzione, supplisce il Car-
dinal decano, o il piìi degno. Assu-
me egU il piviale paonazzo, che le-
vasi per eseguire la lavanda, e canta
allora il vangelo il diacono assistente
della cappella. Monsignor tesoriere
in cappa somministra le medaglie ai
pellegrini, e poi consegna al Cardi-
nal funzionante un astuccio con quat-
tro di esse medagUe, cioè due d'oro,
e due di argento.
Lavanda de XIII pellegrini^ o apo-
stolij sacerdoti, o diaconi.
Questa funzione suole farsi nella
sala ducale, che superiormente de-
scrivemmo al § II, apparandosi in
questa occasione di damaschi rossi
trinati d'oro. In fondo si erige il
trono pel Papa formando il poster-
gale o dossello un arazzo rappre-
sentante la Provvidenza, sedente sul
globo del mondo, in mezzo alla giù-
GAP
stlzia, che sta a destra, e alla ca-
rità che sta a sinistra. Sono lìgurati
nella parte inferiore due leoni, i quali
sostengono due stendardi della s.
Chiesa, ed i tre fregi del baldac-
chino sono egualmente di arazzo.
A destra del soglio evvi un altro
palco, con un banco coperto di a-
razzo con suo gradino pei suddetti
apostoli. Decorata viene la parete
del bellissimo arazzo, che rappre-
senta l'ultima cena eseguita presso
il dipinto del famoso Leonardo da
Vinci. Tanto questo arazzo , che i
precedenti, coi rispettivi fregi, furo-
no fatti nell'ospizio apostolico di san
Michele, e presso gli antichi araz-
zi, per ordine di Pio VI, Brasche
come rilevasi dai suoi stemmi. In-
contro al detto palco se ne innalza
un altro a due ordini pei sovrani, per
le dame, e pei signori distinti. La
funzione è stata fatta anco nella ma-
gnifica sala Clementina, avanti la
sala de' palafrenieri, per dare sfogo
ai forestieri, che in copiosissimo nu-
mero vi accorrono. A questo fine,
e per renderla più augusta e deco-
rosa, il regnante Pontefice, sino dal
1834 (anno in cui vi si trovarono
presenti il re di Napoli Ferdinando
II, la regina sua moglie, e altri
principi reali ) , fa la lavanda nella
navata traversa della basilica vatica-
na, cioè nella gran cappella de' ss.
Processo e Martiniano , erigendosi
il trono fra le due colonne dell' al-
tare, ed osservandosi nell'addobbo
tutto ciò, che si disse per la sala
ducale. V'hanno però di più nella
basilica due banchi pei Cardinali
a' lati del soglio, e maggior copia
di tribune, e palchi pegli spettatori.
Finalmente non si deve tacere che
a questa funzione commovente, la
quale chiamasi Mandato , perchè
il Redentore ce ne ha lasciato l' e-
CAP 297
sempìo e il comando, il Papa si re-'
cava in sedia gestatoria.
Anticamente , secondo gli Ordini
della Chiesa Romana, il Papa do-
po di aver celebrato, coi sagri pa-
ramenti, accompagnato dai vescovi,
e preti, e diaconi, si recava a fare
la lavanda dei piedi a dodici dia-
coni, e in loro mancanza a dodici
cappellani , o suddiaconi apostolici ,
deponendo però la pianeta, mentre
dai cantori cantavasi il vespero. I
suddiaconi erano vestiti di cotta, e
rocchetto, come si legge nel Maran-
goni, Istoria dell' oratorio di San-
età Sanctorum ^ a p. 44- La funzione
si faceva nella basiUca di s. Loren-
zo ad Sancta Sanctorum, se il Pon-
tefice abitava al Laterano, ovvero
nella cappella di s. Nicolò, o nel
monistero di s. Martino, se risiede-
va a s. Pietro. Due ostiari prende-
vano sulle braccia il primo , e lo
portavano innanzi al Papa, che gli
lavava , e baciava i piedi , facendo
lo stesso per ordine agli altri. Sic-
come però, neir Ordine XII di Cen-
cio Camerario, si legge, che il Pon-
tefice nel giovedì santo faceva due
lavande, una dopo finita la messa
a dodici suddiaconi, e l'altra dopo
il pranzo a tredici poveri, per rap-
presentare colla prima la Maddale-
na, che neWa casa del Fariseo lavò,
ed unse i piedi al Salvatore, e col-
la seconda la lavanda fatta da Cri-
sto a' dodici apostoli, cosi non ba-
stando il tempo a queste due la-
vande per le molte funzioni di que-
sto giorno, furono ridotte ad una ,
che fu quella del Mandato , stabi-
lendosi, che i tredici individui fos-
sero suddiaconi , diaconi , o preti.
Ma in progresso , nel i ^5& , Ales-
sandro VII comandò, che fossei'O sa-
cerdoti, Q almeno diaconi oltramon-
tani, dando la cura di eleggerh ai
298 GAP
penitenzieri di s. Pietro. Quindi i
vescovi ancora, i quali facevano due
lavande, le unirono e le fecero a
tredici soggetti, avendo già confer-
mato quest' uso Sisto IV nel 1 4? i •
L'erudito Sarnelli, spiegando il mi-
stero di tal numero, riconosce nel
decimoterzo la Maddalena; monsi-
gnor Arese , vescovo di Tortona, vi
ravvisa s. Paolo, non perchè assi-
stesse alla cena , essendo stato chia-
mato air apostolato dopo l'ascensio-
ne, ma per la particolar venerazio-
ne della Chiesa Romana verso di
lui. Tuttavia tal' opinione è impu-
gnata dal Frescobaldi, Pediliwiumy
sìve de numero pauperuni , quibus
lavandi sunt pedes feria V in coe-
na Domini. Volle egli supporre, che
il decimoterzo rappresentasse il pa-
drone della casa , ove si fece la ce-
na, sostenendo che Gesù Cristo ad
esso ancora lavasse i piedi. Ma ciò
rigetta l'Orlendo, De duplici la-
vacro in coena Domini fidelibus
ex/t/^iVo, Florentiae 17 io. Finalmen-
te alcuni Io prendono per s. Mat-
tia surrogato a Giuda Iscariote, ed
altri per l'angelo, che il Pontefice
s. Gregorio I, mentre nella sua casa
paterna sul monte Celio banchetta-
va dodici poveri, trovò fra essi se-
duto a mensa, donde poi derivò
r usanza , che molti Romani Pon-
tefici , e da ultimo Leone XII ,
ogni giorno in una stanza del lo-
ro palazzo facevano servire a men-
sa , cui essi medesimi assisteva-
no, tredici poverelli, per lo più sa-
cerdoti, sei mandati dai paiTOchi di
Roma, e sette dall' arciconfra terni ta
della ss. Trinità de' pellegrini. F.
Lavanda de' Piedi.
La nomina dei tredici ecclesia-
stici, che nel giovedì santo devono
fare da apostoli, per concessione dei
Pontefici, spetta ad alcuni Cardinali ,
GAP
ambasciatori , o ministri , alla Pi*o-
paganda, al vescovo ordinante degli
armeni , al capitano degli svizzeri ,
ed a monsignor maggiordomo, cui
appartiene approvare i nominati.
V. Ambasciatori, § VI, ove si par-
la di quelli, che anticamente, ed ora
ne fanno la nomina, con altre inte-
ressanti notizie analoghe. Questi tre-
dici soggetti , nel mercoledì santo
debbono presentarsi allo stufarolo
del palazzo apostolico, il quale li
visita, e ne pulisce i piedi, e nella
mattina del giovedì santo si recano
al Pontificio palazzo dal bussolante
sotto guardaroba, che li fa vestire
d' un abito lungo di lana fina bian-
ca, il quale si compone di calzoni
con piede, e scarpe di cuoio bian-
co, collaie, tonaca con cinta di fet-
tuccia di seta, cappa con cappuccio,
che si allaccia sul petto con alcuni
uncinelli, berrettone alto con fioc-
co, tutto di lana bianca; però la
fodera della cappa , e le mostre
della veste sono di seta bianca. Di
poi celebra la messa, e li comunica,
ed all'ora stabiHta per la lavanda,
vestito di cappa rossa, li conduce
al banco della funzione.
Il Papa dopo aver data la solen-
ne benedizione, e dopo essersi un
poco riposato, col solito accompa-
gnamento si reca nel modo sudde-
scrittoalla camera de' paramenti pres-
so la sala ducale, se quivi ha luogo
la lavanda, e in s. Pietro se in questa
basilica fa la funzione. Indi presso
la Cappella Gregoriana, assunta la
falda, si reca al letto de' paramen-
ti, e coir assistenza de' due Cardinali
primi diaconi, assume l' amitto, il
camice, il cingolo, la stola paonazza,
il manto o piviale di raso rosso , il
formale di argento, e la mitra di la-
ma o tocca d'argento; e preceduto
dall'ultimo uditore di Rota in to-
CAP
nìcolla l)ianca, colla croce astata in
mezzo ai due ceroferari coi candel-
lieri, non che da' cubiculari , dalla
prelatura, i primi in cappe rosse ,
e la prelatura con cappe paonazze,
dal maestro del sagro ospizio, dal
magistrato romano , dal governatore
di Roma, dagli ufTìziali della guar-
dia nobile, e svizzera, intanto che
gli sostiene Io strascico il princi-
pe assistente al soglio, ascende il so-
glio medesimo, e vi si pone a sede-
re. Indi il Cardinal primo prete gli
presenta la navicella coU'incenso, che
egli mette nel turibolo, e benedice il
Cardinale diacono vestito di dalma-
tica bianca , che in mezzo a due
ceroferari coi candellieri dee cantare
il vangelo analogo a questa sagra
azione. Terminato tal canto, il sud-
diacono uditore di Piota, vestito di
tonicella bianca , presenta il libro
del vangelo a baciare al Papa, e il
Cardinal diacono in piedi lo incensa
tie volte, e subito i cantori intona-
no il versetto, Mandatum novuni do
vobis.
Principiata questa cantilena , il
Pontefice si alza, e deposto il piviale
viene cinto dal Cardinal diacono as-
sistente d'un grembiale di lino bian-
co con merletti , e preceduto dai
mazzieri e dal sotto guardaroba, e
assistito dal primo cerimoniere, e
dai due Cardinali diaconi del trono,
recasi al banco elevato de' tredici
apostoli, che è separato dal popolo
per mezzo d'vmo steccato o para-
petto, affine di lavar loro i piedi,
òhe denuda il suddetto stufarolo ve-
stilo di nero. Nell'avvicinarsi il Papa,
ogni apostolo trovasi col piede de-
stro ignudo: piede che a ciascuno
è sostenuto dal suddiacono in tona-
cella bianca senza manipolo dal lato
destro del Papa, il Papa fa a tutti
la lavanda coli' acqua somministra-
CAP
'99
tagli in un bacile d'argento dorato
da un bussolante in cappa rossa, e
poi asciuga ciascuno con un asciu-
gatoio, e lo bacia. Due camerieii
segreti sostengono al Papa i lem-
bi della falda, e due altri busso-
lanti in cappe rosse lo seguono con
due bacili d'argento, contenente uno
tredici sciugatoi, de' quali si serve il
Pontefice per asciugare i piedi degli
apostoli, e neir altro evvi egual nume-
ro di mazzi di fiori freschi. Questi, e
quelli si consegnano dallo stesso
Pontefice ad ogni individuo, cui ha
lavato il piede, ed a ciascuno di essi
dal tesoriere, che in cappa, ancorché
fosse Cardinale, segue il Papa, è di-
stribuita una medaglia d'oro, ed lui
altra d'argento, che tiene in una
borsa di damasco cremisi con trine
d' oro. Su queste medaglie , della
grandezza d'un mezzo scudo roma-
no, da un lato evvi l' effigie del Papa
regnante in mozzetta, stola e ber-
rettino, ovvero in piviale, ed in giro
il nome e l'anno del Pontificato, e
nel rovescio si rappresenta il divin
maestro, che lava i piedi a s. Pietro
coir epigrafe : ego domintjs et ma.-
GISTER EXEMPLUM DEDI VOBIS, C Ìl nO-
me dell'incisore. Già lo stesso teso-
riere, nel giorno precedente ha dato
al Papa due astucci con entro quat-
ti'o delle medesime medaglie d' oro,
e altrettante d'argento.
Mentre il Papa, finito il giro della
lavanda, ritorna alla sua sedia, il
coro dice l' ultimo verso saecula sae-
culorum. Amen, e quindi uno dei
Cardinali diaconi scioglie al Ponte-
fice il grembiale, che resta ai due
primi maestri di cerimonie alterna-
tivamente. Il princijìc assistente al
soglio, col solito velo bianco sulle
spalle con merletto d'oro, o il sena-
tore, o conservatole di Roma piìi
degno, somministra al Pajxi l'acqua
3oo GAP
alle mani, presentandogli l'asciuga-
mano il Cardinal primo prete. Ri-
presosi dal Pontefice il piviale, si
alza in piedi, intuona il Pater no-
ster, e recita le preci prescritte dal
rituale. Risposto dai cantori l'Amen ,
si dà fine a questa edificante, e te-
nera funzione, in cui ammirasi il
Sovrano Pontefice capo augusto della
Chiesa, ad imitazione di Gesìi Cristo,
lavare, asciugare e baciare il piede ai
poverelli. Dopo di che recatosi il Pon-
tefice medesimo al luogo, ove si era
parato, si spoglia, e ripresa la moz-
zetta e il cappello, fa ritorno alle sue
stanze col consueto accompagnamen-
to. Che se la funzione si fa nella
basilica vaticana, allora il Papa, nel
partire per ascendere al portico ove
s' imbandisce la mensa degli apostoli,
sulla mozzetta non usa la stola con-
sueta di raso rosso, né lo precede
la croce astata.
Tavola imbandita ai XIII apostO'
li servita dal Pontefice, e pran-
zo de^ Cardinali.
Questa con ecclesiastica magnifi-
cenza si faceva nella sala di Co-
stantino, una delle camere di Raf-
faello, come dice il Sestini stampato
nel 1 634; quindi nella sala del sof-
fitto dorato eretta da Clemente Vili
presso quella de' palafrenieri ; poscia
nell'altra sala chiamata Clementina,
perchè decorata di marmi, e pitture
dal detto Papa, erigendosi intorno
de' palchi parati di damaschi rossi,
e trine d'oro pei sovrani, per le da-
me e pei distinti signori; e final-
mente , come poi si dirà , il Papa
regnante già l' ha fatta tre volte nel
mentovato atrio superiore della ba-
silica Vaticana. Siccome immenso è
il concorso degli spettatori, perciò
si fa elevata la tavola, che si eri-
CAP
gè perchè possa essere veduta da
tutti. Separata essa è dagli spetta-
tori per mezzo d'uno steccato, ed il
sotto guardaroba, dopo che il Papa
ha lavato i piedi ai tredici apostoli,
qui li conduce vestiti nel modo, che
si descrisse. Giunta l'ora del desi-
nare, in memoria dell'ultima cena
che fece il Signore, il Pontefice in
sottana di lana bianca, fascia, roc-
chetto, e mozzetta di panno rosso
filettata con pelli di armellini, vi si
reca per servirli a mensa, accompa-
gnato dalla sua camera segreta ec-
clesiastica e secolare, in mantelletta,
in mantellone paonazzo, e in abito
di città. Gli apostoli, che si erano
posti a sedere a' propri luoghi, al
comparire del Papa si alzano, e
genuflettono. Quindi monsignor mae-
stro di camera cìnge al Papa uno
zinale di tela bianca con merletto, che
poi rimane a tal prelato, e regge il
bacile, mentre lo stesso Papa versa
l'acqua un per uno sulle mani degli
apostoli, che a tal effetto si presenta-
no dinanzi. Tornati a' loro posti, gli
apostoli rimangono in piedi all'ora-
zione, che recita il cappellano segre-
to caudatario per la benedizione
della tavola, la quale si compartisce
dal Pontefice. Da esso i pellegrini
vengono, non senza tenera e commo-
vente edificazione, serviti di due o
pili vivande; inoltre dà loro a bere,
e poi li lascia coli' apostolica bene-
dizione. Le vivande vengono pre-
sentate in ginocchio al Pontefice dai
prelati in mantelletta, e mentre egli
assiste alla tavola, il detto cappella-
no segreto, o altro individuo di que-
sto ceto, legge per solito quello
che rappresentasi , subentrando il
sotto-guardaroba a tal lettura, non
sì tosto parte il Papa dalla tavola.
Il Papa prima di partire si lava le
mani coU'acqua, che gli somministra
GAP
il maggiordomo, e si asciuga col
pannolino, che gli presenta monsi-
gnor maestro di camera. Leggiamo
nel citato Seslini, che prima durante
la mensa sermoneggiava il predica-
tore apostolico.
Tutto ciò, che avanza da questa
mensa, si rilascia, oltre l'abito, e le
altre cose già descritte, ai medesimi
tredici apostoli. Qualora poi non
eseguisce questa funzione il Papa,
allora ne fk le veci il prelato mag-
giordomo in abito prelatizio, cin-
gendosi il grembiale bianco. Se le
sagi e funzioni della sett.mana santa
si fanno al palazzo quirinale, la la-
vanda si fa nella grande sala del
concistoro, e il pranzo in quella
dell' appartamento del detto mag-
giordomo, come si disse superior-
mente. Nel 1839, nel 1840, e
nel corrente anno, il regnante Pon-
tefice , per appagare le vive bra-
me degl' innumerabili forestieri, bra-
mosi di vedere questo convito, lo
fece imbandire nell' atrio superio-
re della basilica vaticana, nello stes-
so ripiano della loggia della be-
nedizione , addobbato con dama-
schi rossi, con trine, e frangie d'oro
e con parecchi palchi eretti pei so-
vrani , per le dame , e pei signori.
Tanto nella funzione della lavanda,
che del pranzo , invigilano al buon
ordine e quiete le guardie svizzere,
e la guardia nobile, che contorna il
Pontefice, alla cui mensa dipoi si
porta tuttociò, eh' è stato dato agli
apostoli.
Anticamente in questo giorno e
nel seguente aveano luogo nella pre-
dettfi sala del soffitto dorato, il pran-
zo pei Cardinali, e pel principe assi-
stente al soglio. I primi v'incedevano
vestili di soltana, fascia, e mezzetta
paonazza , e il secondo dell'abito di
città, in considerazione di essere
GAP .3o>i
in ambedue i giorni interamente
occupati nelle diverse funzioni del
palazzo apostohco. Inoltre anterior-
mente sedevano a mensa co' Cardi-
nali , anco i capi del baronaggio ro-
mano, cioè allorché questo inter-
venne alle Cappelle. Ma tanto i suoi
individui, che il principe del soglio
sedevano in sedia più bassa. A tal
effetto il maggiordomo, ed il forie-
re maggiore, prima della Cappella
del giovedì e venerdì santo, invi-
tavano ciascun Cardinale al suo ar-
rivo nella sala regia.
Negli ultimi tempi ecco quanto si
praticò nella sera della domenica
delle Palme. Il maggiordomo faceva
girare un suo. gentiluomo dal sagro
Collegio per sentire quai Cardinali
bramavano restare ai due pranzi;
ed a quelU che accettavano, nel mer-
cord\ santo dalla floreria veniva par-
tecipato quale appartamento era ad
essi stabilito per riposarsi. L'appara-
to della mensa era magnifico , e
fatto a spese della camera apostoli-
ca. Prima però i Cardinali vi por-
tavano le argenterie delle proprie
credenze, e venivano serviti dai mae-
stri di camera, dai gentiluomini, dai
camerieri, e da altri famigliari rispet-
tivi. Arrivata l' ora del desinare, i
Cardinali si adunavano nelle Ponti-
ficie anticamere, ove il maggiordo-
mo li avvisava come fossero le vi-
vande in tavola. Ricevevano nella
camera precedente l'acqua alle mani,
e l'asciugatoio dai bussolanti, i quah
poi assistevano alla mensa, portavano
le vivande, e le scalcavano.
Nella stessa occasione , tanto nel
giovedì , che nel veneidì santo, a
spese della camera apostolica e col-
la direzione del mentovato mag-
giordomo, s'imbandivano altre ta-
vole in diverse camere del Pontifi-
cio palazzo^ a' maestri di cerimonie»
3oa GAP
a' raacslri di camera, a' gentiluomi-
ni, a' caudatari ed ai cameriei*i dei
Cardinali, non che ai bussolanti, ai
cantori, ai mazzieri, e a molti altri,
ai quali, perchè occupati nell'assi-
stenza delle moltiplici funzióni , sa-
rebbe riuscito assai incomodo il de-
sinare altrove. Anche i conservato-
ri di Roma, a spese della came-
ra capitolina, nei detti due gior-
ni, facevano un pranzo nel palazzo
apostolico, invitandovi ognuno, oltre
che il senatore, due soggetti rag-
guardevoli. Poscia, tolti, jQno dal
i83i, i pranzi de' Cardinali, erano
rimasti quelli presso il maggiordo-
mo, che v' invitava la camera segreta
di servizio, i maestri di cerimonie
le guardie nobili ec. ec. , ma nel
1840 vennei'o pur essi pranzi sospesi.
Dopo il convito de' Cardinali nel
giovedì santo, nella stessa sala, dal-
la quale prima veniva tolto tutto
r apparecchio , e le tovaglie , i me-
desimi Porporati seduti lateralmente
alla tavola, udivano il sermone pro-
nunziato in idioma italiano, sopra un
pulpito nella stessa camera, da uno
de' più accreditati oratori, che avea
predicato con applauso in qualche
chiesa di Roma durante la quaresi-
ma, e che scelto veniva da monsi-
gnor maggiordomo, e poi riceveva
il donativo di due medaglie conia-
te per la lavanda, una d'oro, l'al-
tra d'argento. Talvolta il Papa ascol-
tava quel discorso entro la bus-
sola, che corrispondeva alla stanza,
nel modo che ode le prediche nella
quaresima ed avvento dal predicatore
apostolico. Tanto alla mensa, che al
sermone eravi concorso di persone
distinte, e le dame prendevano luo-
go in apposita tribuna riparata da
gelosie. Il Cancellieri nella Settima-
na santa, Qi\ capo III àeW Appendice,
fa la descrizione de' trionfi, ed or-
CAP
ngfti simbolici delle tavole imbandi-
te nel giovedì , e venerdì santo al
sagro Collegio, e riporta l'elenco dei
sagri oratori, che vi predicarono in
ambedue i giorni, dai primordi del
secolo decorso sino al 1 79'^, in cui
questi conviti furono sospesi.
Nel 1824, Leone XII rimise! sud-
detti pranzi; ma dopo il i83o, non
hanno avuto più luogo, come si è
avvertito.
Non è a tacersi, che la predica del-
la feiia V talvolta fu in hngua la-
tina, ed anco alcuna volta fu pub-
blicata colle stampe : ma di questo
argomento torneremo a parlare al-
l' articolo Pranzi. Terminato il di-
scorso, i Cardinali si ritiravano nelle
rispettive camere anteriormente pre-
parate , finche avvisati da un ceri-
moniere dell'ora del mattutino, as-
sunte le cappe paonazze, si recavano
in cappella. Quando i Cardinali si
facevano precedere dalla mazza di
argento, segno di autorità , e soste-
nuta da un aiutante di camera, do-
po la reposizione del sepolcro, la fa-
cevano portare a rovescio, ne si rad-
drizzava , che al Gloria in excel-
sis del sabbato santo, come oggidì
fanno i pontifìcii cursori, i mazzieri
€ le armi, le guardie nobili, e chi ha
l'uso della spada, squadrone, e fu-
cile, per contrassegno di lutto, e di
duolo.
In sede vacante nel giovedì santo
i conservatori di R.oma fanno , ed
imbandiscono la mensa a' pellegrini.
Di fatti nel calendario romano, che
espressamente si stampa in Roma
ogni anno ad uso de' conservatori
di Roma , e priore de' capo-rioni ,
nel fine fra le cerimonie straordina-
rie, pubbliche e solenni, etc, cui assi-
stono, o che eseguiscono, vi è nota-
to: « IntersUnt missae solemni, lavacro
•5 et mensae XII pauperum sacer-
GAP
>» dotum in archihospitalilateranensi,
» quando non habetur capella Pa-
« palis in Valicano **. Di ciò ninna
memoria si rinvenne neirarchivio di
tale ospedale, ma solo il seguente
rogito sollo li 3o marzo 1769, cioè
nel giovedì santo della sede vacante
per morte di Clemente XIII: >» Fu
» cantata la solita messa da un be-
>y nefìciato di s. Giovanni in Late-
« rano eletto dagl' illustrissimi si-
•' gnori guardiani nella cappella di
3» s. Andrea del nostro ospedale col-
« l'assistenza degl' illustrissimi signo-
» ri Pietro Paolo Fabj, Tiberio Cen-
« ci, e Miniato Ricci guardiani , e
*' camerlengo rispettivamente inti-
» malo per ordine di detti illustris-
» simi signori da me segretario Tee-
»» cellentissimo signor senatore con-
« forme il solito ; qual messa Tanno
>i futuro toccherà secondo le con-
»» venzioni al priore di detto ospe-
»> dale, e dopo fatta la solita pro-
« cessione per tutto l'ospedale, te-
'* nendo tutti gì' infermi una can-
•' delelta accesa in mano, fu espo-
" sto il Santissimo nel sepolcro. Li
» detti illustrissimi signori guardiani
>y fecero la solita lavanda alli dodici
" apostoli, e servitili alla tavola, do-
« pò consegnarono loro un pane
M grande, e cinque giulii di moneta
'» per ciascheduno, e poi furono li-
>* cenziati ".
I guardiani ed altri summento-
vati appartenevano alla celebre ed
antichissima arcicoufraternita o com-
pagnia di Sanata Sanclorum, della
quale scrisse l'Istoria il Marangoni,
che fra le altre cose, dice, che da
essa molte sagre funzioni si facevano
promiscue ti'a il senato romano, e
i guardiani. Ne deve pregiudicare il
precedente, quasi analogo esempio
che ai^diamo a riportare sul sena-
tore di Roma nella sede vacante del
GAP 3o3
1724, a quanto secondo il calenda-
rio citato, si appartiene a' conserva-
toli di Roma, dappoiché è noto, che
nella medesima sede vacante, il se-
natore cessa temporaneamente da
ogni sua rappresentanza.
Ecco quanto si legge nel diario
di Roma, n. 1046, in data de' i5
aprile 1724, stampato nella sede
vacante per morte d'Innocenzo XIII:
» Giovedì santo mattina questo il-
» lustrissimo ed eccellentissimo si-
» gnor marchese Mai'ia Frangipane
> senatore di Roma , in fiocchi , e
» col suo treno di carrozze , e se-
' guito, por tossi in pubblica forma
' alla chiesa del ss. Salvatore dei
> venerabile archiospedale di s. Gio-
' vanni Laterano, ed ivi cantandosi
» la messa, vi assistè; ed indi ac-
> compagno la processione, che col
> Santissimo si fece per la corsia del
> detto archiospedale . Terminata
> questa sagrosanta funzione, il pre-
> nominato signor senatore si trasfe-
> ri con tutti del suo seguito alla so*
y lita sala del detto luogo, e ritro-
vandosi ivi dodici rr. sacerdoti pel-
legrini, vestiti di cotta, e berretta,
» lavò con particolar esemplarità, e
» venerazione a' medesimi i piedi,
> e dopo averli caritatevolmente
» serviti a tavola, fattagli dal mede-
> simo lautamente preparare, rega-
> lo ciascheduno de' suddetti rr. sa-
> cerdoti di un gran pane e molti
> commestibili entro una salvietta,
> ed inoltre di alcuna monete di
» argento ". Dai medesimi Diari
dì Roma, si rileva che lo stesso
senatore Frangipane praticò lo stes-
so atto edificante nell'anno santo
1725, celebrato da Benedetto XIII,
come si ricava dal n. 1 196 de' 6
aprile 1725, ed anch« nel 1731 nel
Pontificato di Clemente XII , come
narrasi al n. 2128 de' 24 marzo.
3o4 GAP
Ma ne'Diari di Roma, nelle sedi
vacanti del 1721, 1740 e 1769, in
cui cadde il giovedì santo, ninna
menzione si fa ne della lavanda, ne
della mensa, come ninna memòria
relativa si rinvenne nell'archivio del
magistrato romano.
Mattutino delle tenebre del giovedì
santo.
La cattedra Pontificia della Cap-
pella € tutta spogliata, senza baldac-
chino, di cui è privo puranco l'altare,
che è ancora senza paliotto. Il qua-
dro è coperto di velo paonazzo, ma
la croce è coperta di velo nero. Il
cuscino della sedia Papale, e quelli
del faldistorio sono foderati di sem-
plice seta paonazza. Il pavimento, i
banchi in cui siedono i Cardinali, i
prelati, i generali, procuratori gene-
rali delle religioni ec. , sono senza
tappeti ed arazzi, e le candele, tan-
to dell'altare, che della cancellata
oltre quelle della saetta, sono di cera
gialla. La tribuna pei sovrani è spo-
gliata dei damaschi e velluti rossi, ed
ha i soli cuscini, e tendine di saia
paonazza. Se interviene il Papa, è
vestito in cappa di saia rossa , o
in piviale di tal colore, che anti-
camente era o nero> o paonazzo, fin-
che la Chiesa Ptomana si uniformò
in questo rito alla greca, e l'ambro-
siana , nelle quali il colore rosso è
segnale di lutto, e di tristezza, co-
me lo fu in varie chiese di Francia.
Ed ecco perchè il Sommo Pontefice
usa il colore rosso, allorquando la
rubrica lo prescrive paonazzo, o nero.
V. il Piazza, Iride sagra , ovvero
de' colori ecclesiastici^ Roma 1687,
il Giorgi, Degli abiti sagri del Som-
mo Pontefice paonazzi ^ e neri in
alcune solenni funzioni ec. , Roma
1725. Aggiunge il Sestini, che quan-
CAP
do il Papa recavasi a questi mattu-
tini colla cappa, non era preceduto
dalla croce.
il mattutino del giovedì santo
non diversifica da quello del gior-
no precedente. Ci avverte l'Adami,
Osservazioni ec, p. /\.i, che la pri-
ma lamentazione in canto figurato
a quattro voci è del Palestrina, in
cui entra a cantare un basso al Je-
rusalem, e che dei due bellissimi Mi-
serere di Alessandro Scarlatti a due
cori, e di Felice Anerio egualmente a
due cori, il maestro de'cantori Pon-
tificii destina quale si dee cantare.
Ma il Cancellieri aggiunge, che suol
cantarsi quello non meno armonio-
so a due cori di Tommaso Bai. Og-
gidì cantasi pure il Miserere tanto
encomiato del celebre d. Giuseppe
Baini. Del resto si fa tutto, come
nel mattutino del mercordì santo,
e il Papa, se interviene, usa il pi-
viale rosso, con mitra di tela d'ar-
gento, e formale simile; altrimenti
per solito va ad assistervi privata-
mente nel coretto, di cui si parlò
al precedente paragrafo.
i5. Cappella Papale del venerdì
santo, e messa de Presantìjicati,
sermone, adorazione della Croce,
processione del Sepolcro, termine
della messa, e vespero, mattutino
delle Tenebre, e adorazione delle
reliquie maggiori nella basilica
vaticana.
Questa Cappella, ed altre funzioni
proprie della mattina del venerdì
santo, si celebrano nella Cappella
Sistina del Vaticano, o in quella
Paolina del Quirinale, se risiede il
Papa in quel palazzo, ed allora la
galleria de' palafrenieri si riduce a
cappella pel sepolcro. I Cardinali
vi si recano con due carrozze, in
GAP
cappa di saietta paonazza con pelle
di armelliuo, con calze, collare, e
tiitt altro paonazzo per l' intiero gior-
no. Senza anello son essi ancora;
le scarpe loro sono senza tacchi, o
filetti rossi , portano le fìbbie d' ar-
gento, o di acciaio. Tutti anzi quelli,
che hanno l'uso dell'anello, e delle
calze paonazze , per tutto questo
giorno depongono quello, e portano
queste di seta nera. V. Calze.
IMolti sono i nomi, e i riti del
Tenerdl santo, chiamato Feria VI
in Farasceve, siccome consagrato
colla morte del nosti'o Redentore,
coena pura j xerophagia j cioè a-
ridorum comestìo ^ feria VI ma-
gna y sexta s abbati j dies adoratus^
e presso i siri occasus. Si faceva
anticamente in Roma questa fun-
zione nella basilica di s. Croce in
Gerusalemme, ove era la stazione,
che conservasi tutt'ora, coli' osten-
sione delle reliquie. Soleva il Pon-
tefice recarsi prima con tutti i Car-
dinali, e gli altri Ordini alla basilica
di s. Lorenzo detta Sanala Sanclo-
rum. Quivi cavava dall' altare le
teste de' beati apostoli Pietro e Pao-
lo, che allora si conservavano in
quel santuario, e due croci, delle
quali tratta il Ciampini, nella In-
vestigatio historica de cruce statio-
nali, Romse 1694, ed in par. II
Vet. monum, e. VI. Dopo che erano
.state venerate, e baciate da tutti,
riponeva il Papa nel luogo loro, le
due teste, insieme ad una di quelle
croci , lasciando fuori V altra, che
veniva presa da un Cardinale prete.
Indi s' incamminava alla basilica la-
teranense, e poi da questa a quella
di s. Croce. L' ultimo Cardinale
prete, vicino all' altro, che portava
la croce, teneva l'Ostia consagrata
nel giorno innanzi , entro una cassa
avanti il suo petto, o nella borsa
VOL. \III.
GAP 3o5'
del corporale, e tutti i Cardina-
li , e gli altri Ordini scalzi , col
Pontefice parimenti a piedi ignudi ,
andavano processionalmente alla det-
ta basilica di s. Croce , recitando
de' salmi, ma senza canto; per cui
il popolo egualmente scalzo visitava
in questo giorno le chiese, e i ci-
miteri de' ss. martiri.
Leggiamo inoltre nel Cancellieri,
che dalle parole del Sacramentario
di s. Gelasio I; de Feria VI^ Pas-
sione Domini, adorant omnes s. Cru-
cem, et communicant, si vede che
non solo nella feria V, ma anche
nella VI durava la consuetudine dì
distribuire a' fedeli la ss. Eucaristia,
ciò che per altro già nel IX secolo
non più si costumava, come affer-
ma l'Amalario. Nell'Ordine poi X,
presso il Gattico, ^cta Ccerem. 35,
avvertesi, che il Papa nel venerdì
santo, »* communicat solus sine mi-
« nistris, non ad sedem solemniter,
*» sed ibi tantum eo die, ante altare,
>* ob humilitatem reverentiae Dei,
:> et passionis Christi etc. *' E però
il Novidio Fracco, ne' Fasti sagri
1. Ili dice, che die veneris sanato ^
Papa in sede non sedei, aera si-
leni, moestus stai sine sede Pater.
Per altro il Marlene, con le te-
stimonianze di vari Sagramentari,
tom. Ili, De ani. Eccl. rit. p. 867,
dimostra, che la comunione gene-
rale in varie chiese latine nella fe-
ria VI è durata più lungamente.
La celebrazione poi delle attuali
funzioni del venerdì santo, rassomi-
gliandosi alle antiche, ci conservano
le preziose, e venerande memorie
de' primi tempi della Chiesa.
Messa de PresotUificatL
La Cappella, e V altare di questa
ao
3o6 GAP CAI*
mattina son come descrivemmo nel ove si legge 1' epistola. Terminata la
precedente mattutino > ma le candele profezia, il celebrante la legge sotto
di cera gialla sono tutte smorzate, voce sedendo, il che fa anche il
11 Cardinal penitenziere maggiore, a Pontefice. Dopo di ciò i contralti
cui tocca far la funzione, va in sa- subito intonano il tratto, che il co-
grestia, ove, deposta la mozzetta e ro prosegue, ed al suo termine si
mantelletta, senza mettersi i sandali, dice dal celebrante l'orazione, alla
sì lava le mani, e prende i para- quale i cantori rispondono Amen ,
menti neri, e co' sagri ministri, re- usandosi le antiche formole, illustra-
casi in Cappella e va a sedere al te dal Dinovart, e da Hubnero. 11
faldistorio senza incensiere, e senza diacono dice : Flectaniiis genua, e
lumi ad esprimere le tenebre della il suddiacono: Levate. Questo se-
terra per la morte del suo Creato- condo passa a cantare in tuono dei-
re. Quindi vi si reca anche il Papa l' epistola senza titolo una lezione
preceduto dalla Croce con piviale p»esa dall'Esodo, avendo prima de-
di raso rosso, stola paonazza, e mi- posta la pianeta piegata, che ripren-
tra di lama di argento, che antica- de quando torna dal celebrante, la-
mente non portava quando incedeva di vi è l'altro Tratto, e mentre il
colla cappa di saia rossa e camau- coro lo canta, il Papa nella catte-
jo; entra però in cappella senza dra, e il celebrante nel faldistorio
anello, e senza dar benedizione ad leggono l' epistola,
alcuno. Giunto avanti il genuflesso- Tre cantori vestiti di camice, cin-
rio, deposta la mitra, genuflette a golo e stola diaconale di color ne-
far breve orazione, il che fa pure ro vanno al consueto luogo per
il celebrante al suo fianco sinistro, cantare la Passione, descritta da
genuflettendosi sopra uno sgabello, s. Giovanni, discepolo prediletto di
e rivogliendo le sue preghiere all'ai- Gesù Cristo, cui seguì all' orto con
tare, come al trono della divina san Pietro e san Giacomo, e so-
maestà, altare che oggi è tutto spo- lo al Calvario. Leggevasi antica-
gliato, per significare la nudità del mente a piedi scalzi, in segno di
liedentore sulla croce. In questo penitenza e di afflizione. Indi i tre
tempo due cerimonieri stendono cantori si pongono in linea dopo
sulla mensa dello stesso altare una aver fatta la genuflessione all'alta-
sola tovaglia, nel modo con cui an- re ed al Pontefice, cui in questo
ticamenle in tutte le messe si sten- giorno non baciano il piede. Tre
deva il corporale. cappellani comuni, quali accoliti ce-
Finila l'orazione, il Papa si alza, roferari, in cotta sostengono il libro ai
e colla mitra in capo va a sedere tre cantori, i quali sono assistiti anche
alla cattedra, ov' è servito da un da un cerimoniere, e da due altri ac-
solo patriarca, o vescovo assistente coliti. Se poi non interviene il Papa,
col libro, non usandosi in questo giacche talvolta si reca in cappella
giorno la solita candela accesa. Il dopo il Passio, allora vanno a can-
celebrante intanto sale all'altare, e tarlo nel sito dove sogliono stare i
Io bacia in mezzo, andando indi a vescovi assistenti al soglio ed il ce-
sedere al faldistorio, finché il più lebrante lo legge dall'altare, servito
novizio de' cantori senza titolo can- da' sagri ministri, e quando ha fi-
la la profezia di Osea, nel luogo nito si volge verso il Pontefice, col
CAP
prete assistente, diacono e suddia-
cono in linea sui gradini dell' aita-
le. Alle parole de' cantori : et in-
clinato capite, eniisìtspì'rùum, il Pon-
tefice genuflette con tutti gli altri.
Terminato il PussìOy il diacono de-
pone hi pianeta piegata, e preso Io
stolone , ne legge il fine del testo ,
in tuono del vangelo, senza chiede-
re benedizione, e senza che si por-
tino i lumi e l'incenso; e né il Pa-
pa, ne il celebrante baciano in fine
il libro. Benedetto XIII, siccome am-
miratore degli antichi riti, di cui era
-perito, nel venerdì santo del 17*25,
fece dire la lezione e il vangelo in
lingua greca dopo il Passio, da due
alunni del collegio greco.
Sermone pronuncialo da im religioso
conventuale.
Dopo il Passio vi è il sermone,
secondo il solito, in idioma latino;
e le antiche cerimonie che si usa-
vano nel farlo , sono descritte nel
codice vaticano ^j'^f, come si leg-
ge a p. 32, in questo modo: » Exin-
« de secundum modernos consuevit
» fieri sermo per aliquem praela-
» tum vel magistrum in theologia,
>i et ille, qui facit sermonem, geni-
3i bus flexis ante Papam, petit be-
>i nedictionem , sed non osculatur
« pedem, sed, habita benedictione ,
« vadat ad locum soliLum prò ser-
« mone faciendo. Quum autem fit
« sermo, Papa tenens mitram in
» capite sedet in cathedra nuda an-
» te altare, ut supra. Quo finito,
" non dicitur Confiteor , nec Pred-
i'» bus et merilisj sed ille, qiii fecit
« sermonem, pronuntiat indulgen-
»» tiam de mandato, et auctoritate
» D. N. Papaj, videlicet de VII an-
f> nis, et VII quadragenis ".
GAP 3o7
Il sermone pertanto, che si recita
sulla passione e morte del Redento-
re, dal Pontificato di Bonifacio IX
del 1389 sino a quello di Grego-
rio XIII del 1^72, facevasi da al-
cun distinto e qualificato individuo,
e prima dal Cardinale penitenziere
maggiore, che ne deputava altri a
farne le veci, se egli fosse stato im-
potente. Ne abbiamo diversi pubbli-
cati colla stampa. Dal i573, per
concessione del menzionato Giegorio
XIII, sino al Pontificato di Clemen-
te XIV, eletto nel 1769, costante-
mente lo fece un p. della compa-
gnia di Gesti, la quale ne pubblicò
una raccolta colle stampe, e poscia,
per privilegio accordato dallo stesso
Clemente XIV all'Ordine de' minori
conventuali a cui aveva appartenu-
to, si fa da un religioso conventua-
le, che sale al trono e genuflesso
senza baciare il piede, domanda la
sola indulgenza di trenta anni ed
altrettante quarantene, che pubbli-
ca dopo il sermone colla consueta
formola. Il Cancellieri, nella citata
Descrizione della settimana santa
al capo IV dell' appendice, riporta
r elenco dei discorsi fatti nella Cap-
pella Pontificia nel venerdì santo
dopo il canto del Passio, da Boni-
facio IX fino a Pio VII, giungen-
do il novero sino al 1 8 1 7 , colle
rispettive edizioni, che successiva-
mente si fecero, e con quell'erudi-
zione singolare e moltiplico tutta
propria di lui. Curioso poi è quanto
riporta il citato autore a p. 246,
dicendoci, che il Volterrano rac-
conta, che nel venerdì santo del
i48i, certo Guglielmo Siciliano fe-
ce un dotto discorso in cappella in
ebraico, greco, e latino, per prova-
re con testi greci, ebraici e arabi ,
tutti i misteri della passione di Cri-
sto, e che sebbene durasse due ore,
3o8 GAP
riuscì a tutti gradito per la varietà
dell'erutlizione, e per la franchezza,
e sonora voce, con cui pronunziava
sì differenti idiomi, particolarmente
l'arabo e l'ebraico.
Recita delle orazioni e adorazione
della croce.
Dopo il sermone, il celebrante in-
comincia la recita di diciotto ora-
zioni, e siccome anticamente oravasi
in piedi , così alla monizione del
sacerdote, seguiva l'avviso del dia-
cono, che ad alta voce intimava,
che si piegassero le ginocchia, Fle-
ctamus genua^ rispondendo il sud-
diacono Levate. Questa genuflessio-
ne però non s'intima quando si pre-
ga pei giudei, in detestazione delle
onte, e degli scherni sacrilegi , che
fecero al crocefisso Signore, cui essi
salutavano come re , piegando per
beffe innanzi a lui le ginocchia.
Verso il fine di queste orazioni ,
partono dal coro due tenori , pre-
scelti dal loro anziano, e vanno al-
l' altare a cornu epistolae , per ri-
spondere al celebrante, che depone
la pianeta, restando colla dalmatica
nera, ed accostatosi al detto lato ,
ivi nella parte posteriore dell' an-
golo , riceve dal diacono la cro-
ce col Redentore crocefisso, già pre-
parata neir altare con velo nero.
11 velo si toglie poco a poco, per-
chè Cristo non si manifestò subito
a tutti , onde il celebrante colla fac-
cia rivolta al popolo, incomincia a
SGUoprir la croce alquanto dalla
sommità, eh' è simbolo del popolo
ebreo, dicendo V antifona : Ecce li-
gnum crucis. A queste parole rispon-
dono i due tenori, In quo salus, ec,
e poi tutto il coro, lenite adore-
mus, mentre il Papa , e lutti gli
astanti, si prostrano, fuori del ce-
CAP
lebrante, il quale si avanza alla par-
te anteriore dell'altare dal medesi-
mo lato dell'epistola. Quivi scuopre
il braccio destro della croce, ed al-
zando la voce alquanto più della
prima volta , ripete : Ecce lìgnuni
crucis j e gli altri cantano, e ado-
rano, come nella prima volta. Final-
mente recasi il celebrante in mezzo
all' altare , figura del monte Calva-
rio, e scuopre interamente la croce,
per significare la pubblica predica-
zione del crocefisso Gesù per tutto
il mondo, e con tuono anche più
alto, canta per la terza volta, Ecce-
lignum crucis, a cui rispondesi co-
me prima. Quindi, restando genu-
flesso il Pontefice, e tutti gli astanti, il
medesimo celebrante porta la croce
su di un ricco cuscino, già collocato,
insieme ad un lungo e nobile tap-
peto, dai chierici della Cappella, so-
pra i gradini avanti il ripiano di
quelli dell'altare, *ed in ginocchioni
depone sul cuscino la croce. E poi
da avvertirsi, che appena si è sco-
perta interamente la suddetta croce,
si discopre anche quella pontificia,
che sta a cornu evangelii.
In quanto al triplice canto del
preconio, Ecce lignum crucis, nella
Chiesa Romana non s'incontra ve-
runa menzione dello scoprimento
della croce nel Sagramentario Gela-
siano, nell'Antifonario Gregoriano,
e negli Ordini romani. La prima
menzione si trova nell' Ordine XI
del canonico Benedetto del secolo
XII, presso il tomo li , 3fus. Ital.
187, ove si legge: « Quidam Car-
» dinalis honorifice portat Corpus
M Domini praeteriti diei, conservatum
Si in capsula corporalium, subdiaco-
« nus regionarius ferens ad pectus
M crucem stationalem coopertam ".
Questo rito poi si espone copiosa-
mente nell'Ordine XIV, p. 368,
GAP
con le stesse cerimonie, con cui sì
usa ^1 presente.
Dopo che il celebrante ha posto
la croce sul cuscino, che legasi con
una fettuccia, si reca al propino fal-
distorio, indi il Papa si alza, come
fanno tutti gli altri, per tursi leva-
re da un aiutante di camera, in
cappa rossa, le scarpe crucigere di
panno rosso. L'aiutante è accompa-
gnato da un cerimoniere, e da quat-
tro votanti di segnatura, che essendo
inginocchiati al trono, alzano alquan-
to la veste del Pontefice , e V aiu-
tante di camera gli leva le scarpe,
tenendole sotto la cappa, e ritirando-
si dal Iato sinistro del trono, si fer-
ma in mezzo ai detti prelati. Quindi
il Papa si alza dalla sedia, depone
il piviale, e resta col solo camice
cinto di cingolo, colla stola paonaz-
za, e colla mitra. In questo modo
scende dal trono, e colle mani giunte
s'incammina verso il fine de' banchi
dei Cardinali, ove arriva il suddetto
tappeto. Quivi gli si levano la mi-
tra e il berrettino, ed incomincia
la prima genuflessione, ed adorazio-
ne con ambedue le ginocchia, assisti-
to dai soli due primi cerimonieri. Pio
Vili, non potendo genuflettere sul
tappeto a queste tre adorazioni, s' in-
ginocchiò su di uno sgabello. Quan-
do il Papa assumeva la cappa, con
questa si recava all'adorazione, sos-
tenendone l'estremità i due Cardi-
nali diaconi assistenti, e senza ber-
rettino, scendeva dal soglio, seguito
da due vescovi assistenti , che sor-
reggevano Io strascico della cappa.
Fattasi adunque dal Pontefice, verso
il ihìc de' banchi de' Cardinali, la pri-
ma adorazione, fa la seconda in mez-
zo al presbiterio della cappella, e la
terza a' piedi del crocefisso, che ado-
ra e bacia , ponendo , e versando
nel bacile di argento dorato, che sta
GAP 3o9
a sinistra della croce, l'offerta di
cento scudi d' oro, entro una borsa
di damasco paonazzo, trinata d'oro.
Anticamente era ivi presentata tal
borsa al Papa da un cavaliere de-
putato del monte di Pietà, ciocche
fa ora un cerimoniere, come V abbia
ricevuta dal tesoriere.
Quando il Pontefice sta in atto
di fare la prima genuflessione, il
coro incomincia con voce sommessa
il tenero, e commovente canto degli
improperii, composto a due cori dal
Palestrina. Questi sono i rimproveri
paterni, ed affettuosi, che fa Iddio
ai giudei per l' enorme ingratitudi-
ne, colla quale hanno corrisposto ai
tanti e sommi benefizii loro com-
partiti; e convengono anche a noi,
che rinnovando colle nostre preva-
ricazioni la sconoscenza d' Israele,
male corrispondiamo alle beneficen-
ze divine. Al fine di ciascun impro-
perio si canta il celebre trisagio (/^e^?/).
Sanctus Deus, Sanctus fortìs^ San-
ctus immorta lisy misererà nobis, da
un coro in greco, e in latino da un
altro. Fattasi dal Pontefice l'obla-
zione, ritorna al soglio, riprende
il berrettino, la mitra e il piviale,
e quando andava in cappa, il ber-
rettino, e il camauro, ed inginoc-
chiatosi dinanzi a lui l'aiutante di
camera, co' quattro votanti di segna-
tuia, gli rimette le scarpe, e tutti
tornano ai loro posti , facendo la
genuflessione alla croce, come avea-
no fatto nel recarsi al trono. Indi
il Papa principia a leggere gì' im-
properii dal libro , che genuflesso
sostiene un patriarca, o vescovo as-
sistente al soglio.
Intanto che il Pontefice ritorna
al soglio, un cerimoniere fa cntia-
re nella quadratura , o presbiterio
della Cappella i camerieri de* Car-
dinali, a* quali essi vanno a levaro
3io CAP
le scarpe, e che anticamente, per
quanto sappiamo dal Lonigo, reca-
vansi in pi^ielle. I Cardinali poi
per ordine di anzianità, a due a
due , colle cappe di saietta sciolte ,
e senza l' aiuto de' caudatari , ma
coir assistenza de' cerimonieri , van-
no all'adorazione della croce. Que-
sta incominciasi dal celebrante, sen-
za pianeta, e senza scarpe, avente
alla sinistra il Cardinal decano, o
il Cardinale vescovo suburbicario
piU degno colia cappa sciolta, fa-
cendo prima le genuflessioni con am-
bo le ginocchia , e lasciando ognu-
no nel menzionato bacile l'offerta di
nno scudo d'oro, ossia di paoli se-
dici e mezzo ; il che pur fanno gli
altri Cardinali, che tornando ai lo-
ro posti, sono ricalzati delie scarpe
dai camerieri rispettivi, ch'erano re-
stati ad attenderli in ginocchioni agli
stalli, e nel partire come nell'entra-
re, genuflettono alla croce , ed al
Papa. Quindi a due a due van-
no air adorazione della croce, cui
fanno V offerta, e colle medesime ce-
rimonie delle genuflessioni, tutti quel-
li , che si recano al trono a ri-
cevere nel d'i della Puritìcazione
la candela, colf ordine che descri-
vemmo di sopra al num. 5. Le
scarpe però se le levano soltanto i
patriarchi, arcivescovi e vescovi, ed
anche i generali degli Ordini reli-
giosi; gli altri incedono tutti cal-
zati. Quando la prima coppia dopo
il sagro Collegio, fa la prima ge-
nuflessione, due soprani anziani in-
tuonano l'antifona Crucem titani^
proseguita dal coro in canto andan-
te ; dopo di che s' intona dagli stessi
soprani il salmo , Deus mìsereaiur
nostri. Terminato questo salmo , e
ripetuta l' antifona, dicesi il verso,
Crux fidelìsj e poi principia andan-
te l'inno Pange lingua gloriosi ^ ogni
CAP
strolh del quale vien frammezzala
dal suddetto verso; e l'ultima strofa
Sempiterna sit heatae^ si dice quan-
do vanno all' adorazione gli avvo-
cati concistoriali , terminandosi coi
caudatari, coi cursori, e coi mazzieri,
non ammettendosi i forestieri.
Verso il fine dell' adorazione , si
accendono le sei candele dell'altare,
e le sei della cancellata, e il diaco-
no cava il corporale dalla borsa, e
lo distende sulla mensa dell' cMltare,
ponendovi accanto il purificatoio.
Terminata poi l' adorazione, il me-
desimo diacono prende riverente-
mente la croce, e la riporta sull'al-
tare in mezzo ai candellieri , genu-
flettendo il Papa, e tutti gli astanti.
Allora i chierici della Cappella le-
vano il tappeto, il cuscino, e il ba-
cile colle anzidette offerte, le quali
dividonsi fra monsignor sagrista , e
i due primi maestri di cerimonie,
a cui tocca alternativamente la bor-
sa dell'offerta del Pontefice: in man-
canza del sagrista, percepisce la di
lui porzione il p. sotto-sagrista, che
ne fa le veci.
Le offerte per 1' adorazione della
croce sono antichissime nella Chie-
sa Romana, e dall'Ordine XII, i8a,
sappiamo , che appartenevano alla
scuola della croce, illustrata dal Mo-
retti, neir Appendice I. de Presbi-
terio 3o5 , prescrivendosi , che se-
cunduni antiquam consuetudinem ^
quidquid super crucem ojferlur ^
scliolae crucis dehet esse, rs^ell' Or-
dine XIV, 369, si dice, che appar-
tengono al sagrista. Simili oblazio-
ni erano in uso anche altrove , e
massime nella chiesa di Parigi. Il
Ducange, in Oblationes Crucis, ri-
ferisce una carta del 1208, in cui
si lecere che » donavit clericis ma-
» tutinalibus partem illam , quam
>y percipiebat in sohitionibus crucis,
CAP
9* qux provenicbat feria VI in pas-
>» sione Domini". Aggiungiamo, che
nella chiesa Ilotomagense, iinila l'a-
dorazione della croce, si lavava il
Crocefisso, die poi portavasi proces-
sioiiahnente al sepolcro, come rife-
risce il Carpentier toni. I, p. 121 6.
Processione alla Cappella del se*
polcrOj per ripigliare la ss. En-
ea ristia j e fine della messa.
Collocata la croce suU' altare , il
collegio de' cantori si reca nella sala
regia, e diviso in due cori, si ferma
avanti la porta della Cappella Pao-
lina, aspettando il Papa che vada
processionai mente a prendere il San-
tissimo. Dalla Cappella Sistina par-
tono in silenzio i procuratori di col-
legio, il confessore della famiglia
Pontifìcia, col predicatore apostolico,
i procuratori generali delle religioni,
ì bussolanti , gli aiutanti di camera
del Papa , i cappellani comuni , i
chierici segreti ,i^appellani d'onore,
e segreti , gli avvocati concistoriali, i
camerieri di onore, soprannumerari
e segreti, gli abbreviatori, i votanti
di segnatura , i chierici di camera ,
,gli uditori di Rota col maestro del
/sagro palazzo , il maestro del sa-
gro ospizio, seguito dall'ultimo u-
ditore di Rota suddiacono aposto-
lico , colla croce scoperta fra due
votanti di segnatura , che portano
i caudcllieri colle candele accese.
Dopo vengono immediatamente i
Cardinali dell' ordine de' diaconi ,
de' preti, e de' vescovi, il magistrato
romano , indi il celebrante , poi il
Ponteiìce in mezzo a' Cardinali dia-
coni assistenti, sostenendogli la falda
1 due camerieri segreti. Proseguono
il decano della Rota , i prelaM di
fiocchetti , i protonotari apostolici ,
e i generali degli Ordini religiosi.
CAP 3rr
Va qui notato, che per disposizione
del regnante Pontefice, fino dal 1 840,
mentj'e la descritta processione sta
nella Cappella Paolina , in quella
della Sistina si leva la croce col cro-
cefisso, che ha servito per l' adora-
zione, e fra i sei candellieri dell'al-
tare si espone altra croce piti gran-
de, colla reliquia del vivifico legno
della vera croce, e vi rimane alla
pubblica adorazione sino al termine
del mattutino dello stesso venerdì
santo. Di tal pontificia disposizione,
e delle notizie di sì preziosa reli-
quia, si parlerà dopo la descrizione
del vespero di questo giorno.
Giunto alla Cappella Paolina il
Papa s' inginocchia a far breve ora^
zione al -ss. Sagramento, mentre mon-
signor sagrista si reca a estrarlo dal-
l'urna colla chiavetta restituitagli
dal Cardinal penitenziere celebrante,
che va al principio della macchina del-
l'esposizione, per ricevere dallo stesso
sagrista il calice con entro l'ostia con-
sagrata, eh' egli ha cavato dall' urna
del sepolcro, e che poi il Cardinal
consegna al Papa , il quale ha già
incensato tre volte il sepolcro, col-
l'incenso somministratogli dal Car»
dinal primo prete senza averlo be-
nedetto. E quindi col medesimo or-
dine la processione s'incammina verso
la Cappella Sistina, ove tutti genuflet-
tono al s. legno della Croce, portando
il Papa, col capo scoperto, il calice,
che cuopre col velo umerale bianco,
che gli fu posto sulle spalle; aven-
do vietato la congregazione de' Riti
quello , che praticavasi in alcune
chiese , in cui portavasi la sagra
Ostia processionalmente dentro una
bara. Al Pontefice sostiene lo stra-
scico del manto il principe assistente
al soglio, e dodici bussolanti in aip-
pe rosse lo circondano con torcia
accese. I patriarchi , gli arcivescovi,
3r2 GAP
e i vescovi assistenti al soglio e ì
pi-otonotari apostolici si trovano alla
porta della Cappella Paolina, reg-
gendo le aste del baldacchino rosso,
per ricevere il ss. Sagramento porta-
to dal Papa. Il primo coro de' can-
tori dà principio all'inno Vexilla
regis prodeimtj quando esce la croce
fuori di detta Cappella ; ed il secon-
do coro successivamente dice la se-
conda strofa, ed entrando ambedue
nella Cappella Sistina, si fermano
vicino alle due parti della cancellata.
Appena entra il Papa nella Cappella,
si dice da loro la strofa O Criix
Ave spes unica j con quello che segue.
Arrivato il Pontefice all' altare ,
consegna il calice al celebrante, che
lo colloca sopra la mensa; indi il
diacono scioglie il velo con cui era
legato il calice e lo spiega ad uso di
quello, che si mette sul calice. Poscia
il Papa pone l'incenso nel turibo-
lo, incensa il ss. Sagramento, e ri-
torna dipoi al trono , ove siede , e
di nuovo mette l'incenso nel turibo-
lo, e poi si rialza in piedi senza mi-
tra. 11 celebrante accostatosi all'al-
tare leva r ostia dal calice, e la po-
ne sul corporale senza dir nulla.
Frattanto il diacono mette il vino
nel calice, e il suddiacono vi mette
l'acqua, che non si benedice dal Pon-
tefice. Presosi dal celebrante il cali-
ce dalle mani del diacono, lo pone
sulla mensa dell'altare, e il diacono
lo copre colla palla. Nel codice 47^7,
presso il QfàWXco Ada caerem., p. 34,
si legge , che nel venerdì santo ,
»* Diaconus Cardinalis offert Ponti-
w flci calicem cum puro vino , et
*y subdiaconus ampullam cum aqua,
w quam Papa vino commiscet, ut
>» repraesentet, quod isla die ema-
w naverunt sacramenta Ecclesiae, vi-
» delicet sanguis, et aqua de Cor-
p pore Christi : in quibusdam vero
GAP
M ecclesiis, secundum d. Jac. Cajeta-
» num , purum vinum sine aqua
>y offertur, ut in puro, et forti vino
»> crudelitas judaeorum repraesente-
» tur, et asperitas passionis Christi «.
Quindi il celebrante incensa gli
oblati, e l'altare nella maniera solita,
genuflettendo però ogni volta, che
passa innanzi al ss. Sagramento. Po-
scia alquanto fuori dell'altare, dal
canto dell' epistola , si lava le mani
con silenzio, indi inchinato in mez-
zo all'altare, dice colle mani giunte
Jn spirita humilitatis j e voltatosi
verso il popolo, dalla parte del van-
gelo, dice secondo il solito : Orale
fratresj dopo di che , lasciate tutte
le altre cose, recita il Pater noster,
l'ispondendo il coro; Sed libera nos
a malo. Dopo, in tuono più basso,
dice : Libera nos , quaesumus Do-
mine^ ed i cantori rispondono Amen.
Detta questa orazione, tutti genuflet-
tono, e il Papa va al genuflessorio,ove
resta sinché sia consumato il ss. Sa-
gramento. In seguito il celebrante,
fatta la genuflessione, mette la pa-
tena sotto r ostia, che alza colla de-
stra, in modo che possa essere ve-
duta dal popolo, e la divide in tre
parti , ponendo 1' ultima nel calice ,
secondo il consueto, senza dir cosa
alcuna. Non si dice Pax Domini,
né Agnus Dei, ne si dà la pace.
Indi, lasciate le altre due orazioni,
il celebrante dice solo : Perceptio
Corporis tui etc, dopo di che ge-
nuflette, prende la patena col Corpo
del Signore, e con grandissima umil-
tà, e riverenza dice : Panem coele-
stem accipiani et nomen Domini in-
vocabo. Poi ripete tre volte, percuo-
tendosi il petto , Domine, non sum.
dignus , e seguendo , col ss. Sagra-
mento si comunica, dicendo: Cor^
pus Domini nostri etc. Lasciato tut-
tocip, che suol dirsi innanzi, che si
GAP
pi-enda il sangue , piglia rìrerente-
iiiente la particola consagrata , col
vino del calice. Quindi tutti si al-
zano, e siedono, come fa il Ponte-
fice colla mitra , tornato che è al
soglio. Il celebrante, fatta nella con-
sueta maniera l'abluzione delle dita,
e presa la purificazione, va dal lato
dell' epistola, si lava le mani, e giun-
to in mezzo all'altare, inchinato di-
ce : Quod ore sumpsimnSj Domine^
pura mente cn pianili 9 ^ et de mime re
temporali Jiat nobis remedìuni seni-
piternum. Poscia, fatta la genuflessio-
ne alla croce, unitamente ai sagri
ministri torna in sagrestia a depoi'-
re i paramenti.
Nel Pontificato di Alessandro Vili,
nell'anno 1690, cadde in questo gior-
no la festa dell' Annunziata , e ciò
non ostante si celebrarono varie mes-
se, come è seguito più volte nel
giovedì santo. V. Jos. M. Thomasii,
Votum de translatione festi^ et ra-
zione illud servandiy quando incidil
in majoreni hehdomadam , et de
sabbato santo j et Gavantus, de fe-
ria VI in Parasceve^ p. 211.
Canto del Vespero.
Partito dalla Cappella il Cardi-
nal celebrante, si dicono dal Pontefi-
ce segretamente il Pater nosler ^ e
X A\?e Maria, e si dà principio al
vespero. Le antifone, e i salmi so-
no intonati dai contralti. L'antifo-
na : Quuni accepisset acetum del
Magnificat, va in tuono più alto ,
e la sua replica dura finché sce-
so il Papa dal trono , siasi sco-
perto di mitra, e siasi inginocchiato
avanti il genuflessorio. Allora si dice
il verso : Christus factiis est etc. ,
col salmo 31 i sere re, ed orazione:
Respice , quacswniis Domine, con
cui termina la funzione di questa
GAP 3i3
mattina. Qualora il Papa non in-
tervenga alla funzione, prima d'in-
cominciarsi il vespero, un maestro
di cerimonie si reca dal Cardinale
più anziano, e 1' invila a dire il
Pater noster, e l' Ave Maria, e do-
po il Miserere , recita 1' orazione
Respice etc.
Dovendosi qui fare menzione, come
avvertimmo di sopra, della reliquia
della ss. Croce, che, per volere del
Papa regnante, si espone nel venei^
dì santo sull'altare della Cappella
Sistina, dal momento in cui la prò*
cessione trovasi in quella Paolina
per levare il Sepolcro, e vi rimane
esposta sino al termine del mattu-
tino di tal giorno; primieramente
è da sapersi, che la detta Croce di
argento, coi candellieri simili e do-
rati, meno la quaresima, l'avvento,
e nelle cappelle di esequie, sempre
si esponeva nelle Cappelle Papali
del palazzo apostolico, come attesta
il JVovaes, Dissertazioni storico-cri'
fiche tom. II, pag. 241. Però il
Cancellieri, Settimana Santa, pag.
172 e seguenti, non istabilisce i
tempi in cui si esponeva tal preziosa
reliquia; ma citando un Diario del
Valesio, de' i4 agosto lySo, asse-
risce che la medesima croce si so-
leva esporre nella cappella Papale,
nei dì più solenni. Essa croce poi
fu dottamente illustrata da monsi-
gnor fr. Angelo Rocca, nel tom. I,
pag. 258 delle sue opere, in cui
ne riporta la forma, ed anco nel
Commentarius , che intitolò al Pon-
tefice Paolo V, De particida ex
pretioso et vivifico Ugno sacratissi-
mce Crucis Salvatoris Jesu Christi
desumpta, sacris imaginibus et elo-
giis eodem Ugno incisis insignita,
et in apostolico sacrario asservata,
Roma*, 1609, apud Guillelmuni Fac-
cjottum.
3r4 CAP
Questa Croce contiene un pezzo
del legno della \cra croce di sin-
goiar grossezza, sul qwale , pure in
forma di croce, si vede mirabilmente
inciso da una parte il Crocefisso con
quattro chiodi, e con undici figuro
in basso rilievo, e dall'altra la beata
Vergine, con otto figure, e con ca-
ratteri ruleni, tutto eruditamente
descritto dal citato Kocca, che an-
cora nel Commentario ne ha dato
) rami , come si può vedere a pag.
19, cap. Ili, De Imagim'bus, et
characlerihus in crucis particula
ìncisis. Pertanto questa interessantis-
sima Croce, nel quinto secolo fu
donata da Giovenale vescovo di Ge-
rusalemme al Pontefice s. Leone I;
quindi , dopo essersi smarrita , fu
riti'ovata, per divina rivelazione, da
Papa s. Sergio I, creato l'anno 687,
in Sacrario b. Petrij in angulo oh'
scurissimo j dentro una cassa anne-
rita d'argento, come descrive il Can-
cellieri, De Secretariis veteris has.
vaiicanae, tom. II, pag. 855. Quindi
nel i527, mentre si conservava nel-
l'oratorio della basilica lateranense,
detto di Sancta Sanctorum^ fu ru-
bala nel tremendo sacco di Roma,
eseguito dall'esercito del contestal^ile
di Borbone, nel Pontificato di Cle-
mente VII, venendo spogliata di
tutto l'argento in cui era rinchiusa.
Ma essendosi poco dipoi prodigiosa-
mente ricuperata da Clemente VII
tal' insigne reliquia, egli subito la
fece collocare dentro una superba
croce di cristallo di monte, e di ar-
gento dorato, di meraviglioso lavoro,
e comandò che venisse custodita nel-
la sagrestia Pontificia. Nel lySo
questa croce fu nuovamente deru-
bata, ma per le cure di Clemente
XII si ebbe la ventura di ricupe-
rarla; e benché per le note vicende
degli ultimi anni del secolo passato,
CAP
andassero in perdizione i candellieri,
e le statue degli apostoh, che in
uno alla croce si usavano nella Cap-
pella Pontificia, pure questa potè
riavere la Croce colla reliquia, senza
però esporsi più, a cagione della
mancanza de' nominati sagri arredi.
Finalmente Gregorio XYI, volendo
che si ritornasse alla pubblica vene-
razione, nel venerdì santo del 1840
a' 17 aprile, la fece esporre nel mo-
do suddescritto nella Cappella Sisti-
na del Vaticano, con universale re-
ligiosa soddisfazione; e dopo aver
fatto dispensare un facsimile^ ese-
guito a contorni con incisione di
rame, e per alcuni giorni tenuta
esposta nella sua Cappella segreta
del medesimo palazzo apostolico, la
die' poscia in custodia al capitolo
vaticano. A tal elfetto, col chirogra-
fo, Con molta consolazione del no-
stro animo, emanato a' 16 novem-
bre 1840, dispose che la Croce
fosse riposta nel luogo a parte dei
pilone denominato di s. Elena, ove
si custodisce la testa di s. Andrea
apostolo, e chiusa in apposita nicchia
con due chiavi, delle quali una chiave
stesse presso il medesimo capitolo,
e l'altra presso monsignor maggior-
domo prò temporej che dovesse
esporsi suir altare Papale della ba-
silica ne' venerdì di marzo, quando
il Sommo Pontefice, col sagro Col-
legio de- Cardinali vi si conduce a
lucrare f indukenza della stazione;
nonché nel dì dell' Invenzione della
Croce, e in quello dell' Esaltazione
della medesima, ed ancoia quando
lo credesse opportuno il prelato mag-
giordomo, per accender 1' animo dei
fedeli alla divozione verso la Pas-
sione di Gesù Cristo; e che nel ve-
nerdì santo prima della funzione
venisse consegnata dal capitolo a
monsignor sagrista, per poi esporsi
CAP
nella Cappella Papale nel modo che
si disse, e dopo l'esposizione il detto
prelato ne facesse la restituzione al
capitolo vaticano, il quale però ne
fosse semplice custode, dovendo ri-
manerne per sempre proprietario il
palazzo apostolico, come il tutto an-
che risulta dai formali rogiti stipu-
lati nell'atto della consegna.
Tavola dei Cardinali del
venerdì santo.
CAP 3i5
blicarono colle stampe, si legge l'e-
lenco nel citato Cancellieri , al ca-
po III dell' Appendice, della Descri-
zione delle funzioni della settimana
santa^ nella Cappella Pontificia^ Ro-
ma 1818. Anche tale oratore rice-
veva il donativo di un astuccio, con
due medaglie coniate per la lavan-
da, mia d'oro, l'altra di argento.
Mattutino delle tenebre del venercù.
santo.
Altre volte in questo giorno s'im-
bandiva la mensa al sagro Colle-
gio, a spese della camera apostoli-
ca, e colla soprain tendenza di mon-
signor maggiordomo, nella stessa sa-
la del giorno precedente, e collo
stesso metodo, e formalità sudde-
scritte. Consistevano le particolarità
di questo pranzo, in sedere i Car-
dinali tutti da un lato, e sopra ban-
chi, piuttostochè sulle sedie di da-
masco. Gli ornati della tavola era-
no allusivi al giorno della morte del
Redentore, essendo decorata dagli an-
geli, sostenenti gli emblemi di sua
passione di bronzo, del quale me-
tallo era pur la croce nel mezzo,
mentre nel giovedì santo, oltre dei
vasi co' fiori, ed oltre de' trionfi con
dolci, eranvi le statue dorate di do-
dici apostoli, ed un agnello in mez-
zo caricato su legna pure dorate. Il
discorso poi dopo la tavola, che die-
tro la solita bussola colle gelosie so-
leva ascoltare anche il Papa, veni-
va recitato in lingua latina, non sul
j)ulpito, ma r oratore prescelto da
monsignor maggiordomo sedeva su
d' una sedia camerale, collocata tra
due finestre incontro ai Cardinali,
ovvero se questi sedevano avanti le
finestre , dioontro a queste pronun-
ziava l'oratore il disc(jrso. Di que-
sti discorsi, che alcune volte si pub-
li misterioso riposo del corpo del
Redentore, giacente nel sepolcro; la
discesa delle anime ne' sotterranei luo-
ghi infernali, e lo stato di Gesù Cri-
sto in tutto il tempo, in cui la sua
anima slette separata dal corpo, for-
mano il soggetto di quest' uffizio,
fino alla messa. Siccome ora si an-
ticipa l'uffizio della notte di Pasqua
alla mattina del sabbato precedente,
così parimenti si anticipa in questa
sera l'uffizio di domani. I salmi del
mattutino sono adattati a questo
mistero; il secondo delle laudi, ed
il cantico sono presi dal martedì,
perchè si sono stimati più propri di
quelH del sabbato, ad esprimere la
sepoltura di Gesù Cristo.
Il Papa si reca in Cappella con
mitra di lama d' argento, stola pao-
nazza, ed in piviale rosso, o in cap-
pa magna, nel qual caso tiene il Ciip-
puccio della cappa in testa mentre
si cantano i salmi. I Cardinali vi si
recano nello stesso modo della mat-
tina, colla cappa di saietta paonaz-
za. Tutto regolasi come ne' due mat-
tutini precedenti. La lamentazione
in canto figurato a quattro voci è
di Gregoiio Allegri, ed al Jerusa"
lenì entra a cantare un soprano. Il
Miserere a due cori per solito è del
medesimo autore. La funzione si chiu-
de colla solita orazione Respice tptctf
3i6 GAP
sumus etc. Abbiamo poi dal Gattlco,
Jcta Caerem.^ p. II, ex Paride de
Grassis 7 3, àe functionibus Maj. Heb-
dorn.y Bonoiiiae: prò die veneris san-
ctae in vesperis volai, ut diceretur
in oratione Respice ec. , non nocen-
tiam, » ut sic per rytlimum coii-
w cordaret cum verbo ultimo, vide-
» licei tormentum. Nam hanc ora-
f> tionem dicunt composuisse b. Ati-
w gustinum, quum civitas Hyppo-
« nensis ab infìdelibus obsideretm',
w et quotidie utraque pugnaretur; et
" sic in orani stylo suo pleruraque
« ludit per hos rythmos, sive ri-
w mas idem Augustinus". Così fini-
sce il triduo dell' uffizio delle tene-
bre descritto co' seguenti versi da
Ambrogio Novridio Fracco, Sacro-
rum Fastorum lib. XII, B.omae
Ter strepuere chorì, luces dixere te-
nebras:
Stani pueri templi fustibus ante
fores,
Perque vias illis arguto garrii in
axe
Penduta, et insertis versa tabella
rotis.
Adorazione delle reliquie maggiori
della cs. Croce, del Volto santo
e della sagra Lancia sfatta dopo
il mattutino del venerdì santo dal
Papa e da" Cardinali.
Dopo il mattutino, entrano nella
Cappella i camerieri de' Cardinali
colla mozzetto, mantelletta, e cap-
pello Cardinalizio de' rispetti padro-
ni, i quali coir assistenza de' mae-
stri di camera, si levano la cappa
di saietta, che anticamente soleva-
no ritenere, attendendo che il Pa-
pa, deposti nella camera de' para-
menti gli abiti sagrij e presa la moz-
GAP
zetta di panno rosso filettata di ar-
mellini, la stola, il camauro dove
lo usi, e il cappello, li preceda per
la scala regia alla basilica vaticana.
Lo seguono pertanto i Cardinali col-
legialmente, cogl' individui della pro-
pria anticamera al fianco. Inoltre il
Pontefice viene preceduto dall' ulti-
mo uditore di Rota in mantelletta ,
preceduto pure e ^contornato dalla
sua camera segreta in mezzo a' pa-
lafi'enieri vestiti con abiti da cit-
tà, colle torcie accese. Prima gli
andavano innanzi anco i camerie-
ri segreti , co' candellieri incrocia-
ti, e colle candele accese. La guar-
dia nobile, e la guardia svizzera ac-
compagnano il Pontefice, e il sagro
Collegio, il quale incede raccolto e
silenzioso, in mezzo ai granatieri, che
guarniscono l'atrio, e la navata di
mezzo della basilica, per contenere il
foltissimo popolo; trovandosi il ca-
pitolo vaticano a ricevere tanto il
Papa che il sagro Collegio. Giunto il
Pontefice vicino alla tomba de' princi-
pi degli apostoli, si pone ad orare al-
l'inginocchiatoio, facendo altrettan-
to ai banchi laterali, e sui cuscini
preparati dai rispettivi decani, tutti
i Cardinali secondo l' ordine loro,
cioè i vescovi ed i preti alla sini-
stra del Pontefice, e i diaconi dal-
la parte opposta. Il vicario della ba-
silica, o un canonico presenta poscia
genuflesso al Papa la tabella, che
contiene l' orazione Ante oculos etc,
e quelle pel Volto santo, per la ss.
Croce, per la sagra Lancia, e pel
capo di s. Andrea ; mentre un ca-
nonico, per lo piti vescovo, dall' al-
tro lato del Papa regge, poco disco-
sto, la bugia con candela accesa. Due
chierici distribuiscono la medesima
orazione, la quale dipoi, in uno a
quella del Papa, si ritira, ai Cardinali,
al maggiordomo, e al maestro di ca-
GAP
mera oranti presso il Pontefice, a-
vanti a due sgabelli, non che a'pre-
lati vescovi della corte, cioè elemo-
siniere, e sagrista. Indi dai canoni-
ci vaticani, dalla loggia sinistra del
nicchione ove evvi la statua della
Veronica, al cui parapetto alcuni
grandi cornucopi sostengono torcie
accese, si fa in silenzio 1' ostensione
delle reliquie maggiori, della ss. Cro-
ce, del P^olto santo, e della sagra
Lancia[Vedi), monumenti preziosi ed
insigni della passione del Signore, e
della nostra fortunata Redenzione. Il
Moretti ci diede un'erudita Disserta-
tio historica rìtualis de ritti osteiitìonis
sacrarum reliqiiiarum, Romoe 1721.
Terminata l' ostensione, e dette le
preci, si alza il Papa colla corte, e i
Cardinali, e salutati questi, che non si
muovano dai loro luoghi, col me-
desimo corteggio, guardie, e pala-
frenieri con torcie, recasi alle sue
camere, precedendolo monsignor cro-
cifero in mantellone paonazzo, colla
Pontifìcia croce. In egual tempo tor-
nano i Cardinali a' propri palazzi.
È però osservabile, che il Cardinal
arciprete della basilica vaticana, il
quale trovasi sulla porta della basi-
lica col suo capitolo in cappa, a ri-
cevere il Papa, e il sagro Collegio,
porta la cappa solo per uniformarsi
al capitolo, e come l'abbia incontra-
to , accompagna il Pontefice anco
nel partire.
16. Sahhato Santo. Benedizione
deW acqua fatta da monsignor
sagrista j del fuoco, e de^ cinque
grani d' incenso dal Cardinal
celebrante.
La Cappella comparisce in questa
mattina, coi tappeti sul pavimento,
cogli arazzi ai banchi, col baldac-
chino, e colla coltre paonazza sì al
CAP 3i7
trono, che all'altare, il cui paliotto
è pur violaceo. Le tribune de' so-
vrani sono decorate di tendine, cu-
scini, ed ornamenti di velluto, e
damasco rosso con trine , e frangie
d' oro. I Cardinali vi si recano con
una carrozza, con vesti, e cappe
paonazze di seta come negli altri
tempi, colle calze, e col collare
rosso, mentre il restante è secondo
il solito. E sebbene le funzioni di
questa mattina comincino tre ore
avanti mezzodì , i Cardinali vi si
recano a proprio comodo, e il Pa-
pa, siccome diremo, dopo essersi
trattenuto talora alquanto nel co-
retto, entra in Cappella dopo le
litanie.
La funzione di questo giorno,
che celebravasi al Laterano, ov'era,
ed è tuttavia stazione, chiamasi
Sahhatwn sanctuni , in ramis pal-
niaruni, magmim, luminum, o vigilia
PaschatoSj alludendo alla memoria
della sepoltura di Gesù Cristo. La
messa è però indirizzata a rinnovare
la storia della sua risurrezione, per
cui conviene considerarla, non come
messa del giorno di sabbato, ma
sibbene della notte di Pasqua. E
benché ora dicasi di giorno, per
impedire gli abusi, che nascevano
nella notturna celebrazione, pure vi
si ritengono le medesime espressioni
di una volta, appartenenti alla notte,
in memoria dell'uso antico, e di
una vigilia tenuta sempre per la
prima, e la più solenne dell'anno,
si per la sua dignità , e sì per la
copia delle sante pratiche, e delle
cristiane osservanze. Trattarono de
Figiliis paschalihus Christianorunt,
il Goezio, e il Krauze, che ambe-
due pubblicarono gli scritti loro in
Lipsia.
S' incomincia privatamente la fun-
zione da monsignor sagrista, che è
3i8 GAP
sempre insignito del carattere epi-
scopale, ovvero dal p. sotto-sagrista.
Di buon'ora fa egli la benedizione
dell'acqua santa [F^edi), e ad ora
competente, giunge in sagrestia il
Cardinale celebrante , eh' è sempre
dell'ordine de' preti, e si veste fi-
no al piviale di color paonazzo,
prendendo la mitra. Ivi assistito dai
sagri ministri in albis, cioè dal sud-
diacono e dal diacono con camice, e
il diacono inoltre colla stola, il cele-
brante fa la benedizione del fuoco ,
nonché quella dei cinque grani d' in-
censo da porre nel cereo. Mentre il
celebrante fa questa benedizione, un
accolito prende de' carboni benedetti,
e li pone nel turibolo. Quindi ter-
minata l'orazione, il celebrante,
preso dalla navicella dell' incenso,
lo pone neir incensiere , e lo bene-
dice secondo il solito ; poi asperge
tre volte i grani dell' incenso, ed il
fuoco coll'acqua benedetta, dicendo :
asperges me, e l' incensa tre volte.
Anticamente la benedizione del nuo-
vo fuoco si faceva tre giorni avanti
Pasqua. Amalario, de ordine and-
phonarìi cap. XLIV, de exLìnctione
luniinuni circa sepulturam Domini
in tom. XIV. Bibl. Patr. pag. io52,
dice: in ecclesia in Jerusalem, in
feria VI, nulluni lumen hahetur
Inmpadum, sive cereo rum , quanidiu
d. aposLolicus ibi orationes solemnes
facitj et quamdiu crux salutatur,
sed tamen in ipsa die novus ìgnis
accendilur, de quo reservatur usque
ad nocturna et qfficiuni.
Racconta il Pontefice Zaccaria,
eletto nel 741? che la Chiesa roma-
na usava di prendere il nuovo fuo-
co da lampade, conservate fino dal
giovedì santo, e tenute nascoste in
.segretissimo luogo, che era il Sancta
Sancloruni ( Vedi ). Si prendeva
ancora da un cristallo, o berillo; e
CAP
si batteva da una pietra, per signi-
ficare, che da Gesìi Cristo, pietra
angolare, e lume indeficiente, è
venuto a noi il fuoco luminoso della
carità. Il p. Giuseppe Richa , nelle
Notizie istoriche delle Chiese fioren-
tine tom. Ili, pag. i35, narra che
il priore di s. Maria sopra Porta,
detta anche s. Biagio, trae il fuoco
da tre pietre , del s. Sepolcro di
Cristo, conservate in quella chiesa,
e donate da Pazzo de' Pazzi alla si-
gnoria Fiorentina , allorché ritornò
dalla famosa spedizione di Goffredo
Buglione, nella quale ebbe il co-
mando delle milizie toscane, e pro-
cessionalmente porta quel fuoco alla
chiesa di s. Giovanni. Non è poi
a tralasciarsi di rammentare due
altri antichi riti, il primo de' quali
riguarda la consagrazione , che si
ficeva nella basilica lateranense in
questo giorno, di sette altari , che si
preparavano dalle sette regioni della
città, e l'altro di offrire il latte ed
il miele.
Dopoché il celebrante ha asperso
r incenso, e il fuoco, passa in sa-
grestia, depone il piviale violaceo,
e prende i paramenti dello stesso
colore per la messa. Il diacono si
veste della dalmatica, e manipolo di
color bianco, e il suddiacono della
pianeta paonazza ripiegata. Indi dal-
la sagrestia, il Cardinal celebrante,
coi detti ministri, recasi in cappella,
e siede nel faldistorio. Ivi il dia-
cono gli porge r incenso, che pone
nel turibolo, e lo benedice. Dipoi
il suddiacono prende la croce, e col
diacono, e cogli altri ministri va a
prendere i grani d' incenso, l'arun-
dine (detta ancora triangulwn, per-
tica, o canna) alla cappella Paolina,
e torna alla Sistina coli' ordine se-
guente. Il Borgia, de Cruce Ve-
literna pag. 248, descrive al-
GAP
cune croci di cera bianca benedetta,
portate dal clero di Velletri, ncirul-
timo giorno delle Rogazioni, nella
cui composizione entiano le relirpiie
delle tre candele, che si accendono
in questo giorno, e riporta che la
plebe suppone, essere in esse indi-
cate le tre Marie, ovvero le due
Marie, e Salome, il che è falso,
perocché nelle tie dette candele del-
l' arundine viene raffigurato V inef-
fabile mistero della ss. Trinità, come
spiegano i migliori liturgici.
Processione dalla Cappella Paolina
alla Sistina, in cui, oltre la cro-
ce, si porta l'arundine o tricereo,
come i cinque grani d'incensa, e
sua ascensione. Canto dell'E\u[-
tet , ed affissione de" grani al
cereo.
Precedono due mazzieri colle maz-
ze rivoltate, indi un accolito col ba-
cile , nel quale sono i grani d' in-
censo , e un altro accolito col turi-
bolo alla sinistra, mentre il suddia-
cono porta la croce , il diacono
r arundine o tricereo, colle tre can-
dele in cima , ed un cerimoniere
alla sinistra con una candeletta ac-
cesa col fuoco nuovo benedetto, ed
appresso vengono due altri accoliti.
Arrivato il diacono vicino alla
porta della cancellata, piega l'arun-
dine, e il cerimoniere accende una
delle tre candele poste sulla canna.
Dopo di averla alzata s' inginocchia,
come fanno tutti gli altri, fuori del
suddiacono, che porta la croce, e il
diacono canta solo Lumen Chrisli, col
qual nome sono pur chiamate le can-
dele dell'arundine. Alzandosi tutti, il
coro v\?>\ionàc Deo gratias. Indi entra-
to il diacono ne' cancelli della Cappel-
la Sistina, si accende dal cerimoniere
nello stesso modo la seconda candela
GAP 3i9
del tricereo, ed è repliaito dal diacono
come prima, ma in tuono più alto ,
Lumen Christi. Giunto il diacono
avanti il trono, si accende dal ceri-
moniere la terza, e alzando egli la
voce ad un tuono superiore, replica
lo stesso che prima. Quindi il dia-
cono consegna ad un accolito la
canna , e poi va dal celebrante , e
gli fa porre l' incenso nel turibolo.
Poscia genuflesso, avendo preso il li-
bro deWExultet, chiede al celebran-
te la benedizione , dopo di che va
al luogo del vangelo , nel ripiano
de' vescovi assistenti, e pone sul leg-
gio il libro, che incensa con tre tiri,
avendo alla destra il suddiacono
colla croce, insieme al turiferario .
Alla sinistra ha due accoliti , uno
colla canna, e l'altro col bacile ia
cui sono i grani d' incenso benedet-
ti, che debbono infiggersi nel cereo
pasquale (Fedi), detto Arhor pascila-
Vis. Allora alzandosi tutti come al-
l' evangelo , il diacono incomincia a
a cantare l' inno Exultet , denomi-
nato ancora il preconio pasquale ,
attribuito da alcuni a s. Ambro£»i(i
o
da altri a s. Agostino , da altri a
s. Leone I, e da altri a Pietro dia-
cono.
Questa benedizione si canta da
un diacono , presente il vescovo , o
il sacerdote, perchè tocca all'infe-
riore di annunziare la Risurreziono
di Cristo, la quale fu prima pro-
mulgata dalle donne di grado infe-
riore agli apostoli. Il diacono per-
tanto prende il libro, e va dal ce-
lebrante, se non assiste il Papa, a
prendere la benedizione, e poi re-
candosi al luogo dell'epistola in vi-
cinanza del cereo , nel piano del
presbiterio , dopo aver incensato il
libro, comincia a cantare : Exultet
j'ani angelica turba coeloruntj in fine
del quale dice :
286009
320 GAP
■^. Per omnia saecula sseculorum.
R. Amen.
'}!/. Dominus vobiscum.
Vi. Et cum spiritu tuo.
■^. Sursum corda.
R. Habemus ad Dominum.
^. Gratias agamus Domino Deo
nostro.
5j. Dignum et justum est.
Giunto alle parole curvai impe-
ria^ il diacono si ferma, e infìgge
nel cereo i cinque grani d^ incenso,
in forma di croce, in memoria delle
cinque piaghe del Salvatore. I grani
sono d' incenso, che è l' odore pro-
prio dell'altare , e del sagrificio , e
significano i profumi , co' quali fu
imbalsamato il sagro corpo di Gesù,
di cui è simbolo questo cereo. Alla
parola igneni accenditi lo accende
con una delle candele poste sul trian-
golo inchinato, denotando, che seb-
bene tutte le persone della ss. Tri-
nità concorressero alla risurrezione
di Cristo, nondimeno il Verbo vi
concorse in particolare, unendo di
nuovo l'anima al corpo. E dopo
che il diacono ha terminato, i can-
tori rispondono, Amen. Riferisce il
Cardinal Gaetani, p. 272, che prima
l'ultimo de' Cardinali diaconi accen-
deva il Lumen Chrisii^ ed il cereo
pasquale.
Questo cereo, dopo aver figurato
estinto la morte di Gesù Cristo, rap-
-<?
GAP
presenta acceso la risurrezione, ov-
vero, dopo di aver rappresentata,
in senso mistico, prima di essere
acceso, la colonna di nuvola, acceso
che sia esprime la colonna di fuo-
co , che guida i catecumeni nel lo-
ro passaggio del mar rosso del bat-
tesimo, alla terra di promissione,
cioè allo stato della grazia.
Compita la benedizione del cereo,
che si lascia acceso, vicino al pul-
pito, dalla parte de' Cardinali dia-
coni, la canna colle tre candele, pa-
rimenti accese, si mette dal lato del
vangelo vicino l'altare. Questo ce-
reo regolarmente si seguita poi ad
accendere alle Cappelle di messe, e
vesperi solenni, fino all' Ascensione,
in cui si estingue dopo il vangelo.
Anticamente in alcuni luoghi nel fi-
ne della messa si estingueva una
delle tre candele, per denotare la
morte temporale della seconda per-
sona, figurata nella consumazione
delle specie sagramentali. Poscia il
diacono, deposti i paramenti bian-
chi, prende i paonazzi, e va dal ce-
lebrante, il quale parte dal faldi-
storio in mezzo ai sagri ministri,
e si mette a sedere in altro faldi-
storio posto sopra la pradella del-
l' altare, a cornu epistolae , stando
voltato verso il soglio, ove rimane
sinché vengono cantate le seguenti
dodici profezie.
FINE DEL VOLUME OTTAVO.
1>
BX 841 .1167 1840
sncR
fioroni, Gaetano,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storico-ecc lesiast ica
AFK-9455 (awsk)